LACUNA COIL

Visual Karma (Body, Mind and Soul)

2008 - Century Media

A CURA DI
MATTEO PASINI
23/01/2016
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

La scia del successo a livello internazionale ottenuta con Karmacode (2006) consente ai milanesi Lacuna Coil di approdare sui palchi dei più importanti festival mondiali ed europei per promuovere quest'ultimo lavoro. Poco dopo l'uscita di Karmacode i nostri iniziano un massiccio tour promozionale che li porta a partecipare a numerosi concerti, dapprima in un girovagare insieme all'istrionico Rob Zombie, e poi a diversi in festival estivi come l'Heineken Jammin' Festival di Imola, il Download Festival di Donigton ed il Graspop Metal di Dessel, per poi collaborare nuovamente con Ozzy Osbourne ed il suo Ozzfest. Nel settembre dello stesso anno la band meneghina fa partire il Karmacode European Tour che, dopo svariate date, giunge al culmine con la presenza al Wacken del 2007; inutile dire quanto questo festival sia considerato la punta di diamante del Vecchio Continente, basti pensare che solitamente i ticket vengono polverizzati in pochissime ore, e le presenze, almeno in questi ultimi anni, vengono superate solo dall'Hellfest francese. In Ottobre poi i nostri sbarcano in Oriente, e più precisamente a Tokyo, in Giappone, dove partecipano al Loud Park Festival. Tutto questo vagabondare attraverso il globo non poteva che avere una conclusione più familiare: difatti la band pone fine a questo mastodontico tour a casa propria. Il primo dicembre 2007 si esibiscono insieme ai Rezophonic, super gruppo formato da svariati artisti della scena rock e metal italiana a favore della costruzione di pozzi d'acqua in Africa, gruppo del quale i Lacuna Coil sono sostenitori, in particolar modo con la Scabbia che presta la propria voce in alcune canzoni, nel giorno della festa del sesto compleanno dell'emittente satellitare Rock Tv presso l'ormai defunto Rolling Stones. Visto l'enorme successo che la band ha ottenuto in questi quasi due anni di concerti, nel 2008 la band decide di raccogliere i due punti più alti, ovvero il Wacken ed il Loud Park Festival, e crea un DVD dove vengono incise le due performance live; questo verrà intitolato Visual Karma (Body, Mind And Soul). In ambedue i casi la scaletta sarà molto simile, e durante la performance il gruppo va ad esibire, ovviamente, per lo più canzoni tratte da Karmacode, ma anche sprazzi di due album considerati dei veri e propri must da parte dei fan dei meneghini, ovvero Unleashed Memories e Comalies. Il DVD contiene appunto questi due live, e sarà un video più corposo nel caso del Wacken, dove l'intero concerto dura una cinquantina di minuti; apparizione più fugace per la data giapponese, dove la band si esibisce per la metà circa del tempo impiegata al festival tedesco.  Siamo in un caldo pomeriggio d'estate, e con il sole che sta iniziando ad imbrunire un intro quasi spettrale accompagnato da una moltitudine di corna al cielo preannuncia l'imminente ingresso in scena dei Lacuna Coil al Wacken del 2007. Uno ad uno i membri della band iniziano a salire sul palco, dapprima Mozzati che inizia ad incitare la folla ad acclamare i propri compari che si apprestano ad esibirsi, e poi successivamente gli altri strumentisti  del gruppo, ovvero Migliore e Biazzi alle chitarre, e Coti-Zelati al basso. Il quartetto inizia a scaldare i motori della gente intonando le prime note, ed ecco che dal nulla sbucano le due voci, Scabbia e Ferro. La folla emette un boato e fa capire alla band di essere pronta a gustarsi la loro esibizione. L'intro della song è inconfondibile, siamo subito in clima Karmacode.

In to The Edge

Si parte quindi con In to The Edge (Al limite), l'incertezza della vita, la possibilità che si contorca su di essa quando meno ce lo si aspetta, la voglia di viverla al limite perché breve e sfuggevole, perché come tutti ben sapete chiunque di noi è  perfettamente a conoscenza dell'inizio della propria esistenza, ma non ha la più pallida idea di quando possa terminare. Quindi il messaggio forte e chiaro è quella di godersela al massimo, cercando di ottenere il meglio da ogni singola esperienza che nel nostro cammino faremo senza lasciarci condizionare dal giudizio altrui.  Difatti questa canzone si espone come una delle prime per il nuovo corso dei Lacuna Coil, dove la componente Nu Metal inizia ad avvertirsi con maggiore intensità. E' una traccia che consente un buon approccio dal punto di vista di una performance live, ed è proprio per questo motivo che la gente si sente subito partecipe, e inizia ad agitarsi e a scuotere le capocce seguendo il ritmo imposto da una batteria di Mozzati che, rispetto alla versione originale, stringe le bacchette e picchia con maggior vigore i propri tamburi, stesso discorso per le chitarre che appaiono più violente, suoni più decisi che delle volte vanno a sopraffare le voci stesse, esse si prendono anche la libertà di dare qualche sviolinata eccentrica durante il pezzo. I due vocalist cercano di scaldare la folla, cercano il continuo contatto con gli spettatori per renderli partecipi dello show stesso. Sarà per l'emozione, sarà per probabilmente essere ancora un po' acerbi nonostante i massicci tour intrapresi in giro per il Mondo, ma pare che le due voci qualche stecca la tirino, per quanto la performance generale sia comunque di discreto livello. Nonostante questi piccoli errori la gente pare essere entusiasta dell'entrata in scena dei Lacuna Coil. Certo il clima che si respira a bordo palco appare già elettrico, con gli spettatori in attesa della prossima canzone che il gruppo proporrà. 

Fragments of Fait

Breve presentazione della band da parte di Ferro e viene subito annunciata la nuova song: si tratta di Fragments of Fait (Frammenti Di Fede). Continua quindi l'excursus attraverso l'album Karmacode; durante l'intro in stile orientale, che ti fa immergere in una sorta di trip, nell'attesa dell'inizio della traccia, Ferro alza le mani al cielo e richiama la folla, la incita a battere le mani, a seguire il tempo che da lì a poco Mozzati impartirà. La gente risponde alla grande e tutti si sentono partecipi, la band capisce di aver attirato l'attenzione a dovere e parte ad esibirsi.  Le sei corde ci vanno giù ancora sul pesante, pare proprio che l'impostazione di questa performance verta su sonorità ancora più grezze rispetto alle versioni dei vari CD, tanto per dare un po' di sale al tutto le chitarre, come in precedenza si lasciano andare a qualche arzigogolo che impreziosisce la performance live. Come da traccia originale è Ferro ad assumere il controllo e la posizione di prima voce, ecco forse si odono un po' i suoi limiti nelle parti dove lo sforzo verso tonalità più alte, e che lo portano a perdere un po' il filo del discorso. Durante il ritornello la Scabbia cerca di dare prova delle sue qualità canore andando a cercare acuti importanti, che le consentano di ammaliare il pubblico. La canzone parla di fede e di riscossa, la fede che viene a mancare e appunto si spezza in mille frammenti, difficili se non impossibili da ricomporre; qui viene mostrato l'altro lato della medaglia, se in generale i nostri optano per dare visibilità alla reazione, la speranza e la voglia di rivalsa assoluta, ora invece si va a vedere la parte oscura, quella della depressione e della desolazione, la parte più lugubre dell'animo umano che può portare la nostra mente nell'oblio più che assoluto. 

Swamped

 L'intro è inconfondibile, tutti capiscono, sta per andare in scena Swamped (Rovinato): inutile dire che questa è una delle tracce più famose composte fino a quel momento dalla band meneghina. E, visto che è così conosciuta, la gente la accoglie con un fragoroso boato, i nostri capiscono che è il momento ideale per spingere sull'acceleratore, via giacche giacchette e suonano la carica. La Scabbia chiede a gran voce l'assistenza del pubblico, vuole udire la sua voce cantare. Leggermente modificato il suono delle chitarre, che appare più psichedelico e allettante rispetto all'originale, senza dimenticare di andarci giù pesante, headbanging e note a profusione. La performance vocale migliora nettamente, forse perché rinfrancati dalla fiducia che il pubblico sta ponendo, i due cantanti si sciolgono definitivamente, e si nota come risulti efficace il growl di Ferro, così come la pulizia nella parte che tocca alla Scabbia. La gente esaltata dalle note scaturite dalla band inizia a ballare e salire uno sopra l'altro, il ritornello, dove le voci si inacutiscono, è il momento di maggior delirio collettivo, sembra che stia diventando una specie di guerra e si inizia un leggero pogo, seppur risulti abbastanza chiaro che non sia una traccia in cui il fragore della battaglia fra corpi debba raggiungere il suo massimo. I traumi che le esperienze si portano con sé sono al centro dell'attenzione della band, con un titolo talmente eloquente non si può che pensare ad un qualcosa di estremamente negativo accaduto in passato, le cui tracce lasciate sono delle cicatrici così indelebili da segnare il corpo e lo spirito nel profondo, nonostante i perenni sforzi di farle scivolare via con fatica e sudore, per ritornare a sorridere senza che ombre del passato  rimangano vive e oscurino il cammino futuro; una melanconica ballata di tristezza coadiuvata dall'aggressività della musica, e nella performance live questi elementi risaltano ancor di più, mettendo in prima linea sia le qualità canonre che compositive della band.

In Visible Light

Si ripiomba in Karmacode con In Visible Light (Nella Luce Visibile): dopo aver scosso il pubblico i nostri decidono di rilassarlo inscenando una ballad mielosa, ma allo stesso tempo resa accattivante dalla scelta di convertire nuovamente i suoni tenui e più romantici che avevano intrapreso al momento dell'incisione del disco, in altri decisamente più duri ed incisivi. La Spirale Vuota vuole mettere alle strette la resistenza del pubblico facendo ondeggiare le teste di ogni singola persona presente al Wacken. Chiaramente i ritmi saranno più compassati trattandosi di una ballad, ma non per questo il basso e le chitarre si esimeranno dal compito di dare vigore alla song. L'idea al pubblico piace, il quale segue con gesti ed incitamenti i membri del gruppo sul prestigioso palco. Anche la Scabbia incita il battimani quando gli strumenti attaccano il pezzo, ed è poi è lei stessa ad aprire vocalmente la song, cercando di riproporre una versione calda e passionale, abbassando la tonalità di voce, quasi ad assumere un fare rassicurante ed amichevole, con Ferro che rappresenta la seconda voce corale. Anche qui però da notare un paio di sbavature, tecniche soprattutto, con alcuni toni che potevano essere "presi meglio" dall'intera band, sia a livello vocale che musicale; è tuttavia da considerare notevole l'impegno che i due mettono in atto per cercare di eseguire una buona performance. Il testo di questa canzone è abbastanza deprimente, tocca corde dell'animo umano di cui forse faremmo volentieri a meno, incarna la sensazione di sentirsi un dado in mano ad un altro, e ciò non è proprio il massimo della vita, segno che la propria personalità è ormai annichilita e azzerata, non c'è più alcuna ragione di guardare quella luce che ti guidava, puoi soltanto constatare che essa porta con sé dolore e frustrazione in grado di arrecare danno e malessere: questo è lo scenario che si presenta dinnanzi a noi.

Fragile

 Ora c'è arriva a spron battuto l'annuncio di Fragile (Fragile), una delle canzoni top di Karmacode, che parla della fragilità dell'uomo (da qui il titolo della track) mostrandone i sogni ed i desideri, ma al contempo la paura del fallimento e della realizzazione. Il personaggio è in cerca di se stesso fra mille domande e dubbi, convinto di essere sempre sotto esame e pronto ad essere giudicato al minimo errore, questa cosa scaturisce una paura devastante, la sensazione di cadere da un momento senza avere la forza di rialzarsi. Breve presentazione da parte di Ferro e via. Si parte decisi. Le chitarre fanno piombare il pubblico in un gravoso silenzio, qualche urla di incitamento arriva qua e là, la colonia di pubblico italiana è ben presente e si fa sentire. Apre le danze lo stesso Ferro, e, bisogna dirlo, in questo caso la sua esibizione non è un granché, tende ad urlare come un indemoniato dimenticandosi di controllare la propria voce, steccando ripetute volte, chiaro che in mezzo al caos del momento magari molti non ci fanno caso, ma ad un orecchio più attento ciò non può sfuggire. Nonostante questo il pubblico pare cotto a puntino, pronto a danzare insieme alla band che ormai sta proponendo la sua quinta traccia al Wacken, e così quando la canzone sta per terminare i due vocalist chiamano a raccolta le energie degli spettatori e li spronano ad un salto selvaggio, li caricano a molla per il momento dell'esplosione collettiva, quando gli strumenti suonano la carica e Ferro urla a gran voce. "Jump Jump Jump!". Nessuno si esime da questo compito, e  lo sterminato pubblico inizia a saltare al ritmo che gli strumenti impartiscono, e gli stessi Coil saltano e si scatenano con headbanging. Direi che siamo ad uno dei momenti più interessanti e piacevoli, proprio per la partecipazione da parte di tutti, una immensa orgia di amore per la musica che scoppia direttamente in faccia a chi sta ascoltando il live album, mentre chi era lì si ritrova in mezzo al caos più totale.

Closer

 Ad un festival di tale portata i tempi sono sempre molto ristretti, così bando alle ciance e si corre veloci verso Closer ( Più Vicina), anche se prima Fero fa i dovuti ringraziamenti alla folla per l'energia impiegata durante Fragile. Ora tocca alla Scabbia aizzare chi sotto il palco ha voglia di lasciarsi andare e pogare alla grande. La versione proposta di questa traccia nono si distoglie più di molto da quella originale. Come del resto tutto Karmacode, questa song verte su ritmi sostenuti, tonalità decisamente più alte, sia a livello vocale che strumentale. E diciamocelo, questa canzone è ottima nel momento di enfasi, con il pubblico che è bramoso di muoversi e ballare la scelta pare più che azzeccata. Decisamente meglio le voci, la Scabbia modifica leggermente il cantato sparando qualche parte in falsetto qui e là, giusto per dar prova delle proprie abilità, mentre Ferro si contiene nel ruolo di spalla, con una performance più defilata e decisamente più cauta rispetto alla compagna.  Da notare la "cattiveria" con la quale i musicisti adoperano i propri strumenti, pare che li vogliano spremere per tirare fuori tutta la forza necessaria per investire il pubblico con la loro potenza sonora. La chiusura è stupenda, con tutto il pubblico che felice acclama la band, ed essi non possono che ricambiare visibilmente emozionati. Closer è un'altra delle canzoni di spicco provenienti da Karmacode, e parla della ricerca della terra promessa, del momento in cui innalzarsi e godere finalmente dei frutti del duro lavoro, e forse ora quasi ci siamo, si è sempre più vicini ad ottenerlo, per fare questo l'unico modo è il duro lavoro, la continua ricerca della perfezione, il dover affrontare delusioni e sconfitte, ma quando si giungerà in cima a tutto e si guarderà lontano l'orizzonte ripensare a tutte le fatiche saranno un ricordo anche piacevole perché avranno ancora più senso e peso nella vittoria appena ottenuta. 

Senzafine

Ora arriva il momento che personalmente mi ha emozionato di più: la situazione è ben chiara, siamo al Wacken, uno dei migliori festival europei, dove le più grandi band si esibiscono, ed i nostri cosa fanno? Propongono Senzafine, una traccia con la parte cantata totalmente in italiano, di cui i Coil hanno due versioni, una prima più armoniosa e melodica presente in In A Reverie, ed un'altra più accattivante e potente che troviamo in Unleashed Memories. La Scabbia chiama a raccolta chiunque conosca l'italiano e fra lo stupore generale (per chi non viene dal Bel Paese) i nostri partono con questa canzone. Il basso di Zelati è subito inciso, le chitarre sono dure come la roccia, Migliore e Biazzi diventano decisamente cattivi e provano a farsi sentire con delle note molto più forti rispetto alla versione di Unleashed Memories, la riffage imposta è perforante, estremamente tagliente. La voce della Scabbia è carica di orgoglio, per chi capisce le parole sente che il modo di cantare racchiude una grande motivazione di esportare un po' di Italia anche al festival tedesco. L'unica parte in inglese è quando chiede di battere le mani verso la chiusura della song stessa. La voce di Ferro viene otturata e propagata attraverso degli arrangiamenti elettronici. Nonostante l'intera canzone in italiano, il pubblico apprezza e fa partire uno scrosciante applauso. Sembra una poesia a tratti cantata a tratti recitata, un invocazione verso colei che mette al Mondo ognuno di noi: la Madre, chiamata con forza e vigore a più riprese, infatti la canzone subisce toni più decisi e aggressivi nei momenti in cui viene tirata in ballo, come l'unica persona in grado di aiutarci a superare tutti gli ostacoli che la vita ci insidia durante il nostro cammino, la similitudine è veramente azzeccata, quale altra figura umana può rappresentare al meglio la vita stessa se non colei che effettivamente la dona. 

What I See

 Pochi secondi di silenzio e la band attacca What I See (Quello Che Vedo), delusione d'amore all'orizzonte in questa canzone targata Lacuna Coil, si cerca disperatamente la via di casa che ormai è perduta perché l'amore che vi conduceva lì è svanito nel nulla, sparendo all'improvviso senza lasciare tracce per ritrovarlo, come pollicino perso in mezzo al bosco, ma senza le sue famose briciole di pane ci accingiamo con fatica e immenso dolore a rimetterci in carreggiata per poter riiniziare a percorrere l'autostrada della vita. L'inizio a sorpresa senza alcuna presentazione lascia un attimo ammutolito il pubblico, che però con l'incedere della song stessa si fa trascinare all'interno del turbinio della Spirale Vuota. Mozzati dà l'attacco con la sua batteria e subito entra in campo la voce della Scabbia con un imponente alterco vocale, mentre subito in coda si ode il basso di Coti Zelati, che rispetta gli standard dell'album per cui i nostri stanno facendo tour promozionale, ossia grande potenza e notevole presenza, in molti casi va a sovrastare gli arpeggi delle sei corde che devono accettare riluttanti l'idea di passare in secondo piano. Una canzone ben eseguita nel suo insieme, i suoni sono puliti e decisi, senza sbavature anche la parte cantata. Nuovamente Ferro chiama le mani al cielo per sostenere la compagna di avventure quando si impossessa della scena andando ad eseguire splendidi assoli vocali, ed il pubblico raccoglie l'invito con molta enfasi. In coda parte il classico giochetto tipico dei concerti, per rendere partecipe a tutti gli effetti il pubblico la Scabbia chiama il lato destro, quello sinistro e quello fronte palco incitandoli a fare una gara a chi urla di più, per poi farli partire tutti assieme. 

Enjoy The Silence

Tutto questo serve da piacevole intrattenimento per preparare poi il terreno per una delle canzoni che hanno fatto la storia della musica Alternative, sto parlando di Enjoy The Silence (Goditi Il Silenzio)I Lacuna Coil sono avvezzi a coverizzare pezzi famosi o a rivisitare i propri, ma questa versione del capolavoro targato Depeche Mode è fantastica, difatti appena la Scabbia ne dà l'annuncio un boato carico di consenso si leva dal popolo del Wacken. Quando parte l'intro di tastiera il pubblico è già pronto a battere le mani e ad ondeggiare la testa, è chiaro che tutti sono catturati dal magnetismo di questa canzone, che è già di per sé fantastica, ma che con il tocco dei Coil raggiunge un grado di tenebrosità che la fa risultare ulteriormente affascinante. Il canto ha squarciagola è d'obbligo qui, e nessuno si sottrae a tale compito, pare una macchina perfetta che segue la parte vocale della Scabbia, e incitati dalle potenti chitarre, tutti, ma proprio tutti intonano ogni singolo verso. Certo poi la Scabbia capisce che può tirare a suo favore tutto ciò e sprona ancora di più la gente ad accompagnarla in questo suo trip oscuro. La canzone viene eseguita come da copione, precisa, pulita, decisamente ben svolta, i nostri decidono di mantenere le prerogative impostate già nel lavoro in studio, senza modificare con qualche improvvisazione il brano. Una canzone d'amore in piena regola, si suol dire che quando trovi la persona giusta, quella che veramente è in grado di scardinarti il cuore e rapirlo, non saranno importanti le parole che si scambieranno, ma piuttosto i silenzi, perché in quegli attimi si capirà la complicità presente, senza bisogno di dire nulla capirsi, sarà necessario solo restare abbracciati. La magia oscura che la band conferisce a questa song ne rafforza ulteriormente il significato.

Heaven's A Lie

Ormai la sensazione che i nostri stiano sparando i colpi grossi perché si avvicinano alla fine della loro esibizione, così Ferro introduce Heaven's  A Lie (Il Paradiso è una bugia), e lo fa spiegando in poche parole il significato della stessa: " Questa è una canzone che parla della libertà di pensiero, della libertà di idee": allacciandomi proprio a ciò che dice il frontman, si può tranquillamente constatare che questa traccia racchiuda in sé il significato pregnante delle continue illusioni con cui tutti i giorni dobbiamo confrontarci, da quelle amorose a quelle religiose. La ribellione sostanziale a tutti i dogmi che la società ci impone, la voglia di evadere ed essere qualcosa di genuino e per questo motivo diverso, tutto ciò per estraniarsi da una società che pare creata con lo stampino. Prima di partire infatti lo stesso Ferro chiede l'intervento prepotente del pubblico, che prontamente risponde presente. Infatti ogni qualvolta parte il ritornello, tutti accolgono l'appello e cantano a perdifiato. Vero è che l'esecuzione non è il top, perché ogni tanto le due voci tendono a morire, forse perché giunte al termine della performance, ma sembra importare poco alla folla che imperterrita agita la testa e urla e alza le corna al cielo. La Scabbia continua a spronare ad agitarsi a voler vedere danzare le persone che si trova davanti, e bisogna dire che in molti non si tirano indietro. La parte strumentale non cambia sostanzialmente rispetto alla versione di Comalies; come in quel caso la riffage è impostata su architetture solide, ma allo stesso tempo volteggianti, le sei corde danno quella sensazione di potenza e agilità, come un maestoso volo d'aquila. La batteria di Mozzati prosegue nel suo silente accompagnamento ed il basso di Coti-Zelati se ne sta più tranquillo, come da prerogativa di quest'album. Una canzone che riuscirà sempre a fare la sua figura in ambito live, poiché nel corso degli anni è diventato un must della band. Siamo dunque giunti alla conclusione, ed è la Scabbia a darne notizia, ringraziando idealmente uno ad uno tutti i partecipanti, regalando un caloroso abbraccio, ed invitando a continuare a supportare la scena Rock e Metal e ogni festival come quello del Wacken.

Our Truth

La chiusura non poteva essere affidata che ad Our Truth (La Nostra Verità), che a detta i Cristina è la canzone che più li rappresenta come band. I nostri vogliono descrivere la sensazione di essere costretti a stare fermi legati ad un passato ingombrante, un ombra pesante che oscura il cammino  di chi vive nel rimorso e nell'inquietudine in cerca di un aiuto per liberarsi, in cerca di una verità nella quale ritrovarsi per poter finalmente tornare a vivere alla luce del sole; ed il loro modo per cercare questa via è la musica, elemento imprescindibile della loro esistenza. Intro a ticchettio orientale, la gente inizia a battere le mani a tempo, e Mozzati con la batteria da il via, dando modo a tutti di scatenarsi per questo ultimo brano, che tende a rispettare la versione registrata, quantomeno a livello strumentale, dove le chitarre cercano di imporre un ritmo deciso e potente, senza dare tregua continuano imperterrite a sfoderare riff granitici che fanno scattare su e giù le teste. L'assolo di batteria che serve da inframezzo durante il brano da la possibilità alla Scabbia di presentare Mozzati alla folla, e di farlo scatenare un po' pestando i suoi tamburi. Verso la fine della song i due vocalist chiamano a gran voce l'ultimo sforzo per congedarsi nel migliore dei modi, una continua richiesta di alzare le mani al cielo col consueto corno metal, e un continuo agitare le capocce con la parte finale, dove il suono grave e ritmato degli strumenti  e il suadente e ripetuto assolo vocale della Scabbia fa muovere in massa la testa di ogni singolo partecipante del Wacken. Una conclusione degna di nota per i Coil che escono così applauditi dalla folla, che pare avere apprezzato appieno lo show della band meneghina. Come detto in fase di presentazione il Visual Karma contiene anche il Live al Loud Park Festival di Tokyo.

Within Me

Oltre alle già citate Closer, To The Edge, Swamped ed Our Truth, sono qui presenti anche Within Me (Senza di Me) e Daylight Dancer. La prima è una straordinaria ballad emotiva proveniente dallo stesso Karmacode: Ferro parte in tromba ed introduce una delle canzoni più sensuali della band milanese, che viene eseguita similmente alla versione registrata nell'album del 2006. I nostri si esibiscono con molta enfasi e passione, da ogni nota scaturita si avverte la voglia di esprimere i propri sentimenti, il pubblico orientale rimane in silenzio ed osserva, quasi impietrito dal magnetismo della voce della Scabbia. Qualche volteggio più deciso da parte delle sei corde conferisce un po' più di potenza ad un arrangiamento che altrimenti risulterebbe nettamente più pacato, la Scabbia presa dal momento si lascia andare spesso ad acuti che talvolta le sfuggono un po' di mano. Ineccepibile invece la parte relativa agli strumenti, dove il quartetto a supporto delle voci sfodera una solida performance, e come detto, ogni tanto inserisce qualche variante che rende più accattivante il contesto. I giapponesi sembrano apprezzare la versione live di questa song, e al termine fanno scaturire uno scrosciante applauso che investe la band sul palco, probabilmente ammaliati dalla scelta di cantare uno di fronte all'altro come una sorta di reciproco scambio di emozioni. La canzone parla di un immensa delusione, molto probabilmente d'amore, che lascia nel buoi più che totale il nostro personaggio, che ora è costretto a ricercare se stesso nel proprio profondo perché ha perso chi era il sostegno portante nella sua vita. Viene messo in risalto l'essere sperduti, incapaci a tratti di ritrovare la via maestra, il duro colpo subito ha messo in ginocchio l'ipotetico attore di questa trama. 

Daylight Dancer

 A ruota con questa energica ed accattivante traccia, è  tempo poi di Daylight Dancer(Danzatore nella Luce del Giorno), altra canzone proveniente da Comalies, tanto famosa quanto mal interpretata in questo caso, mi duole ammetter che Ferro stecca diverse note, specialmente quando va verso l'alto, cerca una parte urlata che in questo caso proprio non gli riesce, andando a perdere proprio la voce in alcuni casi, mentre la Scabbia alza l'asticella sfoderando una prestazione solida e concreta, atta anche a coprire gli allarmanti mancamenti del compare. Ancora una volta indiscutibile invece la parte strumentale, che sostiene in maniera poderosa i due addetti al microfono. Importante il lavoro di Mozzati che non molla il colpo e fa rombare la propria gran cassa come nella versione originale, lo strappo alla regola lo danno come al solito le sei corde, mediante qualche variante in grado di cambiare leggermente le carte in tavola. Mentre è da sottolineare la compostezza di Coti-Zelati che pizzica il suo basso puntuale e preciso senza mai lasciarsi andare, se non per l'headbanging di gruppo. Sul finale è interessante lo scream di Ferro e la sua chiamata alle armi nei confronti del popolo giapponese , che divertito alza le corna al cielo e agita la testa. Solitamente i Coil parlano di difficoltà in prima persona, questa volta invece si guarda dritti negli occhi l'amico o amore che sta soffrendo e gli si offre il proprio aiuto, come trovarsi comodamente seduti al bar davanti ad una birra fresca e parlare del più e del meno, e avvertendo un senso di forte disagio nell'amico o compagno si offre la mano per danzare insieme, una metafora azzeccata, quella di voler sfidare l'esistenza come in un tango all'ultimo respiro, ma si sa che il tango è una danza complicata, ed ogni passo eseguito male potrebbe significare la nostra sconfitta.

Conclusioni

Cosa poter dire di questo Visual Karma (Boy, Mind and Soul)? Inizialmente che è forse la consacrazione a livello internazionale per questa band, che partita da Milano, sta piano piano conquistando le più ampie platee. Difatti l'idea di mettere in un DVD le partecipazioni a questi due festival, il Wacken come culmine a livello europeo ed il Loud Park Festival in quel di Tokyo come conquista dell'oriente, danno dimostrazione di come la band sia pienamente orgogliosa del proprio percorso musicale. Proprio per questa ragione la band si sente avvolta da un aura di ottimismo e benevolenza, sì  perché durante le due esibizioni si nota come la gente comunque bene o male conosca i pezzi che il sestetto propone, seguendone la parte cantata in maniera partecipativa. Ora però c'è da fare qualche piccola considerazione critica su questo Live: obiettivamente (e lo dico da fan), queste esibizioni presentano troppe imperfezioni a livello tecnico, troppe steccate, troppe volte la voce che scompare e poi riappare, quasi a non essere in grado di reggere il colpo. Per fortuna però offre però anche la forte sensazione di riuscire a magnetizzare il pubblico ed attirarlo a sé, a farsi seguire come degli incantatori di serpenti. Certo che la band è ancora giovane, ed i margini di miglioramento, parlando di performance live chiaramente, ci sono. Io stesso ero presente alla data del Rolling Stones, ed anche allora mi avevano dato l'impressione di una band che credesse in un concetto più ampio del semplice rapporto gruppo-pubblico, nel corso degli anni ha poi dimostrato che questa mia teoria si è dimostrata veritiera. Difatti le ultime occasioni capitatemi di vederli in sede live mi hanno dato la conferma del loro netto miglioramento da un punto di vista tecnico, ma anche quello di non aver mollato il discorso della grande famiglia. Certo che qui ci troviamo nel 2007, ed i Lacuna Coil hanno ancora tanta strada dinnanzi a sé, il tempo e gli album futuri daranno modo di capire se meritano di stare in questo Olimpo nel quale sono entrati con decisione e potenza. Tirando le somme per un'ultima stoccata; il DVD e CD Live ovviamente non possono esimersi dall'essere comprati dai collezionisti di questa leggendaria realtà italiana, e nonostante le difficoltà ed i limiti imposti dall'allora poca attività della band, che aveva di fronte a sé una china assai ripida da percorrere, Visual Karma risulta comunque essere un'ottima testimonianza di quella che forse è una delle realtà tricolore che più sono riuscite a valicare i confini del nostro paese, esplodendo a livello mondiale.

1) In to The Edge
2) Fragments of Fait
3) Swamped
4) In Visible Light
5) Fragile
6) Closer
7) Senzafine
8) What I See
9) Enjoy The Silence
10) Heaven's A Lie
11) Our Truth
12) Within Me
13) Daylight Dancer
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