EXARSIS

The Human Project

2015 - MDD

A CURA DI
DAVIDE CILLO
30/07/2015
TEMPO DI LETTURA:
7

Recensione

Continua oggi il nostro viaggio attraverso la nuova ondata del Thrash Metal da tutto il mondo, e continua con i greci Exarsis, giovane ed esplosivo quintetto che ci ha già saputo regalare tre full-length. Formatasi nel 2009, la band di Atene ha aperto i battenti con un "Demo 2010", una demo uscita per l'appunto nel 2010. Grezza e tagliente al punto giusto, con una copertina pressoché identica a quella di "Crushed by Raging Mosh" dei nostrani Assaulter, la demo metteva in mostra una robusta dose di energia e tanta voglia di spaccare. Così, dopo uno split con i turchi Kasatura e i serbi Nadima?, i nostri si sono messi alla prova debuttando con "Under Destruction" nel 2011. Da quel momento, i nostri "FIVE horsemen" greci ci hanno regalato diverse date e diverse emozioni, con una formazione piuttosto stabile rispetto agli standard di oggi e tanta voglia di lasciare una ricca discografia alle proprie spalle. Dopo "The Brutal State", il secondo full length della loro carriera datato 2013, i nostri greci protagonisti della recensione odierna si mettono in gioco con il terzo album, "The Human Project", che andremo oggi a recensire. Le vicende politiche e le difficili condizioni economiche elleniche hanno forse contribuito parecchio a questa copiosa ondata di nuove Thrash Metal band, perché come ben sappiamo (e abbiamo detto in passato) il Thrash Metal nasce almeno in parte come movimento di protesta. Per questo e sicuramente per tanti altri motivi, primo fra questi la più sincera e genuina passione, il bassista Chris Poulos e il chitarrista Panayiotis Tsitsis restano nella band dal momento della sua fondazione, accompagnandone l'intero percorso. A completare la formazione dei  5 vi sono poi Achilleas Kamzolas (dietro le pelli), Kostis Fourarakis (alla sei corde) e Nick J. Tragakis (dietro al microfono), tutti entrati a far parte della band nel 2013. Per quanto riguarda l'etichetta, la band ha scelto di collaborare per gli ultimi due album con la MDD Records, oramai ventennale label tedesca fondata nel 1995. Questa casa discografica che si muove nell'underground ha non di rado collaborato con band del medesimo genere, come i tedeschi Nuclear Warfare, altra new wave thrash metal band che, proprio come i nostri cari ellenici, ha già parecchio da raccontare. Il disco che andremo oggi a recensire ha ben 10 tracce, abbastanza brevi, per una durata di 37 minuti totali. Durante l'analisi delle liriche, come avrete già intuito dalla mia introduzione, ci ritroveremo spesso di fronte a tematiche che trattano di critica sociale, che come ben sapete sono le mie preferite. Infine, nella parte conclusiva della nostra recensione, dedicherò come sempre un ampio margine all'analisi dell'artwork, che qui rientra a far parte di uno "standard" e quindi merita assoluta considerazione. Armatevi di stereo, sparate alto il vostro volume, premete play e diamo il via al Thrash!

Il nostro album si apre in tutta forza con "Arrivals", che si contraddistingue sin dai primi secondi per le sfuriate taglienti e feroci in puro stile new wave del thrash, tramite l'utilizzo di un alternate picking dalla musicalità variegata e una "simpatia" di fondo ad animare i riff. La voce del nostro vocalist è stridula e aggressiva, direi perfetta nel suo essere originale e coerente con la vecchia scuola, mentre la musica ci accompagna con divertimento per tutta la durata del brano grazie alle sue ritmiche variegate e mettendo in mostra un assolo semplice ma gustoso e squillante, con il pezzo che si caratterizza nella sua totalità per lasciarci il sorriso sulle labbra quasi come se avessimo ascoltato una barzelletta: ciò significa che ci siamo davvero divertiti, che è ciò che immagino essere l'obiettivo della band che ha scelto di proporre questo tipo di musica. Ottima anche la produzione, davvero opportuna nel miscelare la potenza delle sonorità moderne senza però alterare il taglio delle chitarre anni '80, insomma davvero niente da dire dal punto di vista del suono che è stato ottenuto in studio e che si avvicina molto a diverse delle recenti scelte degli studi californiani moderni in ambito Thrash Metal.  Le liriche si affiancano qui alla musica narrandoci dell'invasione di un gruppo di alieni provenienti dalla Luna (originale questa cosa!). Queste creature extra-terrestri vengono tenute nascoste nei laboratori segreti dell'AREA 51, e la loro esistenza è totalmente ignota alla popolazione mondiale. Mentre in un primo momento le liriche sembrano descrivere più un fenomeno politico, spiegandoci che i governi ci tengono all'oscuro di molte cose persino di questa importanza, nella parte finale della canzone eccoci spiegato che gli alieni sono esseri aggressivi e intendono muoverci guerra. Tuttavia, resta che le liriche di questa track non ci dicono nulla di questa presunta invasione (meglio così), ma si soffermano sull'operazione segreta attuata dai governi alle nostre spalle. Anche le liriche della seconda traccia, intitolata "Medicide", hanno forte carattere politico, e per essere più specifici la tematica è fortemente complottistica: in questa canzone i governi di tutto il mondo decidono di combattere la sovrappopolazione mondiale con un misterioso virus diffuso tramite un vaccino. Così, dopo aver creato con l'aiuto dei media una malattia in realtà inesistente, i civili saranno somministrati con questa cura che però non diffonde altro che morte. Mentre le case farmaceutiche si arricchiranno grazie alla cura (su questo non ci son dubbi che succede per davvero), l'insospettabile vaccino procurerà dopo qualche tempo un attacco cardiaco alle vittime, in modo da non poter ricondurre la morte della vittima al vaccino iniettato. Dal punto di vista musicale, questa è una canzone positivamente cattivissima: caratterizzata dall'utilizzo di toni generalmente più cupi rispetto alla precedente, la stridula ed acuta voce del nostro frontman colorerà al meglio una linea strumentale molto energica ed affilata come un rasoio. Ritengo che sia proprio il vocalist l'elemento in più di questa band: cantando in maniera così particolare e così tagliente, il lavoro svolto in fase compositiva viene valorizzato anche oltre le proprie potenzialità... questa cosa è un bene per intenderci! Fra uno stridulo acuto e l'altro il quintetto ci conduce alla parte solistica della canzone, qui più tecnica e memorabile rispetto a quella della traccia iniziale. Ottimo anche l'utilizzo dei cori, che tra l'altro qui concludono il pezzo nel migliore dei modi. Questa canzone di tre minuti si è mostrata violenta e godibile ma molto classica nella linea strumentale, ma se vi ritrovate ad ascoltare questo disco non deve importarvene nulla: siamo qui ad ascoltare infatti una delle tante band che vogliono suonare un genere classico, né più né meno, quindi guai a chi dice che "questa roba è brutta perché poco originale o già sentita". Davvero simile al precedente anche il testo del terzo brano, intitolato "Abnormal Generation"; ci tengo però a precisarlo, preferisco mille volte raccontarvi di queste liriche che sono anche paradossalmente complottistiche (e che come poi come vedrete miglioreranno anche molto) che parlarvi della solita guerra dove muore un soldato dopo l'altro o ad un qualsiasi racconto trito e ritrito sotto il cielo del Thrash Metal: complimenti ai ragazzi quindi, la Grecia come l'Italia è un paese democratico, e ognuno ha diritto, anzi dovere, ad esprimere le proprie idee! Ci sarebbe poi da dire che la band forse non crede neanche in alcuni di questi testi, che sono racconti macabri come tanti altri perfetti come salsa per condire un buon piatto di metal vecchia scuola. Questa canzone racconta di uno sterminio crudele e spietato ai danni della popolazione mondiale: l'acqua che noi beviamo viene contaminata mortalmente, portandoci cancro e malattie innominabili. Ogni cittadino non viene visto  come tale, ma come una possibilità di profitto per le tante grandi aziende che dominano il mondo; così, mentre le industrie farmaceutiche ci avvelenano, noi pranziamo bevendo questo liquido mortale, mangiamo uno schifoso cibo industriale senza nemmeno informarci sugli ingredienti. In poche parole, a causa della nostra ignoranza e disattenzione politica e culturale, conduciamo il nostro corpo alla morte. Il riff che apre il brano è, bisogna dirlo, parecchio simile a quello storico di "Deathraiser" degli Attomica, ma questa può benissimo essere una coincidenza perché le combinazioni musicali sono, come ben sappiamo, tutt'altro che infinite. Il pezzo si riprende successivamente su binari propri, mostrando un groove molto più pesante rispetto agli episodi precedenti e giocando molto più intorno all'alternate picking e alle variazioni di tempo. Lo stile della band, tuttavia, è molto compatto per quanto ascoltato fino ad ora e i pezzi, fortunatamente, non si discostano l'uno dall'altro. Qui l'assolo diventa ancora più veloce del precedente, e il riff che lo segue è pesante quanto un cazzotto nei denti mollato in una giornata di primavera. Escluse un paio di strizzate d'occhio a quella "Deathraiser" degli Attomica, il pezzo è bello e violento al punto giusto anche se un pochino confusionario nella struttura. Passiamo dunque a parlarvi di "Police Brutality", pezzo che è un nome una garanzia: il racconto ci parla della spietatezza delle forze dell'ordine, di come queste siano solamente al servizio dello Stato, non badando né alla giustizia né a qualsiasi altro valore a cui dovrebbero invece prestare importanza. Esse adottano la forza laddove è superfluo, mostrandosi vili e crudeli. Oltre a prendersela con le minoranze, i nostri antagonisti assecondano la corruzione governativa e, anziché combattere i veri delinquenti come i trafficanti di droga, attaccano la povera popolazione, come quando ad esempio esercita il diritto democratico di scendere in piazza a protestare. "Loro sono solo dei bugiardi", ci avvisa la band, lasciandoci un importante messaggio finale: se ciò che cerchiamo è la giustizia, spesso ci tocca farcela da soli. Liriche a parte, questa canzone mostra una maggiore attitudine HC anche nella parte musicale: dopo l'introduzione prettamente thrash, la canzone accelera incredibilmente e assume ritmiche e caratteri tipici del buon vecchio punk californiano che in buona parte al thrash ha dato vita. Questa aggressiva e velocissima canzone della durata inferiore ai tre minuti è coerente e compatta, aggressiva e sincera. Davvero ottimo e degno di essere citato il primo riff nella seconda metà del brano, che ricorda molto i brasiliani "Violator" e ci farà inevitabilmente far sbattere la testa. Qui nell'assolo sfociamo addirittura nello sweep-picking, e da questo potremo capire che la band con l'andare avanti del full ha via via aumentato la parte tecnica del lavoro. Complessivamente, questo è il mio pezzo preferito di quelli che abbiamo ascoltato finora, ben fatto ragazzi! Proseguiamo la nostra marcia con "R.F.I.D.": questa canzone si mostra potente e aggressiva e ci impressiona sin dalle sue prime battute per gli striduli acuti dell'abile vocalist. Nella prima parte di questo pezzo, i riff si limitano a fare da base per la linea di canto seguendone tonalità e sfumature, e senza aggiungere un fattore in più a quanto viene suonato. Al contrario, una volta capiti i temi e assimilata la melodia, i nostri sapranno  catapultarci nella parte più aggressiva e più strettamente Thrash Metal del brano, scelta saggia e pienamente opportuna. La canzone si mostra imprevedibile ma compatta, e stavolta la struttura possiede un bel senso preciso e un approccio corretto alla psico-acustica dell'ascoltatore. La parte solistica si conferma anche qui per essere caratterizzata da una tecnica degna di nota, e ancora una volta il lavoro svolto qui è positivo. Mentre molti album calano di livello dopo i brani d'apertura, qui mi sembra quasi di star assistendo al processo opposto: "Police Brutality" e "R.F.I.D." si sono rivelate essere tracce anche più valide rispetto alle precedenti. Le liriche qui ci parlano di un altro tema caldo del mondo della politica, ovvero i fantomatici microchip sottocutanei. In questa canzone, i governi progettano di ottenere il controllo della popolazione con questa macabra strategia, grazie all'aiuto dei media che fanno passare per buona una pratica tanto tremenda. Una volta che il chip sarà stato inserito sotto la nostra pelle, chiunque ne abbia il potere potrà accedere liberamente ai nostri dati personali e alle nostre emozioni. Molto simile a ciò che viene descritto nella Sacra Bibbia come il marchio della bestia, la band prevede che avverrà così la fine della democrazia e della vita libera e serena così come la conosciamo adesso. Tramite l'utilizzo di questo microchip pare inoltre che passeranno tutte le transazioni economiche, in modo da tenere sotto scacco chiunque si opponga riducendolo alla fame. Parallelamente all'avvento di questo chip, inizierà quindi a scomparire l'utilizzo della moneta contante, con un piccolo dettaglio da non trascurare: le banche private andranno in questo modo a guadagnare una piccola percentuale per ogni transazione economica che verrà effettuata, instaurando così un'autentica dittatura. Il successivo brano, intitolato "False Flag Attack", si apre con un'apprezzatissima citazione di Platone: "This and no other is the root from which tyrants spring: when they first appear, they're protectors" (trad. questa e nessun'altra è la radice da cui sorgono i tiranni: quando appaiono per la prima volta, essi sono dei protettori). Le liriche del brano si soffermano quindi sul concetto di "falsa democrazia", ovvero la peggiore delle realtà dove ti fanno credere di essere in un paese di tipo democratico, ma la situazione è solo apparente e la verità vera e propria è ben diversa. La band si sofferma molto anche sul sistema di giustizia, definito a mia opinione giustamente come iniquo e falso. In questa nuova era che stiamo vivendo, quella della finta democrazia, ci sarebbe una sola parola per descrivere tutto questo: ipocrisia. I politici sono infatti i primi a predicare e a parlare in un certo modo, salvo poi comportarsi in maniera totalmente differente. Inoltre, fra i vari temi caldi, viene toccato quello del terrorismo: questo è solo un mezzo per i governi mondiali di intimorire il popolo ed imporre il proprio potere, in modo da dare alle masse un nemico comune e fornire un'apparente idea di libertà. Tutto sommato, trovo il contenuto del brano estremamente realista e condivisibile, mostrando situazioni vere e concrete (come i ragionevoli dubbi attorno al crollo delle Torri Gemelle) che sono purtroppo parte del nostro mondo. Dal punto di vista musicale, il brano è una pura scarica del Thrash Metal più puro e genuino, dove viene sacrificato anche quel tocco più personale della band per regalare agli ascoltatori 4 minuti della più pura essenza anni '80. Oltre alla sferzante linea vocale che si conferma, il brano si caratterizza per il sapiente utilizzo di parti più rapide e parti meno rapide, in un continuo alternarsi che merita sicuro riconoscimento. La band ricorre inoltre in questo pezzo all'utilizzo delle armonizzazioni, attraverso una valida sezione che introduce in maniera appropriata il primo assolo, semplice e propedeutico a connettere il riff successivo. Il secondo assolo, altrettanto breve e veloce, è invece più tecnico, e ci ricollega in men che non si dica alla acutissima e squillante voce del nostro vocalist. Infine, l'utilizzo dei cori è qui più che abbondante, ma opportuno più che mai. Il brano, per la prima volta in questo full, verrà concluso utilizzando la tecnica del fade-out, scelta giusta considerando ciò che ci stiamo apprestando ad ascoltare. Il brano successivo infatti, intitolato "Know Your Enemy", non è in realtà un vero pezzo, ma solo una registrazione di una conversazione fra un giornalista ed un presunto membro della Skull and Bones, che si dice essere stata una organizzazione massonica a cui facevano parte i personaggi più potenti del mondo. Durante questa conversazione, che è comunque interamente facile da capire nonostante ci manchino le liriche, ad un certo punto il "potente" si tradisce e ammette di fare parte di questa associazione segreta. Una volta però che il giornalista cerca di approfondire il contenuto e chiedere ulteriori spiegazioni, questo negherà in maniera quasi imbarazzante. Questa intro avvia in maniera schietta e provocatoria il tema del brano successivo, che si intitola per l'appunto "Skull & Bones", dove avremo abbondantemente occasione di approfondire il tema: nel brano, questa segreta combriccola viene descritta come un'autentica setta satanica, formatasi nel 1832 con riunioni ogni giovedì e domenica notte. E' durante queste riunioni che ha sede il macabro rituale, dove i membri si inginocchiano di fronte ad un altare e attuano bizzarre e discutibili pratiche eretiche sconosciute a noi tutti. Chiunque si oppone a questa satanica setta, ostacolandone l'operato o impedendo il rituale in qualche modo, è destinato a pagare il prezzo nel modo più caro possibile. Questi misteriosi personaggi possiedono anche un fantomatico codice sacro, che porterà alla rovina di colui che si permetterà di rivelarlo. Difficile dire se questi racconti sono credibili, perché certamente sono molto strani, senza contare che le leggende e le dicerie si diffondono con una certa facilità. Tuttavia, una cosa è certa: per avere in mano tanto potere, per ottenere un lucro incessante alle spalle della vita delle persone e per raggiungere il proprio avido obiettivo passando alle spalle di tutti, una persona per bene certamente non si può essere. La canzone si mostra molto differente dalle altre per i frangenti di pura musicalità che possiede in brevi sprazzi, caratteristica che personalmente apprezzo moltissimo. La voce del vocalist qui si fa imprevedibilmente roca e gutturale, sebbene gli acuti a cui ci ha abituati siano tutt'altro che tralasciati, come avremo modo di ascoltare. Il tupa tupa del batterista si fa martellante e asfissiante, e la doppia cassa segue fedelmente il ritmo delle plettrate in alternate. Questo pezzo è davvero interessante in quanto la linea musicale, davvero estremamente basilare e classica, si discosta completamente con ciò che viene cantato dietro al microfono, con acuti degni dei maestri del genere. Bellissimo l'arpeggio alla Iron Maiden che spicca nella seconda parte della canzone, introducendo e frammentando il breve assolo chitarristico in un curioso alternarsi di idee e di spunti. Una volta terminata la parte di chitarra solista, la band torna a sfoderare tutta la sua grinta ed energia, lasciandoci davvero soddisfatti dell'ascolto di quello che è senza dubbio alcuno uno dei migliori episodi presenti in questo full. Colmi di curiosità, ci apprestiamo quindi a parlare del nono pezzo, intitolato "Change of Plans": questo pezzo tocca un tema caldissimo della politica di oggi, forse il più caldo in assoluto, ovvero quello dell'immigrazione e dei famosi "barconi". Qui la band si schiera al fianco della povera gente costretta a scappare dal proprio paese devastato dalla guerra a costo di rischiare la propria vita. Purtroppo, i governi non tengono in conto quanto sia grande il valore della vita umana e quanto questi poveri uomini vengano abbandonati a loro stessi da coloro che, in fondo, sono stati i medesimi che hanno portato la guerra nel loro paese. La band si sofferma successivamente sul pericolo del razzismo, chiedendosi come sia possibile non comprendere che quelle persone cercano solamente un posto in cui sopravvivere, una volta preso in considerazione e assimilato che la vita è un diritto umano sovrano e innegabile a chiunque. Purtroppo, molte di queste domande rimangono senza risposta. Uno dei concetti principali trasmessi da questo testo, riguarda il fatto che la paura verso gli immigrati altro non è che pura ignoranza: la band spiega che si tratta solo di persone in cerca di un riparo, e che molti dei pregiudizi che vengono diffusi sono assolutamente falsi. Questo pezzo si apre sui mid-tempo più classici del thrash, con una serie di riff che si scatenano uno dopo l'altro fino a battezzare la strofa di canto. Estremamente classico e abbastanza prevedibile, questo pezzo non è probabilmente fra i migliori scritti dalla band in questo album, ma accompagnerà comunque il nostro ascolto con discreto interesse.  La caratteristica che contraddistingue questo pezzo dai precedenti è la costante presenza di robuste e veloci sfuriate chitarristiche, oltre all'assolo che è in assoluto sia il più breve sia il più virtuoso fra quelli ascoltati. Ottimo ancora una volta il lavoro del vocalist, sempre molto graffiante e incisivo, che con un cantato raschiato e molto stridulo si mostra adeguato più che mai. Resta il fatto che, ahimè, questo pezzo non è minimamente all'altezza di altri che abbiamo ascoltato. Dopo il nostro lungo e piacevole viaggio attraverso questo full siamo arrivati al momento di affrontare la canzone conclusiva di questo pirotecnico ascolto, intitolata "The Brutal State": la traccia parla di una visione generale del concetto di Stato nel corso della storia, mettendoci di fronte la non-evoluzione a cui tristemente assistiamo ogni giorno. I leader delle forze politiche, i nostri nemici, si servono dell'ignoranza del popolo per accumulare sempre più potere alle spalle degli ignari cittadini. Ciò che viene diffuso dai media di regime viene definito come un autentico veleno, volto a rendere la popolazione sempre più schiava di chi mischia le carte del gioco. La canzone, partendo da una visione più generale dello Stato, passa a parlare del tema più specifico della crisi economica del giorno d'oggi, crisi che tra l'altro ha come ben sappiamo raggiunto il suo apice proprio in Grecia. La band, con il massimo della credibilità, e come spiegheremo bene tra poco quando tireremo un bilancio complessivo sulle liriche, parla degli argomenti che più la toccano in maniera evidentemente sincera e condivisibile. Per gran parte del testo, i nostri ci spiegano come i mass media creino una finta immagine del proprio paese dove le autorità filo-governative vengono elette a salvatrici della patria. Vivendo in uno stato di totale beffa, coloro che riescono a tenere gli occhi aperti e a vedere le cose come stanno vivono  in una condizione di costante sofferenza e frustrazione. Il pezzo si apre su velocità medie, ma mostra sin da subito di avere tanta energia da vendere: aperto da due affilati acuti del cantante, il brano ci tira fuori una serie di sezioni chitarristiche dove è però la voce ad essere l'unica autentica protagonista, fino al punto che possiamo notare come tutti gli strumenti siano al servizio del frontman. Mentre per la prima metà del brano ascoltiamo graffianti acuti susseguitisi l'uno dopo l'altro, nella seconda assistiamo ad una serie di assoli ricchi di personalità e di buon gusto. Per l'intero brano la chitarra ritmica svolge un ruolo estremamente semplice e quasi secondario, seguendo quindi  le tonalità della voce oppure sostenendo l'assolo con una comoda ma pur sempre efficace serie di power chord. La canzone è sicuramente piacevole, sebbene non raggiunga i picchi dei pezzi migliori ascoltati in quest'album, ma ci tengo a ribadire che questo brano come anche il lavoro nel suo insieme siano ampiamente positivi.

Tanto per incominciare, ad oggi la "media" dei vocalist in quanto a qualità è scesa moltissimo, e ascoltare finalmente una band dove un cantante merita di vestire questo nome ci fa tirare un profondo sospiro di sollievo. Detto questo, il full length ci lascerà la sensazione di avere tantissime potenzialità rimaste però parzialmente inespresse, in quanto ci sono brani tecnici e dinamici, con un sound proprio che catalizza la nostra attenzione suscitando curiosità. Tuttavia, ci sono anche canzoni certamente più banali e elementari, non per mancanza d'originalità, su cui come ho detto non bisogna mai valutare una band di questo genere, ma per avere parti di musica molto scontate e prevedibili. Chiariamoci, come ho già detto nella track by track io sto comunque parlando di una valutazione positiva, ma canzoni come ad esempio "Change of Plans" potevano benissimo essere omesse da questo full. Detto questo, ho apprezzato moltissimo sia i picchi più originali sia le liriche e lo spirito nel suo complesso, in particolare il modo in cui la band parla di ciò che la tocca personalmente (es. la Grecia, la crisi economica). Per una volta, posso dire di essermi davvero interessato a ciò che il vocalist ha cantato, e il merito è tutto degli Exarsis. Per quanto riguarda l'artwork, come avevo anticipato molto brevemente nell'introduzione, esso appartiene ad uno standard: è lo standard fra i più utilizzati nel thrash/death e nel death, quello di band come i Condition Critical (cover disegnata da Repka) per intenderci, ma decine e decine di tante altre. La figura del paziente disteso con i dottori pazzi che gli aprono il corpo è forse la più scontata in assoluto, e suggerisco davvero di cuore ai ragazzi di prendersi più tempo la prossima volta che dovranno pensare a una copertina per il loro disco, visto che davvero minimizza il significato del full che è molto migliore e molto più profondo rispetto a quanto viene mostrato. Questo non sarebbe molto grave se non fosse che anche la copertina del loro secondo album, "The Brutal State", richiamava davvero troppo a quella storica di "Think This" dei Toxik. In poche parole, la band rischia grosso continuando a scopiazzare copertine o, ad essere benpensanti, a essere semplicemente così poco originale, perché pur proponendo musica di qualità rischia di passare nel più totale anonimato, visto che l'artwork è specchio di un disco ed è la una delle prime cose in assoluto che catalizza l'attenzione di chi ascolta o acquista. Restano tuttavia i miei sinceri complimenti agli Exarsis, per avermi fatto passare un'ora felice ascoltando la loro musica e avermi finalmente donato delle liriche degne di essere chiamate tali. Continuate a lavorare duro, cercate di essere più  personali sia nel sound sia nel modo in cui vi presentate, perché avverto che avete davvero molte potenzialità. A presto, Thrash 'Till Death!

1) Arrivals
2) Medicide
3) Abnormal Generation
4) Police Brutality
5) R.F.I.D.
6) False Flag Attack
7) Know Your Enemy
8) Skull & Bones
9) Change of Plans
10) The Brutal State