GOJIRA

Terra Incognita

2000 - Gabriel Editions

A CURA DI
DAVIDE PAPPALARDO
27/10/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Inizia con questa recensione un'analisi della discografia dei Gojira, gruppo francese dedito da inizio millennio ad un Metal progressivo e sperimentale che trae a piene mani dagli aspetti più moderni e melodici del Death e dalle tendenze Groove e tecniche di una certa frangia Thrash; tutto questo sotto una connotazione Avant - Garde che pone la band fuori da molti schemi e facili classificazioni, allontanandosi da ogni concetto classico del genere. Prima di pubblicare il loro primo lavoro "Terra Incognita - Terra Sconosciuta" nel 2000 sotto etichetta "Gabriel Editions" e con il loro attuale nome (nient' altro che la versione "romanizzata" di Godzilla dal giapponese) i nostri (Joe Duplantier alla voce e prima chitarra, Mario Duplantier alla batteria, Jean-Michel Labadie al basso e Christian Andreu alla seconda chitarra) hanno pubblicato a partire dal 1996 quattro demo ("Victim", "Possessed", "Saturate", "Wisdom Comes") più legate nel suono al Death con il nome, appunto, di Godzilla, il quale hanno poi dovuto cambiare per ragioni legali facilmente intuibili. Si trattava di pezzi già influenzati dalla componente più Techno - Death e dal Thrash più ritmato, ma ancora legati alla tradizione anni novanta,  e a gruppi come Death, Slayer e Atheist. Alcuni pezzi contenuti negli ultimi due compariranno, ri-arrangiati, nel debutto che qui andiamo a recensire, mostrandoci l'evoluzione del loro sound che, pur mantenendo le basi li gettate, si è aperto verso soluzioni più varie ed alternative che, pur con tutte le dovute differenze stilistiche e concettuali, ponendo sempre più con il tempo il gruppo al fianco di "mosche bianche" del Metal come i Meshuggah e i Periphery, spesso accumunati sotto l'ala "Math Rock". Ci troviamo quindi davanti ad un album che parte da una solida base Groove - Death, ancora molto presente e influenzato da Sepultura (specie nelle vocals), Entombed, Carcass etc., sulla quale vengono innestati virtuosismi progressivi e momenti oscuri, ma anche inaspettati passi quasi Funk  e poliritmi dalle strutture più complicate e inusuali, accompagnati da break dal sapore moderno e Metalcore che chiamano in causa anche Pantera e Machine Head.



"Clone" Parte con suoni meccanici stagliati su una bassline, che presto lasciano il passo a convulsi andamenti di chitarra che si districano tra rasoiate sotto forma di riff, e dilatazioni melodiche da essi spezzate in un continuo mordi e fuggi, creando scale estranianti e schizofreniche; la batteria non è da meno, passando da ritmi serrati a momenti più cadenzati, la voce è un growl potente e maligno come da tradizione. Il suono è pompato e devastante, mostrando una certa affinità con il Groove e con gruppi come i Meshuggah, in una resa però meno claustrofobica e più aperta alla pausa: verso i due minuti e quaranta incontriamo una cesura melodica con voce pulita e andamenti di chitarra decisamente più calmi, ricchi di arpeggi progressivi e toni malinconici. Presto però i ritmi tornano più serrati riportando in auge l' elemento Metal dei nostri, in modalità però più strisciante grazie a chitarre ad accordatura bassa che dominano la scena fino alla ripresa del rifting marziale con il quale si conclude il brano. Il testo mette in discussione l'idea di poter controllare la vita e la creazione tramite la genetica, mettendo in mostra la forte spiritualità naturalistica che domina i loro testi; ""Right now, I make my choice, Perfection you fake is not, The soul, not a genetic code, You fools, you ignoramuses - Ora io prendo la mia decisione, la Perfezione non è la tua falsità, non è essa, l'anima non un codice genetico, stupidi, ignoranti" denunciano i nostri, esponendo la follia dell' uomo che pensa di ridurre a pura genetica l' essenza vitale della natura, non fatta per essere da lui manipolata, e legata allo spirito. Troviamo quindi già due temi importanti di tutta la loro produzione: il legame con la natura e l'opposizione all'azione di degrado messa in atto da parte della razza umana nella sua illusione di dominarla. "Lizard Skin - Pelle di Lucertola" inizia con un giro di chitarra molto Hard Rock che degenera nel suo ronzio, fino a lasciare spazio al tetro incedere caotico dove la batteria assume toni metallici, stagliati sul rifting in pieno buzz; presto interviene la voce dai connotati mostruosi tra growl e screaming, mentre i riff di chitarra si mantengono serrati, dediti ad aperture dal suono a trapano, insieme alle quali si affacciano movimenti melodici atonali. L' andamento è mutevole, costellato da bordate di chitarra pesanti e improvvise corse in doppia cassa che presentano tutta la natura Death del gruppo; verso i tre minuti troviamo un lungo ponte sonoro più cadenzato, ma non meno inquietante, ricco di marce di chitarra rocciosi andamenti incalzanti, che lasciano poi di nuovo spazio ai trapani in pieno groove vorticante, che chiudono all' improvviso il pezzo senza preavviso. Il testo è una metafora interiore sul difficile rapporto con il mondo esterno, che tradisce e ferisce facendo chiudere in se stessi; l' unico conforto qui trovato è l'affidarsi a se stessi, indurendosi, prima di evolvere e cambiare pelle, elevandosi oltre le sofferenze: "My fall accelerates with the weight, Soon I'll be underworld, Surving radiations, not for long, and I'm burning - La mia caduta accellera con il peso, presto sarò sottoterra, sopravvivendo alle radiazioni, ma non a lungo, e ora stò bruciando" raffigura il processo di catarsi e dolore che bisogna necessariamente attraversare per andare oltre. Troviamo un altro elemento del mondo tematico del gruppo, le immagini interiori molto varie e simboliche dove la sofferenza e il suo superamento portano ad una maggiore consapevolezza. "Satan Is a Lawyer - Satana E' un Avvocato" è introdotta da chitarra e batteria molto Funk, e da vocals pulite più vicine al Rock anni novanta; ma presto le chitarre si aprono in riff melodici e taglienti che richiamano il Death melodico degli ultimi Carcass, i quali si alternano con il movimento precedente, creando un' ibrido dal sapore Alternative; un brano molto influenzato dal periodo, ancora ancorato all' elemento Nu - Metal che prevedeva voci pulite e l' accostamento di momenti più dilatati e partiture più veloci: dopo i tre minuti parte un lungo ponte tecnico dove incontriamo virtuosismi di chitarra progressivi e cambi di tempo che mostrano tutta la bravura dei due chitarristi, nonché una voce decisamente più inquietante e modificata che riporta l' elemento Death prima del finale, anche questa volta improvviso, del brano. Le parole qui criticano in maniera molto astuta e ricca di iperbole e metafore il sistema legale umano, fatto di falsità e mancanza di vera comprensione delle persone, in particolare attaccando la figura dei legali, principali attori in un teatro fatto di frasi artificiali e modi pre - programmati: "All those words flying in the air, Cannot see the stars, Images, colors, like wrong perfection, Wash my brain, dirty it's so clean, But who are you? The mixture has no smell - Tutte queste parole che volano nell' aria,nNon possono vedere le stelle, immagini, colori, come una perfezione erronea, fammi il lavaggio del cervello, lo sporco è così pulito. Ma tu chi sei? Tutto questo non ha odore" simboleggia tutto il vuoto e la mancanza di vero contenuto delle loro parole, legati ad un artificio di modi in cui nulla è vissuto e sentito veramente. "04" è un breve intermezzo con una telefonata registrata su cui si organizzano delicati arpeggi acustici e rumori vari di acqua, oggetti, che si frammentano con virtuosismi e fraseggi dello strumento a corda, in piena toccata; sentiamo anche strane voci e grida, creando un' atmosfera strana e inquietante che continua nel pezzo successivo "Blow Me Away You (Niverse) - Spazzami via (Niverso)" che dopo la voce registrata si apre in un loop ossessivo e ronzante di chitarra discordante alla Meshuggah su cui si staglia la voce aggressiva di Joe Duplantier, e i beat sicuri di batteria; la composizione s' intervalla poi con tetri andamenti di chitarra gotici e solenni che creano un' atmosfera molto sentita e potente, dando carattere al pezzo. Non spariscono in ogni caso gli abili esercizi di chitarra, mentre verso i due minuti e quaranta la voce presenta anche parti pulite, ma filtrate, insieme al consueto growl; incontriamo poi ondate melliflue con riff di chitarra rocciosi  e serrati, squartati poi ad seghe elettriche sonore che riprendono il loop estraniante di inizio pezzo, sul quale si organizzano le grida disperate del cantante mentre Mario Duplantier sorregge il tutto con la sua batteria, fino alla dissolvenza che trascina via il brano verso la sua conclusione, in uno dei momenti più senza respiro e deliranti di tutto il lavoro. Il testo è decisamente astratto dipingendo uno scenario di distruzione interiore, sotto forma di un viaggio nel vuoto cosmico dove si richiede la fine della propria sofferenza, come in  "I bleed on you,  so ease my pain, Blow Me Away You !!!!!!!!!!! Smash Up! Wash away the blood from my body, I see this halo of dust all around, But my vision is clear. I know I don't have any forces left, To go the distance - Sanguino su di te, addolcisci il mio dolore, Spazzami via!!!!!!!!!!! Spacca! Lava via il sangue dal mio corpo, vedo un' aureola di polvere tutt' intorno, Ma la mia visione è chiara. So di non avere forze rimaste, Per andare lontano" creando un opprimente senso di disperazione, un freddo nichilismo ancora presente nel gruppo, ma spesso in realtà controbilanciato da un'esortazione al fare forza della difficoltà e risorgere, come nella sfida "I defy you, Artemis, Shoot me between the eyes, I want to face the day of reckoning, Reunite, I want to embrace your light - Ti sfido Artemide, Sparami tra gli occhi, Voglio affrontare il giorno della riscossa, Riunito ( con te) Voglio abbracciare la tua luce" in una dimensione onirica ed epica. "5988 Trillions de Tonnes - 5988 Trillioni di Tonnellate" ci sorprende con una intro Dark Ambient sulla quale troviamo suoni etnici e tribali che richiamano certi momenti di "Roots" dei Sepultura, intermezzo strumentale che presto degenera nel successivo "Deliverance - Liberazione" e nella sua massacrante cavalcata con riff in tremolo dal forte sapere Death/Thrash che si riallacciano alla tradizione con le loro bordate dirette e con la voce dedita ad un growl che si apre in momenti di agonizzante screaming. L' andamento generale è al fulmicotone, con un drumming serrato e rifting preciso e meccanico che dilania la struttura del pezzo fino alla pausa sacrale con cori del minuto e cinquanta, che conosce un andamento più lento, ma sempre pesante. Parte poi un suono di batteria metallico con vocals quasi Black Metal, che lascia poi spazio a nuovi montanti di chitarra entusiasmanti, che coronano uno dei pezzi migliori e meglio riusciti di tutto il lavoro, forse più "lineare" rispetto ad altri, ma completo nel suo songwriting trascinante; non mancano come sempre tecnicismi e cambi improvvisi, così come l' introduzione improvvisa di voci pulite ed effetti vari che lasciano i connotati moderni della band. Il testo è una nuova denuncia verso l' insensatezza del comportamento dell' uomo, che sta distruggendo il mondo e se stesso con la sua convinzione di poterlo controllare; il protagonista vuole prendere le distanze da tutto questo, elevarsi oltre e proteggere l' esistenza ( "For those who know, I want to be, as clear, as real, as I protect. Nothingness is all around, I hate the taste of your words - Per coloro che sanno, voglio essere, tanto chiaro, quanto vero, mentre li proteggo. Il Nulla ci circonda, odio il sapore delle vostre parole") esprimendo il tutto con l'uso poetico di sinestesie, iperbole, e quanto può dare connotati epici e fuori dal tempo al discorso; superate le illusioni umane ci si guarda indietro, provando disprezzo per esse e trovando una nuova forza per andare avanti. "Space Time - Spazio Tempo" parte con chitarre convulse in pieno stile Nu - Metal che ancora una volta mostrano la varietà di scrittura del gruppo, che presto si organizzano in momenti ariosi e dilatati, sui quali si organizzano le vocals del cantante più naturali, a metà tra un cantato pulito, ma aggressivo, e un rauco screaming. La melodia atonale delle chitarre domina il pezzo insieme al movimento di basso, percepibile in sottofondo, spezzata da vari movimenti psicopatici e mutevoli, come l' improvvisa marcia serrata dei due minuti e cinquanta in doppia cassa che crea un effetto trascinante e spacca ossa, ma allo stesso tempo ammaliante, accompagnato presto da un triste arpeggio che lo completa perfettamente, così come la bella voce pulita ed epica che ne segue nella linea vocale l' andamento in una perfetta sintesi di elementi; infine troviamo una nuova bordata claustrofobica che riporta il tutto su un registro più pesante, prima dell' inevitabile conclusione del brano. Il testo delinea un viaggio nel cosmo interiore, immaginando di contenere un' Universo che riflette nell' interno l' esterno, ritrovando in se la vastità del Cosmo; ci si chiede in "And the black holes in the vault of heaven, make me wonder, wonder why. How matter can disappear, Are there doors in this wall to reach the light from time and space? - E i buchi neri nella volta celeste. mi fanno pensare, pensare al perchè. Come la materia può sparire, Sono le porte per raggiungere la luce dallo spazio e il tempo in questo muro?" la natura dei buchi neri, misteriosi collegamenti con il non conosciuto, e allo stesso modo si affrontano poi le paure e le angosce interiori, come nuove possibilità che superate, portano oltre, con la connotazione intimistica e spirituale cara alla band. La Terra viene visionata come un oggetto che può essere tenuto in mano, trovando perfetta identificazione con il Macrocosmo in un sottile gioco di riflessi tra la propria condizione emotiva e spirituale, e le vastità siderali. "On the B.O.T.A - Sulla B.O.T.A" conosce una introduzione decisamente Funky con il suo basso potente, e le scale inverse di chitarra che trascinano subito l' ascoltatore ipnotizzandolo con il loro andamento progressivo, su cui si stagliano le vocals mutanti e feroci del cantante; si tratta di un altro pezzo fortemente influenzato dalla corrente Crossover/Nu - Metal,il quale però con la sua breve durata di neanche tre minuti esatti funge più da intermezzo, piuttosto che da pezzo vero e proprio, mostrando tutta la stranezza e la varietà di struttura del gruppo, sia all' interno dei pezzi, sia nella struttura generale dell' album. Una menzione particolare va all' effetto della batteria, metallica come colpi di catene, che contribuisce all' effetto estraniante delle chitarre che dominano il brano per tutta la sua breve durata. Anche il testo è di poche parole, altamente metaforico ed ermetico con la sua immagine di un leone che apre le porte del vuoto e dell' infinito per il protagonista, pronto in "No one else is able now to play with the answers. And I open, my mind is so clear, There's a door in the wall of time... - Nessun' altro è capace ora di giocare con le risposte. E io (mi) apro, la mia mente è libera, C'è una porta nel muro del tempo..." ad affrontarle nell' ennesimo viaggio interiore che richiama molti concetti già espressi nel pezzo precedente, collegandoli tematicamente; il riferimento nel titolo sta per la "Builders Of The Adytum", un' associazione americana di studi occulti e mistici sulla Cabala che trova radici sia nella Loggia Massonica Del Sistema Blu, sia nella Golden Dawn (quest'ultima famosa per i collegamenti con Aleister Crowley), con la quale probabilmente i nostri hanno molta affinità. "Rise - Sorgi" riporta in primo piano l' elemento più serrato e brutale dei nostri, con i suoi riff taglienti come colpi di rasoio, e con al sua massacrante batteria in doppia cassa; la voce assume connotati brutali in perfetto stile Death Metal, mentre la musica assume un' andamento spezzato e meccanico tra improvvisi rallentamenti e loop concentrici, creando l' effetto di un meccanismo inceppato, che improvvisamente si lancia in folli corse, come quella dei due minuti e venti accompagnata da un assolo graffiante che segna brevemente la composizione.  Abbiamo poi continui giochi di toccata e fuga, con interruzioni e riprese improvvise, e con memorabili melodie solenni e atonali come da migliore tradizione del genere, sempre supportate dalla batteria cadenzata e da strani rumori di oggetti in sottofondo, dimostrano anche l' attento lavoro di produzione in studio. Verso i quattro minuti e venti parte un momento etnico con suoni  di xilofono in riverbero che ricordano gocce d'acqua, i quali chiudono in modo inusuale il pezzo. Il testo è un' esortazione energica al risorgere dopo la fine, riiniziare dopo ogni ciclo, vivere ogni morte come un nuovo inizio, con forza e potenza: "I raise my voice, show my fury. Wide open to the sun, I put my hands in this source of light. In that constant energy - Innalzo la mia voce, mostro la mia furia. Spalancato sino al Sole, Pongo le mie mani su questa fonte di luce. In quell' energia costante" spinge a trovare nuove energie ed elevarsi costantemente, sempre con iperbole e grandiose immagini. "Fire Is Everything - Il Fuoco E' Tutto" è l' ennesimo pezzo tritacarne dominato da claustrofobici andamenti atonali e straziati, dove le chitarre diventano meccanismi sferraglianti, e la voce un funesto grido costante; non mancano gli arpeggi in tremolo rocciosi, così come le corse in doppia cassa serrata che danno alla struttura dinamicità e senso di movimento costante. Al minuto e cinquanta parte una bella scala melodica vertiginosa, sulla quale si libera l' epico cantato pulito di Joe Duplantier, ricordando un po' alla lontana i System of A Down, ma senza raggiungerne il lirismo. Abbiamo poi un nuovo rallentamento strisciante e pesante nei suoi toni grevi, quasi Doom, dove i giri di chitarra e i battiti cadenzati di batteria sono protagonisti, il quale nel finale devolve in un feedback eaccompagnato dal suono di qualcosa che brucia, richiamando il titolo del brano. Le parole del testo richiamano la funzione devastante e purificatrice del fuoco, che nella sua distruzione porta alla purezza ("Hypnotizing power I can't resist, Reach out my hands, I feel the light. Increase flames, the heat is oppressive, Disturbs my brain, I want to dive in... - Potere ipnotico a cui non posso resistere, Aggrappati alle mie mani, sento la luce. Aumentano le fiamme, il calore è soffocante, Disturba la mia mente, voglio sprofondarvi...")  in una visione onirica e spirituale per una nuova metafora di fine e rinascita, giocata con elementi della natura visti in modo sacrale e con reverenza, ritrovati in se stessi e nel proprio io. "Love - Amore" prosegue l' effetto del brano precedente, introducendo poi un sinistro arpeggio Dark, che s' intervalla con massicci montanti circolari, in un momento Avant - Garde dove anche il basso pulsante trova spazio, mostrando una forte influenza Post - Rock; quest' ultima è perfettamente integrata con i momenti Death devastanti in cui lo screaming del cantante prende controllo, lasciando spazio poi ad aperture più ariose e tetre dove assume connotati più epici e sofferti. L' effetto che si viene a creare è ancora una volta perfetto, mostrando come l' organizzazione del songwriting sia il punto forte dei nostri, tra corse e rallentamenti continui: un esempio è dato dal movimento sgraziato e stridente con chitarre scordate che si dilunga dai tre minuti circa, e che lascia poi spazio ad un rifting serrato segnato da battiti metallici che richiamano il suono meccanico  dei nostri, creando un nuovo andamento che va a chiudere definitivamente il pezzo. Il testo crea un nuovo viaggio cosmico interiore dove gli astri e gli elementi del cielo diventano metafore del proprio mondo psichico, guidati qui dalla Luna vista come una madre amorevole; il narratore raggiunge anche in questo caso una visione compelssiva di se stesso e dei suoi errori, come in "I know the reasons why I failed, The stars illuminate my being. Behold thy servant, you the force around, that makes the planets be - Io conosco le ragioni per le quali ho fallito, Le stelle illuminano il mio essere. Osserva il tuo servo, o forza che ci circonda, che fa esistere il pianeta" trovando pieno legame spirituale con l'esistenza e la forza che la permane, confrontandosi e ritrovandosi in essa. "1990 Quatrillions de Tonnes - 1990 Quadrilioni di Tonnellate" è l' ultimo brano strumentale del lavoro, una suite elegante e cadenzata dai toni decisamente raffinati e progressivi, dove gli arpeggi sono accompagnati da grida in sottofondo in uno strano "cabaret del dolore" dalle atmosfere molto inquietanti e misteriose; troviamo in musica quindi momenti molto alla Twin Peaks che mischiano orrore ed eleganza, mostrando la capacità della band di creare immagini sonore, in un altro esempio che si allontana dal Metal diretto, in favore dell' Avant - Garde più mellifluo e "alto". Il tutto poi confluisce in dissolvenza verso la successiva "In the Forest - Nella Foresta", il finale dell' album dove troviamo chitarre decisamente più rilassate e dal sapore Rock, accompagnate da una batteria controllata e dalla voce pulita ed emozionale del cantante; questo fino al minuto e dieci, quando il rifting esplode in una marziale bordata ricca di movimenti circolari spezzati e momenti rocciosi che si ripetono in un gioco fatto di esercizi di stile; ritorna poi l' andamento più delicato, che può ricordarci nel suono i Katatonia di “Viva Emptiness”, naturalmente spezzato di nuovo con i riff Metal e le corse di batteria serrate, nell' ennesimo esempio di songwriting mutante e schizofrenico, dove i due elementi convivono in una continua sopraffazione, fino ad un improvviso arpeggio melodico che chiude il pezzo; non dobbiamo però abbandonare l' ascolto perché verso i nove minuti troviamo una jam session di chitarra e batteria dal sapore tecnico ed elegante, che nel suo procedere aggiunge sempre più elementi al suono, rendendolo concitato ed incalzante, ma sempre tranquillo e controllato, chiudendosi con un effetto di riverbero subacqueo che gli dona connotati Space molto psichedelici. Le parole qui sono forse tra le più semplici e dirette di tutto il lavoro, esprimendo la volontà di perdersi nella natura, lontano dagli orrori e inutilità della civiltà umana, come ne verso centrale "I want to live in the forest forever, The power of trees, I want to feel forever, Connection with life, animals, and stars - Voglio vivere in eterno nella foresta, Il potere degli alberi, Voglio provare in eterno, e anche Il contatto con la vita, gli animali, le stelle" che molto esplicitamente esprime il bisogno del contatto primordiale con essa, il ristabilire un contatto perduto che crea vuoto interiore nel proprio animo, il quale può essere colmato solo tornando ad essere tutt' uno con il creato.



In definitiva si tratta di un lavoro molto particolare e dalla sua personalità, che va a creare un Metal innovativo che come detto, partendo da una base Thrash/Death innesta vari elementi e momenti dal diverso impatto sonoro ed emotivo; una menzione particolare va ai testi che vertono sulla spiritualità, il rapporto con la natura e il cosmo, aspetti inediti nel Metal estremo, che insieme ad una certa positività esistenziale allontanano molto l’ immagine dal classico culto del Male e della Morte del Death e del Black. Rispetto ai demo i brani prendono qui maggiore fluidità e più varietà nei percorsi tecnici e nei cambi di tempo e negli stacchi, offrendo molta varietà stilistica chiamando in causa anche la musica etnica e il Post – Rock, tutti elementi che si ripresenteranno nell’ evoluzione della band, che trova qui una buonissima partenza. Il gruppo per molti anni vivrà nel quasi anonimato cambiando spesso etichetta, e solo in tempi recenti troverà l’ affermazione in campo musicale, ma non demorderà mai, mostrando di volta in volta una loro visione della materia metal slegata da qualsiasi stereotipo e regola ferrea.


1) Clone         
2) Lizard Skin
3) Satan Is a Lawyer
4) 04   
5) Blow Me Away You (Niverse)    
6) 5988 Trillions de Tonnes
7) Deliverance
8) Space Time
9) On the B.O.T.A.
10) Rise
11) Fire Is Everything
12) Love
13) 1990 Quatrillions de Tonnes
14) In the Forest

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