IRON MAIDEN

Live!!+One

1980 - EMI Records

A CURA DI
NIMA TAYEBIAN
29/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Grande anno il 1980. I Black Sabbath danno alle stampe il capolavoro Heaven and Hell, i Motorhead l' altrettanto osannato Ace of Spades, i Diamond Head il loro primo album Lightning to the Nations, i Saxon il favoloso Strong Army Of The Law, i Judas Priest il masterpiece British Steel....

E' proprio in quell' anno così pieno di novità, costellato di album che entreranno a pieno titolo nella storia del metal che esce il primo parto discografico della celeberrima band di Londra capitanata da Steve Harris and co: gli Iron Maiden.

Il primo album omonimo fu prodotto da tale William Malone, anonimo tizio che oltre a non avere fiducia nella band li etichettò stupidamente come dei "punk incapaci". Beh, questi punk incapaci, incredibile a dirsi, ma anche grazie al geniale supporto di Ron Smallwood , ancor prima che l' album venne dato alle stampe si imbarcarono per un tour di 50 date di supporto proprio ai Judas che in quel periodo stavano promuovendo l' uscita (per l' appunto) di British Steel. Neanche dopo quattro mesi dall' uscita di "Iron Maiden" (il 23 agosto 1980) la band partecipò al prestigioso festival di Reading, accompagnando gli Ufo, e successivamente, sempre grazie alla sapiente guida di Smallwood, manager di fiducia, partì in tournèe di supporto ai Kiss, che in quel periodo davano alle stampe l' album Unmasked, platter decisamente più leggero rispetto ai suoi predecessori. Per i Kiss fu un fiasco totale: il pubblico li contestò ed insultò pesantemente eleggendo i Maiden a loro paladini. I Kiss evidentemente non rispecchiavano più il modo di essere del giovane pubblico, che invece si identificava ormai con i nuovi paladini stradaioli del metallo più grezzo e virile, i Maiden appunto.

I nostri divennero presto i portabandiera di un nuovo modo di intendere la musica dura, che lasciava quasi completamente da parte le velleità raffinate di un certo hard rock (di cui i Purple, gli Zeppelin, gli Uriah Heep erano i paladini) per prediligere l' impatto, per l' epoca, spaccaossa unito a tematiche stradaiole e dirette che trovavano in Paul Di Anno il loro cantore e in un pupazzo dalla faccia rinsecchita (Eddie) il loro portavoce. Eddie rappresentava il tipico ragazzo ribelle, contestatario del dittatoriale sistema thatcheriano che aveva distrutto l' appoggio concreto alle categorie piu basse, e che ritroviamo straniato, dallo sguardo cieco e imbambolato proprio nel primo lp (lo stesso Eddie avrà poi modo di concretizzare la propria vendetta verso la Thatcher, la "Iron Lady" che ha tanta assonanza con il nome del gruppo, uccidendola nella copertina del singolo Sanctuary). Eddie diviene quindi un simbolo, una metafora, che nel concreto viene ben rappresentata dalla figura carismatica di Paul di Anno, che poi da Eddie tanto diverso non è..

L' EP Live!!+One si pone come il tassello successivo a quello storico album. Pubblicato il primo novembre del 1980 presenta in scaletta quattro pezzi (tre di essi in versione live) divenuti storici nell' ormai sterminata discografia della Vergine di Ferro, uno dei quali (Phantom of the Opera) presente in scaletta nel precedente album. Tra gli altri altri brani, Sancuary e Women in Uniform sono pezzi apparsi unicamente come singoli (i due singoli dati alle stampe precedentemente a questo EP) e Drifter un brano che troverà spazio (in versione studio) nel successivo capolavoro "Killers", l' ultimo con Di Anno come vocalist e il penultimo con l' esplosivo drummer Clive Burr, che si avvicenderà con l' altrettanto bravo (ma più calibrato) Nicko Mc Brain in concomitanza della realizzazione di "Piece of Mind"  plasmando in tal modo la formazione definitiva della Vergine.

I pezzi come già detto sono, in ordine, le versioni live di Sanctuary, Phantom of The Opera, Drifter e la versione  studio di Women in Uniform.

Sanctuary trova la sua prima collocazione in un singolo pubblicato dalla EMI il 23 maggio 1980, comprendente, oltre ad esso, una versione live di Drifter e , sempre live, I've Got The Fire, cover di un classico dei Montrose con Sammy Hagar alla voce (tratto dal loro secondo album, Paper Money). I due pezzi live appartengono ad una registrazione di una sera del 3 Aprile 1980 al Marquee.

La copertina del singolo, come già accennato in precedenza, vede Eddie in piedi vicino al cadavere della Thatcher, con un enorme coltellaccio tra le mani: la sventurata Lady di Ferro è stata barbaramente uccisa dal giovane ribelle dalla faccia scheletrica...

Sanctuary in questa nuova registrazione risulta incredibilmente affascinante: nessuna partenza in fade in e pubblico che incita numeroso, come avviene in tanti live, ma una bella partenza secca e diretta, con una sonora schitarrata che da inizio immediatamente alle danze, gettando il tappeto rosso a Di Anno, che già all' ottavo secondo fa la sua comparsa con un bell' urlazzo! Il pezzo procede spedito fino al trentesimo secondo, quando Di Anno declama "sanctuary from the laaaaaaw...." poi di nuovo un bel giro di chitarra e si riparte. Dopo la seconda ripetizione del chorus (a un minuto esatto) abbiamo un brevissimo intervallo in cui sentiamo tutta l' acclamazione del pubblico (anche se un po' ovattata). Pochi secondi dopo Di Anno  rompe il silenzio (sporcato comunque dal brusio di fondo del pubblico) e si ricomincia: gli strumenti accompagnano sicuri e carichi un Paul Di Anno spigliato e diretto, icona stradaiola e ruspante all' ennesima potenza. Il buon vecchio Paul è un animale da palco, e con questa ottima performance dimostra a tutti la sua irrefrenabile grinta.A un minuto e mezzo la voce di Iron Paul si stoppa per lasciare spazio ad una bellissima parte strumentale, in cui i Maiden danno sfoggio di tutta la loro carica: Clive Burr è un martello pneumatico, un' autentica piovra che sembra percuotere otto batterie diverse tanto è potente. I chitarristi sono bravi e dinamici dando sfoggio di una carica eccezionale. Harris dimostra di essere un vero motore, ed insieme a Burr sa trainare egregiamente la struttura del pezzo. A quasi due minuti e mezzo ricompare il buon Di Anno, che ci traghetta con il resto del gruppo fino alla fine di questo brano superbo (non prima però di un nuovo breve stacco strumentale dal flavour quadrato e marziale a tre minuti e un quarto, bellissimo e azzeccato).

Phantom of the Opera vede la luce per la prima volta nel primo grandissimo album dei Maiden, pubblicato dalla EMI il 15 Aprile 1980 (è la quarta traccia, per i più puntigliosi..). In veste live acquisisce una carica da paura, dando prova di quanto i Maiden riescano a rendere ancora più potenti e carichi certi brani eseguendoli dal vivo: stavolta l' inizio è affidato a qualche sparuto incitamento dal pubblico, con Di Anno che presenta il brano. E' un breve attimo, solo cinque secondi, e poi si parte con il celebre ed evocativo riff che tutti i fan dei Maiden ormai conoscono a memoria.Il riff viene letteralmente slabbrato da un urlazzo di Iron Paul al ventottesimo secondo...ma non è ancora tempo per lui di inserirsi tra le pieghe del brano. Bisognerà aspettare il minuto e tre per vederlo insinuarsi nel tessuto musicale furtivo come un ladro nella notte. La sua voce si lascia accompagnare dal tappeto sonoro intessuto in sottofondo dai bellissimi riff di chitarra, e ad ogni sua declamazione i riff lo seguono come un' ombra, fomentando i suoi botta e risposta con la batteria.

A 2 minuti e 10 cambio di tempo: l' atmosfera si fa più pacata, e gli strumenti sembrano dei motori che si stanno riscaldando in attesa del ritorno della sguaiata voce del frontman, che puntualmente a 2 minuti e 20 ritorna a stilettare l' architettura del brano con la sua inconfondile grinta. La sua voce ci accompagna ancora per un pezzo, poi a 2 minuti e 50 un assolo magistrale che carica il brano di notevole pathos.

Sostanziale il nuovo cambio di tempo a 4 minuti e 32... bellissimi giri di chitarra traghettano gli altri strumenti sempre più avanti regalandoci emozioni a non finire. Burr come al solito intesse con il bassista e leader un tappeto ritmico ineguagliabile, in cui le chitarre sono libere di creare un' arazzo sonoro da paura. La voce di Di Anno ritorna a sei minuti e mezzo per portare a termine questa bellissima orgia metallica. Il pezzo finisce e il popolo metallico acclama..

Drifter con i suoi 8 minuti e 16 è il pezzo più lungo dell' EP. Trova la sua prima collocazione in versione live nel singolo "Sanctuary" in versione live, mentre, come già accennato, il pezzo troverà la sua collocazione definitiva nel masterpiece Killers, uscito per la EMI il 2 Febbraio 1981: è l' ultima traccia, degna chiusura di un' album a dir poco maestoso.

Parte con la solita presentazione di Di Anno per poi ingranare con il tambureggiare di Burr, a cui fa seguito un bel riffone, un' esplosiva accelerazione di Burr e finalmente una scarica di urlazzi di Di Anno. Le chitarre e la batteria partono in quarta, e Di Anno, che non ama farsi pregare, presto si inserisce con la sua voce dura e potente (00:35) per marchiare a ferro e fuoco la primissima parte del pezzo. A quasi un minuto la voce si stoppa, gli strumenti si calmano... e si ricomincia come nella prima parte: Burr percuote cronometricamente il suo drum set e le chitarre lo accompagnano, fino al ritorno in grande stile (01:04) della voce isterica e spietata di Iron Paul.

A un minuto e mezzo le acque si calmano...mentre la batteria si fa più pacata parte un solo guitar veramente da antologia. Lentamente, neanche il tempo di accorgercene e i tempi accelerano: quella piovra di Burr mette il piede sull' acceleratore e spiana la strada ad un nuovo intervento vocale di Di Anno. E a tre minuti, quando il vocalist torna nell' oblio gli strumenti ci regalano uno stacco strumentale incendiario che sfocia (a quasi quattro minuti) in una parte più ragionata ed atmosferica in cui fa il suo ritorno Di Anno giusto per incitare alla grande il pubblico. Parte che si fa presto scandita e quadrata mentre Di Anno e il pubblico giocano ad una sorta di botta e risposta con la chitarra.

A quasi sei minuti e cinquanta il pezzo torna sui suoi binari in un finale da urlo, in cui Di Anno, accompagnato superbamente dai musicisti si scatena quasi preda di un delirio estatico.

L' ultimo pezzo,Women in Uniform (cover degli Skyhooks) trova il suo posto originariamente nel singolo uscito il 27 ottobre del 1980 (il singolo dato all stampe precedentemente alla diffusione di questo EP). Simpatica la copertina, in cui una Thatcher visibilmente incazzata cerca la sua vendetta contro Eddie (che nel frattempo rimorchia due belle pupe) reo di avere tentato di ucciderla, ma a quanto pare, senza successo.

Il pezzo parte bello quadrato e marziale e continua così per una decina di secondi, per poi accelerare e tornare marziale in concomitanza dell' entrata della voce di Di Anno. Giunti al refrain il ritmo accelera di nuovo e Di Anno si consuma le corde vocali cantando:"Women in uniform, sometimes they look so cold /Women in uniform, but, Oh! They feel so warm.." .  Da antologia sono alcune superbe schitarrate a partire dal minuto e trentatre.

In definitiva ci troviamo di fronte ad un autentico pezzo di storia, uno degli ultimi epitaffi dei primi Maiden, che già da Killers affronterà il primo sostanziale cambiamento con l' uscita di Stratton sostituito da Smith. Un' EP unico, ulteriore prova di quanto la prima essenza maideniana fosse diretta e stradaiola. Se fosse ancora possibile procurarvelo fatelo senza remore, soprattutto se siete fanatici DOC della Vergine Di Ferro.


1) Sanctuary (Live)
2) Phantom Of The Opera (Live)
3) Drifter (Live)
4) Women In Uniform

correlati