JOY DIVISION

Love Will Tear Us Apart

1980 - Factory

A CURA DI
TIZIANO ALTIERI
10/04/2020
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione Recensione

Love Will Tear Us Apart: il lamento energico dei Joy Division. Il cantante dei Depeche Mode, il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, il leader dei Radiohead, il compositore di musica elettronica Squarepusher. Tutti questi artisti, così distanti tra loro nel genere, hanno tutti un minimo comun denominatore. Loro, e tantissimi altri musicisti, hanno voluto inserire nella loro carriera una cover del singolo testamentario della band fondatrice del fenomeno Post-Punk: la splendida Love will tear Us apart, degli unici ed inimitabili Joy Division. Persino i Dari, la nostrana band per teenager tanto discussa, si sono cimentati con questo brano senza tempo. Gli Swans invece ne hanno fatte addirittura due versioni. Ma come mai, tra i più di trenta brani pubblicati dalla band di Salford, proprio questo ha fatto breccia nel cuore di molti, pur essendo uno degli ultimi pubblicati? La risposta è insita nella domanda. Il singolo uscì appena un mese prima dello scioccante suicidio del cantante della band, Ian Curtis, avvenuto il 18 maggio del 1980. Avete presente la scritta che appare durante l'accensione della Playstation 3? Quella riguardante l'epilessia fotosensibile? Ebbene, il povero Ian Curtis, leader e fondatore dei Joy Division, soffriva di questa tediosa patologia. Nei pazienti affetti da questo particolare tipo di epilessia, il presentarsi delle convulsioni è dovuto ad uno stimolo visivo particolarmente ripetitivo, come può esserlo ad esempio una luce lampeggiante. Immaginate cosa dev'essere calcare i palchi per professione ed essere sotto attacco di questo morbo, con l'insidia della malattia sempre al proprio fianco. Una patologia di cui il grande pubblico seppe dell'esistenza solo tanti anni più tardi, verso la fine degli anni '90, con la comparsa massiva dei videogiochi programmati dalla Playstation ed altre piattaforme di intrattenimento. L'epilessia è una malattia tremenda, perché tutt'oggi non si conosce una cura definitiva per superarla. A causa di questo sciagurato inconveniente, quel fatidico 18 maggio del 1980, in casa Curtis avvenne la resa dei conti: quella tra Ian e la propria giovanissima vita. Dai resoconti riportati, il ragazzo, quella sera, guardò un film, ascoltò un disco, e poi si impiccò alla rastrelliera della propria cucina. Non si sa bene il perché di tale gesto, si parla di problemi coniugali, che insieme alla depressione avevano fatto il resto. Quando lo trovarono, dal giradischi riecheggiavano ancora le note di chissà quale pezzo di Iggy Pop, uno dei suoi artisti preferiti. Il sound dell'Iguana lo aveva cresciuto come artista e lo aveva accompagnato anche negli ultimi istanti di vita, tanto era fondamentale. Un amore puro, senza compromessi, quello di Curtis e il rock, in ogni sua sfumatura, degli anni 70. Una cosa è certa, da quella sera del 1980 la musica è cambiata per sempre, perché ha perduto uno dei suoi adepti più eclettici e fondamentali. Le cose sarebbero state difficili senza la musica dei Joy Division, ma ormai il dado era tratto, e la band inglese aveva già inaugurato il movimento dark. Ian era l'essenza stessa del gruppo, dalla sua mente scaturivano storie di follia e di tristezza, dalle sue idee si generava una musica laconica, depressiva e oscura come mai sentita prima d'ora. Un quartetto divenuto purtroppo trio a causa di una corda tesa appesa a una trave, e a un cappio che ha tolto il respiro a un giovane di belle speranze. Il singolo presenta una bella copertina che riprende una foto di Bernard Pierre Wolf scattata nel 1978 alla tomba di famiglia di Ribaudo, situata al cimitero di Staglieno a Genova. La foto immortala un angelo dormiente, ma che nel suo riposo si dispera in una posizione inequivocabile. L'opera è stata scolpita nel 1910 dallo scultore Onorato Toso, e la band celebra la sua bellezza e il suo simbolismo nell'ultima parte del testo di questa meravigliosa e leggendaria canzone.


Love Will Tear Us Apart

In quanti, sentendo questa canzone, si sono sentiti come il protagonista di Donnie Darko? Nel bel mezzo di una festa, circondati da persone, eppure eternamente soli? A un certo punto, nella stanza si palesa l'unica persona che aspettate veramente, allora raccogliete tutto il coraggio mai dimostrato nell'intera vita, vi avvicinate e le scoccate un bacio. Per immedesimarci di più nel contesto, prendiamo questo esempio come metafora: la festa è molto semplicemente la gente che ci circonda, con la quale spesso non sappiamo interagire. La persona attesa, oggetto delle nostre passioni, è la raggiunta consapevolezza di non essere uno fra tanti, ma di essere semplicemente unico, capace così di affrontare la vita faccia a faccia. Quella scena del film, racchiude l'enorme contraddizione del titolo scelto per parlarvi di questo brano immortale: sia triste che poetico, sia energico che trascinante. Signori e Singore: Love Will Tear Us Apart. Se la canzone è così integrata col film, cosa dire del video ufficiale? Innanzitutto si tratta di uno dei pochi videoclip della band in cui vediamo Ian Curtis cantare con la chitarra in mano; anch'essa molto d'effetto con quella sua forma squadrata e con quel "sol maggiore" che sembra non venir mai sfiorato. Bernanrd Sumner, solitamente il chitarrista del gruppo, qui si sposta alle tastiere, dove suona una melodia iconica ed inconfondibile, che cattura all'istante. La stessa linea melodica che segue Ian nel ritornello, trasformandola in una cupa nenia con la sua voce tormentata. A quaranta secondi dall'inizio del brano, chitarra e lato destro di Ian si inondano di rosso, effetto ottenuto applicando sulle immagini il negativo della pellicola. Questa trasfigurazione è molto in linea con la parte di testo che il vocalist interpreta in quel momento: ''Stiamo cambiando i nostri modi di essere, prendendo strade diverse. E l'amore, l'amore ci farà a pezzi di nuovo''. Curtis ci racconta che alcuni amanti semplicemente si dividono. Le loro strade si perdono all'orizzonte. Forse non è un caso che appena 10 anni prima il regista Marco Ferreri usò lo stratagemma del negativo per proiettare nello spettatore un senso di disillusione. Il film in questione è ''Dillinger è morto'', del 1969, nel cui finale un enorme yacht bianco si allontana in mare, tingendosi gradualmente di rosso, per poi perdersi all'orizzonte di un sole bordeaux. In quel caso la storia d'amore finiva molto peggio di quella raccontata da Ian, ma il riferimento potrebbe in effetti essere coerente, data la sua spiccata vena cinefila. Ma torniamo al brano, ripartendo dal bridge, dove la parte strumentale prosegue la sua triste cantilena che divora cuori e anime. In questo caso, il bridge è più fondamentale che mai: finalmente quell'accordo di sol maggiore viene suonato e risuonato in tutta la sua energia, esattamente come nel finale del brano. Forse è proprio nelle ultime strofe che troviamo un barlume di speranza. Esso ci appare più chiaro, parafrasando quella porzione di testo, e nonostante il rispetto reciproco sia ormai agli sgoccioli, c'è ancora dell'attrazione nella coppia; un'attrazione mantenuta a vita. Ma il video si conclude senza illusioni: una mano apre una porta, questa si spalanca, ma dentro non c'è nessuno. Il filmato si chiude quindi circolarmente, così come iniziato.

Conclusioni

Questa parabola della distanza di coppia non ha quindi lieto fine nel videoclip, a differenza della scena di Donnie Darko. Nel film sulla vita di Ian Curtis, "Control", del 2007, la scena con sottofondo Love will Tear Us apart è invece molto più in linea col pessimismo del videoclip, tanto che potrebbe benissimo sostituirlo. Vediamo perché: l'intro del brano attacca proprio mentre vediamo l'attrice che interpreta Deborah Woodruff, moglie di Ian, allontanarsi da lui e intenta a tornare nella casa che condivide con il marito. Egli le ha appena detto di essere insicuro circa la loro relazione (che comprende anche una figlia di un anno). Segue una scena con montaggio alternato dove alle riprese del video della canzone (sincronizzate quindi col sottofondo) vediamo Deborah trovare in casa degli indizi del tradimento di Ian, il quale in effetti ha già da tre mesi una relazione adultera con la giornalista belga Annik Honorée. Deborah chiama al telefono l'amante, accertandosi così della sua esistenza, mentre nella sala prove dove i Joy Division stanno registrando irrompe Rob Gretton (manager del gruppo) che li informa dell'imminente tour negli states. La scena si conclude così: col presagio di un divorzio ormai alle porte e l'annuncio di un importante tour che non vedrà mai la luce. Essendo ispirato alla biografia di Ian Curtis (Touching from a Distance) di cui la moglie è autrice, il film risulta molto fedele alle vicende realmente accadute, e le racconta caldamente con un penetrante bianco e nero. In conclusione, lo stesso brano usato in Donnie Darko per accompagnare il bacio tra due adolescenti, in questo film accompagna il disfacimento di una coppia. Eppure, in entrambi i casi, il brano calza perfettamente. Le emozioni trasmesse da questo immortale canto gotico non sono affatto negative, è solo il contesto che le rende tali. È questo che lo rende grande e magico: potete piangerci alimentando le vostre pene d'amore, potete farvi trascinare dalla melodia scuotendo la testa, potreste persino ascoltarlo col proprio partner, consci che anche se l'amore ci farà a pezzi, sarà comunque l'unica cosa a contare davvero nella vita. Per Dave Gahan e John Frusciante, per Thom Yorke e Squarepusher, per Jarboe degli Swans e perfino per i Dari, la reinterpretazione di questo brano costituisce un onere dal peso imponente. Un onere che nasce proprio dal titolo della canzone, ormai inciso su pietra come legge universale. Oggi come quarant'anni fa, sulla lapide di Ian Curtis si possano ancora leggere poche ma significative parole, epitaffio di tutta un'esistenza: Love will Tear us Apart.

L'Amore ci farà a pezzi.

1) Love Will Tear Us Apart
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