IN MOURNING

Monolith

2010 - Pulverised Records

A CURA DI
FABRIZIO IORIO
24/10/2019
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Di gavetta ne hanno fatta molta gli svedesi In Mourning, forse troppa. Ma a giudicare dal loro debutto del 2008 dal titolo Shrouded Divine possiamo dire che ne è valsa decisamente la pena. Dopo l'uscita di ben cinque demo, i fratelli Netzell non si sono dati per vinti ed hanno continuato a tirare dritto per la loro strada senza badare alle mode o a seguire qualche corrente particolarmente in voga. La loro proposta, è bene ricordarlo, è un death metal di stampo prettamente svedese molto incentrato sulla tecnica individuale, messa a servizio del collettivo per proporre un gioco di squadra davvero vincente. Il risultato è stato un debut album di grande livello sia tecnico che generalmente parlando, convincendo praticamente fin da subito pubblico e critica. In un periodo storico dove lo swedish death metal era in pieno fermento, grazie a band quali In Flames, Soilwork, Dark Tranquillity, At the Gatese compagnia svedese, gli In Mourning cercarono a loro modo di proporre un qualcosa che non risultasse per la verità troppo originale o ricercato, ma che conferisse una freschezza nelle proprie composizioni in maniera tale da risultare riconoscibile e, cosa più difficile dato l'alto tasso di tecnicismo proposto, fruibile e piacevole a tutti. Operazione decisamente riuscita per la band, grazie a brani particolarmente interessanti e a tratti veramente esaltanti. Le canzoni di breve durata erano decisamente appaganti, ma la maggior parte delle composizioni si articolavano in lunghezze decisamente superiori alla media con il rischio di essere anche stancanti a volte. Cosa che fortunatamente non successe grazie proprio alla capacità di tenere sempre alta l'attenzione con trovate a tratti geniali che possiamo trovare in brani come la splendida The Black Lodge. Questo episodio racchiude tutta l'essenza della band, e poco importa se le influenze degli Opeth a volte sembrano essere troppo marcate. Il risultato finale fu veramente apprezzabilissimo. Ora, a distanza di due anni, siamo qui a parlarvi della seconda fatica discografica dei Nostri dal titolo "monolitico", Monolith. Con una formazione invariata rispetto al precedente disco, con Crille e Tobias Netzell rispettivamente batteria e voce/chitarra, Bjorn Pettersson alla chitarra, Tim Nedergard alla terza chitarra e Pierre Stam al basso, questo lavoro esce nel 2010 e non è preceduto nemmeno da un singolo o da qualcosa che possa far intravedere se la band voglia continuare il medesimo percorso intrapreso con Shrouded Divine o se voglia cambiare un po' le carte in tavola. Niente di tutto questo insomma. Dopo il passaggio dalla Aftermath Music alla Pulverised Records di Singapore, la band svedese si ripresenta al mondo con un lavoro di quasi un'ora di durata contenente otto brani di puro technical death metal. Il loro intento sembra essere chiaro: proporre la loro musica con lo scopo di provocare una sensazione di angoscia e smarrimento, ma allo stesso tempo appesantire un po' il suono e schiacciare ogni cosa. Il che si evince decisamente osservandone la cover, dove un edificio a di poco imponente fa da sfondo ad un terreno ormai arido dove sono presenti solamente delle piante ormai morte e rinsecchite. Il tutto avvolto da una nebbia che sembra aumentare sempre di più di intensità. Devo dire che dopo aver ascoltato attentamente Shrouded Divine non possiamo non essere più che curiosi di ascoltare questa nuova fatica del combo svedese, ma soprattutto vogliamo constatare se siano o meno riusciti a mantenere un livello qualitativo degno del predecessore. Per fare tutto ciò non vi resta che seguirci come di consueto nella nostra attenta e dettagliata analisi.

For You to Know

Il brano che ha l'onore di aprire le danze è "For You to Know (Da Sapere per te)" e fin da subito ritroviamo quelle atmosfere malinconiche che avevano caratterizzato il primo lavoro. Un primo momento dettato da un bell'arpeggio viene interrotto da un ottimo riff e da una doppia cassa molto interessante che fa decollare immediatamente il brano. La cavalcata iniziale è bellissima ed andiamo a scoprire un tipo di cantato aggressivo che in precedenza non si era ancora sentito, per poi lasciare spazio al classico growl molto ben interpretato da Tobias. Seduto, con le lacrime agli occhi ed un velo di tristezza che sfiora il proprio animo, troviamo un uomo in procinto di scrivere una toccante lettera per la sua amata, la quale forse, non rivedrà mai più. Probabilmente l'ha persa per sempre ma deve farle sapere quello che sente dentro di sé. Le delusioni sono molte e la colpa è stata solamente sua. Le parole scorrono a fiumi, ma la troppa forza sprigionata dalle sue mani fanno in modo che la penna con la quale cerca di scrivere buchi il foglio. Deve ricominciare da capo, ed ancora ed ancora. La frustrazione lo attanaglia, ma cerca di trovare le forze prendendosi ogni tanto una piccola pausa nell'osservare quelle fotografie fatte insieme nei momenti felici della loro relazione. Le armonizzazioni cercano di spezzare la crudele pesantezza sia sonora che emotiva, ma il senso di aver perso qualcuno per sempre non ne vuole proprio sapere di affievolirsi. Anche il cantato pulito, molto ben eseguito tra l'altro, non aiuta di certo rendendo il racconto uno straziante manifesto di tristezza e angoscia interiore. "Voglio che tu sappia, ti voglio al mio fianco. Avrei potuto aiutarti a trovare una via di ritorno in questo mondo"; una frase che permette di intravedere la ferrea volontà di riavere, anche solo per un breve istante, la donna della sua vita ma che è anche intrisa di rimorsi perché sa che avrebbe potuto fare molto di più per tenersela con sé. Forse la troppa superficialità, forse il non volere risolvere i problemi insieme, ha fatto in modo che due anime destinate a stare unite si dividessero per sempre. Il tempo, il suo scorrere, piano piano rivela tutto quello che c'è da sapere. Al solo pensiero di passare l'ennesima notte da solo senza di lei al proprio fianco sembra farlo impazzire e si rende conto che forse non l'ha mai conosciuta veramente per quello che era. Splendido ancora una volta il lavoro della band, capace di sprigionare un'emozione dietro l'altra con continui stacchi melodici e furiosi riuscendoli ad amalgamarli con una maestria quasi involontaria. "La mia ultima lettera la scriverò per te", sembrano essere le ultime parole prima di compiere un gesto estremo, così terribile da spingere l'uomo a porre fine alla propria vita. Il dolore implacabile lo sta divorando dall'interno causandogli un dolore emotivo insopportabile, tanto grande da non poterlo più gestire. Un addio pieno di dolore che tra poco cesserà di esistere per sempre. Splendido brano di apertura non c'è che dire. Gli In Mourning con una prima song ci mostrano di aver raggiunto una ulteriore maturazione artistica sfornando una For You to Know veramente interessante.

Debris

"Debris (Detriti)" ha il durissimo compito di tenere testa ad un primo episodio di altissimo livello. L'inizio è piuttosto spiazzante dettato da rintocchi chitarristici ed una sezione ritmica impostata su un mid tempo che aumenta di forza con l'entrata in scena di distorsioni poderose e melodie sempre accattivanti. Tutto ad un tratto il brano prende il volo con grande personalità e voglia di stupire, cosa che gli riesce benissimo con stoppate devastanti ed un drumming chirurgico ed a tratti magnetico. E' notte e fuori sembra essere tutto tranquillo. Il silenzio regna sovrano nell'oscurità ed è forse giunto il momento giusto. Con grande cura, una figura femminile scende dal letto. Fa attenzione a non fare rumore, ed una volta indossato un bell'abito setoso ed attillato si accinge a mettersi il rossetto specchiandosi. Uno specchio che rivela un velo di tristezza nei suoi occhi, mentre il rosso intenso delle sue labbra vanno a baciare la superficie liscia riflettente il suo viso. Si avvicina verso la libreria e spostando delicatamente un volume afferra una bottiglia accuratamente nascosta, per poi darle un sorso lasciando l'impronta delle sue labbra. E' ora di andare, ed abbassando dolcemente la miglia della porta essa si spalanca. Un lungo corridoio la attende prima di uscire dall'abitazione e facendo di tutto per non far rumore arriva alla soglia dove finalmente viene accolta dalla calda aria notturna. Non esita, si accende una sigaretta ed inizia il proprio cammino senza mai voltare le spalle. E' come se volesse lasciare in dietro il proprio passato. La voce si alterna tra growl scream in maniera decisamente interessante, mentre il sound in sé alterna momenti veramente toccanti a momenti in cui si avverte una leggera forzatura da parte della band. Alcune soluzioni infatti, soprattutto quando gli In Mourning decidono di smorzare il ritmo a favore di arpeggi o delicatezze varie, spezzano troppo il ritmo creato perché in questo caso sono proprio i momenti più veloci ad essere i veri protagonisti. E' un vero peccato, perché salvo un paio di eccezioni, sembra che vogliano allungarne il minutaggio a tutti i costi. Poi però fortunatamente si riprende a picchiare duro ed i riff proposti sono molto esaltanti e potenti. Anche il ritornello è molto bello e piacevole ma poi si perde via banalmente per riprendersi per i capelli con grande forza. La donna dunque, attraversa il vuoto di una città ancora addormentata dove può osservare delle danzanti farfalle notturne danzare sotto i riflettenti lampioni. Si ferma giusto un istante per riprendere fiato e nel frattempo si aggiusta il vestito e si sistema con cura i capelli perché deve essere bella per il suo appuntamento. Arriva ai piedi di un ponte, ma è sola. Forse è in anticipo, forse il suo uomo è in leggero ritardo, quindi decide impazientemente di attendere. Passano i minuti, scorrono le ore ma di lui nessuna traccia. Per lei questo momento diventa interminabile, in una delle notti più solitarie della sua vita. Eppure basterebbe un abbraccio per far scomparire per sempre il proprio dolore, ma sa che questa cosa non succederà se non solamente ei propri sogni. Abbandonata così a se stessa perde ogni certezza, ma nonostante tutto rimane li ad attendere un qualcosa che non arriverà mai. La canzone offri degli ottimi spunti veramente interessanti ed incarna appieno le caratteristiche peculiari della band. Ciò nonostante Debris soffre in alcuni momenti di quel guizzo che gli In Mourning sanno di poter dare e che un motivo o per l'altro non riescono ad incorporarlo.

The Poet and the Painter of Souls

Passiamo ora a "The Poet and the Painter of Souls (Il Poeta ed il Pittore delle Anime)", il quale si presenta subito furioso e spaccaossa con una ritmica veramente forsennata. Dopo questa terremotante introduzione, quello che ci attende è un brevissimo momento melodico che però lascia subito spazio nuovamente alla velocità più sorprendente e pesante. In questo frangente ritroviamo il nostro uomo intento a scrivere quella lettere di addio alla sua amata mentre è consapevole che lei è li fuori in piena notte ad attenderlo. Le creature nei suoi occhi vuoti stanno osservando lo splendore della luna, mentre lui annota i propri sentimenti in modo da tramutarli in parole. Con i fogli di carta crea dei magnifici fiori per cercare di ingannare il tempo, ma soprattutto per cercare delle risposte, urlando perché spaventato da quello che potrebbe essere la realtà. Prova a chiudere gli occhi, spegne anche la luce ma i suoi incubi puntano lo sguardo verso di lui implorandogli di cadere. Fissano con gli occhi sbarrati, e da li la vista è tremendamente spaventosa. Si sente una persona falsa e questo lo fa star male. L'abito che indossa la propria anima non è adatto per una persona del genere ed il proprio inconscio gli mette metaforicamente tra le mani un rasoio in modo da tagliarsi il cuore. Tutto sta per crollare dentro di lui. Le pareti della sua stanza si avvicinano pericolosamente strisciando sempre più vicino; le ombre violentano altre ombre mentre alcune lacrime cadono dagli occhi di una mente ormai compromessa e rassegnata. Il lavoro di Crille dietro le pelli ha il sapore di sentenza, mentre le distorsioni delle chitarre creano uno scenario desolante attorno a lui. Il cantato invece è disperato e disturbante, proprio di chi sa di aver perso ogni certezza nella propria vita. Vorrebbe scrivere questa dannata lettera, mettere magari in poesia i propri pensieri e le proprie paure. Lui è il narratore di sé stesso, è colui che scrive della propria vita e ne è l'artefice. L'intermezzo melodico e delicato è solamente il momento in cui perde la totale lucidità con la realtà, ed è proprio in quel momento che capisce di aver perso ogni cosa. Il brano si conclude come aveva iniziato, ovvero con una foga inaudita che si spegne con un effetto di dissolvenza brusco, ma che fa capire che ci vuole veramente poco per allontanare chi ci vuole bene.

The Smoke

Entriamo ancora una volta nella sofferenza della ragazza con "The Smoke (Il Fumo)". L'intro è potentissima ma cadenzata ed il contorno solistico ci trasporta nei vicoli bui avvolti nella nebbia. Proprio dove si trova la donna nel vagare di notte da sola, dove questa nebbia ricopre addirittura il terreno. Le poche persone che incontra fissano la sua miseria, mentre il sorriso di un mendicante le provoca per un attimo un piccolo ma significante sollievo. La notte diventa improvvisamente lunga quando è spaventata e sola, ma prova comunque a reagire asciugandosi il viso ormai unto dalle lacrime. SI ferma un attimo, fa un bel respiro profondo per intorpidire il dolore che sembra non volersene proprio andare via, ma è una soluzione che assortisce solamente un lieve effetto. Il brano si arresta permettendo ad un arpeggio bellissimo che ricorda vagamente quello di The Black Lodge contenuto del primo lavoro della band, quasi come se volesse permettere anche all'ascoltatore di fare questo respiro cercando di sollevarlo dai propri problemi. La ragazza si specchia davanti ad una vetrina e vede il suo viso sanguinare copiosamente. E' il frutto della sua immaginazione ovviamente, ma la è la sua anima in realtà a stare male. Prova a fare un altro respiro ancora più profondo di quello fatto in precedenza con la speranza di riprendersi, ma una voce dentro di lei sembra sussurrarle di non preoccuparsi più di tanto perché tanto il dolore non sparirà mai. Si sente persa, si mette a correre mentre la pioggia inizia a cadere su di lei. Il freddo non sembra infastidirla, quasi non lo percepisce tanta è la sofferenza che sta provando. Con un tocco di vera maestria, gli In Mourning stoppano ancora una volta la song rallentando moltissimo il tutto creando un "monolite" sonoro che fa della pesantezza il proprio fulcro centrale senza mai spingere sulla velocità. Bellissimo l'atto conclusivo a livello musicale dove Tobias prova a darci speranza e prova a farci credere che la donna prima o poi troverà una via d'uscita. Così purtroppo non è. Un lieve bagliore di luce si intravede in lontananza. Il mattino si presenta come un nuovo giorno e la luce prende il posto della nebbia e dell'oscurità. Decide così di tornare a casa e mentre si avvia di corsa verso la propria dimora inciampa e cade rovinosamente. Capisce così che anche questo non sarà un nuovo giorno per lei, ma bensì lo stesso inutile e sofferente. Tirando le somme dopo aver ascoltato questo brano possiamo dire che si tratta sicuramente di quello più riuscito fino ad ora e probabilmente tra i migliori mai composti dalla stessa band. Qui tutto è al posto giusto al momento giusto; dalla potenza alla calma apparente, dall'espressività vocale e musicale al coinvolgimento sentimentale che viene trasmesso senza troppi fronzoli di sorta. Insomma, The Smoke è l'esempio perfetto di cosa sono gli In Mourning e dove vogliono andare. Sicuramente è un pezzo fortissimo che va ascoltato ed ascoltato, non perché ha bisogno di essere assimilato ma bensì perché ogni volta è una pugnalata allo stomaco. Si viene trasportati nei vicoli insieme a questa ragazza dove proviamo ad accompagnarla nel suo percorso di sofferenza e delusione senza però riuscire ad interagire con lei per darle forza. A dir poco meraviglioso.

A Shade of Plague

Altro inizio decisamente intraprendente ma meno devastante rispetto al solito fa da preambolo per introdurre "A Shade of Plague (L'Ombra della Peste)". Con una cattiveria forse mai espressa prima, i Nostri continuano il proprio racconto rivelandoci il nome della ragazza protagonista della storia, ed udite udite è Julia. Si, proprio lei che in Shrouded Divine era in sostanza la loggia nera e scappava proprio da se stessa fino a concludere il proprio ciclo vitale buttandosi in un lago per porre fine alle proprie sofferenze. Julia ha ormai perennemente gli occhi rossi a causa delle lacrime versate e dalle notti insonni pensando solamente a lui. Il suo desiderio ora è quello di intorpidire le sue ferite causandosi altre ferite ed anche se egli non può vederlo in qualche modo sembra parlarle dicendogli "Guardami negli occhi quando piangi". Le viene quasi l'istinto di ucciderlo perché sa che non potrà più averlo con sé. Lui lo ha capito da tempo, da quando lo aspettava sotto quel ponte e lui non è mai andato. Ecco dunque che cerca di fuggire da quello che è ormai diventato il suo aguzzino, ma a Julia non dispiace se prova a nascondersi tanto è sicuro che prima o poi lo troverà. "Non farmi arrabbiare questa volta, non mi deluderai mai più" è il suo pensiero ormai fisso ed immagina un giorno di premere forte un cuscino sul suo volto in modo che le sue urla vengano soffocate una volta per tutte. Spettacolare la sezione ritmica che, ad un certo punto, ci regala un momento di pura devastazione sonora con chitarre micidiale e roventi che alimentano un odio disumano. Il tutto viene come di consueto troncato da un rallentamento improvviso che permette ad una linea melodica particolarmente ben riuscita, di spezzare il brano e far tirare quel minimo di fiato che viene però ancora una volta interrotto da una potenza incredibile che sfocia in pazzia pura. L'oscurità cade di nuovo, e poco importa se ora lasci la luce accesa nella tua stanza...tanto questa volta sarai tu a rimanere solo. E' forse questo il prezzo da pagare per l'amore e per le bugie? Nessuno lo troverà nascosto nella sua terra d'ombra. Sembra essere questo ormai il pensiero fisso di Julia, determinata a compiere quello che c'è da compiere. Ora lui prova ad addormentarsi, ma questa volta non è la paura di risvegliarsi solo nella notte, ma di trovarsi accanto lei. E' così bello ma pieno di lacrime e di dolore, sembra quasi che lei lo stia spiando fuori dalla propria stanza come una predatore che aspetta solamente il momento propizio per attaccare la sua preda, sfamandosi delle sue paure e del suo terrore. Un brano veramente ben fatto anche questo A Shade of Plague dove gli In Mourning dimostrano ancora una volta di avere tutte le carte in regole per soprendere ad ogni loro proposta. Tecnicamente ineccepibili e quasi spaventosamente perfetti, ci regalano ancora una volta un pezzo emotivamente coinvolgente e pieno di sorprese.

With You Came Silence

I nostri due amanti ricordano un viaggio fatto in Francia, il quale doveva essere un momento di felicità per entrambi ma qualcosa evidentemente non ha funzionato come speravano. "With you came Silence (Con te è arrivato il Silenzio)" si preannuncia sin da subito un brano disperato ed avvilente grazie a riff impostati per creare disagio all'ascoltatore, il quale non può far altro che assecondare la volontà della band e lasciarsi trasportare dai ricordi. Sono semplicemente due amanti che vogliono stare insieme ed assaporare la bellezza dell'amore e lo fanno incontrando poesia e fascino nelle strade francesi. Qualcosa però non sembra andare per il verso giusto e pare che abbiano un po' perso il momento opportuno per amarsi definitivamente. Lui non si sentiva pienamente coinvolto e cercava in Julia quella sicurezza che forse avrebbe potuto fargli cambiare idea. E' come se qualcosa fosse li in attesa per portarlo via da lei, ed anche se provava ad aggrapparsi a lei con tutta la propria forza, la vedeva sempre più lontana ed irraggiungibile. Come in un mare in tempesta, il forte vento allontanava sempre di più le foglie dall'albero. Eppure questo viaggio doveva essere il loro rifugio dalla follia e dai problemi, ma Julia non ha fatto altro che peggiorare le cose. La potenza vocale di Tobias, con le incursioni melodiche e disperate di chitarra, non fanno altro che accrescere in noi una sensazione che qualcosa stia per smarrirsi per sempre. Il lavoro ritmico è veramente ottimo e di grande impatto, ma sono proprio queste soluzioni di melodia continua ad essere le vere protagoniste. Sembra che gli In Mourning riescano a far scendere una fitta nebbia in un paesaggio limpido e soleggiato, che improvvisamente si ingrigisce e mette tanta tristezza. L'uomo sembra inerme e si vede scivolare via il tempo senza poter e voler fare nulla per riprendere in mano la situazione. L'unica cosa che può fare è sperare che la sua amata gli dia un segno confortante. Un segno che non arriverà mai. Non vede ancora la fine di tutto, ma quando il cielo improvvisamente si apre, ecco che viene lasciato solo in balia di un vento freddo e gelido; come i suoi sentimenti. Si rende conto che non ha avuto l'occasione nemmeno di provarci a rimediare ad un qualcosa che gli era sfuggito di mano e si rende conto di essere stato la stella oscura in un cielo luccicante. Si prende si tutta la colpa se le cosa non hanno funzionato, ma un grande senso di rimorso lo attanaglia perché ha capito di aver perso per l'eternità l'unica persona che lo faceva stare bene ma che, forse per non farla soffrire troppo, ha deciso di lasciarla andare via. Il brano ha sempre e costantemente dei toni oscuri e depressivi proprio per enfatizzare lo stato d'animo dei due ragazzi e questa sensazione è talmente surreale e vera che gli la band riesce a farla diventare tangibile e terribilmente palpabile. Ogni volta che si ascolta questo brano ci arriva una pugnalata al cuore incredibile al solo pensare che quello che stanno passando i due protagonisti è una cosa che succede realmente ogni giorno. Lo stare male per qualcuno a cui ci si tiene tantissimo è una cosa tremenda. E' vero che il tempo piano piano riesce a sistemare le cose, ma la cicatrice che ci portiamo dietro dopo esperienze del genere sarà sempre li pronta a riaprirsi.

Pale Eye Revelation

"Pale Eye Revelation (Rivelazione dell'occhio Pallido)" è un pezzo che ci mostra questa storia tormentata attraverso gli occhi del padre di Julia. L'introduzione da parte della sezione ritmica è intermittente e di grande impatto che permette alla band di esplodere con tutta la forza necessaria per creare un muro sonoro di tutto rispetto. Il padre racconta di un giorno di molti anni fa, quando dalla finestra vide per la prima volta l'uomo che avrebbe poi rovinato la vita della propria figlia. Quel giorno guardava fuori dalla finestra mentre una pioggia incessante scendeva imperterrita bagnando il paesaggio circostante. Lo vide negli occhi, in lontananza, ma capì che quello sguardo era pieno di odio. Cercò di fare capire a lei che non sarebbe stata la persona giusta e cercò di farlo anche dicendolo ad altre persone, ma sembrava che il pazzo fosse lui dicendo quelle cose. Nessuno lo stava ad ascoltare perché era solamente un vecchio con le proprie idee antiquate che non voleva vedere oltre alle apparenze. Sempre attraverso la finestra vide la sua principessa allontanarsi con questo uomo ed il suo cuore si spezzò lentamente. Aveva il sentore che sarebbe successo qualcosa ma cercava di non pensarci, ma voleva convincersi che forse si sbagliava. Quello sguardo lo aveva sconvolto e poco importa se gli altri lo consideravano un vecchio strano. In silenzio quindi, si sposta dalla finestra e si ritira nella sua follia in solitudine. Ottima la cavalcata centrale, dove la band ci dimostra di saperci fare sul serio quando bisogna creare emozioni contrastanti. Sezione ritmica da urlo e riff pesantissimi, lasciano spazio ad un momento di apparente tranquillità, dove i rintocchi di ride da parte di Crille preannunciano una parte particolarmente emotiva grazie al lavoro quasi disturbante delle chitarre. "Questa è stata la notte in cui tutto è andato a monte" è il pensiero del genitore preoccupato per la propria bambina. La sua creatura è nelle mani di una bestia umana, non tanto perché possa farle del male a livello fisico ma perché è convinto e sicuro che le spezzerà il cuore e le annienterà l'anima. "Mi dispiace tanto di essere stato debole e di averti deluso" è come se in qualche modo si sentisse responsabile di averla lasciata andare con costui. Un padre cerca e cercherà sempre di proteggere la propria regina ed a volte si cerca ogni difetto per fare capire lei che questo o quell'altro uomo o ragazzo non sia adatto. Non sempre è così ovviamente, ma in questo caso aveva visto fin dall'inizio ce qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto perché le sensazioni che hanno i genitori difficilmente sono errate. Con una lentezza esasperata ma con altrettanta pesantezza sonora, termina un pezzo che di per sé non è musicalmente trascendentale o coinvolgente come altri presenti in questo disco, ma è sofferente all'inverosimile. Come in precedenza, gli In Mourning sono bravissimi nel convogliare un disagio emotivo e trasmetterlo all'ascoltatore senza mezzi termini. Anche in questo caso, ogni volta che lo si ascolta sembra di essere quel padre preoccupato che si affaccia da quella maledetta finestra e vede andar via la propria creatura sotto la pioggia con qualcuno che non vorremmo fosse li con lei.

The Final Solution (Entering the Black Lodge)

Con "The Final Solution (Entering the Black Lodge) - La Soluzione Finale (Entrare nella Loggia Nera)" arriviamo dunque alla fine di questo lavoro e arriviamo così anche alla fine di questo triste racconto che vede Julia essere condotta nella loggia nera. L'inizio è lentissimo a tinte doom, dove una leggera vena melodica cerca di uscire allo scoperto ma è soffocata dal terrore interiore. Tutto ad un tratto si ferma ed un arpeggio malinconico inizia a trasmettere i primi malesseri. Arriva poi la voce di Tobias, la quale è di una profondità disarmante ed il suo growl è quasi violento in un contesto tutto sommato desolato e disperato. Un altro momento delicato viene datoci in pasto e, come di consueto, ci pensa nuovamente il singer a devastare ogni cosa. Anche la musica assume connotati pericoloso per la mente e ci riporta in quel maledetto giorno di ottobre (menzionato nel disco precedente) dove anche il cielo piangeva la perdita di Julia. Ha deciso di scappare da questo luogo, ingannata da chi avrebbe dovuto amarla. Prima l'ha illusa, poi l'ha fatta soffrire non presentandosi all'appuntamento e quando tutto sembrava ormai perduto ecco che si ripresenta e la conduce nella loggia. Ingenua si è fatta accompagnare pensando forse che il suo uomo avrebbe continuato ad amarla. Nessuno la sentì gridare, nessuno ha visto una sola cosa, un solo movimento. Dov'erano quelli che dicevano di volerle bene, dove sono finiti tutti? Si sente abbandonata a se stessa e come una piccola bimba smarritasi in un bosco cerca l'aiuto della propria madre ma sa che non arriverà mai. Il tradimento era tutto intorno a lei e tutto ad un tratto si sentì così inutile da pensare di farla finita una volta per tutte. Ingannata da chi avesse dovuto amarla, abbandonata da tutti, i quali improvvisamente diventarono ciechi e sordi. Il brano prosegue piuttosto bene e senza troppe soluzioni particolari fino a quando il sound sfuma ed udiamo il rumore della pioggia incessante che cade rovinosamente sul terreno. Un lungo arpeggio molto triste ci accompagna per i sentieri di questo bosco infinito, dove tra un tuono ed una raffica di vento, Julia arriva al corso d'acqua che porrà fine alla propria vita. Le gocce di pioggia scivolano sulla pelle ed impregnano il vestito rosso di Julia. Alza lo sguardo ed osserva il cielo furioso e luminescente a causa dei lampi. Entrando nella loggia nera perse la lotta della vita ed il dolore che una volta era ben nascosto, ora diffonderà la sua luce. Questa è la soluzione finale, non c'è altro da fare. Il dolore si è fatto troppo forte e non riesce più a liberarsene. Così si lascia andare, trovando quella libertà e quella pace che le era stata negata. Dodici minuti intensi e drammatici che rivelano una storia triste fatta di rabbia, speranza e delusione che termina con la fine di una vita forse troppo fragile ed accecata dall'amore. Un brano lungo non c'è che dire, che a dir la verità a tratti sembra trascinarsi un po' ma che si riprende più volte alla grande e ci lascia con una realtà difficile da assimilare.

Conclusioni

Siamo arrivati dunque alla fine di un lungo viaggio che ci ha tenuto in apnea dall'inizio alla fine. E' questa la grandezza degli In Mourning, ovvero riuscire a trasmetterci quello che vogliono in maniera tale da farci vivere in prima persona le loro storie. Non è stato facile vi dico la verità, perché in certi momenti è veramente dura andare avanti sapendo quello che Julia sta passando. Si passa dalla disperazione dell'uomo per averla momentaneamente persa, alla delusione totale quando scopriamo che invece è lei ad essere la vittima di una mente folle e malata. E' difficile dicevamo, ma è anche trascinante al punto da voler arrivare fino in fondo per cercare di capire cosa succederà alla fine. Come nel disco di debutto Shrouded Divine, i Nostri dimostrano di saperci fare con i propri strumenti, sia a livello tecnico che strettamente esecutivo. La classe non si discute, questi ragazzi sanno il decisamente il fatto loro. Non si perdono in inutili prove tecniche per dimostrare di essere bravi, ma le mettono al servizio delle canzoni per darle una forma concreta che riesca ad essere incisiva e vincente. Vocalmente siamo di fronte nuovamente ad un'ottima interpretazione da parte di Tobias, il quale si dimostra abilissimo nel destreggiarsi tra il growl e lo scream (meno presente in questo disco rispetto al precedente) senza disdegnare ottime parti in pulito che in alcuni momenti sono decisamente necessarie per creare ancora di più quel phatos che serve per coinvolgere gli ascoltatori. I brani sono certamente di lunga durata, tranne in un paio di casi, ma non stancano praticamente mai. Coraggiosa è sicuramente la suite finale di ben dodici minuti (quasi tredici) che è vero che in alcuni momenti potrebbe sembrare forse troppo lunga, ma ha la capacità di riprendersi anche quando sembra che sia arrivata alla conclusione. Diciamo che dopo un ottimo esordio discografico arrivato dopo una lunga esperienza, non avevamo sinceramente idea se la band riuscisse a bissare, o per lo meno ad eguagliare un disco che era già di per sé ottimo. Vi dico subito che il risultato finale è all'altezza delle aspettative. Brani come The Smoke, Debris, A Shade of Plague o conclusiva The Final Solution (Entering the Black Lodge), ci consegnano una band in piena forma creativa che non ha per niente paura di tirare dritto per la propria strada. Complessivamente infatti, salvo anche qui per un paio di episodio non proprio esagerati, Monolith è un lavoro decisamente ben riuscito ed appagante che trova la propria forza nella musica e nella bravura dei suoi interpreti, ma soprattutto nel saper raccontare un qualcosa che, in un ottimo film, sappia lasciare qualcosa. Che siano sensazioni positive o negative poco importa perché se quel qualcosa rimane allora vuol dire che è stato centrato l'obbiettivo principale. Non potrei nemmeno dire che dal prossimo album mi aspetti un salto di qualità ulteriore o una maggiore maturazione, perché qui di qualità c'è né veramente tanta. Dunque, se il primo album ci aveva già conquistato per la sua freschezza, quest'altro non fa altro che confermare quanto di buono fatto in precedenza. Ora musicalmente potrei sapere cosa aspettarmi da un prossimo inedito, ma se la bravura nello scrivere storie è di questa qualità, non vedo l'ora di scoprire cosa abbiano in serbo per noi. Se volete iniziare ad ascoltare gli In Mourning e non sapete con cosa iniziare, vi dico semplicemente di recuperare entrambi i lavori. Non ve ne pentirete.

1) For You to Know
2) Debris
3) The Poet and the Painter of Souls
4) The Smoke
5) A Shade of Plague
6) With You Came Silence
7) Pale Eye Revelation
8) The Final Solution (Entering the Black Lodge)
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