EXPLOSICUM

Raging Living

2014 - Stress Hormones Records

A CURA DI
DAVE CILLO
25/09/2014
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Una corsa forsennata, una sfida contro il tempo e alla continua rincorsa dello sviluppo. Costruzioni monumentali, edifici che si ergono imperiosi nel cielo, per un progresso fatiscente che cela nella sua ombra una società disagiata e stracolma di problemi. Così sì abbattono palazzi, si sfrattano famiglie, per costruire qualcosa che raffiguri prepotentemente l'immagine della Cina che sta crescendo, in una progressione inarrestabile. Apprendiamo che la band oggi protagonista viene da Nanchang, Cina, e cercando tra le immagini della loro città ritroviamo grattacieli dal look sfacciatamente moderno, che si fanno emblematica immagine di un contesto sociale che punta soprattutto all'apparire piuttosto che all'essere. Una coppia di grattacieli ci ricorda le torri gemelle, sebbene questi possiedano un aspetto molto più Avanguardista e un modo di porsi tutt'altro che "timido". A questo punto, sorge spontanea la domanda: "cosa si cela dietro tutto ciò"? Perché, parliamoci chiaro, questo sfacciato desiderio d'apparire ha sicuramente l'intenzione di mascherare qualcosa che non va. Così, dietro ai fatiscenti e maestosi palazzi, conosciamo una società sovrappopolata, povera, con dei quartieri in stato di semi-abbandono dove, al contrario, l'architettura è talmente trascurata che le costruzioni si trovano spesso in condizioni di rischio caduta. Proprio dietro questo più macabro scenario nascono i protagonisti della nostra storia: coerenti, incazzati con la società e pronti a tutto. Dopo questo cenno, mi auguro che sia per tutti possibile comprendere il senso dell'artwork dell'album, old school fino al midollo e molto Repkiano nel modo di porgersi: un uomo ben vestito raffigura la politica e, nel suo sguardo freddo e bramoso, si intende rappresentare tutta la malvagità di essa; d'altronde nemmeno noi siamo nuovi a scandali di corruzione riguardanti appalti ed appalti di opere che risultano spesso con l'essere inutili. E così, mentre la politica con le sue ruspe butta giù alcuni edifici preparandosi a costruirne altri, la popolazione cerca di protestare e difendere le proprie case, con uno degli uomini in primo piano che utilizza persino uno skate per scacciare il nemico. Ho una premessa: non sono nuovo al thrash cinese; ammetto che la prima volta partii un po' prevenuto, visto che avevo già ascoltato altro materiale thrash orientale. Rimasi invece di stucco, incredibilmente sorpreso: in quell'occasione, un conoscente cinese mi passò una vecchia demo, con un sound così tagliente e violento che non sarebbe stato facile distinguerli da alcune delle più note band della new wave come i primi Warbringer. Il nome non l'ho potuto capire, in quanto era in lingua e in caratteri originali, ma da quel momento compresi che era una scena assolutamente meritevole d'approfondimento. Gli Explosicum nascono nel 2005 da ragazzi che avevano già collezionato esperienze musicali in altri ambiti; ma si sa, quando le sirene del thrash metal chiamano, è difficile opporre resistenza. Volta dopo volta, i ragazzi decidono così di intraprendere la strada per cui più si sentivano ammaliati, trepidanti all'idea di urlare testi riguardanti la loro passione per il metal e la loro protesta sociale. Nella scena thrash cinese contemporanea gli Explosicum sono sicuramente da considerare fra i più grandi protagonisti, se non in assoluto la band principale, sebbene questi siano spalleggiati da altre valide realtà quali Punisher (presto in arrivo il loro debutto discografico), Raging Mob, Flamingstream (il cui EP "If Blood Roils..." l'anno scorso girò parecchio) e Lacerate. Una delle più costanti dichiarazioni rilasciate dagli Explosicum è sempre stata "suoniamo per divertimento". Nessuna ricerca di fama dunque, né di denaro o donne: per la band imbracciare la chitarra e tirare fuori riff è solo questione di passione pura; in quasi 10 anni di attività la band non ha rilasciato, per fare un eufemismo, moltissimi lavori ma, del resto, se si fa quel che si ama è giusto farlo solo quando ci si sente pienamente ispirati, anche perché non vi è la necessità di soddisfare le richieste di una qualche etichetta che ha bisogno di un termine stretto di tempo. Correva l'anno 2005 quando inizia la nuova avventura musicale dei ragazzi, anno in cui rilasciano la loro prima demo (intitolata, per l'appunto, "Demo 2005"): il lavoro possedeva quattro tracce ed una durata complessiva di 18 minuti circa. Il debutto discografico per la band arriva nel 2008 con l'album "Conflict", lavoro che ho avuto il piacere di ascoltare interamente e che mette in mostra un thrash perfetto nella sua essenza grezza, oltre che una splendida copertina che ci mostra dei dragoni che svolazzano intorno ad un portale magico (saggio da parte loro richiamare al loro paese). Già in quell'occasione la band mise in mostra uno dei loro punti di forza, la parte vocale, acuta ed originale, perfetta se inserita in un contesto thrash old school come quello di cui ci ritroviamo a parlare. Discograficamente parlando, torniamo a sentir parlare di loro solo quattro anni più tardi, quando lavorano ad un brano intitolato "Thrash Your Life", presente nella compilation "Rock in NC" insieme a varie band di musica rock ed heavy della loro città. Per nostra fortuna, l'uscita di tale brano rappresenta solo la miccia per accendere una succosa scarica di novità: nel Settembre 2013 esce il loro singolo "Raging Living", con tanto di t-shirt, toppe e cassettine a celebrare l'evento. Ed ecco che, qualche mese più tardi, arriva la loro demo "Mosh Or Die", con quattro brani che costituiscono il là per il loro attesissimo secondo album, intitolato proprio "Raging Living", che andrò oggi a recensire. La già citata copertina ad opera di Uncle3 è una vera chicca, e il lavoro è diviso in due lati (Side A, Side B) proprio alla buon vecchia maniera old school. Ricchi di ogni tipo di curiosità, ci prepariamo dunque ad immergerci in 36 minuti di puro fuoco. 



L'album si apre con la title track "Raging Living", dove il tupa tupa non si fa attendere: la produzione è tagliente e perfetta come voluto dal thrash vecchia scuola, non aspettatevi dunque suoni moderni e "pompati" perché qui ci si cala negli anni '80 in tutto e per tutto. Questa è una band che non ha assolutamente intenzione di seguire il trend attuale. La voce si conferma uno dei punti di forza del gruppo, con un sound perfetto nella sua peculiarità e incisività. Unica pecca è il suono del rullante, che possiede davvero troppo poco scoppio e si mostra perlopiù privo di impatto. Con dei suoni di batteria differenti, i ragazzi pur se non lo volessero potrebbero sbarcare il lunario. A livello strumentale il brano mette in mostra come principale qualità la capacità di scrivere buoni riff e ottime armonizzazioni fra le chitarre, caratteristica presa tutta in prestito dalla scuola americana. Mentre nelle liriche il cantante urla contro la società, descrivendola come schiava e controllata dall'alto, la traccia scorre rapida e violenta che è una bellezza, sfoggiando invidiabili qualità di scrittura che molte band ricercherebbero in una carriera intera: "il futuro è controllato", ci avverte la band, "dobbiamo ribellarci e scegliere noi se vivere o morire, è questo il richiamo della libertà". Emerge molto forte in queste frasi la rabbia della band e la voglia di ribellarsi al sistema e a chi ci governa, inveendo in un assalto vocale che è fortemente intriso dai caratteri "complottisti".  In "Fly In Twins" la voce del cantante si fa furiosa e rabbiosa, ricca di affilatissimi gridolini in falsetto pronti a stordire (in senso positivo) i nostri timpani come se stessimo subendo il numero massimo di frequenze che le nostre orecchie riescono a percepire. In queste urla le liriche si apprestano a trattare tematiche riguardanti la sessualità, in un senso complessivo che è però contraddistinto da forti caratteri Slayeriani: la propria anima infatti sta cedendo al più animalesco degli istinti, quello sessuale, in pratiche estreme che porteranno il protagonista a trovarsi sempre più sull'orlo della malvagità e sul baratro dell'inferno. Nel momento del peccato, anima e corpo si trovano in una condizione di crescente piacere e in una continua sensazione di benessere, come se l'avvicinamento a Satana non facesse altro che rendere il protagonista sempre più felice e fiero di come sta conducendo la sua vita. Dal punto di vista strettamente strumentale, il brano è rapidissimo e mette in mostra una continua scarica di tupa tupa batteristici e spesso dai connotati quasi hardcore. La traccia si differenzia per un'autentica mancanza di rallentamenti, ad eccezione del solo riff di metà brano destinato anch'esso a prendere velocità. Grezzo l'assolo, sebbene questo metta in mostra una discreta tecnica chitarristica grazie alla sua rapidità, che comunque molto bene si inserisce nel contesto di questo brano. Sfacciato è infine l'utilizzo della leva nel momento della conclusione di questa traccia, si potrebbe dire che Kerry King sarebbe fiero di questi ragazzi. Non che "Thrash Your Life" parta più calma, capiamoci: i ragazzi sono talmente coerenti alla loro filosofia che non ci lasciano nemmeno ipotizzare che durante l'ascolto di quest'album ci possa attendere un qualcosa di diverso: velocità, thrash, e ancora velocità; se questo non è quindi il vostro genere di musica, potete abbandonare sin da ora questa recensione e la volontà di approfondire questo lavoro, ma in questo caso vi suggerisco di pentirvi all'istante ed iniziare sin da subito a calarvi in questo tipo di sound tramite queste letali sfuriate chitarristiche made in China. A fare da testimone dell'incredibile energia di questa band abbiamo ancora una volta i falsetti del cantante, che nel brano presenta degli acuti che danno il via, volta dopo volta, ad una nuova ed abbondante scarica di riff: "Thrash Your Life" è sicuramente una traccia che vi farà scapocciare, una volta che avrete messo il giusto volume nel vostro stereo (fatelo!). Mentre i riff infuriano, il brano presenta diversi brevi assoli di chitarra, tutti appositamente studiati per tornare ancora una volta fuori dalla trincea e affilare le baionette per un nuovo assalto; e a cosa potrebbe essere dedicato questo brano, se non alla musica che i ragazzi amano? Non è solo la propria vita ad appartenere alla filosofia thrash, ma anche tutti gli altri devono essere "convinti" ad abbracciare il senso di una vita posseduta dal metal old school, qualora già non lo fossero. L'energia della musica, descritta nelle liriche tramite varie metafore, è qualcosa di talmente forte da poterti sconvolgere la mente in ogni singolo istante d'ascolto. A questo punto sferza a sorpresa, energica più che mai, una traccia strumentale intitolata "Push Into Pit": obbligato qui un paragone con i brasiliani Violator, che nell'album "Chemical Assault" del 2006, tramite un brano intitolato "Ordered to Thrash", avevano realizzato un brano molto simile, ovvero uno strumentale interamente focalizzato sulla rude e violenta energia del thrash (mentre quando si parla di strumentali si potrebbe pensare a più lunghi e studiati capolavori alla "Orion", per intenderci). L'inarrestabile ritmo del batterista ci trascina in 4 minuti di puro fuoco, peccato davvero che il suono del rullante non dia impatto, perché questa sarebbe stata per tutti una delle migliori uscite dell'anno, sebbene ammetto fieramente che per me lo sia comunque. Nella traccia non si sente alcuna mancanza di una linea vocale, e questa instrumental scorre fluida e rapida come poche: laddove i suoni non sono perfetti, i grandi riff colmano la differenza; e poi mettiamola così, almeno i suoni sono veri in tutto e per tutto invece che essere campionati, dando un senso di purezza e genuinità unico al lavoro. Tramite un brano come questo è più facile che mai comprendere tutta l'attitudine thrash della band,  oltre che le loro buone capacità di scrivere riff validi. Qualità fondamentale di questo brano sono gli "stop n' go": ascoltiamo come ci siano sempre delle vere e proprie pause che innestano un'altra nuova parte, che si mostra alla nostra percezione psico-acustica perfettamente in sintonia con la precedente ma ugualmente riuscita, mentre i brevi assoli svolgono un ruolo indispensabile per far sì che il tutto scorra in maniera naturale. Prima di passare alla quinta traccia, è necessario quindi considerare che questo brano ha rappresentato per la band davvero un'ottima prova. Impossibile abbandonare le tematiche thrashy nel brano successivo, dove però torna la voce:  "Mosh Or Die" è un'autentica mazzata, oltre che essere sicuramente la traccia più estrema ascoltata fino ad ora; impeccabile la parte vocale, da cui sono oramai così dipendente da averne sentito la mancanza anche per i soli pochi minuti del brano precedente. In questo brano emergono in primo piano i cori che urlando <<mosh!!>> roboanti più che mai ci immergono in una sorta di circle pit immaginario. Il brano sale in cattedra quando ascoltiamo un riff in palm più lento e cadenzato rispetto ai precedenti, roba che piacerebbe persino ai brasiliani maestri del palm muting Attomica. L'assolo stavolta è davvero un po' troppo grezzo, bisogna ammetterlo, non tanto nell'intenzione (che ho sempre giustificato) ma nell'esecuzione un po' precaria specie nei bending, ma alla fine se stiamo sentendo un prodotto con delle pretese differenti non possiamo certo soffermarci su queste minuzie. E di cosa possono trattare le liriche, se non di un po' di moshpit festaiolo? Festaiolo nello spirito si intende, perché c'è chi ne viene fuori pieno di sangue o con qualche arto spaccato; ciò che più conta è però il divertimento, e bisogna ammettere che i cinesi Explosicum sono davvero degli inarrivabili maestri in questo. Un dettaglio che mi ha colpito moltissimo del testo di questo brano è come il pogare non venga descritto unicamente come un divertimento, ma anche come un mezzo di ribellione ed un'occasione per essere sé stessi e buttare fuori tutti i propri ideali e la propria attitudine: se da un lato vi è infatti una società che possiede dei problemi, non c'è niente di meglio di un bel concerto thrash metal per scacciarli via per un po'! Lo ammetto, non c'è nulla di nuovo sotto al cielo nelle liriche di "Born for Kill", dove il protagonista si trova nel bel mezzo di una guerra spietata dove la vita umana non possiede alcun valore. Di guerre simili nel thrash metal ne abbiamo combattute a centinaia, e ogni volta il combattimento non potrebbe non essere spietato e non potrebbe non ridursi ad una carneficina. Stavolta il testo possiede però una caratteristica peculiare: curiosa è infatti la dualità presente fra gli ideali filo-pacifisti nel ripudio della guerra, con il conseguente desiderio di libertà da coloro che impartiscono gli ordini, e il senso assassino del protagonista, che in questo caso sembra quasi un vero e proprio "diavolo" , tanto da essere descritto nell'ultimo verso come un omicida che prova piacere per ciò che fa. Laddove non ci sono grandi liriche, c'è però una grandissima musica: in questo episodio la band ci mostra che sono i riff ciò che contano, e tutto il resto non ha importanza. La traccia parte sin da subito con una sezione tagliente come un rasoio e letale come solo una trivella di alternate picking potrebbe essere; qualunque siano le vostre intenzioni, vi accorgerete che ad un certo punto la vostra testa si sta muovendo. Mi piace moltissimo il passaggio più lento che, dopo il grezzo acuto del vocalist, introduce la parte di chitarra solista, per poi far ripartire con il riff più incalzante che mai: per poter giudicare correttamente quest'album, dobbiamo considerare che la band non ha intenzione di colpirci con nessuna caratteristica all'infuori dei loro grandi riff, che questa si chiami melodia, originalità o che porti qualsiasi altro nome. In quello che è senza dubbio il mio brano preferito, "Fxxk Hero", le abilità di scrittura di questi ragazzi passano ad un livello successivo. Non esagero dicendo che con brani di questa qualità la band potrebbe davvero essere uno dei punti cardine dell'intera new wave del thrash. Per la prima volta ascoltiamo in maniera davvero consistente le influenze Slayeriane della band, visto che alcuni riff sfociano nell'estrem. La parte forte di questo brano è il passaggio da queste linee thrash (e a volte quasi thrash/death) ai punti più mid-tempo tipici non solo del thrash, ma anche del crossover/thrash. Così, mentre la voce ci racconta di un conflitto sociale combattuto sino all'estremo, l'energia trasmessa da questi ragazzi stupirà tutti quanti. Qui la propaganda è il male, l'informazione di regime viene descritta quasi come sadica, e alcune ritmiche vocali ci riportano alle metriche di storici lavori come Gung-Ho degli Anthrax, che si riferiva per l'appunto ad una marcia militare di quelle come solo in Cina sanno fare. La rivoluzione avanza, la morte si diffonde, ma non tutte le menti sono facili da manipolare: <<Obbedite!!>>, minaccia la voce dall'alto, ma pochi dei rivoluzionari sembrano disposti ad ascoltare questo macabro tentativo di dissimulazione del cervello umano. E proprio quando questa voce si fa più influente, il grezzo assolo di chitarra introduce la militaresca ritmica vocale della parte finale del brano, che stavolta pur rimanendo estremamente classica mette in mostra qualche interessante spunto d'originalità. E cosa c'è di meglio dopo un'ondata di protesta, se non un bel concerto thrash metal? Parte così un pezzo intitolato nientemeno che "Thrash Butcher". Il nostro protagonista è una sorta di Jack the Ripper con toppe e smanicato addosso, con la differenza che le vittime non sono prostitute e che Londra è diventata Nanchang. Al posto di Mary Jane e compagne ci saranno quindi, presumibilmente, i seguaci delle più moderne correnti metalcore, con il nostro simpatico protagonista che si attingerà a creare dei veri e propri fiumi di sangue. Immaginatevelo così: sguardo pazzo, armi da taglio, toppe e cuffiette mentre i suoi delitti vengono accompagnati dalla deliziosa ritmica thrash metal. Immaginiamo che il nostro personaggio stia ascoltando proprio la stessa Thrash Butcher, con i cinesi Explosicum che rappresentano il grezzo (ancora una volta, in senso positivo) per antonomasia. La stridula voce e l'ossessivo tappeto di percussione rappresenterebbero la colonna sonora perfetta per una serie di omicidi, fino a far perdere del tutto quel bieco senso logico rimasto nella propria testa, e far scomparire quel già sottile filo di ragione e umanità che una mente assassina potrebbe mai possedere. Questo brano si distingue dai precedenti grazie a più una studiata sezione solista, inizialmente orientaleggiante nella sua fattura e divisa esattamente in due parti, grazie all'utilizzo di un riff che funge da ponte dividendo in due capitoli lo shredding del chitarrista che sul finale si fa, come mai prima nell'album, abbastanza interessante. Siamo qui al 32° minuto d'ascolto, nell'anno 2014 mi pare... perché questa mezz'ora mi ha stordito del tutto: mai una pausa, mai una flessione, mai un arpeggio o una melodia, mai un riff un po' più scadente rispetto agli altri, mai nulla che possa farci solamente pensare che questa band non sia in grado di produrre riff di qualità in quantità industriali. Omonima della nostra thrash band italiana è l'ultima perla di questo disco, intitolata "Game Over": da qualche rapido power chord già capiamo ciò che ci attende nel resto del brano, e fortunatamente non è nulla di diverso da quanto apprezzato fin'ora (diversamente sarebbe stato un problema, perché una volta fatto 30 meglio fare 31). In questa canzone c'è quello che a mia opinione è il miglior riff del full length che, basato sull'utilizzo di sette note, si amalgama prima ad una batteria in tempo medio e poi, al momento dell'armonizzazione di chitarra, ha un più rapido e martellante sviluppo in tupa tupa. Una volta subentrata la voce il nostro puzzle è completato da un gustoso assolo di metà brano (tanto che ci vien da chiedere perché non siano stati scritti tutti in questo modo). E' proprio sullo shredding chitarristico che si basa gran parte di questo pezzo, con la presenza di due assoli che occupano una vastissima porzione di questa traccia, quasi andando in senso opposto rispetto a quanto ascoltato precedentemente, ma per questo poco male anzi ben venga! Nelle urla di questo episodio finale si torna nella sfera di critica sociale, con le grida che all'unisono si innalzano quasi come un coro contro la violenza e la manipolazione dell'informazione. Emerge in maniera evidente come i ragazzi siano qui del tutto calati nella realtà del loro paese, specie nei passaggi in cui sostengono <<La propaganda è evidente dinanzi a te>>, come a dire, ma non ve ne accorgete?



Dopo questa analisi track by track, che spero vi abbia messo curiosità su questo lavoro, è giunto il momento di tirare le somme. Tanto per incominciare, vi sconsiglio di iniziare ad ascoltare questo lavoro se avete il mal di testa. "Raging Living" non è altro che un continuo assalto di riff che si protrae per 36 minuti, senza pause e senza esitazione alcuna. In allegato alla recensione, vedrete alcune foto della band e dei loro concerti, ed è proprio osservando quelle immagini che capirete il senso di quest'album: l'energia della passione, la voglia di fare casino, la forza di rappresentare una realtà che a noi è perlopiù sconosciuta... sono questi gli elementi che creano la magia di questo lavoro,  ed un pubblico che per il metal non è fra i più conosciuti dovrebbe andare fiero del lavoro svolto dai ragazzi. Da ciò capirete che non vi è null'altro che la band cerca di realizzare, se non ciò che la loro attitudine gli trasmette, mantenendo sempre una totale spontaneità in ciò che fa e distanziandosi in maniera evidente dal raggiungimento di un qualsiasi obiettivo imposto. Parliamoci chiaro, non sto dicendo che il lavoro sia perfetto, ma d'altronde cosa si intende per perfezione? Loro ciò che vogliono fare lo fanno al meglio delle loro possibilità, e quindi non c'è nulla che gli si possa rimproverare; anzi, è giusto dire le cose come stanno: è vero che ci sono difetti in sede di produzione come abbiamo analizzato per la batteria, e che questi difetti limitano la riuscita di un album che sennò sarebbe stato strepitoso, ma questa band è dieci livelli avanti a molte delle nuove (e osannate) leve del thrash classico. Mi riferisco a quelle band che trattano fino alla nausea di thrash, di pogo e di feste, ma che poi alla resa dei conti mancano di contenuti. Se mi chiedessero chi sa suonare meglio il genere tra gli Explosicum e i Fueled By Fire, o tra loro e i Lost Society, non esiterei un secondo ad esprimere la mia opinione: i ragazzi di "Raging Living" sono 10.000 anni luce avanti. Pensate che poi si dice made in China! I loro riff sono stracolmi di energia, il loro thrash è puro, naturale ed incontaminato. Gli Explosicum non giocano a fare i thrasher, gli Explosicum sono thrasher. E se amando il genere siete in grado di analizzare la differenza fra dei riff validi e dei riff che lo sono meno, dovreste convenire con ciò che sto dicendo. Se poi dall'analisi strumentale si passasse a quella canora, la differenza diventerebbe ancora più lampante: il nostro vocalist riesce infatti a farsi ascoltare e riascoltare, grazie ad una formula propria e non già sentita migliaia di volte. A me la sua voce piace, poi ad alcuni potrà non piacere, come si sa è una cosa soggettiva, ma nessuno potrà dire che questo ragazzo non ci metta del suo dietro al microfono; a mio parere il fattore che più conta è proprio quello, perché se dobbiamo ascoltare formule trite e ritrite a questo punto conviene di gran lunga ascoltare le band originali. Sarà pur vero poi che le loro liriche non ci aprono gli occhi su una qualsiasi realtà sociale, che non ci calano nella realtà del loro paese come avrebbero potuto (ad eccezione  forse di un paio di occasioni) e che non c'è nulla che oggigiorno possa suscitare l'attenzione in ciò che hanno scritto ma, pensateci, voi cosa avreste fatto al loro posto?  Gli Explosicum rappresentano il loro paese, l'underground della Cina sono loro: considerando dunque che hanno il fardello di tenere alta la bandiera della loro grandissima realtà, ciò li rende perfettamente giustificati a trattare di thrash, pogo e quant'altro; in un contesto differente, probabilmente anche loro avrebbero trattato di tematiche diverse. Bisogna sicuramente esclamare chapeau dinanzi alla loro infinita devozione verso la passione e alla loro scarsa ricerca della fama ma la mia opinione è che, se questi ragazzi fossero stati statunitensi, volenti o nolenti avrebbero raggiunto traguardi molto importanti. Aspettiamo dunque trepidamente novità dagli Explosicum, il top sarebbe un tour europeo ma ci accontentiamo di altri lavori su questo livello... ci auguriamo tutti che continuiate così!


1) Raging Living
2) Fly in Twins
3) Thrash Your Life
4) Push Into Pit
5) Mosh or Die
6) Born for Kill
7) Fxxk Hero
8) Thrash Butcher
9) Game Over