LACUNA COIL

Lacuna Coil

1997 - Century Media

A CURA DI
MATTEO PASINI
17/03/2015
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Con la recensione di oggi iniziamo un viaggio che ci porterà alla scoperta di una delle band italiane più conosciute all'estero, che nel corso degli anni ha fatto parlare di sé, alimentando sempre discussioni fra critica e fan: sto parlando dei Lacuna Coil, gruppo formatosi a Milano che ha all'attivo 7 album, 2 Ep e 1 live DVD registrato. I Lacuna Coil sono probabilmente una delle più belle realtà dai fine anni '90 ad oggi che il metal italiano abbia sfornato; il gruppo vede la propria nascita in quel di Milano nel 1994 col nome di "Sleep of Right", per mano del cantante  Andrea Ferro, del bassista Marco Coti Zelati e del chitarrista Raffaele Zagaria. Nei primi mesi si cimentano in alcuni live, fino ad arrivare alla registrazione di un brano per un' etichetta indipendente nel maggio del 1995. Successivamente si aggiungeranno alla line-up il batterista Leonardo Forti, il chitarrista  Claudio Leo e la cantante Cristina Scabbia, che diventerà sicuramente il punto di forza e di maggior spicco della band. Nel 1996 diventano "Ethereal", ed iniziano a lavorare per creare un demo promozionale che non passa inosservata a lungo, tanto da attirare sul gruppo le attenzioni della Century Media, con cui poi sigleranno il contratto. I Lacuna Coil sono stati una ventata di aria fresca nel panorama del metal italiano, troppo fossilizzato su ambienti power: dare una definizione di genere e stile  ben precisa a questo gruppo risulta difficile, in quanto gli album subiscono una notevole variazione col passare degli anni, passando da una vena goth e malinconica, fino ad arrivare ad una svolta che tocca il nu-metal e il commerciale. Fin dall'inizio, la band porta forte il segno dell'avvenente cantante e front-girl Cristina Scabbia: "Ho cominciato a cantare nel 1991, più che altro per divertimento" ,ha raccontato la vocalist milanese , "Interpretavo roba soul, anche dance, e 'prestavo' la mia voce ad alcune case discografiche. Non ho mai preso lezioni, anche perché qui di solito hanno un costo esorbitante e non me lo sono mai potuto permettere; il mio avvicinamento alla scena metal è avvenuto quando ho incontrato il mio ragazzo, Marco, che poi è il bassista del gruppo, lui è veramente un appassionato, e mi ha praticamente iniziato al genere". Tra le vocalist che più l'hanno influenzata, Cristina cita Tori Amos, ma anche la cantante dei Morcheeba, Skye Edwards. "In generale", spiega , "mi piacciono tantissimo le voci nere, e non per un discorso tecnico, ma proprio per quanto riescono a dare in termini di espressività: adoro il canto che viene dal cuore".  Il nuovo cambio di nome in "Lacuna Coil", la "spirale vuota", porta con sé una trasformazione nel suono, che si permea ulteriormente di una componente gotico/ambientale che troverà sbocco nel sorprendente debutto, l'omonimo Ep Lacuna Coil, uscito verso la fine del 1997. Il disco rivela i Lacuna Coil nei panni di una sorta di "versione femminile" dei Type O Negative. La pomposità gotica si associa ad atmosfere tese e spettrali, oltre che all'energia della musica metal.  Partiamo proprio dal primo lavoro, dal titolo omonimo, un Ep composto da 6 tracce, di cui una interamente strumentale. Lo schema musicale che seguiranno i ragazzi meneghini sarà molto semplice: incentrare tutto sulla voce di Miss Scabbia, creandole intorno atmosfere scure e tetri, per dare un senso di malinconia e cupidigia alle canzoni, rinvigorite sia dal suono energetico e violento di potenti schitarrate, sia dal vocalist Andrea Ferro, in grado di affrontare la "tenera" voce della sua compagna con una parte dettata per lo più al growl, e un sapiente accompagnamento, quasi una vera e propria contrapposizione  canora fra luce e buio, l'armoniosità  e cristallinità  femminile contro la rudezza e la durezza maschile. Potremmo raffigurare il tutto come una  guerra fra bene e male, come avere l'angioletto a destra e il diavoletto a sinistra delle proprie orecchie, e cercare di capire a chi sia più giusto dar retta.  Ma non si tratta solo di uno scontro fra delicatezza e vigore, perché in tutto questo c'è un lavoro importante nel creare il giusto equilibrio fra le parti e incanalare il tutto verso una, a mio parere, ottima riuscita

Il disco parte con No Need to Explain (Nessun Bisogno di Spiegare), una canzone che ha un inizio abbastanza inquietante e che poi si apre con un energetica schitarrata gotica a metà fra un suono cupo e un suono solare. Le voci combinate di Cristina e di Ferro vengono accompagnate da sporadici stacchi di pianoforte, e dalla violenza delle cinque corde del basso di Coti Zelati. Indubbiamente un pezzo che rispecchia la più che buona sintonia fra i due cantanti e che sottolinea in modo positivo le qualità vocali, fuori del comune, della nostra compaesana Scabbia; quando si ascolta la musica, ci si immagina letteralmente il dualismo che permea la coppia che canta, ma anche gli scontri che ne vengono fuori per quasi tutta la durata dell'ascolto, un duopolio sempre in bilico fra bianco e nero, fra luce ed oscurità, fra bene e male, una ulteriore testimonianza di quelle che sono le radici stesse del genere a cui i Lacuna Coil fanno capo. La struttura del pezzo è assai lineare, parti più oscure e darkeggianti si alternano a momenti di pura estasi musicale, seppur rallentati sempre da quell'ovattamento di sottofondo che ci avvolge come una coperta, e che ci fa sperare sempre di arrivare in fondo al tunnel, ma non ci porta mai direttamente al chiarore del giorno. Il testo parla di forza introspettiva, del potere che ognuno di noi racchiude in se stesso, la volontà di aprire e superare tutte le porte e le difficoltà che la vita ci pone, molto interessante e forte l'apertura di questa canzone (I got the key to open all the gates I see), pare subito chiaro il messaggio, ce lo vogliono far capire fin dall'inizio: l'intenzione è quella di trasmettere grinta e consapevolezza, come un cazzotto o uno spintone, svegliare l'ascoltatore dal torpore in cui si trova, la voglia di non fermarsi davanti a nulla, di impedire che la vita limiti o che annichilisca del tutto i sogni e i progetti delle persone; è un messaggio cristallino quello dei Lacuna Coil, ci si rende conto fin dai primi accordi che la musica di sottofondo, pur annichilendo in parte il concetto della canzone, non fa altro che da trampolino per il messaggio che essa stessa ci dedica con tutta la sua forza, innalzandosi sempre più man mano che si procede. Detto così forse sembra qualcosa di assurdo, ma secondo me la canzone può essere racchiusa in questa semplice frase, sembra dirti: Forza ragazzo! La vita è tua e ne fai quello che vuoi!. Il continuo del testo vuole rafforzare questo concetto, continua col messaggio del credere in sé stessi, e cosa più importante, di essere se stessi, di non cedere a logiche e morali che potrebbero essere in qualche modo imposte . Potrebbe sembrare scontato, a tratti addirittura banale, ma pensandoci bene, quante volte ci siamo trovati davanti all'interrogativo : Ma ce la posso fare?, e chi meglio di un gruppo, creato a metà degli anni 90, nella "piccola" Milano, ed arrivato nel giro di pochi anni a farsi conoscere ed apprezzare in tutto il Mondo, può esserne testimone?. La seconda traccia è The Secret (Il Segreto), ed è una canzone un po' insolita nella parte iniziale, visto che si apre con un giro di basso decisamente fuori dai ranghi della Spirale Vuota, seguito poi da una schitarrata che ricorda spiacevolmente i gruppi "finti punk finti pop finti rock". A fronte di questo però il ritornello è decisamente godibile, con le voci di Cristina ed Andrea che si amalgamano ancora una volta perfettamente, dividendosi le parti canore a metà. Stupefacente l'assolo di fine canzone, realizzato da Migliore con un leggero sottofondo di nacchere, che dona all'intero pezzo un ritmo quasi latino, dando prova ancora di ricerca e compattezza nella modalità di scrittura del pezzo; i quattro minuti che compongono l'ascolto di questo pezzo fungono da tramite fra le due voci dei componenti, ponendosi nel mezzo fra le due voci, apparentemente così discostanti da loro, ma legate imprescindibilmente dal filo rosso dell'argomento trattato, anzi, dal duello che intraprendono ad ogni nuova canzone che sfornano dalla voce, cozzando le proprie lame come cavalieri su un antico campo di battaglia. Questa canzone, a differenza della precedente, si discosta quasi pienamente come tematica, portandoci dal crepuscolo di speranza che udivamo nelle note appena sentite, alla notte più nera che si possa pensare; si parla di segreti appunti, quegli argomenti che si nascondono nell'anima di ognuno di noi, chiunque ha scheletri nell'armadio che non condividerebbe con nessuno tranne che con sé stesso quando parla da solo. I Lacuna Coil mettono i puntini proprio su questo, sul meccanismo attraverso il quale quegli stessi segreti che coviamo dentro il petto possono realmente diventare dei demoni che ci mangiano l'anima, sordidi animali dell'inferno che piano piano si impossessano di noi, permettendoci, di fatto, di non andare avanti nella vita, ma semplicemente di trascinarci nei meandri di essa, procedendo come morti viventi. La formazione tricolore invita gli ascoltatori a non sottostare ai giochi della vita, ad andare avanti imperterriti sempre e comunque, e soprattutto, almeno in questo frangente (dato che si, la linea del disco è quasi tutta improntata sulla speranza, ma in questo brano, come già detto, apparentemente si fa un passo indietro, chiedendosi se essa ci sia davvero), a non dare vita a troppi segreti dentro di noi, essi possono letteralmente ucciderci. Si arriva pienamente appagati alla terza composizione, This Is My Dream (Questo è il mio sogno), che stavolta lascia un po' delusi, visto che somiglia moltissimo al pezzo precedente per quanto riguarda le voci e soprattutto i riff di basso ( si ha quasi una ironica e pesante caduta di stile, dato che la struttura a larghi tratti richiama il brano appena ascoltato), l'unica cosa che rimane di questa canzone alla fine è, ancora una volta, il riuscitissimo assolo. L'inizio è lento e costante, con una dolce melodia di chitarra che ci accompagna all'ingresso della voce, che risulta essere lineare e morbida, come nelle tracce precedenti; purtroppo però, man mano che il brano procede, ci rendiamo conto che siamo di fronte ad un plot già sentito, a qualcosa che ci suona fin troppo familiare, ed è un vero peccato, perché è forse l'unica vera macchia di questo album, che, per essere un Ep d'esordio, è davvero ben strutturato; ciò che viene a salvarci e tenderci la mano, come già detto, è l'assolo di chitarra, ricamato egregiamente dalle mani di Claudio Leo, che tesse come un ragno la propria dimora di note. Il testo riprende in gran parte il concetto espresso il in "No Need To Explain", la differenza sostanziale sta nel concentrarsi per lo più sulla forma dei sogni, su come si possono realizzare, e sulla volontà del realizzarli, viene ripetuta più volte la frase "This is my dream", atta a rafforzare e rinvigorire il pensiero che la band cerca di esprimere .Il brano, pur continuando sulla linea dei precedenti pezzi, ci fa vedere una ulteriore sfaccettatura della speranza, il meccanismo del sogno; se prima noi nutrivamo speranza soltanto per quello che la vita ci offriva, i Lacuna Coil ci dicono che dobbiamo anche avere un sogno nella nostra esistenza, quello stesso sogno che ci permette ogni giorno di alzarci dal letto e andare ad affrontare la vita stessa; riprendendo le parole del testo, siamo come attori su un palcoscenico, facciamo quel che possiamo con quello che abbiamo. Il messaggio di fondo che la formazione ci lascia comunque, ricade sempre sul solito punto, credere in sé stessi, la forza di volontà e la voglia di proseguire possono davvero smuovere qualsiasi cosa, in primis noi stessi. Continuando ad esplorare il buio e la luce di questo disco, troviamo Soul into Hades (Anima nell'Ade): la canzone parte con un taglio decisamente più cattivo, ma che sfocia ancora una volta in strofe più morbide, con l'alleggerimento delle chitarre e l'inserimento di impercettibili sfumature di pianoforte. Verso i due minuti e mezzo, Coti Zelati esplode in un assolo sufficientemente feroce da riportarci dalle brume gotiche sognanti dei nostri pensieri alla realtà. E' però un fuoco di paglia, ben presto le chitarre lasciano ancora spazio alle voci intrecciate dei due milanesi. La fine è un po' brusca, in quanto la canzone si interrompe di colpo senza preavviso, ma tutto sommato è ancora una volta un' esibizione azzeccata. Qui ci si dimentica per un attimo della speranza che i Lacuna vogliono farci trovare (un po' come era successo nella seconda traccia), e scivoliamo di nuovo nell'oblio dell'anima, che questa volta viene trascinata con forza fino nell'inferno più nero. La melanconia di fondo che si respira (aiutata anche dalla musica, che innalza ancor più la tematica); traspare il dolore della protagonista, una confessione dolorosa alla madre del fatto che la sua anima sta per venire trasportata nel male più assoluto, senza la possibilità di salvarsi; però, dato che comunque il tema portante del disco non può non essere trattato, la triste donna ci lascia con un filo di speranza, speranza che noi non intraprendiamo il suo cammino, e che lei stessa possa avere la redenzione che le impedirà di sprofondare negli abissi della terra, ma che possa invece farle vedere la luce. Un brano questo che riesce, peraltro, ad essere in perfetta armonia con la musica, le note che vengono poste nelle nostre orecchie fanno da tramite fra le voce e lo stesso ascolto, la musica che le mani dei componenti riescono a tirare fuori si barcamena fra dolore e sincerità, fra male e bene, e fra speranza e arrendevolezza. Da favola la quinta canzone, il capolavoro dell'intero EP e probabilmente una delle tracce migliori che la band milanese abbia sfornato nella propria carriera, intitolata Falling (Cadendo); come già detto, indubbiamente la più bella e accattivante, dove la voce della Scabbia viene risaltata e amplificata da un accompagnamento in semi-acustico, ciò rende ancora più efficace l'intento di voler mettere al centro di tutto le qualità canore della vocalist, che riesce a coinvolgere l'ascoltatore trasmettendo sentimento e passione in ogni singola parola; l'idea è giusta e al tempo stesso assai intelligente, potendo contare su una voce così versatile nel suo essere comunque fra i soliti canoni, l'immaginazione dei Lacuna Coil è quella di porre lei al centro, così come era stato fatto con i duetti in altre canzoni, e far si che la musica non faccia altro che contornare il cantato di Cristina, rendendo l'argomento della traccia ancora più evidente e trasparente ai nostri occhi. Non potevano mancare gli strumenti come pianoforte e addirittura arpa, mai così gelidi e malinconici ,infatti ascoltando la traccia si sente freddezza e desolazione, e il risultato finale è indubbiamente meraviglioso, con la parte conclusiva che riporta il suono di una raffica sibilante di vento, ed è proprio in questa traccia che si riesce a comprendere come mai le musiche di questo gruppo, almeno per gli appassionati, riescano a portarti in "un altro mondo", come viene anche detto in una strofa di questa stupenda parte del disco: "I Bring my body Carry it into another world" (prendi il mio corpo e portalo in un altro mondo). Non potevano i Lacuna Coil esimersi, dopo aver parlato di anime traghettate, di gettarsi all'interno dei meccanismi della perdizione; la traccia parla proprio di questo, un lento ed inesorabile cadere dentro la propria vita e i propri mali, il protagonista si sente perplesso, non sa quale strada prendere, alla fine, l'unica cosa che riesce a tirarlo su è la pioggia, che lava via i peccati e i dolori che sta provando, il suo unico desiderio è volare, andarsene via, dimenticare tutto, ma non ci è dato sapere se realmente ce la farà, se riuscirà a trascinarsi via da questa landa desolata. Sesta traccia, nonché chiusura di questo EP, si ritrova il titolo fuorviante di Un Fantasma fra Noi (A Ghost Between Us); tutti si aspetterebbero un testo cantato in italiano, invece con sorpresa ci si accorge che stiamo sentendo un pezzo totalmente strumentale, che non si distacca come linee guida dall'accompagnamento alle voci dei precedenti testi, e che vuole confermare anche con la bravura dei musicisti le intenzioni della band; è una strumentale di oltre cinque minuti, in perfetto stile gotico, con Migliore e Coti Zelati che si superano, tagliando riff crudi e accordi dolci in contemporanea. La struttura del brano, pur essendo ricercata, è assai semplice e lineare, ciò che la rende interessante sono tutti quegli elementi di goth e dark che i Lacuna inseriscono negli strumenti, facendo calare il buio tanto su loro che stanno suonando, quanto su noi che stiamo ascoltando, per chi s'intende di poesia, questa traccia è un ossimoro continuo, che si conclude con il suono di piatti soffocati, quasi a sottolineare la fine del tutto, l'inizio dell'inevitabile declino. Una degna conclusione di un EP d'esordio davvero ben strutturato, non c'è più bisogno delle parole, se fino a questo momento si è cercato di fare leva sulla voce di Cristina, ora invece si opta per un drastico cambio di rotta, improntato, come abbiamo già accennato qualche riga fa, a saggiare le abilità di ciascun membro della band, dalla chitarra, che torna a ricamare preziosi riff fino alla fine dell'ascolto, al basso, che rimane, come negli altri brani, protagonista coi suoi ritmi funerei ed oscuri, in grado forse di parlare ancor più del testo stesso. Il titolo potrebbe essere interpretato in vari modi, dalla fine del percorso che abbiamo intrapreso all'inizio, alla fine dell'anima che abbiamo incontrato qualche traccia fa, che non è riuscita a trovare la pace, e continua a vagare sulla terra nella forma di un ectoplasma, sofferente e sola, senza qualcuno che la ascolti.

I Lacuna Coil  indicano una strada diversa da percorrere, una strada che rimarrà intatta fino a Karmacode, quando svolteranno verso una direzione più americanizzata e commerciale della loro musica, questa scelta dividerà e non poco fan e critica, attirando su di se favori a livello di vendite e conoscenza ma allo stesso tempo di "rimprovero" degli ascoltatori che vedevano in questi primi lavori un qualcosa di diverso. Personalmente ritengo che qualsiasi band che dal nostro Paese emerga e riesca a farsi conoscere in tutto il Mondo, merita rispetto, e perché no, un pizzico di orgoglio nazionale che non guasta mai. La Spirale Vuota ha le idee ben chiare su cosa e come lo vuole fare e ce ne da subito prova con questo primo, bellissimo, lavoro. Il successo di questo piccolo gioiellino, di poco più di 28 minuti, è immediato e troverà ampi consensi non solo in Italia, ma anche in Europa e negli States; prima conseguenza del loro debutto, il tour svolto da supporto dei Moonspell(dicembre '97) dove la combo meneghina testerà le proprie capacità dal vivo di fronte a platee di una certa importanza. Durante la primavera dell'anno seguente il gruppo ottiene un buon successo nel tour realizzato assieme ai Gathering, portando all'attenzione di tutte le platee europee questa rivelazione italiana, e creando sin da allora una fervente attesa per il primo full-length. Credo che questo gruppo abbia segnato una sorta di svolta, l'Italia è conosciuto come un paese che ha sfornato nel corso degli anni gruppi formidabili come Vision Divine, White Skull, Labyrinth e molti altri ancora, che però concentrano la loro musica su ambienti power e epic.

1) No Need to Explain
2) The Secret 
3) This Is My Dream
4) Soul Into Hades
5) Falling
6) Un Fantasma fra Noi

correlati