IMMOLATION

Close To A World Below

2000 - Metal Blade Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
17/10/2013
TEMPO DI LETTURA:
10

Recensione

Nel corso degli anni novanta gli Immolation si erano guadagnati una posizione di rilievo all'olimpo del metal estremo a suon di capolavori fondamentali per lo sviluppo del death a livello internazionale, veri e propri oggetti di culto da venerare e da custodire in maniera impeccabile. In quanti avrebbero pronosticato che tutto ciò era soltanto il primo passo verso la consacrazione della band di Yonkers, e che il meglio sarebbe ancora dovuto venire? Negli ultimi mesi del 2000 Ross Dolan e soci rilasciarono "Close To A World Below", immenso monolite del più feroce ed infernale death metal di stampo americano. Mai un disco degli Immolation era stato di una simile compattezza e completezza. Il platter si costituisce di una formula che miscela i vari punti di forza dei suoi predecessori, unendo l'ira primigenia di "Dawn Of Possession" all'intransigenza di "Here In After" ed alla morbosa potenza di "Failures For Gods". Testi intelligenti e perfettamente interpretati da un Ross Dolan in forma smagliante come sempre chiudono il cerchio con blasfeme invettive al cristianesimo, dando vita ad otto brani indimenticabili, senza eccezioni (e probabilmente é questo il motivo per cui lo reputo come l'apice dell'intera carriera del quartetto newyorkese, dato che nei tre dischi precedenti qualche pezzo un po' smorto era capitato sporadicamente) e con alcuni apici che citerò man mano nell'analisi track by track. Il guitar working di Robert Vigna e Thomas Wilkinson migliora album dopo album, segno di un affiatamento in parabola ascendente (anche se questo rimarrà l'ultimo lavoro del secondo con gli Immolation), nel quale un suono tremendamente corrosivo si confa di spunti melodici, dissonanze a go-go, passaggi ammorbanti, cavalcate infernali e fraseggi ipnotici. Alex Hernandez, ma non lo scopriamo certo con Close To A World Below, si dimostra uno dei drummer più eclettici del panorama mondiale, districandosi fra impalcature ritmiche impetuose alternate ad intervalli ammorbanti, mantenendo incessantemente un filo compositivo logico e ragionato. A fare da cornice ad un simile capolavoro l'ennesima fantastica copertina ad opera di Alex Marschall (meno apocalittica e più "hell-oriented" del solito) ed il bilanciamento fonico pressoché perfetto di Paul Orofino, responsabile del mixaggio e della masterizzazione di questo monolite di puro metallo incandescente. Non é certo un caso se almeno cinque o sei brani del lotto siano diventati alcuni fra i più acclamati cavalli di battaglia degli Immolation. Quel che sorprende é invece il fatto che sia giunto solo dopo un anno e mezzo da Failures For Gods, che a detta di molti, sottoscritto compreso, resta il punto più basso, no dai così suona male: diciamo punto meno alto, dell'oltre ventennale storia dell'Immolazione. Forse dopo il 1996 avevano ancora alcune grosse cartucce da sparare nell'immediato futuro, ma pensarono (giustamente) di riservarne qualcuna invece di sfruttarla immediatamente. Questa però é solo una mia teoria, del resto ben poco importante. Decisamente meglio lasciare perdere interrogativi del genere ed inserire Close To A World Below nel lettore per lasciare che la maligna chitarra di Vigna ed una voce filtrata dìano il via all'opener "Higher Coward", primo masterpiece di una lunga sequenza. "Didn't you say Jesus was coming?" é il manifesto con cui Dolan & co. si presentano. Da lì in poi un main riff al fulmicotone farcito da massacranti blast beat ed un incessante doppio pedale che pare un fiume in piena, ci crea i primi grossi giramenti di testa, tanto é alta la voglia di scuoterla dinanzi a tutto ciò. Improvvisamente un riff ipnotico penetra inesorabilmente nelle orecchie, restandoci bene impresso sin dal primo ascolto, tanta é la sua bellezza (highlight n°1 del disco). Questo marziale passaggio si tramuta in un assolo vorticoso e lancinante, semplicemente meraviglioso, che per il sottoscritto si colloca senza dubbio nella top tre di sempre del buon Bob Vigna. L'assalto vocale di Dolan é tremendo, attacca i fedeli adoratori del cattolicesimo definendoli dei vigliacchi incapaci di controllare la propria vita, preferendo affidarla nelle mani di un Dio che ritengono perfetto ed immacolato, ma che in realtà riflette proprio nel suo "gregge" di seguaci tutte le sue insicurezze. Ed é già da questo testo che si intuisce il motivo per cui la produzione degli Immolation é in grado di sbaragliare la concorrenza: in tanti, tantissimi trattano il tema dell'antiteismo, ma nessuno lo fa con uno stile ed una raffinatezza eguagliabile. "Father, You're Not A Father" riprende il discorso appena cominciato, che vede Dolan spostare l'attenzione sul suo personale rapporto con il divino, che reputa un essere spregevole in quanto ha fatto affidamento sulla sua onnipotenza ma nel momento del bisogno é rimasto solo, senza alcuna protezione. Proprio mentre si rende conto dell'inutilità e debolezza della fede, maledice dio e gli augura di bruciare fra le ardenti fiamme dell'inferno per l'eternità. Musicalmente si tratta di un pezzo meno tirato rispetto all'opening track, ma ugualmente ispirato a livello compositivo. Le chitarre si intrecciano in un compendio di riff incandescenti spezzati da insane melodie ed intervalli solistici di pregevole fattura. Le dissonanze dimostrano di essere una peculiarità imprescindibile del suono degli Immolation, all'epoca definibile già come un vero e proprio trademark. Il malatissimo assolo di Vigna fa da ponte senza spezzare il leit motiv di Close To A World Below, un tripudio di atmosfere ammorbanti e malsane rese maledettamente realistiche dal suono ruvido e graffiante delle chitarre. Dopo essersi sfogato nel pezzo precedente, dando prova di tutta la sua creatività, Hernandez si rende protagonista di una performance non meno ispirata in questo brano nel quale il ritmo, escludendo un breve passaggio martoriante centrale, rimane impostato su mid-tempo che rendono al meglio il concetto decadente e malato che la band vuole trasmettere. "Furthest From The Truth" é invece il classico brano alla Immolation, quello in cui i blast beat giungono come una pioggia torrenziale e le acidissime dissonanze giocano un ruolo predominante nell'intervallare le fucilate provenienti dalle asce di Vigna e Wilkinson. Il tutto sorretto dalla corposa linea di basso di Dolan, abilissimo musicista oltre che a sensazionale vocalist nel guidare il meccanismo con grande dinamicità e fantasia. Tenendo conto di tutti questi fattori é lecito considerare il pezzo quale uno dei più tirati non solo di Close To A World Below ma dell'intero cammino compiuto fino ad oggi dagli Immolation. I riff sono come di consueto incisivi e maligni, perfettamente inseriti nel contesto del disco. L'assolo di Vigna esce un po' dagli standard a cui ci ha abituato il geniale chitarrista, e ricorda per certi versi quelli di Kerry King: sguaiato, schizofrenico e fugace proprio come nella miglior tradizione slayerana (che non scopriamo certo oggi essere un punto di riferimento per la death metal band statunitense). Il testo consiste del proseguimento della storyline intrapresa in Father, You're Not A Father, lo scontro fra Dio e Dolan si traduce in un'altra dichiarazione di odio da parte di quest'ultimo, che ritiene la redenzione eterna una bufala architettata dalla religione per impossessarsi della mente dei fedeli, che in cambio non riceveranno assolutamente niente, se non convivere in eterno in preda alla dannazione ed alla sofferenza ("We waited and waited/Our crosses born/And still you did not come"). Il capitolo successivo "Fall From A High Place" é un autentico capolavoro dal punto di vista lirico, lo reputo la cosa più raffinata che abbia mai letto a riguardo di blasfemia e ateismo, il quale vede Dolan vestire i panni di Gesù condannato in croce, e lo fa con una performance espressiva ai massimi livelli. Il concetto é che il Messìa, a detta di Dolan, si é vanamente sacrificato per salvare l'intera umanità, in quanto ancora oggi nel mondo dominano guerre, piaghe e sofferenza. Musicalmente non proprio un manifesto della band, ma si tratta pur sempre di un brano che gran parte delle band si sognerebbe di scrivere: il ritmo ammorbante rende al meglio il concetto di sofferenza creando il perfetto contesto al testo che vi ho descritto nelle righe sopra. Hernandez abbandona temporaneamente blast beat e dintorni per dedicarsi ad un drumming variegato e fantasioso non privo qua e là di passaggi impetuosi inseriti con precisione chirurgica. Le chitarre si lanciano in una battaglia all'ultimo sangue a suon di riff dilanianti e roventi come fiamme provenienti dagli abissi infernali, dal punto di vista sonoro, ed elaborati, dal punto di vista compositivo, finendo per sfociare in un azzeccatissimo refrain semplicemente memorabile. L'intero brano é avvolto da una melodia aspra e desolante che rende ancora meglio l'idea di sofferenza e maledizione che aleggia nelle strofe del testo. "Unpardonable Sin" é un'altra pesante accusa sui falsi principi della religione cristiana, secondo i quali Dio promette il perdono dei peccati ai devoti che in realtà verranno lasciati soli nel momento della redenzione. Ancora una volta il testo contiene pesanti dichiarazioni antiecclesiastiche, dalla gioia che il vocalist proverà nel momento in cui Cristo perderà la sua fitta schiera di seguaci e rimarrà solo proprio come i suoi fedeli dall'anima sporca. Questo pensiero secondo il quale Dio e le sue promesse non sono altro che menzogne inventate dalla religione passano attraverso un brano musicalmente ispirato e tendente al mid-tempo, fatto di riff articolati che miscelano negatività e melodie "poco rassicuranti". Il tutto sorretto dall'immancabile superlavoro di Hernandez, perfetto nel sorreggere il ruvido muro sonoro imbastito dalle chitarre, martoriando il suo drum kit a suon di cambi di tempo, senza mai passare sopra le righe e senza perdere incisività nemmeno per un secondo. Un altro meraviglioso assolo del geniale Bob Vigna interrompe temporaneamente il teso mood del brano riempendo l'atmosfera con una minacciosa e marziale intonazione. Il sesto brano é il secondo vero e proprio capolavoro di Close To A World Below. Che "Lost Passion" sia uno dei più bei pezzi mai composti dal quartetto lo si intuisce dal meraviglioso riff di apertura (highlight n°2), un compendio di brutalità ed atmosfera che ci introduce in un'altra pesante dichiarazione di Dolan, che si immedesima in uno di quelli che si definiscono "bigotti", sentendosi soffocare da una devozione incontrollabile verso Dio, portandolo a provare la stessa sofferenza di Gesù mentre trasportava la sua croce verso il Gòlgota. Sofferenza che lo porta ad allontanarsi sempre più dalla sua fede, per riconquistare libertà e porre fine alle piaghe che lo tormentavano (vede quindi la fede come un percorso spirituale verso la morte, cosa che accade anche nella realtà sempre più spesso). Dissonanze, caotici fraseggi di chitarra e drumming devastante generano puro male sonoro come se le orecchie fossero mutilate da ardenti fiamme luciferine. Una sequenza di riff da 10 e lode si intrecciano in un rovente tornado di devastazione reso ancor più efficace dal talentuoso drummer, una vera e propria macchina da guerra che ci martiria con le sue continue sortite macinaossa. Si prosegue con la violentissima "Put My Hand In The Fire", nella quale gli Immolation riprendono a martoriare senza pietà i loro strumenti, a partire dall'incandescente vortice di riff che la premiata ditta Vigna-Wilkinson ci inietta nelle orecchie in collaborazione col furibondo operato di Hernandez dietro le pelli, fatto di mortifere scariche di blast beat e doppia cassa che spesso e volentieri sfociano in passaggi ammorbanti e pachidermici, mantenendo uno standard qualitativo costantemente elevatissimo. Un altro fantastico assolo lancinante squarcia il brano a metà spezzando il leit motiv dai contesti infernali dando spazio ad una melodia che definire malsana é un eufemismo. Davvero impressionante la quantità e la qualità degli intrecci elaborati dai chitarristi, non ce né uno sotyto gli standard o che finisca per essere ripetitivo. Non si tratta di uno dei pezzi più crudi soltanto dal punto di vista musicale, dato che nelle liriche Dolan deride il padre eterno e dichiara di esser pronto a soffrire una crudele tortura (che si evince facilmente dal titolo del brano) pur di allontanarsi da tutto ciò che ha a che fare con l'immacolato ed il puro, sentendosi vicino a bruciare in eterno fra le fiamme dell'inferno. Il disco si chiude nel migliore dei modi con la track omonima al disco, una lunga distesa di atmosfere opprimenti e malsane che ha inizio con un riff marziale ed aspro (highlight n° 3), per poi proseguire in una cavalcata monolitica supportata da pattern rocciosi ed efficacissimi che svariano fra passaggi indemoniati (giusto per rimanere in tema) e granitiche sezioni nelle quali i bpm si abbassano per concedere spazio a sfumature più voltate all'atmosfera che all'impatto sonoro. Otto minuti e trenta durante i quali non ti annoi mai, anzi, vorresti che il brano durasse ancora di più, trascinato dalle mazzate infernali delle chitarre e dalle mitragliate della batteria. "Close To A World Below" impressiona sì per la minuziosità del songwriting, ma anche per il bellissimo testo, che accompagnato dal contesto sonoro generato dagli Immolation, ci spalanca dinanzi agli occhi le porte dell'inferno, con fiamme che ardono a destra e a manca e che ci conducono verso meandri terribilmente oscuri ed inquietanti, mentre il mondo, basato sulle deboli fondamenta e sulle falsità della religione, inizia a cadere, soppiantato dal regno dell'oscurità e del male. Penso di essermi dilungato sin troppo sull'analisi di questo gioiello, che non deve assolutamente mancare nella bacheca non solo dei deathsters più accaniti, ma anche in quella di chiunque si definisca un appassionato di metal, un platter imprescindibile che a detta di molti (sottoscritto compreso) rimane il loro assoluto capolavoro. Già all'epoca la Metal Blade aveva la vista lunga..


1) Higher Coward
2) Father, You're Not A Father 
3) Furthest From The Truth
4) Fall From A High Place
5) Unpardonable Sin 
6) Lost Passion 
7) Put My Hand In The Fire 
8) Close To A World Below