HIM

Uneasy Listening Vol. 1&2

2006 - 2007 - BMG

A CURA DI
ANDREA CERASI
23/11/2018
TEMPO DI LETTURA:
6

Introduzione Recensione

Il divorzio con la BMG avviene in maniera improvvisa. Gli HIM sono stufi di sottostare alle regole della casa discografia, che impone tempi ristretti di consegna e stili sonori da adottare, e allora abbandonano la nave gettandosi tra le braccia della Sire Records. Il contratto, però, va rispettato, e per onorarlo fino in fondo la band finlandese è costretta a rilasciare altro materiale. Dapprima "And Love Said No: The Greatest Hits" del 2004, a dire la verità un po' affrettato, visto i soli quattro dischi in carriera, ma certamente ricco di singoli di successo, introdotto dall'omonima traccia e dalla cover di Neil Diamond di "Solitary Man", entrambi usciti come singoli, e poi una nuova raccolta, anzi due, fuse insieme per testimoniare le due facce della stessa medaglia. Tra il 2006 e il 2007, prima pubblicate a distanze di mesi l'una con l'altra e poi racchiuse in un unico cofanetto, le raccolte "Uneasy Listening Vol. 1&2" fanno la loro comparsa nei negozi proprio mentre gli HIM stanno attraversando una grave crisi depressiva, reduci dal fortunatissimo tour del loro best seller: "Dark Light", album del 2005 che ha fatto incetta di premi e che li ha fatti sfondare definitivamente negli U.S.A.. Il leader Ville Valo cade in depressione, la relazione stroncata con la sua ragazza, il troppo alcool ingurgitato, la marea di sigarette che gli causano crisi respiratorie, e in più i litigi con i compagni di squadra sul sound da adottare per il materiale inedito. Tutto ciò si rifletterà nel sesto album, in procinto di uscita, il tenebroso, oscuro e potente "Venus Doom", forse il loro lavoro migliore in assoluto, scaturito dal periodo nero attraversato, che costringe i nostri a prendersi una pausa per riordinare le idee e dare la possibilità a Valo di disintossicarsi dall'alcool in una clinica specializzata di Helsinki. L'etichetta BMG ne approfitta e piazza un doppio colpo, proponendo agli irriducibili fans del combo finnico un'imponente collezione di pezzi. Non proprio una rarità, visto che ogni singolo brano qui contenuto, fatta eccezione di una piccola manciata, aveva già visto la luce precedentemente. "Uneasy Listening" è un doppio album contenente singoli, demo e B-side, tutti rigorosamente mostrati in versione alternativa rispetto agli originali, perciò, all'interno di questa succulenta raccolta, affrontiamo un percorso costellato da versioni remix, acustiche e cover di canzoni già conosciute e di singoli di successo rilasciati dalla band nel corso di dieci anni. "Uneasy Listening Vol. 1&2" è un'interessante compilation, soprattutto per i fans più accaniti, poiché celebra dieci anni di attività, e quindi serve a ricordare un decennio trascorso ai vertici delle classifiche, onorando una carriera importante cominciata ufficialmente nel 1997 con il meraviglioso esordio a nome "Greatest Love Songs Vol. 666", disco che ha, in un certo modo, cambiato le regole del gothic metal scandinavo, mostrando al pubblico una diversa chiave di lettura per questo vasto e solenne sottogenere musicale. Nonostante gli impegni profusi dalla casa discografica, e ovviamente dai membri della band, per la promozione del nuovo materiale, la compilation non ottiene grandi consensi, e viene spesso criticata persino dagli stessi fedeli degli HIM, che la considerano un po' campata in aria. Le versioni alterate non sono pienamente riuscite, almeno non tutte, infatti le versioni orchestrali acquistano di intensità ma perdono dinamicità, mentre altre sono piccole chicche, specialmente le vecchie demo tirate fuori dal cassetto. Inizialmente divisa in due parti e poi racchiusa in un doppio, questa interessante operazione, definita come "un connubio di romantiche e ossessive redenzioni acustiche e di fieri e lussureggianti remix e canti orchestrali", viene immortalata attraverso gli splendidi art-work dell'artista Natas Pop, che in questo caso richiama lo stile Liberty ottocentesco che ben si sposa con la proposta degli HIM e con la loro romantica e viscerale musica gotica.

The Sacrament

Le note del piano, qui allungate rispetto alla versione originale, si tingono di un sapore ancora più dolce e antico per toccare le corde del cuore, al fine di mettere in scena un amore tragico, probabilmente risalente ai tempi del mito, ma ancora oggi puro ed eterno. Adagiata sui giri romantici delle chitarre acustiche The Sacrament (Il Sacramento) è il coronamento di un sogno d'amore che affonda le radici nel lontano passato, dove la delicatezza non viene mai a mancare anzi, si delinea profondamente lungo il corso. "Sento il tuo respiro così lontano da me, sento il tuo tocco così vicino e reale. So che la mia chiesa non è d'argento e oro, la sua gloria non si basa sul giudizio delle anime. I suoi comandamenti sono di consolazione e calore". Questo non è un canto d'amore religioso, ma decisamente profano, nel quale l'inno non è intonato per compiacere Dio o per risuonare all'interno di chiese o luoghi sacri, ma nelle profondità dell'animo, per una sensazione intima, personale, che coinvolge solo gli interessati. La melodia è un vero trionfo di sensazioni, gli HIM sfoggiano tutta la loro eleganza e ricamano un ritornello con un tessuto caldo e delicato: "Sai che il nostro sogno sacro non fallirà, quel santuario così morbido e fragile, il sacramento dell'amore, il sacramento della passione è reale, il sacramento sei tu". L'unico comandamento a contare è l'amore nei confronti di una donna, che non costringe a seguire forzatamente regole o imposizioni, ma si lascia assorbire giorno dopo giorno, per i secoli a venire. "Ti sento piangere lontana da me, assaporo le tue lacrime come se fossi qui accanto. So che le mie deboli preghiere non sono abbastanza forti da guarirti, tutte le vecchie ferite così profonde e care, la rivelazione è di odio e di paura". La morte si sta palesando, uccidendo un amore puro e innocente, strappando la vita alla donna amata, e di fronte al fato nessuno può nulla, né le preghiere possono risanare la situazione. La disperazione è costante, elargita dalle semplici note del piano di Burton che aprono a un'atmosfera mistica che avvolge questo amore contrastato e che si staglia in particolare nella fase centrale, durante un break elettronico che cattura sogni e speranze. L'arpeggio classico di Linde è implacabile e riesce comunque ad emergere, trascinandoci nella folle corsa finale, concludendo una perla nera di grande impatto emotivo.

The Funeral Of Hearts

La meraviglia melodica, in questo caso in versione acustica, si tramuta in hit colossale, e sin dall'attacco di The Funeral Of Hearts (Il Funerale Dei Cuori) si capisce subito che la potenza melodica della band scandinava è superiore alla media. La ballata è servita in tutto il suo oscuro splendore, a incominciare da un refrain irresistibile, costruito su un testo fenomenale e tragico. "L'amore è il funerale dei cuori, un'ode alla crudeltà, dove gli angeli piangono sangue sui fiori del male che sbocciano. Il funerale dei cuori e una richiesta di pietà, quando l'amore è una pistola che separa me da te", canta Valo con voce poetica, adagiando le corde vocali sul delicato arpeggio acustico. Il sapore doom in questa versione viene stemperato, ma la melodia raffinata e sognante tipica delle ballate non si lascia intaccare, e allora si riprende con strofe romantiche e morbide, nonostante una certa oscurità di fondo. "Lei era il sole che splendeva sulla tomba delle tue speranze e dei tuoi sogni così fragili. Lui era la luna che ti dipingeva con il suo chiarore vulnerabile e pallido", Valo descrive il carattere dei due amanti, lei irradiata di luce solare, lui adombrato dai timidi raggi lunari. Sole e luna, giorno e notte, luci ed ombre, per due persone che si completano solo a vicenda. Il ritornello è vigoroso, e ci culla in questa romantica dimensione. "Lei era il vento che porta con sé tutti i problemi e le paure che per anni hai tentato di dimenticare. Lui era il fuoco, inquieto e selvaggio, e tu eri come una falena attratta da quella fiamma". Il fuoco ardente che attrae i due corpi simboleggia la passione selvaggia e irrequieta di due anime travolte dalle turbolenze emotive. "L'eretico sigillo oltre il divino, una preghiera a un dio sordo e cieco. Ultimi riti per anime in fiamme, tra le piccole parole e una domanda: perché?". Il brano si chiude così come è iniziato, ripetendo lo splendido ritornello in acustico. Un'ode all'amore oltre la morte, un'ode alla neve e all'inverno. Una meraviglia funerea, quasi impossibile credere che ha rischiato di non essere inclusa nell'album "Love Metal" perché ritenuta inizialmente insoddisfacente da Valo, salvo poi essere ripescata dal bassista Migé, che ha insistito affinché fosse presente nell'opera e scelta come singolo grazia al piglio melodico.

Join Me In Death

Burton accarezza le note del piano, consegnandoci una delle ballate più popolari degli HIM. Join Me In Death (Unisciti A Me Nella Morte) è carica erotica, una sofisticata perla gotica impossibile da non apprezzare. Il grasso giro di basso che faceva la sua bella figura nella traccia originale in questo contesto viene ridimensionato e abbassato di volume, le tastiere ci prendono per mano e ci portano in un mondo paradisiaco, quieto, sognante, e dal dolce torpore ci risvegliamo soltanto quando Linde accenna a incursioni metalliche tra una strofa e l'altra, per poi abbracciarci col candore della sua chitarra nel bellissimo ritornello. "Siamo così giovani e le nostre vite sono appena cominciate, ma stiamo già considerando la fuga da questo mondo. abbiamo atteso a lungo che arrivasse questo momento, e siamo stati così ansiosi di essere insieme, insieme nella morte". Valo allunga la mano alla sua ragazza, le chiede di unirsi a lui nella vita eterna, ossia non quella terrena, ma quella che arriverà dopo la morte. L'eternità dell'amore è concepita soltanto nella morte, e per raggiungerla il suicidio è l'unica via, nonostante le giovani età. Il mondo è pallido e crudele, la fuga è l'unica alternativa al dolore, una fuga verso un oblio candido e delicato come la melodia che stiamo ascoltando. "Moriresti stanotte per amore? Unisciti a me nella morte" dice il breve refrain, tripudio di oscure emozioni, dove un Valo altamente ispirato sussurra le zuccherose parole all'amata, venendo poi sommerso dai cori in sottofondo che accrescono questo senso di dannazione amorosa. "L'effetto femmineo" delle vocals e delle linee delicate e morbide degli strumenti è evidenziato nel gustoso videoclip, dove la band suona in mezzo ai ghiacci, in una fotografia pallidissima che confonde la pelle dei ragazzi con il bianco della neve, e a risaltare invece sono il trucco e gli accessori indossati da Ville Valo, in questo caso molto androgino e che gioca con la sua figura. "Il mondo è un posto crudele e noi siamo qui solo per perdere, allora prima che la vita ci porti alla disperazione lascia che la morte ci benedica, me e te". Il break centrale riprende l'introduzione, basata sui rintocchi di pianoforte, dal cambio di tempo sognante e smorto, e così si palesa un'oscura frase, non proprio rassicurante, che emerge dalla nebbia: "Questa vita non vale la pena essere vissuta", e allora ecco la coda finale con la ripetizione del chorus, per una chiusura morbida ma allo stesso tempo rockeggiante.

Close To The Flame

Intima, sincera e malinconica è la ballata Close To The Flame (Vicino Alla Fiamma), nell'originale costruita sulla chitarra acustica e qui sostituita dal pianoforte, che denota un tocco maggiormente caldo. Un brano da antologia, che in soli tre minuti riesce a condensare sentimenti infiniti e un amore che travalica ogni confine. Tra tastiere annacquate e un lontano riffing nostalgico, Valo declama il suo amore più cupo: "Il bacio più dolce e il tocco così caldo. Il sorriso più gentile, in questo mondo così freddo e crudo". Il mondo è sempre visto come crudele e oscuro, antro di dolori e di insicurezze, ma il calore di una donna è il rimedio a cotanta freddezza e allora il suo tocco, le sue carezze, i suoi sorrisi, allietano non poco la vita su questa terra. "Così vicini alla fiamma che brucia intensamente, non affievolirà lasciandoci soli". Il ritornello è magnifico, di una poesia e di una delicatezza che toccano il cuore, talmente profondo da scaturire lacrime e brividi. La fiamma è il simbolo stesso dell'amore, una fiamma ardente, immortale, che brucia riscaldando il mondo intero e illuminando ogni angolo. Il bagliore luminoso del titolo del disco è espresso chiaramente in queste linee, per un contrasto tra luci e ombre, tra calore e gelo, di sicuro impatto visivo. "Le braccia più sicure e le parole così buone. La fede più profonda, in questo mondo così freddo e crudele" ribadisce Valo mentre Linde si prepara a protrarre la delicata sofferenza con un riff malinconico e quieto, adagiato sulle tastiere di Burton che avvolgono l'ascoltatore come fosse balsamo per i timpani, cullandolo in questa dimensione onirica. Paragonata da molti critici a "Gone With The Sin", perla contenuta nel precedente lavoro, "Close To The Flame" è adagiata su toni pacati e sognanti che trasmettono meglio il simbolismo voluto dalla band, per un'esperienza intima e genuina da brividi sulla pelle. Un vero capolavoro emozionale, dalla melodia ispiratissima e spietata nella sua concretezza.

In Joy And Sorrow

In Joy And Sorrow (Nella Gioia E Nel Dolore) attacca con lo struggente arpeggio di chitarra, dolcissimo e magnetico, e viene arricchita dagli archi, che presto prendono il sopravvento, sostituendosi alla batteria dell'originale. Valo si pone dietro al microfono e intona la sua cantilena d'amore e di dolore: "Oh, ragazza, siamo uguali, siamo giovani, sperduti e spaventati. Non c'è cura per il dolore, né riparo dalla pioggia, tutte le nostre preghiere sembrano fallire". Si descrive un mondo oscuro e crudele, affogato nella pioggia battente che ricopre e inghiotte tutto. La coppia di giovani è spaventata, insicura sul futuro, sperduta in un mondo di tenebre, ma insieme sa che potrà, un giorno, raggiungere la pace interiore, l'amore eterno. È in questa perla melodica che emerge il simbolismo della band e la filosofia del cantante, sempre pronto a cantare di gioie e dolori, di vita e di morte. Il ritornello è una vera goduria, uno dei più popolari e amati dai fans degli HIM, disteso su un tappeto di tastiere sognanti e sugli archi che fanno da sfondo alla cantilena drammatica che Valo sta recitando: "Nella gioia e nel dolore la mia casa è tra le tue braccia, in un mondo così oscuro il mio cuore si sta spezzando" declama un vocalist afflitto dalla solitudine, intento a scrivere una lettera alla sua amata, all'interno di un fatiscente e spoglio edificio, come si evince dal bellissimo e fortunato videoclip, dove prima il cantante e poi tutta la band suonano per una donna, forse lo spettro di una donna defunta, apparsa come per magia dopo aver bruciato la lettera.  "Oh, ragazza, siamo uguali, siamo forti e fortunati e molto coraggiosi. Con anime da salvare e fede riconquistata, tutte le nostre lacrime sono asciugate". Il brano si arricchisce di cori angelici, per dare maggiore enfasi alle parole, mentre le tastiere di Burton riecheggiano in questa nebbia paradisiaca sprigionata dal basso di Migé, il quale svolge un ottimo lavoro di base, dando corposità all'intero brano, e dal violoncello dell'ospite Eino Toppinen, membro fondatore degli Apocalyptica, band finlandese di buon successo. "In Joy And Sorrow" è una vera perla gotica, testimonianza del grande genio creativo di questa band, capace di sfornare una melodia meravigliosa e di adagiarla su parti strumentali semplici ma certamente curate nei minimi dettagli.

It's All Tears (Drown In This Love)

It's All Tears - Drown In This Love (È Tutto Lacrime - Affogate In Questo Amore) viene stravolta, i toni metal vengono spazzati via per fare spazio a un'attitudine psichedelica sostenuta dalle tastiere. Ancora una volta si narra di un amore travolto dall'oscurità. Il ritornello è la prima cosa che sentiamo, ed è un ritornello eccellente, dove Ville alterna voce baritonale, profondissima, ad acuti screziati di polvere. "Sto aspettando che anneghi nel mio amore, quindi apri le braccia. Sto aspettando che tu apra le braccia e anneghi in questo amore" grida Valo nel disperato chorus, lasciando poi crescere la musica, costruita sulla scia impartita dalla chitarra acustica, che si divincola in una serie di cupi fraseggi e toni pacati ma funerei. Emerge una vena nostalgica e zuccherosa che va dritta al cuore, schiudendosi in brillanti melodiosi versi di amore e di morte: "Apri le braccia e lascia che ti mostri come può essere l'amore, sono tutte lacrime e così sarà fino alla fine. Vieni più vicina, amore mio, lascerai che ti faccia a pezzi il cuore? Ora tutta la speranza se ne è andata, quindi annega nel nostro amore". L'amore è sempre avvolto da questa patina nera come la pece, la gioia è sempre avvolta dall'ombra del dolore, il sentimento più profondo scaturisce sempre in lacrime. La morte veglia sugli amanti, li benedice con le sue braccia astratte, li stringe a sé, li contempla. Il mondo è pieno di lacrime, lacrime che formano un fiume in piena che tutto travolge, persino l'amore della coppia, affogandolo nella disperazione. Ma la disperazione porta al piacere, è una via che deve essere percorsa, e allora i protagonisti delle liriche non si tirano indietro. "La tua risata si sta trasformando in lacrime, alla fine. Preghi per averne di più nonostante la fine si stia avvicinando. Vieni più vicina, amore mio, ti violerò nel modo più sensuale possibile, fin quando annegherai in questo amore". Valo è minaccioso, la sua voce si fa via via sempre più grave, per poi rialzarsi improvvisamente e dare forma agli ultimi ritornelli in falsetto, gridando sempre più forte contro un destino nefasto che non sembra dissolversi.

When Love And Death Embrace

Il torpore invernale si palesa come uno spettro nella cauta e caliginosa When Love And Death Embrace (Quando L'Amore E La Morte Si Abbracciano), seducente ballata doom, simbolo stesso di tutta la filosofia HIM, dove amore e morte sono uniti in un vincolo sacro che affonda le radici nella storia del mondo. Come foschia mattutina, proprio quando l'aurora sta per sorgere, un raggio di luce irrompe timidamente sul pianeta, illuminando il cuore di un uomo innamorato. Mentre la batteria impartisce il ritmo di una marcia funebre, le tastiere aprono un dolce spiraglio melodico, sul quale svetta uno strano eco sonoro. Il clima sognante viene tributato dalla sofisticata voce di Ville Valo, in questo caso angelica che, facendosi largo tra gli strumenti, parla di un'anima sperduta in un mondo d'amore: "Sono innamorato di te e tu stai distruggendo il mio cuore. Tutto ciò che voglio sei tu, che mi prendi tra le tue braccia". La strofa è la stessa che si ripete tre volte lungo il percorso, come a ribadire lo stesso concetto distruttivo dell'amore, un amore sacrificato sull'altare di una divinità femminea crudele che si diverte a giocare con la vita degli uomini. "Quando l'amore e la morte si abbracciano", ripete Valo mille volte nel drammatico e teatrale refrain, immaginifico, annichilente, fosco, ma dalla bellezza che fa rabbrividire. La seconda metà del pezzo è la ripetizione della prima metà, con l'unica eccezione del secondo ritornello, questa volta basato su un riffing più celestiale, che presto si fa sommergere dalle tastiere. Segue una lunghissima coda dove, tra continue distorsioni e tinte smorte prodotte dai giri di basso, si accenna un assolo spettrale che si ingrossa negli ultimi secondi, grondando sangue e dolore, chiudendo una ballata incredibilmente avvolgente, costruita su un testo ermetico e su un chorus che si staglia in mente e non va più via.

Buried Alive By Love

Chitarre in prima linea, stavolta acustiche, per delineare la dirmopente Buried Alive By Love (Sepolto Vivo Dall'Amore), qui fortemente addolcita. "Ancora una volta il fardello della perdita poggia sulle mie spalle, il suo peso sembra insostenibile, la tua tomba è dove è il tuo cuore. Avrei dovuto dirle che dentro di me si cela un segreto così terribile". Ancora una volta, Ville Valo descrive un rapporto di amore e di morte, un sentimento gotico e pungente, laddove l'uomo è schiavo e vittima della donna fatale, che lo imprigiona tra le sue spire e lo condanna all'oblio. Gli strumenti ripartono e allora si dipana un ritornello lungo e calibrato: "Piangere è sapere di essere vivo, ma il mio fiume di lacrime è prosciugato. Non ho mai voluto ingannarti, ma il mio cuore gelido è un cuore morto, e mi sento come sepolto vivo dall'amore", recita il pre-ritornello, per poi essere gridato a squarciagola e adagiato su una lieve accelerazione in fase ritmica: "Se dovessi morire prima di svegliarmi, prega che nessuno prenda la mia anima. E se dovessi svegliarmi prima di morire, salvami col tuo sorriso". La donna, l'amata, non solo è carnefice ma anche salvatrice, lei è padrona e dea capace di decidere il destino del suo amante, come fosse un burattinaio che tira le fila del fato. Basterebbe un suo sorriso o suo bacio per sollevare dalla tomba il cuore dell'uomo, rinchiuso vivo in questa oscurità. "Il bacio della vanità mi ha donato una morte spirituale, ha nutrito gli insaziabili dei della guerra. La tua casa è dove è l'oscurità, adesso abbraccia il fuoco indistruttibile". Gli dei della guerra e della notte sono sempre presenti nella poetica della band finlandese, così come di tutte la band a tradizione gotica. Nel buio della notte, sinonimo di morte spirituale, però è sempre presente un bagliore, seppur pallido, simbolo di speranza e di amore. Il fuoco indistruttibile, in questo caso, è l'amore che arde in eterno facendo luce sulla morte.

Gone With The Sin

Gone With The Sin (Andata Via Col Peccato) si stende in un dolce strato sonoro indotto dai sintetizzatori di Burton e dagli archi, la voce di Ville Valo viene avvolta dalla foschia dell'orchestrazione per declamare con toni sopiti una marcia funebre, una nenia oscura che fa rabbrividire. "Amo la tua pelle così bianca, amo il tuo tocco freddo come il ghiaccio, amo ogni singola lacrima che piangi, amo il modo in cui stai perdendo la vita". Quasi a cappella, il vocalist ci parla di un amore agonizzante, una ragazza in fin di vita, che sta per andarsene massacrata dall'amore, sedotta dall'emozione. Il refrain giunge sottile, sempre basato su toni quieti, dove però entra in scena la batteria di Gas e il basso di Migé, mentre Linde esegue un arpeggio acustico sognante, i cori pensano al resto, intavolando una melodia irrefrenabile e seducente che avvolge i timpani come balsamo lenitivo. "Come sei bella, mia cara, fatta a pezzi te ne sei andata via col peccato. E sei bellissima", le parole sono sospirate, un gelido sospiro di morte che si ripercuote nella seconda strofa, dove Valo ammicca con il suo timbro: "Adoro la disperazione nei tuoi occhi, venero le tue labbra una volta rosse come vino, desidero il tuo profumo che mi fa venire i brividi lungo la schiena, amo mentre te ne vai". L'uomo contempla la sua donna in punto di morte, la quale sta sbiadendo lentamente sotto i colpi del tempo, le sue labbra rosse come il vino stanno perdendo colore, così come la sua pelle, così come il suo intenso profumo, trasformando la dolce ragazza in un corpo privo di vita. La base strumentale rievoca perfettamente la scena di questo funerale, e non è un caso se nel videoclip il tenebroso vocalist attraversa un prato verde con un mazzo di fiori in mano, pronto a rendere omaggio alla sua amata defunta. Il solo di violino è stupefacente, sembra il rumore di un insetto che sbatte follemente le ali e si libra in volo guardando dall'alto l'atto funebre che si sta compiendo sull'erba, accanto alla tomba della giovane. L'insetto fa un volo pindarico e ricade in picchiata, scontrandosi con un ritornello gonfiato dai cori che si protrae fino alla fine. Valo ha definito questa canzone come "un semplice inno d'amore, con tutti gli stereotipi del genere, ispirata a una vecchia relazione andata male".

Salt In Our Wounds

Il sipario color porpora si scosta e sul palco arriva Salt In Our Wounds (Il Sale Nelle Nostre Piaghe), che si palesa in tutta la sua sensualità, sorretta da un gustoso e cupo tappeto elettronico, in sostituzione delle chitarre elettriche della traccia originale, ed è proprio il tappeto tastieristico impartito da Burton a evidenziare l'atmosfera gotica. La prima strofa è delicata e innocente, nella quale Valo sospira le sue pene d'amor perduto: "Siamo qui, nel vortice dell'amore, aspettando la quiete che plachi i nostri cuori. Siamo qui e non sappiamo come fermarci, aspettando la guerra che metta fine a tutto". La voce rimane bassa, sofferente e piena di tensione, nel declamare al mondo il dolore causato dall'amore, un amore vorticoso, che spazza via qualunque cosa si palesi sulla sua strada, sballottando di qua e di là la coppia di amanti, in piena tempesta emotiva. Ma la coppia aspetta di fermarsi, aspetta la morte, per gustarsi un amore eterno in pace e nel silenzio dopo i tumulti della vita. Non si respira, e allora ecco che il grondante basso di Migé e la chitarra di Linde si impennano all'unisono, entrambi a contrastare l'elettronica invadente, originando il glorioso e fiero refrain, dalla melodia irresistibile, gridato al vento, anche se più trattenuto in questa versione alterata: "L'amore è folle e lo siamo anche noi, è la piccola tomba dei nostri cuori e il sale nelle nostre piaghe". L'amore è sofferenza, catacomba di emozioni infinite, ma allo stesso tempo è medicina per disinfettare le ferite inferte dalla vita, il sale da spargere tra le piaghe della carne. I tempi si smorzano improvvisamente, i toni pacati tornano a farsi avanti, decelerando il ritmo e introducendo la seconda strofa, più ricca nel suono: "Siamo qui, esattamente dove abbiamo iniziato, aspettando il dolce amore a braccia aperte. Siamo qui proprio come prima, aspettando il calore di questa tenera tempesta". La tempesta è metafora di vortice di sentimenti che travolge il mondo dei due amanti e, così come la guerra, simboleggia la fine di tutto, la fine del dolore, la fine dell'attesa, per concedersi a un'immortalità desiderata con tutto il cuore. Linde si prende il suo spazio e si inerpica in un assolo strano, effettato, ma davvero efficace, per poi accompagnarci alla fase finale, dominata da un ritornello ripetuto più volte e che cresce di intensità, stagliandosi nella mente grazie all'eccezionale linea melodica.

Please Don't Let It Go

Ritorniamo all'acustico, ovvero alla sua versione primitiva, di Please Don't Let It Go (Per Favore Non Mollare), qui ripresa direttamente dalle sessioni originarie, prima che fosse trasformata e adagiata su base rock. Giro di chitarra acustica e prima strofa: "Ci stiamo allontanando, ma voglio che tu sappia, ovunque sei io ti appartengo. L'amore sta cantando la nostra canzone, ma sbagliamo nel cantarla insieme, ovunque tu vada io ti seguirò" recita Valo. Il gothic si tinge di un tono più solare e acquisisce una certa dinamica, dal ritmo sinuoso, per uno stile più orecchiabile e cangiante che ritroveremo poi nel disco meno dark degli HIM, "Screamworks", probabilmente il loro lavoro meno riuscito. Ma anche in questo caso, l'elevata ispirazione dei finlandesi e la classe immensa che li contraddistingue ci mettono una pezza, rendendo gustosissimo l'intero brano, probabilmente migliore in questa versione che in quella ufficiale contenuta sul terzo studio-album. "Così ti prego non mollare, ti prego di non farlo, e se mollerai io non mollerò" ripete un refrain che si appiccica addosso e non va più via, come un tatuaggio o un graffio indelebile. "Tu provi ad essere forte, ma sei sempre così sola, qualunque cosa io faccia sbaglio. La morte canta la nostra canzone, e impazienti cantiamo insieme, qualunque cosa tu faccia io l'adoro". Il canto d'amore è intonato dalla morte, incarnazione e metafora di benessere, di paradiso, di immortalità, secondo una tradizione letteraria romantico-decadente. Ecco che si dà spazio al bridge costruito sempre sulla chitarra acustica e sulla voce sospirata: "Non mollare la vita, non mollare l'amore, non mollare tutto quello che abbiamo. Non mollare la fiducia, non mollare la lussuria, non mollare tutto ciò che condividiamo". Un brano veloce e diretto, che non lascia il tempo di respirare, gestito da mani sapienti come quelle dei musicisti coinvolti.

One Last Time

One Last Time (Un'Ultima Volta) viene concepita, almeno a detta dell'autore, come una specie di "scusa" dopo una narrazione abbastanza negativa, dove l'amore è visto come simbolo di morte precoce e di agonia. Invece l'ultima traccia è concepita per trasmettere un senso di pace, riscattando il potere salvifico dell'amore, dove si consiglia al pubblico di provare ancora una volta prima di arrendersi del tutto. Composta in pochissimo tempo e riunita tutta la band attorno a sé, Ville Valo dà vita a una sognante cantilena d'amore, affogata nella solitudine e nella malinconia. Questa marea placida viene portata avanti dai cori della band, quasi in stato meditativo, e dall'arpeggio misterico della chitarra che solo durante le strofe lascia spazio alla voce soffusa, registrata come se provenisse dalla cassa di una vecchia radio. "È così difficile da credere, che i nostri cuori siano stati creati per essere spezzati dall'amore, e che in un costante morire giace la bellezza di tutto questo". Il refrain è di una morbidezza che toglie il fiato, la voce del singer si amalgama ai cori dei compagni, producendo un inno all'amore da brividi sulla pelle, melodicamente irresistibile, narrativamente fulmineo, nel quale si infonde il coraggio di provare ancora una volta per far funzionare le cose: "Almeno potresti provare, almeno un'ultima volta, prima che sia tutto finito", recita il brevissimo ritornello, ed è un segno di speranza per tutti noi, laddove l'amore viene costantemente messo alla prova, vive in mezzo a mille pericoli, ma ha bisogno di tali imprese per accrescere e definirsi. "Mi sono sempre stupito di quanto siano luminose le fiamme in cui stiamo bruciando, ho sempre sorriso alle tragedie che ci teniamo dentro. Non vuoi nutrire la paura di vivere per mantenerci vivi?". Ecco il riscatto tanto agognato: bisogna continuare a vivere, nonostante la paura della vita, senza arrendersi, senza lasciarsi morire, cercando di superare i problemi e le tragedie che ognuno di noi conserva nel cuore. Le tastiere suonano delicate, così come l'arpeggio acustico, conducendo a un'estasi notturna incredibilmente affascinante e profonda.

For You

L'arpeggio romantico si trasforma in pressione morbosa, la ritmica doom, dai forti tratti oscuri, qui si spegne per trasformare il tutto in una versione unplagged, ovvero in acustico. La strepitosa For You (Per Te), gioiello nero dai toni macabri e cantato da un Valo in grande spolvero, qui assume altri toni, più psichedelici e quieti. "Nella grazia del tuo amore mi sto contorcendo nel dolore, in 666 modi ti amo e spero che tu provi lo stesso. Sono qui per te", declama il cantante facendosi largo tra le chitarre, la voce è tranquilla e grave, e intona un canto nero: "Sto uccidendo me stesso per il tuo amore e ancora tutto è perduto, in 777 modi ti amo finché morte non ci separi. Sono qui per te e sto morendo per il tuo amore, il mio paradiso è dove sei tu". Se il 666, in religione, indica il numero della bestia, di Satana, perché è la ripetizione del 6, numero imperfetto, il 777 è il numero sacro, il numero di Dio, poiché il 7 è associato alla natura divina: sette come i giorni della settimana, sette come i peccati, che ripetuto tre volte dà la perfezione. L'amore scaturito dalla penna di Ville è sia sacro che profano, divino ma anche macabro, perché comprende i due aspetti tanto cari al gothic metal: l'amore e la morte, il bene e il male, costantemente eternamente uniti tra loro. Il siparietto teatrale torna nel break centrale, sommerso da cori urletti e gemiti, e da un arpeggio romantico e sessuale che trasuda un fascino retrò. Valo urla contornato da voci effettate, spezzando questa parentesi placida, rigettando il suo rancore nella potenza della musica, cercando di rassicurare la donna amata. Un anthem di grande impatto sonoro, gotico, lineare, qui ben rivisitato senza intaccarne il valore espressivo o l'impatto emotivo del pezzo originario, quello concepito addirittura nel lontano 1996 e accolto da tutti come un raggio di luce apparso tra le tenebre.

The Path

The Path (Il Sentiero) è la meraviglia che si stende in un sinuoso e malinconico canto mitologico che riporta in vita la triste leggenda di Orfeo e Euridice, amanti separati dal destino e sbeffeggiati dagli dei dell'Olimpo. Un capolavoro intimo e sofferente, qui ancora più pacato e sognante, che si evolve alternando fasi concitate ad altre talmente soffici da sciogliere cuori e strappare via anime. Valo è liturgico nella narrazione, dalla voce disperata e in preda alle lacrime, ricrea la giusta ambientazione per la vicenda. "Non c'è ritorno da questo sentiero senza fine, sinuoso e nero si estende davanti ai miei occhi. All'inferno e ritorno mi guiderà ancora una volta, e tutto ciò che ho mentre inciampo dentro e fuori la grazia", declama il vocalist nelle vesti del cantore Orfeo, poeta divino di un mondo antico. Il refrain è dietro l'angolo, di una dolcezza sconfinata, adagiato su un tappeto tastieristico e da un riff funerario, che esplode verso la fine, che getta nello sconforto: "Cammino tra i giardini della luce morente, e attraverso fiumi profondi e oscuri come la notte, cercando una ragione al tempo che fugge via", soffriamo con Orfeo, che è sprofondato negli inferi alla ricerca della sua amata Euridice, sfidando gli dei per riportarla in vita. Ma il percorso è pericoloso e nefasto ed egli, ad ogni passo, sente il respiro della morte dietro al collo e il fallimento della sua gloriosa missione: "Ad ogni passo conosco meno me stesso, e infrango ogni voto sul mio cammino verso il tuo cuore. Innumerevoli volte ho chiesto perdono ma gli dei mi hanno sempre riso in faccia, e questo sentiero continua a condurmi tra le braccia della solitudine". Orfeo non si arrende, affronta gli dei, affronta il suo triste destino, sapendo che andrà incontro a una sconfitta certa, ma va avanti, da eroe quale è. Valo sospira, facendoci assaporare tale patimento, i toni si smorzano, le chitarre si quietano, lasciando solo la scia di una cantilena protratta grazie alle tastiere di Burton. Dunque gli strumenti riprendono vita, seguendo il nostro eroe sul sentiero della morte: "Vedo attraverso l'oscurità la via di ritorno per casa, il viaggio sembra infinito ma andrò avanti lo stesso, le ombre sorgeranno e cadranno e la nostra notte annegherà nell'alba". La coda finale è dominata dalla voce di Valo, dalla sua sofferenza che intona parole ciniche e struggenti: "Tra le tue lacrime c'è un sorriso che gli angeli accoglieranno con un inno d'invidia. Uno sguardo negli occhi di uno sconosciuto e so da dove provengo". "The Path" è magia ed emozione, un viaggio oscuro nei meandri della psiche, uno di più grandi componimenti sfornati dalla band finnica.

Lose You Tonight

L'aspetto elettronico si prende l'intero corpo di Lose You Tonight (Perderti Stanotte), qui allungata e frammentata da rumori ed effetti sonori stranissimi. Sul tappeto sonoro creato da Burton si sentono degli effetti elettronico particolari, che assomigliamo a rantoli alieni. Il brano ha un andamento ossessivo, fatto di ritmi che accelerano e rallentano di continuo, sempre ripetendo le stesse parole, che poi sono quelle del ritornello, che incidono sulla mente dell'ascoltatore come bisturi. "Non fuggire via, perché non posso vivere senza di te, per favore resta, e imparerò ad amarti nel modo giusto", supplica un Valo disperato e affranto, quasi in lacrime perché sente che sta per perdere la sua donna. Il giro di chitarra impartito da Linde Lindstrom si gonfia e si fa affilato, e non passa molto prima che giunga l'agognato chorus liberatorio: "Perché aspettavo te, aspettavo te per tutta la vita, e ho pianto per te, sono morto per te per tutto questo tempo, perché aspettavo te per tutta la vita, e non ti perderò stanotte". Parole morbose, ossessive, dirette a un'amata che sembra fredda e cinica, che forse vuole fuggire via, scappare dal dolore per rifugiarsi chissà dove, ma l'uomo la riprende, si inginocchia di fronte a lei e la prega di restare: "Non fuggire via, non ho mai voluto ferirti, per favore rimani, e imparerò a trattarti nel modo giusto". In mezzo a questo mare di ossessione, fatto di frasi ripetute fino alla nausea, dapprima a pieno regime e poi a cappella, con soltanto le tastiere in sottofondo, troviamo un interessantissimo break centrale, che certamente non infonde un po' di luce, ma almeno fa respirare. Burton delinea una scia elettronica tetra che sembra un nuvolone nero e minaccioso che incombe sul mondo, mentre Linde esegue un assolo rallentato, pizzicando morbidamente le corde della sua ascia, come per non destare dal torpore generale. "Lose You Tonight" è certamente una traccia interessante, dalla melodia sofisticata e dal buon utilizzo di certi effetti sonori che modificano strumenti e voce e arricchiscono un suono molto semplice, concepito inizialmente come possente brano doom metal, claustrofobico e nebuloso.

Pretending

Il magma sonoro ci porta in direzione di un brano acustico non molto amato dal cantante ma sicuramente uno dei migliori mai composti in carriera. Pretending (Fingendo) rivela una natura rilassata e un testo di grande fascino, nonché una struttura circolare con intro ed epilogo identici tra loro. "L'amore è una fiamma che non può essere domata, e sebbene siamo la sua preda volontaria, mia cara, non siamo noi quelli da biasimare" è la prima frase pronunciata dal vocalist, senza l'ausilio degli strumenti se non un evanescente velo di tastiere che via via si fa più intenso per poi lasciare spazio alle chitarre acustiche. Il suono scaturisce un effetto sicuramente efficace, che dà una sensazione di pace sensoriale, di leggerezza mentale, un ritorno alla fanciullezza e all'innocenza, ma che trasmette anche frenesia e voglia di riscatto amoroso. "La fiducia è una parola che tutti gli amanti conoscono. La gloriosa arte di macchiare le anime, mia cara, non siamo noi quelli da biasimare". L'amore è un sentimento terreno dal quale nessuno può sfuggire, poiché rappresenta l'impronta o il marchio lascivo di un Dio ribelle e calcolatore ai danni delle anime umane. "Più abbiamo e più desideriamo, e più feriamo i nostri cuori e più finisce in lacrime", ci anticipa Valo nel pre-chorus, parlando di uomini avidi di amore e schiavi di emozioni, poi basso e chitarra si impennano, così come lo strambo suono aleatorio di tastiera, quasi un flusso energico che si insinua nella mente dell'ascoltatore, come viene suggerito dal video dove qualcuno massaggia la fronte del vocalist assecondando una specie di rito sciamanico, e ci prepariamo per il fantastico refrain: "Allora continuiamo a fingere, il nostro paradiso vale l'attesa. Continuiamo a fingere, va tutto bene, sarà la fine del nostro desiderio. Continuiamo a fingere che vada tutto bene". Il dramma è tutto racchiuso in queste parole dal sentore sacro: la vita vista come inferno ricco di dolori e sofferenze e un'esistenza ultraterrena beata e gioiosa. "Quando i dubbi emergono, il gioco inizia. Quello che noi non vinceremo mai, mia cara, finisce sempre in lacrime", le lacrime che accompagnano la coppia, nell'attesa di una vita migliore, in altri luoghi e in altri spazi. Così come si era aperto, il brano si chiude con la voce sensuale di Ville Valo che intona la prima strofa.

Rendezvous With Anu

Rifacimento di un brano del 1998 contenuto nel disco "Apocalypse Dudes", Rendezvous With Anus (Appuntamento Con Anu) è la cover dei norvegesi Turbonegro. Il minutaggio del pezzo originale, punk song di meno di due minuti, in questo caso viene allungato, mentre la sezione ritmica trasforma il punk in una bellissima marcia gothic doom, dai toni rallentati, la forte componente elettronica, la voce catacombale e le chitarre in prima fila. La composizione si presenta con un testo breve e affilato, che cita il dio mesopotamico Anu. Secondo la mitologia mesopotamica, Anu è il dio celeste del creato, padre degli dei, fratello di Ki, ovvero la terra. Secondo la leggenda Ki e Anu crearono il cielo e la crosta terrestre, per poi infondere la vita nell'universo. Il testo elaborato dai Turbonegro non è che sia così aulico, o approfondisca molto la figura di questa divinità, ma si stende nella più classica tradizione punk: poche battute, feroci e dirette, che celebrano il rituale del rock n roll, una danza sfrenata e seducente al ritmo di musica, un bel fondoschiena sul quale sbavare e una chitarra elettrica da molestare. Gli HIM prendono la canzone dei norvegesi e la riadattano, rendendola più liturgica e seriosa, anche se poi il testo quello rimane. "Muoviti, bambina, muovi quel culo, fammi inginocchiare, dammi la scossa elettrica attraverso la potenza del rock. Unisciti a Zeus e a Spartaco e viene all'appuntamento con Anu". Se Zeus rappresenta la divinità, Spartaco rappresenta l'uomo, il genere umano, la ribellione. Due sfere diverse per natura, create dal dio supremo Anu, genitore di tutti gli esseri viventi. Burton ci culla con un tocco dolce, creando una nenia tastieristica che ben presto si trasforma in una marcia oscura dominata da basso e chitarra. Il ritmo, rispetto alla versione originaria, è rallentato, forse meno affilato ma pur sempre inquietante. Come al solito, gli HIM sono dei veri campioni, e anche in questo caso fanno propria la canzone, imponendosi sull'originale con classe e talento, migliorandola e arricchendola con molteplici decorazioni e amalgamandola al proprio unico sound musicale.

Sigillum Diaboli

B-side di "Razorblade Romanze", Sigillum Diaboli (Il Sigillo Del Diavolo) ricalca il sound tipico del secondo album della band, per un mix letale tra musica gotica e musica glam. L'album del 2000 era miracolosamente ispirato, non solo i pezzi entrati ufficialmente in scaletta nella versione definitiva, ma anche gli scarti, perciò questa strepitosa traccia non fa eccezione, seducente e pomposa, sorretta da linee melodiche sensuali e allo stesso tempo orecchiabili. Inoltre, la sezione ritmica non si risparmia ed evidenzia tutta la grinta espressa dai musicisti, qui nel pieno della forma e dell'ispirazione. "Non riesco a vedere la tua faccia triste e i tuoi occhi pietosi. Non hai la forza di sostenere il pesante carico inflitto dalla vita, io sono Cristo dio tuo, e ti voglio ora. Questo mondo è per noi e tu lo sai bene", recita Valo gemendo, sovrastando il gracchiante riff di chitarra inferto da Linde Lindstrom e invitando l'amata a prendere parte all'apocalisse in corso. "Non posso vedere attraverso i tuoi occhi, mentre stai versando le lacrime. Solleverò il peso dalle tue spalle, devi credermi, questo mondo è solo per noi". Ville Valo si pone come il salvatore, ne indossa le vesti e ne professa lo stesso culto, fa di tutto pur di sedurre la ragazza, tentandola subdolamente come il serpente biblico. Si rende angelico, ma nasconde la sua anima demoniaca, cercando di vincere i dubbi della sua compagna per ottenere fiducia. A metà la sezione ritmica rallenta, Linde parte con un assolo confusionario e travolgente, che rievoca proprio l'apocalisse interiore che divora i nostri protagonisti, poi si riprende a spingere sull'acceleratore. "Alla fine sei giunta, dici che vuoi tutto. Io mi sono spezzato per ottenere il tuo amore, sto morendo, ma tu vuoi ancora di più". La donna è stata tentata, è passata alle forze del male, è stata corrotta, ed ora è insaziabile, divora l'uomo, prosciuga il suo amore, e non ne ha abbastanza. Il diavolo ha fatto il suo dovere, ci ha messo lo zampino, corrodendo due cuori.

I Love You (Prelude To Tragedy)

Il ritornello è sospirato, proveniente dal nulla, un oblio evocato dal leggiadro tappeto dei synth, poi la sezione ritmica esplode, ancora più possente rispetto alla versione ufficiale: chitarre heavy metal, basso pulsante, drumming furibondo, e I Love You - Prelude To Tragedy (Ti Amo - Preludio Alla Tragedia) prende forma per intavolare un misto tra goth e glam metal, un'unione vincente che gli HIM hanno saputo rendere al meglio. Il brano denota una certa dinamica, è potente, veloce, dotato di una melodia irresistibile, ma di certo non dimentica di trasmettere oscurità e malinconia, qui ancor più accentuata. "Non riesci a vedere, mia cara, che più ci provo duramente e più ci allontaniamo l'uno dall'altro? Credimi, più dolce è il bacio e più fredde diventano le tue braccia, e così anche il tuo cuore". Valo è sensuale, gorgheggia, ansima, si protrae in un falsetto che precede il ritornello, quello che abbiamo sentito in apertura, ma questa volta è possente, cantato con voce baritonale, proveniente dall'inferno, poggiato sui colpi inferti alle pelli da Gas e dal vortiginoso giro di basso, che fa la parte del leone in questa occasione, di Migé. "Lo vedo nei tuoi occhi, lo sento nel tuo tocco, lo assaporo dalle tue labbra, io ti amo ancora di più", recita un chorus fenomenale, dal drumming grintoso ma, allo stesso tempo, dalle forme erotiche, dove il vocalist palesa la sua innata versatilità passando da note estremamente basse al falsetto finale. Il basso è pressante e morboso, insieme ai fraseggi taglienti di chitarra mette in scena questo struggente amore: "Stanotte, mia cara, più mi avvicino e più tu sei senza amore. Non lo senti? Più freddo è il tuo tocco è più mi accendo di passione, più velocemente batte il mio cuore". Valo declama il suo eterno amore ultraterreno, quasi divino, nei confronti di questa donna fatale, gelida, astratta, lontana e forse irraggiungibile. Linde sferza l'aria con una serie di assoli che fanno da contorno alla ripresa del refrain, che ci conduce alle ultime battute. Il pezzo è diretto, lineare, segue una struttura scarna, ridotta all'osso, ma che impressiona per ispirazione melodica, senza dimenticare la cura di ogni strumento, che pesta pesantemente nonostante un suono estremamente ripulito in fase di produzione. L'attacco è vincente e ci introduce nelle atmosfere del disco, in un clima di apocalittico amore, molto simile a un sentimento di perdizione e di morte.

The Beginning Of The End

Il torpore notturno si palesa, ed ecco che veniamo scagliati nel vortice allucinatorio di The Beginning Of The End (L'Inizio Della Fine), perla nera raffinatissima che si forgia di un'architettura stratificata grazie all'ottimo utilizzo delle tastiere suonate come rafforzamento delle chitarre. Si attacca con gli strumenti impennati che creano un vortice sonoro che travolge l'ascoltatore, spazzandoli via in questo clima apocalittico. Ma il momento catastrofico dura pochi secondi, poiché viene subito sostituito dal primo cambio di tempo nel quale la possente batteria, accompagnata da un sibilo elettronico in sottofondo, contorna la voce, quasi a cappella, di un Valo dalla timbrica effettata che cerca di fuoriuscire dalla foschia che lo soffoca. "Il tuo mondo sta giungendo alla fine, ma tu non devi aver paura, io sono qui" sussurra il vocalist per tranquillizzare l'amata di turno, ma ecco che un'esplosione di suoni travolge le casse, le frantuma come un terremoto, squarciandole, e da quella frattura emerge l'incantevole ritornello che è un vero colpo al cuore: "Salva la tua felicità per domani, mentre oggi affoghiamo nelle lacrime. Una goccia del tuo sangue oggi sa di vino". Melodia agrodolce, magnifica e ipnotica come solo gli HIM sanno creare, dunque tornano in primo piano chitarra e basso, cullandoci in un andamento doom dai ritmi velenosi e catastrofici, che creano grande confusione: "Vieni più vicina, mia cara. È solo l'inizio della fine, io sono qui". L'epilogo travolge i timpani, una fine celebrata da mille effetti sonori, come l'elettronica in sottofondo, i colpi muscolosi inferti ai tamburi, il riffing assassino che improvvisa e sperimenta. Una bomba nucleare che si spiana nell'ultimo refrain, quando Valo alza il tono di voce e urla del suo funesto amore: "Perché ti amo, io sono qui per te. Lascia che piova". La stratificazione sonora è una vera meraviglia, gli HIM sperimentano creando un pezzo dal sentore ultraterreno, originando un suono mistico che è soltanto loro, una specie di mix tra gothic metal e soundtrack horror, dai contorni ombrati e intimi che risaltano a lungo anche dopo aver terminato l'ascolto.

Again

Again è la bonus track estrapolata da "Deep Shadows And Brilliant Highlights", ed è talmente bella che avrebbe potuto benissimo essere inserita in scaletta, magari al posto di una delle due tracce minori presenti, decisamente meno ispirate. Questo pezzo è molto diretto e dotato di una grande melodia, accentuata dalla grande vocalità di Ville Valo. Tra chitarre zanzarose, corrose dalla ruggine, basso pomposo e batteria scatenata, prende vita un brano dal piglio fresco e dall'animo punk, seppur la sua natura resta effettivamente nella sfera gotica. "Ho visto che hai voltato nuovamente le spalle all'amore. Ho sentito che sei inciampata di nuovo su quella strada. Ho provato ancora una volta la disperazione sulle nostre labbra. I nostri cuori sono avvolti dalla disperazione, ancora una volta". Gli HIM ripropongono il loro soggetto preferito: l'amore drammatico, il sentimento ostacolato, la sensazione di una fine imminente. E su questa strada si prosegue: "Piango alle tue spalle, il mio cuore batte lentamente, la disperazione tinge nuovamente i nostri cuori e bacia le nostre labbra". Linde interviene protraendo il riff portante, pieno di sabbia e di sporcizia, l'elettronica arriva in punta di piedi con tiepidi effetti sonori in sottofondo, e così giunge l'ultimo corpo, sempre intonato da un Valo dalla voce straziata, che ripete le prime due strofe. Una canzone bella e lineare, forse un po' troppo sempliciotta dal punto di vista strutturale, come del resto era tutto il terzo album degli HIM, sfoltito e basato soprattutto sulle melodie e sui glaciali riff di chitarra. "Again" fa parte delle bonus di questo ottimo album, assieme alle altre bellissime "In Love And Lovely" e "You Are The One", che in alcuni mercati sono state inserite nella tracklist standard, aumentando notevolmente la qualità dell'opera.

Wicked Game

Un profondo e grasso riff di chitarra si abbatte sulla terra accompagnato dai colpi tonanti dei tamburi, trasformando la dolce nenia firmata da Chris Isaak in un violento pezzo doom, mantenendo carica sessuale e quel pizzico di malinconia che riveste l'originale. Wicked Game (Gioco Malvagio), immortalata nel live in Turku, è un canto magico, ossessivo e fascinoso, e nella versione degli HIM acquista più malvagità, una malvagità gotica scandita da un vocalist dalla voce cupa e fatale: "Il mondo era in fiamme e nessuno oltre a te poteva salvarmi. È strano come il desiderio renda folli le persone. Non ho mai sognato di incontrare qualcuno come te, e non ho mai pensato di perdere qualcuno come te", e mentre la strofa è abbastanza veloce, il ritornello è velenoso e profondo, dapprima cantato in falsetto e poi con voce catacombale, nel quale Valo sfoggia la sua versatilità, la sua doppia anima, quella angelica e quella demoniaca, in un timbro che ha pochi eguali al mondo. "Non voglio innamorarmi, questo mondo ci spezzerà il cuore, questo mondo mi spezzerà il cuore solo per te", ripete su un riff di chitarra elettrica incastonato come diamante su una montagna sonora, un monolite che si sbriciola soltanto nella fase finale del chorus, quando Lindstrom si lancia in un solo cupo che stordisce come un pugno in faccia. "Un gioco perverso al quale giocare, ecco come mi sento, la tua colpa è questa, perché è una cosa malvagia farmi sognare di te. Che cosa malvagia farmi parlare solo di te". I toni placidi ed estivi del capolavoro di Isaak si vestono di nuove sfumature, più dinamiche e tetre, dal sapore invernale. La spettrale chitarra dell'originale non viene sostituita in questa cover, semmai metallizzata, screziata dalla distorsione, ma mantenendo colore e ardore, ribadito dallo stesso biondo-crinita chitarrista, che si dilunga in un secondo assolo, per poi spezzare il ritmo con un break arpeggiato e sognante, dove fa capolino l'atmosfera elaborata dall'autore originario. In questa fase viene ripreso il primo verso e ripetuto con toni più calmi ed eterei, le grida e i versetti del vocalist donano sensualità ed eccitazione al brano, rendendolo più enfatico, catturando l'attenzione delle fanciulle. Solitamente le cover, così come i remake cinematografici, rendono molto meno rispetto ai modelli originari, in questo caso però, gli HIM riescono a ripetere egregiamente la magia della leggendaria canzone di Isaak, composta nel 1989, rilanciandola come hit mondiale, impossessandosi perfettamente della sua anima e delle sue atmosfere, come se fosse stata partorita da loro stessi. La sentenza finale è una soltanto, scandita da Valo nel suo tradizionale femmineo gorgheggio: "Non c'è nessuno che non ami qualcuno".

Soul On Fire

I ritmi furiosi riprendono con la dinamitarda Soul On Fire (Anima In Fiamme), altra vampata goth metal che toglie il respiro e qui stravolta da una base elettronica messa in loop.  L'introduzione è al cardiopalma, nebulosa e astratta, poggiata sulle eteree tastiere di Burton, sprofondando l'ascoltatore in un mondo dominato da un clima smorto, incolore e confuso. "C'è una fiamma che porta alla deriva le nostre anime, nessuno è al sicuro dal suo tenero tocco di dolore. Ogni giorno cerca nuovi schiavi per celebrare la bellezza della tomba". La fiamma è quella della passione, qui immaginata come una sorta di Caronte, guardiano degli inferni che traghetta le anime dei mortali oltre le rive del fiume Stige. La fiamma ha un tocco tenero ma, nonostante ciò, comporta dolore, e ad essa l'incauto amante non potrà mai sottrarsi. Valo decanta le virtù del fuoco, i suoi misteri e i suoi poteri, con voce raffinata, pregna di sentimento, fino a quando non decolla nel gelido ritornello, a voce piena, gridata al vento: "Siamo come morti viventi, sacrifichiamo tutto ciò che abbiamo, per un cuore ghiacciato e un'anima in fiamme. Siamo morti viventi, desideriamo la salvezza, con un cuore gelido e un'anima in fiamme". A sostenere le linee del refrain è la vigorosa chitarra elettrica, qui sommersa dall'elettronica, che infuria con foga nella mischia, potenziando il cambio di tempo. Quando la battaglia termina, restano ancora le tastiere e la drum-machine a condurre il gioco, mentre il basso di Migé lentamente si fa largo tra la folla generando un gusto momento di estasi. "E di nuovo stiamo cadendo in disgrazia, e l'odio ci riparerà dalla pioggia. Siamo schiavi del sacro cuore della vergogna, e dolcemente violentati dalla luce del giorno". La luce del giorno, questa volta, non è grazia divina né guarigione dalle ferite, ma è un graffio profondo sulla pelle, disgrazia e odio, perciò alle povere anime destinate all'oblio non resta che trovare riparo nella notte, negli anfratti più bui e remoti della terra. La morte è un'anima che brucia, un cosmo che si espande oltre ogni confine e che si dissolve come cenere al vento. Il break è solenne, cerimoniale, impossibile fuggire dal peccato verso il quale siamo portati: "Schiavi della nostra divina disperazione, sosteniamo il veleno della croce, la colpa ci seguirà fino alla morte" grida Valo dalla voce effettata, lasciando poi funestare l'aria da una sezione ritmica indemoniata ed effettata come non mai.

Beautiful

Se il genio si misura in base al sentimento che un canto suscita e alle emozioni che trasmette, al di là degli aspetti tecnici, che talvolta sono fini a se stessi, allora soltanto i grandi della musica sono in grado di comporre un pezzo come Beautiful (Bella), oscura e sublime ballata acustica, in questa versione rinforzata dalle chitarre elettriche in fase di chorus, dal testo ermetico ma dalle emozioni infinite declamate da un Ville Valo strepitoso nella sua interpretazione. L'elettronica apre a un mondo tetro, tempestato dalla chitarra acustica che si delinea in un giro morbido e coinvolgente sul quale si staglia il candido timbro di Valo. "Solo uno sguardo nei tuoi occhi, uno sguardo e sto già piangendo, perché sei così bella. Solo un bacio e sono vivo, un bacio e sono pronto a morire, perché sei così bella". La struttura della canzone è particolare, poiché al suo interno non troviamo il classico ritornello; a dire la verità ogni singolo blocco potrebbe essere inteso più come un refrain che come verso e, infatti, ogni paragrafo termina con la parola chiave: "Beautiful", che altro non è che una dedica spensierata e drammatica nei confronti dell'amata. "Solo un tocco e mi infiammo, un tocco e sto già piangendo, perché sei così bella. Solo un sorriso e divento selvaggio, un sorriso e sono pronto a morire, perché sei così bella" e così si esaurisce un testo bello e ristretto, suddiviso in soli due blocchi narrativi, ma la classe della band, complice la grande interpretazione del leader, protrae questo canto disperato alternando gorgheggi sensuali, grida di dolore, inserti elettronici e interessanti giri elettrici che creano un'atmosfera magistrale e che di tanto in tanto esplodono nelle casse. Gli HIM riescono a creare una vera gemma oscura, un capolavoro intimista che in origine era stato pensato come un mid-tempo solenne e pressante, dalla natura doom, e poi è stato rimaneggiato, sfoltito e denudato, fino a trovare diverse soluzioni vincenti, l'originale, sicuramente più delicata e poetica, e questa qui, più potente e metal.

Endless Dark

Endless Dark (Buio Infinito) è diretta e trascinante, in grado di rivelare morbidezza e una melodia sorprendente che punta dritta al cuore. La strofa è carica di emozione e molto elegante, illuminata da una luce cupa che affascina non poco, una luce che è specchio di un amore irrequieto proveniente dall'inferno, pronto a travalicare le porte del mondo, attraversando tempo e spazio: "La pallida luce brilla attraverso i cancelli della grazia, su me e te, ingannando i nostri cuori irrequieti. Una fiamma tremolante ma serena divora la notte per farci vedere la paura alla quale ci aggrappiamo forte". Ecco che torna il simbolo del fuoco, la fiamma eterna della passione che tutto illumina, persino un cammino travagliato e fitto di pericoli. La luce dell'aurora è in fondo alla notte, bisogna attraversare il buio per raggiungerla. "Ma io so da dove vengo, lontano dai tuoi dei che guariscono tutte le ferite e illuminano questa oscurità senza fine", recita un sottilissimo chorus, costruito su solide fondamenta cementate dal drumming di Gas e dal basso di Migé. Gli dei sono al fianco dei giovani amanti, per proteggerli dalle insidie della terra, indicando loro la strada da seguire per raggiungere la luce eterna della vita. "Solitaria la luce brilla su di te, attraverso i cancelli del fuoco sepolto che si nutre di amore. Debole è la fiamma che mi tiene sveglio dall'abbraccio di crudeltà e tenerezza, non salvando più la mia anima". La sezione ritmica,, invasa dall'elettronica, esplode soltanto per suddividere le strofe a metà, spezzandone la linearità, tanto che la band preferisce restare su toni morbidi, in acustico, almeno fino a quando Linde non torna con un assolo dai riffoni belli potenti, riff che presto vengono spazzati via dai rintocchi di piano, che assomigliano a una ninna-nanna che induce al sogno e alla parentesi più morbida della canzone, dove Valo canta con il solo accompagnamento dell'arpeggio chitarristico: "I tuoi dei vegliano su di te e domano il tuo cuore, seppelliscono la mia verità tra le tue braccia, venerano la tomba del nostro amore dimenticato, guarendo tutte le ferite in un'oscurità eterna". È il trionfo della luce, salvifica e guaritrice. I due amanti sono sopravvissuti alla notte e hanno abbracciato l'alba, con tutto il suo potere magico e divino.

Hand Of Doom

Tributando i loro miti, gli HIM si imbattono nella cover, questa eseguita live, di Hand Of Doom (La Mano Del Destino) dei leggendari Black Sabbath. Valo non ha mai nascosto l'influenza dei Sabbath sulla sua musica, e in parecchie interviste ha ricordato il suo innato amore per la band inglese. Questo pezzo, in particolare, già coverizzato da decine di altre metal band, ricorda a tutti da dove vengono gli HIM, ossia dal doom più tradizionale, e il salto dal disco "Paranoid" alla resa sul palco dei finlandesi è breve. In questo contesto gli HIM hanno modo di mettere in mostra il talento, la magia ricreata on stage, e l'affiatamento tra i singoli membri, attraverso una performance di sette minuti avvincente e oscura. "Cosa farai, il tempo di ha raggiunto, adesso aspetti il tuo turno per un viaggio di sola andata. Cambia le regole, unisciti agli altri pazzi, adesso ti stanno uccidendo" dice Valo, contornato da alchemiche tastiere e rintocchi di batteria, generando un rituale macabro che celebra la morte e la sua ebrezza. "Prima era la bomba, il napalm del Vietnam, disilluso, spingi l'ago dentro, fuggi dalla vita e dalla realtà, colora la tua mente e soddisfa il tuo tempo", si narra di un reduce di guerra, di uno che ha combattuto la morte, il fato nefasto, ed è tornato in patria. La sua mente però è stata corrotta dal male, è divenuta nera, e l'uomo ha cominciato a fare uso di eroina, bucandosi il braccio. "Devi essere folle per fare certe cose, stai dando un bacio alla morte, povero piccolo pazzo, la tua mente è piena di piacere ma il tuo corpo è malato. Per te tutto questo è uno svago, ma hai bisogno di aiuto, stai vivendo troppo veloce". Gli HIM rallentano, aumentando questa dimensione onirica e cupa, tributando il malessere di questo ragazzo e l'estasi della droga in circolo nelle vene. Ma è follia, è una sfida alla vita persa in partenza, e nulla può salvare una vita corrotta e perduta nella paura. "La tua pelle diventa verde, i tuoi occhi si distaccano dalla realtà, spingi l'ago nella pelle, affronta il ghigno della morte, la testa inizia a girare, cadi all'indietro, il tuo corpo si solleva e senti la mano della morte che inizia a tessere. Il prezzo della vita è alto e tu stai morendo". Il pubblico in sala è in silenzio, segue le parole e assapora la musica alchemica prodotta dalla band. Sette minuti potenti, profondi, mistici, da godersi a tutto volume.

Right Here In My Arms

Right Here In My Arms (Dritto Tra Le Mie Braccia), live in Turku, esplode sin dal primo secondo, tra un clima post-apocalittico e una sensazione paradisiaca, probabilmente derivata dalla prima versione in assoluto, molto più cauta e stramba, contornata da diversi effetti elettronici e dalla sofisticata voce in falsetto di Valo. Le tastiere rimangono, ma non sono più protagoniste nella versione ufficiale, mentre le chitarre di Linde sono potenziate, facendo da eco ai lavori anni 80 di Billy Idol, unendo la vena dark a quella rock che gli HIM hanno sempre amato. Il risultato è eccellente, ispiratissimo, tiratissimo, dove il vocalist può finalmente spingere al massimo, scatenarsi assieme agli strumenti che lo accompagnano. "Sorride come se il paradiso fosse sceso in terra, il sole splende luminoso su di lei, tutti i suoi desideri sono diventati reali, e il suo cuore sta piangendo perché la felicità la sta uccidendo". La ragazza è schiava dei propri desideri, delle proprie passioni, imprigionata in una gabbia, la stessa nella quale la band suona nel relativo videoclip, accerchiata dalla figura di una bellissima ragazza che si muove attorno alla vetrata, osservando i ragazzi suonare, provocando le loro reazioni attraverso mosse feline e sguardi ammiccanti. Il ritornello è tempestivo, potente, trascinante, magico: "Lei sarà qui tra le mie braccia, innamorata. Tra queste braccia non potrà andarsene mai". L'amore diventa una prigione d'oro e prende la forma delle braccia dell'uomo, che stringe a sé la donna per non farla scappare. Linde sperimenta alcune cose molto interessanti alla chitarra, producendo suoni sinistri, rumorosi, metallici, che danno la sensazione di un rapporto fuori controllo, così come la base ritmica sembra essere fuori controllo, dapprima lasciando il vocalist in solitaria, poi recuperandolo per rafforzare un refrain ripetuto a lungo, sempre più potente, facendo il verso a quello di "Rebel Yell" di Billy Idol, uno degli idoli degli HIM. "Ci sta provando con forza, ma il suo cuore non si trasformerà in pietra. Lei si trattiene dal piangere perché io non la lascerò mai sola", si conclude così un testo conciso, strutturato in tre soli blocchi, per un pezzo di puro delirio.

Sailin' On

Per non farci mancare nulla, gli HIM si danno al punk, e recuperano un grandissimo pezzo del 1982 appartenuto ai folli Bad Brains. La breve e spericolata Sailin' On (Naviga) inonda le casse dello stereo, poco più di un minuto di follia punk sparata a tutto volume, con gli strumenti impennati all'unisono che fanno a gare a chi spinge di più. Più che altro un breve e intenso siparietto durante un concerto, che suggerisce al pubblico che gli HIM non sono solo romanticherie e frasi d'amore, ma anche rabbia e potenza. "Non mi vuoi più, sono uscito da quella porta, anche se ho giocato sin dall'inizio. Mi fido di te anche se mi usi, e infatti la mia vita è tutta lacerata". In questo breve testo si mette in musica la vita stessa, le difficoltà dell'esistenza, tutta l'ira anticonformista punk: "Sto navigando, mi sto muovendo, sto andando avanti. Salpo salpo e navigo" grida Valo nel ritornello, e il pubblico sotto al palco lo segue ripetendo le sue parole, ma la band è in piena sinergia e in piena foga sonora, e non accenna a smettere di suonare, potenziando il suono. "Ho cercato di arrendermi, ma non sono stato fortunato, la mia vita è così, un dato di fatto, e questo è il gioco della lotta alla vita", e il tutto si conclude con l'ultima frase gridata al microfono: "Troppi anni e troppe lacrime, troppi giorni senza nulla da dire, quindi come sapremo quando è il momento di crescere. Il fatto è che la vita è troppo breve". Tutti qui, un pezzo di una manciata di secondi, velocissimo e travolgente, che mette sotto sopra l'arena finlandese dove gli HIM si stanno esibendo.

Conclusioni

Raramente operazioni di questo genere accontentano il fan medio o soddisfano le aspettative della critica, e anche questa volta il risultato è altalenante, per non dire inutile. "Uneasy Listening Vol. 1&2" è una compilation piuttosto scialba, costituita da brani di poco interesse, salvo alcune eccezioni, come alcune belle proposte acustiche o estratti dalle primissime demo in studio. La quasi totalità delle versioni orchestrali, invece, lascia alquanto a desiderare, e se in alcuni frangenti gli HIM riescono a dare profondità ed emozione, in altri si ha la sensazione che non ci sia dinamismo e cura generale. Insomma, si vede che la raccolta è messa su di fretta, tanto per tappare i buchi e onorare il vecchio contratto con la casa discografica, eppure anche questa volta la band finlandese dona ai propri fans un oggetto da collezione, costituito da due sezioni ben distinte ma facenti parte della stessa medaglia: il primo volume presenta brani acustici e orchestrali, i cui toni sono placidi e smorti, dalle tinte scure ma leggiadre, il secondo volume è tutto il contrario, adagiato su toni prettamente metal, violenti e inondati dall'elettronica, nel quale sono presenti le versioni remix dei singoli e alcune tracce live prese dall'ultimo tour. Due dischetti che si completano a vicenda e che mettono in luce la doppia anima degli HIM, sempre in bilico tra romanticismo e atteggiamento ribelle. Certo è che le bellissime cover disegnate da Natas Pop aiutano nelle vendite, attraggono l'occhio e procurano un certo piacere visivo, peccato per la superficiale utilità di tutta questa operazione. La band scandinava ha nel cassetto numerosi estratti interessanti, tante belle e preziose canzoni, sia edite come B-side che inedite e ascoltabili solo su Internet, che avrebbero meritato un disco apposito. Tanto per dirne una, avrebbero potuto ufficialmente immettere sul mercato il bellissimo "Slippery When Dead", ossia il "Razorblade Romance" embrionale, prima del modellamento in studio di registrazione e sotto la supervisione dell'etichetta, quindi un album contenente i primi arrangiamenti, genuini e forse anche migliori di quelli poi ascoltati nel disco ufficiale e in commercio. Ecco, la BMG avrebbe potuto puntare sulla commercializzazione ufficiale di questo prodotto, magico e affascinante, accontentando tutti i fedeli del combo finnico. I due "Uneasy Listening" invece rivelano ben poco della band, pur ricalcando tutta la carriera e prendendo in esame praticamente quasi la totalità della produzione in studio, ma ponendosi soltanto come lavoro di decorazione, destinato al fan più accanito. Alcune idee sono interessanti, altre decisamente meno, specialmente quelle contenute nel primo volume, troppo soft e sfocato, mentre più apprezzabile è il secondo volume, a volte confusionario, ma potente e con alcune demo rispolverate, non registrate benissimo ma di grande qualità. Come sottintende il titolo di questo lavoro, non si tratta di un ascolto facile, piuttosto si tratta di un prodotto destinato a pochi, ai collezionisti, più che altro, ma che almeno riesce a far percepire le molteplici sfumature che compongono la musica degli HIM, semplice ma mai scontata, dotata di una forza emotiva che molte altre formazione si sognano. Il rock duro e il metal, in questo caso, trapelano di tanto in tanto, facendo capolino tra un pezzo acustico e uno orchestrale, riuscendo ad imporsi solo nella seconda metà. Per il resto, oltre alla sempre protagonista voce di Valo, l'impronta degli altri membri non incide a dovere come per gli album in studio, limitandosi ad apparire in maniera appannata e spesso divorata dalla forte componente elettronica. Forse l'unico musicista che gode di un certo peso è il tastierista Burton, sempre presente e sempre importante per la struttura delle singole tracce, nonché autore principale dell'intera parte elettronica. "Uneasy Listening Vol. 1&2" va presa per quello che è: una raccolta senza grosse pretese e che riesce a brillare a tratti, venendo sommersa da una foschia che si dirama per tutta la sua notevole durata. Ed è grazie ai timidi bagliori che ogni tanto emergono tra le tenebre che questa compilation riesce a salvarsi dalla mera inutilità.

1) The Sacrament
2) The Funeral Of Hearts
3) Join Me In Death
4) Close To The Flame
5) In Joy And Sorrow
6) It's All Tears (Drown In This Love)
7) When Love And Death Embrace
8) Buried Alive By Love
9) Gone With The Sin
10) Salt In Our Wounds
11) Please Don't Let It Go
12) One Last Time
13) For You
14) The Path
15) Lose You Tonight
16) Pretending
17) Rendezvous With Anu
18) Sigillum Diaboli
19) I Love You (Prelude To Tragedy)
20) The Beginning Of The End
21) Again
22) Wicked Game
23) Soul On Fire
24) Beautiful
25) Endless Dark
26) Hand Of Doom
27) Right Here In My Arms
28) Sailin' On
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