HELLOWEEN

The Dark Ride

2000 - Nuclear Blast

A CURA DI
MICHAEL CAVALLINI
01/07/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Sarà il primo disco ad uscire sotto la Nuclear Blast ma il decimo album per i tedeschi Helloween: The Dark Ride presenta un sound che difficilmente ci saremmo aspettati ma che loro, da brave zucche imprevedibili, riescono a padroneggiare, non sfigurando ma appassionando ancor più i loro fedeli fan. Avendo il disco in mano, la prima cosa che colpisce è la loro mascotte non più arancione ma nera, che minacciosa osserva il nostro piccolo pianeta lasciando al passato il suo usuale sadico sorriso: infatti è la prima volta nella loro carriera che gli Helloween scelgono di non far ridere la loro zucca! Abituato al contrario, fa un certo effetto ma è proprio l'effetto adatto al titolo dell'album. Inoltre The Dark Ride sarà un altro punto di rottura nella loro inquieta line-ip in quanto sia Grapow (chitarra) che Kusch (batteria) verranno allontanati dalla band rispettivamente in favore di Sasha Gerstner e di Mark Cross prima e Mikkey Dee dopo. Partiamo subito con l'immancabile intro "Beyond The Portal" che, in antitesi alle precedenti versioni, è breve, cupo e tetro; quello che serve per entrare nel mood adatto di The Dark Ride. Infatti il brano che segue, "Mr. Torture", continua l'intro con una melodia horror da "Profondo Rosso" e una batteria impazzita fa perdere la cognizione del ritmo fino all'entrata della strofa, con chitarre mitragliatrici che palmmuteggiando su un unica nota, crea quell'effetto tensione che solo la melodia graffiata di Deris riesce ad interrompere. Non fatevi ingannare dall'apertura melodica e catchy del ritornello: se il brano si chiama Mr. Torture un motivo c'è! Di fatto il brano parla di questo simpatico "Signor Tortura" che vende il suo miglior prodotto, ovvero il dolore; "lui sa di cosa hai bisogno" ed è il lui il primo personaggio che ci prende per mano accompagnandoci in questo sadico viaggio. Notevole il velocissimo (e anche di durata) solo di chitarra e la batteria che più che da tappeto, direi da tapis rulant, ci conducono all'ultimo ritornello chiudendo con uno straziante urlo di Deris. Non hanno tempo da perdere i nostri Helloween e neanche dopo qualche secondo parte già la terza traccia, la più melodica e speranzosa dell'intero prodotto, come si intuisce già dal titolo: "All Over The Nations", un inno all'uguaglianza umana per innalzarsi verso un mondo migliore, tutti insieme senza vincitori né vinti dove non vi è motivo di piangersi addosso ma solo di reagire per amore della verità. Strano però che l'abbiano posizionata così presto all'interno della loro tracklist dato che è l'unica più helloweeniana, come a dire "eccovi il contentino, ora levatevi dalle palle!". Batteria instancabile e melodia fiera caratterizzano questo brano che sfocia nel ritornello con tutta la sua epicità, da cantare all'unisono. Non mancano i tipici soli di chitarra incrociati che li hanno caratterizzati sin dalla loro nascita. Concludono con un atipico e divertente finale che solo delle zucche potevano tirar fuori! Dalla melodia più sfrenata ad un power thrash in "Escalation 666", i tedeschi riescono con una mediocre abilità a coniugare la potente cattiveria delle chitarre con la sottile, anche se graffiata, vocalità di Deris: difatti il pezzo molto rimane molto aleatorio, non si capisce esattamente dove vogliono andare a parare, manca di una precisa personalità. Le uniche cose che colpiscono sono il solo di chitarra, tagliente e veloce come al solito e il testo che dapprima totalmente devoto all'oscurità e al sadismo continua con una certa riluttanza verso i peggior vizi dell'umanità essendo così il testo più sadico di tutto l'album. E il thrash non finisce qui! Anche in "Mirror Mirror" assistiamo ad un'ulteriore prova meglio riuscita della precedente. Infatti l'arpeggio prima e il riff dopo all'interno delle strofe, risultano più  adatti  alla linea vocale che riesce ad esprimere una sadica cattiveria e, in seguito, uno spiazzante bridge melodico è in totale contrapposizione all'intero brano. Qui incontriamo la contorta vanità che ognuno di noi possiede e che, grazie a questo specchio, riflette  tutto il suo sadismo, mostrandoci quello che siamo realmente e che noi, ovviamente, neghiamo. Ottimo pezzo. Con "If I Could Fly"  possiamo allentare la tensione che finora ci ha accompagnato e lasciarci condurre su questa lama di rasoio: da una parte il desiderio di volare e realizzare i propri sogni e dall'altra il desiderio di lasciarsi andare nell'apatia più totale. Prima introduzione di un fraseggio di pianoforte, chitarre melodiche ma decise fanno da tappeto (e in questo caso "volante") alla sottile voce di Deris che sfonda rabbiosamente nel ritornello. Assolo con ritmo da headbanging e virtuosismi di basso ci portano alla fine più carichi che mai: in sostanza un pezzo semplice ma ben fatto! In questo brano troviamo il primo riferimento al re del cielo, oramai diventata un'icona di libertà per gli Helloween. Settima posizione per "Salvation": brano velocissimo con un basso stridente che finalmente ci riporta ad un barlume helloweeniano! Intriso di melodie fiere ma con punte tendenzialmente malinconiche ci porta alla ricerca di una lontana salvezza. Melodie vocali azzeccate sono le leader in un background di violente chitarre anche se, essendo così veloce, si fatica ad apprezzarne interamente l'effetto. Il ritornello è uno dei più epici dell'intero disco, uno di quelli che canteresti all'infinito e perfetti sono gli assoli incrociati che sostengono benissimo l'attenzione dell'ascoltatore senza mai annoiarlo. Ad essere in "carrozza" qui è l'ambiguità che confonde la speranza di un mondo futuro con il mondo dell'aldilà stesso: infatti per tutto il brano non ci è dato sapere la risposta, la quale, invece, sarà donata solo a chi giungerà la salvezza. Altro finale di classe e degno di nota, imprevedibile e mai scontato. Un ritorno alla cattiveria con "The Departed (Sun is going down)": intro di chitarra ridondante che quasi ci porta all'apatia fino a che non è la batteria a risvegliarci da questo torpore. Sin dalla strofa, il brano ci lascia un senso di vuoto che si riempie di rabbia solo al ritornello, con un intenso riff di batteria che, combinato ai cori, fa sì che il brano abbia l'effetto di un esplosione. The Departed ha lo stesso effetto fluttuante di Escalation 666 ma il ritornello melodico dà una direzione al brano che si fa apprezzare in tutta la sua completezza. Con questo pezzo gli Helloween sono riusciti a trasmetterci le esatte sensazioni che si aspettavano dall'intero The Dark Ride grazie anche al testo, parlandoci esplicitamente della morte imminente dovuto ad un colpo di pistola che si adatta benissimo al mood musicale. Ripartono in quarta con "I Live For Your Pain" che, come potete ben immaginare, non tratta di rose e fiori: a parlare è un pazzo furioso che si accanisce contro l'oggetto del/la sua/o collera/desiderio, così che il fuoco dell'amorevole ira lo consumi fino alla morte. Un basso deciso accompagna la batteria entrando in un riff thrash oriented in cui Deris entra delicato per poi esplodere rabbioso nel ritornello, aiutato da un prechorus sincopato che dà un effetto aggressivo e inaspettato. Il pezzo si fa ascoltare anche se non vi è niente di particolare nota se non la massima espressione vocale graffiata di Deris. Bel pezzo ma nulla di nuovo di quanto già finora ascoltato. Alla terzultima posizione troviamo "We Damn The Night", un miscuglio di fiera cattiveria  dedita alla luce! Dalla parte del bene sì, ma con le palle! Il nostro fantomatico eroe si trova ora nel bel mezzo della battaglia, con sangue sparso ovunque, credendo di impazzire. Ma grazie a queste non ben definite figure bianche, riesce comunque ad unirsi ai suoi fratelli e a combattere l'imminente arrivo della notte con la luce della verità e della giustizia. Finalmente troviamo un riff accattivante di chitarre dall'inizio alla fine che vengono accompagnate dal solito e instancabile tapis roulant di batteria. Bridge tappezzato da chitarre mitragliatrici che sfociano nei più bei soli dell'intero album: un treno di note che non si ferma se non a missione compiuta, ovvero un ritornello che, con la sua epicità, coinvolge l'ascoltatore rendendolo vivamente partecipe, come fosse lì a combattere questa battaglia insieme a loro. Di sicuro gli headbangers la adoreranno! "Stasera siamo stelle, stelle che brillano luminose" ascoltiamo nel ritornello di "Immortal (Stars)", dove è ancora la morte a fare da padrona, la morte che unisce ma non spegne la vita, anzi la trasforma in bellissimi astri che immortali brilleranno nei cieli. Difficile definire Immortal una ballad, ma in fondo, seppur tetra, lo è: con questa i nostri tedeschi si prendono un attimo di respiro, niente mitraglie né tapis roulant ma solo melanconiche melodie che la voce di Deris porta quasi allo stremo. Infatti è proprio nel ritornello che la melodia ci porta in alto, verso le stelle, anche se ad un primo ascolto la voce di Deris potrà sembrarci un po' forzata e nasale, svegliandoci dal tiepido tepore malinconico. In definitiva un buon pezzo che si apprezza non dal primo ascolto. Eccoci arrivati alla fine della nostra oscura corsa e, perdonatemi il gioco di parole, finire con un intro al circo in cui un losco tizio ci convince ad intraprendere quest'ultimo viaggio in cambio della nostra anima e quindi, allacciate le cinture, si parte! In sostanza è un buon pezzo, veloce e tecnico come ci aspetteremmo dagli Helloween, ma la vera particolarità è l'andatura ritmica che riescono a dare al ritornello: fateci molto caso, sembra proprio l'andatura di una roller coaster! Altro giro di assoli incrociati, altra corsa di batteria sfociano in un melodico e rilassato bridge, come a prendere una boccata d'aria da tutto questa oscurità, speranzosi di riuscire  a fuggire dall'inarrestabile corsa per "The Dark Ride". Inaspettatamente incontriamo un piccolo bridge molto country che ci accompagna verso l'ultimo assolo del brano, veloce e d'impatto come al solito ma il più lungo di tutto The Dark Ride. E le 5 zucche concludono e ci lasciano così, con un messaggio e una melodia di speranza che invogliano l'ascoltatore a scoprire cosa si celi al di là dell'oscura corsa.

1) Beyond The Portal
2) Mr. Torture
3) All Over The Nations
4) Escalation 666
5) Mirror Mirror
6) If I Could Fly
7) Salvation
8) The Departed
(Sun Is Going Down)
I Live For Your Pain
9) We Damn The Night
10) Immortal
11) The Dark Ride

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