IN MOURNING

Shrouded Divine

2008 - Aftermath Music

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
18/09/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

La Svezia è un paese che, nel corso degli anni, ha dato moltissimo alla scena metal mondiale. Nel tempo ha saputo regalare molte realtà di grande livello che si sono imposte in tutto il mondo contribuendo o addirittura diventando pionieri di generi che hanno dato fonte di ispirazione a formazioni a dir poco fondamentali. Per citare le band più famose, non possiamo non citare il black metal di Dark Funeral e Marduk, i quali sono riusciti a dare un enorme contributo alla scena scandinava mettendosi quasi in competizione con il True Norwegian Black Metal norvegese. Oppure possiamo e dobbiamo citare per forza i Meshuggah, una band straordinaria capace di inventare un movimento, il Djent, rendendo la musica pesantissima ed oppressiva ma al tempo stesso dotata di una tecnica invidiabile e mai fine a se stessa.Gli anni 2000 invece, sono stati fondamentali per la crescita e la divulgazione del cosiddetto Symphonic Death Metal, o più semplicemente ribattezzato Swedish Death Metal. Si perché è la Svezia ad essere stata la nazione europea che ha contribuito maggiormente a sviluppare una derivazione del death, dando una ventata di freschezza ed una varietà che iniziava a mancare in un genere divenuto forse un po' troppo stantio. Ed allora ecco per esempio che sul finire degli anni novanta in quel di Helsingborg nascono i Soilwork dell'ormai onnipresente Bjorn "Speed" Strid, oppure gli In Flames che quasi un decennio prima con il loro Lunar Strain già facevano intendere dove si sarebbe potuto arrivare proponendo un certo tipo di sonorità. Anche Gothenburg non stette certo a guardare, dando i natali ad un'altra band famosissima a livello mondiale. Stiamo parlando dei Dark Tranquillity che da li a poco si imposero prima con il debut Skydancer, ma soprattutto fu The Gallery a decretarne il successo. Potremmo citare molte altre band, come per esempio gli Arch Enemy dei fratelli Amott, i fondamentali At the Gates del carismatico Tomas "Tompa" Lindberg, o ancora Dark Age, The Haunted. Tutte band che tra gli anni novanta e duemila hanno dato moltissimo alla scena. Noi in questo caso rimaniamo sempre in Svezia, ma ci spostiamo verso la sua zona centrale e più precisamente a Falun. Una piccola cittadina famosa più che altro per le sue miniere che un tempo producevano ben due terzi del rame dell'intero pianeta. Ora questo sito è considerato patrimonio dell'Unesco. Altra peculiarità sta nel fatto che vi è presente la sede dell'università della Dalarna che ogni anno ospita un grandissimo numero di studenti Erasmus, ed in particolare italiani. Ma cosa c'entra Falun con il metal? E' subito spiegato. In poche parole, quest'altra località svedese, nel 2000 partorisce una band destinata a far parlare di sé. Il suo nome è In Mourning. Con una formazione comprendente i fratelli Christian e Tobias Netzell, rispettivamente batteria e voce/chitarra, Pierre Stam al basso e Tommy Eriksson alla chitarra, nello stesso anno i Nostri pubblicano una demo di quattro brani del tutto indipendentemente della durata di mezz'ora scarsa. I brani sono impostati verso lidi più doomeggianti e claustrofobici, il tutto condito da una massiccia dose di tastiere atte a creare un'atmosfera ancora più cupa ed a tratti sdolcinata. Due anni dopo, con la demo Senseless, si intravede già qualche raffinatezza tecnica in più ma il sound sostanzialmente rimane quello proposto all'esordio. Un anno più tardi arriva il tempo di ?..Need, altra demo che sposta un po' il tutto verso territori death senza però sdegnare parti interessanti di melodia e melodrammaticità. Rimasti senza un secondo chitarrista di ruolo, è il turno dell'ennesima demo dal titolo Confession of the Black Parasite ed è qui che la band svedese inizia ad affinare la propria tecnica in maniera decisiva. I brani godono di interessanti architettature; i riff iniziano ad essere maggiormente elaborati e la voce viene sapientemente alternata tra growl/scream e pulito. Nel 2006 arriva Grind Denial e la band è praticamente matura per presentare al pubblico il suo primo full length, ma prima deve trovare un'etichetta che investa su di loro. Due anni più tardi, tramite la norvegese Aftermath Music, e l'entrata in formazione dei due chitarristi Bjorn Pettersson e Tim Nedergard, ecco che il debutto Shrouded Divine fa la propria comparsa tra il pubblico, riuscendo a far parlare di sé. Al suo interno si possono trovare alcuni pezzi riarrangiati e messi a lucido pubblicati negli anni prima, ma è proprio quella capacità di miscelare il tipico death metal sinfonico svedese ed il prog che riesce a tenere l'ascoltatore incollato all'ascolto. Otto brani per quarantasei minuti di ottima espressione musicale, che ora come di consueto andremo ad analizzare.

The Shrouded Divine

Il brano che ha il compito di aprire le danze di questo lavoro è proprio la title track "The Shrouded Divine (Il Divino Protettore)". L'inizio è lentissimo con chitarre pesanti ed una sezione ritmica molto potente che rende il tutto molto oscuro e tenebroso. L'atmosfera creata è buia e cupa, ma è solo un breve momento che ci separa da un'incalzante doppia cassa ed un cantato molto profondo e tormentato. Viviamo in un mondo in cui la follia viene alimentata da altrettante regole folli e malate in continua crescita. I semi di questa pazzia vengono continuamente piantati ed irrorati per permettere loro una crescita rapida in maniera tale da non far vacillare il popolo e farlo ragionare di conseguenza. La ritmica viene spezzata ca continui stop and go di chitarra veramente di grande effetto, per poi riprendere a macinare riff e velocità come se niente fosse. La song non è mai velocissima ma il risultato è altamente violento e delicato al tempo stesso. Dinanzi a noi si presenta una sorta di divinità protettrice che vuole in qualche modo condurci in un luogo dove niente e nessuno possa farci del male. Questo posto non è nient'altro che l'altra parte di questa barricata che divide la verità dalla menzogna. Per poterla attraversare con la consapevolezza di non essere plagiati dalla falsità, ci invita ad indossare metaforicamente una maschera che possa schivare quei proiettili letali chiamati bugie. La voce del singer abbandona momentaneamente il growl a favore di uno scream molto convincente, mentre la song si prende un brevissimo momento di riflessione sottolineato dal ticchettio del ride di Christian. Il lavoro chitarristico è molto ben amalgamato e regala ottime sensazioni di positività mentre abbandoniamo la tristezza per abbracciare finalmente un attimo di gioia. Il Divino ci offre il suo vino per dissetarci durante questo cammino e ci rassicura dicendoci che ci lascerà nelle nostre mani un filo per permetterci di farci guidare attraverso la salvezza. L'ultimo atto prevede un brusco stop di sonorità distorte, quasi inaspettato, a favore di un arpeggio molto malinconico ed una voce pulita che trasuda tristezza e sconforto. Lui vede il dolore attraverso i nostri occhi a causa di lacrime che molto lentamente attraversano il nostro viso, capisce che la debolezza e la stanchezza ormai stanno per prevalere. L'importante è cercare di non mollare mai quando le difficoltà si presentano davanti, cercando di andare avanti e trovando un modo per poter reagire alle avversità. Non sempre però le cose vanno come sperato, l'importante è cercare di fare tutto il possibile per non avere rimpianti in futuro. Diciamo che come brano di apertura è molto coinvolgente e molto ben strutturato e riesce a tenere l'attenzione dall'inizio alla fine grazie a cambi di ritmo azzeccati e tecnicismi mai esasperati. Un ottimo inizio che fa molto ben sperare per il proseguo.

Amnesia

Passiamo al secondo brano di questo lavoro ed andiamo a trattare "Amnesia". L'intro iniziale è volutamente in low-fi facendo da preambolo ad una sfuriata successiva veramente devastante. Poi il tutto si ferma con solamente i tom ed i pedali della batteria accompagnati da un suono quasi orientaleggiante ad essere protagonisti, per poi riprendere brevemente con una mazzata sonora impressionante. Il brano si assesta finalmente con un mid tempo interessante ed un growl profondissimo, ma la cosa fantastica è che successivamente le chitarre da li in poi si esibiscono in una melodia semplicemente emozionante. Il protagonista di questo episodio soffre di un disturbo della memoria a lungo termine causandogli dei vuoi di memoria. Questa patologia viene chiamata Amnesia. Lui uccide, violenta, accoltella e fa a pezzi le proprie vittime assorbendone le urla e la disperazione. Sembra provare godimento da tutto ciò, ma nel momento in cui si corica per riposarsi, la sua memoria viene come resettata. Dopo essersi ricaricato dalle fatiche della giornata precedente, finalmente si sveglia ma capisce immediatamente che qualcosa non va. Si alza, ed esaminando le proprie mani non riesce a capire perché siano coperte di colore rosso. Con uno sguardo più attento osserva i propri vestiti intrisi di sangue, macchie di cui non riesce a ricordare il motivo per cui sono li. Allora viene assalito da un dubbio: e se mi fossi ferito in qualche modo? Disperatamente si toglie i capi sporchi ed appiccicosi cercando un taglio o un foro di proiettile, ma niente non trova nulla di tutto ciò. Amnesia è fantastica nel suo incedere grazie ad una linea melodica marcata ed affascinante. Un'altra soluzione tribale viene proposta ed è uno spettacolo per le orecchie mentre il pezzo di riprende quasi furiosamente la scena grazie ad un cantato violentissimo ed una sezione ritmica di grande impatto. "Sta succedendo di nuovo" pensa, come se flebili ricordi lo facessero ragionare sul fatto che ogni santo giorno è costretto ad iniziare una nuova vita che terminerà inesorabilmente una volta chiusi gli occhi. Riparte quindi da zero e in quelle poche ora di lucidità prima di perdere tutto nuovamente si costruisce il proprio mondo, per poi abbandonarlo e ricominciare nuovamente. Amnesia è un pezzo bellissimo dove gli In Mourning in tre minuti e mezzo ci mettono tutto quello che potevano mettere. Melodia, rocciosità sofferenza ed emozioni varie, il tutto amalgamato alla grandissima grazie al talento di musicisti di grande caratura tecnica.

In The Failing Hour

Con "In the Failing Hour" gli In Mourning vogliono sorprenderci nuovamente grazie ad una apertura affidata ad un arpeggio molto convincente che spiana il terreno ad una sezione ritmica interessante ed un riff bello potente ma sempre arricchito da una linea melodica di grande gusto. Proprio quando la voce di Tobias inizia a farsi sentire, ecco che la doppia cassa del fratello si fa sentire in modo alternato ed intelligente, cercando di far decollare il brano. Successivamente la song cambia repentinamente rotta aumentando di intensità e velocità non convincendo però appieno. In un mondo di bugiardi che marciano come pecore verso il nulla assoluto, una figura femminile si distingue dalla massa. Un uomo la vede, la osserva e cerca di capire il suo scopo. In un attimo capisce che anche lui è come lei ed assaporandone le emozioni che in quel momento invadono il suo corpo, sa che lei possiede la chiave che può far passare un raggio di luce attraverso il suo cuore avvolto nell'oscurità. Probabilmente è l'unica ad avere il coraggio di dire la verità ma sa benissimo che questo potrà comportare dei grossi problemi. Questa massa informe di falsi menzonieri cerca la via più breve e facile per scappare dai propri problemi e non soffriranno come ha scelto di fare lei. Sarà anche la più debole in questo mondo di bugiardi, ma ha la forza per combattere ed uscinre vincitrice. Il brano cerca in tutti i modi di essere accattivante, ma in realtà non riesce fino in fondo nel suo intento fino a quando non ci avviciniamo alle battute finali, dove possiamo assistere ad un'ottima soluzione melodica senza per questo tralasciare la brutalità di fondo che ne caratterizza l'intera song. Lei sa che prima o poi cadrà in lacrime esausta e stremata in questa battaglia per la verità, e lui aspetta quel momento per poterle dare conforto spingendola a lottare fino in fondo per ottenere giustizia. Diciamo che fino a questo momento In the Failing Hour è forse l'episodio che mi ha convinto di meno rispetto a quel poco che abbiamo analizzato; resta il fatto però che si tratta di una buona song che si fa apprezzare e che a suo modo risulta essere fresca e ben eseguita.

By Others Considered

Con "By Others Considered (Considerato da Altri)" giungiamo a metà di questa opera. Con un avvio dettato da basso e batteria, le urla di Tobias non si fanno certo attendere ma il mood iniziale perde tremendamente di mordente per poi riprendersi fortunatamente alla grande grazie ad un riff molto tecnico e ben strutturato. Al contrario del brano precedente qui non si cerca uno spiraglio di speranza per poter affrontare l'esistenza, ma ci si abbandona tristemente all'oscurità. I segreti oscuri sembrano rivelarsi sempre i migliori almeno in apparenza, la pioggia si colora di nero spingendoci verso l'oblio e facendoci sanguinare per soddisfare il nostro inconscio. Per un istante il nostro protagonista prende in prestito un sorriso, perché lui ha dimenticato cosa vuol dire essere felici e dipinge su un muro un parassita di colore nero come se fosse la sua anima che ormai è totalmente rassegnata nell'incontrare la felicità. Questo ritratto è una sorta di confessione verso tutti coloro che credono che possa esserci speranza nella vita. La song si trascina un po' stancamente verso la prima metà, ma è con un arpeggio delicatissimo che si riprende in maniera decisa la scena. Il cantato abbandona growl e scream a favore di un clean passionale ed intimo, accompagnato solamente da una chitarra acustica e, successivamente, dal fratello dietro le pelli. Poi By Others Considered si prende come una pausa per poi caricare nuovamente con tanto di riff monolitici e velocità sostenute. Il protagonista è ormai rassegnato a vivere nella disperazione e dice a chiare lettere che d'ora in poi inizierà a guardare la vita con occhi chiusi attraverso l'oscurità. E' una sconfitta questa di chi non ha la volontà di reagire di fronte alle difficoltà, ed è anche la soluzione per chi vuole trovare sempre la via più facile e meno faticosa per risolvere le cose. Potrebbe sembrare inizialmente la scelta migliore, ma purtroppo ci si accorge con il tempo che si risolvono i problemi scappando perché domani, tra un mese o tra un anno, saranno sempre li ad attenderci sempre più forti. Ed è veramente difficile poi superarli senza un aiuto. Questo pezzo segue un po' quanto fatto con il suo predecessore, alternando momenti veramente esaltanti con soluzioni particolarmente riuscite, a momenti un po' di stanca che sembrano trascinarsi per inerzia. Un vero peccato, perché gli In Mourning hanno un affiatamento totale e possono realmente creare qualcosa di magico.

Grind Denial

Decisamente serrato l'inizio di "Grind Denial (Negare)", dove tutta la band è impegnata in una lotta furiosa con la propria coscienza. Il cantato è preciso, annichilente e spietato nel decantare i fantasmi che riaffiorano dal passato. E' un nemico quello che si presenta dinanzi a noi presentando un conto salato per le azioni da noi commesse. Siamo quasi decisi ad affrontarlo, ma quando scopriamo che colui è tornato dal passato per vendicarsi capiamo che non possiamo combatterlo. Assolutamente fantastico il riff datoci in pasto, con una ritmica impressionante per precisione chirurgica e spietatezza. Il tutto non può far altro che provocare un headbanging furioso, perché è praticamente impossibile rimanere impassibili a tanta bellezza esecutiva. Il pezzo riprende alla grande e quando arriva il momento del chorus assistiamo ad un altro momento di estrema bellezza. Melodia e potenza si fondono alla perfezione generando un turbinio di emozioni incredibilmente esaltanti. Non si può combattere dicevamo la nostra coscienza, allora proviamo in tutti i modi di ingannarla. Proviamo a cambiare aspetto, camuffandoci per renderci irriconoscibili, ma lei è sempre li dietro le nostre spalle pronta a colpire. Non crediamo nemmeno a noi stessi di aver fatto qualcosa di terribile, ma alla realtà non si può sfuggire; così proviamo ad ignorarla facendo finta di niente, ma anche questo tentativo risulta essere vano. Ed ecco che allora nella nostra mente vengono a galla quei pensieri contorti che ci hanno accompagnato fino a poco tempo fa e forse è veramente giunto il momento di espiare le nostre colpe. Ogni giorno speriamo che sia un nuovo giorno e che voltando le spalle questa oscurità che ci perseguita sia solo frutto di una orribile allucinazione. Invece è sempre li in attesa, facendo crescere il dolore dall'interno fino a consumarci. Grandissima la prova dei Nostri, i quali confezionano uno dei migliori brani contenuti in questo The Shrouded Divine. Le urla del singer sembrano proprio essere quelle di un individuo che non sa più come fermare l'avanzata della propria coscienza e sa che prima o poi dovrà pagare dazio per le sue malefatte. Il voler negare a tutti i costi anche l'evidenza è un problema che affligge l'intero genere umano. A volte ci si auto convince di non avere colpe anche quando sappiamo benissimo di averle. E' incredibile come il nostro cervello cerchi di cambiare o distorcere la realtà, ma il problema è che nel nostro propfondo sappiamo benissimo come vanno le cose e prima o poi, arriverà il momento di pagare.

The Art of a Mourning Kind

Con un arpeggio morbidissimo e molto intimo, si presenta "The Art of a Mourning Kind (L'arte Del Rimpianto)". L'introduzione, come detto, è a tratti sognante ma nasconde anche un turbamento e della solitudine. E' come se si venisse abbandonati a se stessi in una landa desolata in assenza di qualsiasi tipo di rumore che ci possa disturbare. Un silenzio interminabile che viene però violentato dall'entrata in scena della band con una ritmica sensazionale e molto ben assestata con distorsioni bellissime ed una voce, quella di Tobias, in grande spolvero. Questa calma musicale apparente, rispecchia appieno lo scenario che la band vuole metterci davanti agli occhi, ovvero, l' uomo cerca in qualche modo la pace e la tranquillità, ma sembra che la guerra qualsiasi essa sia, sia sempre li presente per rovinare tutto. Che si tratti di una guerra fisica e mortale oppure di un conflitto psicologico, ci saranno sempre delle vittime per cui piangere. L'uomo è una creatura di Dio, ne è il figlio, ma stranamente è portato ad autodistruggersi. I caduti iniziano a diventare milioni e nel corso degli anni la storia ne è testimone. Cosa ne rimane poi? Rimangono i ricordi di quelle persone che si sono dimostrate valorose per difendere la vita degli innocenti, i quali a loro volta cadranno inesorabilmente senza avere una benché minima colpa. Persone che ad un tratto si vedono spezzare i propri sogni e le proprie speranze. Gente che avrebbe avuto un futuro, che probabilmente sognava di realizzarsi nella propria vita, ma che per colpa di tiranni assetati di potere non realizzeranno mai. Il brano fila liscio e senza problemi e sembra in fondo indirizzato così fino al suo termine. Ma gli In Mourning ci hanno abituato a cambi inaspettati ed a soluzioni atte a stravolgere le loro song. Così accade grazie ad un assolo molto ben eseguito che prende per i capelli l'ascoltatore sollevandolo da un momento cupo della propria esistenza. Le guerre ci saranno sempre, e quando ne termina una ecco che altre due hanno inizio. La band riesce molto bene a farci sentire quasi in colpa per quello che sta succedendo nel mondo, invitandoci quasi ad osservare un "Cimitero di sogni", nel quale scorrendo i nomi dei caduti e leggendone l'età, ci rendiamo conto di quanti sogni spazzati via dalla brutalità umana siano appunto stati interrotti. In certi momenti sembra che sia l'innocenza ad essere l'artefice di tutto questo male, forse perché ormai non sappiamo più a chi o a che cosa dare la colpa. Il problema principale è l'ignoranza che regna nel nostro mondo e finché ci saranno persone che si faranno influenzare da falsi miti e continuerà ad ascoltare ogni singola baggianata propinatagli non arriveremo mai ad un punto di chiusura del cerchio. Musicalmente The Art of a Mourning Kind è potentissima e malinconica, ma allo stesso tempo delicata e raffinata. Un'ottima prova che conferma quanto di buono fatto fino ad ora.

The Black Lodge

Arriva il momento di "The Black Lodge (La Loggia Nera)" ed è subito emozione al primo ascolto. La linea melodica creata dagli In Mourning è un qualcosa di fantastico e coinvolgente, con una sezione ritmica da brividi e chitarre a dir poco meravigliose. Poi il pezzo inizia a prendere forma grazie ad un cantato sempre imponente ed improntato su un growl molto profondo ma passionale. In alcuni momenti l'alternanza scream e growl è a dir poco vincente, ma quello che arricchisce tantissimo sono le soluzioni chitarristiche di grande spessore. La protagonista di questa storia è Julia, una donna che decide di andarsene lontano dai propri affetti senza lasciare alcuna traccia. Qualcuno la sta cercando, la sta braccando, ma lei continua a correre fino ad arrivare in prossimità di una radura. Un posto sconosciuto da molti dove per un breve istante trova rifugio ed un po' di sollievo. Si nasconde in pieno giorno, i cercatori sono vicini ma non riescono ad individuarla. La loggia nera la cerca, vuole trovarla a tutti i costi. Ormai sembra non esserci più nulla da fare, non ha più le forze per nascondersi e non vuole nemmeno più passare la propria vita a scappare. Così si avvicina ad un laghetto piuttosto profondo. L'acqua è scura, torbida, ma anche dannatamente fredda ed in un certo modo lugubre. In questi momenti di attesa, prima Tobias ci delizia con clean vocals anche a tratti ruvide, poi la band si ferma e si esibisce in un arpeggio così desolante che l'accompagnamento che ne segue mette una tristezza incredibile. Il tutto è emotivamente toccante e toglie ogni speranza per la povera Julia che vacilla se farla finita una volta per tutte oppure continuare questa corsa interminabile verso un qualcosa che la possa salvare. L'assolo successivo è anch'esso carico di negatività e desolazione ed è quanto il ruggito del singer a riecheggiare nelal foresta che la ragazza decide di farla finita. La persona a lei tanto cara non smette di cercarla, ed in preda al panico sembra aver perso anche lui ogni speranza. "Julia dove stai andando, dove mi stai portando", si chiede. Il sentiero verso la loggia nera passa in secondo piano, sa anche lui che non è un posto in cui avventurarsi, ma l'amore per la donna è più forte di ogni paura. Finalmente la trova; eccola, è bellissima con il suo vestito rosso. Può vederla attraverso l'acqua con i polsi tagliati, ma è sempre bellissima. Ha deciso di arrendersi e di abbandonarsi, ma il suo ricordo vivrà per sempre nel cuore di chi la ha sempre amata. The Black Lodge si candida di diritto ad essere il brano migliore di tutto il disco e probabilmente tra i migliori della loro carriera. La band riesce a trasmettere quella sensazione di smarrimento che vuole farci vivere in prima persona. In questo caso non vogliono darci uno spiraglio di luce nel caso in cui fossimo in difficoltà. Qui vogliono trasmettere tutta la sofferenza di chi sa che non ce la farebbe mai ad uscire da una situazione di pericolo. Otto minuti in cui si spera che Julia riesca a trovare la via di uscita, che però non arriverà mai.

Past October Skies (The Black Lodge Revisited)

Nell'ultimo brano "Past October Skies (The Black Lodge Revisited)" ripercorriamo il destino di Julia attraverso un ottica diversa, quella della loggia nera. L'inizio del brano è fulmineo e massacrante ed il growl è a dir poco bestiale. Anche i riff messi in primo piano sono pesantissimi e malvagi al punto giusto. Nel brano precedente avevamo lasciato Julia al suo triste destino, scappando da una sorta di setta che sembrava volerla braccare. Il suo percorso viene arricchito da piccoli particolari che ci fanno capire il vero motivo di questa sua fuga. E' notte e la luna illumina la foresta con la sua flebile luce proiettando le ombre dei rami sul terreno. "Una triste storia ebbe luogo quella mattina di Ottobre", quando appunto la ragazza decide di scappare, lasciandosi tutto alle spalle. E' ormai un'anima perduta quella che ha lasciato la casa. Si rende conto che la visione del mondo è totalmente diversa da quella che ha sempre creduto perché si è sempre limitata ad osservare la superficie delle cose e mai ad addentrarsi nelle sue profondità. Gli In Mourning invece vanno in profondità e lo fanno con innata violenza. Il tutto però è magicamente godibile grazie a soluzioni sempre ben strutturate e melodie di grande effetto. Anche quando il brano si prende una leggera pausa per farci riflettere sulla visione del mondo, riesce a trasportarci in questa foresta accanto a lei. Inermi, possiamo solamente osservare quello che accadrà da li a breve ed un velo di tristezza riesce anche ad invadere il nostro corpo. Arriva il momento in cui Julia si trova di fronte a questo laghetto; l'acqua è così torbida ma sensuale e non sente alcun dolore provenire dalla ragazza. Si sente spezzare il respiro, ormai lasciata completamente sola alla sua decisione decide di compiere il gesto estremo. Con ancora un briciolo di coscienza si getta tra le acque, e mentre le sue lacrime si confondono con le acque, nessuna risposta sarà più trovata nella loggia nera... perché la loggia nera era semplicemente lei. Tecnicamente siamo di fronte ad un brano splendido con forse meno mordente rispetto ad episodi più riusciti di questo lavoro, ma pur sempre di ottimo effetto. Una degna conclusione insomma per un disco sorprendente che farà la felicità di chiunque apprezzi determinate sonorità e non solo.

Conclusioni

Siamo dunque giunti alla conclusione di questo viaggio in compagnia degli In Mourning e devo dire che è stato un bellissimo viaggio. In fase di introduzione ho citato alcune tra le band più importanti del panorama metal provenienti dalla Svezia ed ho tralasciato gli Opeth. Vi dico subito che non è stata una mia dimenticanza, ma bensì è stata una cosa voluta. Il motivo è subito spiegato. La band deve molto alle sonorità della band di Mikael Akerfeldt ed in certi momenti la loro influenza si fa sentire eccome. Ho voluto quindi raccontarvi il disco, con la speranza che gli diate un ascolto, per rendervi conto da soli e senza influenze di quanto questa band sia stata incredibilmente coinvolgente sin dal loro primo disco. Certo, di gavetta ne hanno dovuta fare molta, se consideriamo solamente il fatto che ci sono volute ben cinque demo per farsi mettere sotto contratto e di conseguenza pubblicare il debutto, capite benissimo che gli In Mourning si sono dovuti fare veramente le ossa per districarsi in un ambiente saturo di uscite.  Hanno comunque dimostrato con il tempo, che se si vuogliono raggiungere determinati obbiettivi bisogna avere molta forza di volontà e tanta tanta pazienza. Probabilmente moltissime altre realtà avrebbero mollato dopo qualche hanno, oppure si sarebbero limitate a suonare in giro, perdendo fiducia in se stessi. Gli In Mourning no, perché sono fatti ben aaltra pasta. Questa è dunque la dimostrazione che la fatica, il sudore e la passione per qualcosa in cui si crede davvero prima o poi paghi. Per molti artisti fare così tanta esperienza significa gridare "Hei siamo qui, siamo pronti per sfondare", ma per i Nostri ragazzi è servita molto di più per perfezionarsi, affinare la propria tecnica, ma soprattutto per trovare la propria strada. E dobbiamo dire che ci sono riusciti in pieno. Le tracce presenti sono di grandissimo valore e vanno ad abbracciare il death più violento fino alla melodia più triste e commovente, con picchi di qualità a tratti elevatissimo. Il lavoro complessivo è da premiare a pieni voti e poco importa se un paio di brani sembrano essere un pochino forzati. Sarebbe bastato magari ridurre il minutaggio per ottenere più qualità che quantità ma è un dettaglio che ad una band al suo debutto si può benissimo perdonare. Il risultato finale è comunque da applausi. Brani come Amnesia, Grind Denial, The Black Lodge oppure The Art of a Mourning Kind, sono piccole gemme che sono state lavorate per essere splendenti senza ulteriore bisogno di essere perfezionate. I singoli elementi formano una squadra vincente, con un singer che si districa benissimo tra growl, scream e clean, Petterson e Nedergard macinano riff e soluzioni delicate con una semplicità disarmante creando di fatto quella atmosfera di abbandono e solitudine che pervade per tutta la durata del lavoro. Stam al basso conferisce uno spessore notevole alle song, mentre il fratello di Tobias, Christian, ha una padronanza della batteria da pelle d'oca. Gli In Mourning in fondo non inventano nulla di nuovo sia chiaro, ma creano un loro sound personale riconoscibile a tutti e questo non è un dato da sottovalutare. Shrouded Divine ha un grande, grandissimo pregio: quello di riuscire ad invogliare al riascolto. Sembra una banalità perché molti album decisamente riusciti hanno questa caratteristica, ma questo in particolare invoglia sicuramente per i brani presenti che godono di luce propria, ma soprattutto per coglierne ogni sfumatura che, ascolto dopo ascolto, esce allo scoperto facendoci apprezzare ancora di più il lavoro della band. La band nasce come detto nel 2000, ma credo che il 2008 sia l'anno della vera nascita artistica grazie proprio a questo disco. Solitamente le band al debutto hanno grandi potenzialità che devono ancora venire alla luce, nel caso degli In Mourning invece si vede già tutto questo potenziale espresso in questo loro disco. Ora sarà solo il tempo a farci vedere quanto questi ragazzi valgano veramente, ma fino a quel momento godiamoci Shrouded Divine perché non può e non deve assolutamente passare inosservato.

1) The Shrouded Divine
2) Amnesia
3) In The Failing Hour
4) By Others Considered
5) Grind Denial
6) The Art of a Mourning Kind
7) The Black Lodge
8) Past October Skies (The Black Lodge Revisited)
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