IMMOLATION

Kingdom Of Conspiracy

2013 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
11/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Calcano i palcoscenici praticamente da un quarto di secolo, hanno sfornato capolavori immensi, autentiche pietre miliari del death metal, e la line up é sempre la stessa da dieci anni a questa parte. Direi che queste premesse bastano e avanzano per affermare che gli Immolation non hanno proprio niente da dimostrare a nessuno. Perché il loro unico scopo é quello di martoriarvi i padiglioni auricolari come facevano una volta, senza bisogno di rinnovarsi e senza la necessità di modificare anche solo leggermente la loro proposta. Gli Immolation in fondo sono uno dei pochi alfieri rimasti a tenere alta la bandiera della vecchia scuola del metallo della morte, e in quanto tali hanno deciso bene di continuare a giurare fedeltà eterna al sound old school. "Kingdom Of Conspiracy" non si discosta per nulla dal suono delle ultime uscite di Ross Dolan e compagni, il full "Majesty And Decay" del 2010 e l'ep "Providence" dell'anno seguente. Un suono granitico, possente ma per nulla macchinoso, anzi, le chitarre (ispiratissime come solito) conferiscono alle composizioni la giusta dose di dinamicità. Se a queste caratteristiche si aggiunge una produzione pulita e curatissima, allora si può stare tranquilli: gli Immolation non deludono mai le aspettative nonostante la carenza di originalità, e riescono a partorire l'ennesimo disco come Dio comanda, seguendo in maniera imperterrita le coordinate canoniche a cui ci hanno abituato nel corso degli anni. Anni che passano, ma non scalfiscono minimamente il rodato meccanismo degli Immolation. Ross Dolan dimostra di essere in uno stato di forma invidiabile, riuscendo a vomitare la consueta blasfemia attraverso il suo inconfondibile vocione; che Robert Vigna -supportato da un ottimo Bill Taylor- sia uno dei migliori chitarristi death metal in assoluto non lo scopriamo certo oggi, ma lo ribadisce ancora una volta disseminando una quantità industriale di riff ed assoli convincenti; Steve Shalaty dà ancora una volta dimostrazione di essere stato un acquisto azzeccato, un valore aggiunto, assolutamente degno di sostituire un drummer del calibro di Craig Smilowski. "Kingdom Of Conspiracy" apre le danze in maniera martellante, fra sezioni feroci e brutali e rallentamenti nei quali gli Immolation girano a basso regime. Nasce così un brano ispirato e che mette subito in chiaro quelle che saranno le costanti del disco, ovvero la continua alternanza dei tempi all'interno dei brani e un'atmosfera apocalittica che incombe sulla nostra testa dall'inizio alla fine. Nemmeno il tempo di riprenderci da questa prima, mortifera mazzata che la massiccia introduzione di "Bound To Order" ci penetra nelle orecchie. Vigna e Taylor ci scagliano addosso riff taglienti ed abrasivi a ripetizione senza permetterci di tirare il fiato (é questo il bello di "Kingdom Of Conspiracy", che le pause sono veramente ridotte all'osso) e ci investono come un fiume in piena. La prova di Shalaty non é enorme, di più. Perché scaricare una quantità tale di blast beat sempre e comunque con cognizione di causa, seguendo un filo logico, é un'impresa piuttosto ardua, nella quale però il drummer si trova perfettamente a suo agio. La successiva "Keep The Silence" segue un andamento differente rispetto ai due brani precedenti: per larghi tratti il pezzo si mantiene su tempi medi, in particolar modo all'inizio e alla conclusione. La parte centrale consiste invece di una repentina accelerata dettata da Shalaty, con gli altri strumentisti che lo seguono a ruota. Questa sezione sfocia poi in un assolo di rara bellezza, eseguito da un Vigna ineccepibile. Si prosegue con la tiratissima "God Complex", un tripudio di riff assimilabili ad autentiche coltellate che i due carnefici alla chitarra ci scagliano con grande ferocia. Blast beat incessanti supportano l'ottimo lavoro della sezione ritmica, la quale costituisce un tessuto solido e corposo. Il rallentamento nella parte centrale é ben assestato ed impreziosito da un lungo e lancinante assolo di Vigna. "Echoes Of Despair" ha una partenza dall'incedere epico sul quale si staglia un sapore melodico, che però svanirà di lì a breve per lasciare spazio a fraseggi chitarristici intricati, uscendo un po' dal leit motiv a cui gli Immolation ci hanno abituato. Anche Shalaty ci mette del suo nel rendere il brano tutt'altro che catchy con pattern virtuosi e particolari (che in alcuni frangenti rimandano alla tecnica utilizzata da Craig Smilowski nell'immenso "Dawn Of Possession"), e devo dire che ho imparato ad apprezzarlo solo dopo ripetuti ascolti. "Indoctrinate" é uno dei brani più prolissi di "Kingdom Of Conspiracy" nonché uno dei miei preferiti in assoluto. Vigna e Taylor sciorinano una catena di fantastici riff (che qua e là rimandano ad altre recenti composizioni della band stessa), generando una cavalcata avvincente e dalla doppia faccia, brutale da una parte, marziale ed apocalittica dall'altra. "Insomma, l'ennesima prova di spessore, niente di nuovo, no?" direte voi. Ed invece ecco che nel bel mezzo del brano si raggiunge l'apice del pathos dell'intero disco, con i due chitarristi che danno vita ad una coppia di riff e assolo seguente semplicemente orgasmico dinanzi alla quale ogni deathster che si rispetti (e non) non può far altro che prostrarsi per la sua magnificenza. Un intro sopra le righe, che inizialmente rimanda a sonorità black metal, introduce l'epica "The Great Sleep", un pezzo in cui gli Immolation mettono da parte momentaneamente il loro lato più feroce e brutale per dare vita ad un "semi-mid-tempo" azzeccatissimo che vede nuovamente Shalaty salire in cattedra sfornando una performance di spessore nonostante si viaggi ad un ritmo più basso del solito, dimostrando di cavarsela benissimo anche quando c'é da pestare in maniera meno pesante. Non mancano comunque i consueti blast beat. Ho detto semi-mid-tempo perché una parentesi bella potente non manca neanche in questo caso (sono pur sempre gli Immolation, eh), anche se di breve durata. Con "A Spectacle Of Lies" Ross Dolan e soci tornano ad indossare le loro vesti abituali di spietati macellai dandoci in pasto un brano veloce e tiratissimo per quasi tutti i tre minuti abbondanti di durata del brano. A livello compositivo un po' meno interessante dei due pezzi appena ascoltati, ma non manca la consueta incisività e solidità che ha sempre fatto la fortuna della formazione newyorkese. "Serving Divinity" é a mio avviso il secondo punto esclamativo del disco: riff estremamente dinamici ed affilati come coltelli si intrecciano in un vortice sonoro annichilente e di grande impatto, ai quali si aggiunge il buon Steve in cabina di regia, con una prestazione "da automa" che mi lascia a bocca aperta ogni volta che le note del brano mi scorrono nelle orecchie, tale é la precisione e la perizia tecnica che il drummer impiega. Il brano fanalino di coda é "All That Awaits Us", che per certi versi ricorda la titletrack dell'ep "Providence" per il suo lento incedere nelle strofe e le ripetute sfuriate disseminate all'interno. L'atmosfera epica e struggente non viene a mancare, anzi, si può definire come uno degli elementi predominanti della canzone. Purtroppo siamo giunti al termine del cammino, e dovendo tirare le somme non c'é molto da dire, se non che: gli Immolation sono tornati e sono ancora in grande forma, si candidano a disco death dell'anno 2013, ma soprattutto, sanno ancora mietere tantissime vittime. Semplicemente immensi.


1) Kingdom Of Conspiracy
2) Bound To Order 
3) Keep The Silence
4) God Complex 
5) Echoes Of Despair
6) Indoctrinate
7) The Great Sleep
8) A Spectacle Of Lies 
9) Serving Divinity 
10) All That Awaits Us 

correlati