Exciter

Long Live the Loud

1985 - Music For Nations

A CURA DI
LORENZO MORTAI
22/04/2014
TEMPO DI LETTURA:
9,5

Recensione

I (molti, si spera) di voi che hanno avuto il piacere di visionare il film “Morte a 33 Giri”, diretto da Charles Martin Smith, si ricorderanno bene una delle scene madri dell’intera pellicola, quando la madre di Eddie Weinbauer (Ragman, per gli amici), entra nella camera del figlio durante la sua assenza, e si mette a visionare le centinaia di vinili che albergano nel mobile della sua stanza, rimanendo sconvolta dalle copertine, e mettendo in funzione accidentalmente l’enorme stereo, che le fa penetrare direttamente nel cervello un riff metallico come il vanadio armato. Fra i vari artwork che la signora visiona, oltre a Killing Is My Business…And My Business is Good  dei Megadeth, Rise of The Mutants degli Impaler e The Dungeons Are Calling dei Savatage, l’occhio esperto di chi idolatra questo tipo di musica, sarà certamente caduto sull’effige della donna che si strappa la pelle del volto, rivelando la putrescenza della sua vera natura di creatura malefica. Quell’immagine era la copertina di uno dei dischi/cardine dell’intera storia Thrash mondiale, prodotto nelle fredde e nevose lande canadesi da una band che sapientemente ha sempre combinato le veloci ed intricate trame dello Speed, con la potenza e il piglio cadenzato del Thrash Metal; gli Exciter hanno sempre fatto parte di quella frangia di formazioni che ha dovuto sputare sangue sulla propria carriera, prima di coglierne i frutti, e che non è mai stata accolta (se non molti anni dopo la loro formazione), nell’olimpo dorato di questo sottogenere, pur avendo dato un contributo direi ragguardevole a tale causa. Probabilmente voi vi aspetterete che la recensione odierna verterà su "Unveiling the Wicked", dato che ne abbiamo parlato a fondo qualche riga fa, ma non sarà così; ciò che andremo ad eviscerare oggi sarà il disco che lo ha preceduto, e che ha rappresentato il vero punto di svolta nella discografia degli Exciter, quel passaggio quasi obbligato dalla rozzezza massiccia di "Heavy Metal Maniac" del 1983, a ciò che poi negli anni successivi ha caratterizzato il Modus Operandi del gruppo, un passaggio obbligato della loro discografia che porta il nome di Long Live the Loud.



 



Le porte della percezione metallica ci vengono aperte con una intro di quasi due minuti che, non a caso, ci fa precipitare subito nell’abisso Exciter, costringendoci ad un salto di diversi metri negli angoli più nascosti dei suoni, mentre quel ritmo da marcia funerea, così militare e ritmico, accompagna il nostro delirio. "Fall Out", questo il nome della intro, ci fa da subito intendere quale sarà lo scopo dell’intero lavoro di Dan Beehler e compagni, colpirci la calotta cranica fino allo sfinimento, trascinando il nostro corpo inerme attraverso battaglie sempre più dure, ma continuando a farci combattere come indomiti guerrieri. Ed infatti, neanche riusciamo a prendere fiato per iniziare il percorso, che subito la chitarra del grande John Ricci, ci vomita letteralmente addosso una cascata di note sempre più pressante, i ritmi sono chiusi e con poche via di fuga, la voce di Beehler (a cui siamo abituati fin dagli esordi, come siamo abituati al suo posto dietro le pelli, cosa molto inusuale per una band) è al tempo stesso un fuso dritto e perfetto che ci trapassa la pelle, e un martello da fabbro che ci colpisce con violenza. Iniziare subito con la traccia che da il nome al disco stesso, "Long Live the Loud" appunto (Lunga Vita al Forte), può apparentemente sembrare una scelta azzardata, può forse far pensare che gli Exciter abbiano deciso di sparare le migliori cartucce subito, così da avere quasi una scusa per le tracce successive. In realtà le loro armi sono ben caricate, e non certamente di proiettili a salve, ma di una raffica incessante di riff presi direttamente dalle tradizioni Speed Metal anni 80, a cui gli Exciter ormai sono abituati, unite a quel tipico cantato da Thrash, a metà fra acuti infernali e sonorità più graffiate e basse. Il pezzo è un’immensa e muscolosa ode alla forza, forza che può essere sia fisica (essere, ad esempio, robusti come l’acciaio), che mentale, rappresentare cioè quel tipo di persona che, nonostante tutto e tutti, alla fine trionfa sul mondo, ergendosi su una pila di nemici caduti; Long Live the Loud ci urla nelle orecchie quanto sia importante nella vita non smettere mai di lottare, quanto un esercito di fidi compagni faccia la differenza contro una semplice accozzaglia di individui messi insieme solo per il volere regio, e quanto alla fine, pur magari essendo in minoranza numerica, la vittoria sarà nostra, e ciò può essere rapportato tanto in fantastiche e mitologiche battaglie scritte su antiche pergamene, quanto in quella fitta ed intricata giungla che è la vita di tutti i giorni. Da guerreggiamenti vari passiamo a racconti del terrore con il brano successivo, "I Am the Beast" (Io Sono la Bestia): qui il senso intero della canzone si tinge di toni splatter ed horror, mentre la musica come sempre rimane con quel tiro estremo e senza freno, quasi sembra di vedere un camion impazzito che corre a tutta la velocità sulla strada, i complicati riff eseguiti da Ricci, pur conservando una palette di note di base, si inseguono per tutta la durata dell’ascolto, e alle volte forse ci fanno pensare che il caro John abbia quattro mani invece che due, tanta è la quantità di suoni che fa uscire dalla sua chitarra. Parlavo di argomenti splatter non a caso, I Am the Beast infatti ci racconta, attraverso gli urli del protagonista stesso, la storia di questa fantomatica creatura degli abissi, che aleggia costantemente sulla vita del mondo, pronta a ghermire la prossima preda. La violenza (unita ad un orgasmo musicale senza precedenti) che le nostre orecchie percepiscono durante il brano, è davvero ragguardevole; ogni volta che pensiamo ad un rallentamento del ritmo, la canzone incalza sempre di più, mentre il ruggito sordo della bestia divampa nella nostra mente, mentre ce lo immaginiamo con la bocca sporca di sangue, gli occhi famelici per la voglia di uccidere, e fra le mani un ormai inerte corpo con le carni straziate dai suoi artigli. Quando all’inizio ho detto che Long Live the Loud rappresenta un punto di svolta nella discografia degli Exciter, non l’ho detto a caso, e qui è bene aprire una piccola parentesi: il loro disco d’esordio, nel 1983, era un concentrato di cattiveria Speed/Thrash senza precedenti, che sconvolse persino i fan storici del genere, ai quali sembrava impossibile che, senza l’ausilio di tecniche più familiari a generi come il Death (noto per essere l’incarnazione del male sotto forma di musica), si potesse sprigionare una tale violenza; eppure gli Exciter ci riuscirono, e pur non avendo una qualità audio eccelsa, anzi, i graffi e la poca cura eseguita nel lavoro di mixaggio si facevano sentire, anche se forse è un altro fattore che ha contribuito a rendere "Heavy Metal Maniac" una pietra miliare di questo genere. L’anno seguente, nel 1984, i canadesi bissarono il successo iniziale con "Violence & Force", in cui la malignità provata nel primo disco, continuava a scatenarsi in tutta la sua potenza; anche nel secondo lavoro però, la qualità audio non fu delle migliori, e si cominciò a pensare che fosse una precisa scelta del gruppo (scelta che, negli anni d’oro del genere, molte formazioni adottarono per rendere ancora più taglienti i loro dischi); ed invece, con "Long Live the Loud", ci fu la svolta epocale: il sound era tirato a lustro, ogni singola componente  musicale si sentiva perfettamente, i volumi erano bilanciati con maestria e professionalità, ed il cantato poteva adesso far sentire tutta la sua forza. Ciò che quindi rappresenta questo disco è la strada dorata che finalmente si apriva davanti agli occhi dei membri del gruppo (a differenza di band più blasonate, che già dal secondo lavoro ebbero una qualità nella sua produzione notevole e curata), è quella famosa raccolta di frutti di cui abbiamo parlato all'inizio, quel momento nella storia di una band in cui il proprio lavoro inizia ad essere ripagato appieno. E’ il momento adesso per gli Exciter, di rivangare per un attimo le radici stesse del Thrash, o almeno la sua parte più metallica, e lo fanno con "Victims Of Sacrifice" (Vittime del Sacrificio); l’intro di questa canzone (che dura ben cinque minuti) ricorda molto quello di pezzi storici dell’Heavy Metal brandizzati Judas Priest o Annihilator (che, pur essendo Thrash come gli Exciter stessi, oltre che canadesi come loro, amavano molto utilizzare riff e tecniche più vicine all’Heavy che al Thrash puro), con una partenza molto lenta e claustrofobica, caratterizzata da un ampio uso della batteria e delle corde più basse della chitarra, che poi va pian piano ad accelerare fino alla deflagrazione finale che ci stende a terra. Qui assistiamo ad un racconto melanconico, operato da alcune vittime che aspettano l’ora della propria morte; essi sono stati scelti perché hanno fatto qualcosa che, secondo i loro carcerieri, non è consona al protocollo, si parla di streghe e peccatori, di liberi pensatori ed innovatori del mondo, tutti immancabilmente sono finiti sotto le grinfie di questi incappucciati dal volto oscuro e indecifrabile, ma sempre pronti a macchiare le loro mani di sangue in nome di qualcosa di “più alto”. Ed ecco allora che sentiamo il lamento di queste vittime del sacrificio, che ormai, rassegnate alla loro fine, non possono far altro che raccontarci come mai sono finite in quella situazione, senza cercare di giustificare il comportamento di chi li ha condotti li, ma semplicemente augurandosi che un giorno tutto questo orrore finisca, che venga posto un freno a questa barbarica pratica, atta soltanto a gonfiare il petto di pochi, e a far piangere gli occhi di molti. E’ interessante vedere come le scelte stilistiche degli Exciter siano sempre bilanciate e mai banali, come riescano di continuo a sorprendere l’ascoltatore con cambi di ritmo, testi più o meno tristi, voce che si dimena come un animale in gabbia fra i due fuochi dell’acuto e del graffiato, il tutto condito dalla solita, classica, vena di ironia dissacrante a cui ormai svariate formazioni Thrash ci hanno abituato in questi venti e più anni. Continuiamo sulla scia dei brani che hanno il sapore del Metal ottantiano con "Beyond the Gates Of Doom" (Oltre i cancelli della Sventura), col suo incipit eseguito con l’organo, poco prima che il passo stesso del pezzo prenda una piega decisamente metallica, concendendoci un riff degno delle chitarre più famose della storia. Anche qui arriviamo in fondo all’ascolto quasi senza energie, tanta è la possenza che viene sprigionata nelle nostre orecchie, e quel ritmo così trascinante (di quelli che al giorno d’oggi si sentono sempre più di rado) che anche dopo giorni e giorni ancora continua a far pulsare il nostro cervello, compreso quel minuto finale in cui la voce fa veramente da padrone integerrimo ed inflessibile, lanciandosi senza paracadute in assoli canori mirabolanti. Ritorniamo qui di nuovo al tema delle creature infernali, ed infatti la canzone ci racconta di un mondo al di sotto del nostro, in cui, per citare alla lettera il testo “si deve morire per entrare”, un mondo fatto di dolore e sofferenza, ma in cui chissà come mai, gli uomini sembrano voler piombare ad ogni costo. Vi è un dualismo all’interno del brano, fra chi convince gli altri che entrare in questo mondo senza luce sia una cosa sbagliata, e chi invece ormai si è rassegnato all’inevitabile destino, aspettando solo che quelle mani artigliate sbuchino dalla terra e afferrino le loro caviglie. E’ anche interessante, all’interno di questo come di altri dischi prodotti dagli Exciter, osservare quanto la componente del testo sia importante per loro, non solo perché da risalto e lustro alla musica stessa, ma perché può anche essere estrapolata dalla canzone stessa, e vedere quanto ogni singola parola sia stata scelta con cura quasi maniacale, al fine di ottenere il terrore e l’effetto sul pubblico più ampio possibile. Il mix fra Speed e Thrash invece, anche perché forse cominciava un po’ a mancarci, torna in "Sudden Impact" (Impatto Improvviso), e torna con la sua solita carica di energia (data particolarmente dal duo batteria/chitarra), che peraltro nelle formazioni provenienti dal paese degli Aceri, sembra essere una vena senza fine; pensateci bene un attimo, dagli Exciter, agli Annihilator, passando anche per formazioni decisamente underrated come gli Entropy, il Thrash canadese ha sempre riservato gradite sorprese, vuoi per le tradizioni anglo/francesi che si mischiano in quelle terre (così gravide di cultura e storia), vuoi per la ben nota instabilità mentale che alberga nella mente degli abitanti, o vuoi semplicemente perché hanno trovato la formula giusta per riuscire, sta di fatto comunque che ogni disco Metal (o Thrash in questo caso) uscito da quelle terre, è diventato negli anni una vera e propria Killer application , portando il verbo canadese ai posti più alti di questa musica, anche se, come detto qualche riga fa, tutto questo è avvenuto in tempi molto lunghi e tortuosi. Può il mondo essere ricostruito da una cerchia di eletti dopo una distruzione totale? È proprio questo che si chiede il gruppo nel testo di Sudden Impact, se sia possibile far implodere il mondo in cui viviamo (cosa in cui, peraltro, sembra che stiamo arrivando a fare sul serio), per resettare tutto ciò che riguarda le nostre vite, e ripartire da zero; ecco allora che nel testo si parla di un’oscura e strana aggregazione di personaggi, che avrebbe il compito di tirare fuori dalle macerie di questo scenario post-apocalittico, la nostra natura ormai scomparsa. Nella canzone si parla appunto di un impatto improvviso, cioè di un evento catastrofico che si verifica sulla terra, arrivando ad oscurare il sole completamente, e facendo della luce un lontano ricordo. Le domande sono molte, ma le risposte poche, o quasi nessuna, tutto sta nel vedere se la natura dell’essere umano sia disposta, dopo un evento così grande, a non commettere di nuovo gli stessi errori che, in migliaia di anni di storia, si è ostinato a perpetuare senza freno, ma sappiamo tutti quanti bene quanto questo desiderio sia una chimera da inseguire senza mai raggiungerla. Tornando ancor più indietro nei tempi che furono, arrivando a comporre un brano che quasi quasi ci ricorda le prime avvisaglie di Manowar o Molly Hatchet, gli Exciter ci ingolosiscono la mente con "Born to Die" (Nato per Morire), la strana e melanconica storia di un individuo nato “sotto il segno dei tre sei”, figlio quindi di un mondo demoniaco e putrido, mal accettato da qualsiasi essere vivente, e destinato semplicemente ad essere catturato ed ucciso per la sua natura. La canzone ci fa apparire davanti agli occhi il dialogo fra l’autore del brano e l’individuo che ne è protagonista, dialogo in cui il narratore vessa pesantemente l’altro costringendolo ad ammettere che la sua natura è semplicemente quella di un essere che prima o poi finirà con lo spengersi, ad opera non ovviamente di sé stesso, ma del resto del mondo. Ecco quindi come mai la scelta stilistica di riprendere in mano le tradizioni che, piuttosto che ottantiane, si spostano quasi alla seconda metà degli anni settanta, in cui l’Heavy e L’Hard’n Heavy stavano iniziando a prendere sempre più piede; assistiamo ad un ritmo ripetitivo ed incalzante per tutto l’ascolto, inframezzato dalla voce che invece rimane saldamente ancorata alle tradizioni Thrash, anche se viene leggermente smorzata dai cori, che lambiscono ulteriormente i lidi settantini. Il tutto poi, quasi a rappresentare sia la morte del protagonista, che l’evoluzione nel corso degli anni della musica stessa, scarica pesantemente tutta la sua energia nel minuto finale, donandoci un riff da thrasher incalliti , e che non poteva che starci dannatamente bene. Conclude questo capolavoro della musica un brano da ben dieci minuti di lunghezza, che incorpora dentro di sé tutto ciò che è stato detto nelle canzoni precedenti; "Wake Up Screaming" (Svegliarsi Urlando) contiene infatti al suo interno tutti quegli elementi (anche i più inusuali) che in Long Live the Loud si sono susseguiti, abbiamo infatti sia parti più eclettiche ed elaborate, ad ulteriore testimonianza del background di Ricci e soci, parti che invece si spostano quasi sull’Hardcore, particolarmente per i ritmi di sottofondo, e parti ancora che invece affondano a piene mani nel Thrash d’annata. E’ un brano di complessità e stile molto alti, che sicuramente è costato molta fatica ad i nostri Exciter, e che è stato studiato minuziosamente in ogni suo dettaglio; Dan Beehler qui scatena entrambi i lati del suo essere musicista, sia quello della voce (che raggiunge picchi enormi in questo pezzo), che la sua abilità alla batteria. Dopo sei minuti di ascolto, il brano cambia di nuovo, diventando un’ode incontrastata al Metal degli esordi, sentiamo infatti pesanti influenze Maideniane (oltre che Halfordiane nel cantato, ma questa è una peculiarità di tutto il disco), specialmente per quanto riguarda il tappeto musicale di sottofondo, che ricorda benissimo la musica dei primi due dischi prodotti dalla vergine di ferro. Conclude questa outro così intricata, una breve (seppur intensa) sessione di chitarra acustica, suonata con maestria e che ci fa sentire come marinai che, dopo una notte di tempesta, finalmente riescono a vedere l’alba; in dieci minuti di canzone di spazio per il testo ce n’è in abbondanza, e così gli Exciter, per chiudere in bellezza la loro vena di tematiche, si dedicano agli incubi: abbiamo infatti il protagonista che ci racconta il suo rapporto con i sogni più oscuri, e con questo fantomatico essere che li alberga, pronto a trascinarlo con sé verso la morte della sua anima, quindi, il nostro uomo, ha ormai quasi il terrore di poggiare il corpo sul letto e chiudere gli occhi, perché sa che ogni suo sonno, potrebbe essere l’ultimo.



 



Abbiamo quindi esplorato come capitani coraggiosi ogni singolo anfratto di "Long Live the Loud", disco che rappresenta uno dei punti più alti mai raggiunti dagli Exciter (così come lo sono i primi quattro dischi), nonché l’ultimo lavoro che viene suonato dalla formazione che aveva dato il via alla leggenda; dopo Long Live infatti, a partire dal cambio del chitarrista, la formazione andrà sempre più smembrandosi, fino a diventare quasi irriconoscibile rispetto agli esordi. Tuttavia, visto che noi siamo dei nostalgici incalliti, ci piace ancora ricordarli così, quando sapevano veramente mordere il mondo con denti affilati, quando sconvolsero l’umanità producendo una musica così violenta e pesante senza l’ausilio di growl o parti musicali basse e gutturali, ci piace soprattutto ricordare tutte quelle mamme che, entrando nella camera del figlio fan dell’Heavy Metal, si spaventarono a morte vedendo tutte quelle grafiche così appariscenti, segno evidente che questa musica mette sempre a segno un colpo vincente.



 


1) Fall Out
2) Long Live the Loud
3) I Am the Beast
4) Victims Of Sacrifice
5) Beyond the Gatest of Doom
6) Sudden Impact
7) Born To Die
8) Wake Up Screaming

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