JEFF LOOMIS

Zero Order Phase

2008 - Century Media

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
02/02/2012
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Gli album strumentali sono un vero e proprio salto nel buio sia per il musicista che per l'ascoltatore. Il musicista rischia di voler incensare eccessivamente il proprio strumento e le proprie abilità musicali creando un prodotto di nicchia che spesso è godibile quasi solo da altri musicisti, l'ascoltatore medio rischia invece di annoiarsi a morte perderdendosi dietro a scale, accordi e arpeggi ripetuti all'infinito.

E' stata quindi una scelta coraggiosa quella di Jeff Loomis, biondocrinito ex-chitarrista dei Nevermore, di pubblicare col proprio nome un album interamente strumentale in un'epoca dove la parabola dei Guitar Heroes è in ripida discesa dopo che già negli anni '80 molti dei musicisti più importanti si sono arenati in album tutti uguali che sembrava avessero l'unico scopo di battere il record di "Numero di note suonate in un secondo", risultando così freddi e poco musicali.



Ma "Zero Order Phase" è una vera e propria ventata di aria fresca, e basta ascoltare l'opener "Shouting Fire at a Funeral" per capirlo. Un intro veramente tritaossa lascia presto spazio ad una battaglia di assoli stupefacente che, pur mettendo egregiamente in mostra le abilità di Mr. Loomis, non dimentica mai la musicalità e la voglia di trasmettere emozioni, lasciando senza fiato l'ascoltatore. "Opulent Maelstrom" tiene assolutamente fede al suo nome, con un opulento vortice di tecnica e violenza che rapirà l'ascoltatore e delizierà tutti gli appassionati di chitarra con scale geniali suonate con maestria e una meravigliosa che devasta le orecchie dell'ascoltatore. Arriviamo a "Jato Unit" ed eccoci di fronte ad un immenso capolavoro di violenza sonora ed energia, ma anche di classe e ricercatezza che mostra perfettamente le capacità di Loomis non solo come chitarrista ma anche come compositore. Passata la furia di "Jato Unit" ci troviamo di fronte a "Azure Haze", che possiamo tranquillamente definire una vera e propria Shredding-Ballad, intensa ed emozionante ma sempre con una classe e una tecnica eccelse. "Cashmere Shiv" è un'interessantissima collaborazione tra musicisti di genere completamente diverso tra di loro. In questa traccia Loomis collabora infatti con Michael Manring (bassista Jazz dalle vaste influenze) e Neil Kernon (Chitarrista e produttore dell'album) confezionando un pezzo dall'immenso fascino che esula parzialmente dal contesto nel quale si è finora espresso Loomis mostrandone un lato finora poco conosciuto. Note di chitarra al contrario sono alla base dell'intro della bellissima e violentissima "Race Against Disaster" che vede la partecipazione di Pat O'Brien (Cannibal Corpse ed ex Nevermore) che si divide i devastanti riff che compongono questo compendio di violenza musicale. "Sacristy" abbassa i toni e pone l'accento su un altro strumento, le tastiere suonate dallo stesso Loomis che formano una base perfetta per permettergli di lanciarsi in assoli meravigliosamente melodici. Se con "Sacristy" siamo riusciti a riprendere un pò di respiro, con "Devil Theory" lo perderemo del tutto schiacciati dalle 7 corde schiacciasassi del chitarrista statunitense ed investiti dall'energia che riesce a trasmettere con le sue note.

Se finora non vi siete tolti il cappello di fronte a tale classe e talento, ci penserà lo stesso Loomis a farvelo volare con "Miles of Machines", un meraviglioso turbine di note che raccoglie una vera e propria dichiarazione d'amore alla Schecter a 7 corde in mano al chitarrista americano e ci guida direttamente a "Departure", meravigliosa ballad semiacustica che chiude un album geniale ed intenso che si eleva di netto in mezzo all'infintà di album strumentali pubblicati da veri o presunti Guitar Heroes.


1) Shouting Fire At A Funeral
2) Opulent Maelstrom
3) Jato Unit
4) Azure Haze
5) Cashmere Shiv
6) Race against Disaster
7) Sacristy
8) Devil Theory
9) Miles of Machines
10) Departure