IRON MAIDEN

Live After Death

1985 - EMI Records

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
13/03/2011
TEMPO DI LETTURA:
10

Recensione

Sfogliare l'album dei ricordi più belli è sempre piacevole,ci sono quelli che anche a distanza di tantissimi anni risultano sempre nitidi e vivi. Per me nel campo musicale uno di questi ricordi è legato indissolubilmente a Live After Death dei leggendari Iron Maiden! Il primo disco che ho ascoltato in assoluto della vergine di ferro, il mio vero e autentico "battesimo del fuoco" nell'heavy metal. Quindi potete immaginare tutto l'entusiasmo che provo nel parlare di quest'opera mastodontica. Qui siamo di fronte al live album per eccellenza, uno dei più grandi della musica mondiale,paragonabile solo ad altri lavori immortali come Made in Japan dei Deep Purple, The Song Remains The Same dei Led Zeppelin e Live Killers dei Queen, parliamo di dischi che hanno scritto pagine intere della storia del rock. Dopo i primi album in studio (cinque baluardi della NWOBHM pubblicati in soli cinque anni) complice il successo del World Slavery Tour di supporto all'ultimo Powerslave (360 concerti in tredici mesi) gli inglesi decisero di registrare le date tenutesi al Long Beach Arena di Los Angeles che rappresenteranno 3 dei 4 lati del doppio lp (il quarto arrivò dalle registrazioni dallo show londinese all'Hammersmith Odeon) quando il disco vide la luce negli scaffali dei negozi di tutto il mondo (ottobre 1985) si scatenò un'autentica apoteosi! In qualche modo la copertina, realizzata dal bravissimo Derek Riggs preannunciava quello che potevamo ascoltare... Nell'immagine appare un Eddie sempre più cattivo che resuscita e sembra ansioso di vendetta nei confonti di chi l'aveva seppellito, il tutto avvolto in uno scenario orrorifico e dominato da un inquietante blu elettrico. Se questa era  la cover figuriamoci il devastante uragano che avremmo ascoltato nei solchi di Live After Death! Ovviamente non si poteva non rimanere affascinati dalle numerose foto incluse nel booklet, in particolar modo da quelle dal palco ricco di meravigliose scenografie ispirate all'antico Egitto (con tanto di Eddie in versione mummia gigante)  la magia scatta ieri come oggi fin dai primi secondi... Il disco si apre esattamente come Powerslave, ovvero con Aces High (preceduta dalla breve intro Churchill Speech) seguita a ruota da 2 Minutes To Midnight, bastano queste due tracce per capire che questo sarà un grandissimo evento da tramandare ai posteri, il suono che fuoriesce dalle casse rasenta la perfezione, potente e pulito al punto giusto, nessun strumento sovrasta l'altro (tutta opera del produttore Martin Birch,un vero mago) la line up (anche se la conosciamo tutti è obbligatorio menzionarla per rendere sempre onore a chi ha creato tutto questo) è quella che aveva preso forma già da Piece Of Mind quindi accogliamo con fortissimi cori e applausi: Bruce Dickinson, Steve Harris, Dave Murray, Adrian Smith e Nicko McBrain, cinque eroi che non smetteremo mai di ringraziare per tutto quello che hanno fatto. Si prosegue con tre pezzi tratti proprio dal sopracitato Piece... The Trooper, Revelation e Flight Of Icarus che risultano ancora più potenti rispetto alle versioni in studio (in particolar modo le ultime due, eseguite a velocità decisamente superiore rispetto alle originali) si passa velocemente al lato B ed ecco la lunga ed epica Rime Of The Ancient Mariner che con i suoi 13 minuti abbondanti mette in mostra tutte le qualità tecniche del quintetto! La tensione è sempre altissima e Powerslave la mantiene su questi livelli, il basso di Steve fa letteralmente faville, portandoci per una volta ad immaginare di suonare questo strumento al posto della solita chitarra. Ecco una voce inquietante, ma che cos'è? Ma certo è la mitica The Number Of The Beast, uno dei classici senza tempo dell'heavy metal, il coinvolgimento è perennemente alle stelle, la sezione ritmica sembra un treno in corsa a folle velocità, le chitarre di Adrian e Dave non si risparmiano per un solo secondo e Bruce con la sua voce trascina anche chi lo sta sentendo seduto comodamente in poltrona,una festa che vorremmo non finisse mai. Ed infatti non è finita! Abbiamo un altro lp da ascoltare e personalmente ho sempre pensato che se qualcuno volesse scoprire la forma più pura ed incontaminata del vero heavy metal deve cominciare dalle quattro tracce contenute nella prima facciata: l'eterna Halloweed Be Thy Name song dalla potenza distruttiva, il tuono assordante di Iron Maiden (Dickinson che urla:Scream for me long beach è sempre uno spettacolo unico) e poi si vola sempre più in alto con Run To The Hills, quattro minuti di goduria totale, più che una semplice canzone un vero e proprio rito magico che prosegue con la successiva Running Free guidata da un Harris indomito e caratterizzata da quel refrain che potremmo cantare ogni minuto della nostra giornata, stupenda la parte finale dove c'è una lunga interazione tra il frontman ed il pubblico, se volete conoscere il vero significato della definizione "animale da palcoscenico" dovete obbligatoriamente passare da qui. Manca ancora l'ultimo lato (quello registrato a Londra) si comincia con una bomba ad orologeria come Wrathchild un pezzo che metterebbe a dura prova anche gli altoparlanti dei sistemi audio più sofisticati. 22 Acacia Avenue è uno di quei grandi esempi dell'incredibile dinamismo sonoro che è sempre stato un trademark degli Irons. Si tira leggermente il fiato con le delicate note di Children Of The Damned, brano che poi acquista notevolmente in velocità ma senza perdere la vena triste e drammatica dei primi minuti. Stiamo per giungere al gran finale che prende forma con la rocciosissima Die With Your Boots On, grazie al suo tiro potentissimo ci fa immaginare le furiose scorribande di Steve da un lato all'altro del palco, seguito come sempre da una band che definire al top della forma, può sembrare perfino riduttivo! C'è ancora spazio per un'ultima furiosa esplosione metallica con Phantom Of The Opera con Adrian e Dave che dettano legge con i loro strumenti e Nicko che per precisione e potenza sembra avere dieci braccia! Dopo aver ascoltato quest'album niente sarà più come prima! Questo è Live After Death, un lavoro che va decisamente oltre il solo concetto di disco dal vivo, io l'ho sempre considerato come un'esperienza che segnerà in maniera indelebile i fortunati che l'ascolteranno (ma c'è ancora qualche amante della vera musica che non l'ha mai fatto? non credo) uno di quei pochi album che hanno il vero potere di trasmetterci tutte le sensazioni e le emozioni che si provano durante un concerto! Se poi i protagonisti del concerto si chiamano Iron Maiden avremo un'opera che oltrepassa qualsiasi barriera musicale, l'ho appena riascoltato e mi è sembrato di tornare indietro di circa venticinque anni e per l'ennesima volta ho constatato che non è cambiato praticamente nulla da allora, quello che provavo è rimasto immutato. Grazie Bruce, Steve, Dave, Adrian e Nicko, con la vostra arte mi avete regalato una delle poche certezze della mia vita... Quella di amare per sempre l'heavy metal! UP THE IRONS!!!


1) Intro: Churchill Speech / Aces High
2) 2 Minutes to Midnight 
3) The Trooper 
4) Revelations 
5) Flight of Icarus 
6) Rime of the Ancient Mariner 
7) Powerslave  
8) The Number of the Beast
9) Hallowed Be Thy Name
10) Iron Maiden 
11) Run to the Hills
12) Running Free 

Disc 2

13) Wrathchild 
14) 22 Acacia Avenue 
15) Children of the Damned 
16) Die With Your Boots On
17) Phantom of the Opera 

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