GOD DETHRONED

Under the Sign of the Iron Cross

2010 - Metal Blade Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
08/03/2012
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Solitamente quando una band sforna un capolavoro, per doversi aspettare il seguito c'è da pazientare molto tempo, in modo tale da permettere all'ascoltatore di finire di assimilarlo ed inquadrarlo definitamente, per poi lasciarselo alle spalle cosicchè il giudizio sul lavoro successivo non venga influenzato nella maniera più assoluta. Questo razionale ragionamento ai God Dethroned non è passato neanche per l'anticamera del cervello, e così, ad appena un anno dalla pubblicazione di "Passiondale" è uscito "Under the Sign of the Iron Cross", nona fatica discografica di questo inossidabile quartetto olandese capitanato da Henri Sattler. Ancora una volta a fare da sfondo tocca alla Prima Guerra Mondiale, ma in questo caso non ad una singola battaglia od un singolo evento, bensì ai pensieri ed alla filosofia del tedesco Ernst Jünger, soldato che durante la Grande Guerra fu protagonista di numerose battaglie. Proprio durante questa terribile esperienza, Jünger inizia a raccogliere in un diario le sue sensazioni, come una sorta di autobiografia nel quale esprime la sua posizione oggettiva nei confronti della guerra, ritenendola come un'esperienza quasi indispensabile per l'onore dell'uomo, in quanto è una delle poche occasioni nel corso della vita in cui il confronto con il mondo esterno è univocamente diretto, ma al contempo ne traccia tutti gli aspetti più crudi, ovvero la devastazione e l'annichilazione che provoca. Nell'artworking risalta una enorme Croce di Ferro, una delle tante onoreficenze meritate da Jünger durante il conflitto, mentre sullo sfondo una truppa marcia verso il campo di battaglia. L'intro "The Declaration of War" apre le "danze" dipingendo l'epico scenario di una battaglia che sta per avere inizio, apparendo appunto come una dichiarazione di guerra annunciata proprio dai God Dethroned, qui nei panni del nostro valoroso comandante. La prima offensiva scaturisce con la martellante "Storm of Steel", il cui titolo è ripreso proprio da una delle opere di Junger, nella quale vengono descritte le fasi della guerra di trincea:



«Immense desire to destroy

Inflamed by berserk fury

Corpses lying all around

In this apocalyptic scene»




Le ritmiche assassine dettate da un ottimo riffaggio dilaniante e da blast beat a raffica, oltre ad un accentuato respiro epico, ci riportano alla mente un capolavoro della levatura di "Poison Fog". In seguito a questa devastante tempesta d'acciaio si continua sullo stesso filone con "Fire Storm", brutale pezzo che con la sua imponente connotazione melodica ed un sapiente songwriting si stampa a fuoco nell'ascoltatore rendendolo protagonista in prima persona della battaglia, mentre la nuova coppia Sattler - Danny Tunker si dimostra subito affiatata esibendosi in una meravigliosa cavalcata di riff al fulmicotone. I secondi finali, con tanto di armi da fuoco, fanno scorrere dinanzi ai nostri occhi le immagini di un conflitto in trincea e precedono le prime battute di "The Killing is Faceless", altro meraviglioso pezzo nel quale Sattler ci racconta che nel momento dello scontro non bisogna guardare in faccia a nessuno, e che l'unico scopo è quello di uccidere qualsiasi nemico si abbia difronte, senza mai voltarsi indietro. Questo brano ribadisce (come se ce ne fosse bisogno) per l'ennesima volta quanto i God Dethroned riversino importanza all'aspetto della melodia, nonostante la crudeltà del loro death metal. Un altro punto di incontro fra Under the Sign of the Iron Cross e Passiondale è il fortissimo accento epico della titletrack, che grazie ad un azzeccatissimo songwriting riesce a sfamare sia chi cerca violenza, grazie ad un ritmo brutale, sia chi invece si aspetta un epico inno alla gloria, per merito dell'utilizzo di clean vocals ed un bellissimo finale ricco di pathos. Proprio mentre queste note sembrano porre fine al duello, l'offensiva riparte immediatamente con il capolavoro "Chaos Reigns at Dawn", brano dove le chitarre si inseguono in una meravigliosa cavalcata colma di violenza e melodia. A ciò si aggiunge tutta la brutalità della performance dietro le pelli di Michiel van der Plicht, l'altro nuovo innesto della band, che qui semina terrore e distruzione vestendo i panni di un rullo compressore. Un'altra chiusura a mò di conflitto fa da ponte tra Chaos Reigns at Dawn ed il brano successivo, quella "Through Byzantine Hemispheres" dove l'epico sapore del riffaggio di chitarra incontra un testo crudo quanto avvincente. L'ottavo brano è il secondo capolavoro "The Red Baron", magnifico pezzo nel quale mentre Sattler ci racconta la storia di Manfred von Richthofen, il celebre aviatore tedesco protagonista durante il conflitto:



«Ace of aces

Emerging from the sun

Spraying bullets

He went down under the guns»




Mentre assistiamo alla descrizione del cosiddetto "Asso degli assi", la coppia di chitarre dà sfogo a tutta la sua vena compositiva regalandoci un songwriting da Oscar, esaltato dalla brillante produzione avvenuta nei tedeschi Soundlodge Studios. La closing track "On Fields of Death and Desolation" viene introdotta da un melodico riff che riporta la quiete dopo il massacro. E prevedibilmente il testo ci racconta come appare il campo di battaglia al termine delle ostilità: come lascia immaginare l'eloquente titolo, siamo difronte ad un'infinita distesa di cadaveri per quanto riguarda l'aspetto visivo, mentre l'animo dei vincitori, dinanzi ad uno spettacolo così macabro, non può non essere pervaso da dolore e desolazione. Queste sensazioni saranno le ultime che l'ascoltatore assaporerà con Under the Sign of the Iron Cross, dopo trentasei minuti di battaglia, sangue, gloria ed onore.



Era inutile aspettarsi stravolgimenti stilistici rispetto a Passiondale, ma sebbene le sonorità siano molto similim i God Dethroned hanno nuovamente fatto centro grazie alla loro classe, senza deludere le attese nella maniera più assoluta. E l'annuncio reso pubblico non molti mesi fa, di sciogliere il progetto in un momento così felice della loro storia, non fa altro che rendergli onore, anche per aver mantenuto altissima la bandiera olandese del death metal, senza dubbio una delle migliori scuole a livello europeo.


1) The Declaration of War
2) Storm of Steel
3) Fire Storm
4) The Killing is Faceless
5) Under the Sign of the Iron Cross
6) Chaos Reigns at Dawn
7) Through Byzantine Hemispheres
8) The Red Baron
9) On Fields of Death and Desolation

correlati