LABYRINTH

Welcome To The Absurd Circus

2021 - Frontiers

A CURA DI
CHRISTIAN RUBINO
01/07/2021
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

"Ho scritto i testi guardandomi in giro, ed in piena pandemia ciò che ho visto ed ancora purtroppo vedo, è un assurdo circo in cui purtroppo gli attori siamo proprio noi. Assurdi proclami di fantomatiche cure ridicole, speculazioni su mascherine lo scorso anno e sui vaccini ora, scarsa coesione fra la gente comune". (intervista rilasciata da Roberto Tiranti a Fabio Loffredo di TuttoRock)

Quello che abbiamo passato e che in parte stiamo vivendo è senz'altro il momento più strano e assurdo che potessimo mai immaginare, e che alcune generazioni ricorderanno tutta la vita. I gesti più semplici, come abbracciarsi o baciarsi sulle guance, sono diventati quelli più complicati, espressamente sconsigliati dai medici. Lo stare insieme con gli amici o il viaggiare per il mondo è diventato arduo e in alcuni Stati particolarmente pericoloso. La nostra vita sociale è stata annientata e sarà difficile ritornare indietro, ma la speranza è sempre viva e forse a breve questo inconcepibile periodo rimarrà indietro nei nostri lontani ricordi. Purtroppo è cambiato tutto, il passato non tornerà com'era prima e il futuro incerto non ci permette ancora di sognare a occhi aperti. L'unica cosa che è rimasta viva e in un certo senso immortale è la musica e nello specifico il nostro benamato Metal, che in questo 2021 vede una ricchissima serie di uscite discografiche, dato che i live sono fermi da più di un anno. Tra i nuovi lavori di questo interessantissimo anno, entusiasma il nuovo platter degli italiani Labyrinth: Welcome To The Absurd Circus, pubblicato il 22 gennaio dalla nostrana Frontiers Records, ottavo disco in studio per i nostri bravissimi connazionali. La line-up degli italici è quasi la stessa della versione precedente: i due fondatori Olaf Thorsen e Andrea Cantarelli alle chitarre, Roberto Tiranti alla voce, Oleg Smirnoff (Eldritch, ex-Vision Divine) alle tastiere e Nik Mazzucconi (Hardline, Edge Of Forever) al basso, con l'unica eccezione è che adesso dietro le pelli troviamo l'abilissimo Mattia Peruzzi (Shining Black, Shadow Of Steel) al posto del tecnicissimo John Macaluso. Il combo toscano nasce nel lontano 1991 con: Frank Andiver alle pelli, Andrea Bartoletti al basso, Andrea Cantarelli e Carlo Andrea Magnani (in arte Olaf Thorsen) alle chitarre e Fabio Tordiglione (in arte Fabio Lione) dietro al microfono. Il disco di debutto, "No Limits", vede la luce solo nel 1997 ma dopo qualche mese inizia il primo avvicendamento in seno alla band con l'uscita di Lione, che va dai nostrani Rhapsody Of Fire, sostituito dal nuovo cantante Roberto Tiranti (New Trolls). La visibilità e il successo arrivano un anno dopo con la pubblicazione dello stupendo e monumentale "Return To The Heaven Denied", soprannominato il "disco viola" per il colore della copertina, che permette ai cinque ragazzi di partecipare sorprendentemente al Gods Of Metal del 1998. Nel più bello il singer Tiranti lascia, momentaneamente il gruppo, venendo sostituito da Morby (Sabotage, Domine) che guida la voce dei Labyrinth nei principali festival estivi. Il genovese Tiranti ritorna in pianta stabile per i successivi dischi ma il gruppo perde nel 2002 il suo fondatore, Olaf Thorsen che vuole dedicarsi esclusivamente ai suoi Vision Divine e questo split per certi versi è un duro colpo per il resto della band. Il sound diventa più pesante rispetto al power/prog molto melodico degli esordi e nonostante l'ingresso di Pier Gonella alle sei corde e i tanti cambi di formazione, tra cui il ritorno di Olaf sul disco "Return To The Heaven Denied part.2" del 2010, al combo italico manca qualcosa che possa riportarli ai fasti di un tempo. Solo una lunga pausa rigenerante e riflessiva di sette anni porta al grande ritorno. Quando ormai si pensa al peggio, i nostri eroi resuscitano con idee nuove e concrete che si materializzano nell'ottimo platter "Architecture Of A God". Nonostante la lunga assenza i Labyrinth sono uno di quei gruppi metal che sembrano esistere da sempre perché sono riusciti nel tempo a creare un loro stile inconfondibile, fatto di un power metal melodico dal ritmo veloce con sfumature progressive e anche geniali che ha catturato il cuore di tanti fedeli sostenitori, permettendogli così di non scendere mai sotto i riflettori. Un altro grande merito è la grande serietà a livello umano e artistico perché i ragazzi non sono finiti mai nelle cronache mondane con atti che non hanno nulla a che vedere con la musica ma soprattutto hanno pubblicato i loro dischi nei momenti in cui sentivano di farlo a livello creativo e senza la pressione di nessuno alle spalle. "Welcome To The Absurd Circus", è un altro grande esempio della loro bravura e per certi versi è anticipato da un brano in italiano del fenomenale Roberto Tiranti, in veste di solista, uscito nel 2020 in piena pandemia e durante il lookdown totale che ha coinvolto tutti. Il pezzo acustico e di musica leggera, "Cambierà tutto", parla dei cambiamenti nei sentimenti dell'uomo, di priorità che non possono essere più quelle materiali ma spirituali per una riscoperta della propria esistenza in un momento in cui questa è minacciata da un male invisibile. Tutta questa speranza di Roberto, si attenua però qualche mese dopo nei testi di questo nuovo platter della band toscana che risulta essere più realistico, di denuncia per quello che poteva essere e non è stato ma soprattutto capace di affrontare alcuni temi spinosi come i pericoli di internet e dei social in una società egoistica e consumistica come quella occidentale: "Mi ero illuso piamente che per via di questa pandemia forse avremmo potuto migliorare cercando di stringerci fra noi (metaforicamente) per cercare di sconfiggere il virus collaborando, invece questa situazione ha tirato fuori il lato peggiore dell'essere umano e il titolo è rimasto quello in virtù del momento che stiamo vivendo".

i Labÿrinth riprendono, intelligentemente, lo stesso percorso sonoro di Architecture: frenetici riff chitarristici, una buona ispirazione neoclassica e soprattutto un power metal di classe con appena un pizzico di prog-metal per dare quel tocco in più a delle composizioni già di per sé molto ispirate, per un impegno costante verso l'eccellenza. L'inconfondibile ugola di Roberto non delude mai, sia che si tuffi in straordinari acuti e sia che sfoggi il suo delicato falsetto. Il duo chitarristico Thorsen/Cantarelli mostra ancora un'interazione emozionante e creativa come se il tempo per i due amici di lunga data non sia mai passato. Il resto della band è poi fenomenale con il mostruoso Niki Mazzucconi con il suo basso fretless, il fondamentale Oleg che crea delle atmosfere accattivanti con la sua magica tastiera e il nuovo entrato, Mattia, che con la sua velocità porta in seno alla band una grande carica e un grande spirito giovanile.

The Absurd Circus

"Il significato della titletrack è legato alla condizione che stiamo vivendo, che vede nel Coronavirus la ciliegina sulla torta. È il mondo in cui viviamo che è un circo folle, assurdo: un mondo digitale, velocissimo, usa e getta, consumista, e questo vale per le amicizie, per le cose che più ci piacciono. Per quanto concerne la fruizione musicale, alle volte non sappiamo cosa stiamo ascoltando, e questo vale in primis per me". (intervista rilasciata da Olaf Thorsen a Gianfranco Monese di Metalhammer)

L'illogico spettacolo circense apre i battenti con la prima canzone e il primo singolo del disco, intitolato: The Absurd Circus (L'assurdo circo) che immediatamente attira da subito l'attenzione per via del suo inizio dirompente e vorticoso. Un palpitante rullo di batteria dà il via alle danze, accompagnato da veloci riff di chitarra sprigionati dalle corde lanciafiamme di Olaf e Andrea, protetti dagli arazzi di tastiera del formidabile Oleg Smirnoff che non sono solo un contorno sonoro ma una vera e propria spinta propulsiva. Poi un minaccioso Tiranti, a tratti alterato nella voce, ci fa entrare in un circo diabolico e mostruoso reso molto bene nel video della song con immagini cupe e horror che non fanno sperare a nulla di buono. La resa visiva è ancora più forte da un sound potente che grida l'insoddisfazione dei sei artisti, mascherati pure da pagliacci horror, per il mondo attuale devastato da una tremenda pandemia combattuta da tutta l'umanità, per una volta unita contro un avversario comune: "Nessun riposo o pace in questa terra. Il nemico è nascosto è propaga la sua maledizione tutt'intorno e in troppi giacciono al suolo. Mantenere le distanze per sopravvivere. Viso e mani protette come mai prima d'ora. Una nuova uniforme per questa strana guerra". Il tutto viene accompagnato visivamente da nubi minacciose, lampi, fulmini e uditivamente da tuoni smorzati abilmente da delle armonie e da ritornelli accattivanti, melodici e supportati da una sezione ritmica eccezionale, sinistra e vendicativa: "Guardati intorno, informazioni sbagliate. Restare vivi affrontando stupidi che attentano alle nostre vite. Difficile trovare equilibrio, saggezza e punti di riferimento in questo assurdo circo". Orgoglioso power metal completato da una straordinaria e atmosferica parte strumentale oscura e crudele che lascia il posto a un grande assolo di chitarra di Thorsen. Song fantastica da inserire ai vertici delle canzoni dei Labyrinth perché composta da grandi riff di chitarra, uniti a splenditi assoli di tastiera che la band utilizza come ciliegina sulla torta per spingersi in sonorità sempre più progressive, intrecciate e moderne. Ottimo lo schema ritmico che culmina in un memorabile ritornello e dove nel complesso i suoni puliti di tutti gli strumenti, grazie ad una perfetta produzione, arricchiscono il valore del pezzo mettendo ampiamente in evidenza il preciso e pignolo stile dei cinque artisti. "The Absurd Circus" attrae dal primo ascolto anche e soprattutto per le corde vocali strepitose di uno dei migliori vocalist in circolazione a livello internazionale. Un inizio brillante con tutti i suoni classici e caratteristici della band.

"La canzone è la fotografia del mondo di oggi, la follia generata dal Covid che avrebbe dovuto unirci ed invece ci ha ulteriormente separato." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

Live Today

Con la successiva Live Today (La vita oggi) si passa rapidamente dal genere power a quello speed con la keyboard del virtuosissimo Smirnoff che però nel corso del pezzo diventa protagonista, portando la song su indirizzi tipici del prog metal. La tastiera è poi accompagnata da un tocco di eleganza e bellezza sinfonica grazie alle velocissime parti di batteria e chitarra elettrica e, con lo straordinario vocalist ancora protagonista con le sue autorevolissime corde vocali. Se la precedente, The Absurd Circus, è la classica traccia d'apertura e di impatto sonoro, Live Today non scherza perché veloce, adrenalinica e valorizzata dal robusto basso di Nik Mazzucconi e dalla doppia cassa di Mattia Peruzzi che non lasciano un attimo di tregua. L'alternanza di ritmi convulsi e gli arpeggi made in Labyrinth, sono la caratteristica principale del brano e aprono la via ad un refrain da urlare senza remore e con orgoglio a squarciagola. Com' è la vita oggi? Bella domanda se si pensa al disastro provocato dal virus. Ma quella di prima era meglio? Forse il Covid ha scoperchiato tante cose che prima facevamo finta di non vedere, peggiorando naturalmente la situazione: "Impreparato a vivere il presente che è andato via con piani e previsioni. Il nostro futuro sta girando nei racconti di ieri. Siamo intrappolati in un passato sbiadito. Impossibile vivere oggi e affrontare tutti i cambiamenti". Stranamente sembra che Oleg imponga il suo strumento sovrastando leggermente gli altri attori del circo ma in generale c'è un ottimo equilibrio nel mixaggio e ogni "circense" mette così in mostra le proprie qualità artistiche. Questa traccia scritta dal trio: Tiranti, Thorsen e Cantarelli, nel lontano 2010, doveva essere inclusa in "Architecture Of A God" ma è stata completamente dimenticata in un cassetto. Grazie al ritrovamento inaspettato di Olaf, mentre fa pulizia in un hard disk, la song è ripescata e apprezzata da tutti, tanto da essere inserita nella raccolta con una bella rinfrescata per renderla più adatta ai giorni nostri, anche se con un bel po' di anni di ritardo. Qui i Labyrinth si trovano a loro agio in queste veloci e melodiche armonie che risaltano la bravura e la tecnica dei sei musicisti che si fermano solo in una parte acustica, molto caratteristica, per una grande canzone che evoca il mitico e famoso disco viola del 1998. Il ritornello e l'assolo di chitarra sono lo stereotipo del puro power metal molto ispirato e carico di speranza: "Anche quando il cuore ci sta portando fuori strada Se non alimenti il fuoco si spegne presto e la tua esistenza sprofonda nell'oscurità".

"Brano letteralmente dimenticato in un cassetto dal 2010. È stato bello ritrovarlo dandogli il vestito giusto per questo album." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

One More Last Chance

La terza traccia, One More Last Chance (Un'altra ultima occasione) inizia in maniera un po' più tranquilla, con una melodia interessante sempre con una precisa sezione ritmica, dove si apprezza una eccelsa linea di basso e le iniziali sei corde acustiche di Olaf e Andrea che confermano lo stato di grazia dei due. Dopo un minuto la song prende vigore con robusti riff elettrici, la tastiera che fa capolino in alcuni momenti della composizione con una timbrica più melodica e soprattutto si nota la splendida e divina tonalità vocale del singer genovese. La proposta, rispetto a primi due brani, è più interiore e inquieta ma con un elegante e particolare fascino, dato da un ritornello molto coinvolgente che si ama già dopo pochi ascolti. L'intermezzo atmosferico realizzato dalle chitarre acustiche e dalla keyboard esplode in un assolo chitarristico devastante e molto progressive che mette in luce il lato più sofisticato della band. Inizialmente sembra una canzone meno immediata che cresce d'intensità sviluppandosi imprevedibilmente su territori hard, heavy e prog per terminare dolcemente con un'ottima interpretazione di Roberto e con le chitarre acustiche che si erano sentite alla partenza. I Labyrinth sono abituati a sfornare semi ballate metal che offrono un affascinante lavoro di tastiera e di sintetizzatori con refrain da brividi grazie alle pregevoli melodie proposte. Un'altra occasione riuscita nell'equilibrare velocità e melodia, e non "l'ultima chance del labirinto musicale" come canta Roberto nelle liriche: "Eri distratto dalla vita di qualcun altro sprecando tempo, lottando duramente per una guerra persa e intrappolato in un gioco impossibile ma prima che sia finita riavrò la mia libertà ad ogni prezzo e senza paura". Il testo può essere interpretato in tanti modi: dalla pandemia che ci fa riflettere sulla nostra vita, ai nostri errori sui nostri inquieti sentimenti, a volte sbagliati: "Un'altra ultima possibilità da cogliere, ancora un ultimo tentativo di salvare quello che resta di un passato glorioso andato troppo in fretta. Un'altra ultima possibilità. Ancora un'ultima volta!"
I ragazzi italiani mescolano sapientemente un ottimo ritornello con tutti gli elementi tipici del proprio sound e con quel tocco prog ridondante, che ha fatto giustamente della band una delle migliori del panorama metal italiano ed europeo. Il mitico Roberto Tiranti plasma la sua voce per regalarci i passaggi più belli dell'album per una canzone di successo che diventerà senza dubbio uno degli inni della band.

"Non è mai troppo tardi e c'è sempre una ulteriore possibilità nella vita." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

As Long As It Last

Si continua con classe e gusto in As Long As It Last (Finché dura) dove i nostri connazionali sprigionano delle sonorità miste al power, all'heavy e al prog ma questa non è una novità perché anche questa song ricalca lo stile inconfondibile della band che esprime la propria genialità infischiandone sul gradimento del risultato finale. L'inizio sembra il suono di una campana ma questa percezione dura pochi secondi perché la? misteriosa e melodica keyboard introduce a tratti i riff cadenzati e robusti delle due chitarre elettriche che esplodono subito dopo come un fulmine a ciel sereno trascinate sempre dalla stessa superlativa e sognante tastiera. Il pezzo è fantastico perché, all'improvviso, dopo quasi un minuto rallenta mettendo in mostra il formidabile basso di Nick e la melodiosa ugola di Roberto che coinvolge emotivamente per una grande interpretazione teatrale sostenuta oltretutto da un ritornello memorabile che si stampa nella testa senza uscirne più. Alcuni esseri umani hanno rinunciato a capire l'amore, altri invece, forti del sentimento che provano, continuano a resistere e combattere per mantenerlo vivo ma sinceramente l'argomento meriterebbe uno studio approfondito. Quanto dura davvero l'amore? Domanda alla quale neanche i Labyrinth riescono a rispondere nel testo: "L'amore è eterno finché dura. L'amore era per sempre quando eravamo giovani. Dove sono quei giorni d'oro? E ora è arrivato il momento: in un lampo, la mia realtà si trasforma in cenere". Se il tema affrontato è attualissimo e interessante, non di meno sono le varie intime atmosfere create dai musicisti e nelle quali emerge un basso eccezionale, autoritario e tecnicissimo. Questa è la classica ballata prog, dai magistrali inserimenti di synth e dalle tonalità vocali emotive e inaspettate emesse dal solito ineccepibile cantante ligure che trasportano verso un sentimento libero e utopico desiderato da molti: "Giocare allo stesso vecchio gioco o rompere queste catene perché sappiamo tutti che c'è un'altra vita da vivere".

"L'amore è eterno finché dura, questo è ciò di cui ci si rende conto invecchiando e contando le cicatrici." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

Den Of Snakes

Quali sono i pro e i contro dei social e di internet? La risposta è facile perché ormai sono diventati il pane quotidiano di tutti noi e ai quali non possiamo sicuramente rinunciare. Tiranti, autore della provocante Den Of Snakes (Covo di serpenti) si sofferma per lo più sugli aspetti negativi di queste tecnologie, che se non usate bene rischiano solo di fare danni e spargere odio tra gli utenti del web: "Abbiamo costruito una gabbia. Nuovo regno di solitudine. Apparire e odiare a qualsiasi prezzo, per nutrire il nostro ego. Un pozzo silenzioso senza fondo". Le sei corde di apertura, di questa fantastica song, ricordano gli Iron Maiden ottantiani di "Somewhere in Time" per un omaggio sincero e gradito verso una band che ha fatto la storia del metal mondiale e che ogni tanto è giusto ricordare e riportare in auge. L'inizio maideniano di questa song è una delle sorprese del disco per un possente heavy metal con diversi cambi di tempo che trova il suo punto di forza anche nell'interpretazione vocale del bravissimo singer italiano in grado di dare una marcia in più al pezzo, grazie ai suoi acuti che gli permettono di raggiungere tonalità altissime con il minimo sforzo. "Den Of Snakes" è una delle canzoni più melodiche dell'opera e anche quella meglio bilanciata nei suoni, alternando parti veloci e tranquille che poi sono la caratteristica della band toscana. L'armonia è incantevole, anche se molto vicina alle sonorità degli inarrivabili Iron Maiden ma piace, così come l'argomento trattato, che come il Covid è piuttosto attuale e impegnativo. L'attuale dipendenza dei social e di internet delle nostre società moderne è inconfutabile e per certi versi molto triste perché fa perdere il senso della realtà facendo credere di poter fare e dire qualsiasi cosa sui social senza freno e portando anche a nuove e gravi patologie come la dipendenza dai videogiochi o dalla pornografia ma l'elenco è veramente lungo. Si potrebbe aprire un dibattito anche sulla pirateria musicale con i peer to peer illegali e sul monopolio di Spotify: "Parlare è passato di moda. Sto solo vivendo in una mania. Dimora in una tana di serpenti È questa la tua idea di un nuovo mondo? È questo il luogo in cui costruisci i tuoi sogni? Una nuova dipendenza che striscia ai nostri piedi. Disconnettiti per riconquistare la tua dignità! Mitica canzone di heavy metal classico, anche questa ripescata perché messa da parte qualche anno fa e adesso riarrangiata con un suono energico, diretto e potente con un bel lavoro sostenuto da chitarre affilate, un basso combattivo e una tastiera che è ancora una volta quell'elemento chiave che fa fare il salto di qualità al gruppo italico.

"Un brano dal sapore Maiden che parla essenzialmente del covo di serpenti per eccellenza, ossia i social." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

Word's Minefield

Word's Minefield (Campo minato di parole) inizia con delle chitarre acustiche pulite e leggere, dove poi un piccolo sussulto vocale del singer lascia definitivamente il posto alle sei corde elettriche e melodiche di Thorsen e Cantarelli.  La base ritmica funziona come al solito precisamente, trascinando tutta la composizione mentre la tastiera di Smirnoff che questa volta è meno evidente rispetto ai pezzi precedenti è sempre ben integrata con gli atri strumenti. Le chitarre continuano imperterrite a fare un lavoro mostruoso con un sound accattivante, sviluppando un assolo allucinante degno dei migliori Murray e Smith per un pezzo hard rock tranquillo e per certi versi rilassante. Le strofe scritte da Roberto sono una critica all'utilizzo del linguaggio nelle interazioni umane, per una song che decolla soprattutto nel ritornello particolarmente diretto e molto orecchiabile: "Questo vecchio mondo è stato capovolto in un campo minato di parole. Imbavagliato da nuovi ipocriti. E le loro regole: sepolcri imbiancati lontani da ogni verità e buon senso. Quello che era giusto ieri? È sbagliato oggi". "Words Minefield" conferma la tendenza melodica con un bel refrain e anche se parte costruita su una struttura molto semplice sale di intensità nota dopo nota grazie alla abilità dei nostri ribelli eroi che non ci stanno a vivere in un mondo che va sempre di più a rotoli, nonostante la tecnologia abbia fatto passi da gigante per farci vivere meglio: "Incurante come mai prima d'ora. Più preoccupato per la facciata che per il male dentro di noi. Il progresso dovrebbe portare saggezza, compassione, amore e unità. Minoranze ancora più sfruttate attraverso la bugia che tutti siamo uguali. I piccoli uomini puntano il dito su chi è diverso per alleviare la loro coscienza". L'apice del brano è il ritornello, difficile da non ricordare ma lo stesso si può scrivere per i riff ipnotici che lentamente ammaliano così come la voce di Tiranti che con le sue corde vocali pulite guida egregiamente questa bella canzone, portandola dove vuole.
A questo punto l'album rallenta rispetto al devastante inizio, anche se questo brano, dagli echi ottantiani, è quello più lineare rispetto alle song ascoltate prima, ricche al contrario di tanti cambi di tempo ma senza abbassarsi però di qualità e interesse.

"Benvenuti nei tempi moderni, in cui una dilagante ipocrisia si preoccupa di mettere al bando molti termini (alcuni in effetti deplorevoli) senza però educare al buon senso." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

The Unexpected

Inaspettatamente, dopo una serie di brani relativamente calmi, la veloce batteria di Mattia Peruzzi ricomincia a picchiare velocemente i suoi rullanti dando il via all'inizio aggressivo di The Unexpected (L'inaspettato) per un power metal vecchia scuola, alla Helloween o alla Stratovarious degli anni '90 per intenderci. Naturalmente la qualifica di power può essere riduttiva come definizione, vista la varietà e la personalità che la band italiana sviluppa in tutti i solchi dell'opera e in particolare in questa traccia, dove Olaf e soci ritornano a triturare i timpani con la potenza vertiginosa della sezione ritmica e con le chitarre al fulmicotone in un up-tempo che riporta indietro negli anni, accompagnati da un acuto di Tiranti, alla fine del pezzo, semplicemente allucinante. Nonostante l'inizio dirompente gli italiani riescono a creare un'atmosfera progressiva grazie alla magica keyboard che propaga assoli terrificanti, compensando così la pesantezza delle chitarre elettriche. Sound tirato a una velocità incredibile che si adatta perfettamente per essere proposto dal vivo per un interessante ordigno esplosivo di power/speed composto da riff tecnici e schiaccianti. Le strofe sono un monito per tutti: "Quando sei sicuro, l'imprevisto ti prende. Chiamalo destino o caso. Preparati comunque a mantenere il controllo perché ll tempo vola via. Gli anni passano come mesi e i giorni come chiodi arrugginiti sulle nostre spalle. Niente dura per sempre tranne l'universo". Questa è una delle canzoni più pesanti in scaletta; mai monotona, caratterizzata anche da un cambio di marcia per consentire momenti emotivi e riflessivi che trovano il culmine nelle meravigliose e melodiche corde vocali del vocalist, facendola apprezzare ancora di più. Insomma, i Labyrinth catturano ancora una volta l'attenzione evitando all'ascoltatore distrazioni e assopimenti vari. Un'ottima song dove si evidenzia il lavoro delle magnifiche sei corde di Olaf e Andrea che umilmente fanno un lavoro superbo suonando splendidamente gli assoli insieme alla tastiera di Oleg per un connubio collaudato e senza imprevisti: "Siamo solo piccoli uomini di passaggio che nel silenzio della notte vagano nell'oscurità."

"Brano molto intenso, prog e speed allo stesso tempo. Quando tutto sembra finito qualcosa di inaspettato ribalta la situazione." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

Dancing With Tears In My Eyes

L'ottava traccia è una cover per una scelta insolita ma soddisfacente Nel lontanissimo 1984 gli Ultravox danno alla luce "Lament", con gli inglesi che cercano di sperimentare, puntando sul romanticismo sofferto e malinconico e strizzando l'occhio al mitico rock che nei platter precedenti avevano praticamente abbandonato. Questo lavoro comprende Dancing With Tears In My Eyes (Ballando con le lacrime agli occhi) scritto da Bill Currie, Midge Ure, Chris Cross e Warren Cann. I Labyrinth, non nuovi a questi ripescaggi pop, propongono questa cover ritrasformandola in versione rock in modo sufficiente e riportandoci alla memoria il famoso video musicale, dove a causa di un imminente cedimento di una centrale nucleare, il protagonista Midge Ure torna a casa impaurito e di corsa dalla sua famiglia. Dopo essere tornato, l'uomo fa l'amore con la sua compagna un'ultima volta: "È tardi e sono solo con il mio amore. Beviamo per dimenticare la tempesta in arrivo. Adoriamo il suono della nostra canzone preferita. È tempo e siamo l'uno nelle braccia dell'altro".  Il clip termina con l'esplosione della centrale nucleare e con l'immagine di Ure che guarda un video di sé stesso, di sua moglie e del loro bambino mentre il film si dissolve. Il testo della canzone riflette anche un finale apocalittico: "Sono le cinque e sto tornando a casa. È difficile credere che sia la mia ultima volta. L'uomo alla radio piange di nuovo. È finita, è finita". Dancing With Tears In My Eyes" è una canzone dal messaggio attualissimo sui pericoli del nucleare e sul rischio pandemico ma è soprattutto una song immortale che fonde egregiamente il pop elettronico con il folk. Il refrain è di quelli memorabili e i nostri connazionali la aprono con dei portentosi riff chitarristici seguiti dalla voce pulita di Tiranti e dalla melodicissima e nostalgica keyboard. La band riesce a darle un'aria più hard rock per quanto alla fine la composizione rimanga con delle leggere sonorità ma stranamente, si abbina perfettamente al tono dell'album per una versione elettro-power metal che sa molto di Labyrinth. La band non ha cambiato molto la canzone anche se, questa è una versione molto più pesante di quella a cui siamo abituati, funzionando bene grazie ad un riffing tagliente e corposo in pieno stile ottantiano. La band ancora una volta dimostra che con il talento si può fare quello che si vuole.

"Siamo tutti grandi fan degli Ultravox e siamo cresciuti ascoltando alcune delle loro migliori canzoni. Questa traccia in particolare è stata un grande successo nei primi rock club in cui siamo andati. Abbiamo deciso di suonare la canzone come tributo ai fan, perché è quello che siamo tutti: fan" (Olaf Thorsen)

Sleepwalker

I primi secondi sono tutti per la keyboard, che ha molto spazio in questa nona traccia di "The Absolute Circus", affiancata poi dalle chitarre e dalle tonalità melodicissime del fenomenale Tiranti. La linea di basso è fantastica, con una batteria robusta ma senza ritmi indiavolati; le chitarre sono possenti quanto basta per trasmettere energia e forza per un pezzo che mette comunque in primo piano il canto espressivo e drammatico del leader e vocalist della band. Qui si tocca ancora per mano lo stato di grazia del combo tricolore perché in Sleepwalker (Sonnambula) ascoltiamo le mitiche atmosfere ottantiane tanto care ai nostri musicisti, sostenute soprattutto dalla tastiera e da un sound attuale, rinforzato superbamente dal basso martellante di Mazzucconi. Questo mid tempo piace subito per la cadenza sonora fatta di un hard rock melodico dallo stile americano che culmina in un ritornello sorprendentemente avvincente e un testo riflessivo sul sistema opprimente in cui viviamo: "Le luci della città mi stanno chiamando, come brace nel buio. Terra promessa dei sogni infranti. Gli stessi vecchi inganni e bugie".  La società ci bombarda di messaggi ipnotici e ossessivi che tolgono alla gente la possibilità di pensare, avere un senso critico e sognare le cose più importanti della vita: "Come un sonnambulo che si smarrisce non riesco a controllare i miei piedi. Qualcosa dentro vuole scappare da questo vecchio schema. Lontano da questa giungla di cemento e sto cercando di respirare di nuovo lontano dalle vecchie regole. L'inquinamento luminoso ci rende ciechi ed è impossibile guardare il cielo". Il brano sembra dare un'atmosfera anche progressiva compensando in parte la pesantezza delle chitarre, evidenziando delle melodie intense e energiche. "Sleepwalker" è una semi ballata articolata nella struttura ma armoniosamente sognante nel ritornello seducente e simpatico che entra direttamente nel profondo dell'animo. Questa è una canzone diversa rispetto alle tracce precedenti dell'album, che dimostra il grande equilibrio tra synth e passaggi di chitarra carichi di robusti riff. Insomma i Labyrinth, non annoiano, anzi tendono a far stare sul chi va là l'uditore per una canzone dinamica che riesce a coniugare bene elementi musicali degli anni '80 con suoni al passo coi tempi e una lirica attualissima che denuncia la confusione dei nostri tempi: "Stare lontano è l'unica cura per rimanere sani di mente".

"Brano decisamente americano ed immediato perché noi siamo anche questo." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

A Reason To Survive

Quasi alla fine dell'album troviamo il lento A Reason To Survive (Una ragione per sopravvivere), che inizia con delle chitarre acustiche e una voce soave e melodica, dove poi si aggiunge un hammond settantiano che rinforza il delizioso refrain. La leggera e fine sonorità della canzone si abbina bene al titolo e alle strofe soprattutto in questo momento particolare che stiamo vivendo perché fa molto riflettere: "Alla ricerca di troppi significati. In attesa di una ragione per sopravvivere ma è più facile di quanto pensi e lascia che l'acqua ti lavi delicatamente". Forse questa pandemia doveva essere lo spunto per purificarsi e meditare sul fallimentare mondo che abbiamo costruito e sulla possibilità di cambiarlo in meglio: "La libertà è un certo stato d'animo. Questo mondo materiale ci sta ingannando e ci rende ciechi". A Reason To Survive è il preambolo verso la conclusione di un disco tosto a livello di suoni e schietto a livello di liriche perché i Labyrinth non hanno peli sulla lingua a cantare e a dire ciò che pensano. Forse, la song, può far storcere il naso perché inserita come penultima nella raccolta e fuori posizione in scaletta, ma è anche vero che è bellissima soprattutto per l'inserimento di archi che ricordano le migliori canzoni degli Angra dei tempi d'oro. Un breve viaggio che porta a vivere delle intense emozioni ma anche un esame di coscienza sulle nostre esistenze e sull'aldilà: "Ciò che conta davvero non è la vendita o l'affitto. Ora chiudi gli occhi e aspettami dall'altra parte. Tutto ciò che spero duri per sempre". Un altro aspetto da mettere in evidenza sono le atmosfere fantastiche, sparse tra le due sei corde acustiche e l'organo, che creano un rifugio sonoro e mentale di soffice serenità in un lavoro discografico che alla resa dei conti risulta essere in generale uno dei più potenti del combo italico. "A Reason To Survive", oltre a essere l'unica ballata del platter e anche l'unico pezzo che si allontana un poco dal prog e che richiama principalmente i suoni degli anni '70, con l'utilizzo dell'organo hammond grazie a uno straordinario Oleg. Importanti anche gli arpeggi acustici, il cantato magico di Roberto e il pregiato basso fretless di Nik Mazzucconi, un artista bravissimo ma molto sottovalutato per la sua straordinaria tecnica, per una ballata nostalgica e speranzosa.

"Una ballata decisamente anomala ed acustica nata molto naturalmente. Un grande Oleg agli arrangiamenti." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

Finally Free

Chiude in bellezza Finally Free (Finalmente libero), il cui suono ricorda la titletrack che ha aperto energicamente l'album, con tutta quella gamma di sfumature che la formazione imprime alle proprie composizioni: una potente base ritmica, dei riff ricchi di adrenalina, una tastiera melodiosa e dei cori sublimi, per un'altra canzone che mostra tutta la loro tecnica e il loro inconfondibile stile power. Sicuramente, una delle migliori song dell'opera con una tremenda spietatezza nei riff e ancora una volta con l'ugola del vocalist sempre a livelli eccelsi. Si parte con la forza della batteria e delle chitarre in versione speed e la voce rauca e arrabbiata di Tiranti ??per poi assestarsi su un power melodico con un bel ritornello orecchiabile e dalle venature progressive. Citazione speciale è la parte centrale della composizione con un incredibile "atmosfera strumentale", dove il gruppo quieta l'intensità del proprio sound e costruisce l'ennesima pausa strumentale con dei bei assoli del duo Cantarelli, Thorsen che mescolano diversi stili metal ma con lo stesso gusto già sentito in tutto i solchi del disco, rallentando e dando la possibilità al formidabile assolo fretless di Nik di mettersi giustamente in mostra. Le sei corde massicce e corpose, testimoniano il grande lavoro di una produzione moderna e un ottimo mixaggio che mette ben in evidenza tutti gli strumenti grazie all'egregio lavoro del famoso chitarrista Simone Mularoni dei DGM. Un'ultima sferzata d'energia, di combattività e di melodia per un brano impetuoso ed epico nel refrain e molto orecchiabile che conferma in conclusione quanto la band italiana sia ormai diventata una garanzia per il metal italiano e non solo. I versi di Finally Free sono pure agguerriti, pieni di fiducia e calzano a pennello in questo periodo di rallentamento per le restrizioni anti Covid che stiamo vivendo per recuperare la libertà perduta più di un anno fa: "Finalmente libero. Hai mai lasciato andare il tuo spirito? Correre senza meta verso l'ignoto e sentire l'alba benedire dolcemente la tua anima. Alla ricerca di te stesso in una ricerca senza fine per le troppe catene e gabbie dentro la tua mente".  Il messaggio di speranza va anche a tutti gli ostacoli e le difficoltà giornaliere che dobbiamo affrontare e che possono sovrastarci rendendoci deboli e vulnerabili: "Trova il tuo equilibrio attraverso l'occhio del ciclone. Rimani lucido, assicurati che tutto sia possibile e il tuo dolore sarà solo un vecchio ricordo. Sarai finalmente libero e le tue paure saranno solo un vecchio ricordo". Ancora un'altra traccia power metal che lascia il segno e dove i Labyrinth, sapientemente con i tanti cambiamenti di tempo, riescono a bilanciare il loro aspetto prog riuscendo così ancora a sperimentare in modo convincente e senza perdere ciò che li ha resi unici fino ad oggi. Thorsen, Cantarelli e Smirnoff si trovano sospesi in un completo equilibrio, sostenuti da una eccezionale sezione ritmica e da un cantante in piena forma. Welcome To The Absurd Circus è un atto di stabilità e un labirinto sonoro dove c'è sempre una via d'uscita con momenti tipici della band che non deviano quasi mai dalla formula collaudata dai sei artisti italici.  Potenza e puro power metal che Thorsen e compagni ci regalano per chiudere un album meraviglioso e molto onesto.

"Ennesima sassata nei denti alla Labyrinth, effetto Thunder con ritornellone in modo maggiore e melodia di ampio respiro." (intervista a Roberto Tiranti di Massimo Incerti Guidotti per Loud And Proud).

Conclusioni

La prima cosa che colpisce dell'album, a parte la bellezza delle canzoni, è la qualità superlativa del suono, grazie a uno dei migliori artisti della scuderia Frontiers, Simone Mularoni, che ha registrato, mixato, masterizzato e co-prodotto perfettamente "Welcome To The Absurd Circus". Il guitar hero italiano, creando una sonorità cristallina ha permesso al sestetto di esprimere le proprie idee musicali con il giusto equilibrio tra concretezza, aggressività e chiarezza. L'esperienza della band appare netta sulla scelta di pezzi strumentali che vedono la coppia Thorsen/Cantarelli come la grande protagonista del platter grazie al loro intreccio armonioso e virtuoso di suoni, alternandosi con gli assoli melodici, che abbondano soprattutto nella prima metà dell'album. Anche il tenore Roberto Tiranti si dimostra forte e versatile come sempre, confermando la sua splendida voce solista nonostante siano passati un po' di anni dal suo debutto nel gruppo toscano. La copertina dell'ottavo disco in studio non è il massimo dello splendore ma attira l'attenzione per le sue immagini forti e inquietanti che mostrano un vero e proprio circo dell'horror in fiamme, con in prima vista, naturalmente, l'immancabile labirinto che è il logo della band. Come dice il proverbio: non è l'abito che fa il monaco! E in effetti "Welcome To The Absurd Circus" è un'opera che offre tutti i migliori suoni che i Labyrinth hanno sciorinato ai propri sostenitori dagli anni'90 fino ad oggi e sempre con uno stile ben definito e unico. Power metal brillantemente suonato con magnifici spunti progressive, che si basa principalmente su melodie orecchiabili, su refrain che scavano in profondità stampandosi nella mente dell'ascoltatore e che convincono sotto tutti i punti di vista. Non c'è una canzone debole nell'album, né un momento di noia o dei riempitivi, a parte la cover degli Ultravox che sebbene non fatta male, lascia il tempo che trova e per fortuna, nel complesso, viene voglia di riascoltare più volte i brani della raccolta. Anche nelle canzoni più veloci ci sono dei momenti intimi più tenui ma sempre efficaci che riportano alla fine ad un ritornello trascinante. Insomma, un affascinante album di qualità, assolutamente convincente, caratterizzato dal grande legame artistico e di amicizia tra Olaf e Andrea, dai sobbalzi tellurici della sezione ritmica guidata da Nik Mazzucconi e dal nuovo arrivato Mattia Peruzzi dietro le pelli, dalle sensuali note melodiche di Smirnoff e soprattutto dagli interventi vocali dell'immenso Tiranti che lasciano trapelare la sensazione positiva di un' unione sincera e di un grande piacere nel suonare insieme, senza pressioni di nessun tipo. Quest'opera riavvicina i Labyrinth, per potenza e sound, al periodo magico del disco viola "Return To Heaven Denied" e forse indirettamente apre la strada ad una nuova giovinezza del combo nostrano, in verità già ricominciata nel 2017 con la pubblicazione di "Architecture Of A God". Il guerriero Thorsen sembra essere ritornato più forte e creativo che mai, con ottime composizioni anche nel nuovo disco dei Vision Divine "When All the Heroes Are Dead" uscito nel 2019 e nella sua nuova band degli Shining Black insieme all'amico Mark Boals. Questa comunque non è un'operazione nostalgica da parte di una band che raschia il fondo per sopravvivere programmando dei dischi a tavolino ma al contrario è frutto di sincerità e passione per la musica metal, che riportano indietro a certe sonorità del passato proposte comunque in modo fresco e moderno.  Grande disco di una formidabile power band tricolore che riconferma in toto la sua enorme creatività e originalità, dimostrando di avere ancora tantissime cose da dire in mezzo ad un marasma di musica metal con poca qualità e personalità.

kw: Frontiers Records, progressive metal, power metal, musica metal, italia, metal italiano, scena metal italiana

1) The Absurd Circus
2) Live Today
3) One More Last Chance
4) As Long As It Last
5) Den Of Snakes
6) Word's Minefield
7) The Unexpected
8) Dancing With Tears In My Eyes
9) Sleepwalker
10) A Reason To Survive
11) Finally Free
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