IRON MAIDEN

Running Free/Sanctuary

1990 - EMI

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
11/04/2012
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

Sembra paradossale ma a volte le operazioni commerciali nel music business possono anche rivestire un grande motivo d'interesse per tutti i fans di quei gruppi che hanno scritto numerose pagine di storia della scena rock e metal, per moltissimi di noi lo spirito del collezionista incallito è sempre in agguato, se poi ci indirizziamo su nomi leggendari come quello degli Iron Maiden esce definitivamente allo scoperto! Steve Harris e soci dopo una  decade marchiata a fuoco da lavori monumentali che avevano segnato la nascita, la diffusione a livello planetario e le strabilianti evoluzioni dell'heavy metal decisero nel 1990 di ristampare tutti i singoli pubblicati in una collana denominata The First Ten Years dando così l'oppurtunità a chi per un motivo o per l'altro aveva perso qualche release dei propri idoli di poter mettere mani su questi preziosissimi dischetti, in un'epoca come quella odierna in cui tutto è dominato dal download e dallo streaming un discorso del genere assume le sembianze di un qualcosa di preistorico ma più di vent'anni fa era l'unico modo per ascoltare dei brani sfuggiti in precedenza. L'idea di racchiudere in ognuna di queste ristampe due singoli contemporaneamente si rivelò efficace e pratica, in dieci ep si poteva scoprire un'altra faccia dei mitici londinesi considerato che accanto a pezzi diventati dei classici senza tempo si aveva la possibilità di ascoltare un'interessantissima serie composta da inediti, cover, brani dal vivo e perfino nuove versioni di vecchi cavalli di battaglia. Naturalmente un'opera del genere non poteva che essere inaugurata da dove tutto è cominciato, dall'ingresso ufficiale della band nel mondo discografico che conta, rappresentato dall'epocale Running Free unita per questa occassione all'altrettanto immortale Sanctuary! I primi mesi del 1980 per la vergine di ferro furono segnati da un'attività talmente frenetica da portarli a pubblicare rapidamente i primi due 45 giri (febbraio e maggio) ed il monumentale debut album omonimo (aprile) tutto questo mentre le incendiarie esibizioni live proseguivano senza un attimo di sosta, bastarono poco più di cento giorni per permettre agli inglesi di raggiungere lo status di protagonisti assoluti della NWOBHM! I singoli si presentano spettacolari fin dalle copertine, nelle due immagini Eddie domina la scena in modo memorabile; nella prima lo troviamo all'inseguimento di un giovane metallaro in una via buia e desolata della periferia londinese, il malcapitato di turno sembra più veloce ma in primo piano si nota la mano di un altro zombie pronto a catturarlo, per lui sembra proprio non esserci scampo... (personalmente l'ho sempre vista come una metafora sulla musica dei Maiden,nessun metalhead potrà sottrarsi al loro ciclone sonoro) nella seconda la mascotte ha appena compiuto un atroce delitto, la vittima però non è una persona sconosciuta bensì il primo ministro britannico dell'epoca: l'odiata Margaret Thatcher! Un soggetto del genere "tanto per cambiare" finì sotto la mannaia della censura, nelle copie successive il volto della lady di ferro venne in parte coperto in modo da non renderla riconoscibile, sono disegni più scarni ed essenziali (caratterizzati dai colori giallo e nero) rispetto a quelli che avremo modo di ammirare in seguito ma l'impatto è di quelli da lasciare letteralmente sbalorditi! A dieci anni esatti di distanza (ma anche venti,trenta...) risentire Running Free nella sua forma originale trasmette una girandola di emozioni entrate nei nostri cuori per restarci in eterno, è impossibile non essere travolti da quello che è diventato un inno per intere generazioni di appassionati della vera musica. Il drumming frenetico e tribale di Clive Burr ed il maestoso giro di basso eseguito da Steve danno il via ad una track che ha la reale forza di distruggere qualsiasi cosa incontrata nel suo cammino, le chitarre di Dave Murray e Dennis Stratton sono affilate ed incisive contribuendo così ad incattivire ulteriormente l'atmosfera ed il colpo letale viene affidato al grintosissimo Paul Di'Anno, il suo cantato è un concentrato di rabbia, energia ed intensità, la vetta più elevata viene toccata nell'imponente ritornello, chissà quante volte abbiamo cantato con tutta la nostra forza quelle due parole, oramai abbiamo perso il conto da tanto, tantissimo tempo... non possiamo dimenticare il dinamitardo break strumentale contraddistinto da un meraviglioso guitar work dove emerge in maniera nitida tutta l'influenza dei mitici Thin Lizzy. In soli tre minuti e diciotto secondi gli Iron Maiden erano riusciti a scolpire il loro nome a caratteri cubitali nel panorama musicale, grandi fin dal principio! Burning Ambition verrà ricordato come l'ultimo pezzo inciso da una line-up a quattro elementi ovvero la stessa del seminale demo The Soundhouse Tapes (1979) con Murray nel ruolo di unico guitar player e Doug Sampson (ottimo musicista,senza nessun dubbio) al posto di Burr, la traccia è una breve e scatenata rock song ispirata dai Led Zeppelin più diretti ed allegri, siamo al cospetto di una b-side ma il coinvolgimento non è assolutamente inferiore a quello di tracce più famose. Si passa a Sanctuary, altro anthem per eccellenza nella lunga e luminosissima carriera della vergine di ferro (stranamente fu inclusa soltanto nella versione americana del debut album) basterà ascoltare quel riff immediato ed entusiasmante per lasciarsi trasportare dall'anima più grezza ed irruente del gruppo ma la parte tecnica non viene affatto trascurata, qui è rappresentata in maniera perfetta dalla sezione ritmica (precisa e possente nei suoi numerosi stop and go) e dai fulminei guitar solos ricchi di feeling ed originalità, Paul è sempre più prorompente ed irrefrenabile, chi fino ad allora considerava Johnny Rotten dei Sex Pistols come il frontman più irriverente e cattivo della scena non aveva ancora fatto i conti con la voce della vergine di ferro, una vera furia! Per mantenere l'adrenalina ai livelli vertiginosi della track precedente i Maiden piazzano una coppia di bordate d'antologia; due estratti dallo show del tre aprile 1980 tenutosi allo storico Marquee Club di Londra, la prima è Drifter, il pezzo vedrà la luce nella sua versione in studio solamente nel secondo Killers ma nelle infuocate esibizioni dal vivo costituiva già uno dei momenti più emozionanti, fin dalle prime battute si nota un pubblico completamente su di giri, la band per ripagarlo si lancia con tutta la sua strabordante potenza in questo vortice metal scandito dalle micidiali rullate di Clive, il suono di ogni strumento è pieno e rumoroso come dovrebbe sempre essere in ogni album dal vivo che si rispetti, il singer è un autentico trascinatore di folle, con il suo carisma (e con la complicità di Harris) impiega meno di un secondo a farsi accompagnare da tutti i presenti nel fantastico coro che precede l'ultimo assalto sonoro, nei secondi finali viene quasi spontaneo aggiungersi all'audience e gridare a squarciagola: Maiden... Maiden! La seconda parentesi live è la cover di I Got The Fire dei californiani Montrose (inclusa nel secondo album Paper Money del '74 e con un giovane Sammy Hagar dietro al microfono) ribattezzata per l'occasione in  I've Got The Fire, rispettando la sacra tradizione metallica gli Iron Maiden propongono una rilettura ipervitaminizzata del brano, superando nettamente gli autori in termini di velocità ed aggressività, se non avessi mai ascoltato l'originale avrei pensato di avere a che fare con un brano del loro repertorio, insuperabili anche nelle composizioni firmate da altri! Come bonus track di questo indimenticabile ep troviamo Listen With Nicko! Part I, il titolo è abbastanza chiaro... si tratta della prima parte della storia decennale del gruppo raccontata da un narratore d'eccezione come Nicko McBrain, il drummer come ben sappiamo è entrato a far parte della grande famiglia maideniana nel 1983 ma la simpatia e l'ironia che lo caratterizzano sono talmente contagiose da poter rendere spassoso anche un vocabolario di greco, non poteva esserci scelta migliore per un ruolo così particolare... Ho avuto il piacere di riascoltare (ad eccezione delle title tracks,ovviamente) questi pezzi dopo anni e alla fine le impressioni sono rimaste invariate: qualsiasi cosa marchiata Iron Maiden ha sempre i suoi innumerevoli motivi d'interesse, tutte queste ristampe rappresentano il completamento definitivo della strabiliante arte degli inglesi, non potranno mai sostituire l'importanza e la grandezza dei full-length ma avranno perennemente un posto di assoluto rilievo nella loro discografia, d'altronde non è da tutti pubblicare due singoli nel giro di pochi mesi intitolati Running Free e Sanctuary... UP THE IRONS!


1) Running Free
2) Burning Ambition
3) Sanctuary
4) Drifter (live)      
5) I`ve Got The Fire (live)    
6) Listen With Nicko! Part I

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