GOREMENT

The Ending Quest

1994 - Crypta Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
29/03/2013
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

La storia dei Gorement é senz'altro una delle più controverse dell'intero panorama del metal estremo della scena europea. Formatisi nei primi anni novanta, proprio mentre in Scandinavia, Svezia in primis, si stava verificando un vero e proprio boom (all'epoca alcune pietre miliari del death metal come "Dark Recollections" dei Carnage e "Left Hand Path" degli Entombed avevano già visto la luce), riuscirono in brevissimo tempo a plasmare un sound personale e praticamente inconfondibile fra la miriade di band che stavano man mano sorgendo come funghi. Dopo le due demo "Human Relic" ed "Obsequies" del 1991, la band rilasciò "The Ending Quest" solo nel 1994 (registrato in Germania in neppure due settimane), quando cioé i maggiori capolavori della corrente erano già stati partoriti. Proprio il fatto che si trattò di un anno di "stallo" contribuì a metterlo in primo piano, nonché a candidarlo facilmente come disco dell'anno. The Ending Quest non é affatto un disco semplice da inquadrare, poiché fuoriesce dagli schemi del classico swedish death metal con il tipico sound "a mo di motosega" delle chitarre e le forsennate cavalcate imbastite dalla sezione ritmica. Anzi, se vogliamo entrare nel dettaglio del sound, impossibile non accorgersi di come i Gorement strizzino l'occhio al doom metal: la grande frequenza di ritmi lenti, ma non per questo goffi, gioca un ruolo di primo piano, senza disdegnare sonorità affini al thrash. Certo, la registrazione non fu delle migliori, ma ciò contribuì a rendere il suono più marcio e grezzo (in fondo un autentico dogma all'epoca) ed in fondo sufficientemente equilibrato, con ogni strumento in una posizione netta e definita rispetto agli altri. Negli anni a seguire la concezione musicale della band mutò radicalmente: il cambiamento di nome e di stile fu radicale, con la formazione dello sfortunato gruppo gothic metal Pipers Dawn, il quale giunse allo split dopo aver registrato solamente due demo fra il 1996 ed il 1997. Tornando al masterpiece sfornato da Jimmy Karlsson (voce), Patrik Fernlund (chitarra), Daniel Eriksson (chitarra), Nicklas Lilja (basso) e Mattias Berglund (batteria), direi che le considerazioni fatte siano più che sufficienti, ed é quindi ora di andarne a scoprire il contenuto, che vanta una qualità assolutamente elevatissima. Già l'opener "My Ending Quest" si eleva allo status di capolavoro: un lento riff ispirato dà il via alle macabre danze, rivelando tutta l'oscurità che la band emana attraverso la musica. Sezioni morbose si alternano alle repentine accelerazioni che Lilja e Berglund imbastiscono in maniera esemplare, mentre azzeccatissime linee di chitarra si rincorrono originando una trama memorabile che personalmente mi é rimasta marchiata a fuoco sin dal primo ascolto (ma sono sicuro che non é stato così solo per il sottoscritto).  "Vale of Tears" ha un'aperura talmente feroce da fare impallidire per quanto arrivi del tutto inaspettata dopo le impressioni destateci ascoltando l'opening track. Le soluzioni stilistiche del brano, seppur più derivative, sono di pregevole fattura, come lo é anche il profondissimo growl di Karlsson, che a tratti pare davvero disumano. Il riffing variegato rasenta la perfezione, in quanto risulta sfumato in modo esemplare fra parentesi brutali ed inserzioni più melodiche e lente. Il terzo brano "Human Relic", come si può evincere facilmente proviene direttamente dalla demo di debutto della band, in una versione lievemente modificata. Le sonorità doom metal vengono poste in secondo piano (nonostante i frequenti rintocchi di un funereo gong in sottofondo) in favore della brutalità, che in questo brano raggiunge senza dubbio uno degli apici del disco. Si prosegue con "The Memorial", brano che parte con una miscela di riff di estrazione thrash metal e sonorità doom, salvo poi acquisire ulteriore vigore nella parte centrale, caratterizzata da continui cambi di tempo in cui si passa da parti tiratissime ed altre più lente. La genialità delle chitarre non sta solo in questi passaggi ma anche nella presenza di assoli brevissimi ma che potremmo quasi dire concatenati l'un l'altro. L'outro riprende il riff di apertura per poi sfociare in un lento ed evocativo assolo che ci traghetta nel morbosissimo intro di "The Lost Breed". Le gutturali linee vocali di Karlsson si sovrappongono ad una ritmica lentissima di matrice doom, prima di acquisire vigore e potenza esplodendo in una serie di riff tritaossa e quindi ad un putridissimo death metal. Verso la metà del brano il ritmo rallenta nuovamente lasciando nuovamente spazio ad una sezione simil-thrash che si protrae sino ad un minuto dalla fine, quando il brano diviene dapprima brutale ed evocativo nella sua fase conclusiva. Con il sesto brano "Silent Hymn (for the Dead)" la band si inoltra ulteriormente in un ambiente doom al quale appare veramente molto affezionato. L'intro funereo in stile Candlemass eseguito dalle chitarre si traduce in un ammorbante tripudio di claustrofobia al quale si aggiunge presto la batteria. Dopo un breve stop il sound muta in favore dell'evocatività e della solennità, mentre il ritmo rimane costantemente in sordina, vivacizzato solamente da un ispiratissimo solo di chitarra. Tanto per accentuare la particolarità, clean vocals quasi sussurrate ci accompagnano negli istanti finali del brano, che fanno da preludio per l'intro altrettanto lento di "Sea of Silence", un'altra perla di death/doom composto da una marcia funerea e da una linea melodica di pregevolissima fattura, per un mid-tempo eccellente sotto tutti i punti di vista: il songwriting origina un flusso costante ed indomabile di disperazione e misantropia, l'esecuzione é perfetta e mette in risalto l'eccellente prestazione dei due axemen. Con "Obsequies of Mankind" i Gorement danno prova di saper miscelare in maniera ottimale il sound degli Entombed e dei Dismember dando vita ad un brano che combina l'esplosività della band di L.G. Petrov ed il forte impatto melodico di quella di Matti Karki. Da sottolineare l'eccellente operato di Lilja al basso, il cui lavoro viene -mi sento di aggiungere, più che meritevolmente- posto in primo piano, e quello di dell'eclettico Patrik Fernlund alla chitarra acustica, che accentua il già elevato tono malinconico del Gorement-sound. Uno dei brani più feroci del platter é senza ombra di dubbio la numero nove, quella "Darkness of the Dead" che grazie ad una sezione ritmica martellante ha un impatto sonoro indescrivibile, alternato a parentesi solistiche delle chitarre colme di melodia ed evocatività. Quando si giunge al refrain.. beh, sfido chiunque a non muovere la testa dinanzi ad un giro di chitarra così vigoroso, tanta é la carica adrenalinica che genera nel corpo.. Le sorprese non sono finite, perché verso la fine del brano la band concede un breve, ma significativo, spazio alla tastiera (una sperimentazione già impiegata all'epoca dai Nocturnus nel meraviglioso "The Key" ed in parte minore da altre band). Chitarra acustica ed elettrica si fronteggiano nell'introduzione della closing track "Into Shadows", un brano che racchiude al 100% tutti gli elementi del sound dei Gorement. Da una parte la melodia della tastiera e della chitarra clean, dall'altro la ferocia delle distorsioni sulle 7 corde accompagnata dall'immancabile morbosità del ritmo predominante del disco. Le vocals si dividono fra tetri sussurri e poderosi growl, insomma, un brano che esplora a 360 gradi il favoloso mood di un disco assolutamente irripetibile. Tirando le somme, The Ending Quest é come un auto d'epoca il cui valore (in questo caso storico) aumenta in maniera esponenziale col passare del tempo. Ingiustamente trascurato al momento del rilascio, negli anni a seguire é divenuto una pietra miliare, un'icona personalissima nell'ambito del death metal svedese di una band che voleva distinguersi dalle altre, e ci riusciva pure bene. Chissà che sotto un'altra etichetta avrebbe avuto la stessa fama di un "Left Hand Path", di un "Like an Everflowing Stream" o di un "Into the Grave".. ciò che so é solamente che se siete appassionati del genere o del metal estremo in generale questo é assolutamente un must-have.


1) My Ending Quest
2) Vale of Tears
3) Human Relic
4) The Memorial
5) The Lost Breed
6) Silent Hymn (for the Dead)
7) Sea of Silence
8) Obsequies of Mankind 
9) Darkness of the Dead 
10) Into Shadows