EXPIRED

Haze

2015 - Wine Blood Records

A CURA DI
MARCO PALMACCI
31/08/2015
TEMPO DI LETTURA:
8

Introduzione Recensione

Che questo nuovo millennio possa considerarsi un vero e proprio El Dorado per il Thrash Metal italiano? Tutti gli indizi sembrerebbero portare alla mitica città dell'oro, e sempre sulle pagine di "Rock & Metal in My Blood" non avevo personalmente mancato di osservare come quest'ondata di nuovi gruppi italici possa effettivamente farci pensare ad una N.W.O.I.T.M, "New Wave of Italian Thrash Metal", se ci è concesso prendere in prestito una sigla a dir poco arcinota. "New Wave", "nuova ondata", proprio perché lo tsunami che sconvolse la nostra penisola, a suon di Schizo e Bulldozer, senza scordarsi i Fingernails, sta proprio in questi ultimi anni vedendo la sua devastante proliferazione. Le band emergenti già trattate su queste pagine, del resto, parlano a favore di questo forte interesse contemporaneo per il genere Thrash, un interesse che trascende la volontà di ascoltare e fa venir voglia a molti di imbracciare i propri strumenti, seguendo naturalmente anche quella che fu la tradizione lanciata dai padri fondatori d'oltreoceano. Quest'oggi, dunque, ci ritroviamo nuovamente a parlare di Thrash al 100% di fattura tricolore, ed ecco presenti sulle nostre pagine gli Expired, gruppo lombardo ed agguerrito quanto basta per destare l'attenzione dei thrashers maggiormente accaniti ed esigenti. Il gruppo si forma ufficialmente nel 2006, anno in cui Marco Pinto (chitarra / voce) decide di avviare un progetto musicale in zona Milano. Solo dopo un anno la line-up può dirsi completata, grazie agli arrivi di Mario Quintana come chitarrista, Lorenzo Corno al basso e di Francesco "Bongo" La Porta, quest'ultimo alla batteria. I Nostri si danno subito da fare componendo del loro materiale, volenterosi di proporre qualcosa di proprio ed inedito, e la macchina sembra in effetti ben avviata anche se cominciano a sorgere dei problemi di line-up. Siamo giunti al Febbraio del 2009 e Lorenzo decide di lasciare il gruppo; i nostri non si perdono d'animo, riuscendo immediatamente a reclutare come nuovo bassista Gaetano Vitale, entrato a bordo esattamente una settimana prima di un live. La formazione ritrova così la sua stabilità, e poco dopo gli Expired possono addirittura iniziare la loro prima avventura in studio, donando alla luce la loro prima demo, "U.D.E" (acronimo che sta per "U.gly D.irty E.vil (Thrashers)"), datata Settembre 2009. Un anno che ha visto l'uscita di un componente ma l'avvicendarsi di un nuovo compagno di battaglia, più la prima uscita discografica, un anno che dunque possiamo definire vincente, sulla scia del quale il gruppo comincia a farsi conoscere all'interno del circuito underground milanese, grazie al circolare della demo e ad una cospicua attività live. L'idillio sembra tuttavia destinato a guastarsi nuovamente, visto che nel Gennaio 2010 è Francesco a lasciare gli Expired, i quali si trovano dunque senza un batterista. Ancora una volta, però, è la loro forte determinazione a prevalere e dopo appena due settimane i tamburi tornano ad essere percossi, questa volta per mano del nuovo batterista Giuliano Padalino, che con la sua entrata "blitz" riesce a permettere agli Expired di non rallentare l'attività in sede live. Non solo, l'avvicendarsi del nuovo membro permette ai nostri di continuare anche il lavoro in studio: nell'autunno del 2010 i thrashers milanesi hanno modo di registrare, nei "Putrido Records Studio" di Lucca, quello che sarà il loro secondo lavoro a tutti gli effetti: parliamo dell'EP "Certain Death", che vide la luce il cinque Febbraio del 2011, presentato ufficialmente in un live assieme agli Extiration ed ai lucchesi Devastator. Il nuovo lavoro arricchisce musicalmente i Nostri, i quali possono continuare a suonare per farsi conoscere ed apprezzare all'interno della scena, nonostante vadano incontro ad altri problemi di stabilità al loro interno. Dopo tanti concerti e vita condivisa assieme ai suoi fedelissimi compagni, Mario si vede costretto a lasciare gli Expired per tornare nel proprio paese; il suo posto viene dunque preso da Mauro Pepe, una nuova "sostituzione - lampo" che permette al gruppo di dedicarsi, senza star troppo fermi, al concepimento del loro primo full-length ufficiale, il quale viene registrato durante la Primavera del 2014, presso gli "ADSR Studio". Durante il processo di post-produzione, però, un'altra tegola irrompe sugli Expired, i quali vedono l'allontanamento del bassista Gaetano Vitale, uscito dal gruppo per motivi personali (il suo lavoro è stato comunque accreditato ed il basso, all'interno del disco all'epoca in uscita, risulta essere suo appannaggio totale). Ancora una volta, la mancanza viene colmata dall'arrivo di un nuovo membro, Giuseppe Aufiero, subentrato nel Dicembre 2014. Arriviamo quindi ai giorni nostri, precisamente al Maggio del 2015, momento in cui "Haze", questo il titolo del primo full-length ufficiale degli Expired, può finalmente vedere la luce grazie all'apporto della "Wine Blood Records". Un disco concepito e realizzato fra mille difficoltà e vicissitudini, molti cambi di line-up, stabilità ogni volta da ritrovare e rinnovare.. un disco che, se non altro, testimonia comunque la ferrea volontà di andare avanti sempre e comunque, senza fermarsi nonostante le avversità. Già dall'artwork possiamo comprendere di cosa tratteranno i vari testi, di ispirazione Megadethiana con qualche spruzzo di Nuclear Assault: notiamo in copertina un uomo molto anziano, forse un politico, dalla pelle screziata e butterata. Egli è disteso su di una sdraio all'ombra di un gazebo, con le gambe tranquillamente distese sul detonatore di una gran quantità di dinamite. Sotto la suola della sua scarpa, il simbolo della Pace (concetto quasi "umiliato", proprio per dire che la Pace "non vende".. o se vende, "chi se la compra?") da calpestare mentre sopra il gazebo striscia insidioso un serpente dall'aria malvagia (simbolo forse del "viscidume" del soggetto), e tutto intorno un ambiente marcio e decomposto: una chiesa diroccata, una palude che avanza inglobando il verde, alberi morti, un cane moribondo e denutrito accucciato vicino la sdraio ed un cielo violastro. A questi simboli di decadenza se ne aggiungono altri che, invece, fanno risaltare i vizi e gli stravizi della classe dirigente: affianco al detonatore (su cui campeggia la scritta "Go To Hell!" - "andate all'Inferno") notiamo un bavaglio tipico delle pratiche sessuali Bdsm (pratiche dai moralisti evitate come la peste ma poi in segreto amate) ed affianco al ribaldo protagonista dell'artwork una borsa piena di lingotti. Insomma, uno scenario a dir poco apocalittico e pessimista, ispirato da quel mondo che gli Expired vogliono denunciare. Come suonerà, dunque, questo "Haze"? Che sorprese ci avranno riservato i nostri thrashers brutti, sporchi e cattivi? Scopriamolo assieme.. Let's Play!

Annihilate

Un vociare concitato apre la prima traccia del disco, "Annihilate": presto ci accorgiamo che l'insieme di rumori (urla, vetri infranti, sirene della polizia) provengono molto probabilmente da una rivolta o comunque sollevazione popolare, scontri fra manifestanti e forze dell'ordine, momento in cui domina il caos più totale. Presto sopraggiunge la musica, intensa e devastante quanto lo scalpitare della folla; la batteria di Giuliano comincia a far vibrare di prepotenza le proprie pelli, ed è proprio il drummer, con dei rapidi giri ed uno stacco possente, ad introdurre le asce di Mauro e Marco, i quali ricamano un riff che ricorda molto da vicino gli Anthrax. Lavoro chitarristico ben supportato da una ritmica che sa donare un'ottima cadenza al tutto (complice, oltre la batteria, anche il basso di Gaetano), e verso il secondo 00:52 i tempi divengono più ossessivi e serrati. Il contesto si inasprisce totalmente, è l'UH! alla Tom Warrior di Marco a dettare l'inizio vero e proprio del brano, il quale parte in quarta regalandoci momenti di puro stile Slayeriano, a tratti. La batteria di Giuliano picchia precisa, garantendo un'ottima base sul quale i suoi compagni si sentono liberi di agire sentendosi a loro totale agio; un batterista, il nostro, che sa suonare e picchiare contemporaneamente, e che non scorda mai il dovere principale di un drummer, ovvero quello di portare per bene il tempo. Possiamo ben beneficiare di questa poderosa sezione ritmica, resa rocciosa anche grazie al prezioso apporto di Gaetano, che sa arricchire il tutto con la sua presenza un contesto a dir poco estremo. La voce di Marco è perfetta all'interno del tutto, ed il suo lavoro chitarristico, unito a quello di Mauro, risulta essere coinvolgente ed a dir poco sconvolgente, in quanto le asce sembrano veramente sprizzare crudeltà da ogni nota, segando e distruggendo come tutti i riff di matrice Thrash dovrebbero fare. C'è anche da lodare la produzione e la resa finale del suono, il quale risulta essere denso e corposo, per nulla "plastificato" o "etereo", difetto in cui molte produzioni Thrash estere incappano per vari eccessi di zelo. Il sound è dunque squisitamente vecchia scuola ed i nostri continuano a picchiare fino al minuto 2:18, momento in cui il tutto diviene più cadenzato e meno aggressivo, grazie ad un cambio di ritmica che favorisce l'innesto di velleità "Thrash n' Heavy" all'interno della proposta musicale dei nostri. Una batteria ed un basso dunque più ragionati e meno "serrati" nelle loro esecuzioni, anche se l'insieme non sembra scemare di una virgola o comunque risultare più morbido, anzi, siamo sempre di fronte ad un muro sonoro ruvido ed impenetrabile più che mai, potente e solido. Veramente dei thrashers con la T maiuscola, non c'è che dire! Verso il minuto 2:41 sono le chitarre a divenire ben più veloci e serrate nella loro esecuzione, ricamando un riff eseguito "a mitragliatore", sul quale la voce di Marco riesce a spalmarsi a meraviglia. Un cantato che molto dona alla proposta degli Expired, una voce roca e bestiale, ferina ed adattissima al tipo di Thrash che i Nostri vogliono proporci. Minuto 3:04, le chitarre smettono di "sparare" e tornano a loro volta più cadenzate, si prosegue così per qualche momento finché un nuovo UH! di Marco permette al contesto di inasprirsi nuovamente, facendo tornare la violenza senza quartiere che tanto amiamo. Tutto è dunque pronto per l'assalto finale, possiamo goderci appieno gli ultimi attimi di questa canzone anche grazie ad uno splendido assolo da pelle d'oca, sentito e con un particolare gusto per la melodia. Una melodia "oscura" e trascinante, che molto deve alla tradizione Heavy ma che non stona in un contesto estremo, anzi. Un assolo che arricchisce questa "Annihilate" e va a renderla un'ottima Open Track. Il testo si dimostra battagliero quanto il sound appena udito: "Annihilate" è una vera e propria esortazione alle persone maggiormente titubanti e più pigre a muoversi e cercare di cambiare le cose, in un mondo che ormai non promette futuri rosei a nessuno che non abbia la fortuna di nascere in un'importante e ricca famiglia. Noi, la gente, il popolo, quell'insieme sfruttato dai potenti che cercano, per domarci, di aizzarci l'uno contro l'altro ed indurci a combattere contro noi stessi anche per accaparrarci un pezzo di pane. L'annichilimento totale è vicino, presto ci sveglieremo e scorgeremo un alba rosso sangue, sporca di vite spezzate, le vite di innocenti ridotte ormai al punto di non valere più neanche un soldo bucato, visto che possono essere terminate con un "click". Non dobbiamo permettere a nessuno di giocare con la nostra libertà, tantomeno di trattarci come pattume o comunque come un qualcosa di utilizzabile per secondi fini. Siamo persone, abbiamo una dignità: "ti ripeto ancora una volta ciò che dobbiamo fare! Se vuoi cercare di cambiare, di scappare.. tutto deve provenire dalla tua mente! Devi combattere!!" ci dicono i nostri, specificando che non sono qui per fare retorica o populismo, ma semplicemente per dire la verità. Siamo in una situazione tragica nella quale sembriamo crogiolarci, se il cambiamento non proviene da DENTRO, prima, non potremmo mai fare in modo di migliorare il fuori. Dobbiamo liberarci necessariamente di questo stato d'animo, e dare retta a chi ci dice che le cose stanno via via peggiorando.. prima di finire col toccare il fondo, senza più speranze e senza più la possibilità di rialzarci.

Slothful Bastards

Si prosegue avanti tutta con "Slothful Bastards", che parte immediatamente scandita da un riff violento e cupo, frangente quale sia chitarra ritmica che solista giocano molto sulle atmosfere "oscure", volendo unire alla violenza anche l'inquietitudine, generata dall'attesa di un qualcosa che sta in effetti per avvenire. Ottimo modo di preannunciare una tempesta, poco da aggiungere: la batteria di Giuliano,dapprima presente unicamente per via di qualche colpo di piatto e rullante, irrompe prepotente con un rapidissimo giro di tamburi e dà definitivamente il via alle danze. Pogo violento, ecco cosa suscita il ritorno del riff iniziale unito a queste ritmiche splendidamente serrate, e l'accenno di "oscurità" del quale le asce di Mauro e Marco si erano tinte in precedenza non accenna a sparire. Il contesto tutto è più cupo e nero che mai, sembrerebbe quasi di udire dei vaghi accenni melo death di stampo svedese, in questi inizi, complice comunque una tendenza alla melodia ossessiva e disturbante che condisce per bene la tipica violenza ed andatura thrash del brano che stiamo ascoltando. La voce di Marco irrompe splendidamente aggressiva, potente e belluina; il nostro va ad impreziosire notevolmente il lavoro strumentale, modulando la sua voce a seconda di quel che udiamo in sottofondo, ed il risultato è più che mai ottimale. Un cantato eccelso, definitiva consacrazione di un brano che si sta rivelando come uno dei maggiori punti di forza dell'intero album. Si prosegue su questi stilemi sino al minuto 1:05, momento in cui vi è un rallentamento considerevole del brano, reso decisamente più aggressivo ed inquietante che mai. Il titolo viene pronunciato con cattiveria e proseguendo notiamo come lo splendido gioco d'atmosfere suscitato dai dialoghi fra chitarra ritmica e solista sia il vero protagonista di questa "Slothful Bastard". Un gioco di canti e rimandi, di note perfettamente incastrate fra di loro, stagliate su un tempo non velocissimo ma capaci di passare da un urlo di banshee ad un lento e trascinante incedere che molto da vicino ricorda il Death Metal di stampo scandinavo. Un'incursione in terra nemica da manuale, tempi che cambiano notevolmente al minuto 1:53 grazie alla presenza di un assolo imponente e "prepotente", che ruba la scena riaccelerando i tempi. Si ritorna a picchiare come se non ci fosse un domani, stavolta l'atmosfera viene leggermente sacrificata per far spazio ad una velocità straripante e portatrice di sani "schiaffoni". Si rallenta nuovamente al minuto 2:31, il modo in cui Marco urla "Slothful Bastards!!" coadiuvato dai cori vale da solo il prezzo del disco, e subito un nuovo assolo giunge alle nostre orecchie; minuto 2:55, segnatelo perché siamo dinnanzi ad una prova chitarristica decisamente importante. Melodia e velocità, aggressività ed atmosfera si fondono perfettamente e la prova offerta dagli Expired risulta di gran lunga superiore a molte altre estere che tanto si decantano, al giorno d'oggi. In questo assolo vi è tutto: tecnica, passione, capacità strumentale.. veramente, un frangente da incorniciare e tenersi ben stretti, che nuovamente mostra le due anime di questi possenti musicisti lombardi. Basta solo udire le note ricamante in sottofondo dalla ritmica e la mesta espressività della solista, per capire con chi abbiamo a che fare. Thrashers sino al midollo ma non mentalmente chiusi, capaci di spaziare in più mondi, traendo da ciascuno di essi un qualcosa di buono per arricchire la loro causa. Si ritorna a "mazziare" subito dopo la fine dell'assolo, e dunque arriviamo alla fine di un pezzo praticamente perfetto, che "spezza" ma non getta alle ortiche. Il filo conduttore è ben presente, un corso d'acqua preciso che si dirama in più affluenti. Altro testo di profonda protesta nei riguardi della società, a parer di chi scrive uno dei più giusti e veritieri mai letti. Si accendono i riflettori sul naturale egoismo dell'essere umano, quella sensazione di menefreghismo che ci porta a curare unicamente i nostri interessi, rendendoci aridi in termini di empatia e generosità. La paura di compromettere il nostro status di "persone pragmatiche e lavoratrici accanite" non ci permette di interessarci di quel che accade intorno a noi, siamo volutamente ciechi e sordi, omertosi, letteralmente chiusi in una campana di vetro.. e magari ogni domenica ci rechiamo in chiesa, a glorificare quel Signore che invece ci raccomanda di essere generosi. E' contro questo sostanziale disinteresse che gli Expired si scagliano, andando giustamente ad etichettare come "bastardi" tutti quegli uomini che, nonostante vedano chiaramente la sofferenza di un loro fratello, la percepiscano e la sentano, tuttavia non intervengono, nemmeno per cercare di lenire un po' quel dolore. Qualcuno può morirgli di fame dinnanzi agli occhi, loro non spenderebbero neanche un centesimo per un tozzo di pane od un bicchier d'acqua. Insensibilità ed omertà, occhi chiusi ed orecchie tappate, niente sta succedendo. E questo comportamento è a dir poco deprecabile. Aggiungono saggiamente i Nostri, per rendere più veritiero e diretto il loro messaggio: "non sto dicendo che devi prenderti cura dei lebbrosi o donare ogni tuo momento e risparmio ai più bisognosi, sto semplicemente dicendoti di avere un po' di umanità!", agire quindi secondo le possibilità che abbiamo. Se tutti noi, nel nostro piccolo, facessimo la nostra parte, sicuramente molti dei problemi che ci affliggono sarebbero risolti o comunque meno gravi di quel che appaiono. "La povertà comunque ci sarà sempre", dice chi vuol credersi furbo.. e non lo si nega, certo. Non possiamo, tuttavia, crogiolarci in questa scusante: se abbiamo le possibilità dobbiamo AGIRE, e non voltarci dall'altra parte. "Come sciacquerai la tua coscienza? Le macchie di sangue non vengono via!", tuona la band. E non si può non essere assolutamente d'accordo.

Bare Necessities

Precisi colpi di rullante aprono la terza track del lotto, "Bare Necessities", che subito si fregia di un riffing serrato e veloce, Thrash al 100%. L'andamento è aggressivo e preciso, la ritmica è spacca ossa come serve e l'ascia di Marco morde aggressiva, in una prima parte di brano che mostra senza paura venature Hardcore da parte dei nostri, proprio per ricordarci da dove tutto deriva. Un pezzo che risulta dunque una splendida cavalcata, veloce e sostenuta, imperiale a dir poco, nella quale la struttura base non viene cambiata poi molto; il tutto risulta semplice ma ben congeniato, aggressivo e possente, proprio perché il compito principale di un disco come questo è quello di COINVOLGERE a suon di decibel e non certo mostrarci orpelli o comunque virtuosismi tecnici che lascerebbero francamente il tempo che troverebbero. Non che i nostri non siano bravi musicisti, intendiamoci: la tecnica C'E' tutta, l'esecuzione è perfetta e senza sbavature, esaltata da una produzione ben dosata e calibrata. Solamente, ecco, c'è la ragionevole volontà di non scadere in meri tecnicismi che forse svierebbero da quella che è la vera intenzione del disco tutto, quella di preservare un'attitudine prettamente "in your face", cioè una volontà di arrivare diretto quanto più possibile. L'aggressività prosegue fino al minuto 3:08, in cui il tutto viene mitigato da un'andatura che quasi oseremmo definire "doomeggiante"; la ritmica si dilata ed i tempi divengono più cadenzati, pur rimanendo basso&batteria meravigliosamente corposi ed aggressivi. Udiamo una chitarra serpeggiante, che beneficia di questo cambio di tempo per potersi vestire anch'essa di ineluttabile oscurità, fino al minuto 3:52 in cui si riparte a pestare duro ma con ritmiche molto più Heavy. La melodia assunta dall'ascia solista sembra a tratti acquisire addirittura velleità melodiche che spaziano dal Melodeath (qualche lievissimo accenno alle sonorità molto care ad Alexi Lahio) al Power/Heavy più aggressivo, mentre la ritmica mantiene saldissimamente vivo lo spirito Thrash della band, inestirpabile ed inestinguibile. Un dialogo fra chitarre magistrale e coinvolgente, il tutto sempre ben inserito, lo ricordiamo, in un contesto estremo e per nulla noioso o formale. Si riprende alla grande con un'aggressività Thrash anche più marcata che negli inizi, l'headbanging viene spontaneo dinnanzi a questa furia amplificata che ci accompagna verso la fine del brano. Un improvviso stop al minuto 4:54 fa sembrare il brano concluso, ma c'è ancora il tempo per un'ultima corsa folle, stavolta verso il vero finale. La voce di Marco è ancora una volta perfettamente funzionale al tutto, conducendo un brano dall'inizio alla fine e condendolo di quella cieca rabbia che rende il tutto ancora più "tosto" alle orecchie degli ascoltatori più esigenti ed affamati di estremo. Giungiamo così alla fine di un altro ottimo brano. Altro vizio denunciato dai nostri, in un altro testo incredibilmente diretto e condivisibile: si parla questa volta di consumismo, e vengono messi in luce i comportamenti ossessivo-compulsivi dell'uomo del 2000, perennemente perso dietro l'illusione dell'importanza fintamente donata dal "possedere" tutto, ad ogni costo, come dei novelli Mazzarò. Dai vestiti comprati con frequenza quasi giornaliera, perché quelli di una settimana fa sono "fuori moda", sino ad arrivare all'ultimo cellulare appena prodotto, perché quello di un mese fa è ormai obsoleto e non più "di tendenza". Accumuliamo, accumuliamo senza sosta né ritegno, proprio per salvaguardare uno status symbol e non far pensar "male" il prossimo. Non sia che possano ritenerci "poveri" perché non abbiamo l'iphone in tasca, giammai! Gli Expired, senza mezzi termini, ci comunicano quanto sia penosamente degradante questo comportamento, anche perché i soldi investiti in certe futilità sono quelli che, sì "generosamente", i nostri datori di lavoro ci forniscono "per vivere". Dovremmo lavorare per vivere, invece viviamo per lavorare, paradosso dei paradossi. L'importante è spendere tutto il nostro stipendio in aggeggi elettronici e "macchinoni" sgargianti, stipendio che equivale al salario di uno schiavo nero della vecchia America, ma non ci facciamo caso. Siamo anche noi schiavi, ma con l'illusione della libertà assoluta. Spendere ingenti somme in futilità viene vista come una "conquista" quasi, quando invece il capitalismo selvaggio ci ha messo in ginocchio ed obbligato inconsapevolmente a rinunciare al nostro libero arbitrio, per fare in modo di assoggettarci come tanti zombie ad un padrone. Se lo facciamo notare, poi, paradossalmente arriviamo a farci appellare come dei "moralisti".. c'è ancora speranza? Purtroppo, sembra di no.

Extension of Warranty

Il quarto pezzo, "Extension of Warranty", ha un inizio perentorio e devastante. Una chitarra velocissima a mo' di Destruction ci porge subito i suoi "rispetti" ed un vero e proprio ciclone di Thrash dal sapore teutonico ci assale senza pietà, coinvolgendoci subito in un moshpit virtuale, desiderosi comunque di provare anche quello "fisico"; non sarebbe affatto male ritrovarsi in un live dei nostri, possiamo affermarlo. Una ritmica "carroarmatica" unita ad un riffing serrato e crudele, i tempi sono comunque destinati a variare verso il secondo 00:29, momento in cui il tempo si "dilata" ed anche i riff risultano meno mitraglianti. La batteria continua a pestare duro e veloce mentre le chitarre preferiscono in seguito concedersi a note maggiormente lunghe ed evocative, il tutto stagliato su di una chirurgica doppia cassa e rapidi giri di tamburi. Allo scoccare del primo minuto, però, i nostri ritornano a pestare durissimo in stile teutonico, non facendo prigionieri ma anzi cercando di inasprire tutto il contesto, se mai fosse possibile arrivare a dei livelli di furia anche maggiori di quelli sino ad ora mostrati. Interessantissimo il sound di chitarra che udiamo verso il minuto 1:38, una sorta di "intermezzo" dal vaghissimo sapore neoclassico, inaspettato ma molto gradito perché comunque calato perfettamente nel contesto ed opportunamente estremizzato per non risultare invadente. Una piacevolissima sorpresa offertaci così, "gratis", e si riprende a pestare come se non ci fosse un domani, donando anima ad un pezzo che in sede live, lo ripetiamo, riuscirà a fare non pochi sfaceli, per via della carica che sa infondere. La voce di Marco viene, in alcuni frangenti, anche dotata di un effetto "eco" niente male, che la rende ancor più crudele e malvagia; giunge il momento dell'assolo ed anche qui possiamo godere appieno dell'espressività dell'ascia solista, la quale riesce a tessere una trama "drammatica" facendo ampio uso di tecnica e melodia derivate dalla sacra scuola Heavy, l'Hokuto del nostro genere preferito. Un assolo che non si protrae troppo a lungo, è arrivato il momento di sparare l'ultimo caricatore ed i nostri Expired ci riescono alla grandissima, chiudendo in maniera brutale un brano che aveva iniziato mostrando le zanne ed ora si conclude con una carcassa ancora sanguinante fra di esse. L'assalto è riuscito. Se nel testo precedente si parlava di consumismo selvaggio e si accennava appena al fattore "vivere per lavorare", quest'ultimo viene perfettamente esplicato nelle liriche di "Extension..". Si pone l'attenzione, questa volta, sul sistema lavorativo e sull'età pensionabile, quest'ultima vista come una vera e propria utopia in quanto la cultura capitalistica non ha alcun rispetto del lavoro svolto in tanti anni, anzi, per il potente siamo semplicemente un miserabile ingranaggio divenuto ormai troppo vecchio e logoro per girare come si deve, ma che non si vuole assolutamente "mantenere" senza fare nulla. "Ad ottant'anni ancora in fabbrica, non si era mai vista una cosa del genere", proprio perché siamo obbligati a lavorare fino allo stremo, con il triste futuro di una pensione da fame, che non ci permetterà di goderci il meritato riposo dopo tanti anni di sacrifici e fatica. Ogni giorno in fabbrica, ogni giorno obbligati a produrre per conto di qualcun altro.. dobbiamo trovare assolutamente un modo per fuggire da tutto ciò, prima di venire penosamente inglobati da un sistema che di noi sputerà via solamente le ossa. Uno dei pochi e drastici modi per scampare a tutto ciò è purtroppo la morte, che dobbiamo tristemente augurarci, perché forse è meglio avere a che fare con la triste mietitrice che alzarsi dal letto un giorno di più, per donare la nostra competenza a chi ne fa un uso ingrato.

Mr. Quiet

A discapito del suo nome, la quinta traccia, "Mr. Quiet", non ha proprio nulla di "calmo" nel suo essere. Ad aprire le danze è una batteria che molto da vicino ricorda, per via del drumming, quella di Phil Taylor dei Motorhead (soprattutto nella intro di "Overkill"), che mantenendo un tempo aggressivo e serrato, lascia che al suo gioco di doppio pedale e rullante si inframezzi, con precisione chirurgica, una chitarra dal sound cupo e decisamente possente.. salvo poi partire a picchiare tutti assieme, in maniera crudele ed aggressiva come già udito nel brano precedente. L'incedere è tipico del Thrash, con qualche piacevole inserto di groove inserito sapientemente che "spezza" in alcuni frangenti la serratezza del riffing tutto anche se non troppo, proprio per non snaturare una proposta che comunque rimane fedele alla Old School, dall'inizio sino alla fine. Il brano scorre diretto ed incedente come un treno, senza mai fermarsi, a spiccare è senza dubbio la batteria di Giuliano, ed anche Gaetano riesce a farci udire il suo basso in maniera ben più netta e distinta che in altri brani, mostrandoci quanto il suo apporto alla causa tutta sia più che fondamentale, soprattutto in ottica di cesellatura del sound. La corposità del basso in questo senso è fondamentale, riesce a rendere il suono dei nostri ben più pesante e "grosso", aggressivo nel suo avanzare, proprio come un'inarrestabile marcia di guerra. Giungiamo al minuto 3:22, momento in cui i ritmi divengono più calmi e nuovamente le asce tendono più ad essere evocative che "cattive". Ci pensa la voce di Marco a rendere aspro tutto l'insieme, ed udiamo un assolo che abbonda in questo frangente di melodia oscura e disturbante in una prima parte, ed in seguito cerca a mani basse l'ispirazione in un contesto spiccatamente Heavy Power, anche se tutto intorno l'ala nera del thrash non smette mai un secondo di coprire il sole. Uno dei migliori assoli dell'intero lotto, che ci esalta così come la conclusione, in cui i nostri "martellano" letteralmente, scagliando quattro colpi in stile "stop and go" per poi chiudere in bellezza un altro assalto degno di questo nome. Molto particolare il testo di questa "Mr. Quiet", che ci narra le vicende di questo personaggio, chiamato appunto "Signor Tranquillo", che tranquillo non fu poi molto. La Storia è una sorta di allegoria circa il mondo che ci circonda. Tutti siamo "Signori Tranquilli", sulla carta, tutti siamo normalissime persone che vogliono unicamente vivere la propria esistenza non avendo il bisogno di rendere conto a qualcuno, senza troppi "sbattimenti" o comunque difficoltà. Il problema è che non possiamo tenere la guardia bassa in eterno, proprio perché rischiamo in questo modo di finire ingannati o raggirati da chiunque. Il mondo è crudele e spietato, carico di persone avide ed egoiste che vedono nella nostra "tranquillità" un modo per poter fare di noi l'oggetto delle loro losche mire. "Il Signor Tranquillo è morto, lo hanno fottuto!!", recitano perentori i Nostri, e difatti le sorti della storia di quell'uomo debbono servirci da monito: non possiamo assolutamente permettere alla nostra buona fede di "dominare" il nostro mondo affettivo o comunque la nostra vita. Dobbiamo sempre da retta a quel prurito, a quella strana sensazione che comunque aveva colto anche il Protagonista.. quel sano cinismo e quella sana diffidenza che possono renderci giustamente irrequieti e capaci di percepire in che entità il prossimo stia cercando di fregarci. La tranquillità va benissimo, come va benissimo il mostrarsi sempre sorridenti e gentili.. tuttavia, in un mondo in cui tutti "sono finocchi col culo degli altri", tocca saper essere dei figli di buona donna e saper reagire alle batoste che, volenti o nolenti, ci arriveranno. Costruire argini e mura robuste in periodo di pace, diceva Machiavelli, così da poter essere in grado di contenere gli straripamenti ed i futuri attacchi da parte di truppe nemiche.

Internal Suffered Pain

Dopo il giro di boa si passa alla sesta traccia, "Internal Suffered Pain", aperta da un arpeggio dal vago sapore "arabeggiante", quasi. Note melodiche che vengono presto raggiunte da altre maggiormente "gravide" e pesanti, anch'esse lunghe e dilatate nel loro incedere; udiamo anche, in questi secondi iniziali, dei rumori concitati che sono comunque destinati a sparire man mano che il brano si sviluppa nella sua interezza. Questa suggestiva "danza" orientale viene presto interrotta da un riff possente e ben eseguito, non troppo veloce come nei due brani precedenti ma anzi anch'esso particolarmente melodico quanto serve, molto evocativo (a metà strada fra l'Epic ed il Doom, quasi a voler ricordare da lontano l'operato di chitarristi come Mark "The Shark" Shelton), sorretto da una ritmica non invadente ma molto marcata. L'aggressività esplode in pompa magna verso il minuto 1:32, in cui i nostri vestono nuovamente panni "teutonici" per partire in quarta e massacrarci a suon di riff che sicuramente desterebbero l'attenzione di un Tom Angelripper. Piacevolmente possiamo udire anche qui la maggior presenza del basso di Gaetano, vero e proprio valore aggiunto, e ben presto giungiamo ad una nuova "variazione" con il sopraggiungere del minuto 2:27. Interessante prestare attenzione a quel che accade da questo minuto sino alle soglie del minuto 3:22, in cui assistiamo ad una sorta di parentesi "melodeath" (pur facendo le dovute distinzioni) che richiama, stavolta in maniera più marcata che nell'assolo di "Bare Necessities", l'esperienza dei finlandesi Children of Bodom periodo "Hatebreeder". Ascoltando e riascoltando questo minuto è possibile scorgere dei momenti molto simili ad altri presenti in brani come "Bed Of Razors", per fare un esempio pratico, pur non facendo i nostri un uso così ampio di melodia e pur non usando minimamente tastiere. I Nostri, non scordiamocelo, hanno però le radici ben salde nel terreno Thrash, e così il tutto risulta sapientemente ricondotto all'entrata della "vecchia scuola", ponendoci dinnanzi ad uno stile ibrido e più che apprezzabile, formato di riff incalzanti, ritmica ossessiva e "turbinii" di chitarra solista la quale riesce a diluire la naturale rozzezza del genere proposto con pillole di espressività per nulla inadatte al contesto. Il tutto ridiviene ben più "bastard" verso l'ultima porzione di brano, in cui notiamo un nuovo assolo questa volta non dotato di troppe velleità particolari ma anzi incentrato a rimanere su binari ben più thrasheggianti, finché non giungiamo al minuto 4:44, dopo una serie di belle martellate. Il tempo ora rallenta del tutto, le note di chitarra riprendono a "serpeggiare" insidiose mentre l'ascia ritmica continua a tessere un tappeto roccioso, misto ad una coppia basso&batteria ben calibrata. Il tutto cresce di intensità e notiamo un riff ripetuto ossessivamente sino alla fine del brano, il quale si conclude sfumando, candidandosi forse come miglior pezzo del lotto. Molto particolare il testo di "Internal..", che sembra parlare in termini ben espliciti e manifesti degli effetti della violenza verbale. Molto spesso, una coltellata può far meno male di una frase detta nel momento sbagliato e nel modo sbagliato: una parola riesce a ferire più di una spada, magari se questa proviene da una persona della quale ci fidavamo ciecamente. Nelle liriche, gli Expired decidono di rendere "oggettivi" i danni causati da questa lingua tagliente, quella di un interlocutore che per qualche strano e sadico motivo si bea nel provocare atroci sofferenze nel protagonista. "Rigira pure il coltello nelle mie straziate interiora, ormai è impossibile per te fare altri tagli.. la tua lingua affilata è sempre capace di buttarmi giù". Un tipo di violenza ben più subdola e grave di quella fisica, in quanto la psicologia mira ad insinuare nel nostro cervello dei tarli che roderanno la corteccia sino ad arrivare al nucleo, per instaurare in noi paure inimmaginabili e soprattutto inestirpabili. Non possiamo fuggire da un nemico che vive nella nostra testa, i nostri avversari lo sanno bene ed è su questo che decidono di far leva, per annientarci pian piano, in maniera definitiva. "Ossa fracassate, sentimenti stuprati, anima corrosa..", forse anche una minima dose di violenza fisica è contemplata, in questo racconto.. tuttavia, le parole sembrano essere la maggior causa di sofferenza estrema: i segni lasciati dalle parole rimarranno indelebili, spariranno prima le cicatrici "fisiche", e benché le tenebre stiano calando sulla vita del protagonista, egli mestamente realizza che prima di lasciare questo mondo dovrà ancora soffrire un bel po'.

Misanthropy

Quelle che sembrano le parole confuse di un bambino indemoniato aprono la settima traccia, "Misanthropy". Subito dopo i "vagiti", si inizia subito a picchiare come se non ci fosse un domani. In questo senso, basso e batteria giocano un ruolo di primissimo piano, andando letteralmente a dispensare un ritmo aggressivo ed imponente, che obbliga i compagni a pretendere il massimo dalle loro asce. Chitarre che svolgono difatti un ottimo lavoro, sino al primo cambio di ritmo in cui udiamo una cadenza molto accentata e le note emesse dai chitarristi divengono ben più lunghe e meno serrate. Lo spettro di un certo tipo di melodeath continua a persistere, soprattutto in questi frangenti, e non è affatto un male, figuriamoci. La carica viene comunque suonata al minuto 1:24, dopo un sordo "one, two, three, four!!" ed un urlo di Marco che letteralmente obbliga il resto della band a partire in pompa magna, come un reggimento di cavalleria all'assalto di un fortino nemico. Il Thrash qui proposto è ricco di groove, al solito ben impostato e mai spropositato, inserito nel cuore estremo di un brano che come gli altri fa comunque di una certa varietà una delle sue migliori virtù. Possiamo affermare senza timore d'essere smentiti che ci troviamo dinnanzi ad una band particolare e mai noiosa, che riesce a giocare molte carte in maniera intelligente, mai facendo puntate azzardate e mai svelando subito gli assi nella manica. L'assalto brutale continua, udiamo backing vocals sguaiate e "maleducate" a sostegno della maligna ugola di Marco, backing vocals che in determinati frangenti rimangono da sole quasi a darci l'idea di un coro di dannati. Ci avviamo verso la conclusione senza fermarci per un secondo, la potenza qui sentita strizza sicuramente l'occhio a molte band più moderne e meno old school, e grande protagonisti del finale sono Gaetano, col suo basso frastornante, e Giuliano, col suo drum kit tonante e mai domo. Un brano più breve d'altri che serve a mostrarci l'anima più estrema di un combo che, sino ad ora, non ne sta sbagliando veramente una. Il testo di "Misanthropy", nella sua brevità, è eloquente sin dal titolo. La "misantropia" è una condizione esistenziale che ci porta ad odiare l'essere umano in senso lato, a non fidarci dell'umanità e a disprezzarne totalmente i comportamenti, giudicati come volti esclusivamente al male od a tornaconti personali. Camminiamo per la strada e notiamo come molte cose ci infastidiscano sino alla nausea più totale: la gente ci provoca una sensazione di disagio, i loro comportamenti recano fastidio alla nostra persona, l'agire di quella che viene definita come "mandria di idioti" è paragonabile ad un cancro che lentamente risucchia un organismo vivente, portandolo alla morte. Vorremmo poter sfogare questo sentimento, vorremmo poter liberarci di tutto quest'odio che ci opprime e lacera.. sogniamo di perdere la testa cominciando ad insultare chiunque, senza motivo, sogniamo di spaccare la testa di qualsiasi idiota ci possa capitare a tiro, un pensiero che ci fa sentire momentaneamente meglio e ci aiuta a non soccombere sotto il peso di questo fastidio. Nella vita reale sappiamo bene di doverci controllare e di ingoiare bocconi amari, purtroppo sopportando la sostanziale stupidità ed idiozia di molte persone che ci circondano.

Haze

La Title Track è posta come penultima canzone della tracklist: viene aperta da un organo funebre ed imponente, che non sfigurerebbe certo in un requiem, mentre una voce profonda e declamatoria pronuncia una frase in latino. Il momento solenne è presto interrotto dal basso di Gaetano, che comincia a suonare la carica per l'imminente arrivo dei suoi compagni di band, i quali giungono subitamente, sempre scanditi da una ritmica da pelle d'oca e sempre proponenti un Thrash Metal in questi primi frangenti non troppo legato alla vecchia scuola. Old School che comunque tornano subito dopo, quando il contesto tutto si inasprisce e ci presenta un nuovo assalto in musica che come ordine ed obbligo ha quello di non fare prigionieri, per nessun motivo al mondo. Le note sembrano non voler cambiare, rimanendo sempre "dolenti" e riuscendo nell'impresa di trascinare qualsiasi tipo di fan del Metal in un turbine di potenza e rabbia cieca, fatta di riff aggressivi, ritmica tonante e voce meravigliosamente crudele. E' sempre il basso di Gaetano, verso il minuto 2:26 a fungere da spartiacque, introducendo un momento meno serrato ma comunque sempre potente, in cui i Nostri non abbassano il tiro ma anzi inaspriscono la loro performance, mostrando di saper picchiare anche se non si viaggia su velocità chissà quanto esorbitanti. Si riprende presto a correre, tuttavia, l'intento del brano è proprio quello di non andare troppo per il sottile ed anche l'assolo questa volta è quanto di più Thrash si possa cercare in un esecuzione solista, mostrandoci una vecchia scuola Speed-Thrash più viva e pulsante che mai. Non si abbassano i ritmi nemmeno di una virgola ed il brano si conclude così, senza troppi complimenti o giri di parole. Dall'inizio in toni "liturgici" abbiamo già intuito di trovarci dinnanzi ad un testo anti-clericale, e così è. Questa volta gli Expired puntano il dito contro la chiesa, accusata di non essere più santa praticamente dalla sua nascita, e di essere sporca del sangue di milioni di vittime innocenti. Si fa riferimento al ben noto periodo della caccia alle streghe, periodo in cui chiunque era sorpreso a compiere atti fuori dall'ordinario veniva dapprima brutalmente torturato ed in seguito ucciso senza pietà, arso vivo. I processi erano sommari e per nulla imparziali, si poteva finire nei guai anche solo per una mezza testimonianza (ritenuta attendibile senza dubbio, visto il clima di terrore e di psicosi collettiva instauratosi in quegli anni); uno sguardo storto e si finiva dinnanzi al tribunale della Santa Inquisizione, per nulla divertente come la parodia realizzata dagli inglesi Monty Python. Tutt'altro, l'Inquisizione era nota per studiare ogni giorno nuovi metodi di tortura, dolorosissimi ed umilianti, proprio per spingere i condannati a confessare. Si va da questo periodo a quello delle Crociate, momento in cui deliberatamente la Chiesa Cattolica ha inviato in Terra Santa migliaia di giovani guerrieri disposti a morire per la propria fede, per servire non certo Dio ma solo i biechi interessi di Papi e Cardinali. Oggi le cose non sembrano essere cambiati, in quanto i preti cattolici sono quasi ogni giorno nel mirino della giustizia per via di episodi di pedofilia, altra pratica aberrante. Dopo tutto questo male, la band si chiede: com'è possibile fidarsi ancora di certa gente? A quanto pare, anni e anni di "custodia" della Fede ha resto la Chiesa intoccabile. Per non cadere comunque in uno sterile anticlericalismo retorico, i nostri chiudono il brano con una frase ad effetto, che mostra comunque la loro maturità e la loro onestà intellettuale: "Capisco che certe persone abbiano bisogno di una guida, una risposta a domande molto più esistenziali.. alcuni scelgono la Scienza ed altri Dio. A me non frega un cazzo, rispetta il prossimo come te stesso", recitando appunto il mantra di Gesù Cristo che invita tutti ad accettare chiunque sia diverso da noi, senza obbligarlo a seguire la nostra strada. E' questo il segreto: RISPETTARSI, e vivere in armonia gli uni con gli altri, senza uccidere o muovere violenza contro nessuno. Lezione che la Chiesa sembra non aver compreso a fondo. Siamo così arrivati alla fine di questo viaggio, apprestandoci ad ascoltare l'ultimo pezzo di questo validissimo lavoro.

A Vital Quandary

"A Vital Quandary" viene aperta quasi in sordina, ponendoci dinnanzi agli occhi un crescendo che non promette certo di deludere la nostra fame di estremo. Le chitarre sibilano nell'oscurità, unendo un sibilo acutissimo ad un background leggermente più sporco e rugginoso; il momento si protrae finché il riff iniziale non inizia a mostrarsi in tutta la sua perentoria fierezza, andando ad assumere un andamento che sembra quasi volerci mettere in guardia. Un allarme, un segnale di pericolo, che scandisce tempi ansiogeni quanto il timer di un esplosivo. Si comincia a correre in maniera molto concitata, il climax sta pian piano raggiungendo il culmine ma non sembra ancora aver toccato la vetta massima. Allo scoccare del primo minuto l'esplosivo è dunque autorizzato a detonare definitivamente, dapprima presentandoci un riffing serrato e veloce, dapprima presentandoci una maggiore componente di groove sulla quale il cantato di Marco sembra stagliarsi alla perfezione. In tutta questa bolgia di potenza e velocità riusciamo addirittura a scorgere una melodia scandita dall'ascia solista, i tempi tornano nuovamente maggiormente crudeli e meno ragionati, sempre con intermezzi di chitarra solista che cerca di tessere una trama melodica turbinante e non celata. Arriva il momento di unasorta di assolo che si giostra proprio sugli scampoli di melodia che siamo riusciti ad udire sino ad ora. Un momento comunque particolarissimo che fa riemergere in tutta la sua interezza l' "anima" melodeath dei Nostri, andando a presentarci un tipo di sound cupo e "svedese" questa volta. Proprio come le band scandinave, in questo brano gli Expired cercano di creare oppressione e claustrofobia, andando ad intrappolarci in una gabbia di note che ci tiene col fiato sospeso sino all'ultimo, un ulteriore sfoggio di crudeltà sonora che per nulla fa rimpiangere i tempi d'oro e, cosa più importante, ci fa guardare con grande fiducia al futuro. Queste chitarre così terribilmente pesanti e distruttive, questa ritmica spacca ossa, questa voce crudele e ben calibrata.. tutti elementi che rendono il brano un'autentica perla. Giungiamo al momento solista vero e proprio verso la fine del brano, eccellentemente eseguito; i tempi sembrano calmarsi in concomitanza con l'avvicinarsi della conclusione, udiamo una voce fuori campo che sembra urlare da un megafono ed il tutto termina, sfumando. Molto singolare il testo che ci viene proposto, in quest'ultimo capitolo. Si potrebbe dire che "A Vital Quandary" giochi sull'ovvio per poter in qualche modo sottolineare, in maniera ironica, molte certezze delle quale mai dubiteremmo.. e che invece, pur nella loro affidabilità, potrebbero ritrovarsi a cadere. Così accade, nella vita: magari ci fidiamo di una persona come la legge della gravità, magari quell'amico arriva a tradirci inaspettatamente, costringendoci a rivedere tutte le nostre certezze, dalla più grande alla più piccola, diffidando di ogni cosa. Nelle prime righe, poi, assistiamo ad un singolare "scambio" di verbi e capovolgimenti di fronte: "Mangio un bicchiere d'acqua, leggo un film e guardo un libro giallo", giochi di parole che indicano confusione ed imbarazzo, sensazioni giustificate poi da altri versi colmi di pessimismo. Si arriva a dire che se ci si assopirà non ci sarà più alcun risveglio, e che nonostante il cielo sia terso delle nuvole pesanti e grigie arriveranno a coprirlo. Vediamo il grigio ma, se non altro, sappiamo in uno scampolo di ottimismo che il blu è ancora lì, presente, anche se offuscato, e dunque forse c'è speranza. Ci si arriva ad interrogare poi sulla vita in generale, elencando tutta una serie di ovvie verità alle quali però si cerca di credere mediante una spiegazione fornita, un ragionamento formulato (almeno così sembrerebbe); "Sai che il fuoco brucia? E che il ghiaccio è molto freddo? Le pistole fanno male, puoi dire lo stesso di una penna? Viviamo perché respiriamo", "Durante il giorno il Sole ci illumina, e di Notte tutto è buio. Paradiso significa bontà, Inferno malvagità.. le catene sono crudeli, la morte è libertà". Forse per scappare da un universo visto come un enorme ingranaggio, cieco e sordo, l'unica soluzione è appunto terminare la propria esistenza per sfuggire dalla catena di montaggio esistenziale che ci opprime. Un testo molto criptico e di difficile interpretazione, che comunque sembra consolidare la tesi iniziale, ovvero il dare sostanzialmente per scontato tutto ciò che fa parte del nostro mondo. Concetto rafforzato da una delle ultime frasi: "Troppe cose vengono date per scontate", per l'appunto.

Conclusioni

Giunti dunque all'epilogo, non si può che valutare in maniera assai positiva un lavoro come "Haze". Il grande merito degli Expired, in virtù di ciò, è da ricercarsi nel carattere mostrato e profuso all'interno di ogni singola composizione del disco: non piove sul fatto che i nostri Thrashers siano molto legati (giustamente) a degli stilemi classicheggianti, e che ci tengano a proporre brani aggressivi e creati per mettere a dura prova il nostro collo in sede live; tuttavia, sarebbe sbagliato o comunque limitativo classificare questo esordio come un "normalissimo" sfogo di Thrash Metal che nulla aggiunga alla scena e nulla riesca a trasmettere se non "rabbia rabbia rabbia". Non ci troviamo dinnanzi ad un "sottofondo" adatto ad una baldoria alcolica, ma davanti ad un disco che ha qualcosa da aggiungere, qualcosa da dire, con la veemenza tipica di un genere estremo ma anche con il carattere e la forza d'animo di chi, delle etichette, alla fine si interessa poco o nulla. Un sound coinvolgente e particolare, unito poi a dei testi estremamente ben scritti ed anch'essi diretti ma non il troppo che "storpierebbe". Anzi, le liriche aggiungono incredibilmente valore ad ogni composizione, con le loro frecciate al vetriolo unite a riflessioni ben più ampie e mai moraliste o troppo aggressive. Thrashers certamente ma non chiusi, lo dimostra l'estrema varietà riscontrata udendo i brani e tutta una serie di riferimenti più o meno vicini che siamo riusciti a riscontrare passo dopo passo, da una certa quantità di groove a qualche accenno al mondo melodeath, tipologie di Metallo Pesante che catapultano gli Expired nel 2015 non confinandoli perentoriamente nei (seppur) gloriosi anni '80. Una vecchia scuola che non sa di stantio e già sentito, che celebra ma NON copia, un Thrash Metal non troppo sui generis ma nemmeno così scontato. Potremmo usare l'espressione "compromesso storico", forse.. fatto sta che un disco come "Haze" può mettere d'accordo veramente tutti, da chi è più legato ad un passato vissuto sulla propria pelle a chi invece è nato nei (comunque) gloriosi '90 ed è abituato ad un nuovo tipo di "pesantezza". Nessuno ne esce sconfitto e nessuno avrebbe da lamentarsi, in sostanza. Se siete in cerca di un prodotto possente ma non per questo troppo derivato, correte a procurarvi una vostra copia del disco in questione, soffermatevi sulla struttura dei brani, cercate di capire il sound degli Expired.. un sound che non teme rivali e soprattutto è in grado di evolversi in maniera sapiente e ragionata, portando all'ascolto interessato di ogni brano di questo ottimo esordio. Buona la prima, come si suol dire.. ed aspettiamo il secondo! 

1) Annihilate
2) Slothful Bastards
3) Bare Necessities
4) Extension of Warranty
5) Mr. Quiet
6) Internal Suffered Pain
7) Misanthropy
8) Haze
9) A Vital Quandary