IRON MAIDEN

A Real Dead One

1993 - EMI

A CURA DI
DONATELLO ALFANO
27/07/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Il 1993 verrà ricordato per sempre come l'anno più difficile nella carriera degli Iron Maiden, dopo oltre un decennio caratterizzato da dischi monumentali, concerti indimenticabili e successi planetari, la band si trovò ad affrontare una grave crisi destinata a lasciare il segno per anni; durante la seconda parte del tour di supporto a Fear Of The Dark tra l'incredulità di milioni di maiden maniacs cominciarono a circolare i primi rumors sull'intenzione di Bruce Dickinson di abbandonare la vergine di ferro (ricordo ancora il mio stupore quando ascoltai la notizia in anteprima durante un programma radiofonico) purtroppo non si trattava della classica voce di corridoio, in poco tempo la notizia diventò ufficiale, una delle più grandi avventure nella storia della musica stava per giungere ad una dolorosa conclusione. Una situazione così particolare ovviamente si riversò in maniera negativa anche nelle esibizioni live, l'atmosfera era tesa ed elettrica, in ogni palco calcato nei primi mesi del '93 tutti i fans ebbero la sensazione di assistere a due concerti separati, da una parte c'era il frontman  smanioso di terminare quel tour proseguito per rispettare gli impegni contrattuali firmati in precedenza e dall'altra quelli che potevano essere già definiti  come suoi ex compagni sempre iper professionali nello svolgere il loro lavoro ma anche dai volti di questi ultimi spesso traspariva un velo di nervosismo, quella che si respirava era un'atmosfera da separati in casa. La EMI rispettando il suo status di major imperterrita e seguendo le antipatiche strategie di marketing proseguì nella sua manovra commerciale pubblicando nel giro di pochi mesi ben due nuovi album dal vivo firmati Iron Maiden; il primo intitolato A Real Live One pubblicato a marzo è composto da brani provenienti dai lavori realizzati tra il 1986 ed il 1992, il secondo A Real Dead One (rilasciato ad ottobre) invece compie un salto temporale nel passato più lontano degli inglesi, quello dei primi anni e degli album immortali che hanno permesso a Steve Harris e soci di raggiungere le vette del mondo metallico, l'unico escluso eccellente è Killers per il resto in questo platter troviamo dodici tracce leggendarie (registrate in nove città differenti) pronte per essere riascoltate per la milionesima volta, il pericolo di annoiarsi come sempre è inesistente... Leggendo la tracklist qualsiasi adoratore dei Maiden proverà più di un brivido lungo la schiena, all'apparenza sembra tutto perfetto ma purtroppo anche questa volta così com'era accaduto per la precedente release c'è una nota stonata impossibile da trascurare ed è quella di una produzione semi amatoriale, indegna di essere associata al monicker degli Iron Maiden, già all'epoca circolavano centinaia di bootlegs registrati con mezzi modesti ma con una qualità audio nettamente superiore; l'obiettivo era quello di ricreare in modo credibile quel feeling unico e magico che si è sempre instaurato tra il gruppo ed il suo pubblico durante i concerti ma Steve (unico produttore dei due dischi) con le sue scelte ha ottenuto dei risultati alquanto altalenanti, la delusione viene in parte riscattata da un lussuoso artwork comprendente un booklet/poster con un lato colmo di meravigliose foto del combo on stage e l'altro con un dettagliatissimo albero genealogico dei londinesi. L'apertura affidata all'eterna "The Number Of The Beast" è quel pugno scagliato in faccia con l'energia ed il trasporto di sempre, gli spettatori della Valby Halle di Copenaghen sono letteralmente su di giri, fanno sentire la loro presenza fin dall'intro narrata ma l'esplosione più forte arriva quando accompagnano Bruce nell'indimenticabile refrain, seguendo la tradizione maideniana il coinvolgimento è alle stelle, ad essere penalizzate sono le chitarre di Dave Murray e Janick Gers con un suono meno incisivo rispetto a quello di basso e batteria. Identica sorte tocca ad un altro cavallo di battaglia come "The Trooper" per fortuna il secondo singolo di Piece Of Mind viene eseguito con la stessa grinta dei tempi in cui venne pubblicato, l'audience di Helsinki è una grande coprotagonista dei nostri cinque eroi, basta ascoltarla come grida a squarciagola in quell'immortale coro per rendersene conto. Non c'è neanche il tempo di tirare il fiato... si passa a tre episodi estratti dallo storico debutto della vergine di ferro; ad inaugurare questo viaggio nel lontano 1980 ci pensa la seminale "Prowler" registrata durante lo show del 30 aprile 1993 al Palaghiaccio di Marino, dopo Heaven Can Wait dal Monsters Of Rock del '92 di Reggio Emilia contenuta nel disco precedente, i Maiden tornano ad omaggiare il nostro paese con l'opener dell'album omonimo, dal punto di vista puramente musicale il brano è ineccepibile; Steve, Nicko, Dave e Janick si confermano maestri assoluti di potenza e precisione, Dickinson invece spesso sembra in affanno, non lo scopriamo oggi; il suo timbro vocale e quello di Paul Di'Anno sono sempre stati molto diversi, ma se in passato la ''sirena del metal'' con impeccabile maestria riusciva a destreggiarsi in maniera perfetta in registri canori creati per il suo predecessore, in questo episodio si ha la sensazione di trovarlo in difficoltà. Dalla data tedesca di Essen (tenutasi tredici giorni prima rispetto a quella di Marino) arrivano altre due impetuose bordate; si comincia con "Transylvania" nel primo strumentale della storia maideniana la band riafferma come la componente tecnica fin dagli esordi ha rappresentato un aspetto fondamentale nell'alchimia sonora, l'esecuzione è perfetta e travolgente come trentadue anni fa e anche il lavoro di Dave e Janick viene messo ampiamente in risalto, i loro strumenti hanno un ruolo da dominatori assoluti. Subito dopo è il turno di "Remember Tomorrow" song dotata di un fascino unico per quella straordinaria ed incessante alternanza tra atmosfere oscure e soffuse a parti aggressive e tirate, a differenza di Prowler questa volta Dickinson offre una una performance particolarmente sentita. Da Arnhem in Olanda arriva una tiratissima "Where Eagles Dare", la dinamitarda opening track del sopracitato Piece Of Mind viene eseguita in una versione ridotta rispetto a quella in studio (tanto da sfiorare a malapena i cinque minuti di durata rispetto ai sei abbondanti dell'originale) le corde di Steve ed il drumming di Nicko costituiscono il solito assalto travolgente ed iper-tecnico ma anche i tre compagni non si risparmiano per un solo secondo sfoderando una grinta ed una classe con pochi eguali, da sottolineare un suono decisamente migliore rispetto a quello dei pezzi precedenti. Il pubblico di Losanna accoglie con un fragoroso boato l'epocale "Sanctuary" come al solito grazie a quei numerosi ed efficacissimi stop'n go il pezzo si trasforma velocemente in un'irresistibile festa metallica con tanto di presentazione da parte di Bruce dei componenti e quell'immancabile tributo ai mitici Queen col riff iniziale della storica Keep Yourself Alive , il tutto per un'adience in visibilio che continua a farsi sentire in maniera assordante in un altro inno per antonomasia come "Running Free" , il primo singolo ufficiale degli Iron Maiden costituisce sempre quell'uragano irrefrenabile capace di trascinare chiunque in quel sublime universo chiamato Heavy Metal, da segnalare una breve interazione tra il frontman e gli spettatori, pur non essendo paragonabile a quella estesa contenuta in Live After Death dimostra ancora una volta come la vergine di ferro riesca a trascinare le folle anche con tre semplici parole! Ostrava si rivela un teatro perfetto per "Run To The Hills" ennesimo classico senza tempo nella lunga discografia dei britannici, il calore offerto dai fans della Repubblica Ceca è identico a quello dei colleghi elvetici, in poco meno di quattro minuti veniamo avvolti da quella gloriosa cavalcata veloce, melodica e contraddistinta da quel mastodontico ritornello che ha sempre rappresentato la reale essenza della nostra musica preferita, anche tutti i presenti all'Élysée Montmartre di Parigi fanno sentire tutto il loro entusiasmo in "2 Minutes To Midnight", Bruce con il minimo sforzo riesce a catturare tutta l'attenzione su di sé, la coppia Harris/McBrain innalza un muro ritmico roccioso ed impenetrabile, i solos sono energici e ridondanti ma pur non mettendo assolutamente in discussione le qualità di Gers bisogna ammettere che lo stile di Adrian Smith continua ad essere inimitabile. I maiden maniacs finlandesi tornano alla ribalta in "Iron Maiden", la band prosegue nella sua titanica corsa con una traccia che fin dalla sua comparsa nel mai troppo lodato 1980 aveva rivelato prepotentemente il suo destino di brano/manifesto dell'intera scena rock e metal, la velocità sostenuta e quelle strepitose melodie scolpite da tempo nelle nostre teste lo rendono uno spettacolo a cui non si può mai rinunciare, basterebbe il solo grido del singer ''scream for me Helsinki'' prima dell'assalto finale per capire la forza devastante del brano. I titoli di coda arrivano con "Hallowed Be Thy Name", una scelta quasi obbligata quella di chiudere il cd con uno dei pezzi più venerati dai maideniani di tutto il mondo, potenza e oscurità regnano in modo solenne in sette minuti e cinquantuno secondi di pura arte metallica, il pubblico moscovita dell'Olympic Arena è partecipe e rumoroso, nella parte finale si viene letteralmente investiti da una manifestazione di esultanza incontrollabile... una scena vista migliaia di volte negli shows degli inglesi. Giudicare A Real Dead One con un voto non è semplice, perchè se è innegabile il fatto di trovarsi di fronte ad un lotto di tracce leggendarie è pur vero che la sua resa sonora spesso lascia a desiderare (purtroppo ritroveremo questa caratteristica anche in successive releases dal vivo del gruppo) e questo come ho già detto è un aspetto su cui non si può sorvolare soprattutto se si parla di un nome così importante come quello degli Iron Maiden. Stavolta sono obbligato a valutarlo facendo una media tra il sei meno della produzione ed il dieci e lode del materiale contenuto, sul valore di quest'ultimo non si potrà mai avere nessun dubbio ma soltanto grandi certezze... UP THE IRONS!


1) The Number Of The Beast
2) The Trooper
3) Prowler 
4) Transylvania 
5) Remember Tomorrow 
6) Where Eagles Dare 
7) Sanctuary
8) Running Free 
9) Run To The Hills 
10) 2 Minutes To Midnight 
11) Iron Maiden 
12) Hallowed Be Thy Name

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