EVILDEAD

Annihilation of Civilization

1989 - Steamhammer

A CURA DI
SALLY REYNOLD
14/01/2012
TEMPO DI LETTURA:
9

Recensione

A chi pensa che gli Evildead siano un marchio di garanzia, non si può che rispondere che lo sono eccome: con il primo full lenght dall'eloquente titolo di "Annihilation of Civilization", giunto a seguito di una demo del 1987 ed un EP del 1988, la band segna il principio di una carriera tanto felice quanto breve, perché bruscamente interrotta per un lungo periodo dal 1994 al 2008, data della reunion a cui conseguirono dei piccoli cambi di formazione. Questi (allora) ragazzi di Los Angeles sanno mordere, sanno fare rumore. È un bel rumore caotico ma strutturato, preciso, veloce e dannatamente potente. Un sound originale, puro e definitivamente duro è la base che impregna costantemente ogni pezzo dell'opera rendendola unica e dilettevolissima all'ascolto. La tecnica è precisa e rombante, i riff sono ripetuti quel tanto che basta per penetrare il cervello, forare le meningi. Ogni pezzo è originale e trascinante come solo il vero thrash vecchia scuola sa essere: violento nel suono e nella parola. I temi trattati, infatti, vanno dall'apologia dell'anticristianità alla denuncia di un contesto sociale disastroso passando per una sensibilizzazione sui generis riguardo i temi della liberazione sessuale e dei problemi dell'ambiente.

La prima Traccia, "F.C.I./The Awakening", si apre con una macabra minaccia di morte ad una donna urlante, un'eco prima della potente intro: la chitarra sventra lunghe note in bending, accompagnata da un riff accattivante. Dopo circa un minuto, bruscamente, la velocità aumenta in modo vertiginoso e la voce pulita di Phil Flores ci descrive in un'atmosfera allucinogena il risveglio di una foresta di alberi assassini pronti ad attaccare, una strofa breve e cruenta. Il ritornello: "The Book of the Dead is not open for the living to see/The Book has been read, evil curses your blood it will be". Il ritorno alla strofa, dopo un breve ponte melodicamente molto simile, si affonda in una narrazione alquanto disgustosa che descrive scene di smembramenti e bagni nel liquido seminale, ed al seguente ritornello si aggiungono due versi significativi alludendo al sadismo di un Dio che guarda morire senza far nulla le sue creature. La velocità del brano, le parole mozzate, creano una concitazione allarmante e totalmente trascinante. Il lungo minuto e più che segue è di soli strumenti e si regge alla perfezione, anzi, una volta interrotto bruscamente lascia ancora un po' a bocca asciutta.

La seconda traccia, omonima all'album, si apre con due chitarre battagliere, in poco tempo soccorse da una batteria rovente prima e dalla voce poi. Sotto un ritmo battente e sincopato la voce inneggia contro una cristianità soggiogatrice della libertà, distruttrice, alienata dalla realtà. Nel ritornello più cadenzato e regolare, la descrizione dell'apocalisse tanto attesa dai cristiani più ferventi lascia brevemente spazio ad un velocee potente intermezzo strumentale che risciogliendosi nel ritornello rivela le vere intenzioni di una divinità vendicativa. A nulla sono valse le preghiere, perché "il signore che ha donato ora ha anche tolto".

Nel pezzo seguente, "Living Good", l'intro è talmente pesante da strapparci un sorriso di soddisfazione: i riff sono magnetici, inizialmente più scanditi e lenti, melodicamente uniformi. Poi, all'aumentare della velocità, un corpo melodico più complesso si fa strada fra la batteria e la seconda chitarra, sostenitrici più che accompagnatrici. Su questi toni il significato delle parole scompare in una voce ansante che rigurgita fretta ed un bel po' di furia. Risulta abbastanza comprensibile se si fa due conti col tema trattato dalla prima strofa: il religioso predicatore incravattato cerca di venderti la salvezza, le sue intenzioni sante sono false, ("Your holy intentions are fake"), la sua vita è corrotta dall'adulterio e dalla droga, motivi per cui egli non può essere veramente in contatto col Dio di cui parla. Un ponte distortissimo e potentissimo spezza la strofa riconducendoci ad una ripetizione di versi dalle stanze precedenti. Un rallentamento lascia presagire, come l'onda che si ritrae prima di abbattersi sulla costa, un intermezzo gustoso che infatti sentiamo prendere piacevolmente forma attorno al terzo minuto e terminare poco prima del quarto. Nella strofa seguente si descrive la Chiesa come una grande industria che fa del derubare gli sciocchi nel nome di Dio il proprio business. Un ricco assolo di chitarra corona il tutto, dei riff ci riportano all'intro, ed aumentando di velocità ci spediscono al termine del pezzo con un bel colpo in testa.

La quarta traccia "Future shock" differisce leggermente nello schema rispetto agli altri pezzi: una potente introduzione resta di velocità uniforme anche nell'accompagnare la strofa, ed aumenta leggermente nei ponti. Un vero e proprio scioglilingua ripercorre su sottofondi adeguati la recente storia dell'umanità, lanciandosi in previsioni disastrose in virtù di flashback non meno inquietanti. Il ritmo cambia leggermente in due strofe distaccate divise da un assolo poco fantasioso ma parecchio articolato. Negli ultimi versi una sentenza di morte che riguarda l'intera razza umana viene annodata da un assolo "a due" dei chitarristi Gonzales e garcia, che scema nel silenzio per poi riprendere lentamente volume e terminare di netto.

"Holy Trials", la quinta traccia, assume in principio toni molto più inquietanti e misteriosi rispetto a quelli dei pezzi precedenti: in uno stillicidio chitarristico si fanno strada voci sibilanti. All'aumento del ritmo, un riff galoppante sostiene vituperi nei confronti dell'istituzione ecclesiastica, con sfumature decisamente più aspre di "Annihilation of Civilization". Freneticamente il tempo aumenta, il riff sostiene un solo cattivo e catturante, la strofa ripropone con gli stessi toni gli stessi temi e poi si riscioglie in un ulteriore assolo, stavolta inizialmente più cauto e velatamente emotivo ma presto smorzato da un richiamo alla strofa ed da un ulteriore breve assolo. Questo pezzo si articola così efficacemente (seppur senza troppi fronzoli) da risultare uno dei meglio strutturati e dei più apprezabili dell'intera opera.

La traccia seguente, "Gone Shooting", si apre con rumori di vetri infranti ed auto rombanti, apripista per un riff alla "Ronzio d'ape" che rallenta in un duetto spaccatimpani da delirium tremens con una grancassa altalenante. L'uomo che va sparando medita vendetta, la pistola è sua amica. Il ritmo batte incessante sulla strofa come il più degno compagno di un'implacabile sete di sangue. Cieca è la mano di chi uccide per rabbia, così spietate sono le sferzate chitarristiche, monocromatiche e intrise di cupezza fino al primo arpeggiante assolo. Alla seconda strofa il ritmo si spezza in due aumentando vertiginosamente ed assumendo un colore filo-death (mini ponti a velocità schizofrenica e batteria caotica, assolo ululante, arpeggi discendenti). Negli ultimi versi una ripetizione melodica adeguata accompagna un veloce vademecum del perfetto killer.

Nella settima traccia "Parricide", vediamo trasformarsi l'intro lievemente swingata in un vulcano di sequenze melodiche, un'eruzione di violenza appoggiata con urla intermittenti da una voce singhiozzante che narra un'infelice infanzia passata nel terrore e nella violenza che, perpetrata, scatena un' efferata ira omicida e cannibale. Dopo la prima uccisione un piccolo assolo si scioglie nella seconda rabbiosa strofa. Nel ritornello martellante, poi, una velata denuncia dell'inadeguatezza del sistema giudiziario americano ("DECLARE ME CRAZY/LEGALLY INSANE/LET ME OUT IN FIVE YEARS/TO DO IT ALL AGAIN", tradotto: "Dichiarami pazzo/legalmente fuori di testa/fammi uscire in cinque anni/per farlo di nuovo"). Un secondo assolo culmina in un ulteriore ritornello, diviso in due da un breve ponte e concluso da un'estensione melodica esagitata.

Il pezzo seguente, "Unauthorized exploitation", è sin dal principio concitato e spietatamente impetuoso. Un'introduzione quasi inesistente fa subito largo ad un'invettiva contro chi sfrutta l'arte per un mero tornaconto personale. Qui l'irrequietezza della melodia raggiunge ritmi allarmanti, si plasma di follia. Il ritornello, più scandito ma comunque pressante, è il clou della criminalizzazione. I versi tesi si sciolgono in un assolo breve ed intenso, impegnato. Il ritorno alla strofa è totale e bramoso di significato, tanto da aumentare drasticamente di velocità appena prima di una coclusione ansante. Degna di nota è la scelta di un tema che, soprattutto ad oggi, sta a cuore a molti di coloro che sono impegnati nella pratica di uno strumento e sognano il successo con la propria band: il "porco" profittatore senza scrupoli sugge soldi dai giovani in cerca di uno spazio per esibirsi. Echeggia però un'oscura quanto soddisfacente previsione: "B.O.H.I.C.A", che sta per "Bend over here it comes again". Forsennatamente, ci catapulta nel mondo dell'istinto: in una concitata dichiarazione di intenti si consiglia alle giovani donne di far attenzione alla loro virtù. Una granata di due minuti scarsi chiude in bellezza e con i migliori auspici un'opera ad alto contenuto di brutalità.

Possiamo quindi tranquillamente affermare che la morale della storia è che i contenuti non vanno costantemente trattati con quanto comunemente si ritiene essere lo stile necessario, ma la forma può essere correttamente e piacevolmente declinata a seconda dei desideri e del sentimento di chi li esprime. La melodia, per quanto febbrile ed esaltata, non va trascurata né considerata uno strumento per la comunicazione ma deve essere un fine intrinseco all'opera stessa. Ogni elemento non è importante ma fondamentale, e gli Evildead in questa opera adoperano l'accortezza di essere precisi in tutto quasi a rasentare una concordanza perfetta fra i vari elementi. Poco resta da dire quando la differenza fra chi imita il thrash old school e chi lo fa è più che evidente.



<and if="" we="" don't="" get="" you="" first="" someday="" your="" time="" will="" come="">


1) F.C.I. / The Awakening
2) Annihilation Of Civilization
3) Living Good
4) Future Shock
5) Holy Trials
6) Gone Shooting
7) Parricide
8) Unauthorized Exploitation
9) B.O.H.I.C.A