GHOST

Opus Eponymous

2010 - Rise Above Records

A CURA DI
MARIANO TRUEROCKER
14/02/2012
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

Recensire questo debutto degli svedesi GHOST è per me un onore dal momento che da almeno due lustri non mi entusiasmavo così tanto per una nuova band. Il perchè è presto detto: il loro album suona divinamente, il look cerimoniale che adottano è di grande effetto ed i loro live shows (che odorano tanto di rituale) catturano completamente i sensi. Questo mix di cose non ha fatto certo passare inosservata la band (scoperta da Lee Dorrian dei Cathedral) e guidata dal'enigmatico singer Papa Emeritus I che nel momento in cui scrivo ha già guadagnato centinaia di migliaia di nuovi fedeli in tutta Europa e più recentemente anche negli States. Il verbo di Satana ha trovato dunque la sua nuova incarnazione nei GHOST (e così sia).  

Il loro sound è polveroso quanto una bottiglia di vino fatta invecchiare in cantina e con uno stile che paga dazio ai seventies ben mixato a sulfuree reminescenze Mercyful Fate ci introducono all'album con un pacato ed ossessivo suono di organo, Deus Culpa, come per dare inizio alle danze Sabbatiche che si susseguiranno traccia dopo traccia. Ed ecco rompere gli indugi in Con Clavi Con Dio dal basso rotolante ed un altrettanto dirompente drumming. Il brano non da respiro ed isteriche tastiere ne sottolineano il trade-mark horror che sfocia in un refrain declamato in lingua italiana "Siamo Con Clavi - Siamo Con Dio - Siamo Col Nostro Dio Oscuro". La voce di Papa Emeritus I ha un timbro pulitissimo ed a volte quasi "angelico" come nella successiva Ritual che abbraccia anche certe tematiche simil-pop pur mantenendo un tappeto di base heavy-rock. La quarta traccia Elizabeth (chiaro omaggio alla sanguinaria Contessa Bathory) ricorda molto nel riffing il Fato Misericordioso con cambi di tempo repentini, accelerazioni e fraseggi chitarristici pregni di zolfo. Un ottimo brano dal sapore naif anch'esso farcito di un refrain orecchiabile e da incalzanti soli sempre e comunque puliti e ben delineati nel contesto della song. L'originalità dei GHOST è proprio quella di riuscire ad amalgamare manciate di prog seventies con abbondanti dosi di NWOBHM per un connubio a prova di bomba e, sottolineo, certo non privo dell'indiscussa originalità di questa eclettica band. Con Stand By Him ci si inoltra in un viaggio nei meandri dell'heavy-dark dai cambi di tempo che si susseguono a ruota. Un piacevole viaggio orrorifico guidato con maestria dalle nostre guide infernali sempre attenti a non perdere il sentiero dell'orecchiabilità. Con Satan's Prayer ci si aspetta una marcia solenne ma non è così, anzi, è proprio questo il brano più "easy" dell'intero disco (perlomeno nel refrain) dal momento che la track si snoda attraverso fraseggi riffati spesso sottolineati da quel suono di Hammond che rende il tutto fottutamente retrò. Esordisce simile ad un inno Death Kneel che nella sua parte centrale viene a malapena scandita da un basso che funge da tappeto sonoro alle declamazioni appena sussurrate da Papa Emeritus I per poi riprendere il suo oscuro cammino scandito da rintocchi di campane e terminare la sua corsa avvolta da ossianiche note di tastiera. L'inizio di Prime Mover potrebbe comparire come colonna sonora di un film horror; un girone infernale ci porterà al cospetto del Signore dell'oscurità. Il ritmo è ossessivo ed ogni singolo strumento prende parte al sonetto satanico. Quella dei GHOST è una magica alchimia musicale che ci porta alla conclusiva Genesis ove tutti gli strumenti prendono parte a questo pezzo interamente strumentale e lasciatemelo dire, eccezionale!! Un gioco di tastiere dalla melodia ossessiva viene poi sopraffatto da un turbine incalzante di note di chitarra con i "soli" divisi a metà dai due axeman della band per un brano che non può non entusiamare. Non vi è bisogno di virtuosismi gratuiti per cogliere nel segno. La traccia in questione vive di linfa propria ed ogni singolo strumento opera per ottenere un solo scopo: l'emozione!!!

Nell'edizione Giapponese dell'album vi è contenuta una bonus-track Here Comes The Sun pezzo di George Harrison coverizzata in maniera eccelsa dai GHOST che fanno loro questa ambigua song con la parola SUN pronunciata SON (inteso come figlio di Satana). Già l'autore originale comunque aveva nascosto dietro questa dolce ballad il messaggio subliminale che consiste nel gioco di parole. Andate a leggervi il testo semplicemente apportandovi questa modifica: (Here comes the sun-son - Here comes the sun-son and I say, it's all right..)...chiaro e limpido non vi pare?

In attesa dunque di un secondo full-lenght a quanto sembra già in preparazione non posso fare a meno di consigliarvi nel frattempo l'ascolto di questo Opus Eponymous (per me miglior album 2010) e se volete svelarvi il mistero di chi si nasconda dietro la maschera orrorifica di Papa Emeritus I fate un'accurata ricerca in rete e dipanate la matassa... State pur certi che il nome lo scoprirete da soli !!


1) Deus Culpa
2) Con Clavi Con Dio
3) Ritual
4) Elizabeth
5) Stand By Him
6) Satan Prayer
7) Death Kneel
8) Prime Mover
9) Genesis

Bonust Track:
10) Here Comes The Sun