EVILE

Five Serpent's Teeth

2011 - Earache

A CURA DI
ANGELO LORENZO TENACE
15/06/2012
TEMPO DI LETTURA:
8

Recensione

Dopo un album che mostrava indubbie qualità, quel "Infected Nations" del 2009,  che andava ad inspessire ed intricare il sound, ma rendendolo abbastanza controverso rispetto agli esordi diventando incompreso da molti, gli inglesi Evile dopo aver assestato il colpo dovuto alla perdita del bassista ed amico Mike Alexander (che non sarà dimenticato, come vedremo in seguito in questa sede), dovevano dimostrare di non essere l'ennesima band sopravvalutata fra le nuove leve del thrash metal. Così, assoldato il bassista Joel Graham che, non ce ne vogliano i fan della prima ora, è molto più preparato e capace del precedente, si sono rimboccati le maniche, sempre per la stessa etichetta, la Earache, con alla produzione lo stesso produttore del precedente parto (squadra che vince, non si cambia), il grande Russ Russell, famoso per le sue produzioni con i Napalm Death, che come al solito ha svolto un lavoro impeccabile nella resa sonora con tutti gli strumenti che si amalgamano alla perfezione. Questa volta però non si è optato per un ulteriore passo verso la complessità, ma anzi, è stato fatto un passo indietro. Possiamo dire tranquillamente che questo nuovo platter prende tutti gli aspetti migliori dei due precedenti album: quindi la potenza e la velocità di "Enter The Grave" e la complessità nelle strutture ed i mid tempo di "Infected Nations", così da avere una forte personalità, nonostante ci sia sempre l'influenza della Bay Area più tecnica. Come sempre va menzionato il grande lavoro svolto in fase di riffing da parte dei fratelli Drake, di cui soprattutto Ol, ha contribuito ad un lavoro impeccabile in fase solistica, senza dimenticare anche l'apporto di Ben Carter alla batteria, che cresce esponenzialmente album dopo album. Quindi facendo il punto della situazione, cosa hanno combinato questa volta i 4 di Huddersfield? Ennesima (mezza)delusione oppure una (mezza)rinascita dalle ceneri?



Si parte con un fade in di chitarra minaccioso accompagnato da dei tamburi funesti, che rende omaggio ai Metallica dei tempi migliori, con la traccia omonima che apre l'album, che poi prende forma in maniera furiosa, con un riffing poderoso, con Matt Drake che finalmente canta in maniera più energica e convincente, senza abbandonare parte di quella oscurità che caratterizzava le sue vocals nel precedente parto, prendendosela con le minacciose figure che in alcune teorie complottistiche si trovano dietro le maggiori forze politiche nel mondo. Il tutto procede in maniera abbastanza lineare fino al break poco dopo metà minutaggio, che fa da ponte con una ripresa ancora più furiosa dove Ol butta benzina sul fuoco con un assolo folgorante e ben inserito nel contesto, che si protrarrà fino al termine della traccia. Un inizio al cardiopalma. Nemmeno il tempo di prendere il respiro e fa il suo ingresso "In Dreams Of Terror" che si fregia di un introduzione nervosa e serrata, con riff dissonanti, che non fa altro che da apripista alla furia furia più assoluta, che poi verrà interrotta da delle sezioni martellanti ed incalzanti, dove il duo ritmico Carter/Graham gioca un ruolo da protagonista, fino ai devastanti chorus con un ispirato Matt che alterna melodie vocali ad altre più rabbiose durante le furiose accellerazioni. Ad intervallare il tutto c'è un break dove nuovamente Graham svolge un lavoro egregio, che farà da controaltare all'ennesima carneficina che prenderà luogo da li a poco, con un grandissimo assolo che alterna note impazzite ad una linea melodica davvero accattivante, fino al cadenzato e dissonante finale che verrà chiuso da un altra fulminea accellerazione. Su tutt'altri sentireri si snoda "Cult", che è stata scielta come primo singolo, che è una traccia più sostenuta che si scaglia contro gli ordini religiosi. Il tutto si mantiene in maniera lineare con riff pesanti come macigni, dove la parte del leone viene svolta da Matt che si fregia di un ottima performance vocale, soprattutto nei pre chorus, che saranno difficili da dimenticare, come un infezione a cui non c'è cura. Ulteriore fattore che rende la traccia molto godibile è il lungo assolo posto a metà durata fino al cadenzato e tetro break che spezzerà un pò il ritmo, per poi chiudere sui sentieri già battuti con un nuovo assolo che putroppo sarà sfumato dal fade out. Un vero e proprio inno trascina folle. Ed ecco una delle più intricate ed accattivanti del platter "Eternal Empire" che parte con un intro incalzante e sulfureo con una voce sinistra che narra del soggiogo delle masse da parte delle multinazionali e degli ordini religiosi paragonati ad un inesorabile eterno impero, fino alla reazione con un urlo disperato di ribellione "I'd rather be dead!" ("preferisco essere morto!"), che apre la traccia in maniera incalzante e serrata, in maniera molto pesante per fare spazio a delle furiose accellerazioni, che ne aumentano il convolgiomento, dove tutti i membri della band pestano in maniera forsennata. Il tutto si mantiene su queste coordinate fino ad un dissonante break che riprende il motivo iniziale, per poi andare a parare in una nuova accellerazione ancora più brutale delle precedenti, dove Matt vomita rabbia a non finire fino ad essere intervallato da un assolo veloce e fulminante, che chiuderà il massacro. Con "Xaraya" si ha a che fare con il primo vero e proprio mid tempo della tracklist, che si snoda in maniera cadenzata pesante come un macigno, dove viene decantato il processo di deumanizzazione che porta tutti gli esseri umani ad essere uguali. Il brano si staglia e si snoda su ispirate linee vocali e di basso, che contribuiscono ad aumentarne la resa sonora, procedendo in maniera abbastanza lineare e cupa. Tutto questo fino ad una brusca interruzione che va a cambiare le carte in tavola aumentando sempre più di intensità con ottime e tetre melodie di chitarra, che vanno in crescendo con il passare del tempo, che culmineranno con l'assolo posto quasi in chiusura, che come al solito è di ottima fattura. Ma ecco il vero apice compositivo e qualitativo dell'album "Origin Of Oblivion" caratterizzata da una furia incontrollabile con un assolo iniziale veramente mozza fiato, che sarà la miccia per la bomba sonora che esploderà da li a poco. Una vera e propria esplosione di maestosa furia, che non lascia respiro, salvo rallentare di poco nei coinvolgenti chorus, per poi riprendere la corsa a folli velocità, dove ogni membro della band pesta duro. Il tutto si mantiene inalterato ed esasperato per tutta la sua durata, fino al solito grande assolo ad opera di Ol, che viene tirato fino alla fine, lasciando il segno, fino all'epica chiusura con potenti cori. In "Centurion" ci ritroviamo in atmosfere da antica Roma, ma non preoccupatevi, sono sempre gli Evile, che trattano i temi a loro cari, da altri punti di vista. Infatti è un mid tempo con chorus molto epici che narrano del tipico centurione romano, favorito dagli dei che flagella e distrugge tutto in nome del proprio dio. Davvero molto coinvolgenti le tetre melodie che fanno capolino fra i granitici riff, fino a prendere il sopravvento nel break posto a metà durata, da cui si snoderà una poderosa accellerazione che va a spezzare il ritmo, condita da una sezione solistica melodica e di tutto rispetto che fa da controaltare alla chiusura. Ed ecco il momento più toccante dell'album, anche se ad un primo ascolto tutti vedranno l'ombra dei Metallica. Ma state tranquilli, questa ballad "In Memoriam", scelta fra l'altro come secondo singolo, (per cui è stato anche realizzato un videoclip) ha in comune con i Four Horsemen solo la dedica al proprio compianto bassista, in quanto suona Evile al 100% con un ulteriore dedica al suo interno. Infatti il primo assolo è stato suonato dal padre dei fratelli Drake, che molto probabilmente era anch'esso molto legato al compianto Mike Alexander. L'apertura è affidata a Graham con un arpeggio di basso molto ispirato, che verrà poi seguito da quelli di chitarra acustica, dove poi farà il suo ingresso la voce pulita e struggente di Matt. Tutto si mantiene in maniera pacata con malinconiche melodie di chitarra elettrica, fino al break a metà durata, dove c'è spazio anche per un assolo di basso, (come a far capire che la presenza sarà sempre forte nelle loro menti e nei loro cuori) su cui poi si snoderà un triste e malinconico assolo di chitarra, di Dimebagiana memoria, davvero molto coinvolgente. Dopo il momento più struggente e melodico del platter, ad attenderci c'è la furiosa "Descend Into Madness", che parte in maniera molto adrenalinica e si staglia continuamente su sentieri velocissimi, dove nelle fasi in cui si prende un pò respiro, Graham inserisce linee di basso più schizzoidi, fino all'epico break posto a metà durata, dove tutti i membri della band urlano in coro, la discesa nella pazzia dell'umanità, andando ad anticipare un grandioso assolo di chitarra che accompagnerà la traccia fino al suo termine, dove però c'è spazio di nuovo per Graham che chiude il tutto con un allungato assolo di basso davvero ispirato e coinvolgente. A chiudere l'album c'è la devastante ed intricata "Long Live New Flesh" che si fregia di un intro nervosa e cervellotica che servirà da impulso alla furia più oltranzista che caratterizzerà maggior parte della traccia con dei chorus cadenzati e d'impatto dove a metterne la firma saranno una serie di assoli incrociati delle due asce che duellano piacevolmente per tutta la parte centrale della durata, fino ad un break dove verranno snocciolati molti riff tritaossa, dove la voce di Matt si fa ossessiva e psicotica, per poi chiudere con la furia più assoluta.



Come si evince dal track by track, questa volta gli Evile hanno fatto centro, non solo perchè finalmente hanno sfornato un disco veramente ben studiato e coinvolgente, ma anche perchè sono riusciti ad assemblare al meglio tutti i loro punti di forza, con intelligenza, insieme all'esperienza maturata in questi anni, dimostrandosi una band consapevole dei propri mezzi, ora più che mai. Non sarebbe un eresia definire questo album come il migliore mai partorito dal quartetto di Huddersfield, in quanto combina quanto di meglio fatto dai nostri nella loro giovane ed ancora breve carriera, senza un benchè minimo calo di intensità, dimostrandosi all'altezza della loro fama in crescita. L'unico fattore che gioca in loro sfavore è il fatto di appartenere ad un era in cui i thrasher con qualche annetto in più sulle spalle, non riescono a dare nemmeno una chance alle giovani leve, oltre al fatto che per i più o meglio per i (detrattori) fan sfegatati dei Metallica di altri tempi, loro ne saranno sempre (a torto) la sbiadita fotocopia (ma avranno mai sentito "The Crusade" dei Trivium?), cosa abbastanza smentibile da due album a questa parte. Insomma se riusciranno a mantenere questi standard qualitativi, favorendo la loro crescita, al prossimo appuntamento ci troveremo al cospetto di un capolavoro. Attendiamo fiduciosi!



 



 


1) Five Serpent's Teeth
2) In Dreams Of Terror
3) Cult
4) Eternal Empire
5) Xaraya
6) Origin Of Oblivion
7) Centurion
8) In Memoriam
9) Descent Into Madness
10) Long Live The New Flesh

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