GEMINY

The prophecy

2012 - Nadir music

A CURA DI
ENRICO PULZE
05/01/2013
TEMPO DI LETTURA:
7,5

Recensione

I nostrani Geminy giungono oggi al traguardo del primo album, dal titolo di "The prophecy" sotto l'egida della attivissima Nadir Music. Progetto musicale partito nel 2006 e autore di due demo , The Hidden door del 2007 e The king of Gorm del 2010, vede tra le sue fila Marco Manzani (chitarra) e Maurizio De Palo (batteria) dal sottoscritto già conosciuti per l'operato svolto nei Wounded Knee, Francesco Filippone (voce), Alessio Pucciano (chitarra), Francesco Molinelli (basso) e Ivano Lavezzini (tastiere).  Quando mi trovo di fronte ad una band che viene definita come progressive metal e si presenta con un concept album, sono sincero, ho sempre qualche timore nell'affrontare una recensione poichè la (mia) paura di trovarmi di fronte ad un concentrato di lezioni di tecnica e conseguente mancanza di feeling nei brani, è sempre tanta. Per fortuna i nostri smentiscono in pieno queste mie ansie, sfoderando un lavoro gradevolissimo, ben suonato e soprattutto molto accattivante negli arrangiamenti delle canzoni, senza inutili virtuosismi (intendiamoci subito: saper fare le cose è MOLTO diverso dal volerlo dimostrare a tutti i costi). Un lavoro questo The prophecy che offre un'oretta di musica coinvolgente e dalle molteplici atmosfere (ovviamente essendo un concept) e che per chi scrive è un platter che può fare gola sia ai palati più raffinati del progressive metal alla Dream Theater /Symphony-X, sia a quelli più nostalgici del caro vecchio Hard Rock; sì perchè la vera sorpresa e carta vincente di questo album è a mio modestissimo parere, proprio quel retrogusto Hard Rock che si evince negli arrangiamenti dei brani e nei solos di chitarra sempre così carichi di feeling e di gusto.    La storia, di stampo fantasy, scritta dal cantante Filippone, parte dal fatto che il pacifico regno di Maraween viene sconvolto da una cruenta rivolta a palazzo a seguito di una congiura contro il re Alabar e suo figlio, il futuro sovrano, Myor. Un incantesimo, induce re Alabar alla pazzia. Per non essere ucciso dal padre stesso, il giovane Myor è costretto a lasciare il regno con il solo aiuto di un servo e il sostegno della madre. Per spezzare l’incantesimo maledetto Myor deve trovare il ciondolo magico, il “Trinity Necklace”, custodito in un castello incantato situato nel cuore della Foresta degli Alberi Bianchi nelle Isole Benedette. Queste ultime sono protette dal dio del mare Mac Lir, che si oppone alla traversata del nostro eroe. Gli ostacoli e le avversità costellano il viaggio intrapreso da Myor e dal servo di palazzo (“Nordic Sea”) . La nave affonda e Myor rischia di morire. Quando tutto sembra perduto, ecco che una forza di luce misteriosa lo aiuta a non essere inghiottito dagli abissi (“Abyss”). Tratto in salvo, si risveglia dopo un sonno profondo sulle terre di Akran, dove viene trovato e accudito dal Maestro di Spade. Al termine di un lungo addestramento però è costretto a uccidere il suo stesso maestro. Inseguito dal popolo infuriato, odiato e maledetto da tutti i cavalieri, è obbligato a fuggire. L’unico rifugio sicuro è rappresentato dalle caverne sotto le Lande della Disperazione abitate da strane creature sfuggite a Mac Lir e costrette a vivere nell’oblio e nell’oscurità. Queste ultime in conflitto con il dio del mare lo aiutano a proseguire il cammino alla ricerca del ciondolo magico. La spada e l’armatura raccolta durante il suo percorso, uniti alla forza del Trinity Necklace, possono rendere Myor una divinità, ma bisogna prima raggiungere le Isole Benedette, e ormai l’unico modo possibile è rappresentato dal superamento del Tempio degli Eroi (“Temple of Heroes”). Nemico acerrimo e grande ostacolo per Myor si rivelerà la dea della Guerra, sorellastra dello stesso Myor e della dea dell’Amore Aine. Le ali magiche e le pozioni segrete del Signore dell’Oscurità permettono a Myor di superare la porta dimensionale e di varcare la porzione di oceano proibita. Il paesaggio a cui si trova di fronte lord Myor è di una incredibile bellezza. Un lungo sentiero dorato formatosi dalla spaccatura della terra porta verso una luce accecante. Le trascrizioni e le rune presenti lungo il cammino narrano che il centro della vita è alle porte ma che solo la combinazione corretta permetterà di spianare la strada verso la luce eterna. Percorre il lungo sentiero, supera la foresta degli alberi bianchi popolata da ogni genere di creatura, riesce ad entrare nel castello e a trovare la pietra meravigliosa. A questo punto Myor si accorge di essere l’inconsapevole custode della chiave in grado di smuovere il Cerchio della vita. La combinazione giusta per accedere alla stanza segreta del Trinity Necklace è proprio l’unione dei simboli uomo-divinità, la stessa unione che porta dentro di sè il nostro eroe. Mentre la salvezza è alle porte la terza stella più luminosa di Gemini brilla su nel cielo, la stella visibile solo dalle Isole Benedette. Veniamo ora al track by track di questo album. Si parte con la classica intro "Into the Prophecy", due minuti atmosferici e melodici con un giro di batteria deciso e armonizzazioni di chitarra che fanno da altare alle tastiere che si presentano in pompa magna e fanno da preludio alla openere vera e propria "Nordic sea" con un ottimo e melodico assolo posto in apertura. La song si muove su un up tempo, non speed ma decisamente up, in cui ben si incastra la voce di Filippone , molto calda sulle tonalità medie e con una timbrica che può ricordare vagamente quella di RJ Dio. Riuscito lo stacco a metà brano con risata sarcastica di contorno prima di ritornare nel finale alle tastiere in pompa magna che già abbiamo ascoltato nell'intro. "Running away" è semplicemente un intermezzo di 13 secondi in cui si udiscono passi veloci e che introducono "Escape", uno dei pezzi forti dell'album, che parte decisa per lasciare il passo a un bel giro di piano, su cui la voce interpreta bene , e ad un seguente bridge in crescendo che sfocia in un ritornello riuscitissimo dal sapore hard rock da cantare a squarciagola. Bello (e molto) l'assolo, carico di feeling e che ci porta ad un finale acustico, quasi celtico.  "Trinity Necklace" parte arpeggaita per poi trasformarsi in una power song gradevole, dal ritornello orecchiabile e ben riuscito. Interessante la sezione centrale, in cui le atmosfere si trasformano  e alternano tratti epici ad arrangiamenti più teatrali , anche se non mi ha convinto del tutto lo stacco strumentale che le anticipa. La canzone si evolve poi tornando su standard power, prima del finale cadenzato con tastiere in evidenza. "Drowning" è un altro intermzzo di un minuto circa che serve a spostarci su "Abyss", power ballad rivestita di pop o (meglio) una pop ballad rivestita di Hard rock. E' un piano delicato e suadente quello che inizia la canzone e che accompagna la voce. Non propriamente l'episodio più ispirato del disco, gradevole per chi ama questo tipo di canzone sicuramente, al sottoscritto onestamente ha lasciato un po' l'impressione di una canzone dovuta più che voluta. Il brano si salva comunque per la parte iniziale e finale del solo di chitarra, eseguito ancora una volta con molto gusto. Un giro deciso di batteria ci riporta su binari decisamente più gustosi per "Empty streets" in cui il cantato del Filippone viene affiancato nelle uscite delle metriche anche da una voce più cattiva. Bello il suono dei synth e ottimi gli arrangiamenti sulle ritmiche che danno una spinta in più ad un brano deciso, vario nelle atmosfere e vincente nel suo insieme. Ed arriviamo al pezzo forte dell'album con "Mind Control", dove i Geminy adottano atmosfere più sinistre ed oscure, fatto questo che mi ha decisamente fatto alzare i pollici perchè riuscite ed inaspettate. Ottimo il bridge con il piano a sostegno e il ritornello dal gusto sempre hard rock ma decisamente potente. Anche lo stacco acustico a metà canzone risulta riuscito e dona un flavour particolare ad una song ricca di particolari che vanno apprezzati ascolto dopo ascolto. E' probabilmente anche il brano in cui ogni musicista ha il "suo" spazio, pur non eccedendo, specialmente nella battaglia chitarra / synth , sicuramente il più particolare dell'album. "Captured" è un altro intermezzo ambient/noise di 20 secondi che introduce "My fellow prisoner", brano che vede la presenza al microfono di Roberto Tiranti.  E proprio The voice apre la canzone con un' interpretazione come al solito sopra le righe su un arpeggio di chitarra, mentre Filippone attacca alla grande sulla ritmica con il suo timbro caldo e potente. Altro ritornello degno di nota cantato a più voci, immediato e che si insinua in testa come pochi. L'accoppiata dei due cantanti per una volta non risulta solo una trovata pubblicitaria, ma riesce invece a donare due anime al brano, risultando vincente e accattivante. Bella anche la parte strumentale condita da due soli di chitarra e tastiera prima del finale in crescendo a suon di ritornelli, insomma altro pezzo decisamente positivo. Altra intro ambient dal titolo "Through the spirits" per lanciare "Temple of Heroes", dall' inizio quasi jazzato (quasi!) e caratterizzata da un tono più cattivo specie nelle ritmiche di chitarra, in alcuni passaggi quasi al limite del thrash. E questo è amio avviso positivo, perchè creano un piacevolissimo contrasto con le parti più melodiche del ritornello e delle strofe ben sorrette da piano e chitarra pulita. Interessantissma anche la fuga centrale ad opera dei synth e di chiara estrazione progressiva. "Evil eye" è un altro bel pezzzo , giocato principalmente su un up tempo con un riff aperto di chitarra in apertura che dona un pizzico di modernismo  e ottime atmosfere create dalla tastiera. Particolare e molto apprezzabile il fatto che questa song si muova su atmosfere quasi mediorientali nelle scale e nei crescendo dei riff, così come nello stacco centrale dove però sono le tastiere e la voce a farla da padrone. La conclusiva title track "The prophecy" è invece una mini suite di 11 minuti (!) poliedrica e degna conclusione dell'album. E' questo  il pezzo più propriamente progressive metal in senso lato che nella sua prima metà riprende e ripropone un pò tutte le atmosfere presenti nell'album, mentre nella seconda parte si trasforma in un pezzo trionfante ed epico e rende bene l'idea di un finale della storia trattata nel concept. In conclusione, questo The prophecy dei Geminy è un disco più che buono, estremamente valido negli arrangiamenti che non scadono mai nell'eccessivo ma risultano di estremo gusto, un disco in cui la musica è ben adattata alla storia senza perdere di vista la forma canzone, e dove la qualità di ogni singolo episodio è elevata a parte un paio di passaggi leggermente meno ispirati.  Per me promossi senza remore.


1) Into the Prophecy     
2) Nordic Sea     
3) Running Away
4) Escape
5) Trinity Necklace     
6) Drowning
7) Abyss     
8) Empty Streets     
9) Mind Control     
10) Captured     
11) My Fellow Prisoner     
12) Through the Spirits     
13) Temple of Heroes
14) Evil Eye
15) The Profecy