IRON MAIDEN

Can I Play With Madness

1988 - EMI Records

A CURA DI
ROBERTA D'ORSI
22/07/2011
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

Siamo alla fine degli anni '80 e più precisamente nel 1988, io avevo 10 anni e nel marzo di quell'anno proprio il mese del mio compleanno, una band di fama mondiale pubblica un singolo che precede l'uscita del secondo controverso album, di una discografia illustre. Parlo degli Iron Maiden che già due anni prima con "Somewhere in Time" avevano scatenato le polemiche tra i fans con l'inserimento dei sintetizzatori nella loro musica, discostandosi stilisticamente dall'heavy metal puro al quale ci avevano abituati.

Il loro successo però non ha perso colpi e nel secondo lavoro "Seventh Son of a Seventh Son" riprendono quelle linee synth marcando però territori più grezzi rispetto al precedente capitolo discografico; l'uscita del settimo full length che è un vero e proprio concept album, è appunto preceduta dal singolo "Can I Play With Madness" dove al suo interno troviamo anche "Black Bart Blues" e "Massacre" cover dei Thin Lizzy.

L'album dal quale è estratto il singolo di lancio parla della vita di un profeta, attraverso tematiche spirituali in una lotta tra bene e male, si sviscera una storia dal sapore fantasy e la track "Can I Play With Madness" è una sorta di ricerca interiore, in cui un giovane si rivolge ad un profeta chiedendogli di osservare nella sua sfera di cristallo se stia realmente impazzendo come crede.

Le parole del veggente non convincono il perplesso interlocutore, al quale dice di non vedere nulla nella sua sfera, ciò porta il giovane ad adirarsi maledicendo il vecchio per la sua presa in giro; il profeta rivela al giovane di non scorgere nulla poiché egli è troppo cieco per vedere ed il ragazzo continua a chiedersi "Posso giocare con la pazzia?

Il brano si presenta sicuramente su un piano più commerciale, la ritmica è piuttosto melodica ma indubbiamente trascinante, Dave Murray ed Adrian Smith non si esimono dal confezionare momenti chitarristici coinvolgenti, Bruce è sempre perfetto ed Harris e McBrain verso il finale ci regalano note entusiastiche.

Nel videoclip che accompagna la song un dispotico insegnante d'arte esamina i suoi alunni, alle prese con una copia paesaggistica dal vivo e soffermandosi su un ragazzo che ha inserito il mitico Eddie nel disegno, gli sottrae dalla tasca una rivista di musica nella quale fanno capolino i protagonisti della vergine di ferro. Camminando e sfogliando il giornale, il professore cade in una buca che lo conduce in un antro buio e tetro dove capeggiano libri antichi ed un monitor che rimanda un'esibizione live dei Maiden, il dispotico insegnante impaurito e spiazzato cerca una via di fuga mentre un anziano indovino lo guarda compiaciuto attraverso la sua sfera di cristallo, l'immancabile Eddie conclude l'ultimo fotogramma del video con un emblematico messaggio, la follia può colpire chiunque anche la persona più quadrata!!!

Il lato b del vinile "Black Bart Blues" è un'esilarante chiacchierata tra Bruce ed un fantomatico individuo al quale racconta di alcune statue con indosso un'armatura a cavallo denominate appunto Black Bart, una delle quali acquistate da Dickinson stesso durante il tour dei Maiden in Florida nel 1983. Dopo il discorsetto iniziale in cui il frontman invita il nerd a salire a bordo con loro, un intro di batteria apre le danze susseguito da una chitarra piuttosto incazzata sorretta divinamente dal basso di Harris che con le sue note profonde sottolinea la componente blues descritta nel titolo. Il dialogo prosegue durante la canzone inframezzandosi a sezioni ritmicamente ben tirate, ma verso la fine della traccia la parte parlata devo dire che per quanto possa essere simpatica come idea, dopo un po' risulta tediosa nonché fastidiosa, allungando inutilmente un brano che sarebbe stato molto più godibile ed assimilabile se reso più conciso.

Black Bart Blues è inoltre contenuta nel disco "Best of the 'B' Sides" uno dei tre doppi album contenuti nella compilation "Eddie's Archive" pubblicata dalla band nel 2002, in cui sono presenti i lati B più belli dei singoli non inseriti in nessun full length, altra chicca da possedere assolutamente, anche per il suo contenitore molto particolare.

L'ultimo pezzo che compone questo singolo è la cover dei Thin Lizzy "Massacre",versione originale strepitosa contenuta nell'album "Johnny the Fox" del 1976, la canzone è un concentrato di hard rock melodico stilato su quelle sonorità settantiane tanto semplici quanto di contrasto ermetiche e stilisticamente coinvolgenti.

La cover della vergine di ferro ricalca la peculiarità della melodia di base, irrobustendone il ritmo con energia in puro stile heavy metal,in una vera e propria galoppata ritmica i Maiden ancora una volta hanno centrato un bersaglio sonoro intenso ed appassionato, facendoci immergere con trasporto nel ricordo di una track di immane bellezza.

Non saprei dire quale sia il pezzo migliore tra i due, sono entrambi di pregevole fattura e la cosa migliore sarebbe di ascoltare prima l'originale dei Thin Lizzy e poi la variante maideniana per sentirsi acusticamente soddisfatti.

Il prezioso 33 giri pubblicato nel 1988 è un altro di quei gioiellini che chi ha la fortuna di possedere, deve conservare con orgoglio nella propria collezione metallica.


1) Can I Play With Madness
2) Black Bart Blues
3) Massacre
(Thin Lizzy cover)

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