IRON MAIDEN

The Soundhouse Tapes

1979 - Hard Rock Records

A CURA DI
CHRISTIAN RUBINO
01/07/2020
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

È molto difficile osservare la nascita di una stella perché quelle che vediamo dal nostro pianeta sono le più anziane dell'intera umanità che brillano di luce propria. Il destino di questo corpo celeste è condizionato da molti fattori che si manifestano sin dalle prime fasi della sua nascita. All'inizio della loro storia sono delle nebulose interstellari, dove vari elementi iniziano a interagire fra loro, comportandone una loro contrazione e un aumento vertiginoso di densità. Non sono un astronomo, ma penso che, come le stelle del cielo, questo demotape degli Iron Maiden, rappresenti l'inizio di un evento celeste nell'immenso universo musicale del nostro pianeta. Noto come Soundhouse Tapes, intitolato così per via della sua rotazione pressoché costante presso il club Heavy Metal Soundhouse di Londra, questo è un EP di culto che sancisce la nascita, alla fine degli anni '70, di una nuova stella musicale nel firmamento del rock duro internazionale e soprattutto il parto di un nuovo movimento chiamato: New Wave Of British Heavy Metal, che raggiunge l'attenzione dei metalheads di tutto il mondo all'inizio degli anni '80. Questo nuovo stile rivoluziona drasticamente l'heavy metal settantiano diventando un punto di riferimento per il futuro del rock duro e dal quale prende piede nel corso degli anni una serie d'innovativi sottogeneri, come il power, lo speed, il trash e il black metal. La NWOBHM simboleggia la forte rinascita dell'heavy metal avvenuta in Inghilterra in una fase precisa, in altre parole dopo il declino del punk rock e il dominio della musica new wave. Si tratta quindi di un'etichetta applicata per la provenienza geografica di un gruppo esordiente in un determinato periodo storico, con la caratteristica che le band di questo filone sonoro suonano brevi, veloci e accattivanti song rock. Le tecniche di produzione sono più raffinate, con frequenti assoli di chitarra e una particolare attenzione alla melodia, contrariamente al fenomeno punk che è esattamente l'opposto. I testi poi prendono talvolta ispirazione da diverse fonti, anche varie tra loro, come la mitologia, la fantasia, l'occultismo, il divertimento, le donne e il sesso. Il 9 novembre del 1979, con quest'uscita, prende vita una nuova stella e inizia ufficialmente l'avventura della band di Steve Harris, che possiamo definire, a distanza di quarant'anni una boccata d'aria fresca per un rock che era in pericolo di diventare sempre più ripetitivo e i cui codici comportamentali, e visivi sono rapidamente adottati dai fan di tutto il pianeta. Singolare è la storia del leader Stephen Percy Harris, in arte Steve Harris perché nella mente del giovanissimo londinese c'era addirittura l'intenzione di voler sfondare nel mondo del calcio. Cresciuto nel quartiere di Leytonstone (est di Londra) giocando a pallone dalla mattina alla sera, il nostro eroe è addirittura selezionato per entrare nelle giovanili della sua squadra del cuore, il famosissimo West Ham United Football Club. Eppure, il destino lo porta in tutt'altra direzione facendo tramontare la sua aspirazione di diventare un calciatore professionista. La passione per il rock lo allontana dai prati verdi e lo porta a racimolare quaranta sterline per acquistare il suo primo basso. Da li comincia una difficile gavetta, che lo avvia a suonare per varie band, ma con sacrificio e caparbietà riesce a imporre il suo modo di suonare, fondando la sua leggendaria creatura rock nel Natale del 1975. Da quel momento, con fatica, voglia di sfondare e un pizzico di fortuna comincia la sua grande avventura nel circuito musicale che conta. Le tre tracce di questa raccolta: "Iron Maiden", "Invasion" e "Prowler", sono riportate su nastro l'ultimo giorno dell'anno 1978 agli Spaceword Studios di Cambridge e trasmesse di continuo nel locale dell'amico e proprietario del Soundhouse club, Neal Kay: "Suppongo che la cosa più importante sia stata la dimostrazione che il nastro demo era stato suonato alla Soundhouse da Neal Kay, quindi quello è stato l'inizio... È stato con Neal Kay" (Steve Harris). L'obiettivo era di risparmiare nell'affitto della sala d'incisione e provare a fare il grande salto a dei ragazzi squattrinati che racimolavano le loro poche sterline esibendosi in giro per i pub inglesi. Purtroppo ai cinque rocker londinesi rimane in mano solo la copia registrata il 31 dicembre del 1978 perché non avendo i soldi perdono tempo per acquistare il master originale e migliorarlo. Scoprono, infatti, più tardi che il nastro è stato cancellato incidendogli sopra altre canzoni: "Per avere il master tape ci chiedevano 50 sterline e noi non avevamo al momento quel denaro così che quando tornammo due settimane dopo, l'avevano già cancellato e ci avevano messo sopra qualcos'altro!" (Dave Murray). Nonostante tutto questa prima e unica riproduzione è pubblicata dalla fittizia etichetta della band, Hard Rocks Record, in pochissime copie andate in pratica a ruba. L'autoproduzione è sufficiente per cogliere l'attenzione dell'importantissima EMI, che poi a distanza di diciassette anni ripubblica le versioni originali, compresa la traccia inizialmente esclusa dal titolo "Strange World", nelle varie versioni della raccolta "Best Of The Beast", con una ristampa su cd del 2002 di sole 2000 copie. Per furbizia e per intelligenza, Harris e il manager Rod Smallwood resistono alla tentazione di non svendersi e capitalizzare al massimo i propri sforzi nonostante la richiesta avanzata dalla catena di negozi di dischi HMV e dalla Virgin, che chiedono migliaia e migliaia di copie da immettere subito sul mercato. Invece, gli Iron concentrano le energie e le idee nel rendere il loro summenzionato e importante debutto il più potente possibile. Questa demo originale di fine anni '70 rimane quindi un reperto da collezionismo dal valore inestimabile anche perché sono venduti per corrispondenza non più di 6000 dischi. Oltre a quest'importante aspetto, va detto che questa prima stampa della Vergine di Ferro è anche l'unica registrazione pubblica del gruppo con una formazione a quattro, che include oltre al già citato leader Steve Harris al basso, Paul Di'Anno alla voce, Dave Murray alla chitarra e Doug Sampson alle pelli. Per intenderci, quest'ultimo tecnicamente non ha niente a che vedere con Clive Burr o Nicko McBrain ma in quel momento rappresenta anche lui il suono primordiale e aspro dei giovanissimi rockers che da lì a breve diventeranno la più famosa e influente heavy metal band del mondo, ammirata, invidiata e copiata da tantissimi musicisti nel corso degli anni. Colpisce a proposito la dedica premonitrice scritta in stampatello, nel retro della copertina del vinile dall'amico Neal Kay, che sa molto di profezia: "Gli Iron Maiden diventeranno i leader dell'heavy metal contemporaneo, combinando una certa dose di talento e la giusta caparbietà che la musica mondiale non deve ignorare ". Parole da vero intenditore! A questo punto non rimane altro che esaminare l'esplosione di questa supernova chiamata Iron Maiden con i suoi immortali e primi autentici brani.

Iron Maiden

Musicalmente parlando, la rarità di questo prodotto è accresciuta anche dal fatto che le tre song in scaletta, e che troveremo nei primi album della band, si discostano abbastanza da queste ultime per le sonorità e la preparazione ancora rozza degli inglesi. La storia inizia con la prima Iron Maiden (Vergine di ferro), che forse è una delle più mediocri canzoni del lotto e del combo se si pensa ai tantissimi brani del repertorio Maideniano. Questa versione però, rispetto all'omonimo full length del 1980 è interessante perché il ritmo è più lento e la batteria non è così furiosa come nella versione da studio con il bravissimo Clive Burr. Il piccolo assolo di basso è ancora intatto e le quattro corde di Harris si sentono abbastanza bene, così come la poderosa ugola di Paul Di'Anno, che con la sua potenza vocale e il suo stile punk riesce da subito a fare breccia nel cuore dei fan. Qui la sua voce, accompagnata da un ritornello efficace e orecchiabile, domina la traccia per la sua sguaiatezza e strafottenza, mentre sugli album Iron Maiden e Killers è il sound più maturo della band a rubargli in parte la scena da protagonista. Ciò che suona diverso, rispetto al successivo e omonimo platter è la mancanza di un secondo chitarrista, che non permette alla song di decollare e di coinvolgere pienamente l'ascoltatore. Certo il paragone a posteriori è facile e riduttivo per Harris e compagni, ma il bravissimo bassista, in quel periodo, non dorme la notte pensando a un secondo chitarrista da affiancare all'ottimo Murray. Gli Iron Maiden nascono discograficamente come quartetto, con il membro fondatore Dave Murray e questo pezzo, già scritto da Steve già molto prima del 1979, denota una certa ingenuità e fragilità, anche nel testo tanto è vero che il verso è sempre lo stesso ripetuto tre volte: "Non vuoi entrare nella mia stanza? Voglio mostrarti tutte le mie cose. Voglio solo vedere il tuo sangue. Voglio solo fermarmi e fissare". Fa venire i brividi pensare alla straordinaria visione e caparbietà di Steve Harris, quando ancora suona nei piccoli locali notturni senza nessun contratto discografico uscirsene con delle frasi così esplicite e pesanti: "Gli Iron Maiden ti prenderanno, non importa quando lontano tu sia. La Vergine di ferro ti vuole morto". Testualmente questo è un brano ribelle e di pura esaltazione, come del resto i primi anni '80 in Inghilterra ma possiede anche spunti sessualmente maniaci e autocelebrativi per la band, con la nascita in seguito della mascotte Eddie. Per il resto gli Iron Maiden hanno scritto pezzi ben più complessi e interessanti da analizzare dal punto di vista lirico ma questo a tutto un suo fascino perché è la pura espressione del sogno di ogni metallaro: divertimento a tutto volume e rabbiosa energia.

Invasion

Una rullata di tamburi da parte di Sampson innesca l'avvio dell'hard rock di Invasion (Invasione), che si dimostra da subito un up-tempo vivace e con un superlativo Steve Harris alle quattro corde che aiuta Paul Di'Anno nei cori. Nella parte centrale della composizione si sente l'arpeggio di un altro chitarrista, Paul Cairns, anche se la cosa non è stata mai ufficializzata dal combo, prima del vero e proprio assolo a cura del bravissimo Dave Murray. Di fatto, diverse fonti sostengono che ci fosse una quinta persona coinvolta nelle registrazioni, un certo Paul Cairns. Lo scozzese, in realtà, lavora con gli Iron Maiden per circa tre mesi nel 1978 e secondo il drummer Doug Sampson, il chitarrista, si allontana di sua spontanea volontà dal combo capendo di non rientrare nei piani della band. Anche se non accreditato, appare con la sua guitar su questo primordiale EP, ma la domanda nasce spontanea. Perché Cairns non è accreditato per i suoi sforzi sull'EP? L'unica possibile spiegazione è che con la pubblicazione di "The Soundhouse Tapes" il combo non vuole inserire un membro che non fa più parte della band. Questo brano è pure inserito come lato B del singolo "Women In Uniform" del 1980, anche se con un arrangiamento più veloce e moderno. Purtroppo, qui manca la velocità della versione successiva e la furiosa introduzione di batteria di Clive Burr ma successivamente Steve Harris, aiutato dalla new entry Bruce Dickinson, riprenderà e modificherà questo testo per inserirlo su una nuova song dal titolo "Invaders" inserita nello straordinario disco, "The Number Of The Beast". Invasion è orecchiabile, a tratti piacevole ma anche confusionario perché Paul non raggiunge la sua migliore interpretazione, inasprendo al massimo le sue corde vocali e trascinando la song verso la mediocrità. Il testo è il primissimo approccio di Harris ai racconti storici ed epici, raccontando l'invasione vichinga nelle terre della Britannia: "I vichinghi stanno arrivando, faresti bene a prepararti perché dobbiamo lottare. Le barche stanno arrivando, sembrano dragoni nel cuore della notte". Insomma, anche nella scrittura, il pezzo non ha nulla di eccezionale e lo dimostra il fatto, che non sarà inserito nel disco di debutto e giustamente accantonato perché non consone all'adrenalinico heavy metal che gli Iron Maiden intendono proporre al proprio pubblico. Sarò ripetitivo ma conoscendo la discografia dei Maiden, la traccia è troppo lenta e anche difficile da suonare dal vivo, senza alle spalle un lavoro in studio di buona qualità. Al contrario: la prima traccia, "Iron Maiden" e la successiva "Prowler" sono credibili e molto originali. Insomma, il massimo per dare il benvenuto ai primi sostenitori della formazione anglosassone: "I vichinghi stanno arrivando"!

Prowler

Delle due song precedenti, Prowler (Predatore) è la canzone più vicina alla versione definitiva, che troveremo, come apripista nell'omonimo album di debutto dell'anno successivo. In brevissimo tempo, la canzone diviene uno dei brani più richiesti dal pubblico del locale di Neal Kay. In questi sette pollici è leggermente più lenta, e con piccole modifiche testuali ma l'ossatura del brano è la stessa. Non c'è molto altro da dire a riguardo, tranne che è pazzesca! Sembra che gli Iron Maiden si scaldino per prepararsi al grande trionfo e far capire al mondo che il loro modo di suonare è diverso rispetto alle altre rock band. A livello sonoro è straordinario il rallentamento centrale, dove poi si scatena la parte ritmica con un'accelerazione che ha fatto storia e con il grande assolo di chitarra dell'eccezionale Dave Murray. La combinazione vincente dei due artisti è il tratto distintivo della sonorità alternativa e unica coniata dai britannici con uno stile ormai delineato, con i suoi percettibili richiami al punk (allora molto in voga), all'hard rock e a invenzioni di stampo progressive che danno alla composizione quel quid in più di originalità. A farla da padrona sono i massicci riff di Murray e gli energici bassi di Harris in grado di evocare atmosfere sognanti e inquiete che combaciano perfettamente con la forza vocale dell'eversivo Paul Di'Anno. In questi riff pungenti si abbina bene una lirica sessista e tormentosa, che trafigge come una lama di coltello conficcata al cuore: "In giro per la città, così carina. Devo solo trovare la mia strada. Guardo le donne che risplendono, ostentando le gambe e le sopracciglia. Devo solo trovare la mia strada, allora tu mi vedi strisciare fuori dai cespugli e con la patta ben aperta. Cosa vedi ragazza? Non puoi credere ai tuoi occhi? È una cosa reale ragazza ". Testo provocatorio ma al tempo stesso divertente, che si abbina bene a un sound pieno zeppo di grezza energia e di tanta adrenalina. Prowler è un'ottima traccia e un chiaro indizio di ciò che la band suona in un'epoca contraddistinta dal grossolano e poco complesso punk o dall'hard rock classico dei Deep Purple, dei Led Zeppelin e dal metal dei Black Sabbat. Musicisti irriverenti, provocanti che vogliono uscire dagli schemi e sbalordire gli amanti del rock con qualcosa di nuovo e superbo. I talenti e il potenziale della band in questa traccia sono già stupefacenti, alla luce del sole ed evidenziano il sorgere di una musica arrembante e coinvolgente.

Conclusioni

I Gypsy's Kiss e gli Smiler sono i primi importanti gruppi musicali che segnano la vita artistica e umana di Steve Harris, perché a parte la crescita nell'utilizzo del basso, gli danno l'opportunità di incontrare i primi compagni d'avventura: il cantante Dennis Wilcock e il drummer Doug Sampson, con il primo che è per Harris più un problema che un aiuto. Il magico Natale del lontano 1975 vede la nascita di una nuova stella cometa nel mondo del rock, che con la sua luce traccia la strada luminosa per il futuro dell'heavy metal mondiale. La band di Harris prende il moniker di Iron Maiden, grazie al film "L'uomo dalla maschera di ferro", del 1939, diretto da James Whale. L'immagine di questa spaventosa maschera, indossata da un uomo come segno di tortura, colpisce il nostro eroe delle quattro corde e lo spinge a pensare a un altro attrezzo di supplizio: la Vergine di ferro o di Norimberga, inventata nel XVIII secolo ed erroneamente ritenuta medioevale. In poche parole, si tratta di un sarcofago di legno dotato all'interno di punte metalliche o lame che avrebbero avuto la funzione di ferire il condannato postovi all'interno, teoricamente senza lederne gli organi vitali per prolungarne l'agonia fino alla fine, anche se non ci sono prove che sia mai stata utilizzata. Si pensa che sia un falso storico creato solo per attirare gente in museo e raccontare l'oscuro periodo medievale. Dalla gavetta al successo, la strada è breve ma in salita. Dai concerti negli sperduti pub della city con pochi spettatori, alle esibizioni al club "Bandwagon Heavy Metal Soundhouse" di Kay, alla registrazione con poche sterline del demo agli Spaceward Studios di Cambridge, gli squattrinati ragazzi sperano di aumentare la propria popolarità e uscire dall'inferno dell'underground. Nello stesso momento numerose band poi associate alla N.W.O.B.H.M. in quel periodo stanno registrando simili singoli ed EP, tra cui i mitici Def Leppard di Sheffield, i caparbi Praying Mantis di Londra e i fondamentali Saxon, del South Yorkshire, che debuttano nel 1979 con il loro omonimo disco. Gli Iron Maiden diventano ben presto i leader non ufficiali di una schiera di formazioni inglesi alle prime armi con lo scopo di riportare in alto l'heavy metal nella capitale britannica post-punk. Naturalmente e inconsciamente anche la Vergine di ferro, in queste primissime song, è influenzata dalla voce gutturale e arrabbiata del predominante punk e, dove il singer Di'Anno sembra un suo involontario estimatore. Per chi ha la fortuna di possederlo, l'EP presenta nella cover anteriore del vinile una foto scattata durante uno spettacolo al Bandwagon, dove il bravo Paul solleva in aria il pugno in segno di vittoria di fronte ad un pubblico in visibilio e in estasi su uno sfondo colorato di arancione scuro. Questa foto e il contenuto del demo sono una dimostrazione perfetta della forza dirompente degli Iron Maiden in quel momento storico e una potenza della natura da non sottovalutare e da ammirare: "Ero molto giovane e molto sicuro di me stesso, ma ero anche fiducioso nelle capacità di Steve. Ricordo, nel mio primo concerto, di essere salito sul palco e guardandolo pensai: eccoci! Diventeremo la più grande band metal del pianeta".  Il mostro ischeletrito, simbolo della violenza metropolitana, che accompagnerà i londinesi in questa fantastica avventura, Eddie The Head, è ancora nella mente dell'illustratore Derek Riggs e i mezzi che hanno i ragazzi nel lontanissimo 1979 sono veramente pochi. Per esempio la scarsa qualità del suono, l'inesperienza, l'assenza attrattiva della loro mostruosa e mitica mascotte ma la vera chicca di questi bad boys è l'enorme potenziale, che dimostrano di avere e le nuove idee musicali che li rendono molto originali. Non bisogna sottovalutare la voglia di emergere di Harris e compagni perché Il Punk che è la moda del momento rende la vita dei nostri giovanissimi eroi molto difficile nel trovare spazi ma nonostante tutto il bassista riesce a farsi conoscere nei pochi locali di periferia di Londra, dove è proposto dal vivo l'hard rock e l'heavy metal. Uno dei tanti meriti è anche quello di aver creato inconsapevolmente un nuovo movimento metal nato in una fase di recessione economica della Gran Bretagna, con elevati livelli di povertà e disoccupazione, elementi che diventano il substrato ideale per un fortissimo sentimento di rabbia e ribellione giovanile che investe come uno tsunami, l'intera nazione di sua maestà la regina. La New Wave Of British Heavy Metal diventa quindi l'arma non violenta per sfogare le frustrazioni e le delusioni di una società britannica che in quegli anni raggiunge il livello più basso, trasformandosi così per le nuove generazioni in un motivo di riscatto ed emancipazione sociale.

1) Iron Maiden
2) Invasion
3) Prowler
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