LESS THAN JAKE

Sound The Alarm

2017 - Pure Noise

A CURA DI
FLAVIA SZANTO
27/07/2022
TEMPO DI LETTURA:
6.5

Introduzione recensione

Quando una band cambia etichetta discografica si resta sempre con il fiato sospeso. Sarà un salto in avanti o all'indietro? Cambieranno personalità e target di riferimento? Li perderemo nei meandri delle esigenze di mercato? Ecco, questo non è sicuramente il caso dei Less Than Jake, una band con esperienza ormai trentennale che di deviazioni ne ha fatte in abbondanza, ma senza perdere mai la loro natura. La loro carriera inizia nel 1992 a Gainesville in Florida, introducendosi a gamba tesa nel mondo dello ska punk, per poi consolidarsi in quella che viene definita Third Wave of Ska. Le loro sonorità, infatti, sono fortemente contaminate da vari generi come punk rock, pop-punk, reggae e una puntina di metal, ma la vera particolarità è che non si sa mai cosa aspettarsi dal disco successivo. Nel loro percorso possono vantare la pubblicazione di otto album e una decina di singoli, passando dall'autoproduzione di vari 7'' al debutto con la Dill Records, attraverso il lavoro di etichette come la Fat Wreck Chords capitanata da Fat Mike dei celeberrimi NOFX, la Capitol Records e la Sire Records (proprietà della Warner Bros Records). Per non farsi mancare niente, Vinnie Fiorello (ora ex batterista dei LTJ) ne ha fondata una tutta sua, la Fueled By Ramen, che ha poi spopolato nell'alternative e punk rock. L'uscita dell'EP "Sound The Alarm", nel 2017, segna la loro entrata nella squadra della Pure Noise Records. Il "timore" dei fan era quello di una svolta esageratamente pop-punk dettata dall'impronta dell'etichetta, un timore smentito già dalle prime note. Le inevitabili influenze si fondono perfettamente con il sound caratteristico della band, che con questo EP contenente 7 tracce festeggia i propri 25 anni di onorata carriera. Niente di troppo sorprendente o innovativo, ma sicuramente il lavoro di una band sicura di sé e del proprio stile, che viene mantenuto con orgoglio per l'ultima volta nonostante le esigenze dettate dai nuovi produttori e dal mercato discografico. Già dall'album successivo, "Silver Linings" (2020), questa promessa va infatti un po' scemando e segnando una discesa della loro carriera.
Posso dire quasi con certezza che "Sound The Alarm" sia la loro ultima creazione degna di nota, che può restare impressa. L'ultima che ti fa venire voglia di cantare a squarciagola con loro sotto il palco. Molto interessante anche l'idea di riassumere la tracklist attraverso i disegni sulla copertina, collegati tra loro in un intreccio di linee, quasi a simboleggiare una narrazione, un viaggio che ripercorre l'emotività e l'esperienza personale della band.

Call to Arms

Si parte con "Call To Arms", che ci offre nei primi secondi un riff di basso decisamente in contrasto con il tono generale della canzone, molto più aperto e fresco, anche se imponente.
Il pezzo ha una struttura molto varia, segnalata principalmente dalla batteria.
A fare da padroni, tuttavia, sono sicuramente chitarra e basso, mentre i fiati sono confinati ad accompagnare in sottofondo, senza emergere particolarmente.
Mancano quasi del tutto gli elementi ska, sia melodici sia ritmici. Gli ottoni appaiono verso la fine della traccia, ma senza abbracciare il ritmo ska tipico.
Una canzone molto orecchiabile e da cantare abbracciati ai propri amici, con un ritornello molto d'impatto sia al livello testuale sia ritmico.
È un inno alla tenacia, all'orgoglio, una "chiamata alle armi" per non demordere durante le difficoltà che si presentano nella vita. "This is a call to arms, sound the alarm to all the times I swung and missed", "questa è una chiamata alle armi, suona l'allarme per tutte le volte in cui ho barcollato e sbagliato il colpo": per ricordarci che bisogna restare concentrati sui propri obiettivi nonostante gli errori che possiamo compiere lungo il cammino. "I know somehow I'll turn it all around", un manifesto di ottimismo che ci dice "so che in qualche modo posso cambiare tutto questo".

Whatever the Weather

"Whatever The Weather", al contrario, si apre con un'intro capitanata da fiati e una linea di basso in sottofondo.
Il ritmo è decisamente più rilassato, un ritorno allo ska-punk tranquillo tipico dei LTJ, senza contaminazioni pop-punk ma con marcate influenze reggae. Si può notare la chitarra in contrattempo con le trombe, un ritmo conservato fino al ritornello, che spezza la tranquillità con suoni più decisi e una chitarra sfacciatamente pop-punk. I fiati si sbiadiscono fino alla fine del ritornello, per poi tornare più squillanti che mai, come nell'intro. La batteria, invece, si presenta molto piatta in tutto il pezzo. Tutto ciò presentato in ripetizione fino al termine, regalando un senso di piattume e monotonia nonostante il tentativo di vivacità.
Niente di nuovo sul fronte dei testi, che sono un proseguo del viaggio introspettivo iniziato nella prima traccia. "No matter the weather, I'll never waver", "qualunque sia il tempo, non vacillerò mai": frase (fin troppo) ricorrente nella seconda parte della traccia, che vuole rimarcare la necessità di resistere alle burrasche che ci propone la vita, senza "affondare come un sasso", come scrivono nel pre-chorus. Sicuramente una sicurezza in se stessi e nelle proprie capacità invidiabile.

Bomb Drop

"Bomb Drop" ha un titolo adattissimo per descrivere ciò che rappresenta nei confronti dell'EP: è stata sganciata la bomba che fa esplodere il pubblico. Già dall'intro si percepisce il tono di tutta la canzone, spiccatamente vivace ed intensa, con chitarre veloci e nuovamente contaminate dal pop-punk e fiati che fanno venire voglia di ballare dalla prima nota.
Anche in questo pezzo, le ritmiche ska non appaiono particolarmente accentuate: le trombe reggono la sonorità del genere che, perdendo gli ottoni, durante la strofa diventa una traccia sfacciatamente hardcore.
Da una sezione strumentale del genere ci si aspetterebbe un testo super felice, da ballare in spensieratezza, e invece no. Anche nella terza traccia i Less Than Jake ci espongono un grande tormento interiore, combattuto dalla voglia di riscatto.
"Head full of chemicals until you've had enough, dissonance makes the accidents all become too much, you swung like a pendulum and now you're feeling numb", "la testa piena di sostanze finché non ne hai abbastanza, la dissonanza rende gli incidenti troppo gravi, hai oscillato come un pendolo e ora ti senti intorpidito": nella prima strofa viene espresso il disagio emotivo provato, non come sfogo ma come spinta a reagire.
Infatti, subito dopo troviamo un ritornello molto forte, che ti scuote e ti dice "non puoi aspettare che la bomba venga sganciata e sperare che tutto semplicemente si fermi" oppure "il tempo non ti aspetta mai, il tempo non si ferma mai". Frasi che, pur nella propria semplicità o banalità, riescono ad infondere un senso di ansia riguardo la fugacità del tempo e la necessità di cogliere l'attimo e prenderti le cose che vuoi, senza aspettare che ti cadano dal cielo.

Welcome to My Life

"Welcome To My Life" segna una svolta all'interno della tracklist: ritorna lo ska rilassato caratteristico dei Less Than Jake, contaminato da un sound dub che calma un po' gli animi ma cattura la tua attenzione.
All'interno dell'EP si può, infatti, notare un'alternanza di ritmi veloci e pacati, ora accentuati anche con un cambio di prospettiva nelle parole.
La chitarra appare all'orecchio molto marcata e divertente, mentre la linea percussiva è resa molto interessante grazie all'introduzione di uno shaker che tiene il ritmo.
Le trombe iniziano ad apparire nel chorus, che ci fa sentire all'interno di una ballad ska.
In generale, tuttavia, la struttura resta piatta e ripetitiva, escludendo il bridge che riesce a spezzare un po' la monotonia.
A differenza degli altri testi, il tono non è spiccatamente ottimistico. Assomiglia quasi ad una lettera, una confessione scritta per le persone care, tuttavia con una leggera vena ironica.
Stavolta si può leggere nel testo un'evidente rassegnazione e il bisogno, per questo, di chiedere scusa a se stessi e a chi li circonda. "Too bad I didn't take a minute to make the most of every day while I was in it, so sad I'm gonna end up alone" è la frase che racchiude tutto il senso del testo, il pentimento per non aver ricavato il massimo da ogni momento; o ancora, "essere realmente dispiaciuti ma perdersi nella staticità", nel non essere in grado di cambiare.

Good Sign

Con "Good Sign", come segnalato precedentemente, ricompaiono i ritmi veloci e carichi. Il loro pop-punk contornato da fiati ben messi in risalto, anche nel ritornello sfacciatamente pop-punk appunto.
Nella seconda parte della canzone Chris DeMakes (voce e chitarra) ricorda a tutti che, nonostante i 25 anni di carriera, riesce ancora a stupirci nelle tonalità più alte.
Musicalmente, "Good Sign" appare come il pezzo meglio costruito dell'album, perché racchiude in una giusta via di mezzo tra ska e hardcore. La linea ska è mantenuta unicamente dalle trombe nel loro riff all'interno del chorus, rendendo una ritmicità sicuramente non ripetitiva e noiosa.
Nel resto della traccia compare un semplice ed efficace 4/4.
La batteria scandisce in modo ottimale i passaggi tra una sezione e l'altra del pezzo, rendendo la struttura ordinata ma anche varia. Varietà accentuata dall'introduzione non solo di un bridge, ma anche di un refrain nel ritornello, accompagnato dalle chitarre.
Anche al livello testuale, come suggerisce in modo evidente il titolo, c'è un nuovo sprazzo di ottimismo: "It's never felt this way before and we took it as a good sign", un segnale positivo dopo una vita a rimpiangere ciò che si è perso o buttato via. Forse un ritornello fin troppo cantilenato e ripetitivo, quasi da tormentone estivo, ma sicuramente che ti entra in testa prima di essere ricatapultato nella carica delle strofe.
Un tentativo di ritornare ai lavori di 15 anni prima, ma con una consapevolezza diversa e un suono più pulito e deciso (che non sempre è da considerare un punto a favore).

Years of Living Dangerously

"Years Of Living Dangerously", o dovrei dire "The Science Of Selling Yourself Shortly 2.0"? Ascoltando la penultima traccia, nonostante sia molto bella ed orecchiabile, non riesco a non sentirci un altro loro capolavoro del 2003. Tra i pezzi ska contenuti nell'EP, questa traccia è la meglio costruita.
Tutte le chitarre in controtempo ci fanno fare un viaggio mentale quasi verso gli Ska-P, per poi cambiare nel pre-chorus che si divide ugualmente in ritmica normale e ritmica ska.
Il ritornello è composto da un'accentuazione di chitarre ed ottoni, mentre la batteria, a differenza di altre tracce, non riesce a definire in modo ottimale i passaggi tra una sezione e l'altra. Apprezzatissimi i riff di chitarra e la performance vocale di Chris, che addolciscono ulteriormente il tono pacato della canzone, soprattutto sul ritornello contenente una dedica agli amici.
Un'altra perla proviene dal testo, finemente malinconico ma allo stesso tempo speranzoso, apprezzare le piccole cose nonostante la sfiducia generale. "But the weight of the world, it takes more than us to hold it up, and when we hold it up, what's left of us it just weighs too much", "per essere sorretto, il peso del mondo richiede molto più di noi, e quando lo sorreggiamo, quello che resta di noi pesa semplicemente troppo" è un promemoria del fatto che è sobbarcarci dei problemi di tutti sia una pretesa troppo presuntuosa, che finisce per schiacciare noi per primi sotto il suo carico emotivo. Un messaggio molto attuale e necessario da ricordare di tanto in tanto.

Things Change

"Come ci si sente ora che la festa è finita?". E con "Things Change" finisce l'EP, oltre alla festa. Ma i Less Than Jake ci hanno regalato gli ultimi 2:48 minuti di pura energia. Il brano racchiude in sé tutto il senso dell'album, il tema del cambiamento che ha dominato ogni secondo in senso positivo e negativo.
L'intro molto interessante è composto dai fiati e un riff di chitarra del tutto discordanti ma che in qualche modo riescono a fondersi in un ritmo coinvolgente.
La linea di basso è molto monotona, ma il grosso del lavoro lo fanno le chitarre, le voci e gli ottoni, che riescono a renderlo ugualmente un pezzo piacevole e scorrevole.
Le sezioni sono ben definite, con un ritorno della batteria semplice ma efficace nel suo compito. La ritmica ska è completamente assente, se non per le trombe che riescano a crearne un'illusione. Particolarmente punk, la prima parte dona quasi un'atmosfera alla Rancid ma seguita dai tipici ritornelli pop-punk che ritroviamo in tutto l'EP.
Anche in questo brano ritroviamo un ritornello incalzante e ripetitivo, la domanda "But do you find peace of mind when things change, things change?" che ti entra in testa e non ne esce più. Ottimo pezzo di chiusura per un EP del genere.

Conclusioni

In conclusione, "Sound The Alarm" non è di sicuro il loro miglior capolavoro, ma non bisogna neanche sottovalutarlo.
Citando le loro parole scritte nella biografia, "non c'è scena, ci sono solo tempi migliori e peggiori". In queste canzoni è racchiusa tutta la loro esperienza, maturità, voglia di raccontarsi ma senza mai prendersi troppo sul serio. È solo l'inizio del viaggio introspettivo che è stato intrapreso più approfonditamente nell'album successivo, "Silver Linings" (2020).
A differenza di altre band, i Less Than Jake hanno raggiunto un successo mondiale in pochissimo tempo, già dai tempi di "Pezcore". Questo perché riescono ad unire allegria, spensieratezza, alla giusta dose di tristezza e introspezione delle parole di Vinnie Fiorello. Riescono a dirti che esiste una luce in fondo al tunnel, ma senza appesantirti il percorso verso questa.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui bisognerebbe dare dei meriti a questo EP, non particolarmente apprezzato a suo tempo. Per capirne le sfumature è necessario trasformare lo sguardo critico in una panoramica generale della loro carriera. Parliamo pur sempre di una band che ha fatto dell'ironia il proprio punto di forza, a partire dal nome che è stato pensato sulla base di una battuta riguardante il pitbull di 40kg appartenente alla famiglia di Vinnie. O ancora "Pezcore", un gioco di parole tra un dolce austriaco e la desinenza -core; per arrivare al successo del singolo "All My Best Friends Are Metalheads" grazie alla colonna sonora dei Digimon e di Tony Hawk's Pro Skater 4.
Insomma, questo viaggio introspettivo può suonare inaspettato, eppure se la sono cavata alla grande. I messaggi sono diretti e senza troppi giri di parole, colpiscono e fanno male nel modo giusto; la scelta di alternare una traccia allegra ad una più pesante è un po' la metafora del bastone e della carota, perché in fondo c'è sempre bisogno di spensieratezza.

1) Call to Arms
2) Whatever the Weather
3) Bomb Drop
4) Welcome to My Life
5) Good Sign
6) Years of Living Dangerously
7) Things Change