LACUNA COIL

Shallow Life

2009 - Century Media

A CURA DI
MATTEO PASINI
10/09/2015
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione Recensione

Dopo tre anni di silenzio discografico i Lacuna Coil tornano sulla scena con Shallow Life, un album che si distoglie completamente da quella che era la spina dorsale artistico-creativa della band, dimostrando una volta per tutte che l'era Gothic sta giungendo definitivamente verso il tramonto, i suoni sono ormai contaminati da venature Nu Metal che si ingrossano sempre di più pompando nuovo sangue in circolo della creatura musicale del gruppo. Per questo motivo, quando vi appresterete ad ascoltare l'album, cercate di dimenticare tutto quello espresso in Comalies, ormai esso è solo un lontano ricordo di un era splendente, costellata da fantastiche architetture raffinate e celestiali, dove il suono era ricercato e studiato nei minimi dettagli, dove i contrasti erano messi in risalto, insomma dove il lavoro era espresso in maniera unica e a tratti inimitabile. Con Shallow Life tutto questo svanisce, posso assicurarvi che la mia sorpresa al momento dell'ascolto della prima traccia è stata più che totale, ero molto ansioso di vedere cosa di nuovo la band milanese avesse da proporre, perché il precedente album del 2006, ovvero Karmacode, mi aveva lasciato qualche dubbio nonostante la buona qualità espressa nel complesso. Shallow Life invece si presenta come un lavoro totalmente innovativo, si potrebbe dire una seconda vita, l'alba di una nuova era che sta dando alla luce qualcosa di diverso. Oserei dire che questo passaggio, che come detto precedentemente intensifica la presenza dello stile Nu Metal, va un po' a minare le convinzione dei fan più accaniti, che credevano nel fiore colorato di Comalies, quindi assaporando una musica adulta e matura in grado di portarti in universo splendente e malinconico, il turbinio creato dalla Spirale Vuota era sì costellato di immagini talvolta tristi e importanti, ma sempre con la voglia di non far pesare sull'udito dell'ascoltatore il malessere provato, portandolo così in un ambiente di riflessione estrema. Ora invece il malessere monta in rabbia, ed il turbinio dei Coil diventa un vero e proprio uragano: la parte strumentale scende in guerra senza più degli archi elfici, ma piuttosto con delle asce barbariche pronte a tagliare e squartare, a spaccare in due il contesto musicale ricreato, prendendo sempre più come punto di riferimento lo stile mastodontico dei Korn, una delle band di maggior riferimento in ambito Nu Metal. Il basso di Coti Zelati è il primo a seguire questa nuova linea guida, diventando sempre più aggressivo, con il compito di azzannare il testo e martellare, con una presenza costante ed importante, senza passare mai in secondo piano. Le chitarre hanno abbandonato quei riff puliti e classici che portavano l'ascoltatore su in mezzo al cielo, ora ti scaraventano a terra facendo udire un suono sporco e pesante, chiaramente con questo cambiamento l'headbanging sarà più facile da ottenere durante un live. Stesso discorso vale per la batteria di Mozzati, che è da sempre stata un elemento più che altro ritmico e mai prevalente all'interno della band, da ora l'uomo dietro le pelli scioglie i polsi ed inizia ad andarci giù più duro e rapido.  E le voci? Beh chiaramente anche loro devono adattarsi al nuovo stile che la parte strumentale impone: in sostanza la parte maschile, ovvero quella di Ferro, diventa una vera e propria seconda voce, abbandonando quasi del tutto lo stile growl che aveva contraddistinto le sue precedenti performance, e passando ad una costante presenza roca che in alcuni casi cerca di prevalere sulla parte femminile; difatti in alcuni testi lui diventerà prima voce. Questo è un elemento sul quale i Coil fanno sempre un solido affidamento, ovvero l'intesa perfetta fra le due voci, che da la possibilità di creare un'alternanza precisa e puntuale, riuscendo così a mischiare le carte in tavola e creando un elemento sorpresa. La Scabbia risulta come sempre l'elemento di spicco della band, dimostrando ancora una volta la sua poliedricità nell'interpretazione dei testi. Gli acuti giovanili e frizzanti lasciano spazio a concretezza e potenza, seguendo alla perfezione la linea tracciata dai suoi compari, di certo non aspettatevi di ascoltare la stessa voce di Falling o Comalies, ( tanto per citare un paio di canzoni dove ha dato il massimo ). E' più che evidente che le trasferte in territorio americano abbiano avvicinato la band al sound prodotto negli States, tant'è che ascoltando Shallow Life accosterete i Coil a vari gruppi di spicco del movimento Nu Metal, come ad esempio Linkin Park, oltre ai già citati Korn. Per questa ragione l'interpretazione canora cambia, arrivando a toccare anche dei simil rap in alcune occasioni, dando sicuramente accelerate e vigore alle song; che piaccia o meno questa ormai sembra la nuova strada che la band milanese ha deciso di impostare.

Survive

Un intro di carillon tetro e oscuro con delle voci in lontananza che diventano sempre più insistenti col passare dei secondi fino ad arrivare ad un urlo di paura e terrore che squarcia in due il cielo sono gli elementi che danno vita alla prima canzone del nuovo album: Survive (Sopravvivere). Essa è la prima dimostrazione di quanto detto nell'introduzione: suoni aggressivi e pesanti, le chitarre graffiano all'unisono perdendo quello che era il classico marchio di fabbrica della Spirale Vuota, dove una si dedicava più a parte ritmica e l'altra a quella solista, ora invece in questa song martellano insieme per far piombare ancor di più l'ascoltatore nel baratro della paura, coadiuvati alla grande dal basso di Coti Zelati, che non vuole assolutamente essere da meno e dà delle sferzate importanti alla sua cinque corde per far rimbombare ancor di più, creando un ambiente sempre più caotico. L'impressione è quella di trovarsi in fuga da un essere maligno che ci sta col fiato sul collo pronto ad azzannarci da un momento all'altro, e noi col fiatone a correre per sfuggirgli, appunto a cercare di sopravvivere. La voce di ferro prende il sopravvento per dare ancor più vigore durante la parte del ritornello, l'intenzione è quella di ingigantire il fiume in piena che è pronto a travolgerci, per questa ragione la voce della Scabbia viene utilizzata come apertura quasi ad acquietarci e stordirci, ammaliandoci con le sue enormi capacità per poi invece essere colti di sorpresa dalla parte cattiva della band. Il testo parla appunto di sopravvivenza, la sopravvivenza alla solitudine nella quale ci troviamo, proprio questo elemento è la bestia malefica che gli strumenti hanno cercato di ricreare mediante il suono. Il sentore di essere circondati da milioni di persone, ma al contempo di trovarsi sperduti e senza appigli in un Mondo che sta andando sempre più a rotoli. Come delle piccole formiche vagabonde in cerca del proprio io, cerchiamo di accumulare sempre più esperienza e forza, di temprare il nostro carattere e rafforzare la nostra corazza perché in mezzo a quella ressa malefica saremo sempre soli contro tutto e tutti. All'inizio della canzone si parla dell'incapacità di farsi ascoltare, perché non si riesce a spiegare il perché del malessere interiore che ci pervade ed è per questo motivo che dobbiamo trovare la strada maestra singolarmente, perché nessuno all'infuori di noi stessi può trovare la chiave di volta per eliminare questo problema. I Coil molto spesso hanno virato su questo tema, facendolo diventare spesso l'argomento centrale delle loro discussioni, ed a quanto pare vogliono portarlo avanti cercando di spiegarlo in maniera più veemente. Nonostante tutti i dubbi che si accavallano dentro la mente e nel cuore risalta sempre la voglia di scalare la montagna delle difficoltà e cercare di emergere in un Mondo che cerca costantemente di mandarti a fondo con tutti i mezzi possibili ed immaginabili.

I Want Tell you

Intro con voce di Ferro otturata per I Want Tell you (Non Te Lo Dirò), seconda traccia che presenta ancora una volta il nuovo corso della Spirale Vuota. Velocità e riff tagliati sono la parte predominante, la band milanese ha voglia di correre e accende i  motori per sgommare via rapida fra le creste impervie che il deserto delle paure ci para davanti. Il tema dell'amore bruciante, scottante, quello che ti marchia a vita come si fa con un capo di bestiame, doloroso e perenne, l'amore visto come una bugia che scombussola il nostro animo. Quando si ha piena coscienza che tutto sta andando a rotoli, che la persona che si ama è bugiarda, ma il sentimento provato è troppo forte ed intenso per voler ammettere che ormai non c'è più nulla da fare per salvare il rapporto, ed allora si vive in questa bolla di sapone dove si cerca di allontanare ogni spettro maligno, che incombe alle nostre spalle ed oscura il nostro animo. Tutto questo quanto potrà durare secondo i nostri? Danno l'impressione di una grande forza di volontà, ma in realtà è solo una maschera teatrale che nasconde la convinzione che tutto ormai stia terminando, tant'è che la canzone conclude con l'ammissione di essere bugiardi, perché il voler tener costantemente in piedi un amore che ormai è privo di fondamenta logiche è da deboli, non avere la necessaria forza per tagliare il cordone ombelicale ci fa diventare degli abili mentitori. Per passare questo messaggio, come detto, i Coil giocano su un ritmo incalzante ed aggressivo, con la loro musica cercano di lasciare attaccato l'ascoltatore, inchiodarlo lì senza farlo scappare, alzando i decibel vocali durante la fase del ritornello, nel quale i due cantanti si uniscono per gridare ancor di più lo sgomento ed il dolore interno. Il motivo di base impostato dalle chitarre è molto orecchiabile e del tutto predominante in questa song, esse lasciano poco spazio ai colleghi stipati nel ruolo di batterista, che in questo caso limita il suo compito ad un leggero accompagnamento di sottofondo, ed al basso, che a dispetto di altre occasioni non risalta troppo nello spartito della Spirale Vuota. Un breve assolo portato dalla sei corde freddo e glaciale taglia in due la song, che poi riprende incessantemente sugli stessi ritmi, giocando molto su pause e riprese, come arrivare in staccata ad una curva con la propria moto per poi riaprire il gas e dare tutto quello che si ha in corpo.

Not Enough

E' tempo di ballad in casa Coil, ed allora la band milanese compone Not Enough (Non Abbastanza), traccia numero tre di Shallow Life, che riprende nuovamente il tema dell'amore, ma questa volta visto da un lato più tenero ed appassionato. Quello in cui si fa di tutto per salvarsi, capendo che solo l'unione di intenti può riuscire a risollevare i componenti del rapporto dall'abisso nel quale stanno sprofondando perché uno dei due sta mollando il colpo. Ed allora ecco l'accorato appello nel quale si prega di riflettere, di non mollare perché insieme si troverà la strada per tornare indietro, verso i fasti di un rapporto splendente ed irradiato dal sole, per far tornare la luce dove ora regna l'oscurità più profonda che si sia mai vista. Anche se i dubbi assalgono la mente, basta incrociare per pochi istanti lo sguardo della persona amata per capire che ogni paura deve essere spazzata via dalla convinzione e dalla fiducia che in essa si ha, per seguire la via più giusta, quella che porta ad un futuro felice e senza nuvole all'orizzonte. D'altronde quando la propria anima è assetata d'amore si lotta in qualsiasi modo e con ogni mezzo per far sì che essa venga sfamata e saziata, per poter riempire il cuore di gioia e beatitudine. Ritmo più compassato per questa song, dove la Mozzati dietro le pelli assume il ruolo di protagonista, aumentando i decibel della sua batteria e candendo incessante il tempo, soprattutto nelle parti cantate da Ferro, dove le chitarre si acquietano creando una sorta di atmosfera interrogativa, allora ecco che la batteria prende il sopravvento dando l'impressione di voler entrare nel cervello per non far rilassare troppo l'ascoltatore. Come detto le sei corde limitano in questo caso il compito ad un accompagnamento sofisticato e gradevole, visto che si tratta di una ballad. Esse sono coadiuvate alla grande dall'utilizzo del pianoforte che vuole conferire un aspetto classico e serioso all'ambientazione musicale,  importante il ruolo di questo momento nel cosiddetto momento di stacco, quando improvvisa un duetto con la voce cristallina della Scabbia, facendo da preludio ad un finale più incalzante rispetto ai ritmi proposti per tutta la durata della song; da notare che il piano chiuderà la traccia stessa, come a voler dare l'impressione di un cerchio nel quale inizio e fine vengono effettuate dallo stesso strumento. La parte vocale si esprime più su vecchi metodi, dove la Scabbia è l'assoluta protagonista, andando a prendere tonalità sempre più alte contrapponendosi coì alla voce grave e disperata della controparte maschile, ovvero quella di Ferro.

I'm Not Afraid

Che le pianole ed i suoni classici piacessero ai Coil ormai è cosa risaputa, ed infatti una pianola suona da intro per la quarta traccia, I'm Not Afraid (Non Sono Spaventato), dando così modo ad una chitarra cruda e decisa di squarciare in due una melodia pacata e cristallina. Le sei corde imperversano in maniera grezza e rude senza mai fermarsi, diventando col passare dei minuti le assolute protagoniste, abbuffandosi di tutto il cibo messo in tavola e lasciando gli altri a stomaco vuoto. Coti -Zelati sparisce quasi totalmente dallo spartito, il suo suono si avverte solo in lontananza, le cinque corde non tremano come ci si aspetta da lui; il suo compito è quello di supportare da umile servitore le sei corde, come farebbe un fidato scudiero con il suo cavaliere. Mozzati ritorna nel classico ruolo della batteria in pieno stile Coil, infatti essa non è mai risultata un elemento di spicco assoluto, ma piuttosto un validissimo sostegno allo spartito musicale. Tutto questo è creato per dare la possibilità alle due voci di esprimersi al meglio, intrecciandosi fra loro come rami d'edera che crescono sul muro di una casa; la classica contrapposizione fra chiaro e scuro, dove la parte maschile cerca di prendere il sopravvento alzando i toni, per poi essere tranquillizzata da quella femminile, che con una dolce carezza la mette a nanna. Ora tocca parlare di paure e minacce, il testo lascia libera interpretazione, non si riferisce ad un tema preciso. Quello che i nostri voglio passare come messaggio è di non essere mai spaventati, anche se la minaccia più opprimente ci sta arrivando alle spalle e noi ignari continuiamo a camminare per la nostra strada, quando però essa sarà vicina dovremo essere pronti a reagire in maniera veemente e decisa per non lasciarci sopraffare, per non cadere a terra sconfitti, qualunque sia il nemico che vuole la nostra testa. Poche parole, ma incisive per la band, che raffigura la paura come una compagna di viaggio che dobbiamo essere pronti a scaricare dalla nostra auto accostandoci al ciglio della strada e scaraventandola fuori dalla nostra auto, per poter avere meno peso a bordo e sfrecciare veloci contro qualsiasi altro ostacolo che l'impervia strada dell'esistenza col passare degli anni ci parerà davanti. Questo è un tema molto caro alla Spirale Vuota, che lo inserisce sempre nei propri album: la voglia di lottare e mai mollare, di non abbassare la testa davanti ad alcun nemico, per quanto esso possa essere potente ed ingombrante. Mettere da parte le paure gestendole sapientemente è un arma che si potrà utilizzare per avere il polso deciso in qualsiasi situazione, ecco questo forse è il messaggio che in mezzo a tutte le figure metaforiche spicca! 

I Like It

E' tempo della quinta traccia, I Like It (Mi Piace), una canzone che definirei da teenager, improntata molto sul gioco del mi piace e non mi piace, ripetuto allo sfinimento come uno scioglilingua per dare ritmo ad una song che reputo fra le più brutte di questo album. Troppo lontana dagli standard dei Coil, troppo banale e poco fantasiosa a livello musicale e di testo, a tratti scontata all'inverosimile. Impostata su ritmi abbastanza veloci e serrati, la batteria di Mozzati guida in tal senso questa traccia decidendo il tempo di battuta. Le chitarre non intralciano più di tanto le esecuzioni di chi sta dietro le pelli e al microfono, risaltando soltanto durante la parte del ritornello diventando così più aggressive e dure, aiutate dal basso che in questo caso cerca di alzare il proprio volume per non essere messo nuovamente in disparte. Neanche la voce della Scabbia riesce a salvarla, visto che è lei che si carica il peso di portare avanti questa song, cercando in tutti ii modi di amplificare la sua performance per attirare l'attenzione su se stessa e dimenticare tutto quello che la circonda. Mentre Ferro fa capolino ogni tanto con qualche intervento da corista, in particolar modo durante la parte del ritornello. Dal mio punto di vista questa canzone è quella che definisce il lato peggiore del nuovo corso della Spirale Vuota, che dimentica tutte le atmosfere cariche di celestiali immagini per cadere in una banalità commerciale come questa. Diciamo che la canzone prova a raccontare il sentimento di liberazione da un amore che incatenava la persona ad un palo che diventava sempre più scottante. Ora che queste catene sono spezzate, lei canta con gioia irridendo l'altro con un sorriso smagliante per gridare la propria libertà da quel rapporto opprimente che la stava facendo affondare. Il tutto ripetendo quanto questa nuova situazione le piaccia e quanto chiaramente a lui possa provocare irritazione, paragonando l'ex amato ad un padrone e lei ad una schiava che riesce a rompere i gioghi dell'oppressione per librarsi leggera in cielo e toccarlo come un gabbiano in volo. Tutto questo diventa una messa solenne, che celebra la vittoria personale in un conflitto che stava diventando estenuante e devastante per la mente e il cuore; un giorno di festa da segnare sul calendario della propria vita, da ricordare assolutamente come una delle più grandi imprese a livello personale, tanto da essere festeggiata in maniera eclatante nei confronti cdi chi ha provocato tanto dolore.

Underdog

Underdog (Sfavorito) è la traccia che segna il giro di boa di Shallow Life, che è giunto quindi alla sua sesta canzone; aperta da un intro di chitarra a livello industriale, questo spartito va molto a ricordare lo stile dei Down, che per chi non li conoscesse è il gruppo capitanato da Phil Anselmo, e dei Korn . Song che verte su suoni pesanti e grezzi, sembra di trovarsi all'interno di una fabbrica abbandonata in balia di pensieri ed emozioni, per ricreare tutto ciò ovviamente le chitarre si impegnano al massimo per risultare il più opprimente possibile. Per fare ciò ovviamente la voce della Scabbia sarebbe risultata alquanto inadatta, quindi lo scettro di re passa a Ferro che prende in mano le redini della situazione sfoderando una buona parte di cantato, vero è che la sua compagna non rimane del tutto muta, ma interviene per spezzare l'egemonia della voce maschile con toni però sempre bassi, lasciando per una volta i suoi acuti fuori dalla canzone. La batteria procede lenta e compassata, fungendo solamente da metronomo, mentre il basso questa volta è deciso e puntuale perché chiaramente deve far riecheggiare la sua presenza per amplificare ancor di più la rudezza del pezzo. Immaginate di trovarvi all'interno di un ring per uno scontro che vale tutto, quello che potrebbe portarvi alla ribalta e consacrarvi negli annali, ma voi siete gli sfavoriti, lo siete sempre stati e salite su quel terreno di lotta come la vittima sacrificale per la vittoria altrui, non considerati non esaltati, soltanto lì per lo show che fa guadagnare ulteriori crediti all'avversario e stroncare la vostra precaria carriera. In quel momento però scatta qualcosa nella vostra testa, l'orgoglio prende il sopravvento, la voglia di cucire le bocche di chi vi denigra e deride, la voglia di cancellare la smorfia di spavalderia che risalta sul viso del vostro contrapposto. Allora le energie diventano immense e vi pompate di una forza che non sapevate di avere, o che forse avevate paura di esternare, ed allora iniziate a pensare che lo volete vedere a terra, che il suo sguardo deve solo incrociare i vostri piedi, perché è lì che deve stare, disteso a terra privo di sensi. In sostanza nessuno ha il diritto di uccidere i vostri sogni e il vostro animo, e per essi bisogna lottare fino a sputare sangue per non arrendersi mai e lasciare che il primo che passi ci dica cosa si può e cosa non si può fare, spezzando così sul nascere ogni nostra iniziativa.

The Pain

The Pain (Il Dolore) è una canzone molto introspettiva, guidata in maniera sapiente da ambientazioni elettroniche di sottofondo, in grado di ricreare quelle tanto conclamate immagini che i Coil erano stati finora in grado di produrre. Tutto questo è supportato da una chitarra leggera e quasi impercettibile, sottile e pungente come una dolce brezza di vento che accarezza il volto in maniera costante e pacifica. Naturalmente il basso di Coti-Zelati non potrà sfogare la rabbia e la frustrazione che solitamente mette in gioco, ma giustamente circoscrive il suo lavoro in quello di sapiente metronomo, forse impercettibile al nostro udito ma utilissimo per legare la struttura musicale della band. La stessa cosa la fa Mozzati dietro le pelli, che non calca affatto la mano, anzi. Con colpi di una leggerezza incredibile coccola le sue pelli e i suoi piatti per dare dei sottofondi ritmati, ma mai eccessivi. Tutto questo viene messo al servizio della Scabbia, che si dimostra abile in un nuovo tipo di interpretazione, dove può dare libero sfogo alla sua creatività vocale, spaziando da bassi ad acuti, aiutata in tal senso dal compagno di avventure Ferro, che le si frappone per poterne risaltare ancor di più le qualità canore della cantante milanese. Come detto è una song molto introspettiva, che parla di un dolore immenso che sta scombussolando la vita al punto da non poterla più definire tale. Un cerchio di bugie e paure aleggiano sulla testa, il cuore è colmo di disperazione e desolazione, perché tradito da chi credeva l'unico che lo poteva salvare. Come capita spesso chi si crede sia quello più vicino si conferma poi il peggior traditore, ma questo tipo di tradimento è la cosa che scotta di più che ci rende inermi come avere una canna di fucile puntata alla tempia in attesa del colpo di grazia. L'unico modo per allontanare quest'arma che punta dritto a noi è voltarsi ed andarsene per scappare da una situazione troppo grande per essere affrontata. Un vecchio proverbio dice: lontano dagli occhi, lontano dal cuore; ecco dove vogliono arrivare i nostri, talvolta per star bene bisogna cambiare, andare via e ricominciare da zero. Soltanto una scrosciante cascata di pioggia potrà lavar via tutti i pensieri e le frustrazioni che ci attanagliano per poter essere così finalmente liberi da ogni male e preoccupazione, la metafora della pioggia è abbastanza comune in questi casi, e viene utilizzata proprio a questo scopo. 

Spellbound

Eccoci giunti all'ottava traccia, quella che poi diventa il singolo dell'album stesso, ed una delle canzoni più conosciute di Shallow Life, stiamo parlando di Spellbound (Incantato): inizio accattivante, rapido e sgusciante, la chitarra si diletta ad inondarci di note veloci ed altamente orecchiabili per ricreare un motivetto che ci mette in attesa fremente, per poi andarsi ad acquietare quando ferro irrompe sulla scena introducendo la parte cantata. Le sei corde avranno poi una parte fondamentale per un assolo eseguito a metà canzone davvero di tutto rispetto, che consente alle voci di riposare per poi riprendere incessanti e dirigersi verso la fine della traccia stessa. Le cinque corde finalmente riescono ad esprimersi sui livelli che competono andando ad aggredire il testo con una presenza costante e precisa, per non lasciare nulla al caso, per non lasciarsi soprattutto mettere i piedi in testa da nessuno. Mozzati invece torna ad esprimersi nel ruolo che più compete, senza mai forzare la mano a parte quando introduce l'assolo di chitarra dando un improvvisa accelerata alla sua batteria. Da sottolineare la prova della Scabbia, anche se forse viene troppo spesso attutita da queste iniezioni elettroniche che amplificano si la sua voce, ma che forse la rendono meno incisiva perché troppo sporcata da questi elementi esterni. Ferro si conferma un ottima garanzia, sfoderando nuovamente una prova di tutto rispetto, ormai il suo compito è diventato quello di mettersi dietro il microfono non solo per growl, ma per vere e proprie parti cantate. Il titolo parla dell'essere incantati, talmente ammaliati da una persona da non capire più che si sia. Avrete sicuramente avuto a che fare con dei personaggi talmente carismatici da riuscire a girarvi come una frittata con il semplice utilizzo della loro sapiente parlantina, quelli in grado di vendere un bottone per una cifra astronomica. Esattamente quello che sta succedendo qui, lei è totalmente sottomessa dal suo fascino, al punto da non capire più chi sia e dove si trovi, stordita all'inverosimile dai modi di fare dell'altro, ovunque lei si trovi e qualsiasi cosa stia facendo non fa altro che pensare a lui diventando quasi una succursale dell'altra persona. Come un abile incantatore di serpenti ha catturato la sua preda, che ora si trova in una fase di voglio e non voglio dove si vorrebbe unire a questa persona, ma allo stesso tempo non vuole perdere la propria identità, al punto che decide che questo incantesimo deve essere rotto o rischia di annullare del tutto la propria personalità, e man mano che la canzone avanza la convinzione che questa cosa vada fatta monta maggiormente nella testa di lei che decide di racimolare tutte le forze che ha in corpo per tagliare questa corda che sembra fatta di un materiale indistruttibile, chissà se ce la farà. 

Wide Awake

Nuovamente il piano va ad aprire una canzone dei Coil, ed ecco che si palesa a noi Wide Awake (Completamente Sveglia), per ricreare un ambiente in stile lounge, molta atmosfera, molta passione in un testo che prevede la sola interpretazione della Scabbia. Partendo dall'accompagnamento si può dire che l'elemento del piano da uno spiccato senso di tranquillità e pace, e tutti gli altri strumenti lo seguono a ruota, il tutto è fatto chiaramente per esaltare la splendida voce della Scabbia, che in questo caso dimostra ancora una volta di essere una delle migliori nel suo campo, passando da toni bassi e caldi, per arrivare ad acuti struggenti e pieni di sentimento. Se le sei corde emettono pacati striduli di sottofondo che non vanno mai ad intaccare la struttura musicale, il basso invece si fa sentire maggiormente, facendo avvertire la propria presenza ogni volta che la voce tende ad alzarsi, come una sorta di accento atto a dar più vigore al contesto, stesso compito della batteria di Mozzati che va a puntualizzare ogni movimento vocale della Scabbia. Assolutamente azzeccato il momento di stacco dove il piano guida in solitario la traccia, per prepararci al nuovo ingresso in scena della voce cristallina e limpida della Scabbia, pronta a dare tutto nell'ultima curva. Arrivare al punto di non ritorno è il tema principale di questa song, che sceglie un testo delicato e amorevole, come una madre che parla al proprio figlio con gli occhi pieni di un sentimento talmente forte da poter sconfiggere qualunque cosa. Si narra del momento in cui si capisce che bisogna invertire rotta per risalire la china e abbandonare gli inferi in cui ci si trova per vivere con più serenità. Per fare tutto ciò bisognerà armarsi di una grande forza interiore per potersi liberare dalla gabbia che nel tempo ci si è costruito attorno non rendendosi conto che essa al posto di proteggerci limita la nostra esistenza, non ce la fa godere al massimo, ci lascia un po' così, con una vita vissuta a metà senza tutte le cose che avremmo voluto fare. Questa canzone ti porta a pensare, a riflettere su molte cose, ed infine ti porta ad aprire gli occhi e vedere un cielo blu splendente, senza alcuna nuvola in cielo, senza più oscurità ma soltanto con tutta la positività di questo mondo. Quando tutto questo succederà ci si ritroverà completamente svegli, liberi da quel torpore che per troppo tempo ha pervaso il nostro corpo, e ovattato i nostri sentimenti. 

The Maze

Traccia numero dieci è The Maze (Il Labirinto), il sentore di trovarsi in una situazione più grande di noi, rincorsi da un feroce Minotauro all'interno di un complesso labirinto, con il filo che Arianna ha posato per noi, per mostrarci la via d'uscita che diventa sempre più sottile fino a rischiarsi di rompere. Il messaggio è molto chiaro, i turbinii mentali vengono raffigurati da questo labirinto nel quale corrono ed imperversano senza però trovare uno sbocco definitivo per espellerli dal nostro corpo, e a causa di questo la nostra sofferenza monta sempre più fino a raggiungere livelli insostenibili, Al punto che urge una soluzione definitiva per riuscire a fuggire da questa confusione mentale che ci sta inchiodando a terra, e come fare ciò? La risposta è tanto semplice quanto complessa, bisogna farcela da soli, armarsi di grande forza di volontà e con le proprie energie trovare l'uscita prima che il Minotauro arrivi e ci prenda, perché allora non ci sarà più modo per tornare indietro. Perché c'è un limite entro il quale bisogna riuscire nell'impresa o tutte le paure ci attireranno in un gorgo più forte e potente di noi con una capacità attrattiva tale da tirarci verso il fondo e non farci più risalire portandoci alla sconfitta eterna. Musiche decisamente più inquietanti dopo le melodie di Wide Awake per questa canzone, che visto l'argomento trattato propone qualcosa di più aggressivo e risoluto. L'apertura è concessa alla Scabbia che con un arpeggio vocale stile foresta amazzonica da il via a questa nuova canzone, che vede poi in Ferro il protagonista principale che si occuperà di mostrarci tutta la sofferenza ed il disappunto con la sua voce roca e cruda, mentre la sua compare lo coadiuverà con cori ed interventi per spezzarne l'egemonia assoluta. Come detto la song è più ritmata e veloce, per questo le sei corde prendono il sopravvento tagliando in due lo spartito con arpeggi diretti e decisi che vanno a ricreare ambientazione "da corsa" per far palpitare il più possibile l'ascoltatore e tenerlo sul pezzo. Anche la batteria di Mozzati procede spedita per non restare troppo indietro e perdere terreno nei confronti dei suoi compagni di viaggio, andando spesso ad accelerare senza però incidere con veemenza nel testo. Discorso diverso per il basso, che risulta più alto nei toni anche se perde l'elemento del grezzo che ultimamente lo aveva contraddistinto. Poi c'è la classica pausa nella quale gli strumenti si quietano, per dar spazio alla voce e per poi riprendere e dare il colpo finale alla canzone.

Unchained

Unchained (Libertà Dalle Catene) è l'undicesima traccia di Shallow Life che quindi sta giungendo al termine. Il titolo penso che valga più di mille parole, non vi è alcun dubbio su dove i nostri vogliano andare a parare, si torna a parlare di oppressione mentale, di schiavismo personale, della continua e assidua ricerca di se stessi per non esser incatenati ad uno stereotipo di vita che non fa per noi. Come sempre questo passo è facile da dirsi ma difficile da farsi, il momento in cui si decide di buttarsi fa paura e molte volte proprio questa ci blocca e rimaniamo stagnati in delle putride paludi nonostante vorremmo uscirne il più presto possibile, ma quando questo accade veniamo frenati, perché talvolta è meglio una squallida sicurezza che un incerto futuro. Eppure i nostri ci raccontano della libertà avvenuta, le catene spezzate, il sentore di essere un proiettile lanciato a tuta forza nel cosmo pronto ad esplodere in tutta la sua potenza. Adesso che si è slegati si guarda indietro quel putrido stagno e ci dice quanto si è stati sciocchi a non scappare prima, a non afferrare la corda che ci è stata posta come occasione per tirarci fuori dalla melma. La Scabbia apre nuovamente la canzone citando il titolo stesso della traccia con fare accattivante e persuasivo al quale partecipano subito le chitarre che imbastiscono un ottimo riff tagliente, che cala su di noi come una scimitarra affiliata. La batteria di Mozzati assume un aspetto di importanza andando a scuotere le pelli e i piatti con vigore riuscendo così a ritagliarsi il proprio spazio nello spartito musicale che così si riempie di  grande energia e "rumore", come a dire: questa volta il leone sono io! ed in un ipotetica guerra fra strumenti allora ecco che la sei corde si diletta in un assolo che forse è fra i più belli dei Coil, anche perché non sono un vero e proprio marchio di fabbrica della band milanese, ma che in questo caso riesce a colpire con assoluta efficacia assegnandosi un meritatissimo punto di vantaggio. Ed in mezzo a tutto questo il basso che fa? Beh si dedica al ruolo di metronomo senza mai uscire troppo dalle righe, lasciando che gli altri si facciano la guerra e lui funga da arbitro imparziale. Come al solito le voci si riescono ad intrecciare alla perfezione cedendo il passo l'una all'altra per poter creare una simbiosi di tutto rispetto e riuscire a coinvolgere l'ascoltatore con alti e bassi per non far cadere in una monotonia devastante il pezzo, l'affiatamento si manifesta anche nei sali e scendi vocali, quando una va su l'altro si contrappone e viceversa, creando così una continua gara che stuzzica l'udito.

Shallow Life

Un duetto di piano e voce maschile che si avverte lontana aprono Shallow Life (Vita Superficiale), testo che da il nome all'album stesso. Un accompagnamento sobrio ed accurato dove tutta la parte strumentale si riduce ad un leggero brusio di sottofondo, dove per la maggior parte del tempo si avvertono queste iniezioni di elettronica e archi che conferiscono ancor di più una notevole serietà alla canzone, che col passare dei secondi è in grado di trasportati in un mondo parallelo carico di pensieri e riflessioni. La verità è che si vuole dare spazio alle due voci che hanno quindi il dovere di risultare efficaci all'inverosimile per far dimenticare l'assenza di potenti schitarrate e decisi interventi di basso e batteria. La scelta è veramente azzeccata, una canzone che apprezzo molto sia per testo che per interpretazione vocale, sempre tenuta verso toni bassi che portano a cullarti e trascinarti laddove i pensieri più reconditi si nascondono, e grazie a questa musica sono pronti ad esplodere. La parte principale in questo caso è della Scabbia che cattura su di se l'attenzione per poi passare ogni tanto la palla a Ferro, la cui voce però viene sempre otturata per renderla lontana e quasi impercettibile, come un soffio di vento che arriva alle nostre orecchie. Tema scottante quello del sentirsi un numero in una società che pensa di etichettarci e poterci controllare grazie a media e pubblicità. Chi non pensa di non sentirsi un membro esterno dello scempio che il Mondo sta diventando? Credo molti, ma in realtà un giorno ti svegli e ti rendi conto che tutte le tue convinzioni siano soltanto stati tali, e che nulla di concreto ha coinvolto la tua vita, perché in un modo o nell'altro la società si è presa la tua esistenza portandoti ad essere uno come tanti, e non l'unico come in realtà volevi. Questa consapevolezza non potrà far altro che sconvolgerti e farti vagare in una nebbia perenne dove non si riesce a vedere più in la del proprio naso. Per citare Trinspotting, avete presente l'inizio che dice :" Scegliete la vita, scegliete un lavoro ecc.? E che conclude dicendo:  Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina. In questo caso il tema è la droga, ma in realtà potrebbe essere qualsiasi altra cosa, il voler diversificarsi e distinguersi da una società stampo che inghiottisce con ingordigia tutti quanti. Alla fine anche il personaggio di questo film cederà e si adatterà gioco forza alle costrizioni sociali, ed è la stessa identica cosa che accade all'ipotetico personaggio del testo musicale composto dai Lacuna Coil .

Bonus Track: Oblivion

Eccoci giunti al finale; la band ci propone una bonus track, ovvero Oblivion (Oblio), congedandosi da noi con una piccola perla che ricorda i primi Coil, segno che forse non hanno perso le loro prime caratteristiche. Un testo di forte impatto, curato nei minimi dettagli, dove le due voci riescono in questo caso più che mai ad unirsi e giocare a vicenda per creare un filo conduttore costante e preciso. Dove le chitarre riescono a sfoderare momenti di assoluta quiete con arpeggi che vanno a ricordare l'acustica, come ad esempio l'intro stesso della canzone, per poi scatenarsi in aggressione pura per metterci con le spalle al muro e urlare tutta la rabbia ed il malessere. Questi ultimi momenti diventano trascinanti anche per basso e batteria che si illuminano ed iniziano ad andarci giù cattivi per unire le forze. Ammirevole anche l'assolo di chitarra. Questa canzone mi ricorda molto l'impostazione di Comalies, ed intendo la canzone stessa, non tutto l'album, che prevede questi momenti di tranquillità e poi di apertura totale a livello strumentale, dove l'incedere diventa sempre più potente e ti porta al canto a squarciagola per buttare fuori tutti i pensieri maligni. La canzone si acquieta per poi concludere ancora con arpeggi delicati, direi una scelta azzeccatissima da parte della band. L'oblio in cui siamo inghiottiti e dal quale non risaliamo; vi direte: ma non ne hanno già parlato? Beh sì, ma i Coil hanno molto a cuore questo tema, come se fosse una sfida personale portare alla ribalta il sentimento di rivalsa, da usare come esempio per chi vive momenti di difficoltà, e probabilmente, anzi sicuramente loro si sentono di essere l'incarnazione di questo, perché grazie al duro lavoro hanno raggiunto certi traguardi. Tornando alla traccia, si parla appunto di fuggire dall'oscurità per raggiungere la luce e la libertà, questo però spesso non può essere fatto da soli, meglio se c'è qualcuno ad aiutare, ed Oblivion narra di una richiesta di aiuto accorata e decisa. Un appello che non può passare indifferente perché urlato verso il cielo, la strada davanti è solitaria, ma questa solitudine è troppo pesante da gestire e quindi ecco il perché dell' S.O.S. lanciato disperatamente. Talvolta nella vita è meglio mostrarsi deboli, che poi in realtà non lo si è, e risolvere le cose che fare i finti forzuti e rimetterci le penne. La canzone conclude parlando di un continuo viaggio alla ricerca della liberazione, vagando qua e là nell'attesa che qualcuno cinga la mano per portarci in salvo.

Conclusioni

Tirando le somme di questo Shallow Life non si può dire che nel complesso sia un album da bocciare del tutto, ho sentito e letto di feroci critiche nei confronti della band per la nuova direzione artistica intrapresa. E' comprensibile che i fan più accaniti della Spirale Vuota siano rimasti delusi dal fatto di non poter più udire quei magici lamenti che il gruppo era riuscito ad esprimere in Unleashed  Memories e Comalies, dischi che hanno fatto raggiungere l'orgasmo (musicalmente parlando) e fatto apprezzare la band come mai prima d'ora. Tutto questo è ormai passato, ed il presente parla una nuova lingua; i Lacuna Coil hanno sempre dimostrato una certa propensione per l'innovazione e di conseguenza l'evoluzione artistica della band stessa per non rimanere statici sulla stessa tipologia di lavoro. I cambiamenti devono però essere fatti con coscienza ed equilibrio, qualità che paiono un po' approssimative in Shallow Life, dove è stato messo insieme un lavoro che verte in una direzione un po' confusa, e nonostante la buona idea di base esso si perde perché caricato di troppe sfaccettature che lo rendono un album più ingombrante che piacevole. Se da un punto di vista dei testi la band sforna sempre ottime cose, la parte musicale pecca in molti frangenti. Tant'è che a mio parere le canzoni veramente riuscite sono ben poche, e fra queste spiccano su tutte Spellbound, Wide Awake e Oblivion; un po' poco per chi ha composto Comalies. A partire da I Like It, che ritengo il simbolo della banalità, troppo scontata come ambientazione, troppo pop, troppo teenager. Le altre canzoni invece presentano scelte che fanno storcere il naso, come decidere di mettere in risalto il suono delle chitarre, conferendole un aspetto più mastodontico ed appesantito, togliendole il compito di sfoderare arpeggi angelici per diventare invece delle scuri da guerra diventando così creatori di ambienti grezzi e rudi. Per non parlare poi della volontà di oscurare la magnifica voce della Scabbia con questi elementi elettronici che ne storpiano le invidiabilissime qualità canore. Tutto questo velare fa appassire i petali del fiore che era sbocciato rigoglioso in Comalies, facendo piombare la Spirale Vuota in quel che sembra essere un'era buia ed incerta. Probabilmente determinante in questo nuovo corso artistico è stata sia la pesante influenza americana che porta a creare musica più per masse, che la presenza del produttore Don Gilmore, che già aveva preso per mano formazioni  come Linkin Park, Duran Duran ed Avril Lavigne (giusto per citarne qualcuno). Esso ha dimostrato di prediligere motivetti più commerciali che altro, lasciando in disparte la componente musicale vera e propria per concentrarsi sulla componente monetaria. Il risultato è quello di cui si sta parlando: si intravedono ancora le basi dei Coil (per fortuna, aggiungerei), ma queste sono per lo più sopraffatte da spartiti troppo semplici per appartenere alla band milanese. Il valore del gruppo non può e non deve essere messo in discussione, ma alcune fatte assolutamente sì. La speranza è che si ravvedano e tornino sui loro passi, abbandonando questa voglia estrema di Nu Metal che li sta evidentemente azzoppando. Non si chiede certamente di fare dei Comalies a ripetizione, ma quanto meno di rimanere fedeli ad uno stile che li ha portati alla ribalta a livello internazionale, conferendo al made in Italy una bandiera importante da esportare in tutto il Mondo!

1) Survive
2) I Want Tell you
3) Not Enough
4) I'm Not Afraid
5) I Like It
6) Underdog
7) The Pain
8) Spellbound
9) Wide Awake
10) The Maze
11) Unchained
12) Shallow Life
13) Bonus Track: Oblivion
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