John Mayer

Continuum

2006 - The Village Recorder

A CURA DI
PAOLO FALCO
12/09/2020
TEMPO DI LETTURA:
9

Introduzione recensione

Continuum è un mondo florido, poetico, a tratti malinconico. È una gemma piena di sentimenti e di idee, legate da un filo conduttore molto distinto eppure non semplice da spiegare. È un fiume di accordi non scontati, di corde suonate con passione, toccate con l'amore e la precisione di chi sa come tramutare al meglio gli stati d'animo dell'anima, con i suoi aspetti gioiosi e i suoi attimi più introspettivi. Ma non è solo questo. Continuum è un fluire continuo e inscindibile di dolcezza e speranza. L'animo blues che aleggia tutt'intorno a esso dona calore e spessore umano a questa gemma che, fra milioni di altre perle, spicca per il suo suono unico, sentito, vero. Semplice e al tempo stesso ricercato. Non parlerò dei dischi precedenti né tanto meno di quelli che sarebbero poi seguiti a questo album, ma è doveroso riconoscere che, nonostante la grande autenticità presentata dall'artista in ogni disco, Continuum ad oggi rimane il capolavoro di John Mayer. Prima di tutto per il suono che presenta, derivato sì dalla bravura dell'artista, ma complice anche del lavoro di una grande squadra contenente fra l'altro due grandi musicisti come Pino Palladino (bassista) e Steve Jordan (batterista e in questo caso anche produttore dell'album), entrambi veri e propri pilastri nei loro ruoli e infatti molto apprezzati a livello mondiale. Un altro aspetto che fa di questo disco un capolavoro è la svolta musicale che segna nella discografia di John Mayer, perché sì, nonostante i primi due album contengano canzoni validissime, orecchiabili e di buon gusto, Continuum denota la piena maturità artistica raggiunta dall'artista e determina la sterzata decisa nel sound che caratterizzerà Mayer di lì in poi, sound costruito prevalentemente sul blues, blues rock e soul. Al di là delle buone vendite e dei pareri della critica, si avverte a primo istante, in ogni singolo frammento di questo disco, una qualità elevatissima che sgorga da ogni accordo, da ogni melodia e da ogni parte vocale. È una cosa impossibile da non notare. Non a caso tutt'oggi gran parte del repertorio portato in tour da John Mayer prevede l'esecuzione di molti pezzi tratti da questo album. Continuum uscì il 12 settembre del 2006, all'epoca John Mayer aveva 29 anni e questo album, il terzo della sua brillante carriera, lo consacrò definitivamente come un'icona del genere. L'album ha vinto due Grammy nel 2007, per la categoria Best Male Pop Song e nella categoria Best Pop Vocal Album. Nello stesso anno fu nominato anche nella categoria Album of the Year, battuto poi da Taking the Long Way delle Dixie Chicks. Continuum è composto da 12 tracce e dura complessivamente cinquanta minuti. La prima volta che lo ascoltai per intero fu durante un viaggio che feci in macchina, da solo. E ricordo bene cosa pensai del disco in relazione al viaggio: Continuum non è uno di quei dischi grintosi che ti spinge ad andare veloce, perché nel suo tocco magico c'è qualcosa che invita ad abbandonarsi alle curve con leggerezza, prendendo piuttosto il tempo e l'ascolto di questo disco come un'occasione per riflettere. E ricordo che pensavo a quanto fosse bello questo nome, Continuum, così musicale e misterioso da donare tanta eleganza e completezza all'opera. E poi quella foto in copertina che mostra un John con i capelli più lunghi, l'aria assorta in un'estasi solitaria, in un'intima contemplazione. E alle sue spalle un ponte che si protende all'infinito, curvandosi proprio come il tempo fa durante il corso della vita, mentre noi cerchiamo un senso in questo continuum.  Certi dischi, quando li ascolti per intero ed entrano dentro di te riempiendoti e straziandoti allo stesso tempo, ti cambiano per sempre. Non sai esattamente perché, ma dopo ripetuti ascolti è come se capissi che da quel momento in poi, volendolo o meno, tu non sarai più lo stesso di prima. Mi è capitato con molti dischi di provare una sensazione simile, ma per Continuum riservo un certo affetto che porterò con me per molto tempo. Ed è per questo che voglio parlarvene. Pezzo per pezzo.

Waiting on The World to Change

La prima canzone che troviamo nell'album è un inno di speranza verso il cambiamento di un mondo schiavo dei suoi meccanismi, o almeno questo è quello che potrebbe apparire a un primo ascolto, dove i ritmi gioiosi impregnano la canzone di una certa freschezza quasi estiva. Dico questo perché dopo il fatidico "One two, one two three" pronunciato dalla voce flebile di Mayer si aprono le porte di una canzone che presenta un testo tutt'altro che positivo, a tratti oserei dire quasi demotivante. Il brano è pregno di una certo pessimismo che non subito arriva. Se dovessimo basarci solo ed esclusivamente sulla musica non potremo notare questa qualità della canzone. Mi permetto di definirla qualità perché non è facile, su una musica del genere, parlare di cambiamento, e farlo senza incupire troppo la canzone o dall'altro lato vanificare il suo approccio gioioso. Waiting on the world to change è un compromesso, un paradosso, e mi piace per questo, perché ad ogni ascolto non smetto mai di trovarci qualcosa di nuovo. Per comprendere meglio questa singolarità riporto alcune frasi tratte dalla canzone: "Ora vediamo tutto ciò che è andato storto, con il mondo e chi lo guida, ci sentiamo come se non avessimo le ragioni per rialzarci e batterlo" Questo più che un grido di protesta sembra la sconsolata ammissione di un fallimento, il fallimento che deriva nel sapere di non poter fronteggiare qualcuno più grande di te. E quando credi alla loro televisione, quello che avrai è quello che hai, perché quando hanno in mano l'informazione, oh, possono modificarla in qualsiasi modo loro vogliano" È questo quello che intendo quando parlo di questo testo come di un paradosso. Penso che per un artista sarebbe stato più facile e automatico scrivere un testo d'amore o comunque felice su un ritmo di questa portata. Invece è proprio qua che Mayer stupisce e mostra il suo lato creativo. Lui si permette di parlare della distorsione di informazioni che avviene nelle televisioni, e ci consola dicendoci che dobbiamo aspettare che il mondo cambi, perché un giorno sarà un'altra generazione a prendere il controllo delle cose e forse qualcosa, allora, potrà cambiare. Fu questo il primo singolo tratto dall'album e fu anche questa canzone a far vincere la statuetta al giovane Mayer come Best Male Pop Song. Da allora sono passati sedici anni ma questo motivetto difficile da dimenticare, impastato insieme a questo testo poetico e sociale, non passerà mai di moda.

I Don't Trust Myself (With Loving You)

Lo scopo di questa canzone, come quello del disco intero, non è sbalordire e impressionare, ma cullare e dondolare l'ascoltatore nell'impasto di melodie e armonie presenti nel brano, che con il suo beat soffuso e 'lento' al punto giusto trascina via in modo  molto spontaneo, dolce e fluido. I don't trust myself si presenta come una canzone d'amore, che però parla del suo lato più struggente, quello in cui non ci si può fidare completamente, il lato che ci porta a mettere le mani avanti prima ancora che la relazione arrivi a un punto solido. Infatti la prima strofa conclude dicendo queste parole: se il mio passato lascerà qualche segno nel tuo futuro, dovresti essere avvisata prima che io ti faccia entrare. La canzone regge in piedi sotto ogni aspetto, la batteria bluseggiante di Jordan mischiata alla suadente chitarra di Mayer fa battere il piede a ritmo di musica in ogni istante. Ma è nel ritornello che si avverte il vero significato del brano. Aggrappati ad ogni cosa che trovi, baby. Aggrappati ad ogni cosa che è in grado di farti andare avanti. Aggrappati ad ogni cosa che trovi, baby Non mi fido di me stesso ad amarti  Qui viene fatta notare l'incertezza di amare una persona, l'insicurezza che scaturisce nel momento in cui si deve decidere da che parte stare. Si può amare per pietà, per la paura di restare soli, ci si può aggrappare con forza a qualsiasi cosa si trovi per la strada, ma in ogni caso è meglio essere lucidi nelle decisioni e capire davvero ciò che si vuole. Verso la metà del brano, poi, il cantante pone un'interessante domanda alla sua spasimante: Chi ami? Me o il pensiero di me? Me o il pensiero di me? La potenza di questo album sta anche nei suoi testi, che personalmente trovo molto maturi, intimi, che vivono di una loro forza. In questo caso Mayer centra in pieno l'obiettivo, scrivendo un testo non banale che racconta qualcosa che tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta. La musica poi, neanche a parlarne, è di una qualità sopraffina. Se ancora non avete ascoltato questa perla dell'album, mettetela nella lista di canzoni da ascoltare. Ci sarà un momento in cui avrete bisogno di una canzone simile, che vi faccia evadere in altri lidi, volteggiare in cieli più distanti. I Don't Trust Myself saprà cullarvi.

Belief

Con Belief , terza traccia dell'album, ci troviamo davanti a una canzone che, oltre ad avere una musica splendida, stordisce per il suo testo così intenso, riflessivo ad alti livelli. In un'intervista con l'Associated Press, Mayer ha detto del brano: "Non ho mai affinato il testo in una canzone come con Belief". Sentire dire queste parole riguardo a una canzone sicuramente ce la fa vedere sotto un'altra luce e, approfondendo il testo di Belief, si comprende da subito quanto impegno ci abbia messo John per curare un testo che presenta un tema molto delicato, ovvero quello della 'fede', intesa come la credenza di una ragione di vita o la convinzione di un ideale. In questo caso, come con Waiting on the World to Change, John Mayer affina il testo parlandoci del lato della medaglia non propriamente positivo. Perché se da una parte la fede è qualcosa di grande, qualcosa che dà forza, positività, e un senso ai nostri giorni, dall'altra parte c'è un risvolto negativo nella fede, che in alcuni casi porta dietro di sé una scia di dolore e crudeltà. Ci sono alcune frasi più significative del brano che possono mettere in luce la sua grande qualità: C'è qualcuno che ricorda di aver mai cambiato idea per il colore di un simbolo? Il credo è una bellissima armatura, ma è fatta per la spada più pesante. Non vinceremo mai il mondo, non fermeremo mai la guerra, non batteremo mai tutto questo se il credo è ciò per cui stiamo combattendo. Cosa mette centomila bambini nella sabbia? Il credo può, il credo può. Cosa mette una bandiera piegata nelle mani di sua madre? Il credo può, il credo può. Personalmente, trovo questo testo di una potenza disarmante.  Belief ci parla anche di guerra, e lo fa in modo a dir poco sottile. La prima volta che ho avuto modo di leggere il testo ho pensato: Diavolo, poteva parlare direttamente del soldato giovane morto in guerra, e invece no, lui ci mostra la scena di una madre a cui viene messa fra le mani la bandiera piegata dell'America, ci mostra l'immagine di centomila 'bambini' (intesi secondo me come figli della patria) sotterrati come se nulla fosse... Tutto questo per cosa? Per il credo." Ecco, questa è poesia, bravura, affinatezza, e allora mi viene facile comprendere cosa intendeva Mayer dicendo che non aveva mai affinato un testo come con questa canzone. Oltre a ciò, una caratteristica che si può trovare in Belief, come in molte altre canzoni di Mayer, è la difficoltà d'esecuzione se messa insieme al fatto di doverci cantare sopra. Proprio in queste cose viene fuori il grande talento di Mayer, derivato sicuramente da un grande impegno svolto nel corso di tutti gli anni. Giunti alla fine di questa canzone devo fare una considerazione: non capita spesso che gli album abbiano da subito tre grandi canzoni, così curate, poetiche, eppure diverse fra loro. Continuum, oltre ad avere questo grande pregio, non smette di sorprendere neppure con le canzoni successive, e questo è uno dei tanti motivi per cui sostengo fermamente che sia un capolavoro di grande portata.

Gravity

Gravity è pura magia colante, dove la chitarra liquida di Mayer fa da padrona sotto il groove lento e perfetto di Steve Jordan. E il basso di Palladino è il contrappeso ideale per tenere unita questa materia fatta di musica e magia, che volteggia sospesa nel vuoto, che vive di vita propria come la gravità. Gravity è una voluta di fumo che si dilegua nell'aria tenue di una stanza, è il bagliore di una stella nel buio cosmico e spaziale. Gravity è una perla perfetta nel continuum descritto da John Mayer per molti motivi, ma in particolare per questo motivo: riesce a essere così tanto umana e al tempo stesso sembra provenire da un altro pianeta. E se la musica è tanto divina, a completare l'essenza di questa magia è il testo, un testo che, senza dilungarsi più del dovuto, parla di rimanere aggrappati a terra mentre tutto sembra scivolare via. Dolcissima e profonda la coda del brano, dove Mayer ripete più volte questa frase: "tienimi solo dove c'è luce" come se volesse lasciarsi andare e ammettere di avere paura, di aver bisogno di un posto che ti tenga ancorato alle cose buone della vita e che non ti lasci sprofondare laddove non c'è luce per vedere, per vivere, per avere pace e consolazione. In un'intervista presente su YouTube, si può sentire John Mayer parlare di questa canzone, della sua genesi, e del suo affetto per essa: "Questa è la canzone più importante che abbia mai scritto, è una canzone-capsula del tempo. L'ascolterò ogni giorno della mia vita, se necessario. È, giuro su Dio, la canzone più importante che abbia mai scritto in vita mia e ha il minor numero di parole. Ero a Los Angeles, ed ero lì per l'estate, scrivevo solo melodie ed ero sotto la doccia. E non so da dove sia venuta, ma è la dannata verità, sai, e ho solo cantato, "Gravity, it's working against to me..." John parla poi di quanto in realtà sia stressante tutto ciò che consegue dall'essere un musicista di fama mondiale. Sostiene infatti che fare musica sia un secondo lavoro, quasi un hobby in realtà, rispetto al vero lavoro, che è quello di rimanere su in alto, e non lasciare andare tutto quello che ha costruito, mandando all'aria la propria vita. E spiega che tutto ciò che c'è attorno è un subdolo contorno fatto di tentazioni per tirarti fuori da tutta la roba che fai. "Dove sono ora nella mia vita, sono su una pista in cui non appena entri in una stanza, la stanza è piena di cose per portarti fuori dalla stanza. Ora che ce l'hai fatta, ecco una miriade di cose che puoi fare per non farcela". E parla del peso incessante che la fama ti mette sulle spalle, il peso di dover esser sempre il più famoso in una stanza, il peso di essere sempre quello che la gente deve incontrare. E per quanto vorresti staccare tutto, tu sai che non puoi rifiutare, perché tutto fa parte del gioco. "Ho avuto successo quando avevo 23 anni [...] e tutto quello che devo fare è rimanere sveglio. A volte scendere da questa giostra è qualcosa da fare, perché stare su è davvero noioso" dice Mayer, per poi concludere: "Questa è una canzone fatta per assicurarmi di amarmi ancora, di avere ancora la testa, una canzone fatta per rassicurarmi di poter ancora dire no come tua madre avrebbe detto di no. E ne avrò bisogno ogni dannato giorno della mia vita perché è più facile sbagliare che restare qui". Di fronte a queste parole tutto è più chiaro, si riesce a capire davvero cosa intendesse dire Mayer parlando della gravità. E questa canzone sarà lì per risollevarci, ogni volta che ne avremo bisogno.

The Heart of Life

La prima cosa bella di questa canzone sta nel titolo, così completo e colmo di poesia, nel quale si può già intuire e prevedere una canzone piena di spirito. The Heart of Life parla di non abbattersi, parla di amicizia, di come le cose buone della vita siano le uniche a mantenerti saldo nel continuum della vita. La musica è semplice, dolce, costruita attorno a un morbido arpeggio di chitarra che in qualche modo ricorda la fine dell'estate e la nostalgia che trovi fuori dal finestrino, guardando il paesaggio estendersi mentre la strada va avanti mentre ripensi a tutte le cose che ricorderai con gioia e malinconia. Malinconia, questa canzone né trascina un po' dietro di sé, come d'altronde tutto quest'album, carico di momenti intensi e spunti di riflessione. The Heart of Life è una canzone lineare che, anche nei passaggi più marcati, non presenta grandi mutamenti, come ad esempio nel collegamento fra strofa e ritornello. Forse è proprio questa caratteristica a renderlo così piacevole nel tempo. "Il dolore getta il tuo cuore a terra, l'amore fa girare tutte le cose No, non andrà tutto come dovrebbe, ma so che il cuore della vita è buono" Non esistono testi perfetti, ma quando in un brano le parole calzano a pennello con il mood della musica e dicono ciò che la musica stessa, presa singolarmente, sembra voler dire, allora ci si trova davanti a una coerenza artistica e morale. Le parole di questo testo sono autentiche, genuine, poetiche come una poesia essenziale. In ogni punto del testo si avverte qualcosa di unico. Nell'ultimo ritornello la frase "No, non andrà tutto come dovrebbe" viene sostituita da "La paura è un'amica incompresa" frase messa lì come un aforisma, prima di concludere col messaggio potente che guida la canzone, ovvero che la vita è piena di bontà. "Il cuore della vita" è come la voce di un caro amico o di un fratello che ti dice: tranquillo, andrà tutto bene, io sono qui, e quando pensi che tutto non gira come dovrebbe, ricordati che la vita, nelle sue radici più profonde, è benevola. Questa è la vera forza del brano e in questo messaggio clemente si nasconde tanta bellezza.

Vultures

Nella metà esatta dell'album si nasconde la canzone più groovy e ritmata: Vultures, fatta ancora una volta da un potente incastro fra la batteria, il basso e la chitarra di John Mayer, che in questo caso esegue un fraseggio liscio, liquido, cantandoci sopra con una serie di falsetti da manuale. Proprio nella parte cantata e nel significato del testo è da ricercare la chiave di questa canzone. Io personalmente ci trovo qualcosa di molto egoistico, egocentrico, che da una verve piena di brio al brano intero. Il beat risulta sexy, suadente all'inverosimile. La canzone parla di restare sul pezzo mentre gli avvoltoi continuano a volarti attorno, avvoltoi come metafora delle persone che marciano dietro al tuo business. Tu cerchi pace ma in un mondo di belve affamate non puoi mai stare sereno né goderti la tua situazione, devi solo correre più veloce per proteggere la tua personalità, per non impazzire. Ed ecco che nel ritornello le intenzioni di Mayer a proposito sul da farsi diventano chiare: "Volevo acqua ma Camminerò attraverso il fuoco Se questo è ciò che ci vuole Per portarmi ancora più in alto Poi ci passerò attraverso Come so fare Quando il mondo continua a mettermi alla prova" Con questo brano è come se John dicesse: so chi sono, non statemi addosso perché sono più veloce. Se c'è un fuoco da sorpassare per temprarmi ancora di più io lo saprò sorpassare. C'è una frase, nell'ultima strofa, che risulta di grande impatto: "Il potere deriva dal potere che viene preso". È proprio questo di cui parla la canzone, prendere più potere possibile per aumentare la forza e la volontà di stare dentro a questo gioco. Battersi senza sosta per espandere la propria situazione e per difenderla, se necessario.Ciò che più rimane in testa del brano è il riff pulito e nitido della chitarra e il falsetto di Mayer durante il ritornello, che segue la melodia dello strumento da lui stesso suonato. Nella coda del brano, poi, si sente Mayer ripetere la frase "don't give up" (non mollare) e forse questo incitamento è un preludio in vista della canzone successiva...

Stop this Train

Se nella canzone precedente Mayer finiva dicendo di non mollare, ecco che per un momento questa spavalderia, questa audacia, viene messa sotto attacco da alcuni pensieri. Stop this Train è indubbiamente una delle canzoni più belle presenti nel disco, e onestamente la ritengo una delle più incantevoli dell'intera discografia di John Mayer. Questa canzone, nella sua tenera interezza, mette a nudo le fragilità e i pensieri intimi di un artista quasi trentenne, maturo sotto ogni punto di vista, che si ritrova a fare i conti con un ineluttabile verità: quella del tempo che passa. Alla domanda sul significato della sua canzone "Stop This Train", Mayer rispose dicendo: "Questa canzone riguarda l'invecchiamento. I miei 20 anni erano così fantastici che avrei potuto affittarli, ma a 27 anni mi sono schiantato. Ora sono più stabile". La canzone di Mayer racconta quanto velocemente la vita può muoversi, dando senso a tutte quelle volte in cui si dice che la vita è troppo breve. E con Stop this Train ci si accorge di questa verità in modo quasi spietato, le parole di Mayer sono una lama affilata che arriva stordendoci e lasciandoci tramortiti per un po'. Perché lo sappiamo che il treno della vita corre ad un ritmo rapido e talvolta incontrollabile, ma alcuni giorni ci si rende conto di questo in modo ancora più lucido, e può fare male. Questa canzone trabocca malinconia senza ritegno, ed è questo ciò che la rende così...travolgente. Stop this Train è per le cose che non si vogliono sperimentare mentre si invecchia inesorabilmente. È per le sfide che la vita porterà indipendente che tu le voglia affrontare o meno. "Non so in che altro modo dirlo, non voglio vedere i miei genitori andarsene. Sono lontano una generazione dal combattere la vita tutto da solo" Il treno di cui parla Mayer è questa meravigliosa e struggente vita che a volte ci porta via le cose più care che abbiamo. E quando uno si ferma a pensare a questa possibilità la paura diventa reale. Uno preferirebbe abbassare la velocità di questo treno ma non si può. Vorresti che qualcuno fermi il treno per poter tornare indietro, per avere un'altra possibilità e non dover combattere contro questo fardello. "Così impaurito dall'invecchiamento, sono solo bravo a essere giovane" Inizia così il terzo verso della canzone, con questa voglia di non dover invecchiare, di rimanere giovane per sempre mentre il treno continua imperterrito la sua corsa. E vorresti riavvolgere il nastro della vita per ricominciare nuovamente il film, ma i giorni scorrono inesorabili e uno può solo lasciarsi trasportare dal flusso. Stop this Train fu scritta da Mayer in un periodo di "raffinatezza solitaria", come disse in un'intervista. Era nel letto a causa di doppi calcoli renali e viveva in un albergo mentre stava cercando una nuova residenza. Ed è poi da questa solitudine che deriva un dialogo toccante fra Mayer e suo padre: "Ho parlato con il mio vecchio Gli ho detto: " Aiutami a capire" Lui ha risposto: "Arriva a 68 anni...A quel punto vorrai rinegoziare Non fermare questo treno, non cambiare neanche per un minuto il posto in cui sei Ed non pensare che non potrò mai capire" La sensazione di voler tornare indietro sarà sempre presente, ma non c'è modo di fermare questo treno. Non c'è modo di riportare le cose a com'erano un tempo.  Mayer lo dice con un pizzico di fermare questo treno, perché vuole scendere a tutti i costi, non sopporta più la velocità e la direzione in cui sta andando, perciò non può rimanere sopra, sul vagone. Desidera solo tornare a casa...eppure gli sembra così impossibile fermare i binari di questo missile su terra. Il solido arpeggio su cui regge la canzone sfuma in dissolvenza come il suono di un treno in lontananza. Non importa se non potremo mai fermare questo treno, se accettiamo questo fattore, il meraviglioso viaggio che continueremo a intraprendere ci riserverà grandi momenti, intensi come questa canzone sublime.

Slow Dancing in a Burning Room

Slow Dancing in a Burning Room è una dolce e triste ballata, dove la chitarra di Mayer piange senza sosta, accompagnata dal perfetto ritmo sostenuto della batteria. L'intro è di una tenera potenza disarmante, e già ci mostra la scena di una stanza che brucia divorata dalle fiamme mentre due corpi ormai consumati da un amore agli sgoccioli stanno ballando avvinghiati come due spire di fumo che si elevano prima dell'incendio. Il tocco blues di Mayer su questa canzone, poi, è qualcosa di estasiante. Quasi spirituale, poetico tanto quanto il testo intero, che parla di un amore giunto al capolinea. "This is the deep and dying breath of  this love that we've been working on" "Questo è il profondo respiro morente di quest'amore sul quale abbiamo lavorato" viene detto nel primo verso. Quest'aggettivo, morente, è qualcosa di dannato, che arriva dritto al punto centrale del tema. Ma la frase simbolo di questa canzone credo la si possa trovare nel secondo verso, nel punto in cui il cantautore dice "I'll make the most of all the sadness", ovvero "trarrò il massimo da tutta la tristezza". Ebbene, questo massimo, John Mayer non l'ha tirato fuori solamente per questa canzone. L'ha tirato fuori per tutto questo album, ch'è un portentoso riassunto di tutta la tristezza provata. Questa grande traduzione dei sentimenti è un punto cardine nelle canzoni di Mayer, e Slow Dancing in A Burning Room è l'ennesima prova di una grande personalità artistica e umana, in grado di mettere in luce aspetti dei rapporti umani non sempre facili da descrivere. Danzare in una stanza che va a fuoco è metafora di un amore o di una situazione che non può essere oltrepassata: una dinamica che va oltre l'umano sentire perché fatta di emozioni, sentimenti e tutte quelle percezioni che ti fanno stare male. Il fuoco che arde è quello del più forte dei sentimenti, è un respiro profondo che non chiede ma dà, cioè un calore che scalda e che al tempo stesso brucia e non può essere messo in disparte perché le due spire di fume si elevano, esattamente come abbiamo visto all'inizio di questa traccia.

Bold as Love

Onestamente parlando, avrei preferito vedere John Mayer nei panni di un altro Jimi Hendrix, magari nelle canzoni sue più calde, morbide, meglio adattabili a un disco come questo. Ad esempio mi viene in mente The Wind Cries Mary, per altro anche eseguita dallo stesso Mayer anni fa in un live. Ad ogni modo, non importa, questa versione di Bold As Love rivela la copiosa estrosità di Mayer, dimostrando il suo intenso amore per Jimi, il quale è sempre stato un punto di riferimento in giovinezza per il cantautore. La sua versione della canzone si dimostra fresca, ben eseguito anche l'assolo, con apici di note acutissime e bending da vero maestro. A confronto con la versione originale, che ha un sapore molto grezzo, ferroso, Bold As Love proposta da Mayer suona pulita, ben delineata, anche se la parte vocale alla lunga risulta forse un tantino ridondante. La canzone poi, si sa, è un chiaro riferimento al mondo delle droghe e agli allucinogeni, consumati in modo esponenziale dal buon vecchio Jimi. Mi domando perché John Mayer abbia scelto proprio questa canzone...proprio lui che con il suo viso pulito sembra lontano da tutto quel mondo fantastico e colorato delle sostanze stupefacenti. Ma questo tipo di esperienze, lo capisco, sono al margine di qualsiasi essere umano, perché fin da tempi antichi le sostanze stupefacenti vengono utilizzate per alterare il proprio stato di coscienza: oggi più che mai, vista la società in cui siamo e che terribilmente sembra essere lontana da quelli che noi chiamiamo primitivi ma che invece erano avanti anni luce da noi. Le sostanze stupefacenti non sono però tutto, perché l'esperienza coinvolgente di Mayer risuona pulita, istrionica, particolare, avvolgente e al tempo stesso con una linea retta che va seguita senza esitazioni, perché figlia di un passato musicale che riflette le sue radici nell'epoca a venire. Questo brano, questo disco sono del 2006 ma suonano di un tempo più lontano, perché in fondo il blues rock è proprio questo: note tristi e al tempo stesso avvinghianti, che non ti lasciano andare tanto facilmente, perché ti risuonano e ti fanno andare anche loro in un altro stato di coscienza, esattamente come quelle sostanze stupefacenti.

Dreaming With a Broken Heart

Una cosa che si evince da questo punto dell'album in poi, che vede avvicinarsi la fine, è il cambio sonoro che avviene da qua all'ultima canzone. La prima volta che ho ascoltato l'album interamente mi è subito balzato in mente il fatto che queste ultime tre canzoni (Dreaming With a Broken Heart, In Repair, I'm Gonna Find Another You) avessero qualcosa di diverso rispetto alle altre, come se fossero un blocco a parte, un tassello diverso nello stesso mattone. E a primo impatto pensavo addirittura che di questo 'blocco' non fosse la degna chiusura di un album di questa portata. Mi sbagliavo. "Quando stai sognando con un cuore spezzato il risveglio è la parte più difficile", inizia così questa lenta canzone malinconica, che in quanto a tematica segue la scia di Slow Dancing in a Burning Room, raccontando il risveglio triste e confuso di un uomo solo nel letto, senza la sua donna. Dreaming With a Broken Heart è l'amara speranza vacillante che segue dopo un amore finito, scandito dalle note di un pianoforte che per la prima volta appare in maniera così forte nell'album. Fu estratto come quarto singolo il 4 luglio 2007 e del resto non possiamo non capirne il motivo: il suo ritmo scanzonato e il tema che in fondo abbraccia ogni cuore e lo accarezza sono elementi ricorrenti in questa traccia, che diventa in un respiro un alito che scalda e che ti vivifica perché ti culla dopo la sofferenza di quell'amore che credevi fosse tuo e che fosse infinito, ma che invece si è rivelato essere soltanto un buco nell'acqua. Ma al di là di tutto quello che si può dire con il senno di poi, ciò che vale è il sentimento del qui e ora, ecco perché non si deve mai tornare indietro sui propri passi, magari anche semplicemente ricredersi o dire che non è vero. Ogni giorno siamo persone diverse e ogni giorno anche il proprio partner può cambiare, anche le proprie emozioni, i propri sentimenti...ma ciò che non deve mai essere dimenticato è che non c'è una fine: noi restituiamo all'altro semplicemente ciò che gli appartiene. E non è vero che non si può cambiare, e non è vero che si è poi incoerenti, perché le dinamiche della vita sono tante, e la scusante peggiore è dire che non si sa più a chi credere, solo perché non ti va più a genio.

In Repair

Il sapore tenue di questa In Repair restituisce un po' di speranza e aria fresca a una serie di canzoni che non brillano dal punto di vista della positività. Il testo parla di riprendersi dopo un periodo non facile, parla di ricomporsi dopo essere andati a pezzi, proprio come diceva Mayer giunto a 27 anni. In Repair è la volontà di ritrovare l'ispirazione persa, di ritornare alle sane vecchie abitudini, ed è per questo che dopo aver approfondito il testo e dopo innumerevoli ascolti la ritengo una canzone degna di questo 'blocco' finale. Perché dopo un album pieno di spessore nostalgico e tristezze che strabordano dal vaso, in questo brano aleggia la volontà di trarre il meglio da ogni cosa passata, lasciando che un buon vento e un po' di fortuna scivolino verso di noi. Con i suoi sei minuti di durata, In Repair si classifica come la canzone più lunga del disco: un concentrato di estati morbida e tranquilla in cui le note scorrono come un fiume che penetra e solca il suo letto. John Mayer qui riesce a donarci un amplesso musicale senza precedenti, che brilla di luce propria e che fa sì che tutto quello che abbiamo fino a questo momento potuto ascoltare venga trasmesso e amplificato in visione della conclusione del disco. Se si tratta della prima volta che date una possibilità a questo lavoro, non stupitevi se giungete a questa traccia in modo spontaneo e al tempo stesso increduli, perché come dicevo più su, non sono importanti solo il titolo oppure il testo, anche perché di testi perfetti non ce ne sono: è fondamentale invece il modo con cui ogni artista riesce a descriversi e a specchiarsi nel proprio lavoro, perché solo così il suo spirito creativo sarà libero di contaminare anche l'anima degli ascoltatori, viaggiando su binari paralleli che si incrociano e che si mescolano, diventando parte integrante della vita dell'altro, e come una colla riescono a riparare i danni subiti dalle condizioni sofferenti di questa vita, cioè a far passare per un attimo in sordina tutta quella sofferenza data dall'amore, dall'amicizia, dal lavoro, dalla mancanza di soldi e tanto, molto, troppo altro.

I'm Gonna Find Another You

Se prima di questo brano abbiamo avuto la canzone più lunga del disco, subito dopo, con I'm Gonna Find Another You, si apre davanti a noi la canzone più corta dell'album, con la durata di due minuti e quaranta secondi circa. Il flebile e morbido suono della chitarra nell'introduzione ci apre davanti a noi una canzone leggera, lenta e gradevole che presenta una sezione di fiati messa nei posti giusti, nel moo giusto. Il brano presenta, rispetto alle altre canzoni, un testo 'diverso', che non contiene dubbi e ripensamenti, ma sottili certezze e una leggera punta di soddisfazione finale. "Siamo arrivati alla fine" dice, parlando della fine di una storia (e simbolicamente, forse, anche del disco) "Hai fatto la tua scenata, come avevi pianificato Sei riuscita a farmi piangere, ma quando supererò la mia solitudine troverò un'altra te." I'm Gonna Find Another You parla di quanto orgoglio possa esserci dopo che un rapporto finisce. In questo caso si evince che sia la donna ad aver mandato all'aria tutto, e ad aver incasinato la vita di Mayer. E lui si rassicura pensando che superata la fase della solitudine troverà un'altra lei, una lei migliore. "Forse potrai avere le tue ragioni, ma non avrai mai le mie rime Canterò per liberarmi dalla tristezza, io mi troverò un'altra Te" Ed ecco ora la musica, la sua vera compagna, che lo aiuta ad attraversare questo momento di dolore. Ciò che lui nasconde dentro di sé è un antidolorifico che la sua ex non ha: la creatività, la possibilità di scrivere e cercare un modo per espiare il dolore. Canterò per liberarmi dalla tristezza, queste immense parole valgono da sole il prezzo della canzone. Perché si canta proprio per questo, per liberarsi dalla tristezza e da tutti quei sentimenti che ci incatenano in un luogo dove non c'è luce.

"Fai la tua uscita di scena
Il mio orgoglio mi farà compagnia, e il tuo è appena stato sprecato
Adesso mi vestirò per due persone, per me e per qualcuno di nuovo
Farò delle cose che tu non mi lasciavi mai fare
Oh, io mi troverò un'altra Te
"

Questa breve e amabile canzone finisce con queste parole, con una sorta di rivincita nel  cuore e con la certezza che ci saranno giorni migliori. Secondo me è un finale più che appropriato per un disco del genere, un finale giusto che concede spazio a ciò che dovrà venire.

Conclusioni

Le parole che ho scritto non renderanno mai giustizia a questo album immenso e qualcuno potrebbe addirittura non ritenerle coerenti o adatte. Continuum è un album umano, sofferto, perché uscito da un bisogno spontaneo e da una tenerezza naturale da parte dell'artista. Una mente comune non potrebbe realizzare un album di questo calibro, che presenta scrosci di musica fatta col cuore, eppure ragionata in ogni suo aspetto. Il blues proposto da Mayer e la sua squadra è fatto di arrangiamenti corposi e dosati, che non eccedono mai e lasciano il giusto spazio agli strumenti che devono comandare. Il feeling e il suono della chitarra di John sono unici, riconoscibili ad anni luce di distanza. La batteria di Jordan dona il giusto tiro e una pura finezza su ogni pezzo, dai pezzi più marcati come 'Waiting on the World to Change" o "Vultures" ai pezzi più calmi come "Gravity" o "Stop this Train", dove il beat è scandito da dolci spazzolate. E poi il basso di Palladino, che dona allo sfondo musicale una pienezza mai invadente, ma imprescindibile. Insomma, per quel che riguarda l'aspetto musicale Continuum è, senza mezzi termini, uno dei dischi più belli del 2006. La sua ricchezza sta nella corposità sincera ed emotiva, empatica. Continuum è una miniera d'oro, un pozzo profondo di tristezza e amore. Ritengo la prima parte dell'album, che arriva fino alla sesta traccia Vultures, incredibile e stupefacente, fatta di musica sopraffina priva di errori e momenti noiosi. In ogni canzone c'è qualcosa che ti incanta, che ti tiene lì attaccato per dirti qualcosa, a partire dal brano già menzionato, che ti spinge ad accelerare e a continuare il tuo gioco, ovunque esso ti porti. The Heart of Life ti porta nel cuore delle cose con una dolcezza giovane e beata, ha il sapore di un'estate che ti ha cambiato per sempre. Gravity è un pianto solitario che ad ogni ascolto suscita qualcosa nell'anima, la prima volta che ho incontrato questa canzone, è stato come ritrovare qualcosa che avevo perso da tempo. L'ho tenuta lì per sempre. Belief è una canzone che fa riflettere, I Don't Trust Myself (With Loving You) ti trasporta in un'altra atmosfera, calda e deliziosa ma impregnata di una certa tristezza che non se ne andrà mai via. Waiting On The World To Change è l'attesa di un cambiamento, l'inizio perfetto per questo infinito Continuum. Ma ovviamente anche la seconda parte dell'album contiene delle perle che fanno di questo disco il capolavoro che è, e queste perle sono la malinconica Stop this Train, Slow Dancing in A Burning Room e l'ultima traccia  I'm Gonna Find Another You. Questo disco trasuda tristezza e sentimento in molte delle sue canzoni, le fa sembrare vive. E forse due Grammy sono persino pochi per una creazione del genere, ma alla fine i premi lasciano il tempo che trovano mentre la musica... solo lei resterà per sempre. E con Continuum John Mayer ha decretato un suono che ha lasciato il segno e che avrà sempre qualcosa da dire. Sono passati molti anni dalla sua uscita eppure c'è una sorta di aura attorno a questo disco, che lo rende attuale ancora oggi, nonostante la musica e gli ascoltatori nel tempo siano cambiati. Continuum è per tutte quelle cose che ci teniamo dentro, per la raffinatezza solitaria che molti di noi provano mentre sono da soli, in balia dei propri pensieri. Continuum nasconde l'intensità dei giorni vissuti e la maturità con cui affronteremo quelli che dovranno venire. La completezza, la maturità e profondità di questo lavoro l'hanno elevato a 'capolavoro', un livello che solo le creazioni più vere e magiche possono sfiorare. Continuum, senza nessun dubbio, merita di essere riconosciuto come una pietra miliare della musica. Vi lascio infine con una frase di Mayer stampata sotto i crediti all'interno del booklet che mi ha colpito molto e che credo rispecchi in gran parte la sua visione del mondo della musica e del perché è necessario ascoltare, approfondire, creare.

"Se stai leggendo questo con uno strumento in grembo, mettiti al lavoro e approfondiscilo. Abbiamo tutti bisogno di te."

(JM)

Tutti noi avremo sempre bisogno di musica. E di musica come questa non ce ne sarà mai a sufficienza. 

1) Waiting on The World to Change
2) I Don't Trust Myself (With Loving You)
3) Belief
4) Gravity
5) The Heart of Life
6) Vultures
7) Stop this Train
8) Slow Dancing in a Burning Room
9) Bold as Love
10) Dreaming With a Broken Heart
11) In Repair
12) I'm Gonna Find Another You