LAMB OF GOD

Wrath

2009 - Epic Records

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
24/09/2015
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

2009, prosegue la nostra analisi delle celebrità del metal americano moderno a tinte groove e core, ovvero i Lamb Of God; li avevamo lasciati con "Sacrament" e con il suo grande successo di pubblico e critica, a discapito di un suono molto commerciale reso più mansueto dalla produzione, risultando in lavoro che perdeva molto del mordente del precedente "Ashes Of The Wake", apice del primo periodo della loro discografia. A distanza di tre anni li ritroviamo, sempre sotto Epic Records, con "Wrath - Furia" il loro quinto album, il quale vede sempre tra i membri John Campbell (basso), Chris Adler (batteria), Mark Morton (chitarra), Randy Blythe (voce) e Willie Adler (chitarra); il risultato si distanzia dai toni ariosi e dalla produzione ultra pulita del disco precedente, grazie alla presenza di Josh Wilbur (già produttore di Gojira e Trivium) dietro alla console. Ma se crediamo di trovarci difronte ad un ritorno in forma che riprende le fila del discorso dal terzo disco, ci sbagliamo: "Wrath" eredita e purtroppo peggiora un altro difetto di "Sacrament", ovvero la stanchezza nel songwriting, qui davvero troppo simile tra i vari pezzi, creando una sensazione di deja vu non piacevole, specie in luce dei passi avanti precedentemente raggiunti, i quali vedevano uno stile coerente, ma variegato e capace di offrire sorprese. Un largo abuso di assoli si accompagna alle solite influenze post thrash e groove, con accenni core, evitando invece le parti vicine al nu metal presenti nel lavoro precedente; molti, troppi i rimandi al passato, con alcuni auto plagi che non fanno mai bene all'evoluzione sonora di un gruppo. Non mancano come da copione anche le influenze di scuola melo death, anch'esse riprese pari pari dal passato, rischiando di annoiare gli ascoltatori più attenti; peggio ancora in alcune occasioni vengono chiamati fin troppo in causa i Kreator dell'ultimo periodo e i Megadeth, con alcune parti prese di sana pianta dalla discografia delle band citate. Il cantante alterna parti pulite con growl e screaming, spesso nel giro di poco tempo, anche questo un aspetto ripreso dall'album precedente, e come sempre si palesa il debito verso vocalist quali Phil Anselmo dei Pantera  e Robb Flynn dei Machine Head, padrini di un certo modo di cantare (derivato comunque da Burton C. Bell dei Fear Factory); il risultato complessivo ancora una volta non si abbassa verso l'insufficienza, grazie ad una certa competenza che rimane nei nostri, ma ci propone un lavoro che insieme al debutto "New American Gospel" ci mostra l'ora meno esaltante del gruppo americano. Questa volta sembra accorgersene anche parte della critica, prima generalmente unanime nel celebrare il gruppo, ma i risultati di vendita premiano ancora i nostri, forti ormai di un seguito fedele tra i giovani; questo è dovuto anche ai vari concerti e ai supporti multimediali usati dalla band, come il DVD del 2008 "Walk with Me in Hell" contenente un documentario ed estratti dal tour per il lavoro precedente, così come dal supporto ai Metallica per il loro World Magnetic Tour, e dai concerti con Children Of Bodom, As I lay Dying, Municipal Waste e altri per il tour mondiale in supporto del nuovo lavoro. Insomma il loro successo non è certo intaccato, ma il nostro compito è analizzare secondo criteri il più neutri possibili il prodotto artistico in questione; esso come detto non è all'altezza del passato, ma su una nota positiva sembra mettere fine all'incerto periodo di mezzo della formazione americana, aprendo la strada per una ripresa artistica purtroppo inceppata da tetri fatti di cronaca che toccheranno molto da vicino il front man della band, influenzandone indissolubilmente la vita.      

The Passing

"The Passing - Il Passaggio" è la intro strumentale all'album, aperta da delicati arpeggi dal gusto sognante ed etereo, non certo il tipo di introduzione che ci aspetteremmo dai nostri; ma al ventottesimo secondo dopo un feedback squillante parte un montante di chitarre ben più sinistro, il quale esplode in un bel fraseggio evocativo dalle note melodiche, creando un'atmosfera progressiva dal grande spessore, la quale si sviluppa con gli effetti squillanti in sottofondo, supportata da un drumming controllato e cadenzato.

In Your Words

Al minuto e venti la melodia si fa ancora più maestosa, proseguendo poi fino ad una digressione squillante sottolineata da evoluzioni tecniche ed effetti in salire, collimando nel primo pezzo vero e proprio, ovvero ""In Your Words - A Parole Tue"; esso avanza con chitarre squillanti delineate da alcune raffiche rocciose e rullanti di raccoglimento, mentre colpi secchi ne accompagnano l'andamento. Al sedicesimo secondo un urlo di Blythe annuncia una corsa in doppia cassa, dove i movimenti di chitarra e batteria si fanno ancora più frenetici, supportati da grevi giri di basso; ecco che al trentaduesimo secondo troviamo una serie d'impennate taglienti, mentre il cantante si da ad un cantato prima pulita, poi mutuato in un growl cupo e profondo, mentre i rullanti di pedale proseguono dritti. Al minuto e sette abbiamo un ritornello con parti in riverbero, il cui andamento vocale viene ripreso dalle chitarre, dalle note ariose alternate ad impennate rocciose; largo poi alla ripresa della corsa in doppia cassa martellante, con chitarre squillanti, la quale collima in nuovi fraseggi distorti sui quali Blythe sfoga tutto il suo repertorio, tra cori in pulito, growl e grida. Al minuto e quarantasei si prosegue dritti con giri circolari e drumming ritmato, mentre si riapre il ritornello epico con alternanze più dirette; è tempo ancora per la corsa lanciata in doppia cassa e riff frenetici, sulla quale Blythe usa toni cupi e graffianti, con una punta di screaming. Ecco che dopo un breve stop al secondo minuto e trentatré parte un fraseggio roccioso, il quale si accompagna a bordate meccaniche creando una marcia contratta con blast cadenzati; si aggiungono presto il cantato sempre aggressivo, ma controllato, ed esercizi vorticanti di chitarra dalle note squillanti nei suoi fraseggi, proseguendo la sezione ritmica. Dopo un grido in riverbero esplodono le chitarre ariose ed epiche con rullanti, mentre un assolo appassionante si delinea in sottofondo, raggiungendo una bella melodia sottolineata da un basso greve; i rullanti di pedale tengono al struttura ritmica, mentre suoni tecnici si uniscono agli altri elementi, in un crescendo orchestrale dal buon impatto. Esso termina con una digressione protratta, la quale segna il finale del pezzo; tutto sommato un'introduzione non negativa, per un brano che fa un buon uso della melodia nel finale, anche se forse il songwriting si dimostra già un po' "da lezione" non presentando grandi novità rispetto al passato, e avendo qualche punto fin troppo in comune nel riff iniziale con "Hordes Of Chaos" dei Kreator. Il testo delinea con immagini allegoriche una critica al modo in cui in America la religione viene usata per trarre guadagni dalle masse; ina sacra vacca del denaro con mammelle rivoltanti, che sgocciola tentazioni per gli ipocriti, è stata picchiata a morte, mentre i ricchi dicono ciò che è ovvio. Catturati nelle proprie parole, si consiglia loro di fare il nodo questa volta, e a mostrare al narratore la loro vera faccia, mentre lui lascia tutto ciò che disprezza, e rilascia un odio rifinito; "Indict the blameless, Transparent designs, Pathetic and shameless, Crucified, A legend in his own mind, enthroned by lies. A cheap Machiavelli plots his demise - Incolpa la colpevolezza, in disegni trasparenti, patetico e senza vergogna, crocifisso, una leggenda nella sua testa, incoronato da bugie. Un Machiavelli dei poveri ordisce la sua disfatta" prosegue il testo, ripetendo poi diverse volte i versi precedenti. Ciò che una volta dava vita ora è infestato da piaghe, l'agnello giace con larve di mosche, accecato, legato, tradito; un cadavere pieno di rabbia. Un attacco duro dalle immagini forti, che ha molto peso in una società ancora oggi legata a tele evangelisti e sette varie; un mercato basato sulla fede e l'ignoranza altrui, dove individui loschi traggono denaro tramite menzogne e piani subdoli.

Set To Fail

 "Set To Fail - Destinato A Fallire" è il secondo brano cantato, introdotto da un riffing serrato con doppia cassa martellante, alternato a picchiettii altrettanto veloci; ecco che al sedicesimo secondo parte un fraseggio squillante seguito dai rullanti di pedale e da colpi secchi di batteria. Di seguito esplode una cavalcata diretta con i toni cupi di Blythe, lanciatissima nei suoi giri da tregenda e raccolta da alcune digressioni squillanti; essa lascia posto al cinquantesimo secondo ad un ritornello con vocals in riverbero e montanti thrash, il quale si apre a parti tra growl e grida, prima della ripresa dei buzz precedenti in un movimento ossessivo delineato da blast e cantato in growl effettato. Non ci sorprende il ritorno alla corsa frenetica con parti martellanti, al quale continua come in precedenza, collimando nel ritornello dai cori di Blythe in riverbero e le punte sgolate; largo quindi a nuovi galoppi dissonanti, i quali richiamano vari colleghi del groove/metalcore, tra cui DevilDriver ed As I Lay Dying., togliendo unicità al suono dei nostri. Al secondo minuto e sedici un fraseggio accompagna parti sospirate molto alla Machine Head, mentre subito dopo un grido sommesso si unisce a giri grevi e rullanti di pedale, mentre si esplode in un assolo roboante dalle scale vorticanti unite a chitarre distorte; riprendono dunque le dissonanze squillanti e familiari con cori in pulito, andando a parare dove già sappiamo, ovvero al galoppo stridente con rullanti che en delimitano il movimento e vocals mutevoli di Blythe. Esso si fa poi più frenetico nel finale, con riff a motosega ripetuti e drumming concitato, terminando con una bordata un suono di piatto; la somiglianza a livello di struttura interna incomincia a palesarsi, con idee spesso ripetute e modi mutuati da band vicine, e se viene ripresa parte della furia del passato, questo non significa che sia giostrata nello stesso modo, più ricco d'inventiva, del terzo album. Il testo tratta di coloro che non riescono ad essere se stessi, e criticano gli altri per ciò che in realtà odiano di se; vogliono odiare il narratore quindi per questi motivi, pensando di poter trovare in qualcun altro quello loro sono, criticano chi ha trovato il suo posto, ma anno una lunga strada davanti a loro. Li si invita a proseguire con i loro racconti strappa lacrime, convincendo se stessi, essi sono destinati a fallire, perché hanno perso da qualche parte la loro strada, e rimane loro da tradire solo se tessi; "A nameless heir apparent, paranoid despair, You take great measure to appear like you don't care. Precision and persuasion must precede the proper lie, You lost it before you began - Un erede senza nome vago, una disperazione paroica, fai molto per far sembrare che non t'importi. Precisione e persuasione devono precedere la bugia vera e propria, hai perso ancora prima di iniziare" prosegue il testo,  ripetendo poi i versi precedenti diverse volte, mostrando chi si piange addosso e si tradisce da solo, preparando la sua disfatta. Un testo breve che da una sorta di morale, invitando a  spendere il tempo facendo le cose per se, piuttosto che buttarlo criticando chi ha ottenuto qualcosa; non sappiamo cosa lo abbia ispirato, probabilmente episodi nella vita di Blythe e /o critiche alla band, ma di sicuro il suo senso è applicabile a molti contesti della vita. 

Contractor

"Contractor - Contraente" parte con un grido da cowboy, subito sostituito da una marcia brutale con riff pulsanti e vocals taglienti, delineata da impennate e blast, strutturata su una doppia casa combattiva; al ventitreesimo secondo una serie di bordate e colpi di piatti fanno da cesura, seguita da un rallentamento imponente alternato  a parti più squillanti. Ecco che dopo un breve fraseggio cupo riprende la corsa da tregenda, la quale deve molto ai Pantera, ma anche agli Strapping Young Lad nei suoi cori improvvisi in riverbero; il tutto continua frenetico con giri ossessivi, colpi secchi ed impennate improvvise con rullanti. Come da copione tornano i rallentamenti brutali con bordate ritmate e growl cupo; questa volta al minuto e quattordici dopo il fraseggio cupo abbiamo una digressione in feedback, sulla quale parte un arpeggio greve di basso. Troviamo qui la voce effettata e stridente di Blythe, presto coperta da colpi ripetuti; parte quindi una serie di montanti thrash devastanti, con contrazioni rocciose ed andamento sincopato, segnato da piatti cadenzati. Anche questo movimento collima in una digressione, sulla quale s'instaura un fraseggio tagliente; ed eccoci che esplode con un grido e piatti una corsa massacrante che riprende i toni iniziali, aprendosi poi a marce spietate con doppia cassa, rullanti e giri a motosega, la quale prosegue fino al secondo minuto e trenta, dove abbiamo una marcia con rullanti di pedale e suoni squillanti. Al secondo minuto e quarantaquattro tornano i rallentamenti pulsanti con growl ed aperture più ariose, i quali avanzano monolitici insieme al drumming dai piatti cadenzati e dalle parti più concise; esso termina con un suono baritonale, il quale segna al chiusura del pezzo. Tutto sommato un brano che se ancora una volta non eccelle in originalità, almeno sa colpire duro in modo costante; uno dei punti migliori del disco, anche se nulla che fa gridare al miracolo, e non certo un classico della loro discografia. Il testo tratta di un tema molto sentito e reale in America e non solo, ovvero quello delle compagnie para militari private come la Blackwater, che usano mercenari come ausiliari alle forze dell'ordine e ai militari, i quali commettono crimini  e violenze contro le persone; tagliano le linee in sabbie internazionali, dando sangue in pasto alle abitudini da drogato di un uomo elefante, il quale si disseta con acque nera che sorgono, con risultati esecutivi in un orizzonte bruciante. Facciamo un giro con loro, andando verso l'Irlanda qualcuno morirà, dolcetto o scherzetto con esplosivi amatoriali, lanciamo i dadi mentre andiamo via, si tratta di otto miglia di pura fortuna con più soldi per le tasche di Zio Sam; è fottutamente garantito che qualcuno sanguinerà. "Privatize to conceal all the lies, big business is booming like it's the Fourth of July, No need for all the formalities, jump the kangaroo courts and plant the lynching trees. Yeah motherfucker, let's take a ride, Running red lights in a green zone, someone has got to die. Hidden aegis, nothing here to see, So load the dice for me please and let's snort the bottom line, crude cashed into refined. Guaran-fucking-teed, just sign the deed. Someone will bleed - Privatizza per nascondere le menzogne, il grande business scoppia come se fosse il quattro di luglio, non c'è bisogno per le formalità, salta la corte fittizia e pianta l'albero per l'impiccagione. Si bastardo, facciamo un giro, sorpassando il rosso in una zona verde, qualcuno deve morire. Egida nascosta, non c'è nulla da vedere, quindi per favore tira i dadi per me e raggiungiamo il fondo, con petrolio rifinito. Fottutamente garantito, solo firma il contratto. Qualcuno sanguinerà" prosegue il testo, qualcuno deve morire, la ragione del perché non è per noi, dobbiamo solo fare le cose se ci pagano bene, fottendocene dei Mujahedin in un assetto di liquido nero, spargendo le loro barricate con il rosso del sogno americano; colpiamo con il martello facendo il nostro lavoro,  pompati e presi da uno scontro a fuoco, coprendo le reazioni e la propria presenza, come un parcheggio di vetro nel sogno americano. Tutti muoiono in un fottuto omicidio, coperto dai soldi degli appalti militari e dal potere; un testo di denuncia verso una realtà evidente, ma che sì ignora in nome d'interessi corporativi.

Fake Messiah

"Fake Messiah - Falso Messiaci accoglie con un fraseggio basso nel mixaggio con batteria serrata, il quale si blocca al deciso secondo con un effetto ad studio; prosegue quindi un riffing oscuro con giri di basso e grida di Blythe dai toni squillanti in riverbero. Dopo alcuni rullanti abbiamo un andamento più contratto con chitarre ariose ed alcune vocals parlate in pulito, mentre la batteria si fa controllata nei suoi piatti; esplode poi il ritornello gridato con montanti tecnici e blast cadenzati, concluso da alcuni rullanti. Riecco quindi le scariche taglienti con basso greve e drumming martellante, delineate da alcune raffiche rocciose, sulle quali Blythe prosegue con i suoi toni profondi in growl; al minuto e diciassette una serie di impennate e rullanti fanno da cesura, seguita da una ripresa del movimento contratto ed arioso con parte in pulito. Non ci sorprende la ripresa del ritornello dalle scale vorticanti, ripetuto su rullanti di pedale ed alternanze vocali di grida e growl; al minuto e cinquantaquattro un assolo stridente si unisce ad un drumming sincopato violato da grida in riverbero. Si rallenta poi con fraseggi delineati da raffiche rocciose alternate, sul quale Blythe si da ancora a toni parlati, aprendosi poi a grida in riverbero; esplodono qui riff squillanti dall'incedere imponente ed orchestrale, mentre si unisce nuovamente un assolo tetro e prolungato, regalando un'atmosfera aliena nelle sue note elaborate. Esso si consuma con un riverbero, seguito da bordate e rullanti marziali; ripartono le ormai familiari sequenze più ariose con growl e grida, le quali collimano nel ritornello stridente e graffiante, il quale prosegue diretto nella sua marcia fino al terzo minuto e trentatré. Ora una serie di riff lenti e rocciosi si accompagnano a colpi effettati di batteria e piatti cadenzati, mentre alcuni suoni progressivi si delineano in sottofondo, presto raggiunti dalle grida di Blythe e dai suoi growl; si continua così fino al finale con rullanti ed urla, il quale chiude il brano. Il testo tratta di una persona che ha il complesso del messia, ma che è ben lontano dall'esserlo, la quale ha in passato dato problemi ai nostri per questioni di denaro, perdendo la loro amicizia e fiducia; ogni cosa che egli ha supplicato al narratore di essere, non poteva importare meno a quest'ultimo, ed ogni cosa che gli ha chiesto di dire, è lontana dalla verità. E' un falso messia con gli occhi cuciti, la cui profezia è ora negata; "Over and over and over again, Defending your insignificance, Useless intent hidden behind your mask. A coward's voice... Anonymous. So far away from the truth - All'infinito, difendendo la tua insignificanza, un intento senza scopo si nasconde dietro la tua maschera. La voce di un codardo... anonimo. Così lontano dalla verità" prosegue il testo, ripetendo poi i versi precedenti in un ritornello. Il fallimento di una generazione sospeso nell'irrilevanza, da aprire per vedere di cosa è fatto; un falso profeta con la bocca aperta che attira mosche e gli occhi cuciti, che non può più ingannare con le sue parole. Il tema può essere comunque universalizzato verso tutte le varie figure che oggi hanno manie da messia e si credono portatrici di verità assoluta; non è difficile pensare a molte di esse.  

Grace

"Grace - Graziaci sorprende con un arpeggio delicato dal gusto molto anni settanta, il quale avanza con note progressive sempre controllate; al ventisettesimo secondo ci si blocca, ripartendo poi con un non tanto sorprendente riffing roboante condito da blast selvaggi e rullanti di pedale. Qui Blythe esplode con le sue urla e growl cavernosi, mentre i riff circolari proseguono in sottofondo; abbiamo alcuni raccoglimenti squillanti, mentre al minuto e uno esapode il ritornello epico alternato ad alcune impennate vorticanti con fraseggi tecnici. Si continua quindi con la cavalcata decisa con rullanti battaglieri di pedale e urla sgolate del cantante, mentre alcune bordate squillanti ne segnano il passo; si torna presto al ritornello arioso con tutti gli elementi precedenti e le alternanze. Esso si sfoga in una coda epocale con una melodia severa ed urla in riverbero, presto seguita da nuove corse squillanti con doppia cassa e growl mostruoso e brutale unito a punte gridate; abbiamo di seguito giochi tecnici di batteria tra rullanti e fraseggi secchi e vorticanti che si alternano tra loro. Al secondo minuto e ventidue una serie di rullanti anticipano il passaggio ad una marcia che mantiene le alternanze precedenti arricchendole con falcate terremotanti; largo poi ad assolo elaborati con doppia cassa dai colpi decisi, in una coda molto old - school. Essa termina con la ripresa della cavalcata aggressiva dai suoni vorticanti e dalla ritmica serrata, dove Blythe si ripropone con i suoi toni cavernosi; la conclusione vede ancora le contrazioni con riff circolari e fraseggi con colpi secchi di batteria, proseguendo in modo ossessivo fino al finale improvviso segnato da un piatto. Un episodio più tecnico e variegato, il quale ci da un pezzo più interessante che si fa notare nel disco; se la media fosse stata tale, avremmo in mano uno dei loro lavori migliori, ma dobbiamo accontentarci dei singoli punti di genialità in una struttura complessivamente monotona e sui generis. Il testo tratta di temi di caduta dalla grazia con metafore religiose, i quali possono essere visti su diversi livelli, personali, religiosi, o sociali; spezzati nelle ossa e nella volontà abbiamo la capacità di sparire nella miseria che salva, inzuppati di dolore come un eccitante, con odio da instillare e con la compassione come gabbia. Perdonando il padre, leggiamo al storia del narratore sulla sua pelle, lui sarà il martire che cade ancora dalla sua grazia; "Sunken, sooner or later, We crawl our way back into our favorite hole. Drunken, swallow the savior, And follow him to hang from the highest pole - Affondati, prima o poi, strisciamo nel nostro buco preferito. Ubriaco, ingoia il salvatore, e seguilo mentre pende dal palo più alto"  prosegue il testo, chiedendo poi di ripetergli che tipo di uomo doveva essere, in una fine che ha inizio. Un testo breve che gioca sull'idea di grazia e peccato; forse una critica alla religione e alla sua ipocrisia, forse qualcosa di più personale, le interpretazioni possibili come detto sono molte, grazie alle immagini vaghe e figurate qui presenti. 

Broken Hands

"Broken Hands - Mani Spezzate" parte con versi sgolati da parte di Blythe, seguiti da un fraseggio dissonante con batteria cadenzata e riff epocali in sottofondo; ecco che alcune impennate squillanti e rullanti di pedale ne delimitano il movimento, creato una struttura contratta. Al ventiseiesimo secondo dopo un effetto in riverbero parte una marcia roccioso dal ritmo spezzato, con drumming duro e raffiche precise; ecco poi una sequenza con parti squillanti ed impennate secche di batteria, la quale prosegue con una serie di bordate roboanti. Esplode di seguito il ritornello gridato con cori in riverbero e parti pulite ancora una volta molto alla Machine Head, mentre i fraseggi stridenti proseguono in sottofondo; al minuto e venticinque dopo un rullante ed uno stop riprende la marcia marziale e combattiva iniziale, dove Blythe si da sempre a growl cupi con punte in riverbero; largo ancora ad impennate di batteria con giri squillanti, mentre al secondo minuto e due riprende il ritornello epocale con le sue atmosfere opprimenti ed alternanze urbane con grida in pulito. Si aggiunge alla composizione un assolo elaborato sottolineato da chitarre sinistre, il quale però si consuma presto con un verso del cantante; si aprono ora nuove impennate rocciose condite da piatti cadenzati e cantato sincopato. In sottofondo un suono a motosega si dilunga, mentre al terzo minuto il tutto si fa più incalzante con cori e drumming pestato, unito a riff altisonanti; un'impennata con rullanti collima nella ripresa del ritornello dominante, con tutti gli elementi del caso, mantenendo il suo gusto sincopato. Il finale è dunque affidato ad un ultimo passo marziale dai giri granitici, ripetuto per alcuni secondi con piatti cadenzati e i versi di Blythe; un episodio che passa veloce, anche questa volta un po' ripetitivo, nonostante gli innesti epici, qui abusati forse fin troppo, e con un debito verso i già citati veterani del post thrash/groove metal americano. Il testo tratta ancora una volta di chi soffre di vittimismo e cade preda della depressione, perdendo la capacità di agire, invitando a reagire; il narratore può sentire la paura e la debolezza altrui, vede la propria rispecchiarsi negli occhi altrui, intrappolati in un angolo senza speranza, con morte davanti e tragedia indietro, un brutto temporale che esplode e per il quale molti non di noi non ce la faranno; ma il relitto del proprio passato non significa niente ora, dobbiamo dimenticarlo, le memorie ci gambizzano, siamo fatti a pezzi dal dubbio, il nostro dubbio deve morire. E' tutto crollato solo perché lo abbiamo permesso, prosciugati di tutto quello che abbiamo perso, dobbiamo prendere i pezzi con le nostre mani rotte; "Well there's those that do, And those that just do talking, We're all going through hell. It's burn or keep on walking. The blackguards sing their shanty. Pure death riding the wind, Right now it's do or die. How will you choose to live - Be ci sono quelli che fanno, e quelli che parlano e basta. Tutti siamo all'inferno. Si tratta di bruciare o continuare a camminare. Le guardie nere cantano il loro inno. La pura morte cavalca i venti, ora è questione di fare o morire. Come scegli di vivere" prosegue perentorio il testo, mentre è meglio se ritardiamo l'auto compiangerci, intrappolati in spasmi di devastazione, il cappio ci attende sventolando, una lama di malizia taglia la corda. Sorge ostilità non c'è intenzione di pentirsi, i nostri sforzi proteggono l'intento più malato; dobbiamo morire e risorgere, mentre vengono poi ripetuti i versi precedenti. 

Dead Seeds

"Dead Seeds - Semi Morti" ci accoglie con una motosega distorta, al quale prosegue alternata a bordate e delineata da piatti e rullanti di pedale; al sedicesimo secondo parte una corsa pestata con drumming martellante, giri squillanti, e parti parlate di Blythe, il quale poi si da a grida cupe e feroci. Si prosegue con un riffing squillante di scuola melo death, condito da growl cupi e loop ossessivi stridenti; al cinquantesimo secondo un fraseggio roboante con colpi secchi fa da cesura, seguita dalla ripresa delle dissonanze iniziale, con un ritornello feroce e ritmato, seguito da doppia cassa e cantato tra growl e screaming. Si torna al minuto e undici alle falcate di batteria con riff meccanici e squillanti, proseguite fino al galoppo pulsante che incita l'andamento, sempre costellato da giri taglienti; effetti in riverbero saturano le rigida di Blythe, in un atmosfera urbana che ci è, ancora una volta familiare. Seguono trotti di scuola melod death dalle note decise, i quali trascinano con se l'ascoltatore basandosi su una struttura ritmica serrata; un grido in riverbero segna una cesura cacofonica, la quale si protrae con i suoi giri per qualche secondo. E' annunciato il ritorno al ritornello con bordate dissonanti e cantato ringhiato da orco e grida effettate; questa volta esso collima al secondo minuto e cinque in una digressione con rullanti di pedale e arpeggi grevi di basso. Largo ora a motivi tetri di scuola thrash, i quali si stagliano come segnali oscuri mentre percepiamo vocals effettate in sottofondo, le quali crescono in un growl, mentre la strumentazione acquista energia; continuano loop dalle scale squillanti, in un galoppo protratto; esso prosegue a lungo, lasciando poi spazio a bordate discordanti ed un Blythe cupo. Il drumming prima controllato prende poi velocità, in un finale ossessivo dove cantato e giri dalle sgommate ripetute si legano fino alla conclusione segnata da un rullante; un altro pezzo sui generis, dove le parti si ripetono ad alternanza senza molte sorprese, offrendo poche variazioni all' ascoltatore. Il testo presenta una serie di immagini tratte  anche dall'Odissea, con un significato figurato, che probabilmente le vicende di guerra in terra estera da parte del governo americano e delle loro conseguenze; potremmo tremare davanti ai cancelli dell'inferno, potremmo guardare i cieli cadere e citare le mani del fato, seguendo il canto della sirena. Potremmo anche raggiungere la spiaggia dorata, osservare e pentirci, potremmo danzare nelle sabbie della guerra e dormire nella culla dell'Eden; se tradiremo i nostri profeti, con semi morti sepolti in profondità, un armata di sangue prederà i deboli. Potremmo camminare in fiumi prosciugati, potremmo abbattere giganti con una pietra, e potremmo non poter più mentire, confessare ogni peccato e pentirci; potremmo bere del sangue degli infedeli, mentre la loro civiltà collassa, gioire nella pulizia lasciata dall'inondazione, e guardare l'apocalisse in faccia. "You will not comprehend or find words that will describe the will of God and man. Until you watch someone die - Non capirai e non troverai parole per descrivere il volere di Dio e dell'uomo. Fino a che non vedi qualcuno che muore" prosegue il testo, ripetendo poi i versi precedenti con le conseguenze del tradimento dei profeti. Varie interpretazioni possibili, ma certi passi sembrano riferirsi alla presunta santità del conflitto; un tradimento che porta sangue e violenza con se. 

Everything To Nothing

 "Everything To Nothing - Da Tutto A Nulla" parte con dei piatti seguiti da un riffing serrato, il quale presto esplode con un grido di Blythe in una cavalcata roboante con drumming pestato con doppia cassa e blast, delineato da rullanti; al ventiduesimo secondo si prosegue con i loop taglienti, mentre il cantato si da a growl sincopati adatti al movimento frenetico. All'improvviso un fraseggio distorto fa ad cesura assieme a colpi severi di batteria, lasciando poi il pasto a cascate di chitarre e growl in riverbero, sottintendendo il tutto con una batteria tra colpi cadenzati di piatti e rullanti di pedale, mentre alcune impennate combattive ne segnano il passo; al minuto e due dei rullanti con digressione fanno da stop, seguito dalla ripresa della cavalcata frenetica iniziale, sulla quale Blythe non risparmia grida isteriche molto alla Kreator ultimo periodo. Si riparte dopo una serie di suoni squillanti con il ritornello imperante dai giri dittatoriali e dalle impennate devastanti; al minuto e quarantacinque una serie di rullanti e piatti creano contrazioni ritmate con sussurri effettati in soffondo creando un movimento sincopato, il quale evolve con piatti cadenzati e bordate squillanti in una sezione urbana con growl e urla sparse. Si accelera di seguito con un galoppo incisivo, ricco di giri taglienti e colpi serrati di piatti, segnato da un urlo di Blythe; si libra ora un bell'assolo, uno dei migliori del disco, elaborato nelle sue scale progressive dal gusto tecnico, seguito dai rullanti di pedale e dalle bordate combattive. La sua conclusione stridente viene accompagnata da alcune contrazioni, prima del ritorno del ritornello epocale con grida in riverbero e giri ossessivi; le sue chitarre si lanciano in una corsa in doppia cassa, al quale segue in un muro di suono con riff a motosega e drumming pestato, mentre un grido di Blythe segna lo stop, dopo il quale rimane solo un feedback di chitarra dilungato fino al silenzio. Un pezzo concitato e pulsante, dal sound molto southern, tutto sommato godibile, anche se il debito dei Pantera dell'ultimo periodo non è certo nascosto; siamo qui vicini alla furia del passato, pur non raggiungendone i livelli di claustrofobia (ironicamente tra le varie forti influenze qui presenti, quella dei Meshuggah è quella più mitigata e messa da parte). Il testo torna sui temi di dipendenza da alcool e droghe caro al gruppo e al cantante, che in passato è stato egli stesso succube di queste sostanze; ci si sveglia, con un altro sacco per corpi, patetico, con immagini sbiadite da obitorio nell'attico, un 'ombra di chi si era. Abbiamo visto così tanti in queste fiamme, tanto da giurare da non diventare mai questo cliché, ma è una memoria dimenticata da tempo, ora ci svegliamo e ogni cosa che abbiamo voluto e mai avuto, ogni cosa imparata è dimenticata e morta, tutto diventa nulla; "Another day, a little dirt for the grave, Is it worth everything that you gave? What a beautiful way to waste away, Consumed by dependency, A lesson in despondency, A long forgotten memory. And when you wake? - Un altro giorno, del terreno per la tomba, vale tutto quello che hai dato? Che bellissimo modo di sprecarsi, consumato dalla dipendenza, una lezione di disperazione, una memoria a lungo dimenticata. E quando ti svegli..." prosegue il testo, ripetendo poi I versi precedenti, e realizzando poi quanto velocemente il padrone diventa schiavo,  soccombendo lentamente, morendo ogni giorno.  Immagini terribili di un destino apatico dove si muore lentamente, dimenticando chi e cosa si era; la band è molto critica della droga, essendoci passati loro per primi e sapendo di cosa parlano. 

Choke Sermon

"Choke Sermon - Sermone Strozzato" viene annunciata da un suono come di strappo, seguito da un riffing vecchia scuola, presto raggiunto da rullanti;  ecco che parte un trotto ritmato con rullanti di pedale, sul quale Blythe si da ad un growl con alcune punte gridate. Al trentesimo verso parti in pulito accompagnano chitarre ariose, collimando in un grido; largo quindi ad un ritornello dai giri squillanti e dai blast pulsanti, dove alcune bordate marziali fanno da delimitazione ritmata. Si continua con il trotto veloce, con alcune contrazioni di rullanti e chitarra, mentre il cantante si da ai suoi ruggiti da orco; non ci sorprende la riproposizione delle chitarre ariose, ne il lor evolvere ancora una volta in montanti vorticanti, ricreando il ritornello, il quale poi si fa più concitato con piatti pulsanti. Al minuto e quarantadue abbiamo un fraseggio tagliente, il quale poi prosegue poi in una marcia con drumming cadenzato e cantato tagliente e sincopato, dalle urla in riverbero; esso collima al secondo minuto e quindici in un assolo. Notiamo qualcosa di sospetto: un fraseggio familiare prende piede, e gli appassionati di thrash metal possono facilmente individuarne l'origine. La somiglianza con uno analogo di "Set the World Afire" dei Megadeth è lampante, e dato che i nostri si sono sempre dichiarati fan sfegatati della band americana capitana da  Dave Mustaine, il mistero viene presto risolto; un peccato perché inficia molto l'effetto del brano, con un altro "prestito" fin troppo palese. Esso comunque avanza tecnico nelle sue scale squillanti insieme al resto della strumentazione, arrivando al secondo minuto e trentasette; qui parti parlate si uniscono ad un fraseggio circolare a motosega, interrotto da alcune bordate con rullanti. Si libera quindi il ritornello con falcate decise e rullanti di pedale, sul quale si staglia il growl di Blythe;  i giri si fanno sempre più ossessivi, creando una serie di loop che chiudono il pezzo con un suono di chitarra ed un urlo. Il testo tratta di nuovo di ipocrisia e sfruttamento delle masse, sia politico, sia religioso; un sermone viene cantato lentamente per far dormire il narratore, ma lui vorrebbe fosse più veloce, con ogni respiro c'è un'altra morte, ma l'altro è sempre innamorato della sua voce, con minacce nascoste per nascondere pentimenti e scuse che servono a far passare il tempo con tracce coperte e doppi giochi, evocando un silenzio divino. Accolti con un boato, c'è assenza di applausi; si invita il nemico a soffocare sulle sue stesse parole, il veleno è nelle sue vene, brucia dall'interno, e non dirà mai il suo nome. Un complesso da Gesù, un riflesso che strozza, una ridondanza dal grilletto facile, nessun eccitamento, nessuna caccia, nessuna grazia salvatrice, una monotonia inotica; muniti di un fucile spara sale dice di essere tutto quello che non è, tutto quello che potrebbe essere è quello che ha, e da ora è morto per il protagonista. "Nothing will ever erase or undo your disgrace, A lonely self-embrace. They've long forgotten you, Still cling to what it was, A lost and hopeless cause. Forever mourning your loss, They've long forgotten you - Niente cancellerà o disferà la tua disgrazia. Un abbraccio solitario. Ti hanno dimenticato da tempo, continui ad aggrapparti a ciò che era, una causa persa senza speranza. Per sempre lamentando la tua perdita, è da tempo che ti hanno dimenticato" prosegue il testo, mentre viene ucciso lentamente in un minuto dal tempo incrementato, sprecando una corda un altro momento vola via; un testo forte non sempre chiaro, ma che denuncia la falsità e l'ipocrisia delle istituzioni e delle persone che ne fanno parte.

Reclamation

"Reclamation - Reclamo" è la chiusura del disco nella sua versione standard, nonché il pezzo più lungo tra quelli qui presenti; esso si apre con campionamenti di suoni d'acqua e dialoghi, mentre subito dopo parte uno strimpellio di chitarra protratto, al quale si aggiungono arpeggi solenni. Al cinquantacinquesimo secondo parte un riff roccioso assieme a versi cupi di Blythe, delineato da giri squillanti; prende piede quindi il cantato sottolineato da andamenti taglienti e contratti, con rullanti di pedale delimitati da alcune parti di tamburi. Torna momentaneamente l'arpeggio iniziale con parti in pulito, ma subito dopo riprende la marcia stridente con growl ed urla; ecco che si lancia una sezione claustrofobica, la quale presenta certe tendenze dissonanti e piene d'impeto di scuola Meshuggah, elemento poco presente negli ultimi dischi, il quale qui offre sapori che ci riportano agli episodi più feroci della band. Si prosegue con alcune contrazioni ed impennate, alternate a giri squillanti, creando un ritornello feroce; esso continua collimando ancora in una ripresa dell'arpeggio con parti in pulito. Al secondo minuto e ventotto torniamo al trotto con punte vorticanti e cantato da orco di Blythe, puntellato da alcune urla squagliate; avanti dunque con la ripresa delle claustrofobie ritmate ricche di strilla e growl profondi, in un'atmosfera nervosa e severa. I rullanti di pedale e piatti sottintendono il tutto, proseguendo fino al terzo minuto; qui riprende il ritornello con alternanze tra falcate rocciose e giri dissonanti. Al terzo minuto e ventotto si passa ad un riffing marziale con effetti cupi e rullanti in sottofondo; s'instaurano quindi colpi da incudine in un movimento feroce con giri grevi e stridenti, esplodendo in un muro di batteria e giri taglienti, il quale prosegue con derapate in loop. Al quarto minuto e ventidue un rallentamento fa ad cesura, prima dell'esplosione cacofonica di urla hardcore e chitarre alienanti, ricreando la ferocia prima incontrata; l'andamento continua sottinteso dai balsa ritmati, aprendosi poi a suoni ariosi, ma allo  tesso tempo opprimenti, sui quali Blythe sembra quasi supplicare nelle sue grida folli, completando l'atmosfera serrata qui prodotta. Si arriva così al quinto minuto e quarantasei, dove si scema in una digressione mentre il cantante ansima; ripartono i suoni iniziali, nelle loro note acustiche, mentre anche gli effetti legati al mare riprendono piede sempre più, dominando poi la scena, e trascinando con se il brano verso la sua fine, con un effetto "ambientale. Una conclusione più elaborata, che offre in chiusura un pezzo interessante, uno dei migliori del disco; i Lamb Of God non hanno quindi perso del tutto il mordente, ma a quanto pare solo in certi casi riescono a tornare allo splendore di un tempo. Il testo tratta del mondo odierno, rovinato da un'umanità che sembra rincorrere l'auto distruzione in eterno; l'esperimento fallito dell'umanità, che cammina sul percorso verso l'estinzione, girando le ruote senza fine ingrassandole con olio ed uranio, mentre la terra tremerà e le acque s'innalzeranno, e gli elementi reclameranno ciò che è stato preso. Il cielo è infiammato dal pentimento, la cenere copre una figura che cade, la città otterrà quello che ha seminato e scoppierà, la guarderemo bruciare stanotte; "Blindly consuming mass manufactured faith, Mankind is a festering parasite. Relentlessly draining its host dry, Nailing belief to a cross of genocide. The elements reclaim what was taken - Ciecamente consumando una fede fatta in massa, l'umanità è un parassita infestante. Prosciugando il suo ospite senza sosta, inchiodando la fede su una croce di genocidio. Gli elementi reclamano quello che è stato preso" prosegue il testo, solo dopo che l'ultimo albero sarà tagliato e l'ultimo fiume sarà avvelenato e  l'ultimo pesce pescato scopriremo che il denaro non può essere mangiato. Tutto diventa irrilevante mentre il cielo si apre, il fuoco scende giù e il quarto mondo arriva alla sua fine; schiacciamo il bottone, accendiamo il fiammifero, sentiamo le falde tettoniche che si separano, con croci di obiettivi nelle luci serali , ci sediamo a guardare la città che brucia stanotte. Un testo apocalittico di denuncia contro la distruzione senza senso perpetrata dall'uomo; una tematica ambientale nuova nei testi della band, ma che si riallaccia alla critica sociale che domina l'album. 

We Die Alone

L'edizione limitata in digipack contiene due tracce bonus, che ora andiamo ad esaminare; "We Die Alone - Moriamo Soli" ci accoglie con un basso greve ed un fraseggio squillante, mentre il drumming avanza dilatato. Al tredicesimo secondo si prende energia con montanti rocciosi sovrastati dal motivo di chitarra, mentre rullanti e colpi secchi ne seguono la struttura ritmica; ecco che si rallenta ancora, mentre Blythe compare con un growl secco dalle punte in riverbero, il quale conosce anche parti gridate. Il movimento prosegue sinistro e contratto fino al primo minuto, dove una bella melodia si unisce a vocals molto melo death, creando insieme ai piatti cadenzati una compostone vorticante ed elegante; si continua poi con una serie di impennate condite da blast, le quali pulsano rocciose fino al minuto e trentacinque. Qui riprende il ritornello severo con grida in riverbero e movimenti di fraseggi oscuri delineati da alcuni rullanti e dai cimbali; al secondo minuto si rallenta con una sezione ariosa dai suoni controllati, supportati da giri di basso, drumming cadenzato, e  growl di Blythe, il quale si da anche a sussurri gorgoglianti. Un motivo dalle scale stridenti si unisce in sottofondo, mentre si continua striscianti fino ad un grido in riverbero; ecco nuove contrazioni squillanti dalle bordate ripetute e dal drumming pulsante e sentito, le quali lasciano poi il posto al ritornello tetro. Largo quindi a grida in riverbero, montanti decisi e colpi robusti di batteria; all'improvviso al terzo minuto ci si blocca con un fraseggio elaborato e progressivo, il quale si consuma in un feedback. Troviamoci quindi una serie di falcate con rullanti di pedale e punte vorticanti, in un galoppo da tregenda; si unisce ad esso una parte di chitarra tecnica, dalle scale elaborate, scolpita da alcuni blast ritmati. Il finale vede un ritorno del ritornello con tutti i suoi elementi, in un'atmosfera tetra ed epica, ripetuta fino ad un grido in riverbero; segue una digressione in feedback, la quale mette la parola fine al brano. Il testo prosegue I temi di denuncia sociale e sul controllo delle masse da parte del governo e della religione; un momento degno solo di solitudine, uno straniero che nessuno deve vedere, si profila mentre ci chiediamo se siamo abbandonati, disertati. Viveva nella il malvagio nei suoi modi, mentre facce illuminano gli schermi altrui, e i ricchi si arricchiscono con la guerra, il numero delle vittime sale, e lo share s'innalza: un altro traditore, un bugiardo, un patriota, conta le bugie e tiene il risultato. "Look at the light based on faith that deserts you. You are the hunted, the victim, the prey and the fallen. We die alone. A lamb in the line has been lead to the slaughter. Another to join all the ghosts from before - Guarda la luce basata sulla fede che ti abbandona. Sei la preda, la vittima, il cacciato, e il caduto. Moriamo soli. Un agnello in fila è stato portato al macello. Un altro che raggiungerà i fantasmi venuti prima" prosegue il testo, un altro credente è un'altra vittima, e non riusciamo a distinguere l'uscita da una buca nel pavimento; siamo destinati a morire soli.

Shoulder Of Your God

 "Shoulder Of Your God - Le Spalle Del Tuo Dioè il secondo bonus, introdotto da suoni suadenti di chitarra e batteria secca controllata, sui quali poi si unisce un basso dai suoni pulsanti ed effetti sinistri; ecco che una digressione in levare evolve in un riffing melo death con vocals in growl, il quale avanza con i suoi suoni squillanti fino ad una cesura distorta. Al quarantaduesimo secondo si parte quindi con una galoppo ricco di riff e rullanti di pedale, raccolto da alcune impennate e piatti; Blythe prosegue con il suo growl dalle punte gridate in riverbero, completando l'atmosfera adrenalinica. Al minuto e dieci abbiamo una marcia rocciosa con bordate delineate da piatti e vocals parlate; ecco poi ritmi più sostenuti con fraseggi vorticanti in sottofondo, i quali collimano in toni più sinistri e claustrofobici. Al minuto e quarantacinque parte il ritornello arioso dalle melodie ieratiche, dove il drumming controllato segna il ritmo, mentre Blythe si destreggia tra parti cavernose, grida ed effetti in riverbero; segue una ripresa delle marce contratte con piatti dilatati e parlato, le quali proseguono con i soliti fraseggi vorticanti riproponendo le alternanze prima incontrate, con galoppi e montanti. Riecco il ritornello di poco prima, con tutta la sua atmosfera epica e grida rabbiose, protratto fino al terzo minuto e venti; qui un fraseggio squillante fa da cesura, proseguendo poi con blast pestati in una andamento frenetico dalle punte di doppia cassa e grida effettate. Si collima nei toni severi iniziali, alternati da passaggi stridenti, i quali avanzano sempre supportate dia toni grevi di Blythe; dopo un suo grido abbiamo un'esplosione sinfonica con rullanti di pedale e note oscure, la quale avanza veloce con il growl cavernoso. All'improvviso ci si blocca con una ripresa delle chitarre progressive di inizio brano, basse nel mixaggio e segnate da colpi secchi e cadenzati di batteria, con arpeggi evocativi; ma un suono stridente riporta tutto al ritornello epico con punte in riverbero, il quale prosegue epico, accompagnandosi nella conclusione a rullanti di pedale e blast pestati, creando una sezione altisonante che mette fine al tutto. Un episodio questo molto vicino a "Sacrament"  nello stile arioso ed orchestrale; tutto sommato una buona aggiunta, che avrebbe potuto sostituire qualche episodio più debole della scaletta standard del disco. Il testo usa immagini bibliche ed apocalittiche per trattare di temi simili a quelli di "Reclamation", ovvero l'azione nociva dell'uomo sul mondo; la morte è eterna, mentre un'ascesa pagana consuma la luce, il mondo impalato sul suo asse si sdraia e muore. Un'immacolata contraccezione, un pestaggio pesante, una nascita apocalittica, che piantata si espande nelle sue ripercussioni; gli occhi degli angeli sono cavati dalla tragedia, la fine si avvicina, la congrega caduta sopporta la mortalità, un nero pascolo senza pastore è dove scegliamo di nasconderci. Concetti velenosi sono concentrati per la dannazione, la difficoltà viene filtrata da foschie chimiche, mentre siamo andati troppo oltre; siamo i soli come causa del nostro essere inquieti, andiamo a piangere sulle spalle del nostro Dio. "The nephlim walk the earth again. Primordial chaos resurrected. The divine narcotic strung-out seraphim. The catalyst, catalyst of damnation. - I Nefilim camminano di nuovo sulla terra. Il caos primordiale è risorto. Il divino e narcotico serafino stressato. Il fulcro, fulcro della dannazione" proseguono le immagini bibliche con il mito dei giganti figli degli angeli e dell'uomo, nel codice della vita c'è una spirale di morte, un sonaglio interiore, la cura rimane, e non c'è risposta in un mondo senza fine; vengono poi ripetuti i concetti espressi, in parole ostiache e criptiche per il testo forse più misterioso dei nostri, interpretabile comunque con chiari toni di sciagura ed apocalisse imminente.

Conclusioni

Tirando le somme, un disco diretto, aggressivo, ma che presenta diversi difetti: un songwriting spesso troppo derivativo da altre band, a tratti compiacente, il quale ripete nei diversi brani forme e strutture creando una somiglianza che rischia di annoiare l'ascoltatore più smaliziato ed esigente. Si arresta del tutto l'evoluzione della band partita con il secondo album "As The Palaces Burn", nonostante il ritorno ad una produzione più vecchia scuola e meno pompata rispetto a quella del disco precedente; per la prima volta i nostri sembrano voler seguire "la massa" conformandosi a modi presi pari pari da altri. Se una certa influenza da parte di nomi quali PanteraIn Flames, At The Gates, etc. è sempre stata presente, non si era prima d'ora mai tradotta in plagio, cosa che qui invece succede in alcune occasioni; inoltre nonostante la manifesta aggressività, non troviamo mai le claustrofobie totali presenti nel secondo e nel terzo disco, lasciando il tutto molto "MTV friendly" a discapito delle robuste atmosfere prima raggiunte. Come detto comunque le vendite danno ancora ragione al gruppo, i cui giovani fan spesso non hanno certo grossi riferimenti storici, e richiedono quello che ottengono, ovvero riff veloci e cantato aggressivo dalle varie forme; l'album non è comunque certo un disastro, ma se confrontato con la discografia totale della band, ne esce sconfitto per mancanza di idee e genuinità. Questa volta comunque parte della critica sembra accorgersene, sottolineando aspetti evidenti delle carenze qui mostrate; dei Lamb Of God non al massimo della loro forma, che seguono un periodo di decrescita iniziato con il precedente "Sacrament".  In ogni caso la band americana prosegue con i suoi concerti in supporto dell'album, e dopo i tour con Children Of Bodom e  Metallica seguono i Testament nelle Filippine, suonando poi in India e Bangalore; largo quindi alla Turchia, mentre nel 2010 partecipano al Mayhem Festival con Korn Rob Zombie tra gli altri nomi, non facendosi scappare la terza presenza nel Download Festival. Il connubio tra i videogiochi e i nostri prosegue con il remake di Splatterhouse della Namco Bandai il quale presenta il gruppo nella sua soundtrack, mentre si torna a suonare insieme ai Metallica, questa volta in Australia; sono quindi forse destinati i nostri a vivere di rendita solo sul loro, recente, passato? La risposta è per fortuna no, poiché il prossimo lavoro "Resolution" segnerà una ripresa nell'evoluzione della band, proseguendo direttamente da "Ashes Of The Wake" i suoi suoni robusti e maturi; purtroppo però alcuni eventi a seguito di un concerto tenutosi a Praga nel 2010 sconvolgeranno la vita del cantante Blythe, il quale finirà in seri guai con la legge, finendo incarcerato. Questo porterà ad un periodo di pausa forzata, e si rischierà lo scioglimento del gruppo per mancanza di fondi; ma tutto questo verrà superato, permettendo il continuo della carriera del gruppo. Per ora siamo comunque arrivati alla fine del periodo di mezzo dei Lamb Of God, caratterizzato da alcuni passi falsi a livello artistico, ma un ottimo riscontro commerciale; è il momento di tornare in careggiata con lavori che ristabiliscono l'identità della band, anche se naturalmente i detrattori di vecchia data non cambieranno la loro opinione verso i nostri, così come non la cambieranno in generale sul movimento che rappresentano. Continua il nostro viaggio nel metal americano di ultima generazione, e nella discografia di quelli che forse sono i rappresentanti più di successo di questo suono; il capolinea è vicino, ma ci attendono prima il sesto e il settimo album, con qualche sorpresa ed asso nella manica.

1) The Passing
2) In Your Words
3) Set To Fail
4) Contractor
5) Fake Messiah
6) Grace
7) Broken Hands
8) Dead Seeds
9) Everything To Nothing
10) Choke Sermon
11) Reclamation
12) We Die Alone
13) Shoulder Of Your God
correlati