JEFF LOOMIS

Plains of Oblivion

2012 - Century Media

A CURA DI
FRANCESCO PASSANISI
09/04/2012
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Un'enciclopedia della chitarra in tutte le sue sfaccettature. A gestire i contenuti troviamo il Professor Jeff Loomis che, dopo aver lasciato i Nevermore per forti dissapori con Warrel Dane, sembra più che mai deciso a puntare tutto su una carriera solista. Se con "Zero Order Phase" aveva già dimostrato di essere uno strumentista fine ed elegante in grado di non perdere mai di vista musicalità e melodia in mezzo a tonnellate di brutalità e shredding (cosa non comune in un album completamente strumentale registrato da un vero virtuoso), con "Plains of Oblivion" Jeff conferma quanto si era già intuito con i Nevermore e si dimostra un songwriter in grado di gestire altre presenze, compartecipazioni, altri strumenti e via dicendo.

Basta inserire il cd nel lettore e ascoltare l'opener "Mercurial" per lasciarsi trasportare dall'irrefrenabile energia dell'album. Se siete dei chitarristi o degli appassionati di chitarra, è inutile dire che rimarrete esterefatti dal meraviglioso duello tra le asce di Loomis e del primo ospite, un certo Marty Friedman che torna finalmente ai livelli ai quali ci aveva abituato con Cacophony e Megadeth. Se siete dei semplici appassionati di buona musica, rimarrete esterefatti lo stesso. La grandezza di "Mercurial" sta proprio nel non essere una mera corsa a "Chi fa più note", ma stabilisce un devastante flusso di emozioni mantenendo una musicalità eccelsa che non sempre lo shredding riesce a mantenere. "The Ultimatum" vede la partecipazione del grandissimo Tony MacAlpine e mette in mostra la levatura di Jeff Loomis come songwriter dotato di uno stile inconfondibile e molto personale. I tipici cromatismi di MacAlpine si incrociano con i riff assassini del chitarrista di Seattle creando una trama omogenea e compatta che riesce comunque a mettere in evidenza le differenze stilistiche di questi due geni. Con "Escape Velocity" lo shredding sfrenato lascia spazio alla sperimentazione ritmica e all'immensa prova di Dirk Verbeuren dietro le pelli che interpreta ed arrangia perfettamente i pattern scritti da Loomis (il quale è anche batterista) creando un pezzo che massacra l'ascoltatore. Con "Tragedy and Harmony", il primo pezzo cantato del lotto, torniamo a binari più nevermoriani. La Schecter di Jeff duetta con la bella e brava Christine Rhoades (già collaboratrice dei Nevermore per "Dreaming Neon Black") in un incrocio che permette a Loomis di mostrare la non comune capacità di tirarsi indietro e lasciare che siano altri strumenti a guidare, rimanendo comunque un grandissimo ed insostituibile navigatore. Arriviamo a "Requiem for the Living" ed ecco l'ennesimo ospite. Si tratta del talentuosissimo Attila Voros, salito alla ribalta dopo la sua entrata nei Nevermore (e sul quale, personalmente, ripongo le mie speranze per un futuro degno del loro nome), che qui da una prova immensa non sfigurando di fronte a nessuno dei geni della chitarra che compaiono nell'album. Chris Poland, musicista Jazz conosciuto al mondo metal per la sua militanza (non priva di problemi) con i Megadeth, è il quinto ospite che appare nell'album e firma assieme a Loomis i soli di "Continuum Drift", devastante unione di una ritmica tritaossa e un solismo eccezionale che non mancherà di diventare un "must-Study" per ogni chitarrista che si rispetti. Arriviamo a "Surrender" per trovarci di fronte ad un altro pezzo cantato. Ma questa volta, purtroppo per le nostre povere orecchie, non è la voce angelica e vellutata di Christine Rhoades a coprire le tracce vocali, ma lo screaming assassino di Vegard Sverre Tveitan, in arte Ihsahn. L'incrocio tra il suo screaming acido e le chitarre spaccaossa del chitarrista statunitense sono una vera e propria congiura contro il povero ascoltatore, che verrà dilaniato da questi due geni. Degnissima di menzione l'apertura melodica del finale dal sapore molto prog sorretta dalle particolarissime clean vocals del cantante norvegese. "Chosen Time" abbassa i toni con una power ballad accompagnata dalla meravigliosa voce di Christine Rhoades e da assoli meravigliosamente melodici e geniali che mostrano un Loomis che, a differenza di molti shredders, riesce a far emozionare con ogni singola nota che suona sulla sua fidata 7 corde Schecter. "Rapture" inizia con una velocissima sgranatura di accordo per guidarci in una ballad acustica da brividi sulla spina dorsale che ci guida verso la distruttiva "Sybilline Origin" che chiude perfettamente un album con pochissime sbavature che conferma ancora una volta la levatura di un musicista follemente innamorato del suo strumento, un virtuoso che riesce comunque a non perdere mai di vista la musicalità dell'insieme.

Per i chitarristi è un "Must Have" assoluto, per i semplici ascoltatori.... PURE!!


1) Mercurial
2) The Ultimatum 
3) Escape Velocity 
4) Tragedy And Harmony 
5) Requiem For The Living 
6) Continuum Drift 
7) Surrender
8) Chosen Time 
9) Rapture
10) Sibylline Origin