IMMOLATION

Acts of God

2022 - Nuclear Blast Records

A CURA DI
ANDREA EVOLTI
08/06/2022
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione album

Ci sono band che segnano la storia della musica in modo indelebile, al di là che possano piacere o meno. Vi sono, poi, band che fanno successo e passano nel dimenticatoio, tanto repentinamente quanto deflagrante è stata la loro esplosione sulla scena ed in maniera direttamente proporzionale alla loro insipienza artistica, mi sia permesso di dirlo.
Al di fuori di questa apparente dicotomia, però, vi è un'altra categoria di band: quelle dei diamanti dimenticati, vale a dire formazione dal grandissimo valore artistico e dalla personalità unica che pur influenzando moltissimi musicisti e venendo seguite da un numero di fedelissimi dal grande gusto, passano spesso inosservate ai più.
Gli statunitensi Immolation, ahi loro, rientrano in questa categoria e, nonostante 11 album da studio, con un debutto-capolavoro ('Dawn of Possession') risalte al 1991, continuano ad appartenere a questa categoria di ombre geniali anche se si spera che, con l'ultimo lavoro Acts of God, oltre al plauso dei competenti e dei die-hard fan, possano allargare la schiera dei loro estimatori.
Il nuovo lavoro della band di Dolan & Co., oltre a mostrare la consueta potenza brutale ed una scrittura sopraffina dei brani, sposta ulteriormente in avanti il livello di epicità e senso del dramma che ci avevano offerto con il precedente 'Atonement'.
A segnare l'oscura introspezione ed la sofferenza intimista che si fonde con le complesse architetture di violenza del quartetto dello stato di New York, sono i tre brani iniziali 'An Act of God' (Un atto divino), 'The Age of No-Light' (L'era della non-luce) e 'Noose of Throns' (Cappio di spine), precedute dall'intro strumentale 'Abandoned', che presenta il senso di disperazione, quasi di delirante senso di sconfitta, vissuto dall'ipotetico protagonista.
Se le chitarre, come è consuetudine in casa Immolation, giocano il ruolo principale nella parte compositiva e tematica, con intrecci asfittici ma ricchi di melodia malata, la batteria di Shalaty ed il basso di Dolan scandiscono tempi medi ricchi di ansia, grazie all'uso della doppia cassa, eredità della lezione di Sandoval dei Morbid Angel.
L'arrivo dei venti della distruzione, spinti da 'Shed the Light' (letteralmente fare la muta della luce), mostrano un guitar-work ancora più oppressivo ma, allo stesso tempo, lirico, dove un certosino lavoro da parte di Vigna e Bouks, innalzano la sofferenza e la disperazione verso vette di torbida estasi che vengono raggiunte appieno con le successive 'Blooded' (iniziato alla caccia), 'Overtures of the Wicked' (Overtures dei malvagi), oppure da 'Immoral Stain' (Macchia immorale, o macchiato di immoralità) e 'Incineration Procession' (marcia dell'incenerimento), che culminano in assoli stupendi, vere e proprie odi di sublime dolore.
L'equilibrio fra tutta la parte emotiva ed espressiva e la brutale violenza del death metal degli Immolation, la mostra anche la cavernosa interpretazione vocale di Dolan, un cupo rantolo di una gola colma di catrame infernale, perfetta per i versi di 'Broken Prey' (Preda abbattuta) o 'When Halos burn' (Quando le aureole bruciano), tracce che riescono a trovare angoli di respiro e quasi meditativi, in queste marce forzate verso l'abisso. Merito di tutto ciò è la scrittura, il talento e la coesione del four-piece americano, il quale non perde mai di vista lo scopo intrinsenco del brano: trasmettere emozioni, dipingere storie. Per questo motivo, quando si arriva verso i brani finali come 'Let the Darkness In', dove alla voce troviamo l'opsite d'eccezione Dan Lilker (Nuclear Assault, Brutal Truth, S.O.D., Anthrax....ma non dovremmo neanche precisarlo), quello che si prova è un senso di entusiasmante esplosione e la liberazione dei propri peggiori incubi, senza il minimo segnale di 'affaticamento emotivo'; le track, che si concludono con lo strumentale 'And the Flames Wept' (e le fiamme piansero) e la bellissima 'Apostole', ricca di ferocia mistica, riescono sempre ad avere qualcosa da raccontare a chi percorrendo questo sentiero di brutal death cesellato da ottime composizioni, senza che vi siano note o assoli riempitivi, virtuosismi inutili (che, per questo, non sono virtuosismi) o assalti di ferocia gratuita e posticcia.
'Act of God' è un affresco con dettagli nascosti di un'apocalisse interiore, una sorta di quadro di Bosch dipinto in un condotto fognario di una città devastata da un bormbardamento. Un'immagine purtroppo fin troppo adatta al periodo di guerra che stiamo vivendo, dove l'arte ed il talento evocano la mostruosità per sconfiggerla.
?Un'altra gemma death metal di una band unica che, si spera, non rimanga confinata solo tra gli appassionati del combo americano... almeno questa volta.

Tracklist:

1. Abandoned

2. An Act of God

3. The Age of No Light

4. Noose of Thorns

5. Shed the Light

6. Blooded

7. Overtures of the Wicked

8. Immoral Stain

9. Incineration Procession

10. Broken Prey

11. Derelict of Spirit

12. When Halos Burn

13. Let the Darkness In

14. And the Flames Wept   

15. Apostle

Lineup:

Ross Dolan basso, voce

Robert Vigna chitarre

Steve Shalaty percussioni

Alex Bouks chitarre

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