LACUNA COIL

Dark Adrenaline

2012 - Century Media Records

A CURA DI
MATTEO PASINI
29/10/2015
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Dopo il mezzo passo falso che i Lacuna Coil hanno fatto con Shallow Life (2009), ci si aspettava da parte della band una reazione forte e vigorosa per spegnere sul nascere le perplessità che pian piano le si stavano creando attorno. Sono passati ormai tre anni dal drastico cambio di rotta ( musicalmente parlando) che il sestetto milanese ha apportato al proprio stile. Ormai i tempi sono più che maturi per dare alla luce un nuovo lavoro; nel gennaio del 2012 esce quindi Dark Adrenaline. Questo si presenta come il sesto full-lenght della band, e va ad arricchire una bacheca che diventa quindi di tutto rispetto, dimostrando che i nostri hanno una certa prolificità dal punto di vista artistico. Al primo ascolto Dark Adrenaline dimostra di poter dare qualcosa in più all'ascoltatore, un album che pare più pungente ed efficace, meno dispersivo, più concreto e diretto, nonostante segua per gran parte il sentiero tracciato con il precedente Shallow Life. Ormai pare molto chiaro che l'indirizzo della band sia quello di approfondire la cultura Nu Metal, accantonando quel Goth più sinfonico e armonioso che ne aveva caratterizzato gli esordi, ed in fondo era questa la peculiarità che ha fatto ammirare i milanesi portandoli alla ribalta a livello internazionale; paiono dunque lontani i fasti di un passato che in realtà non è neanche troppo distante, se si pensa che il primo Ep è comunque datato 1998, ma che visto il recente indirizzo musicale e la successiva modifica dello stile, pare sia il giurassico. Dark Adrenaline è comunque l'ennesima dimostrazione di come la Spirale Vuota non voglia accontentarsi dei risultati ottenuti, ma che invece voglia comunque ed in ogni caso provare cose nuove ( che possano piacere o meno) in modo da non rimanere su livelli musicali statici, cercando sempre di inserire qualcosa di nuovo appreso per strada, ma allo stesso tempo di assaporare ricordi malinconici del passato. Le dodici tracce che vanno a formare l'album sono state partorite appunto dall'idea di mescolare nel miglior modo possibile l'esperienza accumulata con la continua voglia di evoluzione. Proprio per queste ragioni in alcune tracce vi sembrerà di udire riff che riportano ad un passato glorioso, che vanno però a scontrarsi con qualcosa di totalmente inedito. Difatti è sostanziale l'interessamento al mondo del Nu Metal, che diventa l'argomento musicale principale della band, la quale andrà ad adottare questa metodologia di suono; ambient più ritmati ed aggressivi, poco spazio a composizioni melodiche, ma per lo più scattanti ed incisive. Il basso di Coti-Zelati diventerà il regista a tutto campo, le sue corde si sentiranno borbottare a più non posso in sottofondo, conferendogli un ruolo sempre più importante, non solo come metronomo preciso e pulito, ma come una vera e propria arma da combattimento capace di intimidire. Le chitarre si alterneranno fra ritmica e solista, giocando al classico scontro fra bene e male, volteggiando taglienti nell'aria come due scimitarre. Stessa considerazione per le voci: ormai è consolidato il binomio Ferro-Scabbia, con quest'ultima che si mette nuovamente in evidenza e fa capire ancor di più di essere l'elemento di spicco della band. Come prevede la classica trama ordita dai Coil, il messaggio che più rimbomberà nelle vostre orecchie è quello del non mollare mai, avere sempre fiducia in se stessi, anche quando la vita sembra un tunnel buio e senza fine. Questo è il motto che ha caratterizzato la vita dei Lacuna Coil, sempre con la voglia di incoraggiare, di essere presi come esempio da chi vuole realizzare un sogno, nel senso che chiunque può farcela, basta soltanto credere in se stessi ed avere perseveranza e pazienza.  Il modo di impostare l'ordine delle tracce va a rispecchiarsi profondamente con lo stile della Spirale Vuota, ovvero partendo con track rapide ed incisive, quasi a voler aggredire l'ascoltatore e a dire: " Ehi! Stai qui e senti cosa ho da dirti!", cercando di suscitare interesse positivo a chi si trova per la prima volta a fronteggiare Dark Adrenaline, a metà album la classica ballad che porta un po' di armonia e pace, una sorta di break in attesa della nuova tormenta che si sta per abbattere su di noi. Questo album nella prima parte dimostra un ottima solidità e crea assoluto coinvolgimento, in questo i nostri centrano in pieno l'obiettivo, ancorandoci lì per assaporare il resto del full-lenght, ma non posso dire la stessa cosa della seconda parte, dove il lavoro tende un po' a zoppicare, decadendo quasi in una normalità frustrante, soprattutto con la cover di Losing My Religion..

Trip The Darkness

Con un album intitolato Dark Adrenaline, non si poteva non partire con una canzone che parla di oscurità, difatti la prima traccia proposta è Trip The Darkness  ( Viaggio Nell'Oscurità), una sorta di vero e proprio viaggio fra le turbe mentali, sgusciando fra paura e felicità, fra sogni e realtà. Una contrapposizione continua da parte dei nostri, che vogliono esaltare il percorso della vita come la luce in fondo al tunnel, quella che fa impazzire dalla gioia dopo un esistenza di tormenti. Ce la vogliono mostrare come un sogno, che per lo più è un incubo, che tormenta e fa impazzire ed in mezzo a questo turbinio di sensazioni si cerca una mano amica che ci guidi fuori dalla tempesta che infonda una sicurezza sempre maggiore nei nostri mezzi. La voglia di scappare dall'incubo si trasforma quasi in ossessione e l'emblema di questo è il continuo ripetere "Follow me, Follow me" e "Come to me, Come to me" (Seguimi e vieni da me), aumenta quindi il carico emotivo con queste due semplici richieste che però diventano sistematiche e aumentano il grado d'ansia che si sta creando nella nostra testa. La fretta è dovuta alla sensazione che ormai si stia per vacillare in maniera definitiva, e quindi rischiare di non riuscire più a recuperare il terreno perduto, rischiando di non avere più scampo e rimanere nell'incubo per il resto dei giorni. Intro simil spettrale, con campane e atmosfere create elettronicamente per la prima song dell'album, l'intento è di avvolgere con un velo l'ascoltatore, portarlo dentro il testo cullandolo con questa sinfonia, che però viene interrotta bruscamente dalla voce Roca di Ferro che interviene in gamba tesa per dare il là alla parte cantata, lui difatti si occuperà della parte principale, con la Scabbia che andrà con voce angelica e disperata ad occuparsi del ritornello, evidenziando le frasi elencate prima, queste urlate con così tanta disperazione si impregneranno notevolmente di forza e significato. Le sei corde risultano essere oscure  e maligne, pronte a graffiare con poderosi artigli, questa volta vogliono essere protagoniste e alzano il volume dei loro strumenti i chitarristi Migliore e Biazzi. La batteria di Mozzati si prende la licenza di lasciarsi andare a qualche accelerata che risulta insolita allo schema dei Coil. Ed il tanto decantato basso? in questa song Coti-Zelati diventa una chitarra, è poderoso e vigoroso, lascia il ruolo di metronomo classico per unirsi e pompare l'ambiente musicale che i nostri stanno creando, conferendo un tono ancor più grave al tutto, un rintocco solenne e perfido. Una scelta che è in linea con il nuovo pensiero dei Coil, e che in questo caso risulta essere molto azzeccata e ben riuscita. 

Against You

 L'album prosegue co Against You (Contro Di Te), testo che appare molto semplice e scorrevole da ascoltare anche per chi mastica meno l'inglese, una composizione molto lineare con poche parole, tende quasi ad essere ripetitivo. In realtà la scelta di rimarcare determinati passaggi è dovuta al fatto di voler amplificare il sentimento in questione, ovvero quello della vendetta. Ci si trova di fronte ad un arcigno nemico, il quale si è divertito alle vostre spalle, vi ha umiliato e deriso, e tutto questo per l'invidia di non poter essere come voi. Dopo essere stati tormentati e bullizzati, scatta quella molla interiore che fa dire basta, e da qui parte la riscossa personale, la voglia di far versare ogni singola lacrima a chi in precedenza vi ha fatto soffrire; non è il momento della pietà e del perdono, è solo questione di rendere pan per focaccia, la vecchia cara legge del taglione. Insomma è abbastanza chiaro che i nostri vogliano esprimere un sentimento di rabbia profonda, covata all'interno e accresciuta col passare del tempo, un bubbone che si è espanso e che è pronto ad esplodere da un momento all'altro senza alcun preavviso, riversando tutto l'odio inespresso finora e liberandoci dal malessere che ci attanagliava. Una canzone del genere di certo non poteva che permettersi un ambientazione musicale ruggente e graffiante: parte infatti subito col botto, con un intro che sa di adunata alle armi, un richiamo alla guerra, alla sfida. Dietro le pelli Mozzati si scatena andando a velocità per lui insolite, calcando la mano ed il pedale per accelerare e dare l'impressione di una cavalcata contro il nemico. Le chitarre creano atmosfere da battaglia, urlano e stridono, e sono sempre più affilate, i loro riff tagliano l'aria in mille pezzi, e questo si riscontra anche nell'assolo che Biazzi esegue nella parte centrale della song. Questa volta le voci si invertono, con la Scabbia che si occupa dell'introduzione, preparando così il terreno per la voce di Ferro, scelta condivisibile quella di fare urlare l'odio alla parte maschile, ciò fa accrescere maggiormente l'astio e l'odio, da più potenza e cattiveria. Il Basso di Coti-Zelati macina note in sottofondo dettando i tempi in maniera sublime, senza però invadere il campo minato creato dalle sei corde. L'intento di andare a realizzare un fantomatico ring dove i due contendenti si sfidano è ben riuscito alla Spirale Vuota, l'andamento ritmato e spedito della canzone le da la possibilità di essere gustata come un inno alla rivoluzione personale, non da il tempo di riflettere, ma solo di far pulsare sangue nelle vene e partire all'attacco.

Kill The Light

Si arriva ora a Kill The Light (Uccidi La Luce), prima traccia che risulta leggermente più melodica, sebbene è sempre impostata su un ritmo abbastanza sostenuto questa volta è contornata da ambienti più pacifici, e che ricordano il passato dei Coil, una contrapposizione fra sconforto e voglia di vincere la propria battaglia interiore. Il gioco delle parti risulta molto efficace, il basso si ode maggiormente in sottofondo, brontola come una pentola di fagioli pizzicando le corde e conferendo una parte decisamente ritmica alla canzone, a primo acchito sembrerebbe quasi nullo il suo apporto, ma in realtà è di un importanza notevole, soprattutto nella parte dell'intro. Le sei corde sono decisamente più leggiadre e volteggiano intorno alle voci con grazia rispetto alle precedenti tracce, risultando così amiche del duo Ferro-Scabbia, difatti lasciano spazio alla coppia dei vocalist, abbassando il tono dei loro riff, tagliando in tutto e per tutto qualsiasi velleità di possibili assoli. L'intento è di creare una traccia corposa e piena, si vuole investire l'ascoltatore con una vagonata di parole, passargli un messaggio che deve essere snocciolato per filo e per segno. Le voci diventano quindi  l'elemento principale ed infatti la voce della Scabbia viene risaltata in tutta la sua cristallinità, e rafforzata ulteriormente dal contrasto con l'oscurità di quella di Ferro. Nella presentazione dell'album ho parlato del messaggio che i Coil nel corso degli anni hanno espresso, questa canzone con una frase sola ne carpisce pienamente il significato "?And You'll Never Kill The Light Inside Me" ( E Tu Non Potrai Mai Uccidere La Luce Dentro Di Me). Mi pare molto esemplificativo , una strofa che pare inizialmente banale e scontata, ma che in realtà cela un senso molto più profondo ed importante, con questa frase si spiega l'intera song, non serve girarci troppo intorno, è un messaggio forte e diretto. Ne corso della vita non bisogna permettere a niente e nessuno, qualsiasi cosa accada o qualsiasi cosa ci facciano, di spegnere la fiammella che mantiene caldo il nostro corpo, quella fiamma che poi è la vita stessa. Senza la voglia di essere protagonisti saremmo solo degli elementi annichiliti e privi di sentimento, privi della voglia di scalare le vette più impervie, di lottare contro le avversità che la vita ci frappone ogni singolo giorno. Un senso di forza immane viene scaturito da questa traccia, in apparenza può sembrare una semplice canzoncina orecchiabile, che ti canticchi in macchina mentre vai al lavoro, ma se lo si sa cogliere può cambiare anche una giornata che in partenza sembrava da dimenticare. 

Give Me Something More

 Quarta track è Give Me Something More ( Dammi Qualcosa Di Più), pezzo che è l'emblema della svolta Nu Metal a parte dei Lacuna Coil, va a ricordare molto lo stile di band come Linkin Park ad esempio, dando al basso un importanza vitale in termine di decibel. Dopo un intro condiviso fra tastiera e riff leggiadro di chitarra c'è l'ingresso delicato delle due voci, che però appena alzano il trio vengono seguite anche dalla parte strumentale. Song impostata su ritmi decisamente più bassi ma allo stesso tempo più grezzi e pesanti, si punta all'aggressione più che alla velocità, si cerca di accollare auna pietra al piede da trascinare con enorme fatica. Ecco, questa è la parte più commerciale dei Coil, quella che ha fatto un po' storcere il naso, molto adolescenziale e scontata a livello musicale. Concede poco appiglio dal mio punto di vista per essere reputata una canzone a livello della Spirale Vuota, troppo semplice e poco curata, si punta solo al casino più totale, andando un po' a confondere le idee visto i presupposti creati con le precedenti tracce, sembra che c'entri poco con il resto dell'album (finora). Anche le voci risultano poco incisive, e oscurate da magheggi elettronici che dal mio punto di vista portano a stufare, troppo pompata come canzone. Parlando del testo, la mia prima impressione è che si accodi alla parte strumentale, molto semplice, ripetitiva e a tratti scontata. Ma si tratta solo di un impressione, perché non bisogna farsi ingannare dalla continua ripetizione del ritornello, dietro c'è una gran bella costruzione, sensata e ben calibrata. Si parla di un amore svanito, divenuto irrecuperabile e dentro se stessi si cerca una ragione per sacrificarsi nuovamente, per cercare di ricostruirsi una vita che ad oggi pare incompleta, ormai destinata alla deriva spirituale. Ci si sente tormentati dai demoni, dalla consapevolezza di essere stati la causa del nostro stesso male, di avere rovinato l'unica cosa cara per le bugie espresse, per avere passato quella linea di confine dalla quale non si può più tornare indietro, aver compiuto azioni che sono costate care. Ed allora in maniera quasi disperata si cerca la nuova iniezione di fiducia per riconquistare prima se stessi e poi se ve n'è la possibilità anche la persona cara fatta scappare troppo in fretta e troppo banalmente. La maniera ossessiva con la quale viene ripetuto il ritornello fortifica la sensazione di disperazione che ci avvolge, lasciando poco spazio ad un possibile esito positivo.

Upsidedown

Un' entrata fortemente tamarra invece per Upsidedown (All'Incontrario), sparate elettroniche che sembrano scaturite dal gioco con le pistole laser, raggi che si intrecciano fra di loro, nascondono in realtà una gradita sorpresa, perché i riff imbastiti dalle sei corde ricordano molto Karmacode del 2006, ed in particolare "What I See". Ambientazione tormentata, che va a riprendere il titolo stesso della song, un Mondo sottosopra dove le chitarre tornano ad essere assolute protagoniste prendendosi la scena alla grande, imbastendo appunto riff che ricordano da vicino il fortunato Karmacode, dando il senso di una canzone squillante e carica di energia, anche l'assolo della sei corde conferisce ulteriore vigore a questa traccia. Se le chitarre giocano ad essere altisonanti, non si può dire che la Scabbia sia da meno, mostrando i muscoli va alta con la sua voce, ma con la particolarità di tendere a sporcarla, non vi è più una parte cantata limpida e cristallina, pare piuttosto un mare in burrasca, sintomo che si rispecchia appieno con quello che è poi il testo, una buona interpretazione a mio parere. Come sempre il lavoro sporco di Ferro, impegnato ad opporsi all'egemonia della Scabbia, fa si che la voce della compagna possa risaltare ulteriormente e sopraffare i suoi compagni di avventura che armeggiano i vari strumenti. Un animo tormentato ed in estrema difficoltà è quello che caratterizza il personaggio della quinta traccia di Dark Adrenaline, come si può ben capire ancora una volta viene richiamata la difficoltà di gestire le sensazioni ed i rapporti, di capire se stessi prima di capire gli altri. Anche questa canzone è appunto in linea col titolo stesso dell'album, ormai è ben chiara la strada che i nostri hanno intenzione di percorrere, è come se dentro di loro si stia muovendo qualcosa e siano combattuti se fare o non fare. La voce della Scabbia riecheggia mentre parla di un lato oscuro, dei disastri combinati, di un puzzle che non riesce a completare dell'insana voglia di andare a ricomporre i cocci di una vita che sempre frantumata in mille pezzi. Come se non si venisse capiti, come se la persona si sentisse sola in un Mondo popolato da milioni di persone, tanti conoscenti, ma pochi amici, anzi, nessuno in grado di capire realmente lo stato d'animo. Una delle sensazioni più sgradevoli è quella di sentirsi un pesce fuor d'acqua senza essere in grado di capire che direzione prendere, perché lo stomaco è sottosopra e i conati di vomito ti assalgono tanta è la rabbia che pervade il corpo. Quindi che fare? I nostri provano a dare un suggerimento: ridere dei propri errori per affrontare più serenamente il futuro.

End Of Time

E' giunto ora il momento ballad con End Of Time (Fine Del Tempo), canzone che risulta triste sia a livello musicale che di testi: l'apertura è delicata, sembra realmente una carezza, ma sta soltanto preparando l'ingresso delle chitarre che alzano per qualche istante il tono del loro riff; tutto ciò a dir la verità dura veramente poco perché non appena la calda voce della Scabbia entra in scena, ecco che tutto si quieta per lasciare spazio a lei che diventa la protagonista principale, è interessante come in realtà le sei corde vadano poi a riattaccare bottone in maniera più aggressiva quando è Ferro a prevalere a livello di parte cantata, c'è il solito giochetto della contrapposizione fra bene e male, fra la voce angelica e quella demoniaca. E' comunque un' interpretazione ricca di patos e sentimento quella che le due voci mettono in atto, d'altronde con un tema del genere non ci si poteva aspettare altro se non questo, vista anche la capacità di intercalarsi nella parte con grande maestria. L'unico strumento che comunque rimane a livelli altisonanti è la batteria di Mozzati, che accompagna sempre le voci anche quando le sei corde e il basso di Coti-Zelati se ne stanno buoni in un angolino. La situazione disegnata dalla Spirale Vuota rappresenta un momento molto triste, si parla di due persone che si sono amate, e una delle quali è sul punto di morte. In questo frangente dove la disperazione e la rassegnazione regnano sovrane, questa trova la forza di chiedere scusa  per i peccati commessi nei confronti dell'amata, implorando il perdono per andarsene più serenamente. La controparte rimane in silenzio per quasi tutta la durata della canzone, e lì immobile, ascolta ciò che lui ha da dire, per lui morire fra le braccia della persona amata è il modo migliore. Ma c'è anche un pizzico di rammarico nelle sue parole, perché nel momento in cui tutto sta svanendo definitivamente realizza che quella era la persona giusta, quella a cui doveva donarsi totalmente, ed invece ha commesso l'errore di gettare tutto alle ortiche. Ormai non resta altro che la magra consolazione di essersene andato con la consapevolezza di aver visto per ultima la persona per cui avrebbe donato la sua vita, forse tutto ciò è arrivato troppo tardi, ma talvolta l'animo umano è talmente complesso che si va a cercare la felicità più lontano di quello che in realtà è, gettando via occasioni su occasioni, rimanendo troppo ciechi di fronte all'evidenza che il cuore ha mostrato. 

I Don't Believe In Tomorrow

 I Don't Believe In Tomorrow (Non Credo Nel Domani) è la settima traccia di Dark Adrenaline, dopo la pausa ballad, la Spirale Vuota vuole ricominciare a macinare gioco partendo subito aggressiva nel secondo tempo di questo album. Un intro raffinato e delicato portato da un sontuoso arpeggio di chitarra lascia presto spazio a suoni più grezzi e massicci, guidati dal basso, le chitarre seguono con grande disciplina la tempistica dettata da Coti-Zelati, lasciandosi scappare qualche estensione qua e là giusto per far capire di non essere totalmente asservite alle cinque corde. Come in altre occasioni viene riproposto il duetto Mozzati-Scabbia a metà song, per creare un attimo di patos, dove lei con voce bassa, ma allo stesso tempo arrabbiata pronuncia una frase ripetuta più volte e lui dietro le palli le va dietro con leggeri suoni in stile marcetta. L'apertura vocale è affidata proprio alla Scabbia, che con una voce insolitamente bassa inizia ad ordire la trama cantata della band, poco dopo  Ferro a subentrare e da lì è un continuo salire di tono, l'entrata del compare scatena la Scabbia che alza il tiro della sua voce, e quando si arriva al culmine ecco che c'è il momento di quiete descritto poc'anzi, per poi proseguire con un attacco diretto delle sei corde. Non avere più fiducia in una persona è forse una delle cose che crea maggior sconforto, soprattutto se in quest'ultima si aveva creduto fortemente. La sensazione di essere stati presi in giro può scaturire svariate reazioni, dall'indifferenza alla rabbia. Il nostro caso testimonia come una tempesta si sia abbattuta su questo rapporto, come se ormai ci sia solo in vista un uragano pronto a sradicare qualsiasi traliccio che poteva portare comunicazione fra le parti. In sostanza sta urlando il suo disprezzo e la rabbia per essere stata tradita, non lascia alcuno spiraglio per un domani nuovamente insieme, ruggisce soltanto per dimostrare la propria forza e la propria indipendenza. In realtà sa che un nuovo incontro potrebbe cambiare le sorti, potrebbe insinuare il tarlo del ripensamento, allora vuole tagliare il cordone ombelicale per non essere più alimentata dalle bugie dell'altro. Per fare tutto ciò occorre grande forza e una buona dose di rabbia viscerale, che ti da quella spinta necessaria affinché non ci sia un ripensamento. Bloccare sul nascere qualsiasi iniziativa, perché ormai quel rapporto è morto e sepolto, e più terra ci si butta sopra più sarà facile dimenticarsene prima in modo da ricominciare una nuova vita senza l'ingombrante peso del passato. 

Intoxicated

Siamo giunti ora all'eclettica Intoxicated (Intossicato), traccia nella quale la Scabbia da prova assoluta delle proprie qualità, non vi è altro da dire, è lei l'assoluta protagonista capace di attaccare il testo con forza e vigore spingendo la propria voce verso le stelle, interrompe con un urlo carico di rabbia un intro che assomiglia tanto ad un carillon che si sta scaricando, per dare poi modo alle chitarre di entrare anch'esse aggressive nello spartito che la Spirale Vuota vuole imbastire. Di per sé la canzone presenta un motivetto abbastanza semplice, senza troppe pretese, dove la parte strumentale limita il proprio compito nell'accompagnare le voci che diventano di conseguenza gli elementi di spicco. Come detto anche prima la prova della Scabbia è senz'altro da incorniciare, più che altro per questi attacchi repentini ed altisonanti che riesce a portare, per modificare la scala vocale con una facilità disarmante. Diciamo che senza questo tocco molto particolare sarebbe stata una canzone come tante altre, null'altro senza questa interpretazione. Ferro limita il compito alla parte del ritornello, dove riutilizza la voce roca per sfidare la compagna a livello canoro, ma questo giro non c'è veramente storia. Come detto non vi è qualche segno particolare per cui citare gli strumenti, se non una parte di marcetta eseguita nello stesso stile della traccia numero sette (I Don't Believe In Tomorrow), con l'unica differenza che vi partecipano anche chitarre e basso. Un personaggio intossicato, sì ma intossicato da cosa? Un testo non di semplice lettura inizialmente, certo l'aspetto roboante della voce della Scabbia conferisce più forza a quelle che sembrerebbero delle parole messe un po' lì a caso, ma che nascondono un significato più recondito: un mondo fittizio che ci si è creati intorno per sfuggire alla realtà della vita ora si sta ritorcendo contro, sta stritolando e soffocando. Ci si accorge che tutto questo è un immensa bugia che ha stravolto l'animo, ha mantenuto in una finta vita, quasi da Truman Show, il nostro personaggio. Ora però è arrivato il momento di scappare da tutto ciò, ma ogni passo è pesante e difficoltoso, sembra che nulla possa riuscire, ma come ha fatto Truman bisogna sfidare le proprie paure, prendere quella barca ed andare al largo, per cercare la libertà che soltanto nella nostra testa si pensava di avere, ma che difatti non è mai stata nostra realmente. Ora non resta che voltare le spalle a quel mondo malato e velenoso che ha intasato le nostre vene di un liquido mortale che ci sta consumando senza che neanche ce ne accorgiamo. 

The Army Inside

Ferro coadiuvato dagli strumenti apre The Army Inside (L'esercito all'Interno), siamo arrivati quindi alla nona traccia di un album, che sta giungendo verso la conclusione. Il tema trattato è quello della guerra, ma non come guerra fra popoli, più come una guerra con se stessi, una battaglia che scaturisce all'interno del nostro animo, dove si vedono contrapposte le varie sensazioni, i diversi sentimenti, tutto ciò che possa suscitare un conflitto interiore. Anche se il corpo è pieno di cicatrici dovute a conflitti del passato, non si esita ad andare ancora in battaglia, perché si vuole avere la meglio, perché ci si vuole realizzare dove meglio si crede, senza lasciare che i sentimenti come lo scoraggiarsi possano intralciare il nostro cammino. La metafora della guerra calza a pennello, perché la vita in generale non è altro che una continua schermaglia, dove ogni giorno si è messi alla prova, e uscirne indenni, è veramente dura, perché anche in caso di vittoria, qualche piccolo segno rimane, può essere un ricordo positivo o negativo, ma comunque rimarrà sempre sulla nostra pelle. Quindi l'unica cosa da fare è caricarsi a molla e affilare tutte le armi a disposizione, per andare lì fuori convinti di se stessi, lasciando fino all'ultima goccia di sudore sul campo, per uscire vincenti e soddisfatti. Forse la canzone più Heavy di questo album, le sei corde realizzano anche un assolo veramente degno di nota, che pare fatto in stile Judas Priest. Apertura diretta e senza intro, l'intento di mettere spalle al muro chi sta ascoltando è alquanto evidente, forza pura che si scatena a partire dalle voci per poi passare la parola agli strumenti, per fino il mite Mozzati stringe i polsi e inizia picchiare sulle sue pelli con forza quasi inaudita per gli standard dei Lacuna Coil. La canzone si presenta appunto in pieno stile heavy, dimenticandosi le proprie origini goth, i  nostri intraprendono qualcosa di un po' diverso dal solito, e quindi è un altro punto che fa capire come essi volgiano provare a sperimentare nuove tecniche. Le voci non risultano mai pulite, ma c'è sempre questa intenzione di ovattarle quasi a volerle far passare in secondo piano rispetto ai riff precisi e violenti delle chitarre. Il basso di Coti-Zelati fa da timoniere nella tempesta che i nostri stanno scatenando, dettando il giusto ritmo e le tempistiche più adatte ai compari d'avventura, ma lasciandosi anche andare pizzicando le proprie corde con qualche tonalità in più per far sentire la propria presenza all'interno dello spartito. 

Losing My Religion

Losing My Religion (Perdere La Pazienza), è una delle canzoni di maggior successo degli R.E.M., gruppo statunitense formatosi nel 1980 e capitanato da Michael Stipe. I R.E.M. hanno scritto la storia dell'alternative rock, percorrendo ben trent'anni di carriera e pubblicando la bellezza di trentatré album fra raccolte live e studio. In particolare questa canzone che i nostri hanno ripreso è del 1991 ed è nata quasi per caso ad opera del chitarrista Peter Buck, il quale la compose mentre stava guardando la televisione con in mano un mandolino appena acquistato, cercando in qualche modo di impararlo da solo. Il riff della canzone è infatti eseguito proprio con questo particolare strumento. Questa canzone va peraltro ad ispirarsi ad un classico dei Police, "Every Breath You Take". Finora ho sempre apprezzato il modo di reinterpretare determinati successi del passato da parte della band milanese, basti pensare al lavoro fatto con Enjoy The Silence, canzone capolavoro dei Depeche Mode, resa forse ancor più accattivante dalle atmosfere dark imbastite dalla Spirale Vuota. Ma qui proprio non ci siamo, è una cover piatta, senza un vero e proprio spunto personale, non c'è molto di nuovo, insomma non c'è lo zampino dei Coil. Pare semplicemente una canzone fatta in un comunissimo karaoke durante una serata fra amici, certo suonata in maniera diversa, chiaramente la strumentazione ha disposizione è tutt'altra, quindi sembra più aggressiva, ma nulla più di questo. Parlando della canzone, qui ci sono dei punti in comune come visione d'insieme rispetto alla band milanese. Un uomo che rincorre il suo sogno, che ci arriva sempre ad un passo, sempre così vicino ma allo stesso tempo così lontano, perché quando sta per afferrarlo gli sfugge di mano facendolo cadere sulle ginocchia. La rabbia e la frustrazione pervadono il corpo e l'animo e fanno perdere la pazienza, fanno smettere di credere nei propri mezzi. Le fragorose risate che si era immaginato quando avesse ottenuto quello che stava disperatamente pian piano svaniscono e diventano un lontano miraggio, un dolce sogno da accarezzare durante le ore di sonno, dove tutto è lecito e possibile. Alla fine ci si ritrova in un angolo, con le mani sul viso, perdendo la pazienza, e non trovando più la forza di stare al passo, che la sconfitta sia l'unica via di uscita? Questa è l'unica scelta che nella vita possiamo fare, mollare e accontentarci, oppure osare e rischiare di finire a terra, ma se si cade trovare la forza di rialzarsi. 

Fire

La voce alterata elettronicamente della Scabbia introduce Fire (Fuoco), penultima traccia di Dark Adrenaline;  song che istiga ad esprimere i sentimenti più nascosti a farli trasudare dalla propria pelle. In particolare si sofferma in maniera decisa sull'aspetto della rabbia che deve essere accesa ed alimentata pronta a divampare in un incendio gigantesco, proprio per questa ragione viene usata come immagine raffigurativa il fuoco. Da sempre questo elemento naturale per le sue proprietà è simbolo di calore ed ardore, ma anche di inferno e di situazioni scottanti. Fire è una sorta di preghiera che mira a raccogliere le energie stipate nel proprio corpo, mira a scatenare la belva che risiede negli antri più oscuri e che è rimasta per troppo tempo assopita. L'intento è quello di dare una sferzata decisa, uno scrollarsi di dosso tutte le paure per lasciare spazio a dei sentimenti che solitamente non vengono proposti. La rabbia viene indicata come l'unica via di fuga per non finire al tappeto e rischiare di non rialzarsi più. Quindi non resta altro da fare che scatenarla in tutta la sua più assoluta potenza per essere anche solo per una volta quelli che guardano vittoriosi l'orizzonte, è questo il messaggio che i Coil ci passano, lasciare andare i propri freni inibitori per conquistare vette del tutto insperate. Con un testo del genere non poteva che essere l'andamento ritmato e veloce a far da padrone nel contesto musicale. Dopo un inizio che si presenta sotto forma di duetto fra la Scabbia e la sei corde, che da la sensazione di spalancare da lì a poco le porte degli inferi, ecco che la voce della cantante si placa per dar modo alle chitarre di dare una decisa accelerata, in attesa dell'ingresso in scena di Ferro. Il modo di cantare segue molto gli strumenti, brevi frasi ma decise, quasi mordenti, vogliono pizzicare ed iniettare nelle vene il loro credo. Ascoltando questa song mi viene in mente un film con Nicolas Cage, ovvero Ghost Rider, e quindi ci pare proprio di essere una creatura infernale a bordo della propria moto che corre all'impazzata in cerca della prossima preda da punire. Tutta l'ambientazione porta a ricreare questo sentimento, dalle chitarre ( che sicuramente hanno il maggior merito in tal senso) al basso, strutturano tutti assieme una canzone energica, a volte addirittura potente, sempre pronta ad aggredire e a non lasciare tregua a chi ascolta, suoni sporchi ed al contempo tesi,  ma che non dimenticano di divenire altamente orecchiabili per riuscire a catturare ancor più facilmente l'attenzione.

My Spirit

L'album viene chiuso dalla melodica My Spirit (Il Mio Spirito), la decisione di chiudere con una ballad che richiama le antiche architetture della Spirale Vuota lascia quel retrogusto piacevole in bocca, per una sola canzone si rivive quella che è stata l'era musicale più lucente della band milanese. Il basso sentenzia preciso e puntuale la sua volontà, e le chitarre lo seguono come dei fidati segugi, non andando mai sopra le righe, ma concentrandosi per creare una struttura solida e allo stesso tempo armoniosa. Le tastiere in questo contesto diventano fondamentali perché riescono a conferire un atmosfera solenne alla melodia tracciata dalla band. L'andamento è in costante salita con le voci che assumo una funzione a dir poco drammatica, ricolme di dolore e disperazione cantano questo inno alla libertà dell'anima, la Scabbia andrà più ad utilizzare la parte acuta del suo repertorio, mentre Ferro una cantata normale senza eccedere nei toni, fra l'altro i milanese proporrà una strofa interamente narrata in italiano. E' notevole la chiusura finale a livello strumentale, dove le sei corde si ritagliano un piccolo spazio per esibire il loro potenziare e dal minuto 4.24 potrete godervi un assolo alla Pink Floyd, inteso come estensione e modo di proporlo. Dal titolo si può già capire in maniera molto semplice che i nostri vogliono parlare dell'anima. Sembra un dialogo fatto all'interno di sé stessi, dove ci si cerca di convincere di lasciare tutto il dolore provato alle spalle, perché si è ormai arrivati al varco del cancello degli inferi, e si realizza che non è giunto ancora il momento di gettare la spugna e farsi sconfiggere. Così la decisione di lasciarli lì chiusi, che possano aspettare ancora per tanto tempo, lo spirito che vive non si vuole rassegnare e ha la voglia matta di continuare a librarsi libero a volteggiare e a pulsare vita, a dare una ragione per la quale lottare senza mai piegarsi alla volontà di nessuno. Abbandonare l'ingombrante zavorra delle proprie colpe sembra essere la prima cosa da fare, proseguire nel cammino più leggeri d'animo non può che essere un toccasana e conferire notevole ottimismo. Lo spirito in effetti è l'ago della bilancia, è quello che se alimentato e rinvigorito può dare una propulsione eccezionale alla nostra esistenza, ma se esso sarà annichilito e devastato potrebbe portare a conseguenze non troppo liete. In questo caso l'opzione con il finale "da film Disney" è quella prescelta, ci si convince che è ora di andare, di lasciare che lo spirito voli.

Conclusioni

Cosa ci lascia Dark Adrenaline al termine del suo ascolto? Beh sicuramente la ferma convinzione che questi ragazzi ci sappiano fare, lo dimostra il fatto che si sappiano rinnovare e mettere in gioco, sempre pronti ad osare per spingersi oltre i normali canoni che li contraddistinguono. Certamente se questo album fosse ascoltato da un novellino, nel senso di una persona che si appresta per la prima volta ad udire le melodie dei Lacuna Coil, potrebbe rimanerne affascinato, poiché tutto sommato scorre veloce e senza intoppi, diventando col passare delle tracce orecchiabile, anche se ancora dell'idea che la prima parte è quella che complessivamente rende meglio. Questo è dovuto per lo più al fatto di orientarsi verso uno stile che possa attrarre nuovi bacini di utenza, che sia per dirla breve più commerciabile; di per sé la parola commerciale non deve essere vista come il demone che distrugge la Musica, ma semplicemente come richiamo ad un pubblico più di massa. La band va a ripercorrere quella che è stata la strada intrapresa anni prima da gruppi come Linkin Park ad esempio, unendo svariati stili musicali per andare ad attrarre diversi tipi di cultura. Purtroppo per un fan di lunga data, o che comunque segue la band da 10 anni e oltre, non potrà mai esserne pienamente soddisfatto. I suoni riprodotti nel capolavoro Comalies diventano sempre più sbiaditi ed incerti, e nel frattempo accresce il timore che essi non si presentino più in futuro, ma che vengano invece sostituiti da altri nettamente improntati alla conquista del grande pubblico. L'album di per sé contiene alcuni buoni spunti, dalla track di apertura Trip The Darkness, passando per Kill The Light, queste due fra l'altro diventeranno track fisse nelle set list che la band eseguirà dal vivo, in particolar modo Trip The Darkness sarà la prescelta per aprire ogni esibizione live, con esse anche Intoxicated, per via della sua propensione ad essere coinvolgente,  e arrivando a My Spirit. Tutti questi però sembrano dei piccoli fuochi di paglia, che non riescono a rievocare quello per cui la Spirale Vuota è stata ammirata. Queste buone iniziative proposte dalla band vanno però a scontrarsi appunto con track che abbassano un po' la media di questo album, citando ad esempio Give Me Something More oppure la cover di Losing My Religion ad esempio, esse risulteranno a tratti banali, ed in alcuni casi addirittura piatte ed insipide. Ormai è solo questione di scelta, quella di continuare a seguire la band anche se i risultati espressi non rispecchiano proprio le aspettative sperando in un domani migliore e più roseo, oppure cedere alla tentazione di voltare pagina e smettere di dare credito al sestetto milanese.

1) Trip The Darkness
2) Against You
3) Kill The Light
4) Give Me Something More
5) Upsidedown
6) End Of Time
7) I Don't Believe In Tomorrow
8) Intoxicated
9) The Army Inside
10) Losing My Religion
11) Fire
12) My Spirit
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