IRON MAIDEN

Run to the Hills

1982 - EMI

A CURA DI
ANDREA EVOLTI
11/12/2021
TEMPO DI LETTURA:
10

Recensione Singolo

La voce, il frontman, in tutta la musica rock e di conseguenza, anche nel metal classico, è qualcosa di più di un componente: è un gene che determina il fenotipo della band, un elemento così peculiare che può veramente cambiare la storia di una formazione. Quello che avvenne nel Febbraio del 1982, all'uscita del singolo Run to the Hills, anticipo del successivo full-length 'The Number of the Beast', non segnò profondamente solo la storia di una band - gli Iron Maiden - che era già diventata il caposaldo del movimento New Wave of British Heavy Metal, ma tracciò un solco nell'universo del Metal, tale da influenzare la nascita di moltissime band a venire e lo sviluppo di generi e sottogeneri del Metal stesso. Paul Bruce Dickinson, più comunemente conosciuto come Bruce Dickinson, era già noto nel mondo NWOBHM come il cantante dei Samson e godeva di altissima considerazione grazie alla sua voce potente, alta ed imperiosa, che gli era valso il nickname di 'Air Raid Siren' (sirena antiaerea, soprannome sicuramente più incisivo dello scialbo ed anche abbastanza stupido altro alias con cui veniva riconosciuto e che ha sempre fatto storcere il naso a molti estimatori del singer albionico: Bruce Bruce). Ciò che però Dickinson metterà in mostra nei due pezzi che componevano il 45 giri, e poi nell'album completo, è qualcosa di artisticamente abbagliante. Gravato del compito di sostituire la voce personalissima del grande Paul Di Anno, personalità complessa e difficile, tanto da essere allontanato dai Maiden per i suoi eccessi alcolici e di sostanze stupefacenti, Dickinson sapeva anche di doversi confrontare con l'impronta che Di Anno aveva dato alla band in soli due album da studio. Un'impronta caratterizzata da una voce tagliente e rabbiosa, carica di dinamica, oscurità e sofferenza indomabile, come si poteva apprezzare in brani come 'The Phantom of The Opera', 'Wrathchild' o 'Charlot the Harlot', in cui il suo passato punk si trasformava in una linfa espressiva di stampo 'dannato', una sorta di moderno poeta decadente, un Rimbaud dell'heavy metal. Dickinson, forte di una voce più potente, duttile e tecnica, fece qualcosa che molti, dotati del suo talento e della sua cultura (cresciuto in una scuola privata, laureato in letteratura inglese e lettore d'inglese presso il prestigioso Queen Mary College di Londra) non avrebbero fatto: continuò ad imparare. Imparò, apprese, assorbì dal grandioso lavoro di Di Anno e, interiorizzando l'esperienza artistica e la comunicazione emotiva del suo predecessore, ampliò il suo spettro interpretativo lasciando fluire dentro di sé la rabbia, l'amarezza e l'oscurità che avevano caratterizzato lo stile di Di Anno. Quello che successe dopo, iniziò proprio con i due pezzi successivi. Il resto, fu storia.

Run to the Hills

Tamburi di guerra battono il tempo. Tamburi di guerra che sono il cuore di un popolo che si vedrà cacciato, straziato, trasformato in profugo sulla sua terra natia per mano di invasori provenienti dall'altra parte dell'oceano. Sono le percussioni del compianto Clive Burr a creare una delle più iconiche intro della storia del metal, mentre la coppia di chitarre Smith/Murray lancia uno dei lead più famosi della discografia degli Iron Maiden, vero inno che segnerà ed alimenterà l'audience di centinaia di concerti futuri. Su queste note entra la voce di Dickinson, possente, evocativa come quella di un bardo, pronta a lanciarci in battaglia ma anche a ricordarci i crimini della storia: 'The white man came across the sea/He brought us pain and misery...'. È la storia della colonizzazione del Nord America e di quello che subiranno i nativi, nonostante la loro strenua resistenza in molte guerre per la loro terra. Si chiude l'introduzione e subito il propulsore ritmico degli Iron Maiden, il basso del mastermind Harris, lancia l'assalto, sospinto dal robusto e lineare lavoro alla batteria di Burr, con Dickinson che incalza sulla strofe serratissime, dove un crescendo dalla grande esplosione emotiva ci conduce ad un pre-chorus più arioso, pronto a lanciarci nel refrain. 'Run to the hills, run for your life...' canta Dickinson, ed è un'incitazione verso i nativi a salvare le loro esistenze, perché solo salvandosi potranno perpetrare la loro stessa cultura e combattere le battaglie future, per non essere spazzati via. In effetti, la narrazione è strutturata in atti ben distinti: una dal punto di vista dei nativi, una dal punto di vista dei colonizzatori, ed infine una dal punto di vista neutrale dell'autore (o dell'ascoltatore), sebbene la bussola morale dei Maiden penda inequivocabilmente a favore dei popoli invasi. Il brano, strutturalmente parlando, è meravigliosamente essenziale, reso peculiare dall'epicità della intro e si dipana in una cavalcata heavy che culmina nei chorus e poi negli assoli di Smith e di Murray, sostenuti, frenetici, proprio come una corsa verso le colline, prima del break centrale con il vocalizzo di Dickinson che conduce al climax prima della ripresa finale con altri chorus e la chiosa epica, quasi a stabilire nella salvezza della fuga, la promessa di un ritorno per non permettere all'invasore di cancellare l'esistenza dei nativi.

Total Eclipse

Come b-side del singolo, viene scelto un brano molto particolare dei Maiden, 'Total Eclipse', dove il tema del degrado ambientale, allora molto innovativo, viene rappresentato da un'apertura molto vicina ai Rush, per poi lanciarsi in una ritmica che evoca l'allarme per l'emergenza ecologica, il tutto molto energico ma anche cupo, con la voce di Dickinson che si fa rabbiosa, quasi a sostenere ed appoggiare moralmente la rivolta della Natura contro i danni che le sono stati inflitti dagli esseri umani. Gli inserti di mini assoli durante le ritmiche della strofa, donano varietà e dinamica alla quadratura del brano, che con il pre-chorus (Sunrise is gone, freezing up the fires/Sunrise is gone, numbing all desires) fa crescere il pathos di un mid-tempo sostenuto, che mischia azione ed atmosfera, tenuto sotto controllo dalla sezione ritmica che, escludendo la intro, rimane sempre ancorata all'essenzialità del lavoro di supporto per dare nerbo alla track, prima di virare repentinamente ad una struttura più fluida, quella che accompagna il primo assolo di chitarra, prodromo al break centrale, affascinante versione heavy del prog rock dei primi '80s e anticipazione di certe soluzioni che i Maiden impiegheranno negli album futuri. La voce di Dickinson mostra qui tutta l'oscurità, il senso del dramma, della disperazione appreso anche dalla lezione di Di Anno, magistralmente modulato dal suo ampio range vocale che lo conduce ad impiegare note acute, quasi urlate, come fosse il grido stesso della Madre Terra sotto le ferite portate dall'inquinamento. Il brano si congeda da noi con la ripresa della intro, in un fading che ha il sapore di una visione: quella di un inverno arido e post-atomico, profezia di quello che potrebbe aspettare alla Terra ed al genere umano stesso.

Singolo dall'importanza storica pesantissima per il metal, è l'anticipo della quasi completata evoluzione dei Maiden verso la loro forma più classica e conosciuta, che si concretizzerà con il full-length. In questi due brani, oltre alla già gigantesca mutazione portata da Dickinson, ma senza interrompere il filo conduttore con il passato, notiamo anche la ricerca di strutture più ariose, che si alternano a parti sostenute ed oscure, verso una varietà all'interno del singolo brano, sempre caratterizzato da cavalcate ed assoli centrali musicalmente d'impatto ed alla ricerca di melodie sempre personali, che lascino il segno in ogni brano. È una nuova tappa del viaggio dei Maiden ed un passo in avanti importantissimo del metal classico e dell'heavy metal in generale, visto che, da lì a pochi mesi, emergeranno i frutti di quanto seminato dalla NWOBHM, con il thrash metal pronto a sorgere al di là dell'oceano. Per ora, però, il mondo scopre tutto il potenziale degli Iron Maiden e l'incredibile duttilità del metal nell'autodeclinarsi in nuove soluzioni, senza mai snaturarsi.
'A new Day has come'.

Tracklist:

Side A

1. Run to the Hills 03:54

Side B

2. Total Eclipse 04:26

Line-up:

Bruce Dickinson - Vocals

Dave Murray - Guitars

Adrian Smith - Guitars

Steve Harris - Bass

Clive Burr (R.I.P. 2013) - Drums

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