GENESIS

Invisible Touch

1986 - Atlantic Records

A CURA DI
SANDRO PISTOLESI
02/12/2016
TEMPO DI LETTURA:
4,5

Introduzione Recensione

Due anni e quattro mesi, mai i Genesis avevano fatto attendere tanto i loro fans prima di uscire con un nuovo album in studio. Il precedente album omonimo conteneva almeno tre tracce degne di nota, quindi era presumibile che in questa lunga attesa, i nostri si fossero messi sotto per dar vita all'album della rinascita, ma purtroppo, non sarà così. Il "Mama Tour" che fra il Novembre del 1983 ed il Febbraio del 1984 si svolse fra Canada, Stati Uniti e Regno Unito, ebbe un successo strepitoso che finalmente consacrò la band in maniera definitiva anche oltre Oceano. Un volta, la questione Genesis aveva la priorità assoluta, anche di fronte ai problemi familiari, figuriamoci ai progetti solisti in parallelo. Finito un tour i nostri si mettevano immediatamente a lavorare alacremente sul nuovo album, tutto il resto veniva dopo, e questa fu una delle cause che portarono Peter Gabriel ad abbandonare la band. Stavolta invece, con il "Mama Tour" alle spalle, i nostri si dedicarono ai rispettivi progetti solisti. Tony Banks, visto lo scarso successo ottenuto dal precedente album solista, si dette alla composizione di colonne sonore di film minori come "Quicksilver" e "Starship", racchiudendo i momenti migliori nella compilation "Soundtracks", uscita poi a Marzo del 1986. Il nostro pubblicò anche tre singoli, avvalendosi della collaborazione di Toyah Willcox, Jim Diamond e udite udite dell'istrionico Fish, alla sua prima apparizione al di fuori dei Marillion e che purtroppo lascerà due anni più tardi. Phil Collins continuava la sua inarrestabile ascesa verso il successo con un'altra perla dell'epoca, "No Jacket Required" bissato con il vincente duetto con Philip Bailey nella riuscitissima Easy Lover. Mike Rutherford, per niente contento della sua carriera solista, dette vita al progetto Mike + The Mechanics, insieme ai vocalist Paul Carrack e il compianto Paul Young (omonimo dell'icona pop degli anni'80), coadiuvati dal tastierista Adrian Lee e dal drummer Peter Van Hooke. L'omonimo album d'esordio uscito ad Ottobre del 1985 fu un ottimo successo, specie negli Stati Uniti. Solamente ad Ottobre del 1985 i nostri si rinchiusero insieme al produttore Hugh Padgham negli studi di registrazione The Farm, immersi nelle verdi campagne del Surrey, mettendosi a lavorare sul nuovo materiale che andrà a comporre il loro album in studio numero tredici, intitolato "Invisible Touch". Nonostante la lunga attesa, l'album è un notevole passo indietro rispetto al suo predecessore. Spinti dal successo planetario di Phil Collins, i nostri si abbassano brutalmente ad un pop elettronico scialbo e privo di fantasia, dando vita a brani banali, figli degli anni'80 e schiavi di MTV. La batteria elettronica Simmons e gli innovativi sintetizzatori predominano su tutto il platter, permeandolo di una freddezza innaturale e privandolo di ogni minima emozione. I nostri tentano di riconquistare i fans perduti con un paio di brani dalla elevata durata, ma privi della magia di un tempo e rovinati dai pesanti arrangiamenti e dalle fredde sonorità elettroniche. I nostri decisero di inserire solo 8 brani nella track list finale, lasciando incomprensibilmente fuori due interessanti composizioni come "Do the Neurotic", una travolgente strumentale con ottime partiture di chitarra, cosa rara di questi tempi, e "Feeding The Fire", finiti poi come B-Side dei singoli. Non sono brani che fanno di certo urlare al miracolo, ma che sicuramente avrebbero portato un mezzo punto in più nella valutazione finale. E' sintomatico il fatto che il regista Mary Harron metta come band preferita del serial killer psicopatico Patrick Bateman protagonista del cult movie horror American Psycho proprio i Genesis degli anni '80. L'anonimo broker di Wall Street che di notte si trasforma in uno spietato serial killer che uccide qualunque cosa gli si paventi davanti, sia essa una prostituta, un barbone, un collega, un animale e talvolta qualche malcapitato collega, cita più volte i nostri nel corso del film, definendo i vecchi Genesis difficili da comprendere, troppo artificiosi ed intellettuali, preferendo di gran lunga "Invisible Touch" il loro indiscutibile capolavoro. Se queste affermazioni sono state partorite dalla mente di uno psicopatico, un motivo ci dovrà pur essere. A confermare che il progressive rock non era morto come si voleva far credere, per la cronaca, solo un anno prima i Marillion pubblicavano il capolavoro "Misplaced Childhood", mentre Pendragon ed IQ rafforzavano l'armata del neo progressive con eccellenti lavori, mentre nel 1986, Steve Hackett dava vita al progetto GTR insieme all'altro axeman Steve Howe. I nostri invece, decisero di raggiungere il punto più basso della lor preziosa carriera, quindi, armati forza, coraggio e pazienza, apprestiamoci ad iniziare il consueto track by track, analizzando musiche e liriche.

Invisible Touch

Ad aprire le danze è la title track "Invisible Touch (Tocco invisibile)" un ammaliante pop rock che trasuda elettronica da tutti i pori, dove emergono però delle interessanti linee vocali. Un brano che sarebbe entrato in maniera perfetta nella track list di "No Jacket Required", ma non di certo in un album dei Genesis. Si parte male con un glaciale filler di drum machine, che dopo aver spazzato via in un solo secondo tutte le epiche intro del passato, annuncia un frizzante intreccio fra la chitarra e la tastiera. Tony Banks stende un rilassante tappeto di tastiera che accoglie Phil Collins. Il nostro fa centro con l'ennesima linea vocale vincente, cantando di una donna talmente ammaliante da farlo impazzire, che si è presa completamente possesso della sua vita. Una sinuosa linea di basso tenta di dare un'anima alla fredda ritmica della drum machine, la chitarra si limita ad un fragile arpeggio stoppato, con qualche sporadica pennata in strumming. Il bridge, che si differisce dalla strofa per la linea vocale, dà il via ad un climax che ci porta dritti verso l'inciso. Come ammesso tranquillamente in più interviste, Phil Collins punta molto su come suonano le parole messe insieme, in modo da creare frasi che si imprimono immediatamente nella mente dell'ascoltatore, non badando tanto al sottile ed escludendo termini ricercati di Gabrielliane memorie. Accompagnato da un frizzante strumming di chitarra, il Cantastorie Di Londra canta gioiosamente "She seem to have an een-vis-ible touch, yea-ha! (Sembra che lei possieda un tocco iin-vii-sii-bile!)" un ritornello che ha impiegato ben poco a diventare uno degli incisi più cantati e celebri degli anni'80. La "femme fatale" sembra essere in possesso di un tocco invisibile con ha attanagliato il cuore di Phil. L'unione sembrava eterna, ma quando il rapporto ha iniziato a scricchiolare, il tocco invisibile si è tramutato in una presa talmente letale tanto da frantumare il cuore in pezzi. Si continua con la strofa, con la sua linea vocale carica di mistero, che stranamente mi convince assai di più del ritornello, andando avanti il rapporto di coppia inizia a sgretolarsi minacciosamente, facendo cadere Phil Collins in un baratro apparentemente senza fondo, iniziando a darci l'idea di chi possa essere la misteriosa donna dal tocco invisibile. A spezzare in due tronconi il brano arriva l'assolo di tastiera, una babele di suoni sintetici raffreddati ulteriormente dalla drum machine. Sfido chiunque a riconoscere il nostro amato Tony Banks in questi pochi secondi di fredda musica elettronica. Dopo questo breve interludio inquietantemente assai più vicino ai Dead Or Alive che ai Genesis, ritorna l'inciso, dove finalmente siamo in grado di dedurre che l'ammaliante donna dal tocco invisibile non è altri che l'ex moglie di Phil Collins, lady Andrea Bertorelli, che prima ha stregato il nostro rubandogli il cuore e poi gli ha mandato letteralmente la vita a puttane, privandolo soprattutto della vicinanza dei figli. Quindi, anche se in maniera velata, il matrimonio naufragato di Phil Collins torna ad essere protagonista delle liriche, mettendo ancora in luce la profonda ferita che l'ex moglie ha lasciato nel suo cuore con il suo tocco invisibile ma letale. Andando avanti ritroviamo la strofa, che drum machine a parte è indubbiamente una delle poche cose liete dell'album, seguita da bridge e ritornello, stavolta propostoci con uno scolastico salto di tono che lo rende ancora più frizzante. I nostri vanno a concludere con il chorus in loop, ricamandolo con eterei cori e controcanti. Ovviamente, come da due tre album a questa parte, il brano evapora anonimamente in fader. Il 19 Maggio del 1986 la title track dell'album fu lanciata come singolo, raggiungendo per la prima volta la posizione numero uno negli Stati Uniti, per ironia della sorte, fu scalzata dal trono proprio da "Sledgehammer" dell'amico-nemico Peter Gabriel.

Tonight, Tonight, Tonight

La successiva "Tonight, Tonight, Tonight (Stasera, Stasera, Stasera)" è un brano dalle discrete potenzialità, ma aimè rovinato da una vera e propria tempesta elettronica. In molti riconoscono nella canzone un richiamo al passato, ma per chi scrive nove minuti di canzone non sono per forza sinonimo di progressive rock. Il brano mette comunque in mostra interessanti spunti aimè inquinati dall'elettronica e da un arrangiamento fin troppo oppressivo. Si parte con una avvolgente figurazione di drum machine, immediatamente affiancata da un loop nevrotico di tastiera che ci ricorda vagamente le atmosfere Carpenteriane di Halloween. La chitarra spara freddi accordi distorti, resi innaturali dai troppi effetti, evidenziando i momenti salienti. Phil Collins affronta lo scottante tema della tossicodipendenza e curiosamente la parola "droga" non viene mai citata in maniera diretta. Per sottolineare il pesante fardello che un tossicodipendente si porta dietro quotidianamente, il Paroliere Di Londra usa nuovamente la figura della "scimmia sulla spalla", modo di dire già usato precedentemente nel brano "Man In the Corner" e che risale alla notte dei tempi. In passato il termine "avere la scimmia" veniva usato per gli alcolizzati. La credenza popolare vedeva una scimmia appollaiata sulla spalla dell'alcolizzato e che lo esortava a bere a dismisura. Se l'ospite declinava l'invito, la scimmia si vendicava, graffiandolo con i suoi artigli e strappandogli i capelli. Con il tempo, il termine è stato allargato anche al campo della tossicodipendenza, ed al giorno d'oggi "avere la scimmia" è sinonimo di crisi d'astinenza. Tornando al brano troviamo il chorus, che musicalmente continua sulla falsa riga della strofa, invaso da uno sciame di musica elettronica, variando solo nella linea vocale, con un Phil Collins che ricama con strazianti vocalizzi il titolo del brano. Si continua con la strofa, carica di mistero, dove il Cantastorie Di Londra lancia uno dei suoi hook, pronunciando maliziosamente la parola "helter skelter", che in inglese indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei luna park e che con il tempo è diventato sinonimo di "parapiglia" o "alla rinfusa". Ma che come tutti noi amanti della musica sappiamo, ha dei significati ben più eloquenti. "Helter Skelter" è la traccia numero 6 della facciata A del secondo dei due dischi che compongono il nono album in studio dei Beatles, pubblicato nel 1968 ed intitolato semplicemente "The Beatles". Un po' come è successo per l'album "Genesis" che vien ricordato con il nome di "Mama Album", il disco vien identificato dai fans dei Fab Four come il "White Album", a causa della copertina totalmente bianca. Si tratta di un brano insolitamente hard per il combo di Liverpool, considerato il brano seminale dell'heavy metal, ma che purtroppo è divenuto celebre per motivi alquanto raccapriccianti. I Beatles furono visti dall'influente hippy Charles Manson come i quattro cavalieri dell'apocalisse, che interpretava i loro brani come una sorta di vangelo per prepararsi ad una imminente guerra raziale da lui denominata proprio "Helter Skelter", locuzione che il nostro scrisse sui muri della villa di Roman Polanski con il sangue della moglie Sharon Tate, incinta di otto mesi, firmando in maniera macabra uno dei più efferati omicidi degli Stati Uniti. Charles Manson vedeva LSD e tutte le droghe in generale come strumenti per praticare la sua folle religione, e Phil Collins è andato astutamente a pescare questa parola che in qualche maniera ha a che fare con il mondo della droga, senza citare direttamente la parola. Dopo questa prolissa ma dovuta divagazione, torniamo dal nostro tossicodipendente, che si ritrova con una manciata di sterline in tasca, di cui non ricorda la provenienza, ma ho seri dubbi che questa sia lecita. Lui vuole bruciare per l'ennesima volta il poco denaro che si ritrova in tasca, chiamando disperatamente il suo spacciatore di fiducia che però non risponde la telefono. Ormai in preda ad una forte crisi di astinenza, è colpito da una sorta di Sindrome Di Stoccolma, vedendo in colui che gli ha rovinato la vita l'unica ancora di salvezza. Il tossicodipendente è precipitato in un tunnel senza fondo da cui non riesce ad uscire fuori. E' disposto a fare qualsiasi cosa e ad accettare qualsiasi tipo di aiuto pur di uscire dal tunnel, anche la più drastica delle soluzioni. Come nel brano precedente, la canzone vien spezzata in due da un prolungato interludio strumentale, dove Tony Banks si diverte a sperimentare le sue nuove attrezzature. Snervanti loop e rumori fastidiosi lontani anni luce dalle funamboliche scorribande sui denti d'avorio della tastiera del decennio passato, vengono affiancati da trame di tastiere più consone ad una colonna sonora di un horror degli anni '80 che ad un brano dei Genesis. Una fredda rullata sugli esagoni della batteria elettronica annuncia lo special, servito in una salsa leggermente più piccante rispetto agli standard del brano, i glaciali accordi distorti della chitarra accompagnano un grintoso Phil Collins che con energia canta la disperazione del tossicodipendente, in preda ad una profonda crisi di astinenza. Dopo un breve interludio strumentale, dove acide trame di chitarra si intersecano con i nevrotici loop della tastiera, ritroviamo la strofa, con l'accattivante linea vocale, seguita dall'inciso che alternandosi con lo special, ci accompagna verso l'epilogo. Sulle note finali dell'inciso, Mike Rutherford si sovrappone con un lisergico assolo di chitarra, sottolineando la grave mancanza di un chitarrista di ruolo. Eterei coretti si sovrappongono alle acide note della chitarra, evaporando ovviamente in fader. Il brano fu il quarto singolo estratto dall'album, pubblicato precisamente il 23 Marzo del 1987, ovviamente in una versione prettamente più radiofonica dalla durata di circa quattro minuti e mezzo. Le offuscate atmosfere bluastre del video ricordavano molto da vicino il capolavoro cinematografico "Blade Runner".

Land Of Confusion

Si continua con un altro successo dell'epoca, "Land Of Confusion (Terra Della Confusione)", energico rock rovinato ancora una volta dall'elettronica. Se pur dichiarata estinta, negli anni '80 la guerra fredda aleggiava ancora minacciosamente sul pianeta Terra come un fantasma invisibile pronto a manifestarsi alla prima valida occasione. Fra Stati Uniti e Urss sembrava esserci ancora un inestinguibile gelo che alimentava quotidianamente la minaccia di un imminente conflitto nucleare. Se pur con una velata dose di ottimismo, Mike Rutherford affronta il minaccioso problema. Curiosamente, proprio mentre si apprestava ad ultimare le liriche fu colto da un forte attacco influenzale. Con la febbre altissima ed in preda al delirio, sudatissimo non riusciva a trovare le forze per terminare il testo. Era l'ultima canzone scritta per il nuovo album ed il tempo a disposizione stava per scadere. Phil Collins allora indossò le vesti dell'infermierina, e facendo attenzione a non avvicinarsi troppo all'affebbrato bassista per evitare il contagio, lo aiutò a finire il testo entro il tempo limite stabilito. Il brano si apre con un intreccio di chitarra e tastiera, inseguiti da un basso fin troppo sintetizzato. Arriva la strofa, dove l'elettronica fa da padrona, dando il ritmo ad una chitarra distorta resa fredda ed innaturale dagli effetti, che va ad intrecciarsi con orientaleggianti arabeschi di tastiera. Phil Collins canta di un Mondo in costante pericolo, nonostante i notiziari smentiscano un imminente conflitto nucleare. Ma sotto le ceneri, il focolaio è ancora acceso, in giro ci sono troppe persone, la sovrappopolazione sembra essere un problema sempre maggiore, ci sono milioni di problemi e troppo poco amore, la Terra è costantemente in confusione. Qui Mike Rutherford va a riprendere le tematiche fantascientifiche del libro "Ritorno Al Mondo Nuovo" (in originale "Brave New World Revisited"), scritto nel 1958 dallo scrittore inglese Aldous Huxley, dove da parte delle grandi potenze vengono prospettate una serie di soluzioni più o meno etiche per risolvere problemi del Pianeta, ma per lo scrittore del Surrey, le uniche soluzioni plausibili sono la libertà, l'amore, la compassione e la carità, ma soprattutto  l'intelligenza, "senza la quale l'amore è impotente e la libertà irraggiungibile". Tornando alla musica, nel bridge i tappeti di tastiera stesi da Tony Banks ci guidano verso l'inciso dove troviamo uno dei coretti più irritanti e ridicoli della storia del rock. Breve stacco strumentale che riprende l'intro e si continua con la strofa, dove si arriva ad invocare addirittura Superman, l'unico in grado a riportare la pace sulla Terra in modo da renderla nuovamente un posto vivibile. Ogni giorno che passa, sembra che il controllo del Pianeta sfugga pericolosamente dalle mani dei grandi padroni del Mondo, prospettando un futuro nefasto. A metà brano troviamo un interludio strumentale. Trasportato da un inquietante tappeto di tastiera, Mike Rutherford disegna una trama più che scolastica con la chitarra distorta, ricamata da un interessante linea di basso. E' il momento riflessivo che smorza il ritmo frenetico del brano. Sulle medesime note, un nostalgico Phil Collins ricorda i tempi passati, quando era la Natura ad offrire spettacoli mozzafiato che accompagnavano le spensierate serate di due innamorati. "Land Of Confusion" è una sorta di inno degli anni '80, che ci mostra quanto sia bello il mondo ma purtroppo come sia inquietantemente semplice incasinarlo. Ma andiamo avanti con la musica, un importante cambio di tono annuncia un banale assolo di tastiera, ripreso poi all'unisono da basso e tastiera. Nonostante i nostri si limitino a passaggi scolastici, riescono a creare una discreta atmosfera, dando vita al momento migliore del brano. Il brano ci saluta con un'ultima sequenza di strofa-bridge-ritornello- intro, concludendo in maniera decisa il pezzo, e questa è una notizia. Pubblicata come singolo "Land Of Confusion" è divenuta celebre grazie al geniale videoclip che nel 1986 impazzava su MTV. Il videoclip, che riprendeva fedelmente le liriche vedeva i nostri e alcuni dei politici più famosi del pianeta realizzati con i bizzarri pupazzi della Spitting Image, uno spettacolo satirico britannico in voga proprio in quel periodo. Il protagonista principale è Ronald Regan, che si trova nel letto insieme alla moglie Nancy e ad una scimmia, in ricordo della pellicola "Bed Time For Bonzo" che lo vedeva primo attore. Una volta fra le braccia di morfeo, il nostro si trova tormentato da un incubo che vede la popolazione in pericolo. Per risolvere il problema, Regan indossa i panni di Superman, salvando il Mondo. A questo punto entrano in scena altri politici del momento e del passato, mixati a stare dello spettacolo. Fra i tanti troviamo Papa Giovanni Paolo II, Benito Mussolini, Ayatollah Khomeini, Mikhail Gorbachev, Muammar Gaddafi, nonché Michael Jackson, Madonna e perfino Mr. Spock. Alla fine, Ronald Regan sogna un mondo primitivo, invaso dalla natura selvaggia e privo di qualsiasi forma tecnologica, un mondo che non ha bisogno di essere governato. Con un gradito cameo, arriva una scimmietta che ruba un osso a Regan e lo fa roteare in aria, andando a rievocare il capolavoro di Stanley Kubrik. Alla fine, tormentato dagli incubi, Regan si sveglia madido di sudore, e in maniera drastica risolve tutti i problemi, premendo il pulsante che scatena un'esplosione nucleare.

In To Deep

Si continua con l'ennesimo singolo, "In To Deep (Nel Profondo)", pubblicato il 18 Gennaio del 1987. Si tratta di una melliflua ballata che parte bene ma si perde nell'inciso, dove la dolcezza diventa a dir poco nauseante. Il brano fa parte della colonna sonora del precedentemente citato "American Psycho". Il singolo si comportò egregiamente negli Stati Uniti, raggiungendo la terza posizione, mentre in patria, dove i gusti musicali sono ben altri, navigò anonimamente intorno alla ventesima posizione. Si parte con un dolcissimo tema di pianoforte, ricamato da pochi accordi di chitarra acustica ed accompagnato da una soffusa linea di drum machine. Nella strofa Phil Collins tira fuori dal cilindro l'ennesima linea vocale vincente, cantando quello che ormai è il suo argomento preferito, la crisi di coppia. Troppo sicuro di sé, il protagonista in passato ha affrontato con troppa superficialità il rapporto amoroso, forse sottovalutando la propria compagna, forse incapace di trasmettere i propri sentimenti. Ma con il tempo, le sottili incrinature che quotidianamente si manifestavano all'interno della vita di coppia si sono trasformate in voragini. Una volta che la donna ha deciso di rompere, l'uomo è caduto in una di queste voragini senza fondo e non riesce più ad uscirne. Inutile piangere sul latte versato, ora si ritrova circondato dalla solitudine a rimembrare i tempi migliori, quando passava spensierate giornate in compagnia della ex, circondato da una nebbia di sdolcinato amore. Le dolci e melanconiche trame della strofa si sposano alla perfezione con il testo. I primi versi delle liriche sono in perfetta sintonia con la trama del film "Mona Lisa", diretto da Neil Jordan nel 1986 e dove il brano compare nella colonna sonora, precisamente quando il protagonista, interpretato da Bob Hoskins (il Super Mario dell'omonima pellicola datata 1993 e tratta dal celebre videogame) è alla ricerca di una giovanissima prostituta da salvare fra i locali malfamati a luci rosse di Londra. Con l'avvento del bridge cala la malinconia, ha inizio un raffinato climax dettato da Tony Banks che ci porta verso il chorus, dove aimè il brano perde tutto il suo fascino. La linea vocale assume toni ruffiani, Phil Collins mette in mostra tutto il suo amore che non era riuscito a manifestare in passato, ma purtroppo ormai è tardi. Il Cantastorie Di Londra viene ricamato da sdolcinati passaggi di tastiera dal sapore natalizio che rendono il brano sconsigliabile ai malati di diabete. Forse se cantato da George Michael l'inciso poteva avere un senso, ma è alquanto improbabile su un album dei Genesis. Mike Rutherford prova a valorizzare con scolastici fraseggi di chitarra, ma il risultato non cambia. Peccato perché la strofa riesce a trasmettere forti emozioni con il suo alone di malinconia che mette in mostra tutto il disagio dell'uomo di fronte alla dipartita della sua amata. Un filler di batteria annuncia il ritorno del bridge e del nauseante inciso. Andando avanti incontriamo quello che, usando un eufemismo, possiamo definire "assolo di tastiera". E' chiaro che su una ballata del genere non possiamo pretendere le furibonde scorribande sui denti d'avorio del decennio precedente, ma qui Tony Banks esagera in quanto a dolcezza e banalità. Dopo questo interludio dal sapore natalizio, incontriamo bridge ed il chorus in loop, dove Phil Collins implora quasi senza dignità il perdono e la riappacificazione, l'unica soluzione per risalire dal profondo dell'abisso in cui è precipitato.

Anything She Does

Nonostante l'elettronica e passaggi banali, fino ad ora non abbiamo però trovato tracce che invitano allo skipping, ma ecco che puntualmente arriva come un ciclone "Anything She Does (Tutto Ciò Che Fa)", cancellando tutto il calore lasciato dalla traccia precedente. Sin dai primi secondi, le festose atmosfere emanate dagli odiosi fiati mixate all'elettronica rievocano in maniera inquietante l'orribile "Illegal Alien", in assoluto uno dei punti più bassi dei nostri, sotto ogni punto di vista. Nella strofa la batteria parte veloce come un treno, ricamata da passaggi zoppicanti all'unisono di basso e tastiera, mentre una irritante chitarra elettrica gracchia in sottofondo. Di tanto in tanto Tony Banks libera ectoplasmi elettronici, simbolo dell'epoca. Stavolta le liriche sono firmate proprio dal talentuoso Tastierista Dell' East Hoathly, che omaggia le bellissime ragazze pin up di Play Boy e compagnia bella, che spesso popolano le pareti delle officine, dei magazzini e altrettanto sovente si nascondono all'interno dei cassetti segreti degli adolescenti alle prime armi con il sesso. Belle fino all'inverosimile, le avvenenti ragazze nude generano fantasie erotiche negli uomini, che spesso arrivano ad innamorarsi di queste bellezze della Natura, troppo belle per essere reali, sogni impossibili da essere raggiunti. Tony Banks è ben conscio che non potrà mai avere nessuna delle bellissime pin up di cui troppo spesso gli uomini s'innamorano, quindi si accontenta di averle con se in formato cartaceo che gli consente di rimanere eternamente delle bellissime ventenni, anche quando lui sarà vecchio ed i suoi capelli saranno grigi. E' fin troppo evidente che il nostro non potrà mai avere con se una di quelle avvenenti modelle vestite solo con la loro semplice e bellissima nudità, anche se il suo cuore non riesce ad accettarlo, colpito da profonde pugnalate che minacciosamente potrebbero essere il sinonimo di amore. Fra le righe traspare una piacevole venatura del classico humor inglese, per fortuna lontana dalla brusca caduta di stile della già citata "Illegal Alien", dove i versi fin troppo spinti nei confronti dell'immigrazione illegale causarono qualche problema ai nostri. La strofa viaggia via spedita, Phil Collins canta con spensieratezza fino all'inciso, dove la linea vocale sembra una sorta di scioglilingua recitato senza prender fiato. La prima parte del chorus è l'emblema di come i nostri siano mutati anche sotto il profilo delle liriche, badando più a come suona un verso piuttosto che al significato: "I won't ever, no I'll never get to know her, (Non lo farò mai, non la conoscerò mai)" ne è l'esempio lampante. La spensierata strofa ed il ritornello mozzafiato (come le bellissime pin up!) si ripropongono in maniera scolastica fino allo special, dove aimè ritornano le odiosissime fiammate dei fiati, che stavolta non sono gentilmente offerte dagli Earth, Wind & Fire come in occasione di "No Reply At All", ma sono semplicemente emulati dal innovativo E-MU Emulator II di Mr. Banks. Dopo questo fastidioso interludio strumentale che con i Genesis non ha niente a che vedere, troviamo nuovamente in sequenza strofa e ritornello, che in loop ci accompagna verso la fine, con coretti e controcanti che tentano di sbanallizzare il tutto. E' una notizia che il brano non evapori in fader ma si concluda in maniera brusca, come se si fosse guastato qualcosa. Se pur non pubblicato come singolo, il brano fu accompagnato da un divertente videoclip girato da Jim Yukich che vedeva protagonista il simpaticissimo comico Benny Hill (R.I.P) nelle vesti di Fred Scuttle, l'improbabile guardia di sicurezza che aveva il compito di far sì che i fans non disturbassero i nostri mentre effettuavano le prove, suonando proprio il brano in questione. Distratto da una bellissima ragazza che gli manda in confusione gli ormoni, la sguaiata guardia di sicurezza non vede che un'orda di fans si sta dirigendo verso il backstage dove era stata allestita una festa, mentre altri riescono a farla franca con scuse banali come la consegna delle pizze o un guasto da riparare. Dopo che un numero imprecisato numero di fans è riuscito a farla franca, Fred Scuttle coglie sul fatto la più sfortunata e si mette ad inseguirla con l'inconfondibile corsa velocizzata, ma ormai è troppo tardi, la stanza dove avrebbe dovuto consumarsi la festa è stata letteralmente presa d'assalto e messa sottosopra. Ma il nostro riesce a rimettere quasi tutto in ordine prima che Collins e compagni sopraggiungano. Una volta visto che era tutto a posto, i nostri si dirigono tranquillamente verso il palco. Il video veniva proiettato come introduzione durante l'Invisible Touch Tour. Idea simpatica, ma che ci fa rabbrividire se pensiamo che si tratta dei medesimi autori di "Supper's Ready". 

Domino

La successiva "Domino" è il brano che fece urlare al miracolo. Una suite della durata di quasi undici minuti divisa in due movimenti, in mezzo ad una manciata di brani di puro pop elettronico. Se pur l'elettronica e gli arrangiamenti ne sminuiscono le potenzialità, si tratta senza ombra di dubbio del brano migliore del platter e di uno dei più interessanti dei Genesis 2.0. Si parte con "Domino Part One - In the Glow Of The Night (Domino Parte 1 - Nel Bagliore Della Notte)", che si presenta con una rilassante introduzione orientaleggiante che va a riprendere le tessere del domino, metaforicamente le protagoniste delle liriche scritte da Tony Banks. Il domino è un gioco che ha avuto origine in Cina introno al 1120. Verso il XVIIII secolo, le tessere del domino giunsero anche in Italia, approdando con molta probabilità nella laguna di Venezia, propagandosi poi nel resto dell'Europa. Le atmosfere orientali si mantengono anche nella strofa, dove si respira una ria spensierata, che scompare immediatamente grazie ad un importante cambio di tono, la linea vocale di Phil Collins si fa più minacciosa, accompagnato dai passi felpati del basso e dai rilassanti sospiri del dizi, il caratteristico flauto cinese, perfettamente replicato dalla tecnologica attrezzatura di Mr. Banks. Le tetre atmosfere si sposano alla perfezione con il testo, che narra la disperazione di un uomo che ha appena perso la donna della sua vita in circostanze non precisate, ma sicuramente da parte di terzi e che lo esentano da colpe. Banks dipinge alla perfezione il triste quadretto, sottolineando la pioggia che imperterrita continua a scendere, lasciando inesorabili fiumiciattoli sul vetro della finestra, che scivolando via scandiscono l'ineluttabilità del tempo. Qualcuno le ha portato via l'amore della vita, ma nel bagliore della notte lui la sente ancora accanto a sé. Il chorus arriva con violenza, rompendo la fragile atmosfera che si era ricreata. Il freddo suono del rullante esagonale della Simmons scandisce inesorabilmente il tempo, improvvise fiammate di tastiera creano un forte stato di tensione, Phil Collins con rabbia trasmette tutta la frustrazione dell'uomo, che si domanda se chi gli ha portato via la campagna è in grado di sapere che cosa ha innescato. Qui incominciano ad entrare in gioco le tessere del domino, che cadendo una dopo l'altra scatenano una sorta di butterfly effect che alimenta una sorta di avvenimenti che coinvolgono una serie di persone. Il termine "effetto farfalla", ovvero la teoria fisica secondo un evento apparentemente insignificante può avere risvolti catastrofici nel corso del tempo e a distanza da dove si è consumato, trae le sue origini dal racconto di fantascienza "A Sound Of Thunder (Rumore Di Tuono)", pubblicato dallo scrittore statunitense Raymond Douglas Bradbury nel 1952, dove in un futuro distopico, precisamente il 2055, si tengono safari indietro nel tempo. Un cacciatore, inavvertitamente calpesta una semplice farfalla preistorica. Quel piccolo gesto apparentemente insignificante causerà un inarrestabile effetto domino che metterà a repentaglio l'esistenza della razza umana. La rilassante strofa ed il nevrotico inciso si ripetono, è l'ora di scoprire chi si cela dietro la prima tessera del domino, che cadendo scatena una irreversibile scia di morte e distruzione. La prima tessera del domino non è altro che il politico di turno, che sente di avere il potere di decidere a nome di tutti gli altri, ignorando le probabili conseguenze che potrebbero essere letali per gran parte uomini. Nella parte finale, troviamo un interludio rilassante ed inquietante allo stesso tempo. Le tastiere di Tony Banks dipingono scenari post apocalittici, la tremenda conseguenza causata dalla caduta della prima tessera. Le trame di tastiera dai sentori ambient riescono a catturarci e a trasportarci in mezzo a scenari fantascientifici. Come un improvviso tornado, al minuto 04:29 arriva il secondo movimento della suite, intitolato "Domino Part Two - The Last Domino (Domino Parte Due - L' Ultimo Domino)". Una violenta tempesta elettronica si abbatte sulle nostre orecchie. Phil Collins, seduto dietro la Simmons raddoppia i BPM, dando vita ad un ritmo implacabile che insieme alle futuristiche tastiere di Tony Banks si lascia dietro una scia di terrore. Con rabbia, il Cantastorie Di Londra canta le terribili conseguenze forse di un'esplosione nucleare, sangue sulle finestre, fiumi rossi che scendono dalle montagne, i bambini che giocano vengono investiti da un urto violento che prima li deforma, poi li dissolve. La terribile scia di morte si avvicina in maniera inesorabile all'ultima tessera del domino, man mano che le altre tessere umane cadono giù, morendo come mosche. L'epica cavalcata riesce a trasmettere perfettamente l'idea delle tessere del domino che cadono una dopo l'altra, fino ad arrivare all'ultima tessera, che inerme se ne sta davanti alla televisione a contemplare la fine del Mondo. Al minuto 06:23 si cambia decisamente atmosfera. Il travolgente impeto della cavalcata lascia il campo ad una rilassante tastiera contemplativa, dipingendo perfettamente uno scenario post apocalittico di un Mondo ridotto in cenere, privo di forme di vita. Le trame della tastiera ricordano i momenti finali di un film o di un cartoon fantascientifico o degli anni '80. Una corsa sugli esagoni della Simmons annuncia un importante cambio. Se pur in maniera meno travolgente, i nostri riprendono la cavalcata interrotta precedentemente. Le trame nevrotiche della tastiera si intrecciano con i gracchianti accordi della chitarra distorta. Con brillantezza, Phil Collins segue l'inesorabile caduta in serie delle tessere del domino, dipingendo funesti scenari ed interrogandosi sullo stato d'animo e i sensi di colpa di chi ha abbattuto la prima tessera. Nella parte conclusiva, cavalcate trascinanti si alternano a momenti di forte atmosfera dove le tastiere dominano in maniera assoluta, ricamate da sinuosi fraseggi di basso. In più di una intervista, Tony Banks ha dichiarato di aver tratto ispirazione della liriche dal conflitto in Libano scoppiato intorno al 1982 e conclusosi proprio nel momento in cui l'album veniva pubblicato. Tony si immaginava una stanza di un hotel in pieno centro a Beirut nel bel pieno di uno dei tanti bombardamenti che hanno afflitto la capitale libanese. Phil Collins amava stuzzicarlo sulla questione, chiedendogli se fosse mai stato in Libano. Ovviamente, talentuoso Tastierista Dell' East Hoathly non aveva mai messo piede nella terra del cedro, suscitando non poche perplessità a Phil Collins, che si chiedeva come diavolo avesse fatto a trarre ispirazione dal Libano, visto che non c'era mai stato. Tony si giustificò dicendo semplicemente che in Libano c'era la guerra, allorché intervenne Mike Rutherford, sostenendo che in quel periodo la guerra era dappertutto! Tony, mise fine alla diatriba, dicendo che al momento della stesura delle liriche, stava pensando solo ed esclusivamente alla guerra in Libano. Senza alcuna ombra di dubbio, se pur in chiave moderna, questo brano richiama le ormai lontanissime origini. Immaginatevelo arrangiato con le sonorità e la creatività che i nostri avevano negli anni settanta. Comunque sia, nonostante i pacchiani arrangiamenti prettamente ottantiani, il brano risulta vincente sia musicalmente che liricamente, andando ad innalzare notevolmente la valutazione finale dell'album.

Throwing It All Away

Tutto quello di buono ascoltato nel precedente brano viene cancella to dalla successiva "Throwing It All Away (Lanciare Tutto Via)", una sdolcinata e banale ballata incentrata sulla chitarra che lascia il tempo che trova, ultimo dei cinque singoli estratti dall'album, curiosamente lanciato ad Agosto del 1986 negli Stati Uniti dove raggiunse la quarta posizione ed a Giugno del 1987 in patria, dove non andò oltre al posizione numero ventidue. Si parte con una suadente introduzione di chitarra, dopo alcune battute affiancata da Phil Collins, che affronta per l'ennesima volte una delusione amorosa, mettendo ancora una volta in mostra la ferita mortale al cuore lasciata dalla ex moglie Andrea Bertorelli. Il Batterista Di Londra torna a sedersi dietro alla batteria classica, accompagnando con classe, colpendo delicatamente il bordo del rullante, rafforzate dal rilassante suono di una maracas suonata con estrema delicatezza. I secchi colpi di gran cassa vengono armonizzati dalle felpate note del basso. Con dolcezza il nostro canta di un rapporto amoroso ormai giunto al capolinea, dove però si è creata una situazione paradossale. I due non possono andare più avanti, a causa di una serie di incomprensioni che sommate l'una all'altra hanno portato ad un'inevitabile rottura del rapporto amoroso, ma allo stesso tempo non possono vivere separati, legati ancora da un forte sentimento, che nonostante tutto riesce a manifestarsi in maniera indelebile, riportato in vita da un semplice gesto o da un ricordo. In maniera scolastica, nel chorus il brano cresce, grazie alle melliflue trame della tastiera. Phil Collins confessa di non poter vivere senza la sua amata, di non essere intenzionato a buttare al vento tutto quello costruito in precedenza e si chiede cosa possa fare per far cambiare idea alla ormai ex compagna. A fare da bridge con la strofa successiva, si palesano degli irritanti coretti vintage che invitano prepotentemente allo skipping. Senza la vicinanza della compagna, mentre il Mondo continua a girare, Phil Collins vede girare il suo mondo alla rovescia, avvolto dalle tenebre, vedendo andare in malora tutto quello di buono costruito in precedenza. Lui è convinto, o perlomeno spera, che un giorno lei si pentirà di averlo abbandonato. Un giorno, se pur libera, si ricorderà che il lor amore era fatto per durare in eterno, e durante la notte, l'unico suono che sentirà sarà quello della sua voce che lo sta chiamando. Il brano scorre via veloce, abbandonandoci purtroppo con gli sdolcinati ed insopportabili coretti, che non fanno altro che rendere ancora più noiose le liriche. Parliamoci chiaro, ormai ne abbiamo fin sopra i capelli della forte crisi matrimoniale che indubbiamente ha lasciato un segno indelebile nel cuore di Collins, ma che ormai ci tedia sin dai tempi di "Duke"! coraggio Phil, dacci un taglio e dai una ripassatina alle liriche che ci hanno incantato sin dagli esordi. Come suggerisce il titolo, "tutto da buttare!".

The Brazilian

I nostri ci saluto come spesso accade con una traccia strumentale, "The Brazilian (Il Brasiliano)", un nevrotico brano strumentale che mixa suoni psichedelici con innovativi effetti sperimentali dai sentori alieni, dando vita ad una babele di suoni elettronici a tratti inascoltabile. Il brano si apre con un nervoso loop di tastiera, ricamato da percussioni metalliche ed efficaci filler con la Simmons. Dopo circa dieci secondi si paventa un pomposo riff zoppicante di tastiera che dà l'idea di essere eseguito da un Tony Banks barcollante ed in preda ai fumi dell'alcool, dopo essersi scolato un paio di bottiglie di pregiato rum delle Antille. Andando avanti, le tastiere iniziano a muoversi su una scolastica ma funzionale progressione armonica. Dopo un paio di ubriacanti fiammate di tastiera, massacrate da una serie di decisi filler sui tom esagonali della Simmons, il brano apre scenari epici. Il protagonista è sempre Tony Banks, che sembra aver smaltito abbastanza velocemente la precedente sbornia. A seguire incontriamo un caotico interludio che avrei fatto volentieri a meno di ascoltare. E' uno dei momenti più sperimentali mai suonati dal combo albionico, un letale mix di suoni alieni filler e percussioni esotiche, che vanno a dare un senso al titolo del brano. Ritorna l'epico riff di tastiera ad aprirci di fronte scenari evocativi, al quale si sovrappone Mike Rutherford con intricate trame con la sei corde. Le note allungate dai troppi effetti a pedale ronzano come gigantesche zanzare, prendendo lentamente la forma di un assolo di chitarra, che purtroppo sfuma proprio quando sembrava decollare verso una chiusura decorosa. Il brano fece una gradita comparsa in una delle serie TV simbolo degli anni' 80, Magnum P.I, per la precisione nell'episodio numero 157 intitolato "Unfinished Business". "The Brazilian" fu inserita anche nella colonna sonora del film d'animazione "When the Wind Blows (Quando Soffia Il Vento)" diretto dal regista Jimmy Murakami nel 1986. Nonostante la grafica sia ingannevole, la pellicola tratta lo scottante argomento di un conflitto nucleare, visto dagli occhi ingenui di un'anziana coppia britannica. La colonna sonora è in gran parte opera di Roger Waters, con l'aggiunta di una manciata di brani eseguiti da altri artisti, fra i quali oltre ai nostri spicca il nome di David Bowie. Curiosamente, andando a riprendere l'argomento più volte affrontato nel corso del platter, nella pellicola "The Brazilian" arriva in concomitanza con l'attacco atomico da parte del nemico.

Conclusioni

Come già detto in apertura di recensione, "Invisible Touch" è un album figlio degli anni'80 e schiavo di MTV, inquinato da synth, batteria elettronica ed arrangiamenti pacchiani che finiscono con lo sminuire ulteriormente composizioni quasi sempre di per sé prive della fantasia e della genialità che da sempre hanno contraddistinto il combo albionico. Non solo siamo lontani anni luce dai fasti di "Foxtrot" (che sia benedetto in eterno), ma i dieci anni che lo separano dall'ottimo "Wind & Wuthering" ed i sei da "Duke" sembrano essere secoli. Ma la cosa più disarmante è che sembrano lontane anche l'oscura "Mama" e l'avvolgente "Home By The Sea", e questo è tutto un dire. Ma come ormai accade da qualche album a questa parte, più l'album scende qualitativamente rispetto agli standard della band e più le vendite aumentano. Paradossalmente, l'album più odiato dai fans di lunga data è l'album di maggior successo e dei record per i nostri. Il successo planetario lo ha portato a vendere oltre quindici milioni di copie in tutto il mondo e a primeggiare in tutte le classifiche, spinto anche dal successo dei numerosi singoli estratti, che hanno affermato in maniera definitiva i Genesis oltre Oceano. Numerose anche le certificazioni ricevute, che vedono tre dischi d'oro e addirittura quattordici dischi di platino, dei quali ben sei negli Stati Uniti e quattro nel Regno Unito. Per la cronaca, in Italia raggiunse la posizione numero cinque della classifica degli album più venduti. Stabilire chi sale sul gradino più alto dell'ormai consueto podio risulta assai difficile, mi fosse concesso al primo posto metterei l'elettronica, che ha letteralmente contaminato l'affascinate sound a cui siamo affezionati. L'estro di Tony Banks è offuscato dalla brama di sperimentare nuove attrezzature, come del resto il talento di Phil Collins, che si smarrisce a causa dello smodato uso di drum machine e batteria elettronica. Il nostro comunque riesce come sempre a tirare fuori dal cilindro una manciata di linee vocali vincenti, mentre per le liriche sembra in caduta costante. Sotto tono anche Mike Rutherford, impalpabile con la sei corde e poco incisivo con il basso. Il controverso "Invisible Touch" è venuto alla luce il 9 Giugno del 1986, registrato nei familiari studi The Farm. La plastificata produzione è opera dei nostri in combutta con il produttore Hugh Padgham, ormai in pianta stabile all'interno della band. Come di consueto, in Europa l'album è stato distribuito dalla Charisma, mentre oltre Oceano se ne è occupata l'Atlantic. Deludente anche l'artwork, opera di Mr. Baker Dave, un'orrenda mano nero-arancio, tutto fuorché invisibile, che sovrasta in prospettiva un disegno infantile verde ocra dove in sottofondo compaiono stilizzate tre figure umane in grigio, che per chi scrive simboleggiano l'ectoplasma dei Genesis del decennio precedente. Anonimi anche logo e titolo dell'album. Sinceramente, valutare questo disco è un compito assai arduo. Se valutato come disco dei Genesis, un 2 sarebbe anche troppo. Ma se lo valutiamo come album pop rock anni '80 che ha cresciuto un'intera generazione il discorso cambia e la valutazione sale vertiginosamente. Le sonorità sintetiche (che per fortuna hanno avuto vita breve NDR) in quel periodo andavano per la maggiore, e migliaia di persone associano alla spensierata "Invisible Touch" o al divertente videoclip di "Land Of Confusion" ricordi indelebili della loro adolescenza. Comunque pur facendo la media, l'album non raggiunge affatto la sufficienza, ed il risicato 4, 5 ottenuto è in gran parte frutto dell'ottima suite "Domino". Consigliato per i nostalgici degli anni '80, assolutamente vietato l'ascolto ai fans di vecchia data.

1) Invisible Touch
2) Tonight, Tonight, Tonight
3) Land Of Confusion
4) In To Deep
5) Anything She Does
6) Domino
7) Throwing It All Away
8) The Brazilian
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