GosT

Valediction

2019 - Century Media

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
18/11/2019
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Introduzione Recensione

Il mondo della synthwave è da anni coinvolto in un fermento evolutivo che sta portando grossi cambiamenti nel genere, anche se i puristi non esitano a parlare di snaturamento vero e proprio. Quello che era un genere nato quasi per gioco in pieno clima post-ironico anni duemila, una riproposizione degli stilemi e dell'estetica delle colonne sonore dei film anni '80 e dei videogiochi dell'epoca ora resi liberi dalla loro funzione, e sempre più diventato una parte importante della scena elettronica odierna, uscendo dall'underground e influenzando tutta una cultura (si veda a proposito il successo di film come "Drive" e di serie quali "Stranger Things", indissolubilmente legate ad un certo immaginario ed accompagnati da colonne sonore derivanti dal genere). Tra i nomi che più sono riusciti a conquistare il pubblico, e che più sono mutati negli ultimi anni troviamo GosT, il progetto dell'americano James Lollar. Partito nel 2013 con un album auto-prodotto a nome "Skull" e una serie di EP, inizialmente il Nostro mostra tutti i connotati tipici del genere, tra influenze francesi, momenti house e bass-line sincopate. Uno stile che prosegue nel successivo "Behemoth" del 2015, disco che aggiusta il tiro in termini di atmosfere ed estetica: se la maggior parte dei progetti guardano alla moda anni '80 oppure alla fantascienza retro nell'estetica, GosT invece richiama il mondo dell'horror, ricollegandosi a questo al contemporaneo Carpenter Brut. Ancora comunque non c'è di che gridare al miracolo, per quanto la musica sia di buona fattura e piacevole; di progetti come questo il mercato era già pieno, complice anche una saturazione tipica della popolarità raggiunta così in fretta da uno stile che cattura una fetta di ascoltatori appartenente a diverse categorie. Una di questa è quella degli amanti del metal, che grazie a Perturbator e all'etichetta Blood Music entrano a contatto con questo mondo dove spesso gli autori vengono proprio da metal estremo e/o dall'elettronica di stampo industriale. "Non Paradisi" del 2016 perfeziona il primo stile del progetto andando a convertire le atmosfere tipiche di Perturbator in una chiave più gotica, ospitando anche la cantante greca Kriistal Ann, Bitchcraft e Hayley Stewart (ex Dead Astronauts), nomi appartenenti all'odierna scena darkwave/minimal synth e alla synthwave più oscura. Si trova qui una sorta di concept album sul personaggio di GosT, mischiando in modo molto "campy" il mito della caduta di Lucifero e trama da b movie. Si chiude così un'epoca, mentre anche la synthwave sembra essere maturata e divisa in vari sviluppi: da una parte avviene la contaminazione con la EDM e lo svincolo dalle atmosfere puramente anni '80, dall'altro il successo commerciale e l'anima più pop di nomi quali i Gunship, l'indurirsi dei suoni del portavoce Perturbator, la riscoperta di stilemi metal in salsa glam da parte di Carpenter Brut. Anche GosT vuole dire la sua, ed ecco che "Possessor" ricerca un' ibridazione tra synthwave, suoni post-punk/gothic e urla corrosive in chiave black metal, con tanto di doppia cassa e tema completamente votato all'occulto e all'immaginario blasfemo. Arriviamo così ad oggi e a "Valediction - Commiato", debutto del Nostro per la Century Media Records, etichetta che ultimamente si è dimostrata molto attenta ai fenomeni paralleli all'area metal tradizionale, mettendo in roster nomi quali i prezzemolini industrial metal 3teeth e, appunto, GosT. Il discorso incominciato con il disco precedente viene portato a pieno compimento, lasciando alle spalle la corrente synthwave propriamente detta e mantenendone solo qualche sparuta vestigia, abbracciando invece completamente darkwave, ebm, electro-industrial, e le radici black metal della sua formazione musicale. Una mutazione che ha come risultato qualcosa a metà strada tra la harsh ebm di inizio anni 2000, ma senza gli elementi trance di quest'ultima, e gli ottimi esperimenti dell'ultimo album di Blanck Mass "Animated Violence Mild" in una chiave però più diretta e fisica, con tanto di testi e cantato, ora in screaming, ora in pulito. Naturalmente coloro che rimangono attaccati alla concezione nostalgica e piacevolmente easy della synthwave non hanno accolto di buon grado questo cambiamento, ma per gli amanti dell'elettronica più oscura e pesante si tratta di una manna dal cielo. Finalmente GosT raggiunge una propria forma unica e un concept ben chiaro, dandosi a trame sonore e verbali intrise di romanticismo nero, solitudine, rammarico e rabbia. Qualcosa di decisamente più personale e definito, che supera l'estetica precedente e da un tono più serioso a quanto proposto.

Relentless Passing

"Relentless Passing - Implacabile Trapasso" non perde tempo prima di mettere le cose in chiaro, dandoci il benvenuto con un suono di doppia cassa martellante e sfrenato, carico di atmosfere black e contornato da uno scream malvagio e squillante. Le carte vengono subito messe in tavola, e la nuova anima black metal del progetto viene subito esposta in un'introduzione distruttiva. Il testo intriso di tragedia e romanticismo nero sembra accennare ad un amore perduto e al senso di solitudine che rimane, pieno di rammarico e rimorso. L'amore è stato perduto nel momento in cui l'abbiamo assaporato totalmente e lasciato andare, ed ora siamo ciechi ai piedi dell'amata, meravigliati, e le sue parole rendono solo ancora più complicata la nostra caduta da un picco senza amore dove eravamo rimasti soli. Il tempo passa senza sosta, e ci lascia mille anime che rimangono nostre da mantenere. Parole enigmatiche che sembrano dare traccia di una storia conclusa, o di molte storie concluse, che lasciano spettri nel cuore di chi ha amato e perduto. Intanto la musica prosegue con le sue atmosfere notturne ed ariose, dove synth pieni di pathos e linee piene di riff sottolineano pause ritmiche cadenzate. Non mancano tastiere dal sapore minimale e retro, dandoci un assaggio della commistione di modi e generi che caratterizza l'album. Ed è proprio in tema con questo elemento che prende piede un cantato ora con voce pulita ed evocativa, che ricorda la sensualità dei Depeche Mode più languidi. Siamo rimasti soli con nessuno che ci ascolta, le parole vengono mistificate e ora abbiamo solo una mano annerita; nessuno sente le nostre grida mentre imploriamo di essere capiti, e le nostre menti hanno solo un odio eterno, e solo la mano nera ci raggiunge in questo fuoco che abbiamo dentro di noi. La ritmica si fa sempre più concitata ed energica, pronta a raggiungere un climax inevitabilmente segnato dal ritorno della doppia cassa e dello screaming demoniaco, lanciatissimo. Ci attende quindi una coda fatta di suoni eterei, prolungata fino all'intervento di bordate distruttive dal sapore metal, ripetute in una marcia da tregenda mentre vanno a perdersi nell'etere. Un episodio violento, ma anche molto emotivo e ricco di pathos, perfetto simbolo del viaggio che abbiamo intrapreso tra scenari sonori gotici e potenza fiera ed oscura, coniugata ad un'elettronica moderna retaggio della synthwave.

Wrapped in Wax

"Wrapped in Wax - Avvolto Nella Cera" offre un testo criptico incentrato su una figura femminile desiderata dalle masse, ma non amata, che sembra imprigionata nelle convenzioni sociali e nelle aspettative altrui, nelle quali non si riconosce davvero. Musicalmente mantiene la fusione sonora tra atmosfere black metal e modi elettronici di connotazione synth-pop, dando un po' più di spazio al secondo elemento. Ecco una distorsione in levare accompagnata da un basso ritmico, poi rilasciata in un loop accompagnato da synth orchestrali e pieni di melodia malinconica. Raggiungiamo così un corso dal movimento sincopato, sul quale si adagiano vocals in pulito che curiosamente richiamano quelle di band quali gli Orgy e i Deadsy; esse descrivono la folla che circonda la protagonista, con occhi penetranti. Nessuno ama davvero la ragazza, ma ora tutti la vogliono. Si tratta di una cancellazione vera e propria fatta mentre si crea un accumulo intorno a lei, un raggruppamento di persone disposti in file, pronte ad essere scelte da lei, ironicamente definita una ragazza fortunata. Lei cerca di adattarsi ai loro standard morali, e per un miglio l'orizzonte scompare in distanza. Voci femminili sottolineano il passo di quella principale, in uno scenario quasi etereo, presto però violato dal ritorno dei synth orchestrali, ora testimoni di uno screaming aggressivo; ora le immagini si fanno più cupe, corrispondendo al cambio stilistico, tra appassimenti e scritte sanguinanti sui muri, si rivela quello che è un semplice desiderio di fiducia, una mano da tenere, ma non siamo disperati, tutto questo è quello che ci serve per cadere, un omicidio inerente ad un funerale per corvi. I suoni funerei, da requiem, generano un substrato perfetto per le parole, così come anche le cesure cinematiche con percussioni sparse ed effetti graffianti in levare. Andiamo a scontrarci contro trame dark ambient con campane a morto e percorsi trip-hop, prima di un'esaltante crescendo che ci riporta al ritornello in screaming, tripudio di emozioni forti, ripetute ad oltranza con archi tristi che completano perfettamente il nostro viaggio. Un effetto in sordina fa da coda al tutto, rilegando all'oblio la traccia.

Dreadfully Pious

"Dreadfully Pious - Terribilmente Pio" ci parla con tratti poetici ti ulteriori astrazioni fatte di dolore e malinconia, con riferimenti a sentimenti disattesi e sconfitte. Una bass-line dai tratti taglienti, un vero e proprio riffing sintetico, fa da substrato per una batteria cadenzata e vocals dolci ed estremamente melodiche, contornate da un'atmosfera dark con tastiere anni '80 che ne accentuano il corso. Osserviamo sotto un sole accecante, solo per vedere bruciare l'oggetto delle nostre parole, e anche se respiriamo attraverso polmoni consumati, lo facciamo solo per vederla bruciare. Siamo stanchi e perduti, senza più una dimora a cui tornare, e le chiediamo di tornare per farci sanguinare, aprire le nostre carni per far entrare la luce , dentro alla quale gridiamo. Immagini intrise dunque di disperazione e senso di distruzione davanti ai fatti che ci lasciano impotenti, con accenni al suicidio. La trama sonora si mantiene su percorsi techno-pop dal sapore squisitamente new wave, mostrandoci un altro lato dell'anima sonora del Nostro; ecco quindi l'apertura verso un ritornello assolutamente contagioso, unito a tastiere squillanti dall'anima retro e minimale. Viene ripetuto, rinfacciando, che la nostra amata aveva promesso di accogliere la nostra anima, creando in noi una speranza che si è rivelata inutile, consapevoli ora che non saremo mai completati. Riprende poi il percorso precedente, sempre arricchito dai suoni elettronici dal gusto incalzante e dalla voce suadente ed ispirata del cantate. Ora camminiamo sotto alla luna calante, attraversando lo Stige insieme alla nostra amata, portando come da tradizione le monete sui nostri occhi per pagare il nostro passaggio verso la morte. Si aprono le porte con il nostro ultimo respiro, accelerando la notte insieme a lei, e ora le carni si aprono davvero facendo entrare la luce in cui gridiamo insieme. Sempre immagini di morte, nere come la pece, con qualche elegante riferimento alla cultura classica per rendere l'idea del passaggio verso la morte, sublimazione di pensieri suicidi. Riecco il ritornello dalle melodie che in un qualche modo accentuano per contrasto la natura tetra del testo, pronto a scontrarsi contro cesure ritmate dalle epiche bordate elettroniche sottintese da toni gotici ed ariosità orchestrali piene di maestosa atmosfere. Si reitera il ritornello, con il suo corso ripetuto in un mantra in loop, deliziosa ossessiona che accoglie anche cori in sottofondo.

Timeless Turmoil

"Timeless Turmoil - Agitazione Senza Tempo" ci riporta verso lidi dove il black metal e le arie elettroniche s'incontrano, dando però ancora più spazio al primo elemento. Un connubio qui usato per esprimere un tormento interiore legato ad un senso di destino deciso, mentre qualcosa ci insegue e perseguita, forse l'inevitabilità della morte, o della mancanza di amore, qualcosa che si nutre delle nostre paure e mancanza di speranza Un suono oscuro e sommesso, dai tratti dark ambient, si accompagna ad una ritmica cadenzata. Arriviamo così ad una pausa improvvisa, subito seguita da un muro sonoro fatto di doppia cassa martellante e grida in screaming familiari a qualsiasi amante del nero metallo. Prendiamo i tormento mentre siamo sdraiati nella tomba, perduti nel terrore il viso di una misteriosa donna ci richiama alla vita, in una avventura piena di desiderio dove lottiamo per essere liberi e puliti, un'agitazione senza tempo creata da amanti che si guardano volendosi. Parole che rispettano il tema tragico fin qui portato avanti, dove l'amore diventa un simbolo di imminente dolore e morte; ed ecco che la musica si apre ad una sessione fatta di chitarre rocciose ed atmosfere cupe, dove proseguono i versi aggressivi pieni di caustica rabbia. Essa vede la paura nei nostri cuori, si aggrappa alla nostra mancanza di fede, si contorce e muore per essere qui con noi. Arriviamo ora ad una parte orchestrale con archi sintetici e synth vibranti, contornata da campionamenti femminili singhiozzanti; essa prende velocità in un galoppo futuristico che rielabora la materia synthwave ad uso del nuovo corso. Si aggiungono riff in loop dal gusto segaossa e vocals ora striscianti e delicate, piene di pathos. Sentiamo che si muove dentro di noi, possiamo sentire soffiare dietro alle nostre spalle, mentre strati di disperazione vengono tolti da sotto di noi, l'entità bolle d'invidia, sa che possiamo sentirla e che abbiamo paura di lei, con sarcasmo riconosce che anche lei si inginocchierebbe se avesse ragione di temerci. Riesplodono le grida e le doppie casse, accompagnate da sirene malevoli ed elettronica incalzante, lanciandosi poi in una corsa violenta e piena di tensione, climax sonoro destinato a scontrarsi contro l'oblio, mettendo improvvisamente fine alla traccia.

Bloody Roses

"Bloody Roses - Rose Insanguinate" torna a suoni dai connotati emotivi e legati alla new wave anni '80, con un largo uso di elettronica evocativa e ritornelli accattivanti. Il testo abbraccia totalmente il romanticismo nero dell'album, in una gotica dichiarazione d'amore dai tratti vampireschi dove per l'ennesima volta il dolore è un elemento imprescindibile del sentimento amoroso. Una linea di synth vecchia scuola ci accoglie insieme a un rullante di batteria, rallentando sempre di più fino all'incalzante incedere di un motivo deliziosamente anni '80 sottolineato da effetti magistrali che creano un'atmosfera epica. Sin dalle prime battute è chiaro il fatto che ci troviamo davanti ad un episodio legato alla new wave, cosa dimostrata ulteriormente dalle vocals melodiche e dal movimento suadente del cantato. Il Nostro descrive con fare poetico come si sente fuori dal tempo, proprio come una stella che circonda il tempo, perso per sempre con la sua amata, mai a corto di bugie, ma senza aver mai visto il suo sorriso. Ecco che il tono musicale si fa ancora più altisonante, così come quello del cantato, consegnandoci una ritornello accattivante dove trame darkwave e splendore pop si uniscono indissolubilmente. Il suo sangue è come vino per lei, e il suo corpo splende quando la bacia, sognando di stare con lei per sempre; rose insanguinate sono il simbolo dell'amore per lei, e le spine del dolore che lui prova quando le è vicino, ma nonostante questo vuole lo stesso rimanere per sempre con lei. Un trattato dove dolore e amore sono due facce della stessa medaglia, un amante desideroso e un'amante distante, più un'idea che crea dolore quando si concretizza come realtà. Torniamo quindi alle parti più sommesse, con orchestrazioni evocative e scenari tinti di un candore nero intriso di triste romanticismo. Ora il narratore realizza che non conoscerà mai la mente dell'amata, che è semplicemente fuori dalla sua portata di mano, mai disposta ad insegnare qualcosa. Lui la cerca in eterno, ma sa che lei ha sempre goduto del suo dolore. Giungiamo ad una cesura fatta di campanelle squillanti ed archi sintetici dalle arie sommesse, pronta ad esplodere per un'ultima iterazione del ritornello ricco di pathos ed emozione, che porta alla sua conclusione il brano.

The Call of the Faithful (Faithless)

"The Call of the Faithful (Faithless) - La Chiamata Del Fedele (Senza Fede)" è un intermezzo strumentale che ci porta alle origini del progetto, presentando trame più propriamente synthwave, pur con un substrato più oscuro rispetto alla media del genere. Tastiere squillanti ci introducono in un mondo sonoro dove si aggiungono bassi distorti e ritmiche cadenzate, creando una corsa retro che rimanda a film d'azione anni '80 con rincorse in auto. Effetti vari si aggiungono dandoci sempre di più l'idea di una colonna sonora per un film immaginario, usando un'elettronica minimale tanto smerci, quanto trascinante. Cesure dai suoni vorticanti segnano il passo insieme a piatti cadenzati e tamburi ritmati, seguiti poi da riff veri e proprio che richiamano in parte la natura semi-metal del disco. Melodie ariose si aggiungono in una bella sessione dal passo controllato, dove ritornelli di tastiera sostituiscono le vocals qui assenti. Torniamo quindi alla corsa iniziale, riprendendo i climi "rosso corsa", ovvero quella tipologia di synthwave che sia nell'immaginario che nella musica ricrea i film di corse anni '80 con bolidi veloci. Andiamo quindi a scontarci contro un altro riff distorto, destinato a concludere il pezzo. Una traccia che scorre veloce nonostante i suoi tre minuti di durata, e che si discosta dal resto dell'album riportandoci ai primissimi passi del nostro. Difficile inserirla propriamente nella narrazione del lavoro, essendo così diversa e priva di testi, forse possiamo interpretarla come un ricordo del passato e di periodi più spensierati, ora sostituiti da un'anima più oscura.

She Lives in Red Light (Devine)

"She Lives in Red Light (Devine) - Lei Vive Nella Luce Rossa (Divina)" ci riporta a deliziose atmosfere anni '80 dal gusto synthpop grazie a melodie trascinanti e drum macine dal passo marciante, pronta ad incontrare linee dall'elettronica concitata. Ecco che si aggiungono bass-line apocalittiche in un andamento pregno di atmosfera evocativa e malinconica, aperto da synth ariosi e vocals caratterizzate da filtri spettrali. Il brano delinea immagini dedicate ad una donna che diventa oggetto di parole che accennano a tratti misteriosi, una creatura della notte destinata ad un percorso che ne deciderà le sorti. Anch'essa si rivelerà l'ennesima causa di dolore e consumazione per il tragico narratore, rispettando il canone di romanticismo negativo che permea l'opera. Mentre la notte discende i suoi occhi cercano clemenza, mentre la vita che si è creata intorno tramite le menzogne consuma il Nostro. E' arrivato il momento di dimenticare l'empatia, permettendo alla colpa di rinunciare ad essere indagata. Il suono si arricchisce man mano di suoni orchestrali, raggiungendo poi un climax segnato da un ritornello dove la melodia squillante la fa da padrona in una struggente sequenza dove il sequencer da un movimento incalzante. E' la sua notte, lei vive in una luce rossa, è la sua vita questa e ci si chiede se ne uscirà viva. La voce rimane controllata e soave, in un'atmosfera rarefatta e sognanti, dai toni dolci. Torniamo quindi alle parti iniziali, con un movimento lento dominato da orchestrazioni dalla triste malinconia. Il cantato si mantiene qui umano e d esclamato con un naturale candore capace di ammaliarci. Occhi rispettosi si distoglieranno da noi, rilasciando la tentazione ed uccidendo l'apatia, mentre in una tragica necessità le carni dei due manati collidono, e il sudore del desiderio dell'altra colerà sul Nostro. Immagini sensuali che danno una rappresentazione quasi metaforica del sesso, unione di anima e corpi. Ritroviamo il crescendo orchestrale dai tratti tristi, che ora si scontra contro una cesura fatta di tastiere evocative, di seguito accompagnate ad una ritmica in levare. Riecco quindi il ritornello arioso e delicato, che ripete i suoi versi sottolineato sia dalla batteria, da cimbali cadenzati. Esso viene ripetuto incontrando anche cori che ne sottolineano l'anima anni '80, fino alla chiusra della traccia improvvisa.

Ligature Marks

"Ligature Marks - Segni Delle Legature" ci riporta alla fusione tra trame melodiche di natura elettronica, dai tratti piacevoli e retro, ed asperità black metal con montanti aggressivi e grida. Il testo si allontana dalle tematiche amorose per abbracciare la critica alla religione, toccando uno dei cardini del metallo oscuro, sebbene in modo decisamente meno blasfemo e violento rispetto alla media del genere. Una batteria ritmata ci guida verso una cesura fumosa e gotica, sulla quale si sospendono i colpi. Parte poi una bella sessione con una tastiera squillante, che ci conduce verso vocals dark piene di nera inquietudine. Il cantato descrive i credenti che si inginocchiano su un falso altare, mangiando dalle mani del loro signore, mentre pregano su cuori stanchi e sputano sulla mano che hanno deciso di prendere. Fanno le vittime, ma in realtà vogliono uccidere quando nessun altro lo farà; mordono e sbranano la folla, li possiamo vedere, le nostre mani rimangono aperte e ferme nella disperazione. Pensiamo di poterli spaventare, che li porteranno via, ma non dobbiamo illuderci, sono qui per rimanerci. Campane gotiche sottolineano l'avanzamento, mentre tornano anche le tastiere squillanti dal sapore malinconico, creando un ritornello solenne dai toni funerei. Vogliono considerarci peccatori, ma non possono tenerci dentro di loro, vogliono che venga tutto rilasciato, mentre noi volgiamo veder giungere la fine di ogni cosa. Un tratto nichilista che per ora non esplode, ma da forma mentale ad un tumulto interiore. Riprendono quindi i passi oscuri precedenti, mentre le vocals suadenti seguono il corso della musica. Cresce in noi qualcosa che ci brucia le carni, lo sentiamo e vediamo, nessuno mette in discussione il suo fiato inquisitorio che sta sempre sul nostro collo, tutti in realtà lo eccitano, e allo stesso tempo provocano terrore in lui. Non ci sono avvertimenti, chiediamo solo di essere compiaciuti. Si ripropongono i toni gotici con campane a morte, così come i versi già incontrati, in un crescendo che questa volta va a scontrarsi con riff distorti e grida in screaming, in un ritornello ora reso in chiave aggressiva, ritmato poi da una doppia cassa che si muove tra chitarre a motosega. Esso giunge al ritorno delle tastiere squillanti, sottolineate da vocals pulite e cori irresistibili, in un'ennesima comunione di generi e modi che si consuma nell'oblio del finale.

Push

"Push - Spingi" alza la posta in gioco aprendosi con suoni dance dal gusto house, tra batteria delicata e bassi pulsanti , raggiungendo così una sessione più incalzante, ma sempre controllata, sulla quale si leva un cantato leggero e suadente. Il testo si dimostra in questa occasione molto astratto, figurando qualcosa che viene dato con forza ad una vittima volontaria, forse un'altra dissertazione sulla religione, o sul controllo sociale, o più in senso lato del sentire l'influenza altrui e il suo effetto su di noi. Il soggetto del testo accoglierà la cosa davanti a tutti che guarderanno, e la sprecherà, nonostante saprà già da prima che arriverà, la sentirà mentre scivola dentro i suoi pensieri, e il pubblico che osserva assaggerà il Nostro mentre è legato. Parole non certo dal senso concreto e compiuto, bensì accenni e metafore aperte all'interpretazione dell'ascoltatore. Distorsioni distribuite nel substrato musicale creano un crescendo nascosto, mentre anche la ritmica si fa più incalzante: se nonostante tutto il protagonista riesce ancora a respirare, significa che non ci sta nemmeno provando. Viene raggiunto un apice che trova pienamente sfogo solo più avanti, ma che in qualche modo grazie al tempo sempre più incalzante convoglia una tensione crescente. Ora tormentiamo la vittima, dicendogli che deve affrontare il fatto che non è fatto per ottenere qualcosa, e che il suo destino si palesa davanti a lui, mentre qualcosa scivola nella sua mente, e gli altri continuano ad assaggiarlo mentre è legato. I movimenti da club raffinato incontrano riff distorti mentre le vocals si perdono in un passaggio sotterrano. Ecco ora che una serie di chitarre digitali si unisce ad uno screaming familiare, ripresentando i modi dal gusto balck metal che caratterizzano il testo. I versi precedenti trovano quindi riproposizione in chiave EDM/harsh, andando a scontrarsi contro cesure apocalittiche dai toni notturni. Rullanti ripetuti ed orchestrazioni magistrali danno un tocco dark che prosegue a lungo, andando a sfumare con distorsioni graffianti in una coda finale che trova il suo climax in una dissolvenza. Non uno degli episodi più complessi del disco, ma sorprendente al primo ascolto per le due anime totalmente diverse qui separate in due sezioni ben individuabili.

Severance

"Severance - Separazione" il pezzo finale del disco, introdotto da ritmiche elettroniche spezzate, presto sostituite da un riffing lento dal sapore doom e suoni di tastiera retro dai cori eterei. Se però pensiamo di trovarci difronte ad uno degli episodi più tranquilli, magari un finale dal gusto leggiadro, dobbiamo subito ricrederci: all'improvviso partono una sequenza di montanti metal accompagnati da un cantato aspro in screaming. Ecco quindi la nera lezione del Nostro, qui intento a dipingere scenari demoniaci dove figure infernali diventano metafore di un'umanità che ci ha delusi e lasciati distrutti, danneggiati, e verso la quale non abbiamo più nessuna considerazione. Abbiamo visto quindi il diavolo e sentito le sue mani, non presso Golgotha o in un deserto (chiari riferimenti biblici alla passione di Cristo, ma nel mondo moderno. Non è per noi una sorpresa il fatto che la bestia sia in realtà l'uomo, chiamato diversamente da varie persone, da noi Legione come la famosa schiera di demoni esorcizzati proprio da Gesù. La doppia cassa pestata si accompagna ai riff segaossa e alle grida aspre, lanciandosi poi in un turbine nero sempre più caotico, presentando quello che è forse l'episodio più caustico e dall'animo black metal dell'intero album. I patetici esseri umani sono solo consumati dall'odio, e ci hanno lasciati spezzati mentre cercavamo una risposta, trovando solo ulteriori domande senza una via d'uscita da una vita priva di empatia. La violenza sonora convoglia perfettamente il nichilismo e misantropia delle parole, veicolo di un odio cieco e che non si può placare. La spazzatura umana ha lasciato un'ombra dietro di sé, noi volevamo essere solo lasciati in pace, mentre ora conosciamo solo una rabbia deviata desiderando la morte per i malvagi e gli ottusi. Andiamo ad incontrare ora un fraseggio epocale e sega ossa, sul quale si distendo orchestrazioni nere e altre urla stridule, potenziate da drammi squillanti ed incalzati: mandiamo a fanculo la persona morta, non ci manca e siamo felici che se ne sia andata, che sia morta, e siamo obbligati a guardare una faccia che odiamo. Le ultime parole vengono sottolineate da una cavalcata fata di bordate distruttive e riff modificati accompagnati da synth distorti, in una corsa che va a sfumare in un feedback contratto destino al nulla. Niente romanticismo, l'epitaffio lascia spazio alla violenza black metal e ad un odio dichiarato senza remore.

Conclusioni

Un album che porta a compimento l'evoluzione iniziata nel precedente "Possessor" aggiungendo anche una spiccata anima new wave che su concretizza in episodi decisamente nostalgici ricchi di melodia. Troviamo quindi un quadro variegato dove convivono riproposizioni in chiave elettronica degli attacchi black metal con screaming annesso, pastiche gotici che traggono pienamente dal post-punk e dalla darkwave, e passaggi elettronici con tastiere squillanti e voce melodica. Un disco che è sicuramente figlio dei suoi tempi, in un crossover che una volta sarebbe rimasto rilegato al mondo underground, e che ora trova invece pubblicazione su un'etichetta come la Century Media Records. Superato quindi il suono synthwave come praticamente tutti i gruppi di successo del genere (ognuno evoluto secondo una sua direzione) GosT è forse quello che più si è spinto lontano, creando qualcosa di totalmente diverso e difficilmente inquadrabile. Certo, l'ascoltatore di vecchia data può trovare elementi che rimandano agli Orgy con la loro fusione di nu-metal e new wave, paragone che diventa vivido nelle parti con voce pulita, oppure nella fusione tra harsh EBM e black metal operata ormai molti anni fa dagli Psyclon Nine, quest'ultimo paragone che calza a pennello nelle parti in screaming. Ma abbiamo anche il fanyasma dei Clan Of Xymox, Depeche Mode, e tutta la scena electro-pop anni '80, così come alcuni retaggi synthwave rimasti nel retaggio del Nostro. Una commistione che consegna un'opera a metà tra molte strade, che scontenterà i puristi ed entusiasmerà chi è alla ricerca di qualcosa di nuovo. Come detto, abbiamo qui il segno di un genere nato in sordina e sotto coordinate diverse rispetto a quelle attuali, che man mano nel tempo ha visto una mutazione che ha attraversando, e sta attraversando tutt'ora, diverse fasi. Dalla mera riproposizione dei motivi delle colonne sonore di film e videogiochi anni '80 con un gusto post-moderno vintage, nato dalla fascinazione di chi negli anni '80 era nato (prima) e di chi nemmeno li aveva mai visti (poi), alla commistione con l a French-house, la EDM, la dubstep, nel suo periodo di esplosione commerciale. Nomi quali Perturbator e Carpenter Brut hanno traghettato gli ascoltatori metal più aperti verso il genere, che oggi spesso si appoggia ad etichette di questo mondo e strizza l'occhio all'immaginario e ai suoni dell'ambiente, tra chitarre dal vivo e opere come l'ultimo album del già citato Carpenter Brut con suoni ed immagini del glam metal. Un passaggio di consegne che in realtà ha diviso, come sempre succede con l'evoluzione di uno stile, le cose in sotto rami e pubblici diversi. Tra nostalgici della synthwave vecchia maniera (ironicamente, in realtà la vera e propria synthwave sarebbe semplicemente la new wave anni '80 incentrata su un largo uso di synth, ripresa proprio in questo disco) che ripudiano le evoluzioni moderne, risvolti commerciali dall'animo pop come i dischi dei Gunship, e crossover stilistici che stanno creando qualcosa di nuovo. Superata la mera nostalgia, si è ora creato una sorta di suono parallelo, un'evoluzione alternativa che riparte dalla fine degli anni '90 ed intraprende strade retro-futuristiche come in un film o libro di fantapolitica dove si immaginano percorsi della storia diversi da quelli reali. Ed ecco quindi che qui troviamo un mondo dove il black metal, la new wave, il dark e il post-punk si sono ritrovati insieme in un caleidoscopio di suoni ed emozioni, per narrarci le sofferenze di GosT passato dall'essere il personaggio soprannaturale, satanico e risoluto, dei dischi precedenti, ad una figura tragica dai tratti decisamente umani e fragili . Un amore perduto, un lutto che non può essere superato, una rottura che svela tutte le illusioni dell'amore idealizzato, che è fonte di dolore. L'allegria e la natura spesso auto-ironica della synthwave lascia spazio a qualcosa di decisamente più serio, il Nostro ha smesso di giocare in un certo senso e ha pienamente abbracciato il suo desiderio per un suono più oscuro e duro che per coincidenza sembra toccare molti punti di quella che era la harsh EBM di inizio anni duemila, ma con tratti molto meno gore e scabrosi. Un elegante romanticismo nero domina l'album, trascinandoci con sé nelle sue atmosfere morbose ed oscure; l'inizio quindi probabilmente di una fase totalmente nuova, pronta in futuro a mostrarci nuove sorprese tematiche e sonore.

1) Relentless Passing
2) Wrapped in Wax
3) Dreadfully Pious
4) Timeless Turmoil
5) Bloody Roses
6) The Call of the Faithful (Faithless)
7) She Lives in Red Light (Devine)
8) Ligature Marks
9) Push
10) Severance