EX DEO

Caligvla

2012 - Napalm Records

A CURA DI
FABIO MALAVOLTI
04/01/2013
TEMPO DI LETTURA:
8,5

Recensione

Il 31 Agosto dell'anno 12 d.C. nasceva ad Anzio Caio Giulio Cesare Germanico, quello che sarebbe poi divenuto il terzo imperatore di Roma con lo pseudonimo “Caligola”, soprannome datogli dai soldati  dell'esercito (il padre, Germanico, era un generale) per via delle calzature che sin da piccolo era abituato portare. Nonostante il breve regno, durato neppure quattro anni, è passato alla storia come uno dei più controversi personaggi che abbiano mai guidato il più conosciuto e valoroso impero mai esistito sulla Terra, per via del suo carattere fuori dal comune (in numerosi documenti lo si descrive come un sovrano crudele e dalle “tendenze totalitarie”, feroce oppositore di qualsivoglia libertà o diritto, tanto da essere definito una sorta di tiranno). Frequentemente protagonista di episodi alquanto bizzarri e stravaganti (come l'ironica dichiarazione secondo cui avrebbe potuto eleggere a senatore il suo cavallo, data l'intelligenza di alcuni di essi), era dotato di una forte personalità che però sfociava spesso in eccessivi atti di autocelebrazione, ma di certo non si può negare che sia stato una delle figure più influenti e rappresentative della sua civiltà. Ad esattamente 2000 anni di distanza i gladiatori d'oltreoceano Ex Deo, capitanati dall'inossidabile comandante Maurizio Iacono, lo riportano in vita facendoci rivivere attraverso la loro musica le atmosfere e le vicende dell'epoca, omaggiando la figura Caligola con quarantacinque minuti di violenza ed epicità (come di consueto).  L'artwork di “Caligvla” è abbastanza esplicito nell'esaltare la maestosità dell'imperatore, del quale ne viene rappresentata una fiera scultura in sella al suo fedele destriero. Musicalmente siamo davanti ad una sorta di evoluzione sonora rispetto al precedente “Romulus” (2009), rivelando un sound ugualmente massiccio ma più incentrato sull'atmosfera che non sulla potenza. Se Romulus poteva infatti essere inquadrato in un contesto death metal dai tratti heavy, abbinato ad una musicalità epica, Caligvla finisce per inondare territori sinfonici ben più marcati, ponendo meno in risalto la componente corposa e massiccia che aveva caratterizzato l'album precedente, tanto da poterlo riassumere in tre semplici parole come una sorta di extreme epic metal dalle ritmiche meno incalzanti ed incentrate maggiormente sull'epicità. Caligola fa il suo ingresso in scena rivelandosi in tutta la sua maestosità ed eleganza: la titletrack ed opener "I, Caligvla" si apre un marziale ed epico intro di fiati accompagnati da eteree vocals femminili ci introducono direttamente nella dimora dell'Imperatore, prima che l'evocativo riff portante del brano faccia la sua comparsa, generando un'atmosfera vigorosa sulla quale il buon Maurizio posa la sua presentazione:



"On this glorious day... I declare Gaius Augustus Germanicus, Emperor of Rome!"



La carica e la potenza emanata dalle vocals del gladiatore canadese sale subito a livello elevatissimi, e una sezione ritmica super indaffarata (che tocca il picco nel refrain) non fa altro che aumentare l'energia di questa proclamazione, la quale assume un intenso sapore "cinematografico":



"I, Caligvla am god made flesh, thy rope around your neck... this is the will of the gods!

I, Caligvla am master of all your fears, thy might colossal, these hands are drenched in blood"




Insomma, la presentazione non poteva essere migliore: dopo qualche minuto dove vigore e marzialità vanno avanti pari passo, il ritmo rallenta prima con un riff melodico e poi con un intermezzo atmosferico che, come nell'apertura del brano, preannuncia il discorso dell'imperatore, un discorso autocelebrativo che ne esplicita la sua presunta onnipotenza sul resto del mondo. Mentre il mood si intensifica, il riff torna ad invadere le nostre orecchie in tutta la sua maestosità, prima di lasciare posto ad un bell'outro melodico che permea l'atmosfera facendo scorrere i titoli di coda su questa bellissima opening track.  Un'introduzione altrettanto maestosa ed epica delle chitarre apre "The Tiberius Cliff (Exile to Capri)", brano che a differenza della track opener é caratterizzato da un andamento più costante e monocromatico a livello ritmico, ma che non per questo risulta meno ispirato: l'atmosfera non viene quasi mai posta in primo piano, ma rimane costantemente un elemento contestuale per tutta la durata del brano, basato sul ritiro nell'isola situata di fronte alla costa Amalfitana dell'anziano Imperatore Tiberio (a causa di una reputazione ormai rovinata totalmente dalle persecuzioni effettuate nei confronti della famiglia del nipote Germanico), il suo predecessore sul trono della città eterna, in una sorta di passaggio di consegna alla guida del popolo. La sezione ritmica, composta dall'inossidabile Max Duhamel dietro le pelli e dalla new entry Dano Apekian (già nella band melodic death metal canadesePer Oculus Aquila", brano che si apre con una sinfonia marziale e maestosa, la quale introduce un riff lento che prosegue in sordina e si estende per tutta la durata del pezzo, un'invocazione, o meglio un tributo, al Dio del Fulmine Giove, in particolare al suo animale rappresentativo, nel quale si trasformò secondo la mitologia. Anche in questo caso la velocità rimane in secondo piano per lasciare spazio all'estasi ed al vigore che Per Oculus Aquila trasmette grazie alla sua compattezza ed energia. "Divide et Impera" é un'altra track dall'intenso sapore cinematografico: un energico intro a dir poco suggestivo permea l'atmosfera già emotiva di per sé fa il suo ingresso in scena in bello stile, preannunciando una delle cavalcate più riuscite del platter, impreziosita dalla collaborazione con la bella e brava vocalist dei Tristania Mariangela Demurtas, la quale enfatizza in maniera ancora più accentuata la marzialità del brano (precisamente il refrain) con la sua voce candida e brillante. Tutti questi elementi fanno da cornice ad un testo che esalta l'onore e la gloria che ogni Romano ha nel sangue, concentrandosi quindi sul coraggio ed il patriottismo, requisiti fondamentali per un appartenere ad una legione dell'esercito più forte ed ingegnoso di ogni tempo, come fra l'altro lascia facilmente presagire il titolo del brano, una locuzione che riassume in poche parole il seguente concetto: per governare in maniera ottimale uno stato, senza che scaturiscano rivolte e dissensi fra le masse occorre frammentare gli oppositori al governo mettendoli in contrasto fra loro, evitando che essi formino un nucleo assai più potente e minaccioso. Musicalmente é un pezzo di pregevolissima fattura, ricco di pathos ed atmosfera come di consueto, oltre ad essere caratterizzato da un'esecuzione complessiva davvero eccellente. Il brano più crudo di Caligvla é "Pollice Verso (Damnatio ad Bestia)", che come la meravigliosa "Surrender the Sun" contenuta nel debutto Romulus si sofferma sulla vita dei gladiatori, in particolare sul momento conclusivo del duello, in cui il pubblico emetteva la sua sentenza condannando lo sconfitto e di conseguenza glorificando il vincitore. Un testo dai tratti macabri sfocia in un brano dove l'atmosfera viene colmata da tonnellate di pathos grazie alle pennellate da parte di Barbe e Dagenais, una miscela di energia ed epicità, che culminano in un lungo e bellissimo assolo centrale.  Un'introduzione a dir poco cinematografica, che potrebbe tranquillamente aver figurato nella colonna sonora de "Il Gladiatore" apre quello che si può considerare il picco del disco, la spettacolare bonus track "Burn to Serve as Nocturnal Light". L'intro atmosferico abbandona le nostre orecchie lasciando che prima la chitarra e poi la sezione ritmica facciano il loro ingresso in scena svelando il riff cardine del brano, il quale avvolge l'atmosfera con tutta la sua maestosità. Il testo é un altro dipinto macchiato di sangue che però tratta di un argomento a dir poco seminale nel mondo della musica metal ("Teutoburg (Ambush of Varus)" parte in sordina svelando il lato malinconico degli Ex Deo, grazie all'ottimo lavoro delle chitarre, grandiose nel creare la giusta atmosfera per il racconto di Maurizio, incentrato sulla battaglia della foresta di Teutoburgo, la quale vide la disfatta dei Romani per mano delle truppe germaniche. Per l'ennesima volta la loro musica riesce ad assoggettare la nostra mente rendendoci l'idea di calpestare quel terreno, come fossimo parte delle truppo capitanate dal generale Iacono. Purtroppo in alcuni frangenti il pathos viene a mancare, ma in nostro soccorso arriva "Along the Appian Way", altro brano avvincente che si distingue per l'aspetto ritmico, sostenuto già nei primi secondi e che grazie ad il suo fortissimo accento epico ci cattura la mente trasportandoci direttamente in un accampamento romano, mentre Iacono esalta per l'ennesima volta la grandezza di questo magnificente impero. All'evocatività dell'atmosfera si aggiunge la melodia di un assolo mai così curato e ben eseguito, insieme ad un refrain che ben simboleggia la marzialità che gli Ex Deo vogliono generare con la loro musica.

"Once Were Romans" spezza un po' gli equilibri di un disco fino a questo momento abbastanza uniforme con un riff vicino al thrash metal. Se nelle strofe il sound degli Ex Deo lascia trasudare una potenza indescrivibile, il refrain mette invece in risalto l'aspetto onirico che contraddistingue la band. Iacono si rende protagonista di una performance sopra le righe al microfono, lasciando trasudare tutta la passione che nutre verso questa civiltà, mentre la esalta e ne pone in evidenza la superiorità nei confronti di tutti i popoli, soprattutto negli istanti finali dove recita con il suo rabbiosissimo growl «Roma.. Caput Mundi!». La closing track é il lungo outro strumentale "Evocatio: the Temple of Castor & Pollux", nel quale si ricrea un mood dall'intensissimo sapore cinematografico (a mio avviso sarebbe una validissima colonna sonora).


1) I, Caligvla 
2) The Tiberius Cliff (Exile to Capri) 
3) Per Oculos Aquila
4) Divide et Impera
5) Pollice Verso (Damnatio ad Bestia) 
6) Burned to Serve as Nocturnal Light 
7) Teutoburg (Ambush of Varus)
8) Along the Appian Way 
9) Once Were Romans 
10) Evocatio: the Temple of
Castor & Pollux

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