IMMOLATION

Providence

2011 - Scion A/V

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
25/05/2013
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Correva l'anno 1991 quando gli Immolation andavano depositando la prima pietra del loro mortifero cammino, quell'immortale "Dawn of Possession" che ancora oggi risplende in tutta la sua oscura bellezza e che ogni deathster accanito dovrebbe custodire gelosamente in una teca personalizzata, tanto é il valore storico di quel capolavoro targato R/C Records. Bene, dopo questa breve premessa saliamo a bordo della macchina del tempo fino ad arrivare al 2011. Da allora sono passati vent'anni, e Ross Dolan e la sua truppa vogliono (giustamente) tributare la pietra miliare che ha dato il via alla nascita di questa istituzione del death metal made in USA, nonché uno dei tasselli fondamentali del metal estremo mondiale. E' così che nasce "Providence", extended play che in sole cinque tracce spazza via gran parte dei dischi delle nuove leve (della serie "le mode passano, lo stile resta") e le nuove uscite in genere, colme di sperimentazioni sonore che spesso e volentieri non portano all'effetto sperato. Fedelissimi al loro trademark gli Immolation percorrono la strada opposta, che consiste in qualche piccolo intervento qua e là nella matrice ancora saldamente avvinghiata all'old school dei primi anni novanta. E così il breve lasso di tempo che intercorre fra l'ottimo "Majesty and Decay" ed il nostro Providence non porta particolari sorprese, anzi, ne segue proprio le soluzioni stilistiche nei minimi dettagli. Ma attenzione, perché ciò non significa che le nuove cinque martellate pecchino di personalità, tutt'altro: alcune sono davvero sensazionali e penso che, se non lo hanno già fatto, si marchieranno a fuoco nella mente degli intenditori (e non). Il suono é come sempre poderoso all'inverosimile, granitico come una parete di cemento armato che incombe minacciosamente sopra la testa dell'ascoltatore, pronta a travolgerlo senza lasciargli via di scampo. Il riffaggio quadrato ed abrasivo di Robert Vigna e Bill Taylor é come sempre di altissimo livello, sempre fresco nonostante il sapore del disco precedente aleggi pesantemente nell'aria, la sezione ritmica composta da Steve Shalaty alla batteria e da Ross Dolan al basso é uno schiacciasassi impressionante per costanza e precisione, mentre lo stesso Dolan é il solito magistrale vocalist con il suo inconfondibile vocione minaccioso da cavernicolo. Già l'opening track "What They Bring" é un vero massacro per le orecchie del malcapitato ascoltatore: riff taglienti come rasoi si intrecciano fra loro sovrapponendosi sull'ottimo lavoro della sezione ritmica, un martello pneumatico che travolge tutto a suon di blast beat e rullate, plasmando un pattern efficacissimo ed incalzante. Ross Dolan pare invece nato per growlare, tante sono la perizia e la naturalezza con cui esegue la tecnica. Il primo vero e proprio punto esclamativo dell'ep é la successiva "Illumination": introdotta da una cupa e minacciosa melodia che trasuda di carica arcana, si rivela un brano tritaossa assimilabile ad un panzer impazzito. La tetra melodia viene poi ripresa a più tratti nel corso della traccia. L'operato di Vigna e Taylor é praticamente sublime, tanta é l'accuratezza con cui incastonano le loro trame , sprizzanti energia negativa da ogni nota, cosiccome lo é quello di Shalaty dietro le pelli, che tralascia soluzioni ipertecniche varie limitandosi a pestare nel modo più classico e semplice possibile. Con "Still Lost" l'atmosfera si fa sempre più tesa e i due axemen si lanciano in una battaglia all'ultimo sangue a suon di riff taglienti come seghe circolari, rimanendo sempre entro gli schemi del death metal fatto alla vecchia maniera e senza quindi alterare troppo il sound permettendone la quadratura perfetta. Il drumming di Shalaty é come sempre precisissimo ma questa volta un po' più variegato, lasciando quindi spazio ad un po' di fantasia esecutiva che però non snatura assolutamente lo stile inconfondibile di questo artista con la a maiuscola. I tempi si fanno più morboso quando parte la strepitosa titletrack "Providence". Il susseguirsi delle linee di chitarre fanno da altare per la ovviamente magistrale sezione ritmica (nella quale, Dolan non gioca affatto un ruolo secondario nonostante fin'ora abbia lodato più volte l'operato di Steve Shalaty) e da sfondo alle sublimi strofe del demone Dolan, senza ombra di dubbio uno dei migliori in circolazione nel suo ambito. Se proprio devo eleggere un capolavoro, il mio consenso va proprio a questo brano, per il quale é stato realizzato anche un videoclip. Il brano conclusivo "Swallow the Fear" prosegue naturalmente sugli stessi binari, a suon di riff piuttosto articolati e malsani, soprattutto per quel che riguarda l'ipnotico ed indimenticabile refrain, che a mio modo di vedere rappresenta l'essenza del male fatto in musica. Ma soprattutto questo ennesimo brano devastante conferma che il meccanismo é praticamente infallibile, destinato a non incepparsi mai. Un dettaglio non da poco che merita di essere citato é che la Scion A/V abbia deciso di lasciare agli utenti la possibilità di scaricare liberamente e gratuitamente Providence attraverso il proprio sito (tranquilli, per i più accaniti c'è anche su cd, e durante il loro "Immolation North American Tour 2011" é stato commercializzato anche in vinile), segno che la band é di una professionalità fuori dal comune e che questa mina antiuomo non é stata realizzata per scopi lucrativi ma solo per portare un nuovo chiaro messaggio all'ambiente estremo attuale, che pare essere sempre più in crisi a causa del malvagio dio denaro.


1) What They Bring
2) Illumination 
3) Still Lost
4) Providence 
5) Swallow the Fear

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