JOHN 5

Requiem

2008 - 60 Cycle Hum

A CURA DI
ANGELO LORENZO TENACE
27/11/2011
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

John 5, eclettico musicista, dal look un pò freak ma con tanto talento, questo è ciò che occorre sapere su di lui, all'anagrafe John William Lowery. Naturalmente questo nome non dirà niente ai più, ma agli amanti di certe sonorità e di altri artisti che bene si addicono allo stile estetico del platinato chitarrista e compositore, arriverà subito l'illuminazione divina. Infatti questo losco figuro ha collaborato con artisti del calibro di Marylin Manson, Rob Zombie e la mitica David Lee Roth band, per citare i più importanti. Nel 2004 ha dato inizio alla sua carriera solista, componendo album strumentali di pregevole fattura, mescolando tutte le sue influenze che vanno dall'industrial fino al country, suonando la maggior parte degli strumenti impiegati nel processo compositivo (quindi il banjo, il basso ecc...) tranne la batteria, affidata a Tony Clufetos, confezionando prodotti in cui la tecnica non è mai affine a sè stessa, ascoltabili sia da chi nella musica cerca il virtuosismo chitarristico, sia da chi ascolta buona musica strumentale senza molte pretese. Vi parlerò della sua quarta fatica in studio, "Requiem". L'album è uscito nel 2008 presso la 60 Cycle Hum, ed è stato prodotto da Chris Baseford. Una delle particolarità dell'album è che la maggioranza delle tracce hanno per titolo il nome di marchingegni di tortura medievali oltre al fatto che sono presenti anche intermezzi di puro country che spezzano un pò l'atmosfera oscura di cui è intriso il disco, anche se sono collegati in un qualche modo ai brani, a livello di riff. Se mi venisse chiesto di definire questo lavoro con un solo ed unico aggettivo, io direi "Cinematografico!", in quanto ascoltandolo ho avuto modo di riscontrare atmosfere e sfumature riconducibili a film d'azione dalle tinte horror in stile "Underworld" oppure "Blade", con i brevi intermezzi country che fungono da pubblicità.



Nei titoli di testa ci troviamo la rockeggiante "Sounds Of Impalement" che ci da il benvenuto nel migliore dei modi con un ritmo energico e perizia tecnica solistica da manuale con aperture melodiche catchy ed orecchiabili che ci danno un assaggio di quella che sarà la trama dell'album (film). Un inizio con il botto che fa da trampolino al vivo dell'azione con la più pesante "Heretic's Fork" che parte con un riffone di matrice industrial con dei ritornelli dalle melodie oscure e barocche che si mantiene omogenea fino all'apertura ariosa condita da un break verso il termine del brano, spezzando l'atmosfera fino alla reprise del motivo principale con riffoni e azione in primo piano. "Noisemaker's fife" non è altro che il proseguimento della traccia appena esaminata, mostrandoci il lato più arioso e gentile, iniziando con un arpeggio country che fa da controaltare alle atmosfere con cui abbiamo avuto a che fare nel precedente brano. Dopo averci cullato eccoci di nuovo dinanzi all'oscurità che ha caratterizzato la prima parte di Heretic's Fork, con pesantezza e classe solistica di nuovo in evidenza come a chiudere la scena. Ed eccoci ad un intervallo pubblicitario "Pity Belt", breve intermezzo country che ci fa riprendere fiato, con la sua leggerezza e spensieratezza in cui il nostro caro John, dimostra di saper osare con il suo strumento e bagaglio tecnico, infatti dalla base di questa traccia prende vita la furiosa e devastante "Cleansing The Soul", che viaggia a velocità folli rievocando l'oscurità precedente, condendola con parecchia adrenalina e rapidi assoli intrecciati, con aperture veramente orecchiabili, fino al break, dove anche alla batteria viene svolto un ottimo lavoro, per poi ripartire alla carica, come un fuggitivo che ha preso fiato, convinto di aver seminato i suoi inseguitori, per ritrovarseli alle calcagna per poi riprendere a correre a perdi fiato, scena veramente spettacolare! Dopo la fuga del nostro protagonista, eccoci dinanzi alla presa di coscenza del tradimento compiutosi alle sue spalle "The Judas Cradle" evoca un atmosfera sinistra, oscura, solenne. Una delle tracce(scene) migliori dell'album, cadenzata ed opprimente dove si odono anche delle campane di morte nel sottofondo contribuendo a rendere il tutto ancora più cupo, grazie anche a delle melodie solistiche veramente notevoli ed accattivanti. Altro intervallo pubblicitario "Pear of Anquish", altra piccola perla di spensierato ed incontaminato country, che lascerà spiazzati parecchi ascoltatori ad un primo ascolto, visto che va a spezzare di netto l'atmosfera oscura che si era udita poco prima, ma tanto è che la sua posizione in tracklist non stona per niente, e si rivela una scelta vincente, oltre che originale. Rieccoci nel vivo dell'azione con l'ipnotica ed industrialeggiante "The Lead Sprinkler" altra traccia energica con dei sinth elettronici in sottofondo che le conferiscono un aria malata e cibernetica, dove come al solito Lowery ci dimostra di essere un gran compositore, dando vita ad una delle tracce più adrenaliniche dell'album usando anche diverse effettistiche nel suono della chitarra, e dove si ode maggiormente il lavoro svolto al basso in alcuni frangenti, pura energia. Con un arpeggio abbastanza arioso ci viene introdotta "Scavenger's Daughter" la traccia più lunga dell'album dove trova il suo spazio anche un organo, dando una spolverata di gothic alla mattanza sonora, evocando l'atmosfera degna dello scontro finale del protagonista della pellicola, in cui si arriva alla resa dei conti, caratterizzata da parecchi assoli continuati e tanta classe nell'eseguirli, al punto che in alcuni frangenti gli altri strumenti si fermano per inchinarsi alla potenza sprigionata dalla chitarra fino a riprendere l'arpeggio del motivo iniziale concludendo lo scontro. Nei titoli di coda ci troviamo la traccia che dà il nome all'album "Requiem" con una batteria sintetizzata dal tempo cadenzato, intervallata dal suono pulito di una chitarra classica e la distorsione di quella elettrica, crescendo di intensità ed oscurità minuto dopo minuto, aumentando la tensione fino a dissuadersi nel sinth di batteria ripetute volte, fino all'esplosione finale dove viene rilasciata tutta la nera malvagità accumulatasi in tutto il brano, per poi chiudere con un arpeggio di chitarra classica, degna conclusione di un degno film (album).



John 5 ci riesce a dimostrare che nonostante sia partecipe a numerosi progetti, in cui non viene messo in mostra tutto il suo estro e talento, che può fare benissimo il suo lavoro anche da solo, scrivendo grandi sceneggiature, dirigendo meglio e interpretando un ruolo che è adatto e su misura per lui, in una scenografia oscura ed accattivante. To be continued...


1) Sounds Of Impalement
2) Heretic's Fork
3) Noisemaker's Fife
4) Pity Belt
5) Cleansing The Soul
6) The Judas Cradle
7) Pear Of Anguish
8) The Lead Sprinkler
9) Scavanger's Daughter
10) Requiem

correlati