GRIM

Masturbating Zombie

2011 - Grim Rocks Productions (Autoprodotto)

A CURA DI
SALLY REYNOLD
08/10/2012
TEMPO DI LETTURA:
6,5

Recensione

Per i Grim, band abruzzese di tre elementi formatasi nel 2008, il secondo lavoro pubblicato (che analizzeremo in questa sede) è un concept tessuto sulla rievocazione di atmosfere tipiche dei film horror. Già dagli artwork e dal titolo (delle vere biricchinate) si evince l'addizionale vena ironica che pervade, dall'inizio alla fine, tutta l'opera. "Masturbating Zombie", 12 tracce per un totale di trentacinque minuti circa, è un concentrato di spensierata gioventù, di ironica freschezza.L'introduzione, "Nightmare Castle", è un brano di circa trenta secondi, di composizione originale ad opera di Ennio Morricone ad uso dell'omonimo film del 1965 (in Italia "Gli Amanti d'Oltretomba "). Questa scelta, nell'ottica degli ulteriori sviluppi dell'opera, è non solo calzante ma anche sintomo di una certa ricercatezza. "My Black Widow", secondo brano, ha un'intro decisa ma non troppo potente, con un'impronta a metà fra l'heavy ed il pop punk. Il riff, che nasce da una campionatura di voce disperata, è accattivante ma non squarciante o potente come ci si aspetterebbe, soprattutto se accostato al piglio della voce. La mia melodia principale è quella tracciata dalla voce, per l'appunto, e trova la sua espressione più interessante nel ritornello. L'amalgamarsi dei vari elementi è piacevole anche nella strofa, dove la chitarra è puntuale, molto distorta ed energica in un palmuting che dà, alternato al legato, un buon dinamismo al pezzo. La batteria rimane abbastanza costante in tutto il brano, non carente ma piuttosto introflessa, "calma". Anche l'assolo, che seppur breve è molto interessante, non emerge, non diventa atto, tutta quell'energia che giace in potenza all'interno di questo pezzo. C'è una possibilità esplosiva, il presagio di una dirompenza che però non prende il volo in maniera definitiva. Come intuibile dal titolo, il testo ammicca ad un randez-vous con un' assai consolabile vedova. "Society", terzo pezzo, ha inizialmente un sapore molto più hard 'n' heavy, dato da un riff interessante sia da solo che accompagnato, poi, da una batteria costante e leggermente statica. All'ingresso della voce si interrompe la melodia, creando nella strofa un'alternanza dinamica che mantiene viva l'attenzione del fruitore e dà per pochi istanti risalto totale alla linea vocale. La struttura del riff principale rimane sostanzialmente invariata sia nella strofa che negli intermezzi. Il ritornello non è così distinto dal resto del pezzo, e precede un interessante assolo, non troppo articolato ma piacevolmente posizionato, una sostanziale parentesi senza pretese eccessive. Soffre, però, la mancanza dell'estro che sarebbe stato decisamente azzeccato in un contesto vagamente monotono come quello dei riff che lo circondano. Il brano infatti procede similmente a quanto presentato precedentemente, con una strofa ed un ritornello, seguiti però da una breve ed interessante variazione sul tema, che fornisce una parte di quella complessità ed aggressività che il contesto richiederebbe. Il brano contiene, nelle parole, una critica piuttosto esplicita alla societàin cui viviamo nella sua totalità, ma soprattutto nelle figure di religiosi e politici. "Venomous", quarto pezzo, ha un'introduzione (prima sgranata, poi più chiara) che sa un po' di "già sentito". La strofa ed il ritornello hanno in merito di linea vocale una struttura molto semplice: la stessa caratteristica linearità è propria anche dei riff chitarristici. Le differenze fra le varie riproposizioni del ritornello non sono sostanziali, e così succede con la strofa. Ciò riporta a galla il problema di uno scarso dinamismo (non che ciò sua strettamente necessario, ma...) o di un'intraprendenza smorzata e non attuata all'interno del pezzo. La variazione sviluppata ad un minuto circa dalla fine (un piccolo assolo affascinante, sulla campionatura dei dialoghi in un film) dà un grano dell'energia di cui il pezzo necessitava. La presenza della batteria, seppur precisa e tecnicamente apprezzabile, non cattura particolarmente l'attenzione sino all'exploit finale. Cantata in prima persona, la storia raccontata è (metaforica o meno che sia) quella di un animale velenoso che paralizza le sue vittime per poi nutrirsene. "Premature Burial", quinto brano, ha un'introduzione breve, molto grave, non troppo veloce, che muta di poco per diventare riff principale. La chitarra, quindi, si fa più interessante ma non particolarmente accattivante nel ritornello, dove la struttura (breve, supportata da una voce opportuna) è solida e di fattura più curata. Nella strofa successiva, la piattezza della chitarra e delle pelli a supporto cozza prepotentemente con la melodia accennata vocalmente, Questo approccio può essere piacevole se ben costruito, ma rivela delle potenzialità più nel ritornello che nel resto del pezzo. Dopo il ritornello, appunto, l'assolo si staglia con una certa avventatezza, piacevole all'udito, e di un tempismo spiazzante ma decisamente azzeccato. La ripetizione dell'ultimo ritornello, dove la batteria si fa più pressante, sancisce il termine del pezzo. Qui si racconta uno dei peggiori incubi possibili (nonché tema ricorrente in molte pellicole horror), cioè quello di essere sepolti vivi. Come negli altri pezzi, in "Cutting" l'intro ed il riff iniziale coincidono. Anche qui, nonostante una certa aderenza fra voce nella strofa, seppur di diversa sostanza (più ritmica nella strofa e più melodica nel ritornello) l'energia e l'aggressività della voce contrastano con la carenza di grinta del resto degli strumenti. Il riff di questo pezzo, nel loro complesso, sono nonostante ciò i meglio riusciti di tutto l'album, e ciò si nota soprattutto nel ritornello. Anche il breve assolo che segue è melodicamente interessante nella sua semplicità, come lo è la ripetizione del ritornello in due diverse versioni (una di voce sussurrata, supportata principalmente dalla batteria, ed altre affini all'originale, su cui il brano si conclude.) Nel brano un racconto macabro di un omicidio con annesso smembramento: il protagonista, nel tentativo di avvicinarsi alla donna che ama, cuce assieme pezzi della donna al proprio corpo. Finalmente in "Breatlhless", il pezzo successivo, un'intensa intro prima di solo basso e poi raggiunta dal resto degli strumenti, tira fuori un bel po' di impeto e di passione. Nel riff principale, però, subisce un brusco stroncamento, la fantasia si perde, probabilmente nella volontà di lasciar spazio alla voce e di non risultare ridondante. In alcuni punti però la linea vocale risulta un po' confusa in materia d'intonazione, ambigua ed imprecisa e poco coerente col proprio sottofondo (cosa che si riduce drasticamente nel ritornello). L'assolo che segue, breve ed estroso, da ritmi e melodie accattivanti, spicca positivamente, svettando sul tenore della totalità del pezzo. Nei ritornelli successivi, prima dello "sprint" finale e della chiusura del pezzo, si riaffacciano piuttosto prepotentemente i già citati problemi d'intonazione. A motivare il titolo, il racconto di un sonno turbato da una demoniaca creatura, un mostriciattolo che si siede sul petto del protagonista del pezzo lasciandolo, per l'appunto, senza fiato. Anche in "Painful", ottavo brano, Le note introduttive hanno un piglio più accattivante, seppur si vada progressivamente affievolendo (la durata, di per sé, penalizza l'effetto "granata" dei riff, e diventa ancor più demolente quando le variazioni sono scarse o poco stimolanti).Sin dall'ingresso della voce l'incertezza dell'intonazione salta all'orecchio, ma col riproporsi della stessa melodia e con lo sviluppo del pezzo verso il ritornello, viene a volte camuffata ed a volte manca per merito delle "sgranature" e dell'accenno di scream. Si nota soprattutto nel ritornello che la voce soffre i passaggi in cui gli intervalli sono troppo ampi (soprattutto se discendenti). L'interessante intermezzo verso il secondo minuto (la campionatura di campane in sottofondo ravviva un po' l'interesse dell'ascoltatore) precede un breve assolo acuto, in tapping un po' avventato ma né furioso né piazzato a sproposito. Forse in questo caso più degli altri la brevità dell'assolo ne penalizza la riuscita. Con una vena leggermente apocalittica, il brano parla delle difficoltà, dell'inevitabile dolore che ci accompagna dirante tutta la vita, nascita e morte comprese. "Inferno", nono pezzo, si apre con un suggestivo riff echeggiante, ed una linea vocale sussurrata. Anch'essa riecheggia in sottofondo, fino al rallentamento del ritmo, ed ad una lunga nota acuta, apripista del riff principale. Anche qui la potenza esprimibile dal complesso non si attua nella sua totalità. Pur avendo un ritmo sostenuto (e delle tracce batteristiche interessanti) all'inizio della strofa (breve) ed ancora di più nel ritornello, si percepisce una certa carenza, un'incompletezza che più che in materia di melodie sembra appartenere alla componente ritmica. Le imperfezioni nell'intonazione si fanno più evidenti nel ritornello. Un intermezzo molto interessante (che ricorre ancora una volta all'uso della campionatura del dialogo di un film) precede un breve assolo che sprigiona da solo molta più energia di quanta ne sia contenuta nel resto del pezzo. Pur amalgamandosi bene con il mood creatosi nel brano, spicca notevolmente, distaccandosi dal registro mantenuto precedentemente (in modo abbastanza positivo) nonostante sia in un paio di punti leggermente sporco e poco chiaro. Come in altri pezzi, la ripetizione del ritornello, con variazioni poco sostanziali, conclude il pezzo. Nel testo si rivisita, in chiave rock'n'roll, il racconto di una fantomatica ascesa delle forze oscure del sottosuolo. Per "It's Better To Be Buried", decimo pezzo, l'introduzione lenta e carica è abbastanza ad effetto, e l'ingresso della voce arricchisce, nel pre-strofa, la trasformazione in riff principale (che di per sé è abbastanza scarno nonostante lo stampo heavy). Nel ritornello, che segue la strofa dopo breve tempo, la struttura è più lenta ed interessante. Una leggera modifica al ritmo ed alla melodia precede l'assolo, abbastanza scontato seppur apprezzabile. Sulla ripetizione del ritornello si conclude il pezzo. Senza mezzi termini, il protagonista dichiara la sua esasperazione alla sua donna, dicendole che, se lei le chiedesse di sposarlo, lui risponderebbe "Meglio farsi seppellire". "The Dead Are After Me", cover della colonna sonora del film "Raiders Of The Living Dead",si apre in modo leggermente meno entusiasmante della media dell'album. La strofa, un po' scarna, è come la scheletratura del riff introduttivo.: la batteria si fa ancora meno incalzante e la chitarra traccia poche note, a tratti discordanti con la linea vocale (leggermente imprecisa). Il ritornello non tarda a sopraggiungere, anch'esso abbastanza cadenzato, molto breve. Anche l'assolo, non troppo acuto né troppo veloce mantiene il ton dell'intero pezzo, amalgamandosi totalmente alla strofa. Com'era abbastanza prevedibile la ripetizione del ritornello (e del verso principale) sancisce la fine del pezzo.  L'ultima traccia, nonché primo singolo estratto, ha un titolo curioso e calzante, perché affine allo spirito canzonatorio e sarcastico dell'intera opera (ed in massima parte nel pezzo in questione) e cioè "Beverly Hells". Sia l'introduzione che il riff principale, in effetti, calcano parecchio le atmosfere "90210". La semplicità della chitarra e l'estrosità della linea vocale contribuiscono a creare un'atmosfera spensierata, molto collegiale, tipica delle serie holliwoodiane. Beverly Hills, però, ci viene ricordato, è anche la sede di registrazione di molti film horror, da cui appunto il brano prende spunto come un po' tutto l'album. Il registro metà fra il thrash ed una matrice leggermente pop, prende il volo, nella sua migliore parte ed espressione energetica, con un piccolo assolo, e dei cori che ripetendo il titolo si uniscono all'energia della batteria, ed a delle piccole acciaccature molto piacevoli. Nel testo, le feste esagerate e lo stile di vita di Las Vegas vengono riportati ad una dimensione "horrorofila". Nel complesso l'album è bello da ascoltare, ma manca di qualcosa. Personalmente mi sono fatta qualche idea su cosa crei questo vago senso d'incompletezza in tutti i brani, e sospetto che i motivi siano molteplici: da una parte ho la sensazione che, se eseguite in maniera nettamente più veloce, i brani risulterebbero molto più accattivanti: infatti è abbastanza evidente che in molti casi la semplicità dei riff consentirebbe ( o meglio richiederebbe) un'esecuzione più sostenuta per dare una sensazione di "riempimento" e completezza. Oltre a ciò ho la sensazione che, come con molte band, la registrazione abbia un po' svuotato della carica e dell'energia l'esibizione di questi ragazzi. Aspetto di smentire o confermare la mia opinione. Oltre ciò c'è da dire però che, oltre all'intonazione che soffre spesso una poca accuratezza, la voce ha qualche altro piccolo difettuccio: a parte i vari errori nei testi, ad evidenziare una superficiale conoscenza della lingua inglese c'è anche una pronuncia molto scarsa, che penalizza la riuscita, l'armonia dell'insieme, diventando una nota dolente abbastanza evidente. Mi sembra doveroso sottolineare che, anche se siamo in Italia, quando si scrive qualcosa in inglese lo si deve fare sia con cognizione di causa che con la consapevolezza che un mezzo, seppur tale, va usato come si deve. Per l'autoironia, l'impegno, la passione, credo di poter affermare che questo lavoro sia sopra la sufficienza.


1) Nightmare Castle
2) My Black Widow 
3) Society 
4) Venomous
5) Prematurial Buries 
6) Cutting 
7) Breathless 
8) Painful 
9) Inferno 
10) It’s Better To Be Buried
11) The Dead Are After Me 
12) Beverly Hells