LACUNA COIL

Shallow Live, Acoustic at Criminal Records

2010 - Century Media

A CURA DI
MATTEO PASINI
01/10/2015
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione recensione

Shallow Life ha lasciato un retrogusto agrodolce in bocca ai fan dei Lacuna Coil;  quest'ultimo album ha diviso fortemente chi segue la band milanese, per via della decisa virata verso i lidi di un Nu Metal piuttosto confusionario, e talvolta privo di una costruzione logica e razionale, che ha portato ad una totale smentita delle basi a cui la Spirale Vuota aveva abituato. Chiaramente questo nuovo modo di suonare ha trovato terreno fertile in terra americana, facendo crescere esponenzialmente il nome della band nel mercato statunitense. Proprio durante la promozione di quest'ultima fatica discografica il gruppo si ritrova spesso a suonare in acustica in svariati studi di registrazione. Da qui la decisione di incidere su disco una sessione live, che si è tenuta presso gli studi della Criminal Records di Atlanta nel 2009, lo stesso anno di pubblicazione del controverso Shallow Life. Queste registrazioni diventeranno un EP che vedrà successivamente la luce nel 2010, distribuito dalla casa discografica Century Media in forma di vinile da 7", con una tiratura limitata di 2500 copie, intitolato Shallow Live - Acoustic at Criminal Records; nel tempo poi il piccolo sette pollici della spirale vuota diventerà un vero must have per gli appassionati, data sia la sua scarsa reperibilità, che il suo particolare contenuto. Continua quindi il sodalizio con la Century, che punta forte sulla band italiana, convinta che essa possa sfondare maggiormente nel mercato statunitense. Questo Ep verrà infatti distribuito soltanto oltreoceano (altro motivo del suo essere una perla fra gli appassionati tricolore della band), passando inosservato nel nostro Paese. L'Ep sarà composto da quattro tracce, I Won't Tell You e Spellbound sul lato A e Closer e Shallow Life sul lato B. Come si può notare ben tre canzoni provengono dall'ultimo controverso album, e sono appunto Title track, I Won't Tell You e Spellbound; chiude il cerchio Closer, proveniente da Karmacode. Chiaramente esse saranno reinterpretate proprio per garantire una forma adatta all'acustica, vi accorgerete di come una canzone possa essere trasformata, ma allo stesso tempo risultare accattivante e piacevole da sentire, anche se abbandona i canoni del metal avvicinandosi a quelli più classici. Questa sessione live che verrà poi incisa su vinile comprende anche le varie presentazioni ed i dialoghi della band, come se si trovassero in compagnia di amici e con una chitarra in mano, improvvisando un piccolo intrattenimento. Chiaramente per passare all'acustico vengono "tagliati fuori" il basso di Coti-Zelati e la batteria di Mozzati, lasciando così il compito alle due chitarre di Migliore e Biazzi, che abbandoneranno l'elettrica per una semplice acustica amplificata, lanciandosi in delicati arpeggi. Le sei corde saranno svincolate dal compito di alzare il volume e creare  riff tagliati e complessi, rimanendo libere di creare delicate musiche di sottofondo, senza stravolgere le versioni originali, ma comunque modificandone quel tanto lo spartito in modo da renderle perfette per l'ambientazione che si vuole creare. Sotterreranno le asce da guerra per questa volta, anche perché non avranno le spinte ritmate del basso che le premeva per andare sempre più veloci e poderose. Oltre alle due chitarre si esibiranno la Scabbia e Ferro, loro saranno gli assoluti protagonisti, perché in questi casi la cosa che risalta di più è sicuramente la voce, tolti tutti quegli arnesi che la modificano, la ovattano o la esaltano, tolte tutte le componenti elettroniche di sottofondo, essa avrà l'arduo compito di sorprendere l'ascoltatore e cullarlo nel migliore dei modi per non dare l'idea di essere brava soltanto con l'accompagnamento classico. La star indiscussa diventa sicuramente la Scabbia, che dimostra tutto in suo valore in questa occasione, un po' per i motivi prima elencati, un po' perché riesce a catturare l'attenzione dell'ascoltatore sulla sua splendida voce, dando un ulteriore prova di quanto le sue potenzialità siano grandi, dimostrando che le sue capacità la portano ad essere versatile in ogni ruolo, sfoderando una performance degna di nota. La decisione di esibirsi in acustico fra le altre cose richiama un sapore antico che pare ormai si sia dissolto col tempo, la rievocazione delle leggere e sofisticate composizioni della Spirale Vuota. Infatti, col passare degli album, si nota un indurimento della band, che passa da mostrare il lato più dolce e tenebroso a quello irruento e poderoso. In questo caso vengono sotterrate le asce da guerra con cui ultimamente esprimevano i propri sentimenti per ritornare a colpire di fioretto l'udito dell'ascoltatore, dando la possibilità di apprezzare quella che in fondo è l'anima pura e cristallina della band, come se essa avesse perso la corazza che man mano si era costruita attorno per trasformarsi in qualcosa che non in realtà non è. Un deciso ritorno al passato, un voler tornare anche solo per pochi istanti dei bambini indifesi e spontanei, tanto ingenui quanto veri. La spontaneità sarà l'arma principali di questo Ep, che mira appunto a creare un ambiente di amicizia, conviviale e diretto, dove ci si trova faccia a faccia a parlare di musica.

I Won't Tell You

La prima traccia di questo mini vinile è I Won't Tell You ( Non te lo dirò): come spiegato in precedenza, questa è una canzone proveniente dall'ultimo album, Shallow Life, e riassumendo brevemente il succo del discorso essa parla di un amore bruciante, scottante, quello che ti marchia a vita come si fa con un capo di bestiame, doloroso e perenne, l'amore visto come una bugia che scombussola il nostro animo. Quando si ha piena coscienza che tutto sta andando a rotoli, che la persona che si ama è bugiarda, ma il sentimento provato è troppo forte ed intenso per voler ammettere che ormai non c'è più nulla da fare per salvare il rapporto, ed allora si vive in questa bolla di sapone dove si cerca di allontanare ogni spettro maligno, che incombe alle nostre spalle ed oscura il nostro animo. Tutto questo quanto potrà durare secondo i nostri? Danno l'impressione di una grande forza di volontà, ma in realtà è solo una maschera teatrale che nasconde la convinzione che tutto ormai stia terminando, tant'è che la canzone conclude con l'ammissione di essere bugiardi, perché il voler tener costantemente in piedi un amore che ormai è privo di fondamenta logiche è da deboli, non avere la necessaria forza per tagliare il cordone ombelicale ci fa diventare degli abili mentitori. Nella versione originale il ritmo si presenta serrante e con tutte le particolarità del nuovo corso della Spirale Vuota, giocando su un ritmo incalzante ed aggressivo, con la loro musica cercano di lasciare attaccato l'ascoltatore, inchiodarlo lì senza farlo scappare, alzando i decibel vocali durante la fase del ritornello, nel quale i due cantanti si uniscono per gridare ancor di più lo sgomento ed il dolore interno. Mentre la versione che ascolterete ora è decisamente più delicata e armoniosa, perde difatti tutta l'energia che veniva emanata, nel senso che l'onda d'urto ricreata dalla sei corde perde l'intensità e la potenza. La differenza sostanziale sta proprio nel modo di affrontare musicalmente il tema dell'amore, al posto di essere urlato con veemenza, viene spiegato in maniera molto dolce, una madre che parla amorevolmente col proprio figlio è l'immagine più adatta per dare un termine di paragone semplice e sbrigativo. Gli arpeggi sono precisi nella loro improvvisazione, con Migliore che indosserà i panni del chitarrista ritmico, mentre Biazzi si lascerà andare in qualche evoluzione musicale con la sua chitarra, dando quel tanto di sale allo spartito musicale che rende ancor più accattivante la performance acustica. Affrontando invece il blocco delle voci, come detto nella prefazione, è chiaro che quelle messe maggiormente sotto pressione sono loro, ora non hanno modo di rifugiarsi dietro ad alcun marchingegno elettronico che potrebbe risaltarne le doti. Già da questa prima traccia si possono gustare le reali capacità della cantante italiana: Miss Scabbia da prova di tutto quello che sa fare, seguendo attentamente e diligentemente il ritmo impostato dalle chitarre riesce a far valere le proprie corde vocali, passando da un esibizione compassata e precisa per alzare poi i decibel sfoderando acuti degni di nota. La cosa estremamente piacevole è che sembrano del tutto improvvisati, con una spontaneità tale da indurre a pensare che forse è solo la punta dell'iceberg di quello che realmente è in grado di fare. Un plauso va fatto anche a Ferro, che forse tende un po' a zoppicare rispetto alla compagna di avventure, ma che comunque fa il suo lavoro con grande professionalità, mantenendo un tono vocale decisamente più grave, quindi giocando ancora con il contrasto del nero e del bianco. Chiaramente le forme urlate o di growl vengono totalmente abbandonate da parte sua, andando a ricoprire per gran parte dell'esibizione  un valore di seconda voce, quasi a sostituire il suono grave del basso per poi passare durante il ritornello a diventarne la prima, ma sempre rimanendo perfettamente in linea con le sue capacità canore, senza cercare di strafare e cadere in pesanti strafalcioni che ne minerebbero la credibilità.

Spellbound

Giunti alla seconda traccia ci troviamo di fronte a Spellbound (Incantato); il brano è una delle canzoni maggiormente apprezzate dell'ultimo album uscito nel 2009. Il main theme del pezzo si barcamena fra il racconto di un intenso amore, quando si è talmente ammaliati da una persona da non capire più che si sia. Avrete sicuramente avuto a che fare con dei personaggi talmente carismatici da riuscire a girarvi come una frittata con il semplice utilizzo della loro sapiente parlantina, quelli in grado di vendere un bottone per una cifra astronomica. E' esattamente quello che sta succedendo qui, lei è totalmente incantata dal suo fascino, al punto da non capire più chi sia e dove si trovi, stordita all'inverosimile dai modi di fare dell'altro, ovunque lei si trovi e qualsiasi cosa stia facendo non fa altro che pensare a lui diventando quasi una succursale dell'altra persona. Come un abile incantatore di serpenti ha catturato la sua preda, che ora si trova in una fase di voglio e non voglio dove si vorrebbe unire a questa persona, ma allo stesso tempo non vuole perdere la propria identità, al punto che decide che questo incantesimo deve essere rotto o rischia di annullare del tutto la propria personalità, e man mano che la canzone avanza la convinzione che questa cosa vada fatta monta maggiormente nella testa di lei che decide di racimolare tutte le forze che ha in corpo per tagliare questa corda, che sembra fatta di un materiale indistruttibile. La canzone in origine presentava un inizio accattivante, sensuale come una bella donna da osservare, sinuosa ed elegante che scappa veloce e perdiamo subito di vista e la si vuole gustare ancora, così da rincorrerla nuovamente con lo sguardo per rimanere nuovamente ammaliati. Ora qui anche basso e batteria hanno un ruolo fondamentale, in particolar modo il basso di Coti-Zelati era una fonte incessante di incalzante ritmo, tanto preciso e puntuale da voler quasi sovrastare il suono delle sei corde. Ecco, ora la scena è imbastita esclusivamente dalle sei corde, che si dividono il compito di "smezzarsi" fra chitarra solista e ritmica. Sempre delicate e compassate, l'acustica amplificata ti da nuovamente un senso di pace e leggerezza da impazzire, è una goduria per le orecchie sentire pizzicare le corde con tanta leggiadria. Per me che sono un amante delle ballad, questo disco si presenta sempre meglio, le reinterpretazione dei lavori usciti solo poco tempo prima danno ancor più modo di apprezzare la Spirale Vuota, in modo da dimostrare quanto le capacità strumentali non siano così di bassa lega. Vale comunque lo stesso discorso fatto per la prima traccia: la voce della Scabbia si scaglia contro il microfono come una folata di vento caldo ed insistente, di quello che ti accarezza il viso, ma che non ti stanca, una brezza marina che ti porta i profumi del mare salato, che annuseresti all'infinito dopo che hai respirato lo smog delle città affollate e caotiche per un anno intero. L'orecchio si tende ad assaporare questa performance canora, che verte principalmente al suono grave e setosamente emotivo, seguendo l'impostazione che le sei corde le danno, ma che sorprende alzando all'improvviso le tonalità facendo vibrare le corde vocali tirate a lucido per l'occasione. Così così invece risulta essere Ferro, che forse mostra il suo lato oscuro, ottima controparte "urlante", ma forse non eccezionale nella parte cantata, soprattutto ora dove le difese che vengono costruite solitamente sono state demolite per lasciarlo nudo e crudo dinnanzi all'ascoltatore. Cerca così di rifugiarsi in corner rimanendo un po' in disparte, volando basso e a pelo dell'acqua, per non fare la fine di Icaro, che cercando di raggiungere il sole ha fatto sciogliere le sue precarie ali fatte in casa per precipitare sonoramente nell'acqua gelida e porre fine alla sua vita. E' comunque da apprezzare il tentativo di non sfigurare di fianco alla presenza della Scabbia, e devo dire che ci riesce abbastanza bene, sicuramente le capacità e le qualità dei due sono diverse, per questo motivo forse si completano grandemente bene,  diventando solitamente un punto di forza per il gruppo.

Closer

Ora si passa al lato B, ed incrociamo sulla nostra strada una vecchia conoscenza dei Lacuna Coil, una delle tracce più famose provenienti da Karmacode, stiamo parlando di Closer (Più Vicina). La canzone narra la ricerca della terra promessa, del momento in cui innalzarsi e godere finalmente dei frutti del duro lavoro, e forse ora quasi ci siamo, si è sempre più vicini ad ottenerlo, per fare questo l'unico modo è il duro lavoro, la continua ricerca della perfezione, il dover affrontare delusioni e sconfitte, ma quando si giungerà in cima a tutto e si guarderà lontano l'orizzonte ripensare a tutte le fatiche saranno un ricordo anche piacevole perché avranno ancora più senso e peso nella vittoria appena ottenuta. La voglia di avvicinarsi a questo traguardo è talmente forte che qualsiasi paura svanisce col passare del tempo e con ogni centimetro di terreno guadagnato verso l'arrivo, niente e nessuno potrà far cambiare idea, niente e nessuno ostacolerà il cammino, anche se dovesse prevedere il passaggio attraverso le fiamme dell'inferno perché arrivare lì in alto ripagherà di tutto; forse i Coil in questi testi sono autobiografici, vogliono testimoniare in prima persona tutte le sfaccettature che portano al successo e nel loro caso anche alla notorietà; e il messaggio più forte passato in fondo è quello di lottare sempre, perché anche se non si vince, almeno ci si è provato, senza mai arrendersi e gettarsi a terra cercando compassione negli altri, ma contando solo su noi stessi si potrà comunque realizzare qualcosa dal sogno più piccolo a quello più grande. Questa è senza dubbio una delle canzoni più "scattanti" del sestetto milanese, ed è molto curioso come essi decidano di proporre proprio una traccia come questa in una versione che forse è la più stravolta rispetto all'originale. In origine i riff erano molto semplici quanto incisivi, il basso era un elemento di spicco assoluto, col le sue corde pizzicate con veemenza per dare maggior risalto alla canzone. L'intro poi era il preludio al nuovo corso della Spirale Vuota: un iniezione prepotente di elettronica che apriva in due la song. Mentre ora sono le chitarre ad improvvisare un inizio che non ha nulla a che vedere con la versione registrata su Karmacode. Rimarrete senz'altro stupiti da questa scelta di pizzicare le sei corde così diversamente, e credetemi che fino a quando non ci sarà l'ingresso delle voci non capirete mai che si tratta di Closer. Le chitarre comunque continueranno a rimanere notevolmente in disparte aumentando un po' l'intensità di esecuzione durante il ritornello, ma la differenza rispetto all'originale è abissale e lascia veramente sorpresi. la parte cantata naturalmente segue lo spartito imbastito dai compagni di viaggio e diligentemente segue il sentiero tracciato, sfoderando così una performance calda ed accogliente. Questo è un po' il tema principale dell'Ep, le voci risulteranno sempre meno meccaniche e più umane, sicuramente una presa diretta live di questo tipo ne mette a nudo le capacità e ne scandisce ancor meglio le parole ed il significato. Se precedentemente la Sabbia risultava un elemento di spicco assoluto, devo dire che ora si appiana ai suoi colleghi, il quartetto va avanti all'unisono senza eccedere ne da una parte ne dall'altra. Detto questo la sua voce è sicuramente ancora una volta molto accogliente e versatile, improvvisa qualche gorgoglio vocale verso fine canzone che dona quel pizzico di pepe alla track. Ferro fa il ruolo di comprimario, parte bene insieme alla Scabbia ad inizio della canzone, facendole da spalla con la sua voce più grave, dando quell'ombra necessaria per far risaltare ancor maggiormente la cristallina voce della compagna. E' nuovamente evidente l'affiatamento fra i due, che riescono a completarsi e allo stesso momento a sfidarsi con tutto il rispetto del mondo, fornendo le contrapposizioni necessarie per dare un senso di pienezza al pezzo, e conferirgli ancora maggior valore.  Siamo ormai giunti alla traccia finale, e come non aspettarsi l'omonima canzone che da sia il titolo all'album del 2009 che a questo Ep?

Shallow Life

Quindi ecco Shallow Life(Vita Superficiale). Durante la recensione di questa canzone avevo citato Trinspotting, un film di culto che vuole affrontare il tema della droga in maniera diversa. L'intento era quello di dimostrare come un tossicodipendente volesse scappare dalla società costrittiva che lo portava ad essere un semplice numero, un soldato di un esercito silenzioso ed obbediente. Tema scottante quello del sentirsi un numero in una società che pensa di etichettarci e poterci controllare grazie a media e pubblicità. Chi non pensa di non sentirsi un membro esterno dello scempio che il Mondo sta diventando? Credo molti, ma in realtà un giorno ti svegli e ti rendi conto che tutte le tue convinzioni siano soltanto stati tali, e che nulla di concreto ha coinvolto la tua vita, perché in un modo o nell'altro la società si è presa la tua esistenza portandoti ad essere uno come tanti, e non l'unico come in realtà volevi. Questa consapevolezza non potrà far altro che sconvolgerti e farti vagare in una nebbia perenne dove non si riesce a vedere più in la del proprio naso. Ecco questa è una canzone che si avvicina molto all'interpretazione originale, perché già nella versione principale l'andamento era molto tondeggiante, quasi rassegnato. Il basso e la batteria erano già di loro quasi inesistenti e lasciavano spazio alle sei corde di spaziare e di attaccare il testo, ma esse non avevano ricreato riff tagliati e aggressivi appunto per rimanere in linea col testo della canzone stessa.  D'altronde se l'originale già verteva in questa direzione, non si poteva di certo pretendere che venisse accelerata in versione acustica, dire che sarebbe stato un paradosso forse è riduttivo. L'intenzione della Spirale Vuota era sicuramente quella di porre un problema molto grave e che affligge molte persone in maniera dolce e delicata, cercando di spiegare senza aggredire ed urlare rabbia e risentimento. Quindi le chitarre partono all'unisono proseguendo su una linea comune, quella di non sfidarsi a chi si esalta di più con assoli o quant'altro, ma fornendo altresì un ottimo accompagnamento arpeggiando note delicate quanto incisive, una vera goduria ascoltare una chitarra acustica suonare in questo modo. E' chiaro l'intento di creare una ballad di ottima fattura, capace di coccolarci con amorevole amicizia. Qui devo però dire che la prova di Ferro non mi è piaciuta molto, forse è quella dove dimostra maggiormente i propri limiti nel voler andare a prendere note acute, si nota come debba "mollare" ad un certo punto per non rischiare di storpiare la propria voce e fare una figura un po' pessima. Il lato positivo è quello di capire fin dove ci si può spingere senza rischiare poi di fare figure che possono lasciare il segno. Arriviamo invece alla star del gruppo: è indubbio che la voce della Scabbia risalta ancora di più, e forse in questa canzone si esalta maggiormente rispetto alle altre tracce, è lei che prende per mano i compagni e li guida fuori dalla tormenta, non si può che inchinarsi di fronte a cotanta bellezza canora. Ora è più che mai una madre che rimbocca le coperte al proprio figlio la sera prima di andare a letto, e con amore lo guarda negli occhi e da il bacio della buonanotte sulla fronte, trasmettendogli tutto in sentimento che pervade il proprio corpo con questo piccolo gesto, il suo modo di intonare i pezzi trasmette proprio queste sensazioni, calura, premure e dolcezza, fuse in uno stile sempre altisonante e che fa da eco agli strumenti. In generale direi che è una versione ottimamente riuscita, che come detto risalta le capacità di Miss Scabbia, penalizzando invece leggermente quelle di ferro, ma che nel complesso da un senso di pienezza al messaggio che il gruppo milanese vuole passare.

Conclusioni

Tirando le somme di questo Ep cosa si può dire? La prima cosa che mi viene in mente è, versatilità. I Lacuna Coil dimostrano di saperci fare un po' in tutto, e forse con questo lavoro frenano un po' la parabola che sta diventando discendente da un punto di vista artistico, l'ultimo album non ha fatto impazzire, ma che fa impennare l'onda del commerciale. I nostri sono guidati sapientemente in questo percorso, e riescono a districarsi nel territorio americano in maniera davvero egregia. E' un peccato che questo Ep non sia arrivato nel Nostro Paese, anche se credo che sarebbe passato inosservato ai molti, perché in generale vengono apprezzate di più le performance roboanti che queste delicate espressioni artistiche. In tutta onestà prima di intraprendere il lavoro della discografia del sestetto milanese anche io, che sono un grande fan di questa band, ero totalmente all'oscuro di questo lavoro, che poi risulta nient'altro che una registrazione durante uno dei tour promozionali, ma che, torno a ripetere, dimostra alla grande una capacità da parte del gruppo di adattarsi alle varie situazioni e rendersi camaleontici. Lo giudico in maniera davvero buona, mi è piaciuto molto come hanno cercato di affrontare dei lavori appena incisi, e mi riferisco soprattutto alle tracce di Shallow Life, così come mi ha sorpreso positivamente la ri-edizione di Closer in tale chiave, a partire dalla scelta del brano stesso, fino al tono che si è deciso di dargli. Mai mi sarei immaginato che una canzone che per antonomasia è aggressiva, veloce e scattante possa essere rivoltata come un calzino senza perderne il significato pregnante. D'altronde la band ha sempre dimostrato di voler sperimentare, cambiare ed evolversi, andando a variare e così toccando diversi punti di vista: dal metal, al rock, dall'elettronica all'acustica. Con questo lavoro hanno dimostrato di provare l'acustica appieno, abbandonando tutto il bagaglio di esperienza musicale che avevano accumulato finora. Reduci da Shallow Life, che, a detta degli stessi:  "Contiene tipologie diverse di canzoni, da metal al rock, dalla sperimentazione elettronica a quella acustica. Sono direzioni diverse che possono piacere a più gente, perché noi nonostante l'aspetto da metallari, abbiamo degli ascolti molto più ampi. E' stata un'evoluzione naturale", hanno aggiunto, "passiamo molto tempo in America, dove si ascolta direttamente quello che nasce lì e la musica che senti diventa parte della tua capacità compositiva. Forse così facendo si diventa anche più internazionali, con il rischio a volte di non piacere più del tutto al proprio pubblico. Vedremo cosa succederà, è una sfida anche per noi". Pare che questo sia un messaggio abbastanza chiaro da parte della band, che nel prossimo futuro dimostrerà di tenere fede ai propri principi, che essi possano far storcere il naso o meno ai fan più accaniti.

1) I Won't Tell You
2) Spellbound
3) Closer
4) Shallow Life
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