GUNS N' ROSES - LIES

GUNS N' ROSES ? LIES

1988 - Geffen records

A CURA DI
OLEG EGON BRANDO
07/10/2013
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Nel 1988 i Guns’n’Roses erano sulla cresta dell’onda nella scena Rock più Mainstream. L’assalto selvaggio del debutto “Appetite for Destruction” li aveva prepotentemente proiettati da band di belle speranze dell’underground rock della West Coast Statunitense a star mondiali. Il look, come il sound,  che sporcava l’imperante stile Glam/Hair Metal con attitudine Punk e sfumature di Metal aveva fatto breccia nel cuore dei Rockers grazie a hits come “Welcome to the Jungle” “Paradise City” o il tormentone “Sweet Child O’ Mine”, arma convenzionale da airplay.Nel Novembre di quell’anno, la casa discografica cavalca l’onda del successo pubblicando LIES , giusto in tempo per i regali natalizi. Copertina (Un collage di finti articoli di giornale scandalistico alternano foto e i nomi dei brani posti come fossero titoli di servizi giornalistici. ) e titolo sono un astuto modo di sfruttare e giocare con la popolarità che la band aveva assunto nella scena e sui vari magazines cartacei e televisivi grazie ai suoi atteggiamenti sfrontati e sopra le righe. Righe appunto…la band veniva spesso ribattezzata ironicamente “Lines ‘n’ Noses” (Striscie e Nasi) per i vizi che i cinque non nascondevano certo in pubblico. Paradossalmente il materiale inciso dal gruppo è quanto di meno bugiardo sia mai stato realizzato nella loro carriera. Un disco diviso in due parti (in pratica un doppio E.P.) che lascia una testimonianza di quanto i Guns fossero una band capace e meritevole di considerazione, al di là di scandali, look, gossip o degli orpelli sonori che invaderanno i futuri dischi.La divisione fra le due anime del lavoro in esame era espressamente esplicitata nelle edizioni in vinile o musicassetta dove ciascun lato ospitava rispettivamente ogni parte.Il “Lato A” – denominato “1986” - è occupato dalla riedizione dell’E.P. “Live ?!*@ “Like a Suicide” pubblicato all’epoca dalla Uzi Suicide (sotto-etichetta della Geffen Records dedita a testare i prodotti del Rock Underground prima dell’eventuale salto su Major) con tiratura 10.000 copie , vendute principalmente nell’area di Los Angeles .  Il tutto è confezionato e presentato come Live album anche se è ormai cosa risaputa, come dichiarato dai vari componenti del gruppo in più occasioni, che si tratta di una registrazione in studio alla quale è stato sovra-inciso il boato del pubblico di un festival rock dei 70s (Texxas Jam). Benché non dal vivo di fronte ad un pubblico, i brani sono stati incisi quasi completamente live in studio (quindi con tutta, o la maggior parte, della band che suona in contemporanea) limitando l’uso delle sovraincisioni principalmente alle parti vocali ed a alcune porzioni di chitarra solista.LA FORMAZIONE (il maiuscolo non è per caso) è quella giustamente considerata “storica” ovvero Axl Rose-voce solista, Slash-Chitarra Solista, Izzy Strandlin- Chitarra Ritmica & Cori , Duff McKagan- Basso & Cori e Steven Adler alla batteria. L’energia che esce da questa prima parte di album è grezza, selvaggia e viscerale benché precisa e controllata dalle capacità dei singoli musicisti e dall’indiscutibile coesione d’insieme. La prima delle 4 tracce è RECKLESS LIFE traccia scritta da Axl e Chris Weber quando il primo militava negli Hollywood Rose (una delle “costole” da cui presero vita i GnR). Boato(finto) del pubblico, spaker ad introdurre la band ed una frenetica rullata danno il La al pezzo. Il riff principale è energico e dinamico, debitore tanto degli Aerosmith quanto del Punk Rock. La voce di Axl è tirata e acuta ai suoi limiti. Uno strillo rauco e lancinante su un tappeto punkeggiante. Il testo è una dichiarazione d’intenti bella arrogante da tipico ribelle post adolescente. Insomma, puro Rock n Roll nella sua forma più primitiva (“On a holiday, a permanent vacation, I’m living on a cigarette with wine , I’m never alone ’cause I’ve got myself, Yes, I imitate myself all of the time”) La struttura del brano è semplice e basilare e non riserva sorprese, dopo il secondo ritornello arriva l’immancabile assolo di Slash che col suo stile fluido violenta le pentatoniche come lui e pochi altri sanno fare.A seguire troviamo una cover ovvero “NICE BOYS” , originariamente scritta dalla punk rock band Rose Tattoo. Il testo parla di una fanciulla sedicenne  che usa le armi in suo possesso per entrare a fare parte della scena rock ‘n’ roll losangelina in cerca di divertimento facile, cosa che inizialmente trova ma, ahilei, finisce col ritrovarsi ad essere usata e maltrattata dai lunghicriniti di turno, tutto questo perché i bravi ragazzi non suonano il rock ‘n’ roll, come il mantrico ritornello ci ricorda per tutto l’arco del brano. Musicalmente il pezzo parte con la batteria in solitaria che martella le orecchie con un 4/4 punk/hardcore al quale si aggiungono basso e chitarre con accordi semplici e corposi. La voce di Axl resta per tutta la canzone sulle tonalità stridule ed acide che abbiamo già sentito in Reckless Life. Sicuramente il giovane Rose doveva ancora imparare a sfruttare le diverse dinamiche che nel resto della sua carriera renderà il suo timbro ancor più caratteristico e unico. Il ragazzo fa comunque un ottimo lavoro riuscendo a mantenere tonalità altissime per tutto il pezzo. A livello strumentale il brano è semplice e ha tutto il suo appeal nella potenza e nella regolarità della sezione ritmica. La successiva “MOVE TO THE CITY” ,come Reckless Life, viene ripescata dal repertorio degli Hollywood Rose . Rispetto alle prime due tracce i ritmi calano e passano dal punk hardcore ad un hard blues boogie decisamente coinvolgente. I riffs di chitarra sono pensati come fossero una sezione fiati di una big band, non per niente i Gunners anni dopo, quando sul palco c’era un piccolo esercito di turnisti ad accompagnarli, aggiungeranno trombe e saxofoni a dare brio al pezzo. Dato il tipo di brano la voce di Axl è meno tirata rispetto ai pezzi precedenti anche se ancora acerba rispetto a quanto inciso in altri albums. La band suona coesa e compatta e tutti gli stacchi sono precisi , puntuali e con un gran groove. Buono il lavoro delle due chitarre che suonano principalmente compatte aggiungendo numerose sfumature di colore grazie a piccole differenze di pennata e fraseggi dovute ai due stili complementari di Slash ed Izzy. Il testo è un piccolo inno esortativo : il protagonista abbandona il piccolo e noioso paese di nascita per giocarsi tutto nella grande città “Where the real men get it”. Puro Rock ‘n’ Roll verace e primordiale. Per chiudere il Lato A vine scelta MAMA KIN una cover degli Aerosmith introdotta da uno sfacciato “This is a song about your fucking mother” . Il pezzo è un classico scritto da Steven Tyler presente originalmente nel debutto degli Aero. Canzone divertente trascinante, semplice e diretta. Bel groove di chitarre e sezione ritmica e ottima prova vocale. La canzone basa la sua struttura sugli “stop & go” della sezione ritmica in alternanza con la voce durante la strofa e della voce alternata alle chitarre nel ritornello. Un boogie grezzo e diretto che i Guns riproporranno dal vivo saltuariamente anche negli anni a seguire, nonostante il vasto repertorio di pezzi originali. Passiamo ora al “Lato B” denominato 1988.  Si tratta di 4 brani acustici incisi dopo l’esplosione del successo di Appetite for Destruction . In questa veste, privati della furia hard and heavy che li ha resi celebri, i GnR riescono a dimostrare ai detrattori di non essere “solo” una feroce rock n roll band mettendo in luce buone capacità tecniche, un controllo degli strumenti invidiabile ed un gusto per le melodie più pacate proprio di chi musica la sa veramente fare.Il primo dei brani in scaletta è anche quello che viene scelto come singolo promozionale dell’album ovvero “PATIENCE”, colonna sonora di infinite future limonate da spiaggia per gli anni a venire. Una dolce e sognante ballad, uno “strappa-mutande” che arrivò in cima a tutte le classifiche. In questo brano anche Duff imbraccia la 6 corde per dare un atmosfera ancora più  acustica al brano. Nell’intro del brano Axl ci “delizia” con un fischio alla “Wind of Change” degli Scorpions. La voce, a differenza di quanto riportato per il lato elettrico del disco, cavalca toni medio bassi con un buon senso dinamico. Il testo è in linea col brano: Semplice, zuccheroso e tenerone ma con una notevole dose di malinconia e riflessione. Una dichiarazione d’amore ad una donna con la quale il protagonista ha una relazione resa complicata da lunghi periodi di lontananza reciproca sia reali (tour) che metaforici (incomunicabilità) . Unica soluzione o forse solo un modo per addolcire l’amara pillola è il portare Pazienza. Ottima prova strumentale della band con un Slash particolarmente ispirato sia nei numerosi piccoli fraseggi sparsi per tutto il brano sia nel solo, una perla di semplicità e gusto in cui viene inizialmente ripresa e riarrangiata la melodia vocale del ritornello. Il caro Saul Hudson da una esemplare lezione su come fare un assolo memorabile, orecchiabile e gustoso dando prova di buona tecnica senza fare mille note. Nota di merito al finale del brano in cui la dinamica viene leggermente pompata. Mentre la band canta in coro un tappeto di “just a little patience” Axl si lancia in una sorta di “Counrty-Rap” in cui sporca e alza i toni della voce fino al rantolo finale. A seguire l’allegra ed ironica “USED TO LOVE HER”. Il ritmo è più sostenuto rispetto a Patience e si avvicina al folk rock acustico un po’ Fleetwood Mac. Le parti vocali sono quasi sempre cantante a più voci donando al pezzo un atmosfera festosa e danzereccia da birreria americana.  Anche in questo caso è da sottolineare l’ottima prova di Slash che riesce a dimostrare un’ottima pulizia di esecuzione. Il testo è assolutamente dissacrante e volutamente provocatorio. “I used to love her But I had to kill her I had to put her six feet under And I can still hear her complain” (L’amavo ma ho dovuto ucciderla. Ho dovuto seppellirla due metri sotto terra ma la sento ancora lamentarsi) Una volta in un’intervista il buon Slash scherzò sopra a tutte le critiche fatte al testo dichiarando che nonostante tutti possano pensare che il testo si riferisca ad una donna, in realtà parla del cane di Axl. Elegante quanto beffardo modo di sgusciare da una domanda inutile.A seguire troviamo “YOU ’RE  CRAZY”. Si tratta del riarrangiamento del brano presente su Appetite for Destruction. Se l’originale è una tempesta punk rock con la voce tirata a mille, questa versione (che personalmente preferisco di gran lunga) è un boogie blues corposo e sulfureo. L’interpretazione di Axl gioca inizialmente su toni medio bassi col suo timbro nasale e riconoscibile fra mille per poi raggiungere tonalità alte e stridule e ritornare nuovamente su toni medio bassi. Insomma, un magistrale utilizzo delle dinamiche e delle potenzialità della sua ugola. La performance della band è controllata ed efficace con le parti di chitarra solista ancora una volta a spiccare sul resto. Il testo gioca ancora sull’ironia e spazza via un rapporto malato bollando la controparte con un eloquente “Sei fottutamente pazza”. Arriviamo al gran finale di “ONE IN A  MILLION” ; canzone con un testo che scatenò numerose polemiche all’epoca e che mise la band sotto una luce negativa. Questo certo non ne intaccò la fama, anzi la amplificò, ma sicuramente non fece bene alla loro reputazione.(non che ai 5 fregasse molto di essa)  Il brano è il primo della produzione GnR in cui è presente il solo Axl come autore sia di testi che di musica. Il famigerato testo è uno sfogo nel quale rosso crinito cantante si scaglia contro “niggers,fagets,immigrants” (neri,omosessuali ed immigrati) auspicando ad un certo punto di scatenare un mini Iran (all’epoca c’era la guerra del Golfo) o di diffondere malattie per liberarsi da certe categorie umane. Con la medesima rabbia Axl si scaglia anche contro moralisti che prevedibilmente avrebbero criticato quanto sopra. Ovvie furono le prese di posizione da parte di comitati di categoria e la tempesta mediatica (negativa) fu di proporzioni epiche (per lo meno negli States). In seguito il cantante cercò di giustificarsi in mille modi dalle accuse e il caos andò scemando. Dal punto di vista musicale il brano è una folk song con la chitarra acustica in evidenza ed un’elettrica a sporcare il sound in sottofondo. Percussioni e bonghi al posto della batteria per dare un groove da Busker all’andamento del brano. Prova vocale basata più sull’interpretazione e l’intensità che sulla tecnica. Il solo acustico è semplice ed efficace e non risparmia alcuni veloci passaggi in stile simil flamenco. Nel finale possiamo sentire anche un tappeto di pianoforte, ovviamente suonato da Axl, strumento che viene per la prima volta utilizzato nella produzione discografica dei Guns n Roses proprio in questo brano. In conclusione Lies è un doppio E.P. che non può ovviamente mancare nelle discografie dei fans della band di Los Angeles ma che può comunque risultare interessante anche per i non fanatici, sicuramente non essenziale ma certamente non da buttare.


1) Reckless Life  
2) Nice Boys 
3) Move to the City 
4) Mama Kin 
5) Patience 
6) Used to Love Her
7) You're Crazy 
8) One In A Million 

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