LES DISCRETS

Virée Nocturne

2016 - Prophecy Productions

A CURA DI
STEFANO PENTASSUGLIA
11/09/2019
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Ricordate l'ultimo album dei Les Discrets, "Predateurs" del 2017? Ebbene, prima di turbare la nostra stabilità emotiva con le oscure visioni di quel disco, i corvi francesi pensarono bene di dare alle stampe un EP che avrebbe dovuto servire da "antipasto" al full-lenght vero e proprio, presentando al pubblico la seconda canzone dell'album e facendolo così ambientare già da prima in quella che sarebbe stata la nuova direzione intrapresa dalla band: la strada dell'elettronica. E per farlo si avvalsero di influenze trip hop di stampo "dark", di quello scuro scuro, figlio dei Portishead più bui e imbastardito con effetti di chitarra da trip allucinogeno. Solo 4 brani per questo EP nero come la pece, tra cui "Virée Nocturne" (pezzo che verrà poi inserito nel full lenght come seconda traccia), una versione remixata della stessa "Virée Nocturne" da parte dei rapper sperimentali Dälek, una versione "demo" e quindi molto acerba di "Le Reproche" (uno dei brani più belli che andranno a far parte di "Predateurs") e anche, udite udite, un brano inedito che non verrà inserito nel disco finale, tale "Capricorni. Virginis. Corvi". Il tutto per una ventina di minuti scarsi di musica, intrigante, poetica, nera nera nera, ma anche affascinante nel suo cercare di essere sfacciatamente bohémien. Come ben sappiamo, dopo due splendidi album pubblicati a distanza piuttosto ravvicinata come "Septembre Et Ses Dernières Pensées" del 2010 e "Ariettes Oubliées" del 2012, la band francese decide stavolta di puntare verso sonorità diverse, facendo leva verso il mondo fumoso e misterioso dei già citati Portishead, di Tricky, dei Massive Attack e di compagnia (britosliana) bella. Così facendo, si prendono il tempo necessario per riflettere su quella che è la loro identità, il loro immaginario, e su come poterlo rendere al meglio anche attraverso mezzi espressivi non propriamente affini al post-rock/blackgaze degli esordi. Lo sappiamo, ci sono molti modi diversi di esprimere un concetto in musica, e stavolta la band francese punta sull'elettronica, su quei suoni stridenti e malsani che forse possono riuscire nel rendere l'emozione della decadenza ancora meglio di quanto non faccia una chitarra elettrica. La sensazione più tangibile che si ricava dall'ascolto è infatti proprio questa, una sensazione di "decadenza", di un mondo che cade a pezzi, e che non per niente sarà una delle tematiche principali dello stesso "Prédateurs", cui questo EP altro non è che una succosa anticipazione. Le atmosfere messe in piedi da Fursy Teyssier e soci ci opprimono pian piano, attraverso un sapiente uso di echo e delay, voci ora sussurrate e ora profonde come pozzi che si uniscono a cori simil-celestiali, arpeggi di chitarra delicati come gocce di pioggia sulla testa dell'ascoltatore e suoni elettronici che sembrano derivare direttamente dai peggiori incubi dei Massive Attack. Un EP decisamente interessante, che adesso il sottoscritto andrà a scoprire e a vivere per voi.

Virée Nocturne

Non mi stupisce come proprio "Virée Nocturne" sia stata scelta dai Les Discrets come brano da proporre per questo EP anticipativo. Proprio perché, a ben vedere, il brano in questione è proprio quello più squisitamente "trip hop" del loro nuovo full-lenght, e il fatto di offrirlo in anteprima cela una (non tanto) velata intenzione di stupire il pubblico e renderlo già di subito partecipe di questo cambio di rotta così perentorio. "Virée Nocturne" è proprio questo, un brano che vive di ritmiche figlie dei Portishead del seminale "Dummy", dove però la sensualità misteriosa di Beth Gibbons cede il posto all'oscurità degli incubi di Fursy Teyssier, un'oscurità che circonda ogni cosa e la fa da padrona per tutta la durata del brano (da guardare l'esplicativo videoclip, a tal proposito, dove il debole faro di un'auto illumina un sentiero di campagna notturno che definire buio è un eufemismo). La voce eterea di Teyssier si stende come un velo sui nostri sensi, evocativa come non mai, come un sussurro che recita lentamente il testo scritto dalla collega Audrey Hadorn ed è come una luce fioca nella nebbia notturna che ci indica la strada mentre procediamo a tentoni nel buio più totale. Le chitarre evolvono intanto verso aperture melodiche intensamente emotive, ma sempre delicate e mai opprimenti, che ci incantano con un incedere ammaliante e irresistibilmente decadente. È proprio qui che emerge la classe enorme della band lionese, nel suo sapersi far riconoscere anche quando la propria pelle muta forma, colore e consistenza. Non importa quanto ora il loro mondo sia dominato dall'elettronica e quanto il black metal che aveva ispirato i dischi precedenti sia andato sfumato, la decadenza che domina il loro immaginario non è andata perduta ma anzi, ha acquistato nuova forza e vitalità da questi nuovi suoni e da questo nuovo modo di suonare. E se questo apparirà evidente in un album come "Prédateurs", in questo EP ne abbiamo una primissima chiara e preziosa conferma.

Capricorni. Virginis. Corvi.

Un soffuso ma deciso martellare di rullante ci introduce in "Capricorni. Virginis. Corvi", unico brano di questo EP (nella sua forma definitiva, si intende) a non essere inserito nell'album "Prédateurs". Un suono valvolare che risale dal profondo come un reflusso si tramuta in poche note di chitarra, liquide e tipicamente lesdiscretiane, che subito vengono spezzate in una sferzata di elettronica che ingloba tutto come un tremendo buco nero avido di anime tormentate. Il loop riprende e avvolge l'ascoltatore in un'atmosfera sempre più cupa, con una distorsione di chitarra appena percettibile a fare da sostrato al martellare di rullante, all'arpeggio di chitarra, al polverone elettronico e ad una batteria che si risveglia a poco a poco. Non appena la voce di Teyssier inizia a fare capolino nella nebbia, ci si accorge ben presto come il loop appena citato non fosse solo una sterile introduzione al brano vero e proprio, ma una costruzione sonora che accompagna per intero la composizione, contribuendo a renderla una delle più sperimentali mai messe in piedi dai Les Discrets. L'ugola evocativa e vagamente ossessiva del buon Fursy diventa come uno strumento aggiuntivo, mescolandosi in quell'atmosfera malsana sprigionata da quell'uso così decadente dell'elettronica e da suoni di chitarra dissonanti in costante litigio tra loro. Così, man mano che il brano scorre, quel verso "avec toi et avec moi" ripetuto incessantemente da Teyssier diventa un Caronte che ci traghetta in un Ade fatto di suggestioni elettroniche sguaiate ai limiti del parossismo. Certo, la brevità del brano in questione e il suo voler essere così tanto "sperimentale" tradisce un velato alone di divertissement, che aleggia costantemente per tutto l'ascolto. Ma che si tratti di un semplice cazzeggio o di un brano che, sviluppato a dovere, avrebbe potuto diventare una traccia del nuovo album a tutti gli effetti, a noi poco importa in verità. Perché anche questa canzone così strana, a partire dal suo titolo puntellato con il suo palese richiamo alle costellazioni e all'astrologia, per terminare con le sue sonorità dissocianti e anche lievemente disturbanti, è un altro tassello importante nella sperimentazione sonora che i Les Discrets hanno ormai messo in atto e che coinvolgerà in modo definitivo il loro intero immaginario visivo-musicale.

Le Reproche (Early Version)

Se la scelta di inserire "Virée Nocturne" come colonna portante dell'omonimo EP è stata oltremodo azzeccata per i motivi di cui si è discusso in precedenza, a mio modesto avviso lo è ancora di più quella di aggiungere come "demo (o early) version" proprio un brano come "Le Reproche". Considerabile come una delle composizioni più belle (se non la più bella) inserite in "Prédateurs", questa vera e propria gemma di decadentismo sonico non è solo una bellissima poesia notturna uscita fuori dalle visioni mistiche di Fursy, ma è anche il brano che più di ogni altro fa da tramite tra i Les Discrets "vecchi" e quelli che potremmo definire "nuovi". Nonostante sia infatti un brano pienamente inquadrabile secondo gli stilemi moderni della band, quindi infarcito di elettronica e notturno nel senso più "bristoliano" del termine, all'ascolto appare anche una canzone malinconica che molto ha in comune con l'anima della band che trovavamo nel precedente "Ariettes Oubliées". Quella desolazione e quel senso di abbandono che dominava "Le Mouvement Perpétuel", ad esempio, seppur con diversa forma attanaglia anche le note di "Le Reproche", che risulta sì meno straziante e più intimista, ma con un'intensità emotiva sicuramente paragonabile al passato. Questa versione "primitiva" di "Le Reproche" appare sicuramente più scarna, più acerba e più ruvida nelle sue sonorità testardamente ancorate all'elettronica. Ma la cosa interessante è vedere come, se nel brano originale la chitarra la farà da padrona, rendendo il brano uno di quelli più vicini alla forma canzone classica della band, in questa "demo version" è l'elettronica a dominare su tutto, opprimendo l'atmosfera e incupendola all'inverosimile. Ascoltare questo brano mi ha fatto avere una sorta di déjà vu in cui mi sono ritornate in mente le versioni remixate dei brani di "Fear of a Unique Identity" degli Antimatter: in modo simile ma all'incontrario (questa versione è uscita prima di quella del disco, e non successivamente), i Les Discrets hanno messo in mostra quelle potenzialità atmosferiche che il brano aveva, ma che per motivi di resa sonora non potevano essere rese senza sacrificarne la pulizia e l'intensità emotiva. Volete una canzone che vi emozioni o che vi inquieti? Se nel ful-lenght hanno poi optato per la prima ipotesi, per questo EP i nostri hanno invece optato per la seconda. Si sa, la musica in questo senso è come il ritocco fotografico su Instagram: siamo obbligati a scegliere un "filtro" sempre a discapito di un altro, e non si può rendere il suono in un modo senza fare a meno di caratteristiche che sarebbero spiccate di più con un missaggio di diverso stampo. E infatti è proprio quello che accade qui, ascoltando una versione che sembra quasi essere l'equivalente speculare della canzone definitiva poi finita su "Predatéurs", nel senso che se lì la chitarra era in primo piano e l'elettronica sullo sfondo, qui accade esattamente il contrario, e si dà un peso maggiore all'atmosfera a dispetto della melodia, rendendo il tutto meno "romantico" e molto più oscuro, sulfureo e opprimente. Ma soprattutto Teyssier continua a fare un lavoro magistrale, facendo immedesimare il pubblico in quelle sensazioni che lui prova in prima persona, sensazioni di abbandono, di perdita di controllo, e di debolezza di fronte al piacere carnale e ai sentimenti. Anche nella versione "demo" il testo ci ammalia senza possibilità di tornare indietro: Vous avez eu ma peur, ma peine et ma faiblesse / Que dis-je? / Et mon désir / Et sar rougeur, sa folie et sa bassesse / En face du plaisir ("Avete avuto la mia paura, la mia pena e la mia debolezza / Cosa dico? / E il mio desiderio / E il suo rossore, la sua follia, la sua bassezza / Di fronte al piacere"). E l'elettronica ammanta il tutto di una coltre nera, cullandoci persino più di quanto non farà poi nella versione definitiva del brano, per quanto io continui a preferire quella versione, più pulita di questa e sicuramente più matura. Un ascolto indubbiamente interessante per chiunque abbia amato la "Le Reproche" di "Prédateurs".

Virée Nocturne (Dalek/Deadverse Remix)

Il remix di "Virée Nocturne" ad opera dei Dälek è senza dubbio una delle ragioni principali che stanno dietro alla pubblicazione di un lavoro come questo EP. Il duo di rapper del New Jersey riesce infatti, grazie ad un magistrale uso del mixing e dell'elettronica, a stravolgere completamente quelle che erano le sonorità originarie del brano, adattandole a un contesto profondamente diverso e mutato nella forma e nelle intenzioni. Quel rimbombo trip hop che ricopriva ossessivamente ogni spiraglio della canzone originaria, si ritrova qui soffocato da una cappa oscura e piacevolmente ossessiva. L'attenzione rivolta alla cura delle atmosfere ha del meticoloso, ben sostenuta da suggestioni evocative che mai sarebbero emerse senza un remix adeguato. A livello strumentale sembra davvero di ascoltare un altro brano, e la voce di Teyssier è proprio uno di quei pochi appigli su cui ancorare il legame con la composizione originale. Ma anche qui le cose cambiano, perché la canto del baffetto lionese viene qui tirato come in un lifting sonoro, intensificato nel suo sussurro, estremizzato nel suo pathos tendente al patetismo. Tra l'altro la presenza della voce viene anche ridotta e di molto, per lasciare libero sfogo alle visioni più oscure dei Dälek che ben si sposano con l'immaginario collettivo dei Les Discrets. Quei fiati che sembrano risalire da sottoterra sono da pelle d'oca, e il rullo compressore del mixer passa sopra a tutto e ci fa sentire completamente intrappolati nella sua gabbia, fatta con sbarre di atmosfera sabbiosa e autenticamente decadente. La batteria intanto procede lenta per la sua strada, mentre un altro strumento a percussione, che la mia ignoranza identifica come uno shaker o qualcosa di simile, si sparge tutt'intorno come incenso e ci ipnotizza, cullandoci tra le sue note. Se state cercando una motivazione valida per ascoltare un EP come questo, l'avete trovata: il suggestivo remix dei Dälek per "Virée Nocturne" vale appieno il biglietto per il viaggio.

Conclusioni

"Virée Nocturne" è esattamente quello che ci si aspetterebbe da un EP del genere: un perfetto antipasto per quello che sarà il full lenght in arrivo, con un paio di brani accuratamente selezionati per l'occasione e un terzo pezzo inedito, probabilmente una B side, che non verrà inserito nell'album, sebbene assolutamente in linea con la nuova direzione intrapresa dai nostri. Appare chiaro già (e soprattutto) nell'EP la voglia dei nostri di rinnovarsi e di tentare, assumendosene ogni rischio, la strada della sperimentazione elettronica. Ma è utile approcciarsi a questo lavoro non solo come anticipazione del disco che verrà, ma anche a posteriori, per rendersi conto di quale scelte siano state fatte con il senno di poi per rendere "Prédateurs" quel gran bel disco che è adesso. Molto interessante appare in tal senso la versione demo di "Le Reproche", dove la trasformazione di un suono atmosferico ed ossessivamente elettronico in qualcosa di più pulito, definito ed evocativo appare evidente in ogni istante di quella bellissima ballata notturna. Ma anche è interessante vedere come una testa pensante completamente diversa da quella del compositore principale, andandosi ad aggiungere alla sua, possa stravolgere completamente una canzone e far emergere delle potenzialità straordinarie che in precedenza erano rimaste inespresse. Certo, devo comunque ammettere di non aver particolarmente apprezzato l'idea di far uscire un EP con così poco materiale a disposizione a ridosso dell'uscita dell'album, cosa che mi è sembrata una via di mezzo tra un'operazione commerciale e un tentativo di incrementare una discografia ancora abbastanza scarna. "Virée Nocturne" resta tuttavia un dischetto interessante, che fa leva sull'atmosfera e soprattutto su quella personale interpretazione dell'oscurità messa in musica che Fursy Teyssier aveva già cercato di rendere negli album precedenti, e che forse a certi ascoltatori potrà sembrare un vero e proprio obiettivo personale nella carriera del musicista francese: dare una forma tangibile alle proprie visioni più oscure. Questo suo tentativo appare evidente in "Virée Nocturne" ancor prima che in "Prédateurs", perché qui l'utilizzo di massicce dosi elettroniche su "Le Reproche" e l'ingaggio dei Dalek per il remix di "Viré Nocturne" portano a una vera e propria estremizzazione di quella visione dark che da sempre annebbia l'immaginario del lionese. Per non parlare di "Capricorni. Virginis. Corvi." che, facendo leva sulla sua natura di sperimentazione sonica, lascia carta bianca a Teyssier per tessere in musica la sua personale tela di allucinazioni notturne (e riuscendoci, tra l'altro, discretamente bene). In sostanza, "Virée Nocurne" resta un EP che consiglierei sia agli aficionados più devoti della band lionese, sia a chiunque abbia voglia di vedere "l'altra faccia" del mondo che i nostri hanno messo su con "Prédateurs", e più in generale di come, in questo immenso universo chiamato musica, una stessa composizione possa essere rigirata come un calzino ed esprimere sensazioni differenti a seconda delle sonorità che vengono messe in gioco. Il punto di vista da cui guardiamo il mondo cambia totalmente il nostro modo di percepirlo; questo è vero anche nella musica, e "Virée Nocturne" ce lo insegna meravigliosamente.

1) Virée Nocturne
2) Capricorni. Virginis. Corvi.
3) Le Reproche (Early Version)
4) Virée Nocturne (Dalek/Deadverse Remix)
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