LACUNA COIL

Broken Crown Halo

2014 - Century Media

A CURA DI
MATTEO PASINI
27/12/2015
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Introduzione Recensione

Il 2014 è un anno importante per i Lacuna Coil, difatti avvengono due avvenimenti importanti per la band: il primo è l'uscita di Broken Crown Halo, che diventa l'ultimo nascituro in casa dei milanesi. Il secondo è l'abbandono del gruppo di due elementi storici come il batterista Cristiano Mozzati ed il chitarrista Cristiano Migliore. L'annuncio dell'uscita dalla Spirale Vuota dei due componenti avverrà caso strano nel giorno di S.Valentino, con comunicati congiunti sia da parte della band stessa che da ogni singolo componente, a  pochi mesi dalla messa in onda del full-lenght argomento della recensione odierna, che verrà pubblicato invece in Aprile, con un seguente tour di presentazione che toccherà molti Paesi. Se il chitarrista "Pizza" Migliore non verrà rimpiazzato da altri, lo stesso discorso non vale per "Criz" Mozzati. E' sacrosanto che sia abbastanza difficile affrontare un tour senza batterista, ed allora viene arruolato il buon Ryan Blake Folden per sostituirlo. Abbiamo conosciuto i Lacuna Coil fin dalla loro nascita, e per uno come chi vi scrive che li ha seguiti fin dagli albori, non può che essere rimasto stupito dal totale cambiamento che la band milanese a gradualmente applicato alla propria musica, partendo da ambientazioni totalmente sinfoniche e pregne di armonia, per passare ad altre più dure e orecchiabili. Nel caso di Broken Crown Halo non si può non notare che fin dalle prime battute si percepisca il tono grave che l'album porterà con sé. Infatti il basso di Coti-Zelati ( probabilmente anche in funzione del fatto che da lì a poco Migliore lascerà la band) diventa un'altra chitarra a tutti gli effetti, le sue cinque corde non sono mai state tanto violente e presenti nello spartito musicale. La funzione di metronomo viene lasciata a parte per divenire un vero e proprio accompagnamento poderoso e a tratti invadente, come a voler dimostrare la propria forza nel momento del bisogno. L'album in generale è ormai una consegna più che totale agli ambienti Nu Metal, come detto poco fa infatti la band è arrivata a questo stadio di lavorazione col passare degli anni, partendo da una base più Gothic per svilupparsi (ed in seguito soprattutto da Karmacode in  poi) virare decisamente verso lidi di una musica più "moderna". E' abbastanza evidente come si avverta il passaggio al Nu Metal, che di per sé è un genere molto ampio e difficilmente descrivibile con uno stile ben definito, per un motivo molto semplice: esso racchiude tanti modi di fare diversi che alle volte si trovano agli antipodi, ma che ben miscelati possono dare ottimi risultati. Perché dico che ormai il Nu Metal è la parte predominante nello stile dei Coil? Molto semplice, Broken Crown Halo è un album che mette insieme molti generi, forse a tratti fin troppi e messi lì un po' troppo imprudentemente, ma che grazie a questa prerogativa risulta potente e "commerciale", quest'ultimo termine che spesso viene bistrattato in realtà per me intende il fatto di poter raccogliere a se un bacino d'utenza maggiore rispetto ad altri modi di interpretare la musica, però su questo punto si potrebbero aprire ore di dibattito senza alcun limite, come forse da una parte è anche giusto che sia. Tornando all'album: la strada intrapresa può essere luminosa, ma irta di ostacoli allo stesso tempo, e sì, perché se da un certo punto di vista quest'ultimo full-lenght può essere ampiamente orecchiabile e di facile interpretazione, eppure al contempo può far storcere ulteriormente il naso ai fan più fidati, che già nel caso di Shallow Life erano rimasti un po' spiazzati dalla scelta stilistica della Spirale Vuota. Vero è che se  si va ad analizzare il disco musicalmente parlando, alcune scelte restano discutibili, soprattutto per via della scelta di mescolare fin troppi stili, sporcando le linee guide e non dando dei punti di riferimento veri e propri sui quali basarsi, infatti credo che ci sia un po' di confusione fra le note scaturite dalla band milanese, questo un po' dispiace vista la stupenda propensione dei primi tempi di avere un sound estremamente pulito e malleabile. Invece non si può dire che la parte di songwriting sia scadente, anzi, i nostri rafforzano con la musica potente, dei concetti espressi fin dagli albori: redenzione personale, fiducia in se stessi, spaccare il Mondo in due perché la vita è nelle nostre mani. Probabilmente la band sentiva la necessità di irrobustire ulteriormente questo concetto anche un apporto più consistente da parte degli strumenti. L'idea che mi è balzata in mente è che questo lavoro sia una sorta di testamento musicale e di lascito per i Lacuna Coil, perché anche se la band andrà avanti, con l'uscita di due componenti storici è come se un era fosse finita, ed ora si vada verso una nuova alba.

Nothing Stands In Our Way

Tutto questo si materializza fin dalla prima canzone, quando entra in scena Nothing Stands In Our Way (Niente Ci Ostacola): veniamo investiti in pieno da una potenza sonora che finora era sconosciuta ai fan dei Lacuna Coil, una valanga potente che trascina con sé tutto quello che si trova davanti. Le chitarre imbastiscono dei riff granitici che spazzano via l'intro di tastiera (elemento che però rimarrà ben presente durante tutta la song). Stesso discorso vale per le parti vocali, dove la voce della Scabbia diventa sempre più rude e a tratti acida, dimenticandosi della dolcezza che era la propria prerogativa, e quella di Ferro si esercita ad effettuare growl sempre più rimarcati e cattivi, andando ad oscurare alcune volte la compagna di viaggio. Tutta la canzone verterà su questa modalità di esecuzione, dove l'impatto sonoro sarà di alto coefficiente, le chitarre risultano violente e ritmate, e le voci si libereranno in uno sfogo che pare partire dal profondo dell'anima. Il titolo è abbastanza eloquente, e racchiude tutto quello che i Coil hanno sempre avuto da dire, niente ci ostacola. Nulla si può parare dinnanzi a noi, qualsiasi evento si frapporrà fra noi e la realizzazione dei nostri sogni dovrà essere spazzato via, disintegrato dalla forza di volontà che risiede dentro d noi. La Spirale Vuota è l'emblema di questa lotta continua contro il fato, che cerca di abbattere con le sue mille trappole le nostre speranze, loro si sentono come degli esponenti illustri, perché nati dalla polvere e arrivati alla luce con lavoro e spirito di sacrificio, ed allo stesso tempo incitano i propri fan a fare altrettanto! La canzone infatti racchiude nel suo significato quella che è la vita: errori, delusioni, paure, lacrime e chi più ne ha più ne metta, ma nonostante tutte queste avversità si deve continuare a camminare e a non perdere mai la speranza per non lasciare vincere il destino ma diventarne artefici a tutti gli effetti. Tale energia di rivalsa e scelte senza quartiere si ripercuote ovviamente sulla musica che ascoltiamo; l'opener del disco è aggressiva e di forte impatto, con ritmi serrati e graffianti fin dai primissimi accordi, quasi ce li volessero stampare a caldo in testa.

Zombies

L'album prosegue con Zombies (Zombi) e manifesta fin da subito un ulteriore stadio di aggressività musicale: la sei corde apre con una stiletta cattiva e oscura e da il là alla carica sonora che diverrà sempre più corposa quando il basso di Coti-Zelati entra in scena. La canzone muta però in qualcosa di più ritmato nel momento in cui la voce di Ferro apre le danze, e seppur si sentano le corde delle chitarre picchiate con violenza, non ne scaturisce qualcosa di estremamente cattivo, ma bensì una song dai toni gravi. Le voci invece  tornano a fare il classico giochetto del chiaro e scuro, dove ovviamente Ferro si va a prendere il compito di tenere i toni bassi e tristi, mentre la Scabbia si occupa di voler cercare di riportare un po' di luce nel cammino oscuro grazie ad un interpretazione fatta di acuti e brillantezza. In questo caso è il richiamo alle origini dei Coil, anche se la base musicale è decisamente più rude e caotica, le voci cercano di riportarci nel loro passato glorioso. Vi siete mai sentiti dei numeri della società? Totalmente apatici e privi di qualsiasi funzione se non quella imposta da un ente superiore, la sensazione di trovarsi in mezzo ad un Truman Show, dove tutto è deciso a tavolino e siamo controllati come dei burattini da abili manipolatori che tendono i fili della nostra esistenza. Bene, se vi è capitato di sentirvi pervadere da questa spiacevolissima considerazione di voi stessi, non potrete far altro che ritrovarvi in questa canzone, che parla appunto di essere niente altro che morti viventi luridi e senz'anima che camminano attraverso il Mondo, senza saperne realmente perché guidati e manipolati da qualcun altro. Però in questo clima di desolazione si riaccende la fiammella della speranza e del cambiamento, e sta a noi alimentarla per farla divampare in un incendio di proporzioni bibliche per poter rivoltarci e spezzare le catene dell'oppressione e così essere liberi di vivere la nostra vita come meglio ci aggrada senza farci imporre nulla in alcun modo.

Hostage To The Light

Terza traccia è Hostage To The Light (Ostaggio Della Luce), canzone che ripercorre i sentieri battuti dai Coil precedentemente, anche se in questo caso la voce della Scabbia è assoluta padrona, come un raggio di luce chiaro caloroso avvolge l'ascoltatore, l'intento è quello di far apparire le sue qualità canore come una via in mezzo all'oscurità ed essere attratti da quel punto fisso da seguire per spazzare tutte le tenebre intorno a noi. Infatti la traccia parla del momento di liberazione assoluta, dove dopo tanto tempo passato a vagare per l'oscurità più profonda, qualcosa illumina il tuo cammino, e in questo preciso momento non c'è gioia maggiore nonostante le innumerevoli peripezie, nulla può più fermarti, vieni trascinato dal vento con tutta la sua forza, perché ormai si è innescato un processo inarrestabile, dove la tua forza di volontà è esplosa in tutta la sua potenza, ed ora con tutta la felicità in corpo si sarà ostaggi della luce. Vogliosi di creare qualcosa di immenso e bello, perché lo spirito positivo ha pervaso il corpo in tutto e per tutto, e a poco altro serve stare a recriminare sul passato, perché ora c'è solo il futuro davanti, luminoso e radiante. La traccia è leggermente più melodica rispetto alle prime due, persiste la presenza, a tratti opprimente, delle tastiere che inscenano motivetti di accompagnamento, anche se risultano come detto delle volte superiori al resto della strumentazione. Nel frattempo i riff delle chitarre sono blandi e poco incisivi, insomma si cerca di dare spazio all'esplosione vocale della Scabbia, che interpreta il testo come detto prima con calore e dolcezza, andando ad acuirsi nel momento del ritornello. Il basso ritorna nei consueti schemi della Spirale Vuota e non eccede come finora dimostrato, il tutto fa presagire ad un richiamo al passato, neanche troppo lontano, di ciò che la band era stata nella prima parte della sua pittoresca e particolare carriera, con atmosfere più idilliache rispetto alla rudezza imbastita precedentemente.

Victims

L'album prosegue con Victims (Vittime); partenza con riff tranquillo da parte della sei corde, che cerca di preparare l'ingresso sul terreno di gioco da parte dei compari d'avventura, l'attesa non è molta e la restante componente orchestrale mette il becco in questa canzone, imbastendo ancora una struttura che vuole portare le voci ad esaltarsi. Infatti viene ulteriormente abbandonata la voglia di "violentare" le corde di basso e chitarra, per poter lasciare più spazio alle qualità della Scabbia, che in questo caso funge da interprete principale con Ferro che scatena la sua rabbia vocale durante la fase del ritornello, innescando un gioco dove la su performance risulta un animo corroborato dagli avvenimenti, pieno di frustrazione e risentimento. La canzone prosegue su queste tematiche sonore, senza sbavature o eccessi particolari, tutto sommato risulta tranquilla, e smentisce le  mie prime impressioni su Broken Crown Halo, ovvero quelle di un ambiente confusionario e feroce, come se dopo l'exploit iniziale gli animi si siano tranquillizzati. Victims è una classica metafora della vita, tante vite sprecate invano, cadute sul sentiero ricco di trappole, eppure la forza d'animo continua a pervadere spirito e mente, non abbandona mai il nostro corpo, non importa quanti sacrifici vadano fatti nella vita, bisogna sempre lottare e mai fermarsi, bisogna continuare a credere in se stessi e pianificare il proprio futuro. Il messaggio della Spirale Vuota è quello appunto di rialzarsi sempre e comunque, nonostante le avversità e l'essere resi vittime dal grande nemico che ogni giorno cerca di destabilizzarci, perché in fondo vivere è come stare su un ring e combattere, si prendono cazzotti a tutto andare e bisogna sapersi difendere, ma non solo, anche saper sferrare il colpo del k.o. nei confronti di chi ci appesantisce l'esistenza, essere sempre pronti a contrattaccare e mai lasciarsi scappare l'opportunità di riscattarsi. I Coil in questa tematica credono veramente moltissimo, e non lasciano sfuggire occasione per parlarne, diventando quasi maniacali in questo contesto, probabilmente si sentono a tutti gli effetti dei portabandiera e dei privilegiati, e vogliono inondare il prossimo con questa forza di volontà.

Die & Rise

Die & Rise (Muori E Risorgi) è la quinta traccia, con la quale verosimilmente si ritorna allo standard delle prime due canzoni di questo full-lenght: violenza sonora pura, i Coil fanno piombare l'ascoltatore in una voragine oscura e tenebrosa. La sezione dei riff impostata dalla band è senza dubbio cattiva ed aggressiva, il basso di Coti-Zelati torna a ruggire spronando i propri compari alla carica, e le sei corde non si fanno sfuggire l'occasione andando a scatenarsi. Nonostante sia una canzone dai ritmi abbastanza compassati, se ne apprezza la gravità sonora, perché tutta la traccia verte sull'importanza del basso che risalta al di sopra delle parti, salvo durante il ritornello dove il suono diventa più acuto, quasi a simulare la resurrezione dell'animo e le chitarre accompagnano la voce della Scabbia in questo intento; perché per simulare i toni gravi giustamente è Ferro a prendere in mano la situazione, diventando il protagonista principale e prima voce nella song. E' chiaro che il gioco durante il ritornello della parte vocale sia una cosa studiata a tavolino: Ferro dice Die (Muori) e la Scabbia sfodera l'acuto su Rise (Risorgi). Il titolo della track è emblematico e lascia poco spazio all'immaginazione, ed anche ascoltando lo slot si percepisce il messaggio dei Coil: una volta che tocchi il fondo puoi soltanto risalire. In sostanza morte e resurrezione vengono utilizzati come metafore per le sfide della vita, anche nei momenti più bui, dove lo sconforto è totale, dove pare che non ci sia limite al peggio, dove si pensa di sprofondare nelle sabbie mobili dell'esistenza e non uscirne vivi, beh proprio in quell'istante non può che scattare la molla della convinzione interiore, e dirsi: "ok, ora sto raschiando il fondo del barile, credo che peggio di così non possa andare, da ora mi rimbocco le maniche e si riparte!". Queste poche righe servono a racchiudere il significato pregnante della canzone, senza stare a perdersi più di tanto in chiacchiere, l'importante secondo il sestetto milanese è mai e poi mai mollare il colpo.

I Forgive (But I Won't Forget Your Name)

Fiducia e tradimento sono invece gli argomenti principali di I Forgive (But I Won't Forget Your Name) (Io Perdono, Ma Non Dimenticherò Il Tuo Nome), dove si parla sostanzialmente di perdono e vendetta. Una virata decisa nel songwriting da parte della Spirale Vuota, che questa volta va a puntare altri lidi e situazioni. Quante volte vi sarà capitato di vedere tradita la fiducia che avete riposto in qualcuno? Capita spessissimo, molte volte si apre il proprio cuore a chi in realtà non meriterebbe nulla, ne affetto ne tantomeno considerazione, però a volte ci si può sbagliare nel porre la propria fiducia nei confronti del prossimo. Quando si viene traditi fa male, ma male veramente, e come si reagisce a tutto ciò? Si può perdonare, si può far finta di nulla, oppure si può essere arrabbiati e sbattere la porta in faccia a chi è stato così infame da fare tutto ciò. I nostri invece puntano a fondere le due cose, ovvero dicono: "ok io perdono, ma tutto quello che di male hai fatto lo dovrai pagare a caro prezzo". In sostanza pare un paradosso, sono due cose che stanno agli antipodi, ma che messe lì vicino danno ancora più significato agli avvenimenti. Con un tematica tanto spinosa serve anche un'adeguata base sonora, e quindi dopo un apertura con un delizioso riff di chitarra entrano in scena tutti gli altri strumenti partendo dalla batteria di Mozzati che per l'occasione stringe con vigore le bacchette, ed inizia a pestare le pelli del suo strumento. L'apertura vocale è affidata a Ferro, che come per la quinta traccia Die & Rise ne diventa il protagonista principale, mentre il ruolo della Scabbia è quello di infiammare gli animi durante il ritornello, ed è ben riuscito il momento nel quale lei e Mozzati duettano aumentando la velocità di esecuzione, quasi a trascinarti dentro il brano e a non farti sfuggire, a darti la sensazione di ascoltare a tutti i costi. A mio parere questa è una delle tracce meglio riuscite dell'album, musicalmente sono presenti molte sfaccettature che le conferiscono forza, vigore, e allo stesso tempo dolcezza, un po' come dal paradosso del testo, riesce a portare a sfogo e riflessione allo stesso tempo.

Cybersleep

Momento ballad con Cybersleep  (Sonno Cibernetico), quando entra in scena il momento delle ballad il timone viene affidato alla Scabbia, che sfodera come sempre una bellissima prestazione, ricca di patos e passione. L'accompagnamento in questo caso è delicato, quasi a non voler stare troppo d'impiccio alla cantante milanese, che si cala nella parte con grande maestria, è un modo come un altro per dare nuovamente modo di far capire a tutti che la stella più brillante è lei, il punto di riferimento effettivo è la voce cristallina e carica di passione della componente femminile del gruppo. Come da titolo, l'inizio è meccanico, la voce viene distorta in maniera robotica, ed anche gli strumenti caricano nelle prime battute, salvo poi arrestarsi e risaltare il basso in sottofondo che diventa l'elemento principe nell'accompagnare in questa traccia la parte canora; se il tema principale infatti è un duetto fra le cinque corde e la voce della Scabbia, invece viene dato libero sfogo nella parte del ritornello, dove la batteria aumenta i giri al proprio motore arrivando ad un esplosione sonora che coinvolge ed avvolge l'ascoltatore. La canzone parla di una dimensione quasi irreale nella quale ci si trova, immersi nei propri sogni e paure, sospesi in un qualcosa di indefinito, una sensazione stranissima. Eppure quando si prende coscienza di tutto ciò ci si vuole rifugiare in questa dimensione parallela, dove si riesce a scappare dalla vita quotidiana, dove pare tutto così semplice e facile da gestire. Un mondo dei sogni dove tutto è lecito, dove si ha la possibilità di scapparvi senza avere paura, perché in quel mondo la paura non esiste, esiste solamente la gioia del poter star bene. Il tutto potrebbe riassumersi come un bellissimo sogno fatto mentre si dormiva e ci si alza il mattino, colmi di una gioia inspiegabile, vero che questo è e rimarrà soltanto pura immaginazione, eppure riesce con poco a dare una spinta in più ed aiuta ad affrontare meglio la vita.

Infection

Se la dolcezza di "Cybersleep" ci ha cullato, ora tocca svegliarci con Infection (Infezione), ottava traccia che riparte fin dalle prime battute con maggiore vigore e desta l'attenzione dell'ascoltatore. Intro affidato a tastiera e chitarra, che pian piano cresce di intensità fino ad esplodere insieme alla batteria, subito dopo il tutto si va ad acquetare andando a ricamare dei riff puntuali e precisi, abbandonando quindi le tonalità gravi e la rudezza. Un altro ritorno al passato per la band, che quindi decide di virare su sonorità più malleabili, lasciandosi alle spalle i modi bruschi delle prime tracce di Broken Crown Halo, anche se la parte vocale persiste nell'essere aggressiva e i due cantanti ruggiscono dietro al microfono. La parte principale è affidata alla Scabbia, mentre Ferro prende il sopravvento durante il ritornello, senza però rimarcare con growl feroci, ma dando prova di una buona capacità di cantato "normale". La chiusura è affidata alle tastiere così come l'inizio, e dà la sensazione di voler cullare l'ascoltatore in chiusura, lasciandolo così con un po' di dolcezza. L'infezione ci sta ormai invadendo tutto il corpo, il veleno sta scorrendo sempre più potente nelle vene, e inibisce ogni nostro movimento, ormai tutto pare perso, ormai non resta che la morte come unica soluzione a tutto, perché non c'è più scampo e cura a ciò. Il veleno che infetta l'animo può essere interpretato in svariati modi, da una delusione alla rabbia, dall'amore mancato all'amore tradito. Insomma può essere qualsiasi cosa che destabilizza l'animo, ma è un qualcosa di talmente forte e pesante da non dare possibilità alcuna di desolazione, un macigno tale da trascinarti verso l'abisso più oscuro e profondo e non riuscire più ad emergerne. Tanto è che nella canzone si parla della morte che ne consegue, della volontà che tutto finisca il prima possibile perché non si ha più la forza e l'energia tale da riuscire a combattere ancora. Difatti la canzone ci lascia con la raffigurazione dello sprofondo negli abissi.

I Burn In You

Classico intro a tastiera (elemento che sta diventando sempre più un marchi di fabbrica) per I Burn In You (Io Brucio In Te). Canzone suggestiva, d'altronde ormai pare quasi scontato che verso la conclusione dei propri album i Lacuna Coil tendano ad addolcirsi, a cercare di lasciare l'ascoltatore con tranquillità, come un saluto affettuoso. I riff che le sei corde scaturiscono sono molto blandi, non eccedono mai o danno in escandescenza, niente assoli o parti dove si rendono protagoniste con qualcosa sopra le righe. Di pari passo va la parte canora, l'eccezione la fa però Ferro, che per introdurre la parte del ritornello scalda la voce roca e prepara il terreno per la compare Scabbia che da ulteriore prova delle abilità vocali scatenandosi con acuti brillanti. La particolarità sta però nel fatto che nonostante la Scabbia punti ad acuire durante i ritornelli, essa lasci sempre modo e spazio di essere dolce, non un acuto stridulo che ti desta e ti fa stare sull'attenti, ma piuttosto un acuto amichevole, dolce e sensuale. Ulteriore prova sono i "gorgoglii" vocali negli inframezzi musicali, dove mette l'accento su un accompagnamento sempre calmo e a dir la verità un po' piatto. La fine di un amore raffigurata come un fuoco che sta smettendo di ardere, e la malinconica sensazione che col termine di questo rapporto, anche la propria esistenza perda di significato. Il calore che sta svanendo pian piano nel nulla rimane tiepido soltanto dalla coscienza di cercare di esistere ancora per l'altra persona, in qualche modo provarci, anche se si ha la certezza che se le cose dovessero mettersi a posto nulla tornerà come prima, in fondo è un po' come rompere un vaso, lo potrai sistemare, incollare, ma le crepe saranno sempre ben visibili, ed in questo caso le crepe nell'animo saranno forse troppo evidenti anche se le cose si risolveranno per il meglio. 

In The End I Feel Alive

Decima traccia è In The End I Feel  Alive (Alla Fine Mi Sento Vivo): questa canzone tratta ancora il tema dell'amore, e per la precisione un amore tradito. La fine di un rapporto scaturita dalla fiducia venuta a mancare per colpa menzogne e bugie. C'è una frase molto raffigurativa: " Walk On Broken Glass" (Cammino su un vetro rotto)", ecco, questa sezione racchiude lo stato d'animo al massimo, porta a capire quanto sia difficile stare in piedi e camminare su un terreno accidentato dopo una bordata simile che ti è stata sbattuta in faccia. L'improvvisa situazione nella quale ci si trova ci lascia spiazzati, impauriti, acciecati ma ancora desiderosi di tornare ad un passato che ci ha riempito di gioia. Perché in fondo non si può soltanto puntare il dito ora che tutto sta svanendo, ma anche ricordare tutto quello di buono che è stato. Anche nelle situazioni più difficoltosi i nostri non perdono mai la speranza e cercano di affrontare le cose con un sorriso e spirito d'animo. La traccia prosegue sulla falsa riga di "I Burn In You"; senza troppi eccessi gli strumenti accompagnano le voci e non le lasciano mai da sole. Dopo un intro a tastiera le sei corde coadiuvate da batteria e basso entrano in scena e imbastiscono dei riff estremamente tranquilli e cadenzati, poche sbavature e poco da dire su questa canzone non vedo qualcosa di eccezionale da un punto di vista stilistico, l'unica cosa che risalta è la lunga conclusione affidata agli strumenti che chiudono la canzone con un minuto di performance solitaria. Un plauso va invece alle due voci, che si compattano alla grande e non mollano un colpo, ancora stilisticamente ben riuscita l'alternanza fra parte maschile e parte femminile. Per entrambi tanto calore e passione nella parte cantata, fatta quasi all'unisono, senza particolari eccedenze, sia per Ferro, che lascia in disparte growl e voce cattiva, sia per la Scabbia, anche se lei qualche sparata verso l'alto se la concede, dando un pizzico di sale alla canzone.

One Cold Day

Siamo giunti all'ultima traccia, ed il disco si chiude con One Cold Day (Un Giorno Freddo): la fine del cerchio è affidata alla malinconica e struggente voce della Scabbia, che insieme alla parte strumentale, imbastisce una nuova ballad intrisa di amore e desolazione. L'accompagnamento è sobrio, Mozzati dietro la batteria detta i tempi e guida i propri compari facendogli capire come debbano essere diligenti e puntuali, la parte del leone la fanno invece i suoni atmosferici che danno ancora più un alone di tristezza a questa canzone, ed in chiusura quanto pare che stia terminando, i violini si esaltano e danno la possibilità alla Scabbia di scatenarsi irrompendo nello spartito con veemenza come a sfogare tutta la rabbia repressa finora ed allo stesso tempo la chitarra si innalza sopra il resto accompagnandola così in questa sfida. Siamo quindi al momento dell'apoteosi musicale, dove tutte le forze convergono per l'ultimo assalto all'ascoltatore, per poi chiudersi con un suono simile ad un carillon che suona in mezzo al buio. La classica giornata in cui tutto pare andare storto, la tristezza infinita che ti assale, il pensiero di non riuscire a risolvere i propri problemi esistenziali. Questi sono i temi principali della canzone, che vengono raffigurati metaforicamente con un sole spento e delle nubi che si addensano pian piano sopra la testa. Pare abbastanza evidente il disagio interiore che circola nel corpo, dove lo stato d'animo non è mai stato peggiore, e dove le lacrime sembrano l'unica soluzione a tutto, un lungo e dirompente pianto che dà libero sfogo a tutte le frustrazioni e alle preoccupazioni. In questo momento di estrema solitudine e perdizione non si ha la forza di parlare, di confidarsi, l'unica via che rimane è quella appunto di un pianto liberatorio, che come pioggia è pronto a lavare via tutto e ripulire il viso, solo che in questo caso può aiutare a dare freschezza e pace all'animo.

Conclusioni

Concludendo, che considerazioni si possono fare su questo album? Innanzitutto che ormai la virata dei Lacuna Coil è palese, non ci sono più dubbi che con i futuri lavori si vada sempre più verso un indurimento generale nello stile, il comparto ritmico tende sempre ad essere grave e sporco, a tratti addirittura confuso. Tutto ciò porta molti a pensare che abbiano fatto una sorta di minestrone mescolando vari stili musicali. Dal mio punto di vista c'è un netto miglioramento rispetto agli ultimi due dischi, perché a livello d'impatto l'ascoltatore si trova davanti a qualcosa di nettamente più energico e spinto, che porta ad un coinvolgimento più intenso, soprattutto nella prima parte dell'album, dove secondo me fino al giro di boa di "Cybersleep" sono presenti dei buoni spunti, sia a livello di testo, che di musica; anche se le immacolate decadenze dei primissimi lavori sembrano ormai un ricordo lontano e da conservare gelosamente.  Purtroppo da Shallow Life in poi si è notato un drastico calo nel modo di interpretare la musica da parte del sestetto milanese, ed anche questo Broken Crown Halo pare un po' opaco rispetto a tutto quello a cui ci avevano abituati. Sembra che ormai la band sia arrivata al culmine creativo, e se con questo lavoro comunque si riesce nuovamente ad affermare, perché che ne dicano i detrattori, questo gruppo ha avuto la capacità di restare in piedi e in ormai quasi 20 anni di carriera non è sempre facile, riuscire a rinnovarsi e sfidare se stessi non è da tutti. La domanda che sorge spontanea è però: "Come fanno nonostante un evidente passo indietro a rimanere sulla cresta dell'onda?". La risposta che ne consegue non è affatto di facile interpretazione, tante volte basta qualcosa di più semplicistico per attrarre più persone al proprio cospetto, tante volte sacrificare la parte artistica per quella commerciale paga di più. Quest'ultima cosa è probabilmente un po' avvilente. Il mondo dello show business è sempre ricco di contraddizioni, e molte volte lascia un po' spiazzati. Resto dell'idea che anche se il futuro rimane un po' incerto, la band milanese meriti di avere ancora della fiducia, poiché ha dato dimostrazione nel corso degli anni di avere delle ottime capacità, sarà il prossimo album, di cui si vocifera un uscita a metà 2016, a determinare quanto essi si meritino di stare nell'olimpo della fama mondiale, dando un segnale forte e di vita che continuerà ad essere importante per loro e per i fan che li seguono. Io resto comunque sempre fiducioso nei confronti di questa band, e spero ardentemente che tornino a fare quello che in realtà sanno, perché questi ultimi lavori un po' li hanno screditati, aspettiamo e vediamo cosa ci riserverà il futuro.

1) Nothing Stands In Our Way
2) Zombies
3) Hostage To The Light
4) Victims
5) Die & Rise
6) I Forgive (But I Won't Forget Your Name)
7) Cybersleep
8) Infection
9) I Burn In You
10) In The End I Feel Alive
11) One Cold Day
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