IRON MAIDEN

Maiden Japan

1981 - EMI

A CURA DI
CHRISTIAN RUBINO
19/03/2020
TEMPO DI LETTURA:
7

Introduzione Recensione

"Non li biasimo per essersi liberati di me. Ovviamente, era la band di Steve, ma mi sarebbe piaciuto contribuire di più. Dopo un po' questo mi ha fatto perdere motivazione. Alla fine non davo più il 100% ai Maiden e questo non era giusto né per la band, né per i fan o per me stesso".

- Paul Di Anno, intervista di Dave Everley (Metal Hammer UK)


Finalmente, dopo trentanove anni, l'ex cantante degli Iron Maiden Paul Di'Anno depone l'ascia di guerra con il suo vecchio gruppo e ammette, in una recente intervista, i problemi avuti durante la permanenza con la band inglese, provocati dall'abuso di droga e alcool, soprattutto durante i concerti, dove ha rischiato di compromettere la riuscita di alcuni tour. Questo stato fisico lo porta a essere licenziato perché non gli consente di essere all'altezza di una band in evoluzione e sempre più famosa, anche se all'inizio sostiene di essere andato via dalla formazione britannica spontaneamente. Steve Harris sa benissimo che l'heavy metal è innanzitutto un genere dal vivo ed è proprio lì, in quel momento, che un errore può essere amplificato e far perdere quell'atmosfera interattiva ed energica con il proprio pubblico. Nonostante l'importante contributo di Paul alla band e dopo la pubblicazione di questo EP, Harris prende al volo la situazione e lo sostituisce con Bruce Dickinson, un vero e proprio samurai del canto che porta i Maiden definitivamente al meritato successo. Questo disco è quindi l'ultima tappa di Di'Anno e il terzo EP in 12" della band londinese, intitolato Maiden Japan, pubblicato dalla EMI il 14 settembre del 1981. Registrato, durante il mini tour in terra nipponica, nel maggio dello stesso anno presso la Kosei Nenkin Hall di Nagoya, il live contiene nello specifico quattro canzoni per il mercato europeo, diventando nel tempo un documento storico per il gruppo e per i tantissimi fan sparsi in tutto il mondo. Sebbene la sua uscita sia ostentata da Harris che non ne vede alcuna utilità artistica, la casa discografica insiste nella stampa del prodotto per far conoscere la forza e la bravura degli Iron nell'esibirsi dal vivo, ma inconsapevolmente questo vinile diventa l'anticamera del mutamento sonoro e dei cambiamenti di formazione che, a breve, coinvolgeranno il combo stesso. Oltre al già citato Di'Anno e al bassista Harris, nella spedizione inglese per promuovere il disco, "Killers", in terra asiatica, abbiamo: il neo acquisto Adrian Smith alla chitarra, l'amico e geniale chitarrista Dave Murray e il veloce batterista Clive Burr dietro le pelli. Dagli anni '70, il Giappone è sempre stato un Paese fertile per l'hard rock e il metal con importanti band americane ed europee che hanno pubblicato almeno un concerto dal vivo nel Sol Levante. In omaggio a quest'affascinante Paese asiatico, l'artista Derek Riggs disegna sulla copertina del disco la mascotte Eddie con una spada da samurai in mano, a simboleggiare la nobiltà guerriera di questo popolo e la fedeltà assoluta della band all'heavy metal. In realtà l'idea iniziale era di rappresentare il mostro degli Iron che teneva in mano la testa o la maschera facciale di Paul Di'Anno, decapitata per l'occasione, ma il pensiero è poi rigettato, giustamente, dal manager Rod Smalwood perché scorretto visto i problemi tra il cantante e il resto della formazione anglosassone. Qualche copia però è stampata con questa macabra immagine in qualche Paese estero e genera negli anni un grande mercato da collezione. Oggi è innegabile dire e scrivere, che questa performance dal vivo degli inglesi è più ricordata per le turbolenze e i cambiamenti in seno alla band, che per il valore effettivo della musica proposta. Musica live, che in questo momento a differenza degli anni '80, sta vivendo un pessimo periodo storico con l'aggiunta adesso dell'emergenza pandemia del "corona virus", a causa del quale tutti gli spettacoli sono stati sospesi. In generale si vendono ormai pochi supporti fisici, che ormai sono stati soppiantati da internet, dai file mp3 e dalla pirateria, facendo così crollare gli incassi per le case discografiche e per gli stessi artisti. Molti festival storici hanno chiuso i battenti o hanno difficoltà di sopravvivenza. Si lamentano i musicisti, piangono i promoter, si arrabbiano i gestori dei locali e lo stesso pubblico diserta diversi eventi spesso per il costo del biglietto troppo elevato e ingiustificato. Forse, solo gli Iron e qualche altra band metal, possono ancora vantarsi di riempire un intero stadio durante un'esibizione dal vivo. Negli eighties, invece la situazione è molto diversa da quella attuale perché le vendite dei dischi e i concerti sono un business per tutti gli addetti ai lavori, compresi i nostri eroi che, reduci da due ottimi dischi, si stanno preparando al definitivo successo internazionale in una fervida fase creativa e in piena esplosione della New Wave Of British Heavy Metal. Ritornando al prodotto, la bella copertina e la line-up del tempo lo rende un reperto archeologico rispetto alla vastissima discografia degli Iron Maiden, con quattro canzoni incise dal vivo, due inserite nel lato A: "Running Free" e "Remember Tomorrow" e due incise sul lato B: "Killers" e "Innocent Exile".

Running Free

Una delle tante ragioni per cui il cantante Di'Anno è ancora amato dai fan della Vergine di Ferro è innanzitutto la sua voce con nota tremula e calda, capace di spaziare dall'aggressivo, all'ammiccante, con tonalità profonde e, malinconiche. Forse la ragione principale sta nell'aver creato con Harris delle song memorabili come la ribelle Running Free (Correre libero), nel cui testo e nel cui spirito si respira inevitabilmente un po' di atmosfera punk, tipica di quegli anni. Si cominciano pure a sentire i primi sussulti delle cavalcate maideniane che da "The Trooper" (brano pubblicato nel quarto disco "Piece Of Mind") in poi, domineranno definitivamente il suono dei londinesi. Probabilmente, esercitandosi di più con la voce e disintossicandosi dalla droga, il singer di origine italiana avrebbe ottenuto un successo maggiore, simile a quello di Dickinson. Certo, il paragone con Bruce non è facile e la bilancia pende a favore di quest'ultimo. A vantaggio di Di'Anno c'è un'ottima timbrica punk, che si adatta benissimo in questo momento storico dei Maiden, se paragonata alla voce più profonda e arrabbiata del nuovo capitano onorario della Royal Air Force britannica: "La decisione di licenziare Paul è stata presa da tutta la band. Iniziava a rompersi di fare grandi tour, aveva problemi in famiglia, con la droga; non era più felice di stare nella band e allo stesso modo noi non eravamo felici. Così, alla fine del tour del nostro secondo album Killers ci siamo semplicemente separati. Non volevamo davvero che se ne andasse via, perché la band stava funzionando bene, pensavo che la line-up fosse davvero stabile; era, però veramente instabile, non credo volesse osare tutto se stesso e questo creava problemi sul palco perché qualche serata ci dava dentro, altre no. È stato un periodo molto difficile per noi, ma alla fine sapevamo che se non ci fossimo divisi la band avrebbe iniziato a precipitare. Non è una colpa vera e propria, ma penso solamente che Paul sia stato stupido nei confronti di se stesso, perché ritengo che abbia un mucchio di talento e tutto il tempo lo stava buttando via (Steve Harris)". Il brano è estrapolato dal tempestoso omonimo disco dell'anno prima, dove gli Iron Maiden avevano avuto un grande successo di vendite e nasce, come scritto prima, dalla collaborazione con Steve, che la crea da un giro di batteria di Doug Sampson, poi espulso dalla band e da alcuni pezzi minori scritti in precedenza. Addirittura l'assolo di chitarra è inserito in una posizione atipica rispetto alle solite esecuzioni del gruppo. Fuori anche il chitarrista Dennis Stratton per differenze musicali, entra in gioco la new entry Adrian Smith, un amico d'infanzia di Dave Murray, che era stato al fianco della sua prima band metal, chiamata: Urchin. In questa esibizione nel Sol Levante, il duo di chitarristi mostra già grande alchimia, il giusto equilibrio tra riff pesanti, uno stile progressivo con armonie melodiose, sezioni veloci e brevi passaggi più elaborati. "Running Free" è anticipata da un boato del pubblico, che accompagna le pelli tambureggianti di Burr e il ritmo delirante delle quattro corde accattivanti di Harris, che vengono soppiantate, dopo un minuto appena, dalla carica esplosiva delle due chitarre e dalla voce tirata di Di'Anno. L'ugola di Paul è un altro aspetto importante di questo EP, con il cantante in ottima forma con la sua potente e rauca voce. Per cinque minuti non pensa ai suoi vizi ma solo a correre verso un futuro non roseo perché non sarà più protagonista, come in questi magnifici e spensierati anni con la band di Steve. Il refrain del pezzo e la potenza sprigionata dai cinque musicisti è spaventosa, ma quello che colpisce è l'esecuzione ritmica più veloce del brano, rispetto alla registrazione in studio. Le possenti corde vocali del vocalist corrono libere ma ancora per poco tempo perché nei suoi tanti progetti rimarrà sempre prigioniero della maledizione dei Maiden. Non riuscirà più a scrollarsi di dosso la nomina e il peso di essere stato il primo cantante dei famosissimi britannici: "Sto correndo libero si, sto correndo. Ho passato la notte in una prigione di Los Angeles ascoltando l`urlo delle sirene. Loro non hanno capito nulla di me, sto correndo selvaggiamente, sto correndo libero". Dispiace, non avere ufficialmente a disposizione una registrazione audio e video del concerto di Nagoya, anche se su internet ci sono, sotto svariati nomi, dei bootleg audio registrati via radio dello spettacolo tenutosi a Tokyo il giorno successivo.

Remember Tomorrow

La band è ancora perfetta nell'emozionante brano Remember Tomorrow (Ricorda il domani). Qui Paul è molto prolisso nell'intrattenere il pubblico ma anche molto ispirato e si sente dalle prime parole che sono quasi sussurrate. Dopo i primi arpeggi e giri di chitarra, le corde vocali del frontman, accompagnate dai riff improvvisi di Murray, s'impennano diventando rabbiose, come se nel passato del giovane singer ci sia un dispiacere o una brutta esperienza. In effetti, questa intimistica song è dedicata da Paul Di'Anno al padre con un testo quasi autobiografico, che racconta della morte del genitore, ex pilota della Royal Air Force, scomparso poco tempo prima. Piange il giovanissimo cantante, piange per il papà che non c'è più ma anche per se stesso: "Lacrime per il ricordo e lacrime per la gioia. Lacrime per qualcuno e per questo ragazzo solo. Fuori nella pazzia, l'occhio che vede tutto, Brilla su di noi, per accendere il cielo". Steve con il suo basso produce un suono rimbalzante e, le due chitarre in primissimo piano, scaricano una potentissima adrenalina sull'inerme pubblico. L'ugola di Di'Anno è ai massimi livelli, così come le sue inflessioni da rockstar e non lasciano presagire una cacciata repentina dal gruppo. Ascoltando durante il brano la gente festante, che acclama il combo, mi sorge spontanea una domanda. Qual è la prima cosa che viene in mente, se si pensa al popolo giapponese? Penso, la timidezza, la rigidità e la gentilezza, ma ascoltando attentamente l'audio della traccia si sentono chiaramente gli schiamazzi, le urla di gioia dei giovani fan, soprattutto durante le parti lente del pezzo. In questo brano l'acclamazione da stadio degli asiatici raggiunge l'estasi ma la stessa cosa avviene pure anche nel travolgente ritornello creato dai cinque rockers, dove spicca il cantato in stile punk di Paul. L'aumento della velocità centrale della song è da manuale, con Steve e Clive che dettano il ritmo preciso e infernale su cui si scatenano gli assoli di Dave e Adrian. "Remember Tomorrow" è una bomba atomica, a tratti veloce, devastante e anche riflessiva con i suoi tempi medio-lenti, che dal vivo raggiungono la sua massima espressione. Il testo del pezzo scritto e interpretato bene da Di'Anno è molto malinconico e chiude il lato A dell'EP. Tra applausi festanti e cori da stadio, lo scatenato frontman chiede agli instancabili sostenitori: "Do you remember? All Right"!

Killers

Il lato B del vinile riprende con i clamori gioiosi del pubblico e con l'oscuro basso di Harris, che accompagna le grida quasi strazianti di Di'Anno in un fiume in piena di aggressività e cattiveria. Killers (Assassini) è la title track del secondo e omonimo album degli inglesi pubblicato sempre nel 1981 e registrato con la nuova formazione, che vede il positivo esordio di Adrian Smith al posto del radiato Dennis Stratton. Da una strana linea di basso di Steve, la song crea un'atmosfera spaventosa che trasforma i nostri eroi in spietati "serial killer", della nascente NWOBHM, in cerca di un'appetibile preda da sopprimere senza pietà e colpevole di non ascoltare il loro ribelle heavy metal: "You walk through the subway, his eyes burn a hole in your back. A footstep behind you, he lunges prepared for attack. Scream for mercy, he laughs as he's watching you bleed". Parole macabre e violente scritte dal singer e dal bassista che terrorizzano a livello umano, ma mettono in chiaro tutta la rabbia e la potenza degli Iron Maiden. I londinesi, sono giovani, energici, ambiziosi e vogliono lasciare, in questo tour asiatico, il segno nel cuore dei propri beniamini. Il ritmo della song è delirante e Paul, stranamente, rispetto ai brani precedenti, non offre una delle sue migliori interpretazioni della serata, anche se la sua voce aggressiva è sempre accattivante e travolgente. La batteria, con la tecnica velocissima nelle mani possenti di Clive Burr, macina chilometri e aiuta Steve Harris a fornire un ritmo solido e perfetto per trainare brutalmente la canzone. Del resto Killers è un brano metal quasi perfetto e riprende nel sound lo stile del precedente e omonimo disco, ma qui dal vivo funziona meglio in attitudine, mantenendo immutata la sua enorme energia sonora. Non solo il pezzo è cadenzato ed eseguito rapidamente, ma la combinazione stellare tra il basso e la batteria è qualcosa di spettacolare. Semplice ma eseguito incredibilmente bene è pure l'assolo di Murray, con l'ottimo supporto di Smith, che già mette al servizio della formazione la sua tecnica e impianta l'embrione del nascente suono maideniano. Con l'album "Killers", gli Iron crescono in popolarità e nelle vendite ma hanno poco successo nelle classifiche internazionali. Questo è un buon segno perché i ragazzi non vogliono essere i primi in sciocche classifiche commerciali, che lasciano il tempo che trovano, ma sognano di diventare la migliore band metal di tutti i tempi e seguiti da uno zoccolo duro di fedelissimi supporters.

Innocent Exile

Dopo il putiferio del pezzo precedente, c'è bisogno di quiete con Harris che conia con Innocent Exile (Esilio innocente) un tocco singolare di basso, seguito poi da un riff di grande respiro. La canzone non ha un vero e proprio coro ma in compenso ha un ottimo spunto strumentale con, in primo piano, le pelli e la cassa devastante dell'eccezionale Burr. Paul, entra subito in sintonia con i fan giapponesi, descrivendo all'inizio del pezzo il contenuto del testo, estrapolato da "Killers" e raccontando ancora di un assassino accusato ingiustamente dell'omicidio di una donna: "I'm running away. They say I killed a woman, they know it isn't true. They're just trying to frame me". Nel mezzo, ancora il giro di basso che prelude a due assoli veloci e taglienti. Questa esibizione mette in mostra, ancora una volta, le immense doti dei musicisti, che con la loro tecnica nascondono la semplicità della struttura del brano e creano un muro sonoro pazzesco, dove Di'Anno sguazza con le sue corde vocali facendo sentire quanto sia legato alle sue amate sonorità punk, che purtroppo poco conciliano con il sound metal della band. L'esibizione del pezzo è irruente, vivace e con un riffing perfetto, senza sbavature, ma sfortunatamente non verrà mai più ripresentata dal vivo dai britannici. "Innocent Exile" diventa nel tempo una song rara perché figlia di un passato acerbo e in piena evoluzione artistica. Per una serie di cose, questo EP, chiude un ciclo del combo anglosassone e stranamente vede la luce lo stesso mese dell'ingresso in formazione del mitico Bruce Dickinson, alla corte del leader Steve Harris. Da quel momento comincia una carriera in discesa e per certi versi incredibile per i cinque sudditi di sua maestà la Regina d'Inghilterra.

Conclusioni

La scelta di liquidare Paul Di'Anno nello stesso mese in cui è arruolato Bruce ed è stampato questo EP lascia perplessi, con molti punti interrogativi. La mossa di Harris e della casa discografica è studiata a tavolino? Difficile rispondere, perché è passato troppo tempo e in quell'epoca non c'erano i mezzi d'informazione che abbiamo oggi. Presumo di sì, insomma, una specie di scacco matto che permette da un lato di attirare l'attenzione dei media e del pubblico metal, nonostante l'allontanamento del cantante disorienti i fan; dall'altro lato dà coraggio per una virata repentina del proprio stile, con l'ingaggio di un bravissimo cantante, che incarni il vero spirito della Vergine di Ferro. Inoltre, la grande energia sprigionata dal combo e il miglior sound sentito dal vivo, fa in modo che le canzoni dell'omonimo album di debutto suonino molto meglio qui, diventando una ragione sufficiente per acquistare questo prodotto. Potrebbe essere allora questo il motivo per cui la band o l'etichetta hanno deciso di non pubblicare un album live integrale? No, perché la pubblicazione di un intero album live in terra nipponica, non rappresenta la priorità per il talentuoso bassista inglese. Non dimentichiamo che questo vinile è anche un documento interessante perché, oltre ad essere la prima testimonianza dal vivo della band, rappresenta anche il primo viaggio in Giappone, che consiste in quattro date risalenti al maggio 1981 e, in particolare, quella del concerto del 23 maggio alla Kosei Nenkin Hall di Nagoya. L'enorme sorpresa per gli Iron Maiden è l'accoglienza calorosa e le folle impazzite dei giovanissimi giapponesi, così come racconta Harris nel lontano 1982: "Ovunque abbiamo viaggiato, c'erano un sacco di ragazze urlanti. Voglio dire, è stato incredibile, sentirle urlare! Anche Ragazzi, che correvano proprio lungo la strada e sbattevano i pugni contro i finestrini ... Era assolutamente ridicolo! Non pensavo più che succedesse quel genere di cose, ma è proprio così: erano completamente pazzi! " (intervista di Shelley Harris per Night Rock News). Va anche notato che il moniker fa riferimento, ironicamente, al classico album live dei mitici Deep Purple, uscito nel 1972 e prodotto dall'esperto Martin Birch, poi divenuto dal 1982 produttore esclusivo degli Iron Maiden. Il titolo "Maiden Japan" è quindi un riconoscimento da parte di Steve e soci, dell'influenza avuta dal gruppo di Ian Gillan durante i primi anni formativi. Queste canzoni dal vivo sono l'antitesi dell'enorme successo che investe da lì a poco quest'originale gruppo metal, già padrone assoluto del palcoscenico. La loro musica fatta di rabbia e ribellione riesce nell'impresa di trascinare ingenti masse di giovani metallari da tutte le parti del mondo. L'importanza storica e collezionistica dell'incisione di questo mini show in terra d'Oriente è sacrosanta, per gli irriducibili amanti degli Iron Maiden, ma questo è solo un antipasto di quel "Live After Death" che quattro anni dopo diventa giustamente una pietra miliare della loro discografia, mandando nel dimenticatoi questo pur discreto EP.

1) Running Free
2) Remember Tomorrow
3) Killers
4) Innocent Exile
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