IMMOLATION

Majesty And Decay

2010 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
12/08/2013
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

La copertina di "Majesty And Decay" esplicita sin dal primo istante in cui la si osserva la solidità ed il vigore che attanaglia il death metal degli Immolation, colonna portante del genere a livello mondiale già nei primi anni 90 e che ancora oggi sono unanimemente considerati dei pilastri della vecchia scuola per la convinzione e la continuità con cui tramandano il loro messaggio. E lo fanno seguendo il loro inconfondibile trademark con il quale abbiamo imparato a distinguerli nel corso degli anni. "Majesty And Decay", realizzato negli ultimi mesi del 2009 e rilasciato nel Marzo dell'anno successivo, segue l'acclamato "Harnessing Ruin" rilasciato tre anni prima dalla band di Yonkers, capitanata dall'inossidabile Ross Dolan, che in questi vent'anni si é guadagnato una posizione di rilievo nell'Olimpo mondiale dei growlers per l'inossidabilità della sua voce, che album dopo album non perde un colpo e che mantiene un livello qualitativo elevatissimo nonostante ormai due decenni passati a sputare veleno. Il resto della formazione appare ancor più consolidata rispetto al predecessore, d'altronde si tratta rispettivamente del quarto album di Bill Taylor e del terzo di Steve Shalaty a fianco del succitato Dolan e dell'altro storico membro Robert Vigna. L'ottimo lavoro svolto nella fase di scrittura viene valorizzato al meglio da una produzione pulita, che riesce a porre in evidenza i punti forti degli elementi strumentali e che al contempo rende il suono perfettamente bilanciato e privo di sbavature. L'apertura di Majesty And Decay é affidata ad "Intro", una breve premessa che ci permette di entrare di peso nel mood oscuro e asfissiante che permea l'album, grazie a chitarre ipnotiche e morbose. Dopo un minuto e venti secondi parte "The Purge", brano che sin dai primi secondi si manifesta in tutta la sua carica devastante con riff al fulmicotone e repentini cambi di tempo, dimostrando che Vigna e Taylor sono songwriters dotati di un'ispirazione non comune alla maggior parte dei chitarristi dell'ambito death metal, seppure non imbastiscano trame particolarmente articolate. A fare da contesto c'é un ottimo Shalaty, il cui ottimo lavoro in fase di supporto alle chitarre viene sottolineato dalla produzione, la quale conferisce al suo drum-kit un suono corposo e rotondo. Una pioggia battente ci introduce la martellante "A Token Of Malice", che per quel che mi riguarda rappresenta uno dei brani maggiormente similari alle sonorità dell'ep "Providence" che la band rilascerà l'anno seguente per Scion A/V. Tempi medio-alti si rincorrono in un pezzo breve ma dinamitardo e che si contraddistingue per gli ottimi intrecci delle chitarre, fucili automatici che scaricano riff a go-go come fossero proiettili all'insegna delle dissonanze, che negli ultimi anni stanno prendendo piede prepotentemente in fase di scrittura per la band di Yonkers. "Majesty And Decay" é uno dei pezzi più azzeccati del platter, un brano monumentale che pur non procedendo a velocità folli rilascia nelle nostre orecchie una potenza non indifferente, per merito del possente tessuto ritmico imbastito da basso e batteria, sul quale le chitarre sciorinano un rifferama annichilente ed estremamente robusto, in particolare il main riff del brano, un concentrato di adrenalina pura, di facile memorizzazione ed ovviamente tutt'altro che arzigogolato. L'ottimo assolo centrale ci permette di tirare un po' il fiato prima che i due AK-47 riprendano la loro carneficina virtuale. "Divine Code" parte invece in sordina, permettendoci ancora una volta di apprezzare la suprema qualità della registrazione del disco, avvenuta nei Millbrook Sound Studios, praticamente in casa degli Immolation. I cambi di tempo diventano ancora più marcati, passando da sezioni ammorbanti ed ipnotiche (come nell'introduzione) a velocissime sfuriate nei quali la band sprigiona tutta la sua carica devastante, mantenendo comunque un livello qualitativo elevatissimo ed il suo inconfondibile stile (della serie che il sound degli Immolation si riconoscerebbe fra mille). Si giunge così alla mastodontica "In Human Form", pezzo riassumibile in puro tritolo per le orecchie dell'ascoltatore, fra passaggi ferali e rallentamenti pesanti come macigni che ci cadono in testa. Il cantato monolitico di Dolan é un altro punto cardine di "Majesty And Decay", il quale risuona tremendamente incisivo e naturale al contempo, seppure il growler stia sempre un po' sulle sue (d'altronde può permetterselo se questi sono i risultati). Il lungo fade out ci traghetta al giro di boa del disco, dove é pronto ad accoglierci uno dei pezzi più acclamati e conosciuti, sto ovviamente parlando della pachidermica "A Glorious Epoch", con la quale gli Immolation tirano i remi in barca (naturalmente per modo di dire, il brano é più lento del solito ma compie lo stesso il suo ruolo di schiacciasassi senza alcun problema) lasciando da parte riff al fulmicotone e dando spazio a soluzioni più vicine all'epicità ed ad un'atmosfera ancora più tesa e minacciosa. Non mancano comunque brevi scatti di ferocia, che Shalaty impone da dietro le pelli con grande classe e stile. L'intermezzo "Interlude" rende il contesto di "Majesty And Decay" ancora più desolante, come una colata di decadimento, appunto, che annuncia l'ingresso in scena della monolitica "A Thunderous Consequence", la quale esplode in tutta la sua carica devastante, che per l'ennesima volta non consiste di chitarre sparate oltre ogni limite (come gran parte delle band emergenti tende a fare), ma che si caratterizza di un songwriting intelligente nel quale la potenza viene accostata al marcato timbro epico-decadente che aleggia su tutto il disco come una nuvola imcombente. Il riff caotico e dissonante di "The Rapture Of Ghosts" prosegue sulle stesse coordinate di A Thunderous Consequence, con azzeccatissime trame di chitarre valorizzate da uno Shalaty strepitoso, fautore di uno stile personalissimo nell'eseguire il drumming, rivelandosi per l'ennesima volta molto più di un elemento di contorno, un valore aggiunto ormai perfettamente integrato nel meccanismo della band. Nella seconda parte del brano Vigna e Taylor raggiungono una sintonia impareggiabile dando vita ad un intreccio d-i-v-i-n-o, un riff semplicemente geniale che per quel che mi riguarda é sufficiente per incoronare The Rapture Of Ghosts quale capolavoro assoluto del disco, un mix di potenza e marzialità unico nel suo genere. Mentre ci avviamo veros la conclusione gli Immolation pensano bene di deliziarci con altre due chicche: la prima é la ferale "Power And Shame", fatta di chitarre al vetriolo e di ritmi velocissimi ed impreziosito da un ritornello breve e di semplice memorizzazione. L'assolo centrale del buon vecchio Bob é un perfetto ponte fra il feroce tratto iniziale e quello più ragionato della seconda parte, nel quale non manca un breve ritaglio di primigenia violenza; la seconda, nonché closing track di "Majesty And Decay", é la colossale "The Comfort Of Cowards", dove tempi medio-alti si alternano a stacchi epici ed a repentine sfuriate imbastite dalla sezione ritmica, che in questo disco appare ancora più robusta di quanto non lo fosse in passato. Nella fase centrale Vigna si sfoga in uno dei suoi taglienti solos prima di lanciarsi in un duetto con Taylor all'insegna di dissonanze pesanti come macigni. Una chiusura assolutamente convincente di un disco destinato a diventare l'ennesimo mastepiece (se non lo é già) di una band inimitabile, che nonostante l'età che avanza ha ancora lo smalto e la brillantezza di quando i membri erano ancora giovincelli assetati di sangue. "Majesty And Decay" non é solo uno dei punti cardine della Nuclear Blast, che non sempre rilascia materiale all'altezza degli acts che ne fanno parte, ma é senza ombra di dubbio un vessillo del death metal attuale, una fonte di ispirazione dalla quale tutte le band dovrebbero (e credo proprio che lo faranno) attingere.


1) Intro
2) The Purge
3) A Token Of Malice 
4) Majesty And Decay 
5) Divine Code 
6) In Human Form 
7) A Glorious Epoch 
8) Interlude 
9) A Thunderous Consequence 
10) The Rapture Of Ghosts
11) Power And Shame 
12) The Comfort Of Cowards 

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