GOROD

A Perfect Absolution

2012 - Listenable Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
06/05/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Il 2012 sembra davvero essere uno degli anni più prolifici post 2000 per il technical death metal. Oltre alla compilation degli Obscura, "Incurso" degli Spawn of Possession e "Sedition" degli Hour of Penance, questi primi mesi dell'anno hanno visto l'attesissimo ritorno dei francesi Gorod con il loro "A Perfect Absolution", disco che si candida senza particolari problemi come una delle proposte più interessanti e particolari di questo genere, proprio come circa vent'anni fa accadde con "Elements" degli Atheist e "Focus" dei Cynic. Ok, il paragone è abbastanza pesante, ma sono pronto a scommettere che anche Kelly Shaefer e Paul Masvidal sono d'accordo con me. Loro che il death metal sperimentale lo avevano creato quasi dal nulla, unendovi influenze jazz, fusion e progressive, hanno forse visto nascere una band in grado di sostenere il ruolo di degno erede dell'impareggiabile duo statunitense.  Le mie parole non vi hanno convinto? Nessun problema, inserite il cd nel lettore e fate partire "Birds of Sulphur". E' come immergersi in un mondo tutto nuovo, con un misterioso intro sinfonico a farci da apripista verso la prima colossale sfuriata in stile death metal, anche se ricalcando un pò troppo forzatamente sonorità "behemothiane".Fortunatamente, si tratta solamente di una questione temporanea: le linee di chitarra si fanno fluenti, sottili, iniziando a rincorrersi in una cavalcata estenuante all'ultimo riff. I cambi di tempo sono perfetti, chirurgici e non eccessivamente marcati, e per questo non risultano mai stucchevoli o ripetitivi. E poi gli assoli a chiudere il cerchio, virtuosi ma elaborati con grande inventiva e cognizione, non posti lì tanto perchè sono praticamente d'obbligo in un genere complesso ed articolato come questo. Impeccabile anche la sezione ritmica, precisissima e perfetta nel supportare le ascie di Mathieu Pascal e di Nicolas Alberny. Le premesse non potrebbero davvero essere migliori, ma, ve lo assicuro, questo è solo un piccolo assaggio di ciò che ci aspetta: "Sailing Into Earth" è un brano strabiliante. Prendete gli Obscura di "Omnivium", aggiungete un pò di pesantezza e brutalità ed avrete la formula perfetta di questo capolavoro. Il riff portante è una vera chicca di tecnica ed ispirazione, mentre il buon Samuel Santiago si dimostra un drummer tentacolare ed instancabile. Peccato che tutti i brani arrivino ad una conclusione, ma non c'è nemmeno il tempo per riprendere un pò di fiato che siamo immediatamente costretti a ripartire ai seimila con la soffusa e coinvolgente "Elements and Spirit", altro pezzo di raro pregio che vede riaffiorare qualche sottilissima influenza jazz, e che vede Santiago, affiancato dal bravissimo Benoit Claus protagonista di una performance sensazionale. Ma la sezione ritmica non è l'unica a meritare una citazione in questo brano, a giudicare la prova canora di Julien Deyres, elastico nel affrontare strofe in screaming e strofe in growl in un'alternanza continua. Il songwriting è di quelli che se li senti anche solo una volta non te li scordi, perchè ti colpiscono positivamente a tal punto di scolpirsi nella mente. Sin dal primo ascolto "The Axe of God" mi è invece apparso come il brano capolavoro fra le otto gemme di A Perfect Absolution. Il brutale intro fa un pò il versetto ai Kronos (giusto per citare un'altra bravissima band death metal transalpina), ma poi si dimostra ovviamente un brano totalmente diverso dallo schema della band capitanata da Jerome Grammaire, e ne abbiamo la conferma non appena varchiamo la metà del brano, dove le aspre tonalità si tingono di melodia. "5000 at the Funeral" si apre inaspettatamente in modo candido, grazie ad un argentino arpeggio in stile anni sessanta. La cornice di synth è perfetta per generare quella sensuale atmosfera retrò che il quintetto vuole evocare, ma ecco che le prime martellate di Santiago avviano il pezzo, che pur appesantendosi ritmicamente parlando, resta sempre leggero e fluente. Le chitarre si fanno ruvide ed abrasive, la sezione ritmica è un concentrato di classe e violenza. Cosa si potrebbe volere di più? Un songwriting che non è un songwriting, ma una vera opera d'arte che ogni volta mi scioglie il cuore (prestate particolare attenzione all'assolo da "eargasm"). Con "Carved in the Wind" la band si concede una scampagnata in territori alla Atheist, grazie all'ennesimo eccellente lavoro sotto il profilo strumentale del quartetto, mentre Deyres si distingue per un'altra personalissima performance dietro al microfono, con il suo soffocato growl a farla da padrone. A metà pezzo ecco fare nuovamente capolino la melodia, che non guasta mai, ma come prevedibile la brutalità e la tecnica torneranno presto a farci compagnia. Negli ultimi minuti ecco che si entra nel regno di Mikael Akerfeldt, grazie ad una parentesi progressive per certi versi opethiana, con un excursus nelle sonorità di "Ghost Reveries". Il finale, un tripudio di death, progressive e melodic metal, precede la dolcissima apertura di "Varangian Paradise", secondo capolavoro del disco che ci riporta per qualche secondo alla mente gli Opeth ma che poi si rivela un brano personalissimo, nel quale sale in cattedra nuovamente la sezione ritmica, un inarrestabile panzer che a suon di death metal e di progressive rock lascia indelebilmente il segno. Mentre si avanza minuto dopo minuto si fa sempre più strada una marcata influenza fusion, questo prima che la chiusura torni ad essere, naturalmente, all'insegna dei tecnicismi e del death metal. Il brano conclusivo, "Tribute of Blood", mostra sin dai primi istanti il suo piglio che consiste di una serie di estrosi riff concatenati alla perfezione in modo tale da devastare le orecchie dell'ascoltatore a suon di virtuosismi. Solo verso la metà del brano il ritmo si decide a rallentare, ma solo per alcuni secondi, poiché si riacutizza immediatamente esplodendo in un geniale refrain che ci traghetta verso gli ultimi stanti di questo primo, meraviglioso, lavoro senza sbavature della band di Bordeaux, che fino all'anno scorso non era nulla più che un'anonima entità dell'underground. 


1) Birds of Sulphur
2) Sailing Into Earth
3) Elements and Spirit
4) The Axe of God
5) 5000 at the Funeral
6) Carved in the Wind
7) Varangian Paradise
8) Tribute of Blood