KISMET

We Don't

2012 - Da

A CURA DI
VALENTINA FIETTA
03/05/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

I Kismet sono un gruppo veneto che di gavetta ne ha fatta molta nel tempo: nati originariamente a metà degli anni 90' hanno subito nel corso del tempo molte variazioni di line-up e di stile, seguendo un'evoluzione che li porta ad avere una netta identità forse solo oggi, con l'uscita nel 2012 dell'EP “We dont'”. Lanciati con successo nella scena underground con l'album “Rooms of Lie” nei primi anni 2000, confezionano un altro consenso col più introspettivo EP “Trudging Down Your Soul” prima appunto di intraprendere questa nuova pista che li vede finalmente mettere assieme esperienza e passione in modo più coerente e saldo. Sembra proprio che questa evoluzione sia piaciuta ai fan dei Kismet dato che nel luglio 2012 sono stati chiamati in Uk a dominare i palchi del piuttosto esigente pubblico londinese, raccogliendo peraltro moltissimi applausi con questo nuovo Ep “We don't”. Da un punto di vista delle sonorità è difficile etichettare il disco dato che aleggiano sia la più recente melodia degli Alter Bridge che la punta sprezzante del grunge in stile Alice in Chains , il tutto shakerato con elementi dell'heavy classico eredità dei compianti eighties. Insomma incasellare un gruppo vibrante come i Kismet dentro coordinate rigide è un mero esercizio retorico, quel che occorre sapere è che sono un mix di presente e passato, ma finalmente con un valore aggiunto: il loro personale stampo alternative-rock che, senza pretese, emerge in modo più immediato ed efficace. 



Ad aprire l'Ep è “Heaven/Hell The Way” un intro piuttosto efficace annunciato da un quasi narcotico riff di chitarra e da una batteria che si snoda incalzante per tutta la durata del pezzo. Decisamente indovinata la struttura del brano che risulta essere allo stesso tempo potente ed armoniosa negli arrangiamenti senza mai perdere pero' il mordente. Questo soprattutto a livello strumentale a mio avviso mentre per il cantato avrei qualcosa da ridire, dato che in alcuni tratti sembra che l'estensione vocale sia un po' traballante o incerta. Nel generale comunque un buon assaggio dello stile Kismet. La seconda canzone è la title track "We Don't" che affida l'apertura a un fraseggio di chitarra che mi riporta subito alla mente l'intro di canzoni come “Buried Alive” o “Ties that Bind” degli Alter Bridge. La batteria parte discreta per poi far decollare il pezzo che si rivela un vibrante rock accompagnato da una timbrica abbastanza graffiante in perfetta combinazione. Interessanti alcuni fraseggi di chitarra e inserti del basso verso la metà del brano che regalano un po' di dinamicità al pezzo in cui altrimenti il groove sarebbe un po' troppo marcato. Giustifico questa scelta compositiva perchè credo la band la ricercasse per avere la giusta sinergia tra musica e testo, che infatti disdegna l'immobilismo morale in cui purtroppo la gente si ritrova a vivere, sprecando tempo ed occasioni. La successiva “Don't Follow” ritorna sul leitmotiv di ciò che NON bisogna fare, una sorta di imperativo kantiano al negativo, accordandosi in questo alla title track. Solo inquadrando cosi il pezzo è possibile capire ed apprezzare questo pezzo che altrimenti sembrerebbe una sezione ritmica rock che si trascina a fatica, anzi a stra fatica! Ritengo però di dover dire che il valore aggiunto al pezzo qui è la voce del frontman che qui richiama Layne dei tempi d'oro, un cantato sofferto, passionale, fatto di riverberi ed echi del passato. L'effetto finale è un ipnotico vortice in cui ci si sente storditi e coinvolti...ecco il messaggio: non seguirmi. Un avvertimento a coloro che affidano troppo facilmente la loro vita ad altri, senza coltivare la propria anima. Bella la chiusura di batteria che risveglia dal torpore. Promosso. A chiudere l'EP una ballata dall'incedere lento e magico,”Rowboat”, frutto di una magistrale chitarra acustica e di un cantato soave e nostalgico. L'atmosfera è delicata e sospesa e l'intimismo del pezzo continua ad avvitarsi su se stesso fino alla fine quando invece torna un po' alla luce un rock più energico ma sempre vellutato. Esempio ne è il quasi obbligato riff struggente che si snoda a metà del brano. Il pezzo è decisamente gradevole e ben arrangiato, anche se devo dire non l'ho trovato adatto a un EP come questo che si propone come l'assaggio del prossimo full-lenght. Voglio dire: il gruppo ha l'expertise per suonare e comporre bene, ma credo dovrebbe stare più attento a come indirizzerà il prossimo album. Mettere assieme pezzi ibridi con richiami molto diversi tra loro potrebbe essere uno dei motivi che li ha fatti risultare un po' altalenanti nei consensi negli ultimi anni. A mio avviso la priorità dovrebbe essere lavorare in modo coerente al progetto Kismet: abbiamo capito che cosa NON sono, ora vogliamo sentire cosa sono. Per la dichiarazione di identità aspettiamo impazienti il prossimo disco. Per intanto “We don't” resta un buon biglietto da visita. Buono e promettente.


1) Heaven/Hell The Way
2) We Don't
3) Don't Follow
4) Rowboat